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02.12.07

INDICE PUNTATO

Firma, firma. E poi smentisci

«"Unable to select database". Cerchi su internet "intellettuali contro estradizione di Battisti", clicchi "Pennac, Lévy, Cacucci, Saviano e Battisti" - scrive Giovanni Fasanella su Panorama -. E sul sito dell'intellighenzia di estrema sinistra Carmilla online, là dove fino a qualche giorno fa appariva uno sfavillante elenco di 1.500 nomi tra i più belli della cultura italiana e francese, oggi c’è soltanto una pagina bianca».

Cosa si scriveva del pluricondannato, nonché evaso e poi latitante Battisti (due ergastoli, omicidi, il ferimento di tre persone, un tentato sequestro, rapine e altri reati), ora scrittore di noir? «La sua opera è nel suo insieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni 70 - si leggeva nell'appello -. (...) Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che (...) hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto (...). Noi vorremmo che (...) i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista (...). Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto. Sì, delitto. Avete letto bene».

«In pochi giorni, sotto l’appello per la sua liberazione, si accalcarono frotte di intellettuali e artisti - continua Fasanella su Panorama -. Dagli scrittori francesi Daniel Pennac e Bernard-Henri Lévy, per citare solo qualche nome, a quelli italiani, Roberto Saviano e Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Wu Ming, Giuseppe Genna e Pino Cacucci, Nanni Balestrini, Giorgio Agamben e Antonio Moresco. Registi cinematografici come Davide Ferrario e Guido Chiesa. Il disegnatore satirico Vauro e il poeta Lello Voce. E poi, mischiati fra artisti e uomini di cultura, alcuni politici: i parlamentari verdi Paolo Cento e Mauro Bulgarelli, e quelli di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena e Graziella Mascia. "Ogni volta che scorrevo quell’elenco - ricorda Sabbadin (figlio quarantaseienne di Lino, il macellaio veneziano ucciso da un commando dei Pac (Proletari armati per il comunismo), il 16 febbraio 1979, ndr) - venivo assalito da un moto di rabbia. Nessuno, fra tutti quegli intellettuali, aveva mai avuto la sensibilità di spendere anche solo una parola per le vittime del terrorismo e per i loro familiari"».

Sabbadin non se ne capacita e insiste: «Voglio rivolgere dalle pagine di Panorama un pubblico appello a quegli intellettuali. E in modo particolare a Roberto Saviano. Non ho letto il suo libro, Gomorra. Però mi hanno detto che è uno scrittore molto coraggioso, che ha sfidato la camorra, e per questo lo rispetto, lo ammiro. Posso rivolgergli una domanda? Davvero ha firmato quella roba lì? E se lo ha fatto, mi può spiegare perché? E soprattutto, oggi che è diventato, giustamente, un punto di riferimento per tanti giovani, può spendere una parola anche contro il terrorismo? Se lo ritiene opportuno».

«Girato l’appello a Saviano - conclude Fasanella su Panorama -, lo scrittore ha fatto sapere, attraverso il suo ufficio stampa, che non firmò quell’appello. Si attendono altre smentite. Anche se con 3 anni di ritardo».

15.11.07

INDICE PUNTATO

E quell'infame sorrise

Per vie traverse, mi arriva un'email che lancia un qualche grido d'allarme su una qualche deriva. Eh, la deriva. Del triangolo nero, poi. Lì per lì ho pensato al monte di Venere, giuro. E stavo cestinando insieme con il penis enlargement, che già mi cresce tutto. Poi leggo meglio. E più leggo più mi trasformo nel mio alter ego preferito, Franti, mito intramontabile.

Il succo - geniale - dell'Appello di (cotanti) intellettuali sulla deriva fascista e violenta dell'Italia è che ne muoiono più tra le mure domestiche, ammazzate dal marito/convivente/compagno, che in mezzo alla strada. E che quindi, dati alla mano, l'emergenza immigrazione-criminalità è una bufala. Pulizia etnica travestita. Fascismo bello e buono, insomma. Anzi, no: «Microfascismo». Quello che «è dentro di noi e che ci fa desiderare il potere e amare i potenti» (eh?).

La deriva, bel problema. Lo so ben io, quando torno a casa e l'Amministratore, buttato a terra in modo molto teatrale, grida «Aiuto, sono ferito». Sta andando alla deriva. Anche lui. Lo salvo dagli squali - «Mi mordono il sedere», dice - lo acchiappo e lo trascino al sicuro, sul divano. «Adesso mi devi operare - dice -. L'anestesia, l'anestesia». E con un occhio mezzo aperto dirige l'intervento a pancia aperta. Due secondi dopo, appena suturato, è già lì che si butta di nuovo in pasto ai «pescioloni» e va di nuovo alla deriva. Figlio mio, te le vai a cercare proprio tutte, però.

E io, sempre più Franti. Menomale che ci sono gli intellettuali a far fronte comune contro il nostro/mio qualunquismo. Tutti uniti e militanti. «Nessuno che dica, come Carmelo Bene, che essendo un genio non era socialmente impegnato: "Cosa cazzo ce ne frega a noi del Ruanda". Nessuno che dica, come Valéry interpellato sull'Affaire Dreyfus: "Lo fucilassero pure"» (Massimiliano Parente, oggi su Libero: e grazie di esistere).

Poi magari, in un'altra vita, con altri avatar, si potrà parlare della differenza fondamentale - in termini sociali - tra l'essere ammazzate per caso da uno che non ha materialmente niente da perdere e l'essere ammazzate per casa, tra la cucina e il salotto, da uno che non ha affettivamente niente da perdere. E magari due chiacchiere anche sulla memoria storica tirata in ballo a capocchia (e gli ebrei, i rom, gli armeni, i serbi, i croati, i bosniaci) per portare a casa la vacca stracca di un ragionamento che fa acqua da tutte le parti.

«Succede che sui Rumeni si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto - si legge nel succitato appello -, come con Ebrei e Rom sotto il nazi-fascismo, come con gli Armeni in Turchia nel 1915, come con Serbi, Croati e Bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti».

Una solfa che pare tanto quella dell'«Eh, ma noi abbiamo avuto la Storia, abbiamo subito l'Olocausto» a ogni casa «sospetta» che salta in aria a Gaza e dintorni. Ché poi Franti comincia a fare brutti pensieri, sulla Storia. E non è proprio il caso.

Update, visto ora:
«Loredana Lipperini (giornalista di Repubblica) sta raccogliendo firme per un “manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne”. Oltre al pessimo Scurati lo ha firmato anche l’ottimo Brizzi e altri amici con i quali ho condiviso in passato (spero anche in futuro) chiacchere e vino. Quindi ci andrò piano. Nel manifesto si legge: “Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia”. Innanzitutto rivolgo ai firmatari la preghiera di guardare alle proprie travi piuttosto che alle altrui pagliuzze: siete stati voi, i linguisticamente ipocriti come voi, a imporre l’ambiguo termine “rom” (io gli zingari continuo a chiamarli zingari, nessuna confusione possibile coi rumeni). E poi domando: per quale ragione i delinquenti stranieri non si dovrebbero espellere dall’Italia? Spiegatemelo, se ci riuscite, altrimenti dovrò esprimere il seguente auspicio: tutti i ladri e gli assassini a casa della Lipperini». (Camillo Langone, Il Foglio)

18.10.07

INDICE PUNTATO

Alla canna del gas

Ma quanto, quanto è insopportabile questa poetastra barbogia dell'Alda Merini e tutti i di lei sostenitori, vecchioni zuppi e con le orecchie piombate di cerume? Ad agosto si lagna ché i vicini hanno osato andarsene in ferie con miliomila d'altri cristiani e lei no, è rimasta a casa: intervistina sul Corriere per dire che è sola, non la ascolta nessuno (!) e l'edicola ha chiuso.
Pochi giorni dopo, tampina un conoscente al telefono: m'ammazzo, non m'ammazzo, mi faccio esplodere, no, mi faccio il the. L'amico le dà incredibilmente credito (il contrappasso!) e lancia l'allarme: la decrepita si fa saltare in aria, occhio. Arrivano le truppe cammellate del Comune, le tolgono il gas e lei: cretini, stavo scherzando.
A settembre, altra geremiade: Milano qui, Milano là, è uno schifo, non posso più farmi il the. A ottobre, ripiglia tono: Messina le ha conferito la laurea (si vede che glien'avanzava una, ai compaesaneddi) e lei, contenta forse? Giammai: «non ho visto nemmeno un euro», commenta signorilmente. E poi: «tutti gli asini sono addottorati». E comunque «Milano è un'ingrata». Perché? Niente laurea e niente gas.
E' che in realtà bisognerebbe prevenire, prima di curare. Quando la cassa è ancora di là da venire e si metton lì, in posa come lische di pesce con la veletta, e sollevano appena le gengive sui denti marci, con tutti i nervi scoperti a vista e ti guardano come a dire lo vedi come mi pulsa in vena l'arte?
L'allacciamento, sì, credo proprio bisognerebbe ridarglielo.

24.08.07

INDICE PUNTATO

La Messa è davvero finita

È la mia settimana santa: passo da un prete all'altro. Il primo mi racconta che ha lasciato il saio nell'armadio: «mi sono messo sulla strada - dice - sto cercando Dio». L'altro invece non molla: in paese si è scoperto che ha una donna e un figlio di pochi mesi. I parrocchiani, bontà loro, se ne fregano, ma il vescovo cammina sui carboni ardenti: gli ha ordinato di dare le dimissioni e lui niente, «Mi devono cacciare», dice.
Al telefono il don parla con tono sicuro, da oratore consumato, e gioca pure con la suspance: «Non dico niente fino a martedì», mi dice. «Ma che fa - gli chiedo - una conferenza stampa? Guardi che io non potrò essere presente, posso richiamarla?». «Ah, ma non si aspetti che io mi metta a ripeterle tutto quel che dirò». Per carità, penso, non si disturbi.
Telefono in Curia, a Padova, per chiedere cosa succede in città, tra un Savonarola deciso a riformare la Chiesa (e il dannato celibato) tenendosi stretto tutto - la tonaca, la donna e il figlio - e un altro prete, nei dintorni, che ancora finge di scandalizzarsi (ma chi ci crede?) per i figli di secondo letto, sicché si rifiuta di battezzarli se non "di nascosto", a Chiesa vuota e Messa finita.
«Ah, ma lei non deve mica credere a tutto quello che scrivono sui giornali», mi dice l'addetta all'ufficio stampa (sic!) della diocesi.
«Figuriamoci, signora - le dico -, proprio per questo vi cerco: per sentire la vostra versione della faccenda».
«Va bene, mi dia il suo numero di telefono, la farò ricontattare», risponde. Dopo qualche ora mi richiama, le chiedo se ha trovato qualcuno in Curia con cui farmi parlare, mi dice che no e comunque nega che il prete in questione abbia negato il battesimo al bambino.
«Lo so, il suddetto si limita ad amministrare il sacramento solo dopo la Messa, quando tutti se ne sono andati».
«Per favore, non mi ripeta tutto quello che hanno scritto oggi: li leggo anch'io i giornali!», replica indispettita.
Sostiene (questa, che ha tutta l'aria, anche a distanza, dell'acida perpetua) che il battesimo è indipendente dalla Messa e la scelta di come amministrarlo è a discrezione del sacerdote.
Discutiamo un po', l'irritazione di entrambe sale, lei mi invita a controllare le fonti, io le rispondo piccata che il parroco in questione è in vacanza e che mi ero appunto rivolta alla Curia per lo scrupolo di verificare con loro i margini di questa discrezionalità, dato che poi sappiamo tutte e due che basta, in questi casi, fare dieci chilometri per trovare un prete più accomodante.
Alle strette, la signora va a cercare qualche altro numero di telefono da passarmi: «Lei dovrebbe parlare allora con un sacramentista o con un liturgista, mi dice». Già. E perché non con un esorcista, già che ci siamo?

07.08.06

INDICE PUNTATO

Jukebox

Simpatici, tutti quei Cocorito ai quali parte l'embolo del «Signora mia» ogni volta che a costo zero vogliono portarsi a casa la loro sportina di ragioni. Da spellarcisi le nocche, contro siffatti parrocchetti.
Non ti piace la carta straccia rilegata, con le mutande dell'autrice in allegato et Lines idea sottile ripiegato con ali in omaggio?
In men che non si dica vien dato l'allarme: l'ambulanza sgomma a un centimento dal tuo naso, quattro barellieri ti immobilizzano, l'infermierina del Drive in ti punta il siringone al braccio facendoti il verso - «Signora mia, signora mia!» -, mentre il medico ti ipnotizza ondeggiando sul mignolo un paio di slip e ammaestrandoti sulle ultime novità della metafisica da spiaggia (non essere patetico, non fare il bambino, la verità non esiste, blablabla).
Nel giro di un'ora, tutto è sistemato. Aggiornato il rapporto sull'operazione Laudator temporis acti, il catturato viene internato per direttissima in una clinica riabilitativa, dove sarà costretto a fare l'editing delle opinioni di Dooyoo. Per il prossimo bestseller. («Signora mia, signora mia!»).

13.04.06

INDICE PUNTATO

The godfather

Dunque, come funziona? 'U parrino ha chiare preferenze politiche e le comunica sui pizzini.
I bravi picciotti ricevono, annuiscono e alzano la lupara: anch'io, anch'io voterò così.
Cittadino esemplare, il buon mafioso. Non mantiene segreto il suo voto perché è "un brav'uomo", come giustamente dichiara, uno sincero, che non ha niente da nascondere, a parte qualche insignificante scheletro nell'armadio.
E' il primo a entrare in cabina elettorale e a mettere la sua brava crocetta. Senza indugio e incertezza alcuna.
Prossimo (?) step: i pizzini pubblicati online. Su un blog.

Per la serie: come lo sfoggio e il pubblico elogio di pseudo virtù assolute sia una lama a doppio taglio.

04.04.06

INDICE PUNTATO

Io non parlo con voi

Chiamo la nota giornalista de sinistra. Mi qualifico.
Mi scambia per una in forza al Nemico e sentenzia: "Io non parlo con voi".
Voi chi?, mi chiedo. Colgo al volo l'equivoco e le faccio notare il qui pro quo, con l'aggravante che è la seconda volta che mi rimbalza, sempre per lo stesso motivo: la prima, aveva cancellato un appuntamento con un preavviso di qualche ora, adducendo scuse improbabili.
"Oh, scusi", dice.
A questo siamo arrivati. Alle idiosincrasie a fior di pelle, ai tiri di cerbottana dalle finestre, al parlare solo con i vicini d'ombrellone del bagno Piero, di provata fede politica, ai reportage delle guerre di cortile, con microfono in mano e pashmina al collo, alla paura, la paura, la paura.
E questa è la gente che pretende di raccontarci come e perché, nel mondo, la gente si scanna. Ma parlaci di te, bella signora.

31.03.06

INDICE PUNTATO

Welcome to the new world order

Giorni fa, convalescente, sento la grande fustigatrice del tibbù-trash evocare, seria seria e tutta compresa nel ruolo, "la gente a casa".
Ce l'ha con me, mi son chiesta, o siamo di fronte a un'inedita categoria ontologica, che rubrica chiunque si sintonizzi con lo sparaminchiate satellitare?
E quand'è, mi son domandata, che risulto di diritto arruolata nel branco degli appantofolati col cervello brasato? Quando apro la porta, appena mi sveglio, sempre - anche quando dormo -, oppure solo quando accendo la scatola?
E se io sono quella che sta "a casa", in quale punto dell'universo semantico devo collocare codeste testoline catodiche, frequentatrici di salotti televisivi, stalle, confessionali e velieri all inclusive con l'alibi del documentario?
Forse sul limitare di un orizzonte pubblico che mi scalza, scaraventandomi in uno spazietto privato di sessanta metri quadri calpestabili?
Ah no, giusto: nella mappatura del nuovo ordine mondiale - il Privato (= casa), il Quasipubblico (= blog) e il Pubblico (tv e giornali) - potrò sempre dire che arranco a metà strada.

INDICE PUNTATO

"Pronto, sono Tizia, in cosa posso esserle utile?"

Google immagini.
Keyword, "call center".
Risultato: bella gente, volti sorridenti, felici, schiene dritte, aria quasi manageriale e una piccola, graziosa appendice cerebrale che contorna la guancia.
Un microcosmo leibniziano, il migliore dei mondi possibili, insomma.
E poi pontifichiamo sulla censura delle immagini del Dalai Lama nel Google con gli occhi a mandorla?

21.01.06

INDICE PUNTATO

Giovane, riccioluto, di culto e bravo guaglione

"Dave Eggers è, soprattutto nella costa occidentale degli Stati Uniti, un autore di culto. Giovane, riccioluto, creatore di una rivista letteraria che viene definita la più bella d'America, nonché fondatore di un centro educativo, è anche l'autore di un romanzo, non ancora tradotto in Italia, dal titolo "per nulla pretenzioso", che è il seguente: L'opera struggente di un formidabile genio. In questo romanzo, Eggers ha inventiva e brio narrativo. Soprattutto è capace di applicare questi suoi talenti alla vita di ogni giorno. (...) Non so se Dave Eggers diventerà "di culto" anche in Italia, ma i suoi racconti sono ben fatti e divertenti". (Giorgio Montefoschi, Io Donna)

Tagliata male, Montefoschi?

12.01.06

INDICE PUNTATO

Inviati di guerra

Il fatto è che ci si dovrebbe organizzare meglio, nelle redazioni. Corsetta intorno al cortile, alzabandiera mattutino, saluto militare, fanfara, inno ed eventuale picchetto d'onore al cospetto della sagoma - anche cartonata - di mr. President, Ciccio Forever.
E a moschettoni lucidati, in mimetica, sistemarsi in assetto da battaglia. Perché son tempi duri, in cui non bisogna cedere al sonno e star di vedetta, in garitta, severi sui turni di piantonamento e boia chi molla.
Strisciando sui gomiti e sulle rotule, con due dita di pece sotto gli occhi e l'elmetto in testa, si sorveglino i confini e si lanci l'offensiva contro sgallettate, coloni abusivi, infedeli ed extracomunitari.
Perché sia chiaro: il mondo verissimo del gossip, di scosciate, pornostar, corna e slinguate è Cosa Nostra e vade retro, non tesserati. 'Cause we are the journalists, we are the champions.

03.01.06

INDICE PUNTATO

E sulle nostre palle

Popolo di ignavi. Di oche ingozzate del proprio stesso foie gras.
Nessuno che ricordi i bombardati. Gli sciroccati. I decollati.
Nessuno che pianga i morti dal ridere. Né quelli colpiti da fuego amigo.
Nessuno che scriva intingendo la penna nello strutto cellulitico delle proprie cosce.
Non uno che si sprechi a immortalare con la Canon ultimo modello la quieta disperazione del Sony Ericsson orfanizzato sulla scrivania o che metta a fuoco il nulla metafisico rivelato dal fondo di caffè della tazzulella Illy.
Non uno che dica, cristosanto, la Verità: che la Pinuccia se la fa col Vescovo mentre il Sindaco guarda dal buco della serratura.
E che è lurido un complotto: il Vaticano sa, perdio, sa tutto, ma tace, curia venduta che tutta vi meritate, baciapiledimmerda!
Popolo bue, ricorda, perché è l'ultima volta che te lo grido in faccia tutta imbrattata di mestruo politico: la guerra dei balconi pesa sulla tua coscienza.

09.10.05

INDICE PUNTATO

Penitenziagite

Ma tu guarda la sorte. Rutelli, Prodi, Fassino, Turco, Bertinotti e compagnia cantante: hanno fiutato l'aria, 'sti squaletti dal rostro limato e sbiancato, diligenti nell'appuntarsi sul taccuino, alle sfilate haute couture, le ultime novità della stagione.
Mica scemi. Tornati a casa, si son buttati a rovistare cassetti, armadi e vecchi bauli. E ora stanno lì, in bella vista sul letto, file di calzettoni e maglioni coi rombi, twin set in agora, stivali antipioggia di gomma colorata, pantaloni a sigaretta, giacche anni '70, gonne a ventaglio, zie suore, genitori devoti, trascorsi oratoriani e afflati spiritual-religiosi.
Di fronte allo specchio, si esibisce in un disinvolto cambio d'abito il mangiapreti d'un tempo, ora in blazer blu sedicente cattolico, ora in giacca di velluto a coste larghe modello credente tout court, ora invece in dolcevita a collo alto stile meditante-dubbioso-in via di conversione.
Minoranze indignate? Ma no. I Fantastici 5 presiedono, plaudenti e gracchianti, al restyling, e spediscono a risuolare dal calzolaio tacchi consunti di ateismo d'antan, che facevano fico una vita fa, portati con l'eskimo, ma ora fan solo patetico coglione.
Giù, nel bidone giallo della Caritas, finisce l'ultimo paio di Clarks, per la gioia ladruncola della zingara povera di spirito, che ha imparato ad accucciarsi nel coperchio, mentre il compare, da fuori, dà una spinta alla leva e la catapulta dentro.
L'atterraggio è morbido, sul mucchio di stracci in fondo al bidone, e il bottino ricco: a prezzo di una vita miserabile, giocata ai dadi tra roulotte, sterpaglie e tir che sfrecciano lungo la statale, correndo il rischio di decapitare una zucca vuota, i due poveracci vincono un guardaroba di seconda mano e vestono intellettual-ribelle.
Trent'anni dopo, mentre stendono la mano agli automobilisti fermi al semaforo, rabbrividendo nel freddo del mattino.

31.08.05

INDICE PUNTATO

Trattienimi, Allah

Ma questa benedetta Afef, dico.
Questa donna stimata da Giovanna Melandri, "capace e coraggiosa" secondo Katia Bellillo, "intelligente e di grande spessore, che ha sempre dimostrato, anche sulla guerra e in politica internazionale, di avere un'ottima capacità analitica", nell'opinione di Maura Cossutta.
Codesta temeraria "io non ho paura di niente e di nessuno", che tuttavia non osa sfidare il veto alla politica attiva del di lei consorte, perché le preme "la pace in famiglia e la convivenza civile", (ma adesso non cominciate coi soliti luoghi comuni sull'araba sottomessa).
Questa superlady che presenta in un'intervista nientemeno che l'autocandidatura a "consigliera del primo ministro o del ministro degli Esteri per le questioni che riguardano il mondo arabo".
'Sta sedicente "mediatrice culturale", che ritiene di poter "aiutare l'Occidente a capire l'Islam, e viceversa".
Questa modestona che si tira indietro di fronte a un futuro in politica per ritagliarsi "un ruolo puramente tecnico".
Questa gran penna affilata di Vanity Fair.
Questa, dico. E i politicazzi nonché imbrattacarte sodali e colleghi suoi, lustrascarpe di fine estate in pieno mercato pre-elettorale. Questi, perdio.

16.06.05

INDICE PUNTATO

Brutte notizie

Dal Corsera di ieri: "La scoperta potrebbe aprire la strada a nuove terapie nella lotta a malattie degenerative, come il Parkinson".
Cellule staminali cerebrali adulte.
Facciamo così: mio cugino tetraplegico aspetta speranzoso i risultati di questa ricerca e le sue possibili applicazioni terapeutiche.
Vostro cugino tetraplegico, invece, aspetterà altrettanto speranzoso che qualcuno trovi il modo di utilizzare le embrionali senza fargli venire quattordici cancri tutti insieme. Va bene?

14.06.05

INDICE PUNTATO

Predicare bene, razzolare male

La Ventura non c'era, viaggetto già programmato negli States, pare.
La Ferilli ciondolava tra la barca e Fiano Romano. E' stanca, si sta riposando, fa sapere il Corriere.
Per Afef, domenica di sciallo a Piazza San Marco. Un caffè 15 euro, tanto paga Tronchetto.
La Bellucci è all'estero e in suo onore hanno chiuso lo spazio aereo di Fiumicino, per impedirle di tornare a votare.
Attendo smentite indignate, sul giornale di domani. Intanto, vi dico: il nemico è tra voi. Si siede al bar nel tavolo vicino.
E' il vostro collega tanto simpatico, che saluta sempre. E' il blogger che viene all'aperitivo con voi, quello più insospettabile, che scrive post e commenti in ogni dove per stornare i sospetti.
E' quella santa donna di mamma, quel buonuomo di papà, quella brava ragazza di vostra sorella.
E' la portinaia, la collaboratrice domestica, l'inquilino del piano di sotto. Il nemico è ovunque, sta in silenzio, teme il vostro sguardo indagatore, la conversazione inquisitoria.
Ha paura che lo facciate, che gli chiediate a bruciapelo se ha votato. Da piccolo, il vostro nemico diventava sempre rosso quando diceva una bugia e ora teme di essere scoperto.
Non ne può più, si sente come quando temeva l'interrogazione. La tensione è arrivata al parossismo e non vede l'ora che tutto questo finisca, che l'angoscia di deludervi, di affrontare il vostro giudizio e di essere messo all'indice finisca archiviata in soffitta.
Fino alle prossime politiche.

09.05.05

INDICE PUNTATO

Facce da schiaffi

Simpatica questa Rodotà. Non so se l'avete mai vista in Tv. Io me la son vista comparire sullo schermo qualche settimana fa a Ottoemmezzo.
Grugno malmostoso e banalità sciorinate con grande sussiego: ma bene, mi son detta, casomai la Sotis passasse a miglior vita (andasse in pensione, intendo), abbiamo le scorte per i prossimi vent'anni.
E infatti. L'arguta Maria Laura firma oggi un corsivo, sul Corriere, in cui commenta l'ormai arcinoto complimento del Cavaliere ("e poi è anche molto bello") all'indirizzo di Blair.
Fin qui, normale amministrazione. Un articolo che galleggia a pelo d'acqua, accennando appena al rapporto tra politica e strategie mediatiche.
Fin qui, di nuovo, normale amministrazione, compresa l'incoerenza di girare a vuoto attorno all'idea che il Berlusca incarni un ideale di bellezza tutto italiota dopo aver snocciolato, a mo' di esempio, i nomi di Bush, di Rasmussen e del già citato Blair accanto a quelli del sindaco di Firenze Dominici e del solito Rutelli.
"Il suo personale concetto di bellezza è da italiano aspirazionale, vitale, desideroso di apparire ricco (non gli ci vuole molto) e distinto; e si inserisce in un filone estetico che parte dal Carlo Dapporto delle riviste musicali e arriva al Flavio Briatore delle vacanze in Costa Smeralda. Sfiora il Franco Fabrizi dei Vitelloni di Fellini, approda negli anni ai personaggi dei fratelli Vanzina(...)".
Uh, quanta carne al fuoco. Ma ecco il salto carpiato: "In quanto, a pensarci, la passione estetica di Silvio B. è molto italiana, ma rientra in un genere di intrattenimento politico ormai globale".
Ma sì, dai, non sottilizziamo. E' un articoletto di costume riempipagina, niente di che. Senonché il veleno, quello vero, mica se lo ciuccia il Berlusca. Mica Bush o Blair. Eh no.
Chiediamoci, su, chiediamoci perché il Cavaliere punta tanto sul rostro sbiancato, sulla pelle tirata e sulla recente piantumazione della pelata. Perché, perché? "Perché è uomo di spettacolo; perché da sempre punta sul consenso femminile poco documentato e poco mediato, insomma di quelle che dicono "però è un bell'uomo" e votano sull'onda (...)".
Toh. E io che ho sempre pensato che l'estetica berlusconiana fosse una cosa reale, un problema serio, un grimaldello potente che è riuscito a far leva nelle zucche vuote.
Io che l'ho vista realizzata nell'impero editoriale che s'è poco a poco costruito, io che la vedo come una lunga storia che ci porta dalle ragazze del Drive in ai calendari.
Io che ho sempre sentito gli uomini blaterare tanti bei discorsi di sinistra, ma le gnocche di regime, non gliele toccare, secondo la ben nota formula del panem et circenses.
Io che le donne - quelle che non hanno bisogno di fare le stronze con le altre per sembrare più intelligenti - le donne vere, dicevo, le tengo su un palmo di mano. Altro che "consenso femminile poco documentato e poco mediato". Mai conosciute io di sgallettate che cinguettano "però, bell'uomo".

22.04.05

INDICE PUNTATO

Panzer Kardinal all'esame di logica

Io sono una che se la beve un po'. Se mi dicono che un settantottenne coi capelli bianchi si fa il culo quadro da una vita su testi di filosofia e di teologia, tendo a dar per buona la fama che s'è fatto di uomo colto e intelligente.
Poi lo sento parlare, leggo qualcosina di suo pugno e mi dico che sì, i tomi non devono solo preso polvere sui suoi scaffali.
Ma nella vita non si sa mai. Spesso è tutta propaganda e menomale che qualcuno pronto a disilluderci lo si trova sempre.
Ed è così che, di fronte all'ormai celebre lamento di Ratzinger sulla "dittatura del relativismo", m'imbatto in un epitaffio senza appelli: è una stupidaggine.
Oh, addirittura. Non è un po' troppo così, senza minimamente articolare l'argomento? Si pensa davvero che Panzer (ormai ex) Kardinal non abbia presente l'intima contraddizione in termini dell'espressione?
Evidentemente no. (Tra parentesi: questa cosa non finirà mai di stupirmi. Oggi tocca al bavarese, altre volte, l'ho già detto, a Severino, che si prende dello scemo un giorno sì e uno no. Mah).
Menomale che qualcuno, oltre al motore e alle ruote, ha montati i freni: "tutto è relativo" (laddove per "relativo" s'intenda l'impossibilità che vi sia alcuna verità assoluta) è una proposizione contraddittoria, dice Adinolfi, richiamando Aristotele.
La contraddizione è perciò tutta interna al relativismo, che a rigore non può porre fermamente se stesso. Sicché l'enunciato "nessuna verità si può imporre sulle altre" è come un tavolo a tre gambe, un congegno dotato di dispositivo autodistruttivo, un nulla di fatto.
E' un po' come dire che tutto è una pratica e che anche i soggetti sono al più "soggetti alla pratica": tutte proposizioni che devono, per così dire, mettersi di sbieco. Una posizione di uno scomodo pazzesco, un po' come dondolare su tacchi altissimi. Del resto, essere alla moda ha il suo prezzo.
Parla di dittatura, Ratzinger, per un motivo banalissimo e sotto gli occhi di tutti: oggi, se ti appelli alla verità e sei fuori dal sacro orticello della scienza, ti tirano le pietre.
Gratta gratta, sotto la vernice modernista e relativista ti trovi il solito intollerante con la verità in tasca. Esagero? E' che dovrei leggere meno blog, ecco cos'è.
Ora l'analisi del discorso papale, pubblicata su Il Riformista, rimbalza l'accusa di fondamentalismo sulla pretesa cattolica di imporre la fede.
Intanto, contesto assolutamente che sia espressa, nel magistero cattolico, tale intenzione. Lo fosse, essa rappresenterebbe un assurdo logico e dottrinale (una fede imposta non è una fede), un atteggiamento contrario allo spirito cristiano quale è tramandato dalle Scritture e una cosa di fatto impossibile.
Penso che Adinolfi avesse in mente, nel muovere quest'accusa, la contrarietà cattolica a tante leggi (sull'aborto e sul divorzio ieri, sulla fecondazione assistita oggi o sulle adozioni alle coppie gay cui Zapatero ha appena dato il via libera).
Ma qui di nuovo dissento, perché bisogna essere coerenti, signori, e concedere che anche i cattolici (o i musulmani o gli ebrei, quale che sia la loro posizione in merito) votino secondo coscienza e, sempre secondo coscienza, esercitino, laddove credono, il diritto all'obiezione.
Dico, lo si è concesso a quelli che non volevano prestare servizio militare, non lo si vuole ammettere ora, di fronte a questioni ben più impegnative che non dodici mesi più di noia che di naia?
Ma ecco appunto la malafede dei relativisti (l'ho detto, che basta una grattatina e viene fuori): il cattolico è un fondamentalista, vuole imporsi. (Ma che fesserie andate dicendo, che le chiese son semivuote e tutte le loro battaglie sono perse in partenza? Al più sarete proprio voi, con la vostra protervia travestita di liberalismo democratico, a far tornare la gente in chiesa, vedrete. Siete riusciti a far vincere questa destra scassatissima, vi riusciranno altri miracoli, altro che Wojtyla).
Poiché credo che un dialogo proficuo si fondi sulla disponibilità di ciascuno ad addentrarsi il più possibile nella noosfera in cui si muove il proprio interlocutore, ritengo non si possa trascurare, nel dialogo-scontro col cattolicesimo, la centralità, per la dottrina della Chiesa, dei temi della perdizione e della salvezza. Dell'inferno e del paradiso. E' su questi scalini che avviene un salto esperienziale dalla dimensione strettamente logica a quella di fede. Se non si tiene conto di questo e si appiattisce tutto il discorso su menate sillogistiche con le quali si spera di poter mettere alla berlina la tanto celebrata cultura di Ratzinger (ma fatemi ridere, va), non si va da nessuna parte. La questione non riguarda solo il rapporto tra i laici non credenti e i cattolici, ma anche quello con i musulmani, che hanno al loro interno più preoccupanti problemi di interpretazione del dettato coranico, con risvolti politico-sociali incandescenti per tutti. (E non hanno nemmeno un papa, maledizione!)
Quelle suddette sono questioni radicali che bastano da sole, se inquadrate con l'attenzione che meritano, a far comprendere quale sia il dilemma di un cattolico che nella propria vita pubblica, politica e sociale è chiamato a mettere in gioco la "propria" verità come fosse una qualsiasi tra le altre (e così non è per lui) e ad acconsentire ad atti che rappresentano peccati gravi nell'ordine divino delle cose che le Scritture gli rappresentano e in cui lui ripone la propria fede.
Certo, poi io mi ritrovo a chiedermi, al pari di parecchi altri, come sia esistenzialmente sostenibile la fede in Cristo, soprattutto quando sento gente che dice: ho sentito la chiamata, ho avuto la vocazione, l'ho incontrato. E' un tipo di esperienza per me inimmaginabile. Tuttavia cerco di entrare nei panni di chi, con tutto il fervore di cui è capace, fa queste affermazioni in un tempo in cui - diciamocela tutta - parlare in questi termini significa esporsi al ridicolo.
Trovo davvero sorprendente che ci sia ancora così tanta gente che vive in una dimensione anacronistica e indicibile, mentre tutto corre in direzione contraria.
Constato semplicemente che avvicinarsi al "ridicolo" anche solo per raccontarne le ragioni significa esserne in qualche modo contagiati. Ecco perché molti pensano che giovi di più, alla propria allure intellettuale, il trattare di questi argomenti con le pinze, piuttosto che prenderli con le nude mani, e con ciò produrre critiche che parlano a se stesse, con sottile ma sterile compiacimento.

11.04.05

INDICE PUNTATO

Cattolico!

Irritazione. Profonda irritazione.
Letti in giro i commenti degli Intelligenti a corollario di queste esequie papali, m'è preso un gran prurito alle mani.
E anche alla punta dei piedi, a essere onesta.
Pare insomma che anche le lacrime facciano differenza se provengono dalla tasca destra (fascista, catto-clericale, ottusa, stupidamente emotiva, ignorante, influenzata dai media e tipica del popolo bue) o dalla tasca sinistra (santa - questa sì - per acclamazione popolare, progressista, illuminata, colta, razionale e via, virtù cantando).
In folla a piangere per Berlinguer va bene, in coda a piazza San Pietro per il feretro del papa polacco, no buono.
Caragnare de visu, in corteo, su carta e online per Occhioni Sgrenati, quasi-martire dell'informazione, è cosa nobile, nobilissima. Commuoversi per Wojtyla è roba da deficienti.
Si potrebbe continuare ad libitum, ma il concetto è chiaro.
Cattolico è il nuovo insulto post-moderno, è l'adesivo che gli idioti ti appiccicano sulla schiena se tenti un discorso che non sappia di cicca rimasticata.
Irritazione. Profonda irritazione.

Update: ringrazio chi mi ha segnalato questo post di Mozzi. Linko e sottoscrivo le domande lì espresse.

24.03.05

INDICE PUNTATO

Botte da (urbi et) orbi

Il cardinale Ratzinger (il futuro pontefice?) scrive i testi della via Crucis e non risparmia le bastonate per i confratelli: "Quanta sporcizia c'è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui. (...) Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano".

Il testo completo nel blog di Sandro Magister

07.03.05

INDICE PUNTATO

Adiós, compañeros

Cent'anni fa, nella scomoda ostilità di uno scompartimento ferroviario, rannicchiavo la morte nel cuore dentro le ali spiegate de Il Manifesto. Come appoggiare una pezza fredda sulla fronte febbricitante. Ah, che lenimento, quale frescura.
Mentre l'acqua saliva, arrivava alla gola e le gambe si dibattevano, la corrente mi portò un salvagente al quale mi aggrappai. C'erano senso, appartenenza, verità a chiare lettere, menzogne svergognate e un mondo interpretato, lì dentro. Nero su bianco. Non v'era che da leggere e assentire: sì, sì, sì.
Ora non ricordo più l'ora né il giorno, il come e il perché dell'ultima copia. Decisi, credo, quando il magma si cristallizzò e sentii la disperazione farsi adulta e insofferente di appigli e palliativi.
Pagai l'ultimo pedaggio al casello d'uscita da quell'autostrada a quattro corsie, abbassai il volume dell'autoradio e feci ciao con la manina agli amici in diretta da radio-maria-popolare.
Distinti saluti al loro sempiterno vittimismo, alle loro fedi gemelle, ai riti sciamanici, alle ostie benedette, ai loro chi non è con me è contro di me, a trincee, battaglie, nemici, invasamenti dionisiaci e apparizioni soprannaturali.
E profondi ossequi ai visionari delle centomila pallottole a salve, deviate da mani materne, abbracci sinceri ai depositari di sconvolgenti verità, secretate e sigillate in ceralacca perché i tempi non son maturi.
Buffetti alle guance dei poveri Brancaleone che ringhiano goffe smentite, consapevoli che la miglior difesa è l'attacco, e calde carezze a questi scribacchini da Vivibaghdad, in caftano e pashmina, bambini che fanno oh in giro per mercatini e moschee, con un po' di spik inglish in tasca, il sorriso sprovveduto di chi si sente dalla parte giusta, una macchinetta digitale, qualche foto malfatta e tanto, tanto amore.
Mille baci a tutti questi inutili dilettanti pieni di ardimento e convinzione, che del mondo arabo nulla sapevano, nulla sanno e nulla spiegano.
E convinti battimani ai tanti dervisci della parola, roteanti come trottole in girotondi inconcludenti, che per un po' ho pure pensato però, bravi, prima di vedere che la fumata era sempre nera.
Saluti carissimi ai valorosi reduci dell'Hotel Palestine, che appena scesi a Ciampino corrono direttamente al Quirinale a ritirare qualche premio giornalistico, mentre l'Africa langue in un fiume di sangue, ma lì non ci sono gli yankees e quindi si fottano tutti, che abbiam da fare la morale agli idioti.
Ciao ciao anche ai convertiti dell'ultim'ora, col ciglio umido per l'amico Nicola, bravuomo e soprattutto utile, sebben che fosse di vil razza dannata.
E già che ci siamo, buon otto marzo alle ritanne risvegliate che alla loro veneranda età scoprono maschilisti e squadristi tra gli amici migliori (ah, quante incredibili verità si palesano quando si viene punzecchiati!) e a quelle che si commuovono per lo schiavetto che al supermercato riempie il sacchetto e porta loro la spesa a casa, perché questa sì che è vita, signore, questo è il gusto, perbacco, dell'esser donne.
Adiós, compañeros, adiós, voi che svarionate proclami lassù sul pero. Attenti a calarvi con cautela, ché il rischio c'è: vi si strappano le braghe e si sbucciano le terga. In campagna elettorale già iniziata, non sta mica bene.

16.02.05

INDICE PUNTATO

Un contributo alla confusione generale

Volevo scrivere di libri, di atteggiamenti pseudo-elitari, di molle pigrizia e metafisiche ad hoc, che tengo come reliquie nell'armadio, insieme con l'antitarme.
Di estetiche viola, anche, ed etiche in tinta, stessa taglia, comprate all'Oviesse per sentirmi n'anticchia pop, che poi piaccio di più e me la tiro di meno. Ma mi tiravano loro, 'ste stronze, sui fianchi. Eccesso di dannate backstreets, I suppose.

Ti piace così, sono più sciolta, più spendibile? Se vuoi, mi metto a masticare la cicca e abbino calzettoni colorati + anfibi + mini, come ho visto fare alla figlia della Mina, una volta dal giappo. Anzi no, aspetta, adesso elimino i punti le virgole le maiuscole e ancheglispazi. Libertà anticonformismo rottura delle regole degli schemi. Di sticazzi, perdio!

E lungamente raccontarmi, volevo, poi dall'alto sorvolarmi, irrimediabilmente fuori moda e spettinata come sono, per capire com'ècos'ècomecristopuò un timpano piombato sentire dappertutto suoni sordi e questa ottusità chiamarla critica letteraria.

Eh, come dici? Non ti arriva nulla al corazon, non ti ecciti, non ti emozioni, non fila e non fonde? Hai ragione: questa colla ha troppi gradi di separazione dalla melassa e il birignao non è di marca. Sei brava, hai fiuto, non lo rifilano a te un Louis Vitton tarocco, accattato per venti euro alla stazione, con ombrello tascabile in omaggio. Ché poi, maledizione!, nemmeno piove.

Avrei voluto scrivere di libri, di editori, di blogger ubriachi, ma poi qualcuno ha detto meglio di me. Ubi maior.

29.01.05

INDICE PUNTATO

C'est plus facile

In piedi! Il gotha maschile dei blog si è pronunciato.
Leggendo le riflessioni (le riflessioni?) Pardon, contemplando le flessioni qui, qui, qui e qui, ho formulato i seguenti pensierini in ordine sparso.
C'era una volta il ginnasio. Vale a dire, epiche mazzolate, morti e feriti. Iscritti in quarta 30, sopravvissuti (incerottati da esami di riparazione compresi) 20. In quinta: iscritti venti, superstiti 15. Cattivoni. Mondo crudele. Fascisti.
C'era una volta Giovanni Gentile, appunto. Ora c'è donna Letizia Brichetto in Moratti. Eh, le cose cambiano.
C'erano una volta le sezioni del Pci. I ragazzi ci andavano a studiare Marx e Gramsci. Oggi un partito di taglialegna e boscaioli avanza compatto dal Mediterraneo all'Atlantico. Camicia a quadrettoni, maniche rivoltate, scarponcini cingolati, presa forte e decisa, si marcia verso il sol dell'avvenire. E' l'Italia dei valori e il God Bless America. Ma è anche Zapatero, Chavez, Tony e il Mortadella. E' il revival di Sette spose per sette fratelli, insomma, di una virilità muscolare di spiccio buon senso. Anabolizzata e cardiopatica, d'accordo, ma che intanto il Capitale ce l'ha in saccoccia o nel pacco. Tastandoselo, ha capito che la sinistra è in crisi per colpa di un branco di cacadubbi dediti alle solite masturbazioni mentali. Che dite, voi laggù in fondo? Che somiglia un po' troppo alla destra e la gente non vede più la differenza? Troppo Marx in passato, troppo poco oggi, chiedete? Ma per favore, non rompete... com'è che si dice? Ah, sì: non rompete il croccante. il mondo è semplice, facile da capire, facile da governare. E ricordate: studiate l'inglese e il mondo anglosassone, che le cose cambiano.
C'erano una volta Giulio, Giaime, Leone, Cesare ed Elio. C'era una volta l'Einaudi e le riunioni del mercoledì. Oggi c'è Loredana - sottobraccio un libro pieno di refusi (ma si può, dico, si può?) - che accompagna i ragazzi al saggio di danza di fine anno, fra tutù, cipria e quaranta di piedi infilati nelle scarpette da ballo. In posa per la foto ricordo, un pissi pissi corre tra le fila: te lo immagini come rosicano gli altri?
Ah già, dimenticavo: le cose cambiano, amici. Eccome se cambiano.

20.01.05

INDICE PUNTATO

In definitiva, una farsa

Si consideri il paradosso: sul tavolo delle "trattative", c'è il riconoscimento del valore d'uso degli embrioni per due ordini di finalità: curative tout court da un lato e curative della sterilità, quindi in seconda battuta "generative", dall'altro.
Il paradosso sta in questo, a mio avviso: l'attribuzione all'embrione d'un valore d'uso è premessa indispensabile perché, qualora l'accrocchio fecondativo riesca, l'embrione si trasformi in qualcosa/qualcuno che ha in se stesso la propria finalità e che smette d'avere valore d'uso pena il decadere dell'acquisita sua dignità umana.
Quando e come avvenga questa trasmutazione di senso, a prima vista legata semplicemente al successo d'una tecnica, non è dato sapere. L'embrione non è persona, si dice, ma quando avviene il passaggio dal non esserlo all'esserlo non mi è chiaro. Ve lo ricordate, no?, il paradosso di Achille e della tartaruga? Ecco. Siamo in panne in egual modo.
Mi chiedo anche cosa significhi "persona". Immagino, nelle possibili risposte, un elenco di attributi riconosciuti anche dai codici (l'inviolabilità di principio, per esempio), ma mi sfugge l'atto o la circostanza fondativa dell'esser persona (il concepimento, la nascita, la formazione del dna, cosa?). Insomma, mi sono distratta io, si tratta di ignoranza o forse non è ancora stato elaborato un discorso serio su queste che sono ormai espressioni correnti, tanto diffuse quanto concettualmente nebulose?
Ora mi si può dire: queste son quisquilie accademiche, qui c'è gente che muore di gravi malattie, si può avere il cuore di stare a soffermarsi su questioni teoretiche?
Tra l'altro, leggo proprio ora, da un'intervista a Luca Coscioni sul Corsera Magazine: "Non credo a nessuno di loro. Non posso credere che considerino l'embrione davvero una persona, che possa soffrire per l'embrione: nessuno potrebbe farlo, perché la sofferenza, la compassione per gli altri sono legate a sentimenti, idee, emozioni che si incrociano nel mondo delle persone e non in cellule osservate al microscopio".
Vorrei che si riflettesse su questo, intanto: l'umoralità che taluni lamentano pesare su queste disamine, il sentimento vibrante, la compassione, il Talitha, cumi che si vorrebbe pronunciato, se non da un dio che si dice morto, quantomeno dal dio moderno della tecnica, ebbene tutto questo pathos è nettamente sbilanciato a favore di chi è qui tra noi, visibile e tangibile col carico delle sue sofferenze. Quel che accade nell'infinitesimale non ci scuote altrettanto. Così come le guerre non testimoniate ci toccano di meno, così come tutto era diverso prima che qualcuno dimostrasse la sofferenza del feto abortito, così come tutto ciò che è lontano dagli occhi, è lontano dal cuore.
Ma non è su questo piano che voglio scendere. La gara a chi si commuove di più e per cosa non mi interessa. A me interessa l'Essere. Il mio, il vostro, quello degli embrioni. L'Essere con la e maiuscola. E su questo tema ho già fatto in passato le mie riflessioni.
Poiché considero assurdo - d'accordo con Severino - il concetto di "essere in potenza" (perché implica l'idea di nihil absolutum e quindi di un divenire che è continuamente nientificazione di ciò che è stato e creazione ex nihilo di ciò che è e che sarà), e poiché convengo nel ritenere il divenire il manifestarsi degli eterni nel cerchio (eterno) dell'apparire, ne consegue che tale (cioè eterno) è anche l'embrione, nell'ambito di questa visione, e necessario il legame che unisce il suo manifestarsi in quanto primo agglomerato di cellule al manifestarsi dell'individuo adulto ch'esso è destinato a diventare.
Data questa premessa, va da sé che se la soppressione dell'individuo adulto è da considerarsi omicidio e se l'eventuale finalizzazione della sua esistenza al servizio di qualsiasi scopo è da intendersi come un insopportabile asservimento, tali principi morali sono da estendersi anche all'embrione.
(Ricordo che questa tesi è considerata fuori dalla Chiesa e che si tratta - non ci sarebbe bisogno di ribadirlo, trattandosi di filosofia, quindi di un sapere interessato alla ricerca della verità e non alla fede - di una posizione assolutamente laica).
La legge sulla fecondazione assistita cerca di salvare capre e cavoli operando un compromesso tra le possibilità messe a disposizione delle coppie sterili dalla tecnica e l'imperativo morale di garantire a ogni "essere in potenza" il suo svilupparsi in "essere in atto".
L'accrocchio non riesce granché e s'arrampica su limitazioni (l'impianto di non più di tre embrioni per volta, che rappresentano il limite massimo di feti che in generale una gravidanza riesce a sopportare senza sicuro rischio di morte per qualcuno dei feti) che di fatto - lamentano i critici della legge - rendono inefficaci le tecniche di fecondazione assistita. (Anche qui però i pareri dei medici sono discordi).
La fragilità del compromesso dipende in parte dalle premesse teoretiche (Severino ha mostrato perché a suo dire la difesa cattolica dell'embrione abbia i piedi d'argilla), in parte dallo scarso senso, quando non dall'impossibilità, di limitare l'efficacia della tecnica. La tecnica non è, infatti, se non è lasciata libera d'agire al massimo della sua potenza.
Ora io ho qui espresso una tesi filosofica indigeribile ai più. E mica pretendo di convincere nessuno. Dico questo, anche a quelli cui questo approccio non importa un fico secco: definito genericamente l'embrione un "non ancora" o anche solo nient'altro che "materia organica", quale peso si intende conferire alla decisione di deviare il corso degli eventi che porterebbero lo stesso alla maturità di feto?
Insomma, accade o non accade qualcosa di importante in questa decisione, che non merita d'esser liquidata con pressappochismo, trascuratezza ed eccessiva disinvoltura? Per indole, io che non gradisco sconti di nessun genere, amerei che si dicesse: sì, in quest'atto si decide un destino e si compie un sacrificio sull'altare di maggior bisogni e sofferenze.
Si può arrivare a dire "io uccido", come dicevo in un post di qualche tempo fa, o anche soltanto - ma almeno! - "io interrompo un processo inevitabile che porterebbe a una vita umana". L'indifferenza no, non l'accetto. La sbrigatività e la noncuranza nemmeno.
E mi piacerebbe anche che non si sbertucciassero le opinioni di chi considera l'embrione un individuo (in potenza o in atto), perché il dilemma morale che si pone non è da poco: essere cittadini di uno Stato democratico, che cerca di garantire a tutti eguali dignità, diritti e doveri, significa rimanere inerti e permettere ciò che si considera un omicidio? Siamo sicuri che la posizione, mettiamo, di un cattolico debba esser tacciata di illiberalità?
Io per esempio, che ho detto come inquadro la questione, mi pongo questo problema: liberalizzerei tutto proprio perché sono convinta della giustezza di ciò che ho sopra esposto e perché, nella convinzione sperimentata giorno per giorno che la volontà di potenza vuole l'impossibile e non ottiene mai ciò che realmente vuole, se non nella propria illusione, lascerei andare questo fiume in piena dove vuole andare, cioè verso il paradiso della tecnica - e il massimo dell'angoscia - che l'attende.
Dall'altro lato, so che così facendo mi renderei complice di questa violenza e firmerei la resa contro ciò che più mi ripugna, cioè la consapevolezza che il limite di ciò che si può fare venga spostato ogni volta sempre più in là e che la tecnica crea altrettanti bisogni indotti e dolori e angosce di quanti prometta con la sua faccia d'angelo di risolverne, sicché nulla, ma proprio nulla viene ormai accettato come parte del proprio destino, ma tutti si è spossessati della propria storia.
Tutti pronti per amara ironia a tradurre l'antico conosci te stesso in un moderno "guardati dentro perché quel che t'accade te lo scegli". Finché però non si profili all'orizzonte la Soluzione. La pilloletta, l'operazione, la cellula magica, la provetta. Allora basta, non capiamo più niente.
Completamente accecati, corriamo come forsennati dietro l'ultimo ritrovato miracoloso e tutto ciò che è d'ostacolo dev'essere travolto. Figuriamoci poi se si tratta di qualche insignificante cellula che non ride, non piange e non ti guarda negli occhi.
Ed è impressionante il martellamento mediatico. La ricerca, la ricerca, la ricerca, vogliono bloccare la ricerca! Come se la Grande Cura fosse lì, dietro l'angolo. Invece sono anni e anni e anni che si favoleggia di queste staminali embrionali. C'è gente, tanta gente, che ride di Gesù Cristo in croce, gente che non crede a niente, ma guai quando parla il luminare, guai quando parla lo scienziato.
Il filosofo no, una bella pernacchia. Il dutùr in camice bianco è invece il Vangelo. Ma un po' di misura, un po' di sano scetticismo, no? Gente, io spero che abbiate ragione voi. Io spero che non salti fuori un giorno uno che ci venga a dire, com'è successo per le questioni climatiche e ambientali: basta allarmismi, l'elenco delle balle è questo.
Per finire, l'altro dilemma che turba chi pensa agli embrioni come vite umane in divenire è che sottozero ci sono 30mila embrioni sovrannumerari. Che farne? Buttarli via o usarli per fare del bene (detto col tono un po' enfatico)? Questo fatto a mio parere chiude la bocca a me, a quelli che, per tutt'altre ragioni, sono del mio stesso avviso, ed è la prova provata che la legge è splendidamente inutile, perché tutto quel che cerca, nello spirito, di impedire è già accaduto.
C'è una legge sull'aborto, intanto, che ha già stabilito cosa una società civile pensa degli embrioni e financo dei feti. E ci sono 50mila aborti l'anno solo in Italia, dicono le statistiche (mi pare pazzesco, ma così ho letto sul Corsera). I radicali dicono che sono diminuti del 44% quelli clandestini, ma intanto né l'aborto, né gli anticoncezionali, né le associazioni di aiuto alle madri impediscono l'accadere continuo degli infanticidi. Il che dovrebbe far riflettere un po' certi positivisti e progressisti, che pensano di bonificare in quattr'e quattr'otto il lato oscuro della vita.
Dunque, la legge è inutile, dicevo. Tutto questo lungo discorrere, anche. Perché la tecnica non aspetta, non considera obiezioni morali e/o filosofiche di nessun genere, non tollera alcuna limitazione e soprattutto produce coscienze tecniche.
Ecco perché, in definitiva, irrido alla cosiddetta "scelta di coscienza", ne sostengo l'impossibilità - a meno di fingere di vivere in un mondo altro, fuori dalla Storia e dal nostro tempo - e sempre più mi domando il perché di tutta questa farsa.

18.01.05

INDICE PUNTATO

In ricordo di S.

La prima volta ne sentii parlare quindici anni fa, al telefono.
"Sai, speriamo nelle staminali".
"Le staminali?".
"Sono cellule... stanno portando avanti delle ricerche. Così ci ha detto il professore, almeno".
"Speriamo".
La ricordo vent'anni fa al liceo, curva nel banco a fianco al mio, la bocca semiaperta sull'intrico contorto dei denti, gli occhi sfuggenti, i capelli un cespuglio spinoso.
Nell'insieme, una vita con la sufficienza in pagella e il fiato corto di chi corre a recuperar palloni e sa che gli applausi e gli inviti, mai e poi mai.
Eletta a raccogliere le sue rare e pudiche confidenze, io sola la conoscevo com'era, caustica e tagliente quant'altre mai, dimessa all'apparenza ma brillante tra le mura protette dell'amicizia.
Dopo qualche suo commento sibilato a mezza bocca, mi si sentiva ridere all'improvviso dal fondo dell'aula. "Che cos'hai, ti diverti?", mi chiedeva il prof. interrotto. Sì, mi divertivo parecchio e anche imparavo.
Più puntigliosa e precisa di me, si costruiva a prezzo di nottate in bianco una cultura rocciosa, puntellata da una memoria di ferro che mi impressionava.
Sua madre alle tre di notte la trovava ancora alzata, china sui libri, ed erano rimbrotti continui. "Dille qualcosa almeno tu", mi chiedeva.
In qualche modo uscimmo dall'incubo liceale e ognuna andò per la sua strada, lei con l'occhio al microscopio, io con Platone sottobraccio. Mi pareva contenta, a dire il vero, e stranamente a suo agio coi compagni di università.
Poi un giorno sua madre, al telefono: "Non sta bene, sai. Tutte le cose che studia, quelle che vede in laboratorio, la impressionano. Lascia perdere le ho detto". Io non capivo, mi pareva tanto strano. Dico, si può mica rimanere turbati dalla foto di una cellula?
Un anno dopo, "Ho cambiato facoltà", mi disse, "ho scelto Lettere".
"Ma sei sicura, è una scelta ponderata? Pensavo ti piacesse tanto quello che facevi". Niente, ormai aveva deciso. Contenta lei, pensavo.
Un giorno alla stazione, in attesa del treno per Milano, la vidi arrivare. Guardai due volte, incredula.
Disarticolata dalle manovre di un burattinaio ubriaco, incedeva a passi incerti col piede piegato a uncino, cercando a tentoni un appoggio sicuro. E così seppi.
"Non è sclerosi, guarda. Non riescono a fare una diagnosi", mi disse, raccontandomi del suo peregrinare per gli istituti di mezza Europa specializzati in malattie degenerative del sistema nervoso.
I suoi spesero parecchio per tentare tutte le cure possibili, ma dopo un anno fu costretta ad abbandonare definitivamente l'università, ormai derubata della propria indipendenza.
E vennero le telefonate difficili, con la voce rotta e affannosa, ché la malattia influiva anche su quello.
"Come stai?".
"Al solito".
"Uhm".
"Ma speriamo nelle cellule staminali".
Sono passati quindici anni e tre comete.

In Tv, ieri sera, ho sentito due scienziati esprimere, a proposito di queste ricerche, due opinioni opposte. Uno dei due sosteneva che assolutamente la cura di parecchie gravi malattie dipende esclusivamente dagli studi sulle cellule staminali embrionali. L'altra diceva invece che quanto ai risultati di ricerca non ci sono statistiche significativamente sbilanciate a favore della ricerca sugli embrioni rispetto a quella sulle cellule staminali adulte. Ora, ammesso e non concesso che la disamina di questo punto sia decisiva nell'orientare il comportamento elettorale in sede referendaria, io mi chiedo come si possa essere così superficiali da definire questa una scelta di coscienza. Pare a me questo sempre più un mondo di capezzoni di minchia.

14.01.05

INDICE PUNTATO

Mi serve un prestito

Scusasse, vossia, dov'è che devo mettere le crocette al referendum?
Ché se me lo dice prima cosa devo fare per far bella figura, risparmio la fatica di indovinarmelo da sola.
No, perché io la coscienza me la sono anche cercata, ma non l'ho proprio trovata.
Perciò sia buono, mi presti la sua. E non tema: gliela restituisco come nuova.

13.12.04

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Tu dimmi quando, quando

C'è chi dice dopo un soffio.
Chi dopo 24 ore.
Dopo tot settimane, dice la legge.
No, quando nasce!, dicono altri.
E perché non quando ride per la prima volta, allora?, interviene irriverente qualcuno. Del resto l'hai mai vista, tu, una scimmia ridere? Quindi potrebbe essere in quel preciso momento che la crisalide fetale si trasforma in persona, piccolo Zarathustra oltre l'umano troppo umano.
E chi lo dice?, chiede lo scettico.
La scienza!, afferma convinto il politico di sinistra. No, Dio!, replica il cattolico.
Che dite, l'etica!, tuona una voce da centro-destra.
L'uomo è piacere e dolore, dice il sensista, è un fascio di nervi che soffre e sorride alla vita.
Nossignore, è coscienza e capacità di autodeterminarsi, ribadisce il funzionalista.
Posizioni riduzionistiche!, conclude in sintesi il cattolico, che vede realizzarsi un disegno divino nella teleologia immanente che evolve necessariamente lo stato embrionale fino alla compiutezza dell'individuo.
Che ognuno faccia come vuole, pensa il liberale.
Con l'aiuto dello Stato, però!, ribatte il radicale, nella Babele sempre più confusa delle idee malferme, dei dubbi, delle decisioni prese e delle leggi discusse.
Sullo sfondo la Tecnica, ultima dea, sorride sardonica.

Tu dimmi quando, quando
non guardarmi adesso amore
sono stanco
perché penso al futuro.
Tu dimmi quando, quando
siamo angeli
che cercano un sorriso
non nascondere il tuo viso
perché ho sete, ho sete ancora.

01.12.04

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Una generazione di critici

Più che del saper scrivere in maniera eccellente, la maggior parte della gente è convinta di saper leggere e interpretare.
E ovviamente non c'è virtù più rara di quella più sfacciatamente millantata.

04.08.04

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Un tant al tocc

Sabato entro in libreria e da un ripiano mi attira un libricino con la copertina rossa, Se non è vietato, è obbligatorio. L'autore è Dave Eggers e la storia è quella della spietata competizione elettorale tra Stuart Craspedacusta e Murray Olongapo.
Lo prendo, penso. Vado alla cassa e mi sento dire: "Non può acquistare questo libro da solo: guardi bene l'offerta".
Torno indietro e scopro che in effetti il volume è disponibile solo come copia omaggio abbinata all'acquisto di altri due titoli minimum fax.
Rifletto due secondi: allora, questi geni markettoni di minimum fax hanno studiato il modo di prendere all'amo quel pisquano del lettore ingolosendolo col pescetto gustoso, che però, guarda caso, non può acquistare.
Trattasi di merce non mercificabile, come la canotta pincopallo o la borsaccia in plastica che ti regalano, chessò, con l'ultimo numero di Donna moderna.
O, perché no, come il libro xy che ti vendono all'edicola con il Corsera.
Sarebbe assurdo dire all'edicolante: scusi, vorrei solo il rossettodellapupainomaggio, del giornale non me ne può fregare di meno.
Insomma, mica siamo di primo pelo. Operazioni così ne fanno a iosa tutto l'anno. Eppure mi incazzo. Di brutto. Io volevo comprare quel libro e solo quello.
E mentre un rossetto, una canotta o anche il libro venduto nella formula "panino" insieme con il quotidiano posso comprarli singolarmente ovunque, di questo volume di Eggers è ahimé minimum fax, che io sappia, a detenere i diritti in esclusiva, per cui mi girano le eliche non poco d'essere così platealmente ricattata.
Non solo. Sul sito della casa editrice scopro che, volendo, se prenoto online "per soli trenta euro" (sic) i preziosissimi libri della collana Mini, ogni tre mesi mi arriva a casa un volume dei suddetti, ma SUBITO (in maiuscolo sul sito) mi arriva la chicca di Eggers.
Cioè, io pago 30 euro immediatamente, loro intascano, quel che ho acquistato mi arriva col contagocce, però, siori e siore, il libercolo del bel Dave plana uora uora nella mia cassetta della posta.
Figata, come si dice a Milano. Stronzi, dico io. E prezzolato anche il giornalista di La repubblica che così commenta la porcata: "Chi conosce Eggers si adatterà, chi non lo conosce è ora che ci provi".
No, ciccio, non funziona così. Io non mi adatto proprio per niente. I libri si scelgono come i partner. Per colpo di fulmine, per dispetto, per attrazione o repulsione, perché non avevamo niente da fare, per passione, per allegria o per non morire. Ma non un tant al tocc. Non per ricatto.

30.07.04

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Delitto e castigo

Leggo sul morituro Quattroeunquarto che "Oggi la stragrande maggioranza delle persone sta in carcere con altre ragioni, o scuse. La ragione del desiderio punitivo e vendicativo delle persone".
E' un'affermazione vera, non è vera, è condivisibile, non lo è? Impossibile rispondere: c'è la gente di mezzo. Cioè tutti e nessuno al tempo stesso.
La gente è un fantasmatico, ma non per questo meno reale, oggetto del pensiero. L'oggetto del mio pensiero. Il mio uomo massa, insomma, quello che la mia sensibilità mi rappresenta nel corso dell'incessante confronto tra l'io (con la sua inavvertita molteplicità) e il mondo, dove l'uno e l'altro termine di questa polarità sono in un rapporto di continuo commercio e quindi solo astrattamente individuabile - per lo più a beneficio dell'andamento dialettico del pensiero - come lo stanziarsi di poli distinti e autosufficienti.
Ora il mio uomo massa, la mia gente è antica più di quanto non sappia di essere.
E' arcaica, greca, cristiana, pagana, moderna e contemporanea al tempo stesso. La mia gente non è semplice. Non è forcaiola tout court. Piuttosto, non ha appigli etico-culturali sufficientemente saldi, al momento, per riuscire a metter pace tra tutte le sue anime. Soprattutto di fronte al sangue.
Che una di queste anime sia appartenuta - e appartenga per retaggio culturale - a un dio geloso e vendicativo è certo.
Che quel dio abbia generato da sé il superamento della propria stessa weltanschauung, sublimata in una divinità più tollerante e pronta al perdono, è altrettanto certo.
Che dio sia morto il giorno stesso in cui ha abbandonato la propria arcaicità per scendere a compromessi col pensiero tecnico e tentare la via della modernità, e che infine questo processo di necrosi sia senza ritorno è un'ovvietà filosofica - e quindi elitaria - della quale nemmeno l'ateismo modaiolo ha compreso la portata. E tuttavia è una realtà anche questa.
Quindi siamo qui: noi e il sangue, le mani tra i capelli, confusi, nessun dio cui appellarci, nessuna comunità alla quale stringerci, nessun codice cui fare riferimento.
Il sangue va lavato: lo sappiamo per istinto primigenio. Ma non sappiamo come, quando e perché. Il crimine va espiato: anche questo sappiamo per istinto di conservazione di quel che resta del nostro vivere associato. Ma anche qui non sappiamo più come, quando e perché.
Ora, che si denunci la condizione disumana in cui versano le tante carceri fatiscenti di questo Paese è cosa dovuta.
Ma bisogna anche capire che il carcere in quanto tale è uno degli ultimi baluardi di una cultura che, prossima al crollo, si aggrappa alla fede nell'inoltrepassabilità di un limite etico nonostante la Tecnica sia lì a dimostrarle, ogni giorno, che la volontà di potenza ha successo e che tutti i limiti sono oltrepassabili.
Non solo. Bisognerebbe cogliere anche l'incolmabile abisso che c'è tra la più disgraziata delle vite dietro le sbarre e il sangue versato, altrimenti si finisce per fare un discorso che alimenta colpevolmente la conservazione dello status quo senza dare altro contributo alla cosiddetta crescita della coscienza civile se non quello di dire a questa stessa coscienza: vergognati di te stessa.
Ora la questione carcere sì - carcere no non può essere trattata in termini massimalisti. Né in termini blandamente moralistici, sia in un senso che nell'altro.
Nemmeno il Codice di per sé solo - anche laddove stabilisce i termini di legge nei quali è lecito applicare le misure di custodia cautelare - basta a illuminare l'agire fuori da ogni ragionevole dubbio.
Prova ne è il recente ritorno alla ribalta di un celeberrimo fatto di cronaca, attraverso il quale è risultata evidente l'opinabilità delle considerazioni sulla base delle quali si stabilisce la reale pericolosità sociale di un indagato, di un imputato o di un reo.
S'è visto che le reazioni alla temporanea conclusione di questo caso giudiziario hanno da più parti stuzzicato argomentazioni di ordine sociologico nonché osservazioni in merito al sistema giudiziario in generale, al Codice penale e alla sua applicazione.
Intanto, ammesso e non concesso che la "gente" si scandalizzi del fatto che una condannata a 30 anni di reclusione per un reato gravissimo, seppure in primo grado di giudizio, rimanga a piede libero, ciò avviene, a mio parere, non per gusto forcaiolo o istinto di vendetta. Né la Procura che non ne ordina l'arresto agisce in tal senso per motivi umanitari, per incoerenza o perché la condanna non è ancora definitiva. Nossignore.
Lo fa, io ritengo, per un motivo ben peggiore dal punto di vista dell'interessata (se solo la signora arrivasse a comprendere la mostruosità della cosa).
Lo fa perché ritiene - evidentemente sulla base delle perizie psichiatriche - che l'assassina fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto, nonché animata da un preciso movente che su quel bambino e solo su quello doveva scatenarsi nella furia omicida. Questo a prescindere dalla probabile rimozione psicologica del fatto commesso.
In sostanza, la Procura deputata alle indagini s'è fatta un'idea dell'assassina (o presunta tale, fino a prova contraria) ben più atroce di quella che si sarebbe fatta l'opinione pubblica, peraltro comprensibilmente disorientata, che la ritiene - sulla base dei fatti a sua conoscenza - semplicemente una squilibrata.
In conclusione, certo pressappochismo alla Alberoni, con il quale si liquidano troppo superficialmente problematiche che attengono alle radici di tutta una cultura, e l'immaturità dei tempi, che impedisce a visioni altre di attecchire nella coscienza collettiva, congiurano a sufficienza per inficiare le già fragili basi teoretiche di una revisione complessiva del rapporto tra delitto e castigo.
Ma non c'è dubbio che il colpo di grazia alle stesse arrivi dal ricorso a esempi che ritengo sbagliati e fuori luogo. Franzoni e Battisti su tutti, giusto per non fare nomi.

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La legge è uguale anche per tutti

Oggi finalmente sapremo perché la magistratura ha finora dispensato l'avvocato Taormina dall'obbligo di denunciare tempestivamente il presunto colpevole di un crimine gravissimo.
Il fatto costituisce reato per ciascun semplice cittadino: vorrei capire sulla base di quale motivazione si è ritenuto che l'attività investigativa svolta dal collegio difensivo della Franzoni potesse continuare indisturbata per oltre due anni, mentre un pericoloso killer se ne stava tranquillamente a piede libero, pedinato da qualche obeso tomponzi.

23.07.04

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Ti distingui dal luogo comune

Farlo gratis con tutti. Ah, che bello. Parli a vanvera con tutto il mondo (ma che c'avrai mai da dire a tutti? E stattene un po' zitto, sparisci, scompari almeno d'estate, va) e ti viene restituito un bonus fino a 300 euro. Sono le meraviglie della Super Summer Card di Vodafone. E puoi rinnovarla per un altro mese: cosa vuoi di più?
Uhmmm. Pre ci sia un problemino, caro amico logorroico.
Ora lo so, tu sei furbo e questo è il paese dei balocchi. Perciò ti sei fatto i tuoi calcoli: ora attivi la SSC e per un mese intorti un po' di belle pupe "gratis". Poi, finita la pacchia estiva, hai il tuo bel bonus di telefonate da spendere in un anno con la fidanzata ufficiale.
Sicché ci prendi gusto e fai l'errore fatale: rinnovi la SSC per un altro mese.
Bravo fesso. Perché la cangurona australiana mica te l'ha spiegato bene, ma sai, chi s'è preso l'incomodo di chiamare il 190 per avere ragguagli ha scoperto che, se ci caschi e rinnovi la carta, finisce che perdi il bonus accumulato prima e ricominci da zero.
Ora, io spero che l'impiegato del call center, chi l'ha chiamato o entrambi avessero bevuto un po' o fossero storditi dal caldo, perché non voglio credere che davvero Vodafone si metta a lucrare sui soldi delle telefonate che uno fa in un mese di ubriacatura estiva - e che altrimenti non avrebbe fatto.
L'utonto è stato invitato dall'omino del 190 a dare un'occhiata al punto 6 delle Note che in corsivo minuscolo sono apposte all'offerta: "Nel caso in cui il rinnovo avvenga prima dell'esaurimento del bonus, il residuo non contribuisce al traffico utile all'accumulo del bonus successivo". Boh.

Come stai
ti distingui dal luogo comune
ti piace vivere come sei
e rispondere solo a te

22.07.04

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Risiko Champions League

State zitti, andate a lavorare, intimano certe facce da kiulo senza kiulo.
Zitti e mosca - insistono codeste scimmie - e avete rotto le palle voi che non v'inchinate di fronte alle nostre sudate carte igieniche, imbrattate di spiritidiozie a buon mercato, e che rosicate senza sosta, invidiosi del nostro successo.
Cristobenedetto, qualcuno faccia qualcosa, per pietà. Possibile che nessuno abbia un Nobel per la illetteratura che gli avanza?

19.07.04

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Finché c'è la salute

Qui, nella ridente Cittaslow - sapete, quelle città che si distinguono per "qualità del tessuto urbano, accoglienza, arte del ricevere, cura e rispetto dell'ambiente, politica delle infrastrutture, gusto per la buona tavola" - da anni l'orologio del campanile segna solo il tempo di morire, mai quello di nascere.
E' cos&i