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12.08.09
INDICE PUNTATO
El pusè catif l'era l'Emilio Formigoni
Prima lezione di dialetto padano: «El pusè catif l'era l'Emilio Formigoni». Traduzione: «Il più cattivo era Emilio Formigoni». L'agghiacciante vicenda esistenziale del padre del più famoso Roberto, casto esponente della casta ciellina nonché governatore dei lumbard, è documentata con dovizia di particolari sul blog di un assessore del Comune di Casatenovo. La storia in sintesi è questa: nel 1944 tale Gaetano Chiarelli, membro della polizia militare fascista - «uno di quelli - testimoniarono i concittadini - che quando venivano a cercare i renitenti alla leva sparava tranquillamente ad altezza d’uomo, anche se c’erano civili attorno» - viene ucciso a Valaperta dal partigiano Nazzaro Vitale. Un contadino segnala l'omicidio ai carabinieri e le Brigate Nere comandate dal professor Giuseppe Gaidoni e dall’ingegnere Emilio Formigoni cominciano una spietata caccia all'uomo compiendo razzie e violenze, minacciando i contadini della zona, affamandoli e dando fuoco alle loro proprietà perché consegnino i responsabili. Dopo mesi di rappresaglie, vengono arrestati quattro partigiani: uno di loro, il Vitale appunto, si autodenuncia come esecutore dell'omicidio, ma le Brigate Nere decidono ugualmente per l'esecuzione di tutti e quattro, non prima di averli torturati e seviziati senza pietà per ben tre giorni (il cadavere di Vitale verrà ritrovato senza più denti in bocca). Secondo la testimonianza del medico del paese, del figlio e del Commissario prefettizio (che si dichiara «sgomento» di fronte allo spettacolo di «tanta barbarie»), la fuciliazione dei quattro avviene il 3 gennaio 1945 ed Emilio Formigoni fa parte del plotone di esecuzione. Dopo questi fatti, Formigoni fugge all'estero, latitante, e in contumacia viene processato nel '47 con dodici capi d'imputazione a suo carico, tra cui «la rappresaglia di ottobre a Valaperta, i rastrellamenti di Barzanò e di Monte San Genesio, le sevizie inferte a Nazzaro Vitale, la razzia di tessuti con tentata estorsione ai danni di Giuseppe Gaverbi a Casatenovo». Le malefatte di Formigoni, rubricate alla voce «collaborazionismo» (allo scopo di mantenere l'ordine e la disciplina!), vengono amnistiate: Formigoni torna in patria e diventa nientemeno che dirigente dell'Enel. Morirà nel 2000 a 98 anni. Ora il figlio Roberto, sedicente seguace di Cristo, che abbiamo visto con le giugulari grosse così inveire contro il padre di Eluana Englaro (che diversi cattolici fanatici, lo ricordiamo, hanno definito «assassino» - tant'è che il buon Roberto ha consegnato una benemerenza alle pie suore che hanno assistito Eluana a Lecco per la modica cifra di 3800 euro sborsate ogni mese dall'assassino suddetto), questo sant'uomo strenuo difensore della vita umana, dicevo, ha ovviamente negato ogni addebito circa il passato del padre, definendolo invece un uomo «esemplare». Ora io ricordo molto bene le polemiche seguite alle interviste rilasciate da Maria Concetta Riina, figlia del capomafia pluriomicida Totò, e dai figli di Bernardo Provenzano: tutti a lamentarsi, i benpensanti, perché dai rampolli dei boss non era arrivata nessuna chiara presa di distanza o abiura rispetto ai padri. E avranno anche tutte le ragioni del mondo, lor signori, ma non mi risulta che questi ragazzi (e stendiamo un velo pietoso sul primogenito di Riina, attualmente in carcere) rivestano ruoli politici di alcun rilievo né che abbiano mai fatto le anime belle ponendosi a capo, da 14 anni a questa parte, di un movimento, quello ciellino, del quale i lombardi senza fette di salame sugli occhi conoscono bene la vasta rete di interessi economici e politici qui denunciati. Perché nessuno chiede a Roberto Formigoni due parole di condanna per le azioni del padre e soprattutto un gesto di pietà postuma, foss'anche uno schifo di targa-ricordo, per quei quattro partigiani barbaramente torturati e uccisi dalle Brigate Nere comandate da paparino?
«L’unica volta in cui questa vecchia orribile storia è arrivata – di striscio – sulle pagine dei grandi giornali è stata nel 1995, quando Umberto Bossi odiava Forza Italia e i fascisti. Si era alla vigilia delle elezioni regionali, e Bossi disse che non si doveva votare per il figlio di un fucilatore di partigiani, pluricondannato (e non era vero). Formigoni figlio disse che le carte erano false, e che suo padre era un fascista come tutti gli altri. E non era vero», Marina Morpurgo, Il sangue dei vincitori.
L'intervento di Roberto Formigoni il 25 aprile di quest'anno in piazza Duomo, a Milano: «Una parola la voglio dedicare a tutti i morti della guerra di liberazione, a tutti i giovani e meno giovani che con il sacrificio hanno portato alla libertà e alla democrazia. Voglio anche dire che anche dall'altra parte ci furono alcuni in buona fede, che fecero una scelta sbagliata convinti di servire la patria. Anche a loro deve andare il rispetto di tutti». Fischiatissimo, Formigoni nega tutto (tanto per cambiare): «Oggi non ho sentito contestazioni». Amplifon, presidente?
Shangri-La, 14:27
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Commenti: El pusè catif l'era l'Emilio Formigoni
Al di la di ogni retorica,ci troviamo personaggi che contano nella politica, come roberto formigoni, presidente della regione lombardia, mentre persone comuni che chiedono di entrare nelle forze pubbliche, per delle mancanze dei genitori non ne possono fare parte
di conforti martino | 17.12.09 10:56
Francesca Posted on Punti di vista, per me si passa dalla parte del torto. Ci sono tante di qeulle critiche da fare sul suo pensiero!
di Grant | 08.02.12 17:17
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