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23.02.13
I WILL SURVIVE
Barbari sognanti (vecchi e nuovi)
Elias Canetti racconta, in Massa e potere, la storia dell'autodistruzione degli Xosa, popolazione africana di origine Bantu. Nel 1856 una ragazza riferisce ai familiari di aver incontrato al fiume degli sconosciuti. Lo zio, Umhlakaza, vuole verificare: si reca al luogo stabilito e lì dice di aver avvicinato anche lui un gruppo di stranieri, sedicenti nemici dell'uomo bianco, che in cambio di sacrifici rituali promettono di cacciare gli inglesi dal paese. La notizia si diffonde, le rivelazioni dei profeti crescono di portata, così come le loro richieste sacrificali: tutte le mandrie devono essere uccise, tutto il grano raccolto dev'essere distrutto. «In cambio di quell'obbedienza si sarebbe ottenuto uno splendido futuro. Un giorno prestabilito, mandrie di mille e mille capi, più belli di tutti quelli che già si erano dovuti macellare, sarebbero comparse dalla terra e avrebbero coperto i pascoli. Grandi campi di miglio, maturo e pronto per il consumo, sarebbero nati dal terreno in un istante. In quel giorno sarebbero risorti gli antichi eroi della stirpe, i grandi e i sapienti del passato, e avrebbero preso parte alla gioia dei fedeli. Preoccupazione e malattia sarebbero state debellate, e anche i malanni della vecchiaia; i morti resuscitati e i vivi meno prestanti avrebbero acquistato bellezza e giovinezza. Terribile però sarebbe stata la sorte di coloro che si fossero opposti alla volontà degli spiriti o ne avessero trasgredito gli ordini. (…) Missionari e agenti del governo si prodigarono inutilmente per impedire il folle comportamento degli Xosa. Questi erano invasati e non tolleravano né obiezioni né resistenza. (…) C'erano alcuni che non credevano né alle previsioni del profeta, né al successo di una guerra di quel tipo, e nonostante ciò distrussero scorte di cibo fino all'ultima particella». Nei primi mesi del 1857 il paese è percorso da un'attività febbrile. Tutti, seppur già deboli e malnutriti, si danno da fare per distruggere le restanti scorte e macellare il bestiame. Il compimento della profezia era vicino. La popolazione arrivò al giorno lungamente atteso letteralmente stremata. Occhi fissi al cielo, gli Xosa aspettavano di veder sorgere due soli rossi dalle colline orientali, ma all'alba il sole era sempre quello. Sperarono nel tramonto, ma niente. Disperati e accecati dalla fame cominciarono a dilaniarsi tra di loro. Molte famiglie si stringevano per attendere insieme la morte. La popolazione Xosa scese in quell'anno da 105mila persone a 37mila. I superstiti dovettero ringraziare le riserve di cibo ammassate dal governo.
Shangri-La, 13:52
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17.10.12
DIETRO LA LAVAGNA
Monsters & Co.
Ogni volta che si parla di bambini, si scatena il flame, come dicono quelli che frequentano bene. Pare davvero una di quelle scene spassosissime di Monsters & Co. (ma quanto sono geniali gli sceneggiatori della Pixar?), in cui la piccola Boo penetra nel mondo dei mostri e nel panico generale scatta immediatamente il piano di decontaminazione anti-moccioso. Dicono in sostanza che nei posti più impensati (ristoranti, aeroporti, treni ad alta velocità, signora mia!, spiagge, cinema, musei, uffici and so no) si intrufoli a bella posta, per insolentire le signorie loro, un piccolo ossesso indemoniato, urlante, capriccioso. Ma tu guarda, sono più o meno i posti che frequento anch'io, che per di più passo da due scuole diverse un paio di volte al giorno, e proprio non ricordo di aver mai assistito a scenate epiche. Che vita fanno, mi chiedo, costoro? Per quanto mi consta i piccoli mostri stanno in genere segregati a scuola dal mattino fino al pomeriggio, possibile che gli incontri siano tutti così sfortunati e per di più così frequenti, non avendone in proprio, di figli? Comincio a dubitare seriamente della veridicità di questi aneddoti. Tanto più che la disinvoltura esibita con cui persone sedicenti colte, civili ed educate sbracano in maniera indegna quando si parla di bambini fa sorgere il legittimo sospetto che espressioni rivoltanti, brutali e violente si portino bene in società, siano un po' l'equivalente del capo di moda autunno-inverno che fa tanto à la page. Lo sfogo si conclude in genere con un «non è mica colpa dei bambini se sono così». Dev'essere un po' un inconscio ed estremo tributo al pensiero pedagogico, la resipiscenza tardiva, dopo la sbornia, di chi si ricorda d'essersi persino laureato, magari, vedi un po', in psicologia. Ma è giusto l'attimo in cui si prende respiro per continuare affermando che «è colpa dei loro genitori che sono...» e giù un'altra bella sequela di insulti rivolti a fantomatici personaggi che io nella vita non ho mai incontrato (salvo, sarò onesta, molti anni fa, quando facevo le vacanze a Scalea, ma lì si sarebbe potuto scrivere un trattato di sociologia sul vacanziero partenopeo squattrinato, che comunque nel suo essere grezzo aveva ed ha - se ancora esiste - qualità umane che io non possiedo). Poi c'è il momento amarcord, il migliore, in cui ciascuno dipinge il se stesso bambino come un angelo di prima gerarchia, nientemeno che appartenente al coro dei Serafini: mai un pianto, mai un capriccio, ché al primo accenno di strillo bastava si inarcasse il sopracciglio paterno e shhh!, zitti e mosca. Caspita, genitori che manco il signor maresciallo: alzavano il ditino e schiere di eserciti si mettevano sull'attenti. Ora, dico io, si può mai credere a tutta 'sta sequela di memorie edulcorate, in cui il peggior genitore anaffettivo si sublima in un modello educativo d'eccellenza e soggetti di fantasia sono magicamente proiettati nella vita adulta senza mai conoscere le tappe ormai codificate dello sviluppo cognitivo e affettivo, che necessariamente comprendono fasi di ribellione e capriccio apparentemente immotivato? Ma chiudiamole queste facoltà di psicologia e di scienze dell'educazione, basta! Ceffoni e calci nel sedere sono più che sufficienti, laureatevi online seguendo i corsi sui socialnetwork e aprite degli istituti di correzione obbligatori dai 6 mesi ai 18 anni, perché è di questo che abbiamo bisogno. E' cosa della massima urgenza che l'agenda politica stili un piano programmatico che contempli misure a favore del narcisismo adulto tardo-adolescenziale ma alto spendente, che non regge il libero manifestarsi delle emozioni altrui. Si rivolgano, i genitori, a centri di rieducazione che ne curino l'inettitudine, si pensi a un patentino che dia licenza di procreare, da aggiornarsi ogni tot previ opportuni corsi di formazione e aggiornamento, si predisponga una childfree zone in ogni luogo pubblico, si faccia in conclusione ogni sforzo per evitare di arrecare il benché minimo disturbo al signor e-io-pago. Perché è questo che si pretende, senza tanti complimenti: sparisci, tu e i tuoi marmocchi, non farti vedere nelle spiagge che frequentiamo, non prendere mezzi per andare in vacanza che non siano la tua automobile, e però possibilmente evita anche le soste all'autogrill, non andare al cinema, non andare da nessuna parte, stattene tappato in casa ma non in condominio perché disturbi i vicini di sopra, di sotto e di pianerottolo, trasferisciti in una villa isolata e, se non te lo puoi permettere, va' a vivere in tenda, in roulotte, sotto i ponti, fai come credi. Basta che spa-ri-sci. Ora io non dico che non si possa ipotizzare qualche riserva speciale nella quale crescere le nuove generazioni, fino a che non abbiano superato l'adolescenza, e lasciar campo libero, silenzio, ordine e civiltà ai 30-50enni. Però a questo punto, allo stesso titolo, perché non ci pensano questi ultimi a chiudersi in qualche rifugio antiatomico? In fin dei conti i giovani son quelli che pagheranno le pensioni agli anziani, sono la ricchezza futura di un Paese: ai ristoranti, al sistema dei trasporti, alla società tutta interesseranno più gli adulti con prole o quelli senza, con tutto quel che comporta, in termini di spesa pubblica, una lunga, lunghissima vecchiaia?
Shangri-La, 09:35
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10.09.12
DIETRO LA LAVAGNA
Più uguali degli altri
Il grembiule, a scuola, perché «così sono tutti uguali». Per i maschi pratici grembiulini a tre quarti, per le bambine palandrane a mezzo polpaccio. Tanto per capirci subito, insomma.
Shangri-La, 15:12
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DIETRO LA LAVAGNA
Mi dispiace se sei figlio della solita illusione e se fai confusione
La quintessenza dell'italianità: cominciare ad apprendere i primi rudimenti della scrittura dallo stampato maiuscolo, passare allo stampato minuscolo, infine al corsivo e arrivare a chiedersi due anni dopo, in piena epoca digitale, come diavolo si faccia la effe o la H maiuscola corsiva. Bravi, continuate così.
Shangri-La, 14:47
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DIETRO LA LAVAGNA
Con lo Scottex al kiulo
Prima riunione per la scuola materna. Nel giardino alquanto spelacchiato e nel salone non c'è più l'ombra di un gioco. Domando il perché. La nuova insegnante addetta alla sicurezza ha fatto togliere tutto, perché tutte le attrezzature non erano in linea con le nuove normative. Molto bene e acquistarne di nuove, ora? Non ci sono i soldi. A Natale, niente festa alla presenza dei genitori: hanno scoperto nel 2012 che non si può fare, e sempre per una questione di sicurezza. Asciugamani appesi in bagno no, nemmeno quelli: si usa lo Scottex che pare garantisca più igiene (ci sto pensando anche per casa, a questo punto). Psicomotricità non si farà: non ci sono i soldi per l'insegnante. Dobbiamo in compenso procurare una fototessera per il tesserino di riconoscimento, valido per le uscite d'istruzione. Ah, chiedo, e dove andrete quest'anno? Da nessuna parte, rispondono. Indovina un po': non ci sono i soldi.
Shangri-La, 14:36
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04.04.11
GLORY DAYS
Amor omnia vincit
Vola sulle nostre teste, poi scende in picchiata a ghermire la preda, ma rimane intrappolato nella rete. Strilla come un bambino arrabbiato e spaventato insieme: è un falchetto di quattro mesi, alla sua prima uscita in pubblico. Il falconiere lo libera e poi ce lo mostra, mentre dilania una quaglia appollaiato sulla sua mano. Il bambino gli chiede come abbia fatto ad addestrarlo così bene, considerato che è ancora tanto piccolo. «Gli voglio bene», risponde lui sicuro. Tomi di pedagogia in tre parole.
Shangri-La, 17:09
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I WILL SURVIVE
In allegato nel prossimo numero
Ricevo a casa copia de Il Giornalismo, periodico dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti. Si snocciolano cifre, resoconti di stati di crisi, si disegnano scenari futuri, si pongono profonde domande esistenziali. Interessante, sì. Manca giusto, quale gadget irrinunciabile per l'associato, il revolver e la pallottola omaggio. Giusto per accelerare i tempi e semplificare le modalità della soluzione finale. Io segnalo. Sai mai che.
Shangri-La, 17:04
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