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18.06.09
INDICE PUNTATO
Vecchi bavosi e rimbambiti
Ha voluto, questo governo, mettendoci nientemeno che la faccia della Carfagna, che i clienti delle prostitute fossero puniti. Ma il presunto (ah ah) puttaniere Berlusconi gioca in un'altra squadra, secondo l'avvocato e deputato Ghedini (quell'inetto odioso, maltrattato pure dal fedelissimo Ferrara, che non ha preso abbastanza ceffoni da piccolo): egli è, udite udite, l'utilizzatore finale. «Qualsiasi ricostruzione si possa ipotizzare, ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza e vere non sono, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l'utilizzatore finale».
Ma in questa fiera del lubrico ridicolo, il commento migliore viene dal sciur Bossi, il capo dell'ospizio: «Non credo riesca ad andare con tutte le donne che gli attribuiscono: forse se fosse iscritto alla Lega ce l'avrebbe duro ma non glielo dobbiamo dire altrimenti ci chiede la tessera». Eh, sì: dagli amici mi guardi Dio, ché dai nemici...
Shangri-La, 12:22
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17.06.09
IL PUNTO
Amen
Il laicismo no, ma l'ateismo condito di scientismo sì che fa male. La gente ha bisogno di avere fede in qualcosa. Togli l'afflato spirituale e te li ritrovi tutti ad adorare Berlusconi, il Messia dei tempi moderni, il portatore di buone novelle, il viatico per nuove terre promesse. Non c'è nulla, nulla che si possa raccontar loro delle nefandezze di costui che possa minare questa fede.
Shangri-La, 12:28
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16.06.09
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Chiamo mio cuggino e ti faccio sparare
Guai a chi gli tocca amiche e donne di casa, a Sofri. La volta che un blogger osò sbertucciare un markettaro fidanzato di una sodale sua, che aveva definito l'11 settembre «un'idea della madonna», partì per direttissima un «pirla pirla pirla» all'indirizzo del malcapitato. Non solo: incuranti dell'imbarazzante performance del sedicente esperto di comunicazione, a sprezzo del ridicolo diedero manforte in quell'occasione gli amici della cerchia internettian-televisiva-radiofonica, tanto per far capire che aria tira nelle edeniche lande della libertà d'espressione e della democrazia dal basso. Ora l'epiteto tocca a Marco Travaglio, nell'ordine definito da Sofri pirla, incompetente, in malafede, vigliacco, falso e bugiardo. Da sempre, si aggiunge. E quindi, tanto per iniziare - visto che la querelle tra milionari gira intorno alla famosa intervista censurata resa dalla Borromeo e Vauro a L'era glaciale su Rai Due - verrebbe da chiedere com'è che uno come Travaglio, manifestamente in malafede eccetera eccetera, meritasse un invito in trasmissione (ché così andò la faccenda: Travaglio non potè partecipare perché impegnato altrove, da qui l'inedita coppia Borromeo-Vauro). Ora gli strali di Sofri al succitato sono motivati - in difesa della pulzella consorte - dalle accuse di Travaglio alla Bignardi, che avrebbe promesso di trasmettere la famigerata intervista, censurata in omaggio «alla par condicio» (questa la scusa ufficiale), a elezioni concluse, in occasione dell'ultima puntata della trasmissione. Il primo appunto che muove Sofri (e per il quale Travaglio si prende del «bugiardo») è che la Bignardi non fece mai tale promessa. E tuttavia anche parecchi dei commentatori del blog della moglie hanno mosso la medesima obiezione, convinti di assistere all'intervista dello scandalo a fine trasmissione. A me pure la cosa non suona nuova, per quanto non sia una biografa ufficiale della conduttrice. Ora vien fuori - e lo dice l'interessata stessa rispondendo ai commentatori del suo blog (con una punta di saccenteria degna del miglior Brunetta: «Ma leggeteli i giornali!») - che la censura cade quando non sussistono più le condizioni della par condicio, cioè non in chiusura di trasmissione (come probabilmente s'era detto con una certa leggerezza e creando delle aspettative nel pubblico in primo luogo) ma a ballottaggi conclusi. Quindi, ciccia. Seconda obiezione di Sofri: la censura partì dal direttore di rete Antonio Marano, non dalla Bignardi, per cui prendersela con quest'ultima è indice di malafade, appunto, e di attenzione al proprio tornaconto, perché a Travaglio conviene tenersi buono Marano che gli garantisce «una poltrona in prima serata da tenersi stretta» e attaccare il pesce più piccolo (che infatti - si legge tra le righe - va in seconda serata e non in prima come meriterebbe, giusto?). Vero è che la censura partì da Marano, su questo non ci piove. E può anche darsi, non escludo, che Travaglio sia un volpone forte coi deboli e debole coi forti, ma qui di personcine che eventualmente vogliono tenersi buono il direttore di rete ce ne sono almeno due. Stando alle immediate dichiarazioni della Borromeo, infatti, apostrofata come «cretina» dallo stesso Marano, la par condicio non c'entra proprio una fava: l'intervista fece andare su tutte le furie il direttore perché la Borromeo (incalzata dalle domande della conduttrice, disse, la quale poi fece spallucce e abbandonò i suoi ospiti al loro destino) parlò di «pressioni» continue da parte dei poteri forti su Annozero. Quindi la par condicio fu una scusa bella e buona. Il problema era tutto interno alla Rai. E qui entra in gioco la Bignardi. Perché c'è una differenza fondamentale tra chi veste i panni dell'editore e il giornalista. L'editore e i suoi scherani fanno il loro gioco, proteggono i loro interessi, ciurlano nel manico per definizione. Il giornalista è tenuto al rispetto della verità dei fatti, della propria autonomia e della libertà d'espressione e d'informazione sanciti dalla Costituzione. Mica nespole. Siamo al di là della questione personale: il giornalista è come un ufficiale di polizia. Risponde per sé, per la categoria tutta e per lo stato di salute di una società civile. Avallare la scusa ufficiale della par condicio è stata da parte della Bignardi una vigliaccheria (peggiore, migliore, pari a quella presunta di Travaglio? Chissene: alla peggio si tratta di gente della stessa pasta) spesa per tenersi il posto al caldo. E del resto nessuno si doveva aspettare nulla di diverso. All'epoca del caso Luttazzi in La7 accadde la stessa cosa: dichiarazioncina alla stampa che dava un colpo al cerchio e uno alla botte. Fine della trasmissione. Ora l'Italia sarà anche la patria dei giornalisti cazzoni e servi, il mestiere è ridotto ai minimi termini, l'idealismo è irriso, le peggio zoccole e leccaculo (grandi fan di Travaglio, ovviamente, giusto per accreditarsi come pasionarie coi gonzi che ci cascano) guadagnano i galloni di kapò nelle redazioni, ma per quanto io non sia tra quanti abbiano il santino di Travaglio, che pure ho intervistato un paio di volte, bene fa lui a prendersela con una collega prima e a prescindere da Marano. Lo fa a ragion veduta. Guadagni nel venderti come giornalista di successo? Oneri e onori. Senza contare, ultima osservazione, quanto sia patetica, priva di stile e offensiva per una donna 'sta difesa camorrista e senza quartiere da parte del marito, una cosa alla chiamo mio cuggino e ti faccio sparare. Ma dove siamo, in quale suburra, dove ancora vigono le regole non scritte del peggior familismo di stampo machista? E' questo quel che trovo più sconvolgente: che una donna che ha potere e visibilità accetti che altri parlino in sua vece. E con quel tono, per giunta. Principalmente per questo sottoscrivo il travagliesco «vergogniamoci per lei». Per lei, per loro, per tutte quelle che hanno un papi che le sponsorizza, un capetto da manipolare o un bulletto che le spara grosse per difendere il loro onore.
Update: Travaglio risponde da par suo. Chi di spadino ferisce, di mannaia perisce.
Shangri-La, 12:25
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15.06.09
TRENDY
Magic Italy
Sirmione, sul Garda. Erano parecchi anni che non ci andavo. Trovo una cittadina preda dell'arraffa arraffa turistico, già congestionata il sabato, inavvicinabile la domenica. Come ormai in tutti i paesucoli italiani, anche di minori pretese, i parcheggi liberi non esistono più. La sosta è un vero taglieggio: due euro all'ora nelle aree più distanti dal centro, due euro e venti nei parcheggi vicini alla rocca. La gente qui sembra stordita. Da uno dei porti in periferia dovrebbero partire sedicenti «navette» via acqua per il centro città. Chiedo ai gestori di un baretto sul lungolago: «Deve andare sul molo, là, non c'entriamo niente noi. Il biglietto lo fa lì». Il molo è deserto: c'è solo un tavolo, una sedia e un cartello che indica i prezzi di noleggio delle barche. Non arriva e non parte alcun battello. In compenso in un «là» sempre molto indefinito, che costa lunghe scarpinate, parte un autobus per il centro: due sole fermate, a distanza tale dagli ultimi parcheggi di periferia che conviene consumar le scarpe. All'ufficio informazioni turistiche, c'è una ragazza dall'aria sperduta. Emette un sospiro sconfortato qualunque cosa le si chieda, anche la più banale. La città è invasa da sempre dai tedeschi: un turista le chiede se parla la sua lingua: «Solo un po'», risponde lei in italiano. Lui si adatta e sfoggia un italiano niente male. Chiede informazioni sui lidi: «Non conosco bene le spiagge del Garda - risponde lei -, ma mi dicono che questa - e gliela indica su una cartina - è molto bella». In città si mangia mediocremente ma si spende parecchio. Non parliamo dei bar: un gelato, una granita e un succo d'arancia costano quindici euro. Dal centro, partono trenini elettrici verso le grotte di Catullo: all'andata un bambino di quasi cinque anni viene considerato abbastanza grande per pagare la corsa un euro, al ritorno no. Mistero. Il dedalo stretto di viuzze del centro è tutto un fiorire di negozietti per seminfermi di mente. T-shirt con le solite scritte idiote, robetta in ceramica, ninnoli, gadget, ricordini, animaletti di legno, cianfrusaglie varie. Ci cascano solo gli stranieri (è quel che mi auguro, almeno) e i bambini: «Mamma, mamma, un regalino, un giochino, un qualcosa!». Mamma ha il cuore di pietra e la lingua affilata: «Non se ne parla, sono solo scemenze. E poi non puoi giocarci, al massimo le puoi mettere su un mobile. Se hai abbastanza cattivo gusto, s'intende». «E io non posso avere neanche un soprammobile?» piagnucola l'innocente. La vita è ingannevole, piccino, più di ogni cosa: tutta un rilucere di brillocchi che schiferai non appena li avrai stretti nelle mani.
Shangri-La, 10:54
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05.06.09
INDICE PUNTATO
Falso. E razzista
«Non è accettabile - ha detto oggi questa sottospecie di premier - che talvolta in alcune parti di Milano ci sia un numero di presenze non italiane per cui non sembra di essere in una città italiana o europea, ma in una città africana. Questo non lo accettiamo».
A parte il fatto che gli immigrati di origine africana non sono affatto la maggioranza e che ci sono in città moltissimi asiatici e sudamericani (ma lo si attende al varco, 'sto pirla, con una qualche battuta sui "musi gialli"- epiteto del resto usato di recente da Il Giornale -. I sudamericani quelli no, sono cattolici, quindi nessuno li tocca), che vuol dire: non è accettabile, non l'accettiamo? Se pure quest'ennesima sparata viene rimbalzata all'estero e vola oltreoceano, il Nostro - che sta già con le valigie in mano a fare anticamera in attesa di essere ricevuto alla Casa Bianca, mentre la diplomazia statunitense tace e non conferma la visita - avrà sicuramente guadagnato un altro bollino simpatia presso Obama, l'«abbronzato» figlio di un keniota, un africano di quelli che noi «non accettiamo».
Shangri-La, 12:43
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02.06.09
INDICE PUNTATO
Servette e caporali di giornata
«Ma è un triste spettacolo, per un giornalista libero, assistere a un tale servilismo verso il potere da parte di altri giornalisti», Michael Bynyon, The Times
Shangri-La, 09:38
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29.05.09
MIGLIOR COMMENTO
Brunetta, fottiti
Su un manifesto elettorale: «Con noi Lazzaroni* in Europa».
*Adolfo, nella fattispecie
Shangri-La, 08:00
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