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08.02.10

L'ARCO E LA FRECCIA

Piccoli Vasco crescono

Domenica sera. L'Amministratore mangia con gli occhi bassi, lo sguardo mesto. Sospira e sbotta: «Uff, domani è il giorno del dispiacere». Cinque anni e siam già messi così.

Passerò tutta l'estate Qui!
....compresi i Lunedì!
...quelli li odio di più...
non lo so, ma è così!.......
ODIO i LUNEDÌ
........i LUNEDÌ !


Vasco, Lunedì

21.01.10

L'ARCO E LA FRECCIA

Mi sono schifato la faccia

All'Amministratore si è riproposta la cena. Nel sonno, poverino. Disastro epocale, mamma sulle furie, vomito dappertutto. "Mi sono schifato la faccia", ha sentenziato il mattino dopo. Mamma si chiede come gli vengano, certi lampi.

18.01.10

L'ARCO E LA FRECCIA

Col chiodo nel cervello

«Ma l'indiano bello
col chiodo nel cervello
prese la cavalla e gliela riportò
».

L'Amministratore canticchia molto compiaciuto, io alzo il sopracciglio e lo guardo con aria interrogativa: «Ma che dici?». «Me l'ha insegnata Serena», risponde tranquillo. «Ah, beh».
Controllo in rete e scopro che l'infante non farnetica: la canzone del Cowboy Piero esiste davvero.

17.01.10

L'ARCO E LA FRECCIA

Perché il mondo è il posto dove ho visto te

E c'è una parte in Amazzonia
Che assomiglia a te
Quelle acque calde e misteriose
Le piante medicamentose


Lorenzo, Safari, Dove ho visto te

26.11.09

L'ARCO E LA FRECCIA

Su la testa

Ogni notte, alla luce fioca delle lampare, dondolo al largo del blumare profondo e pescoso dei tuoi occhi, mentre getto tutte le reti amorose che ho pazientemente cucito per catturarti il sonno. Lo sguardo attonito e ostinato, le mani giunte e stropicciate in bocca, sguisci ogni mia vana astuzia: altare vivente di morbida e scontrosa deità, attendi l'accorrere, al mattino, dei tuoi Magi adoranti con doni e richieste di grazie. E mentre sorreggo l'insostenibile pesantezza del tuo capo ancora ciondoloni, sento che tu sola, tu sì che ci fai rialzar la testa.

08.09.09

L'ARCO E LA FRECCIA

Conversazioni a senso unico

Sarà che non si lava mai a sufficienza le mani, fatto sta che l'Amministratore ha contratto qualche mese fa la Nuovissima influenza, infezione assai virulenta e dalla preoccupante diffusione pandemica, che lo induce a censurare con un bla-bla-bla assordante chiunque parli (addirittura senza interloquire con lui!) di argomenti a lui sgraditi o di suo scarso interesse.
Dopo aver tentato diversi approcci - dal severo-autoritario allo scandalizzato, al dispiaciuto-ostentato, all'incazzato, fino al metodologico («Aspetta il tuo turno per parlare») -, mi gioco la carta del sermone su «pregi e virtù del lasciar spazio agli altri, che possono sempre dire cose interessanti da cui imparare» e su tutti gli svantaggi immediati e futuri dell'egolalia irrefrenabile da cui è preso.
Sbarra gli occhi, ascolta attento e annuisce dandomi l'impressione di aver fatto breccia nella sua ostinazione.
«Dunque, dicevo...» riprende l'adulto-non-autorizzato-a-parlare. Sbircio l'Amministratore: sta friggendo e si morde le labbra a fatica.
Dopo due secondi sbotta: «Hai visto? Sto aspettando il mio turno per parlare!».
«Bravo, adesso però lascia continuare».
«.....»
«Interessante», interrompe subito dopo la piccola peste.
«Uhm. Va bene, ora però...», cerco di tamponare.
«....»
«Ah sì, sì, davvero interessante!», aggiunge immediatamente con aria compita.
«.....»
«Aspetto, eh, aspetto il mio turno».

09.08.09

L'ARCO E LA FRECCIA

Can you hear me?

«Ma lei può sentirmi?» chiede l'Amministratore.
«Beh, sente la tua voce», rispondo.
«Allora le dico una cosa». Avvicina la testa, scandisce le parole come parlasse dentro un microfono e chiede: «Lo sai come si scrive "gamba"? G... g....».

05.08.09

L'ARCO E LA FRECCIA

5 agosto 2009

Well surprise, surprise, surprise
Yeah surprise, surprise, surprise
Well surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down

Well surprise, surprise, surprise
Yeah surprise, surprise, surprise
Well surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down

Well today is your birthday
We've traveled so far we two
So let's blow out the candles on your cake
And we'll raise a glass or two
And when the sun comes out tomorrow
It'll be the start of a brand new day
And all that you have wished for I know will come your way

Well surprise, surprise, surprise
Yeah surprise, surprise, surprise
Well surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down

In the hollow of the evening, as you lay your head to rest
May the evening stars scatter a shining crown upon your breast
In the darkness of the morning, as the sky struggles to light
May the rising sun caress and bless your soul throughout your life

Well surprise, surprise, surprise
Yeah surprise, surprise, surprise
Well surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down

Well surprise, surprise, surprise
Yeah surprise, surprise, surprise
Well surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down (let your love shine down)
Let your love shine down (let your love shine down)
Let your love shine down

Surprise, surprise, come on open your eyes
And let your love shine down

24.12.08

L'ARCO E LA FRECCIA

Domande difficili

«Mamma, perché Gesù non l'hanno messo in croce da piccolo?».

14.12.08

L'ARCO E LA FRECCIA

I sogni son desideri

L'Amministratore ha espresso i suoi desiderata da consegnare a Babbo Natale «in una lettera con le ali, perché se no come fa ad arrivargli?».

«Voglio l'uccello del Paradiso, poi l'uccello della cenere, un picchio che, se batti le manine, martella il becco contro l'albero, la motoslitta di Babbo Natale, una jeep vera e un cagnolino che mi fa la guardia sul letto e quando lo accarezzo mi fa i bacini. Se no, va bene anche un leoncino. Gormiti basta e anche dinosauri e coccodrilli, che Gesù Bambino poi si spaventa».
«Amore, credo possa esserci qualche problema con la consegna...».

08.12.08

L'ARCO E LA FRECCIA

Verità difficili

«Papà, anche tu muori?».
«Eh sì, anch'io un giorno morirò».
«Ma no, non è vero!».
«E' vero, invece. Tutti moriamo».
«Possibile? Anche la mamma?».
«Sì, certo, anche lei».
«No, non è vero! No! Noooo!», in lacrime e rosso in viso.

29.11.08

L'ARCO E LA FRECCIA

Il figlio

Il maschio esiste ancora. Braccia conserte e ciglio asciutto, immobile, segue con lo sguardo il tutt'intorno della fiamma ossidrica, nel lungo lavoro di saldatura del coperchio di zinco. Sente sorelle, fidanzate e parenti in lacrime ma non cede.
La madre, il volto ormai obliato per sempre, ce l'ha nello stomaco.

26.10.08

L'ARCO E LA FRECCIA

All day long

Vive in un tempo suo, l'Amministratore, in un eterno presente che si dilata e contrae a piacimento, che guarda avanti al passato e indietro al futuro. Un tempo istintivamente saggio e creativo. Il tempo dell'anima e del cuore.

«Io, quando ero grande».
«Quando sarò, vorrai dire».
«Eh sì... l'altra volta... ma io, quando sarò grande, mi cadranno i denti da latte».
«Già, per ciò conviene che ti abitui a lavarli sempre già da ora».
«Eh, poi mi verranno quelli definitivi e quelli lì li terrò tutto il giorno».

24.09.08

L'ARCO E LA FRECCIA

Perché non parli?

Questo post è dedicato a un bambino che ho incontrato quando stava ancora nel pancione e al quale auguro tutto il meglio, alla sua mamma, a tutti i piccoli grandi Amministratori che governano le nostre case, agli ottusangoli e a quelli che hanno capito che l'amore non è cieco, no: ha dieci decimi e la vista molto lunga.

Si narra che Michelangelo, incantato dal perfetto mimetismo realistico dell'opera da lui forgiata, prendesse a martellate il suo Mosè e gli chiedesse: «Perché non parli?». Ora so di ennemila bambini interrogati in modo analogo da occhi allarmati e angosciati. «Perché non parli, perché non parli?». L'Amministratore era tra questi. All'età di due anni - due anni e mezzo, inserito al nido, mio figlio era l'unico tra i suoi compagni di classe a non proferire verbo. Né sì, né no, né mamma, né papà, né nonno, né nonna. Niente di niente.
L'educatrice mi telefonava spesso e volentieri.
«Non risponde quando lo chiamo, nemmeno si gira» mi diceva presa dal panico.
«Oh, lo fa anche a casa: è semplicemente molto assorto nel gioco» le rispondevo.
«Uhm», replicava.
E capivo, capivo perfettamente tutto quel che le passava per la mente.
«E poi ogni tanto fa dei saltellini, cammina sulle punte...» rincarava.
«Sì a volte lo fa. Quando vuole scherzare» replicavo. E la chiudevo lì. Dovevo proprio sembrare uno di quei malati terminali che si presume essere all'oscuro della tragica verità. La sentivo infatti prossima a rompere gli argini, come un fiume in piena, trattenuta solo dallo scrupolo che io non fossi forte abbastanza forte o m'indignassi o chissà che. A tratti, la vicenda aveva del grottesco.

[CONTINUA...]

16.01.08

L'ARCO E LA FRECCIA

C'è troppa cronaca, c'è

«Tutto bene all'asilo, amore?».
«La maestra ha parlato di Erode».
«Uh! E che dice?».
«Che uccideva tutti i bambini. In Palestina».
«Ah, ma perché non volevano mangiare tutta la pappa. Credo».

06.12.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Piccola grande amicizia

Tutte le mattine lo aspetta, con l'ansia di non vederlo arrivare. A casa - mi dice la madre, bel viso sorridente e chador - non fa che parlare di lui: Ahmed e l'Amministratore sono ormai pappa e ciccia. Sorridono, calamitati uno verso l'altro: biondo nero, occhio azzurro occhio scuro. Ha scelto bene, l'Amministratore. Insciallah.

L'ARCO E LA FRECCIA

Confusione

E' dall'anno scorso che sta lì, aggrappato alla ringhiera del balcone. In calzamaglia e berretto rosso, s'è scolorito sotto il sole tutta estate.
«BuonNatale, vieni giù - grida l'Amministratore, di ritorno dall'asilo -, vieni giù che la mamma ti deve parlare».
«Si chiama Babbo Natale e augura a tutti Buon Natale. Non ti confondere. Comunque mamma ci ha già parlato».
«Gliel'hai detto della Cinquecento azzurra?».
«Tranquillo».
«E a GiuBambino?».
«Anche a lui. Comunque c'è tempo».
«Eh sì, c'è tempo. Poi arriva sulla slitta e augura buon BabboNatale a tutti».

25.10.07

L'ARCO E LA FRECCIA

My own private SL

A casa, distrutta da angosce le più varie e insonnia per soprammercato, tocca inventarmi inesauribile e immaginifica. C'è il gioco dell'orso da fare, quello del venditore di macchine, del benzinaio, dell'autolavaggio, del meccanico, del contadino sul trattore.
C'è da imboccare la scimmia Poffa, dar mazzate in testa al troll di montagna e nuotare infine ad ampie bracciate nell'immenso oceano, schivare lo squalo, salutare il «pesce martello», accarezzare la razza, incontrare la balena, finire nella sua pancia e uscire poi dallo sfiato sul dorso.
E cucinare, infine, mentre l'Amministratore snocciola desiderata impossibili da soddisfare. Polenta, torta di mele, more, pomodori: la fantasia al potere. «Voglio la Cocalola», annuncia infine.
«Eccola», gli rispondo, mentre gliela verso nell'incavo del pugno.
«Ti piace, orso?», mi chiede.
«Buonissima, all'orso piace tanto». E beviamo, di gusto come mai.

04.10.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Andiam, andiam, andiam ad insegnar

«Ma', lascia perdere» le dico mentre allontano dai timpani, insieme con il cellulare, il crescendo polemico che mi è familiare, prossimo ormai al sibilo penetrante dell'ebollizione.
La maestra taglialegna l'ha bloccata all'uscita, mentre mia madre riaccompagnava a casa l'Amministratore.
«Signora, guardi, io magari sarò anche un po' noiosina...».
«Cosa c'è?».
Mia madre si protende, aquilina e unghiuta, ad artigliare la mosca che svolazza impazzita sotto la zazzera della boscaiola, che la fissa di rimando con l'occhio imbambolato da un pesante tratto nerofumo, tracciato di malagrazia.
«Il bambino non vede i pericoli».
«Come, non vede i pericoli?».
«Siamo usciti in giardino, oggi».
«E allora?».
«Appena abbiamo aperto la porta, s'è messo a correre».
«E allora?».
«Può farsi male!».
«E' un bambino. Corre».
«Ma qui ci sono le radici degli alberi che affiorano, è pericoloso».
«Diteglielo».
«Voi a casa dovete abituarlo».
«Alle radici? A casa non ne abbiamo».
«Bisogna insegnargli a vedere i pericoli. Anche in classe...».
«Cosa fa?».
«A volte saltella. Così, guardi».
La taglialegna in grembiule a fiori azzarda, con le pantofole a zeppa, qualche goffo saltello nel corridoio. Mia madre la guarda, a mascella cascante e sconcertata.
«Ha capito adesso, signora?».

02.10.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Cristoincroce

Il primo giorno, l'Amministratore punta i piedi.
«Non fare così, stella, è un bellissimo grembiulino, ce l'hanno anche tutti gli altri bambini».
«No, no, no!» strilla coi pugni chiusi.
Mentire, mentire, spudoratamente mentire. Posso mica dirgli che schifa pure me la palandrana a quadrettini azzurro stoviglia: «Scherzi? Guarda, c'è anche un bel missile ricamato sopra!».
Maschietto e missile: facile come pigiare un bottone. A malincuore, mi allunga il pugno chiuso e si lascia infilare la manica.
«Bravo, amore, vedrai come ti divertirai oggi».
Mentire, mentire, spudoratamente mentire. Posso mica dirgli che in classe lo attendono due bersagliere tagliate con l'accetta, che manco vicine di case le vorrei, 'ste beghine di paese.
Il secondo giorno, l'Amministratore annuncia festante, al risveglio: «Vado a scuola!». E' fatta penso, non ha sgamato la gabola. Illusa.
Il terzo giorno l'Amministratore annuncia incazzoso, al ritorno: «Arrabbiato con la maestra».
Il quarto giorno, l'Amministratore annuncia deciso, al risveglio: «Vado dai nonni».
Mentire, mentire, spudoratamente mentire. Posso mica dirgli che è cominciata la vita, l'autunno, le levatacce, l'ufficio, il prof., il capo. «I nonni non ci sono, amore, dai che facciamo tardi».
Il quinto giorno, l'Amministratore ci riprova speranzoso, al risveglio: «Andiamo a trovare i nonni».
Mentire, mentire, spudoratamente mentire. Posso mica dirgli che lo prenderei e lo porterei via. «Su, non fare il capriccioso. Chissà quante belle cose impari».
«Com'è andata oggi?», chiedo ansiosa a sua nonna, a sera.
«Oggi ha avuto lezione di religione».
«Stai scherzando».
«No».
«Religione a tre anni? Cosa porco gli raccontano?»
«Boh. Si è addormentato secco mentre spiegavano, dicono le maestre».
«Benedette sceme».

23.08.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Lezioni di vita (e dietetica)

Si disquisisce, a tavola, di chili di troppo e intolleranze alimentari. Piace molto quest'idea del crimine invisivile. C'è sempre chi è convinto di aver beccato il colpevole, di averlo messo al muro ed eliminato, il bastardo, con tutti i suoi effetti esiziali.
A casa, l'Amministratore dice la sua sul tema: «La Cate è gassa».
«Perché dici così, amore?».
«Mangia. Mangia toppo».

25.07.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Capisci il maschietto?

Pianti e lacrimoni. Il treenne pretendeva, ieri sera, di indossare seduta stante la maglietta con Saetta McQueen e la company di Cars. «Caas, cass!», gridava.

- Ma ti rendi conto?
- E' che gli hanno comprato la tuta di Star Trek. Egli può uscire di casa come un eroe.
- Al nido.
- E proiettarsi verso nuove avventure.
- E' una t-shirt!
- Essa non è una normale maglietta. Capisci il maschietto?

25.01.07

L'ARCO E LA FRECCIA

Mutismo

La ragazza è siddiata. La vita, a 93 anni e due figli seppelliti, è membra fiacche di uno scirocco che non cede più. «Peppuzzo non telefona», ha detto, e poi più nulla, a labbra serrate, ostinata. Noi tutti intorno, aggrappati a lei come naufraghi alla scialuppa. E mica tanto convinti che qui, poi, sia meglio che là.

30.03.06

L'ARCO E LA FRECCIA

Scrittori in erba

L'Amministratore, impegnato in lavori di giardinaggio, chiede e pretende l'uso di paletta, zappino e badile.
Quanto alla carriola, da giorni è in piagnucolante attesa di regolamentare patentino di guida.
Ne vado fiera: l'attrazione dell'unenne verso la vanga prelude a rosei orizzonti d'imperitura gloria letteraria.
E pazienza, se sarò consegnata ai posteri come madre maniacodepressa ed etilista di lungo corso.
Dovrà pur costruirsi, l'amor mio, una biografia d'effetto.

07.03.06

L'ARCO E LA FRECCIA

Educational channel

Sparpaglia libri e giornali per terra, fruga tra cd e dvd, apre i cassetti, spignatta col pentolame, poi mi osserva in silenzio chiudere l'oblò e programmare, ignara, lavaggio, ammmorbidente e centrifuga a penne, matite, viti e cacciaviti che ha furtivamente buttato in lavatrice.
Si accuccia e aspetta l'urlo materno, tra il preoccupato e il divertito.
Fermi e costanti nei rimproveri, così si dovrebbe essere, secondo gli esperti.
Ma se l'Amministratore afferra del lodatissimo ciarpame, pronto a metterlo in ammollo, alla buona educatrice non resta che riderci sopra e chiedere: "Ammi, se devi fargli fare una brutta fine, avverti: almeno partecipo allo scempio".

25.11.05

L'ARCO E LA FRECCIA

Zeus

I padri son così. Fatti apposta per distruggere ogni tua speranzosa fantasia. Ogni tuo candore. E tutta l'ingenua fiducia che hai nel mondo.
Lo rivedi, il glaucopide, nel bagliore metallico di quest'incrocio di lame, lo senti come il sasso che grava sul petto, il pugno chiuso nello stomaco, il figlio che non partorisci mai.
Sta lì, col mantello nero nel vento tagliente, a dirti che non c'è amico, né amante o rifugio. Nessuna mano disarmata e gratuita, dietro il dono del greco.
Non c'è tetto che non debba costruirti con le tue nude mani, né fuoco che altri ti permettano d'avvicinare.
Eremiti silenziosi, liberano dal cranio le amatissime loro, che abbracciano, senza mai sfiorarle, d'un amore deserto e muto, con lo sguardo volto altrove.
Le vogliono forti. Spinose e dure all'arsura come cactus.
Vive e resistenti a dispetto.

05.08.05

L'ARCO E LA FRECCIA

Il blu che gira intorno

Ti porto al fiume e ben altri mari, altri stupori - sussurro - ti attendono. E poi la luna, le stelle, il cambio d'abito delle nuvole, spennellate di giallorosa fino al bluviola, nella brezza del tramonto e tutta la bellezza che hai intorno, guarda!, ti dico.
Tu ridi. Spalanchi gli occhi, divertito dall'umoristica invenzione d'essere noi in mezzo all'ingorgo, anime trafficate di molesto nulla, lambite da scintillante vuoto.

Centomila di questi giorni

15.03.05

L'ARCO E LA FRECCIA

Il piccolo filosofo

A bocca aperta succhi intero il mondo e tutto poi lo scuoti e lo sprimacci, strizzando gli occhi per il gran fragore.
Che baccano, ti dico. Ma tu sardonico rilanci di rimando un deciso no, mami: sopraffina musica delle sfere, questa.
E senza tregua filosofeggi a cinque dita, ancora maldestro, sulla superficie corrugata delle cose.
L'uno che è nei molti febbrilmente cerchi, nel tuo metafisico gattonare per pozzi a naso in su, di mira le stelle.
Lo trovi infine. Sorridi e felice l'accarezzi a lungo, come solleticassi la segreta verità del tutto: che il demiurgo ha gli occhi a mandorla e nulla plasma che non rechi l'etichetta made in China.

26.12.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Clown e domatori

Blim blem blam fa il giocattolino.
Din don dan il carillon.
Clip clap clap il battimani.
Trin tron tran la lingua sciolta.
Uh oh ah il leziosino.
Ullallà il saltimbanco.
Uff uffà la mamma stanca
.

Mentre tu, gli occhi sgranati, la lingua in mezzo ai denti novelli, ti stropicci gli occhi frastornato.
E come una tigre al circo, che al primo colpo di frusta balza stanca sullo sgabello, ti giri, guardi in tralice il domatore isterico e lo liquidi con un grande sbadiglio.

26.10.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Impara l'arte

In piedi, a gambe leggermente divaricate, studia la sagoma delle lastre di serizzo che ha adagiato a terra come carte da gioco sparigliate.
Poi con passo deciso s'avvicina alla pietra scelta, la posa piano, la preme un poco nella malta e nel mucchio individua sicuro la compagna adatta all'incastro perfetto.
Procede così, senza esitazioni, a comporre il suo puzzle, mentre alla finestra noi due lo osserviamo e io ti dico guarda, guarda com'è bravo, un giorno anche tu.
T'infili la lingua tra le gengive, sorridi e gorgheggi. Ghhhhh.

06.10.04

L'ARCO E LA FRECCIA

L'alba dentro l'imbrunire

Passeggiata in centro, noi due soli, all'imbrunire di un ottobre ancora tiepido.
Camminando, lo sguardo scivola su vialetti di ghiaia, fazzoletti di verde sparuto e nani da giardino, che occhieggiano dai cancelli di ville un tempo signorili e agiate, oggi imbronciate come dive decadute, sotto il peso di troppo rimmel raggrumato.
Tutt'attorno, matitoni di cemento colorato disegnano le bizzarre e angolose geometrie del nuovo bello. Palazzi nati vecchi e stanchi, che all'alba dei tuoi vent'anni ti stringerà il cuore guardare, mentre rincasi perso in altro.
Come questo caseggiato che sfioriamo, fatiscente e scrostato sanvittore di periferia, ma col cancello elettrico che non si nega a nessuno e il videocitofono, perdio.
Nello spiazzo di una delle tante fabbrichette traballanti tra la cassa integrazione e la chiusura, un padre afferra la sella di una piccola bicicletta, accompagnando di corsa i primi accordi di due ruote stonate.
Prova e riprova, la bimba, poi si volta mordendosi il labbro per controllare che nessuno ne osservi i maldestri tentativi.
Così facevo anch'io, tra una caduta e l'altra, mentro rubavo allo sguardo divertito di mia madre cenni di approvazione o di incoraggiamento.
Poi guardo te, mentre sobbalzi assonnato nel marsupio, e penso al momento in cui afferrerai nell'aria, quasi per caso, la magia dell'equilibrio e sarò lì a dirti bravo, bravissimo, correndoti incontro.

22.09.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Due gocce d'acqua

Sarà che mi somigli così tanto. Tu non sai quante volte io sia già stata ipnotizzata da quel tuo sguardo attonito, che per anni mi ha fissato enigmatico da un vecchio album di fotografie.
E ora che sei qui, come uscito magicamente da un libro di fiabe, scivolo con te nei cunicoli del tempo, giù giù fino al ventre molle della totale inermità.
Ed è spaesamento, vertigine e spasmodica fame di vita.
E' la brutale tenerezza e il pauroso risveglio di tutta l'infanzia che riposava in me ed è fuga all'indietro, tenace presa sul mondo e sonno vigile.
E' la fragile quiete e il respiro affannoso di chi non sa il domani e stringe in pugno la dubbiosa speranza che l'amore duri e non crolli come un castello di carte.
"Tranquillo, tranquillo", ti sussurro all'orecchio, "sono qui con te".
Ma questo mio rassicurante cullarti proietta sul muro l'ombra di un'angoscia impotente, che a malapena dissimulo.
Benedico sì l'ottundimento che per ora ti distoglie dal biblico orrore di bimbi straziati e teste mozzate, ma è la bambina ridestata in me a non aver dove fuggire.
E' lei, anche in nome tuo, a gridare basta! all'idiozia universale che regge grottesca lo specchio tra la bestia umana armata di coltello e quella armata di penna.
Basta, davvero. Peggio del sangue, solo la parola stolta e la predica da quale pulpito.

14.09.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Meet me in a dream

Rapita, leggo sotto il leggerissimo velo del tuo sonno il bassorilievo di primordiali scene di caccia, giochi e riti misterici che i tuoi occhi rincorrono a palpebre chiuse, mentre sorridi beato o strilli spaventato. E sul limitare di questo tuo vivere onirico mi soffermo gelosa, quasi fosse lo svelamento di ogni tuo segreto e la traccia che ripercorsa a ritroso mi dica da dove vieni e quando nel buio del tempo i nostri sogni si siano già incrociati.

08.09.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Sotto coperta

E' così avida di riparo e protezione la vita ai suoi albori che perfino il pollice va timoroso a nascondere il capino tra indice e medio.

07.09.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Mleh

Comincia a labbra serrate, mento aggrottato e occhi a fessura, per distendersi poi in un urlo a tutta bocca: mleh!
Ecco il lemma originario, la parola che si fa Verbo, l'estrema sintesi significante prima di ogni Babele linguistica.
Un solo mleh per dire quel che non ti va con tutta la forza che hai, lavorando di ugola e mulinando di gambe e braccia.

Liberami, presto, che ho asfaltato il pannolino e ormai il blob s'è spalmato fino alle orecchie!
Ho fame porcoggiuda, quand'è che mi date da mangiare, pelandroni?
Uffa che noia, portatemi un po' in giro!
Non voglio essere cestinato qui dentro, ODIO questa culletta
Non ho sonno: organizzami uno spettacolino, canta, balla, accendi la Tv, insomma esibisciti in qualcosa di divertente (ok, come animatrice sei una frana)
ad libitum...

02.09.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Every breath you take

Dice bene l'indovino che mi ha letto le carte: mai più la stessa.
E mi scusino i fantasmi del passato se bussano e non apro, mi salutino le passate stanchezze e mi perdonino i libri abbandonati, le parole trascurate, gli abbracci rarefatti e gli inviti rifiutati.
Si vive come si può qui, con una mano sola. Ché l'altra sorregge il nuovo mondo.

17.08.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Dedicata ad A*, 5 agosto 2004

Well now on a summer night in a dusky room
Come a little piece of the Lord's undying light
Crying like he swallowed the fiery moon
In his mother's arms it was all the beauty I could take
Like the missing words to some prayer that I could never make
In a world so hard and dirty, so fouled and confused
Searching for a little bit of God's mercy
I found living proof

I put my heart and soul, I put 'em high up on a shelf
Right next to the faith, the faith that I'd lost in myself
I went down into the desert city
Just tryin' so hard to shed my skin
I crawled deep into some kind of darkness
Lookin' to burn out every trace of who I'd been
You do some sad sad things, baby
When it's you you're tryin' to lose
You do some sad and hurtful things
I've seen living proof

You shot through my anger and rage
To show me my prison was just an open cage
There were no keys, no guards
Just one frightened man and some old shadows for bars

Well now all that's sure on the boulevard
Is that life is just a house of cards
As fragile as each and every breath
Of this boy sleepin' in our bed

Tonight let's lie beneath the eaves
Just a close band of happy thieves
And when that train comes we'll get on board
And steal what we can from the treasures, treasures of the Lord
It's been a long long drought, baby
Tonight the rain's pourin' down on our roof
Looking for a little bit of God's mercy
I found living proof

Living proof, Bruce Springsteen

In un imbronciato pomeriggio d'inizio agosto ho incontrato la mia prova vivente, mentre tutto il tempo di una vita collassava in un pianto liberatorio e una voce sottolineava concitata: "Sono le 16:16!".

03.08.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Appuntamento al buio

Al segnale convenuto, farò la valigia e verrò.
Col battito a tamburo, una sottile inquietudine, una borsa piena di raccomandazioni e la voglia, forse, di scappare, io verrò.
Tranquillo, non dovrai perderti per nulla al mondo lo spettacolo d'arte varia di una già innamorata di te.
E non so se sei bruno, biondo, glaucopide o felino occhiverdi, non so come ridi o piangi né come spalanchi lo sguardo serio serio, ma so già che io lì dentro ci casco con tutte le scarpe e sarà un viaggio senza ritorno, una marchiatura a fuoco sulla pelle, qualcosa che la gente vedrà tatuata ed ecco, si sono incontrati, dirà.
E' tutto pronto. Mesi e mesi d'amore a tastoni nel buio, tutti mani audaci, lunghe attese, pianti fugaci e sorrisi segreti, mesi e mesi di sole parole, di grandi sogni e ruvidi dubbi, ma è tutto pronto, ora.
La valigia all'ingresso, il telefono attento e io che ti aspetto. Uno squillo e mi avrai, dolce tiranno. Là dove sai.

23.06.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Ridere di te

Guardarsi riflessa e non riconoscersi più. Specchiarsi e ridere di te come non hai fatto mai.

29.02.04

L'ARCO E LA FRECCIA

E io avrò cura di te

Ti dirò di camminare dritto ma non rigido e ti solleverò per farti vedere dove non arrivi, là dove la linea dell'orizzonte ti parla di vuoti colmati e di pieni sgretolati. Starò spesso in silenzio, perché tu possa ascoltare il demone che è in te, mentre suona la nostra canzone.
Ti amerò di un amore duro, perché tu possa abbracciarmi e anche allontanarti, quando dovrai, e ti spiegherò che qui si entra per la porta di servizio, ormai, ma in questa casa sempre silenziosa, no: qui si è accettati senza riserve o si sta fuori dal cancello.
Ti racconterò che non ho mai creduto nel destino: semplicemente, ce l'avevo nello stomaco o lui aveva me tutto intorno. Non ho cercato né rifiutato nulla: è un passo dietro l'altro, sulla strada maestra di un sogno, quello che m'ha portato fino a te.
Ti scriverò lettere che conserverai e lascerò che tu lenisca il male di vivere e la rabbia che sempre m'accompagna.
Troverai libri, qui, sorrisi e lingue taglienti in abbondanza, un paio di tortore, un gatto in transito, corvi, gazze e uccelli di passo per festeggiare le tue primavere. Sentirai lingue strane alla radio, vedrai pagine e pagine di segni misteriosi e fantasticherai su racconti perduti, che nessuno ricorda più.
Ti porterò spesso al fiume e torneremo insieme là dove fioriscono i limoni, a respirare profumo di zagare e di aria salmastra.

Perché sei un essere speciale
e io avrò cura di te
.

18.02.04

L'ARCO E LA FRECCIA

Centro di gravità permanente

L'ho trovato. Non per merito mio, sia chiaro, ma eccolo, è proprio qui e si irradia poco a poco, giorno dopo giorno. È tutto centro e non tollera periferie. Quietamente, senza nulla pretendere, invade ogni mio spazio, pretende concentrazione, dedizione assoluta, senso del valore. Mi trascina verso di sé, mi inabissa e scolora il resto. Mi costringe a sorridere.

20.01.03

L'ARCO E LA FRECCIA

Il tuffatore

A scuola non ci andava tutti i giorni. La mattina, se non era dell'umore giusto, andava a farsi un tuffo all'Aspra. Quando usciva dall'acqua, si appollaiava su uno scoglio e faceva colazione con pane caldo e sarde sott'olio. Lui è il mio trampolino. Alto, su uno specchio di mare azzurrissimo.

14.01.03

L'ARCO E LA FRECCIA

Prove tecniche di esistenza

"Ha una cosa in gola", mi dice piangendo.
"Una cosa, cosaaaa?", le grido.
"Ho paura, ho paura!", singhiozza lei.
Sempre così. Vede tumori e metastasi dappertutto. Ora è il turno di mio padre. Lo so, si rivede venticinquenne, orfana nel giro di anno con una ragazzina di nove anni da crescere, le rate della Cinquecento da pagare e un lavoro a Milano che le fa fare tardi la sera. Ho letto tutti i suoi libri da bambina, dal Calendimaggio a Piccole donne, assorbito la sua orfanità permanente, affrontato i suoi mostri, detestato i suoi rimedi. Prove tecniche di esistenza e nulla più. La vita (e la morte) sono ancora di là da venire.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

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