ANIME SALVE


Alla finestra

Volti, mari e bellezze senza tempo.

Argomenti

BOOKMARK
GLORY DAYS
I NUOVI RACCONTI DEL MARESCIALLO
I WILL SURVIVE
IL CIRCOLO DEI VASTASI
IL PUNTO
INDICE PUNTATO
L'ARCO E LA FRECCIA
MIGLIOR COMMENTO
SENZA PAROLE
STRETTAMENTE PERSONALE
TRENDY

Come eravamo

Maggio 2010
Aprile 2010
Marzo 2010
Febbraio 2010
Gennaio 2010
Dicembre 2009
Novembre 2009
Ottobre 2009
Settembre 2009
Agosto 2009
Luglio 2009
Giugno 2009
Maggio 2009
Aprile 2009
Marzo 2009
Febbraio 2009
Gennaio 2009
Dicembre 2008
Novembre 2008
Ottobre 2008
Settembre 2008
Agosto 2008
Luglio 2008
Giugno 2008
Maggio 2008
Aprile 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Dicembre 2007
Novembre 2007
Ottobre 2007
Settembre 2007
Agosto 2007
Luglio 2007
Giugno 2007
Maggio 2007
Aprile 2007
Marzo 2007
Febbraio 2007
Gennaio 2007
Novembre 2006
Ottobre 2006
Agosto 2006
Luglio 2006
Giugno 2006
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
Novembre 2003
Ottobre 2003
Settembre 2003
Agosto 2003
Luglio 2003
Giugno 2003
Maggio 2003
Aprile 2003
Marzo 2003
Febbraio 2003
Gennaio 2003


Links...

+ Errore404

+ 2x0

+ Malvino

+ Forma mentis

+ Azioneparallela


Velociter

+ RSS 2.0


poWWWered by



 « torna alla HOME 

05.05.10

IL PUNTO

Avere è essere (per gli stolti)

"Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe, quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di essere disonesto; quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti?", Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844

IL PUNTO

Bignamino marxiano

Abissale, incolmabile sproporzione/incomparabilità tra tempo e salario.

29.03.10

IL PUNTO

Komunisti, in buona sostanza

"Da un verso vi è l’astensione cosiddetta «necessaria», dovuta a fattori quali malattie, incidenti o impedimenti simili, la cui entità è andata crescendo, soprattutto in relazione all’aumento medio dell'età", Renato Mannheimer sul Corsera

Vecchi, malati, rimbambiti e tetraplegici (è tutta colpa di)

24.01.10

IL PUNTO

Dimensioni del disastro

I figli fuori di casa anche oggi stesso, coi Pampers in mezzo alle gambe? Fosse per lui, il Brunetta dei Ricchi&Poveri, se ne farebbe materia di un decreto regio. Non fosse che il re è scappato con la cassa e di soldi neanche l'ombra. Tremonti, si sa, non scuce un euro. «La coperta è troppo corta», lamenta sconsolato il Ministro Furbetta. E se è troppo corta per lui, che minchia vuole dai normodotati?

07.01.10

IL PUNTO

Una volta qui era tutta campagna

Si usava Icq, ai tempi. Poi, d'un tratto, "piazza vuota": erano finiti tutti su Messenger. Risultato? Troppo affollamento ad alto tasso ormonal-adolescenzale e successiva migrazione dei trendsetter su Google Talk. Ed è stato lo stesso coi blog, via via chiusi per andare a infrattarsi su Facebook (ormai di massa e quindi out), Twitter e infine su Friendfeed, che è un po' come la linea gialla del metrò milanese: meno extracomunitari, nessuna puzza di sudore, fermata Montenapoleone.

26.12.09

IL PUNTO

Superman&Ratzinga

La caduta degli idolatri.

(Gli dèi se ne so' gghiuti)

17.12.09

IL PUNTO

E' uno sporco lavoro, ma qualcuno...

Piano di rinascita democratica della loggia massonica P2: controllo dei media e delle leve del potere, riordino dello Stato in senso istituzionalistico, impostazione selettiva dei percorsi sociali, abolizione della validità legale dei titoli di studio, separazione delle carriere dei magistrati, controllo del Csm da parte dell'esecutivo, rottura dell'unità sindacale, abolizione del monopolio Rai: la tessera 1816 sta facendo un buon lavoro, pare

19.08.09

IL PUNTO

Se sei figlio della solita illusione e se fai confusione

Questi leghisti sono formidabili. Ora c'è questo studente 24enne che scrive a Galli della Loggia, sul Corriere della Serva, per elencare le sue rimostranze di padano trattato come una «mucca da mungere». Inizia, il ragazzino, a sconfessare l'Unità d'Italia (come se non dovessero avanzare simili lagnanze anacronistiche le singole regioni di tutte le nazioni del mondo) e termina lamentando la paura che «l’Italia di domani di italiano non avrà più nulla». Decidersi, ragazzo, decidersi. Il suo timore, povera stella, è che ciascuna cultura venga considerata sullo stesso piano (ma dio santo, dove studiano questi mocciosi?), che si perda «quel poco di memoria storica che ancora abbiamo» (e sul quale lui e i militanti leghisti sono i primi a sputare) e che si finisca tutti come i Romani (la «romanità perduta» la cui illusoria restaurazione attribuisce egli stesso a inizio lettera al fascismo). Urge ripassino di Storia Romana e robusta cura di fosforo, tanto per rinfrescarsi la memoria su come le truppe romane abbiano ottenuto l'unificazione dell'Impero (un bel po' più grande dell'attuale Italietta).

E poi ci sono le mammolette di Verona, che protestano contro il burkini in piscina perché «spaventa i bambini». Fesserie. Mio figlio, che pure è una radiolina sempre accesa e chiede conto di tutti, anche indicando col dito nonostante le mie vivaci proteste («Perché quel signore è a torso nudo?»), non ha mai mai fatto la benché minima osservazione sull'abbigliamento di alcune mamme dei suoi compagni di scuola, nemmeno su quella del suo caro amico egiziano.
Per questi bambini il mondo interraziale in cui vivono è la beata normalità: lo prendono come un dato di fatto. La cosa buffa è che magari notano occhi a mandorla e pelle nera negli adulti che incontrano, ma non nei loro coetanei.
Ma nel veronese (dove si sa che che l'ingegno abbonda) ne è nata, in zona, una querelle sul «comune sentire», che per alcuni dovrebbe dettar legge in materia di comportamenti. Insomma, fare il bagno vestiti sarebbe contrario al buon senso occidentale. Ora. Ma a parte i celebri bikini testimoniati dai mosaici di Piazza Armerina, tutti sanno (o dovrebbero sapere) che a inizio Novecento (e in molte zone ancora fino agli anni '50) si usava stare al mare vestiti da capo a piedi. Scoprirsi era giudicato molto sconveniente. Ricorda Placida Signora che nel 1906 l'australiana Annette Kellerman fu arrestata negli Usa, multata e rimpatriata per aver osato presentarsi a una gara di nuoto indossando un costume che le lasciava scoperte le cosce. Il mondo è vario e i tempi cambiano: ogni occasione è buona per insegnarlo ai propri figli.

01.08.09

IL PUNTO

E dopo la scomunica, l'Avada Kedavra

Avessero lanciato l'Avada Kedavra, la più potente delle maledizioni senza perdono della saga di Harry Potter, i vescovi alle crociate avrebbero sortito miglior effetto del minacciare la scomunica per chi assuma o somministri la Ru486.
L'aborto fai da te paventano, a lor dire. Eppure, da quanto leggo, pare che la facilità d'utilizzo di questa pillola abortiva sia una favola: in Italia, la liberalizzazione dell'uso della Ru486 rimarrà subordinata a un ricovero ospedaliero obbligatorio che non senza ragione l'anestesista Mario Riccio (quello del caso Welby) considera alla stregua di un regime carcerario.
Ma non è finita qui. Considerato il fatto che l'interruzione volontaria di gravidanza rimane regolata dalla 194, cui anche l'uso della cosiddetta "pillola del giorno dopo" si deve attenere, e che stiamo parlando di un farmaco in uso ormai in una quarantina di Paesi, per il quale l'Agenzia europea ha individuato precisamente la casistica di utilizzo, non si capisce contro quale deriva abortiva stia facendo quadrato la Curia.
Tanto più che l'utilità di somministrare la Ru486 evitando il ricorso ai bisturi è vanificata nella maggior dei casi dall'ipocrisia tutta italiana di limitare il ricorso alla famigerata pillola alle prime sette settimane di gravidanza (rispetto alle nove settimane previste in tutti gli altri Paesi europei).
Gran parte degli aborti spontanei rientrano sotto questo rispetto. Mettiamo il caso di un sacco vitellino vuoto, precocemente individuato: prima di stabilire se si tratti di un ovulo cieco o di una gravidanza ancora nella fase di rodaggio (per via di un'ovulazione tardiva, per esempio), il medico consiglierà di aspettare e rimanderà ogni decisione al riguardo a tempi più maturi.
Solo una successiva ecografia rivelerà se sarà il caso di brindare allo scampato pericolo o se la sfortunata dovrà affrontare un'isterosuzione: poco ridendo e per nulla scherzando, si arriverà occhio e croce all'ottava settimana di gravidanza. Stando quindi alle indicazioni d'utilizzo più restrittive adottate in Italia, una donna che si trovi ad abortire il nulla (perché nessun embrione s'è formato, se non disgraziatamente in una dimensione fantasmatica passata bruscamente dall'entusiasmo al dolore luttuoso) dovrà giocoforza sottoporsi a un intervento eseguito in anestesia generale(intervento che non di rado va ripetuto perché rimane del residuo abortivo).
Tutto questo perché - volenti o nolenti - tutti ci si deve caricar la croce sulle spalle per raddrizzar le coscienze altrui, che si suppongono deviate e irresponsabili.
Ahinoi, il Gran Puttaniere ha da farsi perdonare dalla curia le galoppate godute e non pagate (ché i rapporti con la mafia, le leggi ad personam, la corruttela e una serie di altre piacevolezze risultano quisquilie di poco conto): sicché il penitente sulla via di Pietrelcina ha già ringhiato che «non ci sarà un altro caso Englaro». Capito la solfa? Lui, Berlusconi, non è un santo, voi sì, dovete esserlo. Lui va a mignotte e la sfanga impunito, voi no: in galera. Lui fa abortire la moglie (ormai ex) al settimo mese di gravidanza (in una clinica svizzera, immagino) perché un figlio malformato non lo vuole. Voi... beh voi... qualche coglione sulla croce dovrà pur salirci, del resto.

28.07.09

IL PUNTO

Il silenzio degli innocenti

«Quando una persona consiglia lo scrittore e gli dice "devi cambiare stile" oppure "i tuoi personaggi femminili sono troppo deboli", non si chiama editing.
Quando una persona consiglia lo scrittore di non scrivere racconti bensì romanzi e quindi consiglia di fondere insieme tutti i racconti fin lì scritti in un romanzo, non si chiama editing.
Quando una persona può costringere uno scrittore a 1) aggiungere o togliere personaggi, 2) modificare la disposizione dei capitoli, 3) cambiare l'inizio, 4) cambiare la fine, 5) cambiare la lingua, 6) cambiare la persona, 7) cambiare il tempo dei verbi, 8) cambiare il luogo dell'azione, 9) cambiare il tempo dell'azione, non si chiama editing.
Quando una persona può riscrivere quello che lo scrittore ha scritto, buttando via quello che gli pare, e aggiungendo le sue proprie stronzate, non si chiama editing. Io non so come si chiamino queste cose che le persone fanno sulle pagine scritte da altre persone, per ognuno dei casi va trovato un termine adeguato.
Ma per l'ultimo caso, che è quello del povero Carver e del disgraziato Gordon Lish, la parola è facile facile: stupro», Dario Voltolini, Editing e scrittura.

17.06.09

IL PUNTO

Amen

Il laicismo no, ma l'ateismo condito di scientismo sì che fa male. La gente ha bisogno di avere fede in qualcosa. Togli l'afflato spirituale e te li ritrovi tutti ad adorare Berlusconi, il Messia dei tempi moderni, il portatore di buone novelle, il viatico per nuove terre promesse. Non c'è nulla, nulla che si possa raccontar loro delle nefandezze di costui che possa minare questa fede.

21.05.09

IL PUNTO

Sottoscrivo

«Non c'è cosa a cui sia più fedele che all'interruzione dei rapporti personali» (Mughini).

09.04.09

IL PUNTO

Delle donnette vecchie e giovani

Uomini che vogliono diventare donne, donne che vogliono diventare uomini: a quanto pare, in Italia si mettono in coda almeno un centinaio di cristiani l'anno per cambiare i connotati. Parlo con un medico che segue il calvario cui si sottopongono questi martiri: la terminologia corrente rubrica l'intero iter alla voce «richiesta di riattribuzione chirurgica di sesso». Ri-attribuzione: termine sintomatico. Dunque l'identità di genere è qualcosa di «attribuito».
Il che, a logica, presuppone un soggetto che attribuisce (e un oggetto passivo, va da sé, di attribuzione). Una cieca volontà di potenza, in sostanza, si erge su un soggetto-oggetto minore, che la subisce inerme. La natura, Dio, il Caso? Non è chiaro. Resta il sostrato del luogo comune. Che ha tutti i suoi bravi perché, beninteso, ma poiché risulta inindagato, a esso si sovrappongono concetti inavvertitamente contraddittori.
Chiedo se in quest'ottica sia ancora pensabile il concetto di «naturale». Certo che no, veniamo mica giù con la piena: «Siamo realtà incarnate - mi si risponde -, la dicotomia platonica mente-corpo è superata. Anzi, la natura non sbaglia mai» eccetera eccetera (doppio carpiato). Eh, grazie: siamo dei Dasein. E tuttavia nella nostra gettatezza qualcosa (il corpo) va al traino di una mente/anima/ego/psiche/nonsisa in grado di guardare alla propria carne a partire da un altrove. E quest'Altrove sentenzia dall'alto: questo corpo mi sta bene (mi descrive, mi appartiene, è mio), oppure: questo corpo è uno sbaglio. Anzi: questo corpo è «da adeguare». Sul banco degli imputati, il sesso, che ci definirebbe in modo radicale.
Così io (anima/psiche/ego/nonsisa), in profondo disaccordo col mio pene o con la mia vagina, chiedo di poter riposizionare tutti questi fattori carnali nella direzione che mi è più gradita. Sicché, stabilito che l'intervento s'ha da fare, l'adeguamento al cliché sessuale procede attraverso una massiccia somministrazione di ormoni e operazioni varie di riempimento o svuotamento, a seconda dei casi. La volontà di potenza subita, ora diventa agita: il cerchio si chiude.
Mi scrive una lettrice: si sente da sempre un uomo, mi confessa, e mi chiede aiuto con parole accorate. La compagna e la famiglia, dice, sono al corrente e approvano la sua intenzione di cambiare sesso. Lì per lì soprassiedo e non rispondo. Lei/lui non molla l'osso e mi contatta su Facebook. Provo a cavarmela indicandole qualche numero di telefono di uno dei centri cui ci si rivolge per problemi analoghi. Non le basta. Tanti complimenti e poi la richiesta: vuole conoscere una come lei. Cose che capitano. segno che la scrittura ha fatto il suo dovere.
Rimane il fatto, e a questo punto mi tocca dirglielo, che per me l'intera faccenda (sono così, ma "mi sento" cosà, ergo devo "diventare" cosà), risulta impensabile in questi termini. Vissuti diversi? Non solo. Il punto è che per me non si potrà che "sentirsi" (nel senso dell'immaginarsi, del proiettarsi e del "costruirsi") se non in una tensione verso l'altro da sé, giacché quel che si è rimane una tonalità di sfondo.
La femminilità è un aver da essere e da fare, per me, che non tematizzo: è consuetudine quotidiana che nel suo modo di manifestarsi si dà a vedere per altri, non certo a me. Assume un'emergenza eventualmente non nel senso dell'appartenenza, ma al limite della co-appartenenza: è attraverso i rapporti con altre donne (diretti, indiretti e/o mediati attraverso un'immagine sociale) che mi ripenso, eventualmente, come parte del genere femminile. Ed è lì che scatta la misoginia fondata, la presa di distanza, financo il rifiuto per il caos uterino e dionisiaco. Volersi uomo è cosa che appartiene alla femmina più autentica, è l'apollineo che si affaccia a controbilanciare le Baccanti fuori controllo. Il resto è macelleria insensata di bassa lega.

09.03.09

IL PUNTO

Cornuti e mazziati

«La ricerca - L'ottimismo allunga la vita. Chi pensa positivo, vive di più». Repubblica, oggi

11.09.08

IL PUNTO

Facce da internet

Ora come cinque anni fa, Oliviero Toscani si mostra convinto che la tv prima e internet poi ci rimbecilliscano. E trasformino, letteralmente, la nostra morfologia. Ci rendano, insomma, visibilmente banali, omologati, insulsi. Ebeti.
«Quando ho iniziato, 50 anni fa - dichiara -, c'erano facce più nobili, volti più dignitosi, più profondi, facce intense con occhi curiosi. Oggi fotografo occhi spaventati, vittime della nefasta e volgare influenza televisiva: capelli tinti in stile berlusconeide costretti dalla moda sempre più schifosa».
E non è il solo a pensarla così. «Il vero rischio è internet: sui corpi stanno arrivando gli effetti della realtà virtuale - afferma l'antropologo visuale Paolo Chiozzi -. Il rischio è quello che la Rete trasmette a livello di modelli. Internet è virtuale: l'apprendista velina che va in tv almeno si mette in gioco, chi va in rete non mette neppure in gioco la sua fisicità. Siamo all'etica antropologica connessa alla diffusione dell'immagine digitale. La realtà virtuale è una grande truffa che ha un risvolto sull'apparire: penso all'uso diffuso di fenomeni come tatuaggi e piercing. E' questa non capacità di distinguere tra realtà vissuta e realtà virtuale, (che non è realtà) che ha un risalto sull'apparire. E i volti si omogeneizzano nella loro apparenza».
La dittatura del canone sembrerebbe essere, per Toscani, il problema. Ma questo non è che uno dei tanti aspetti del mondo greco che, deprivato dell'elemento di trascendenza che gli è proprio, si dispone a replicarsi indefinitamente e sterilmente. Il punto è: la trascendenza è nelle cose o nello sguardo? Appartiene alla faccia o all'artista che la fotografa (e che forse non la sa più vedere)?

14.05.08

IL PUNTO

Marco chiama Pippo

Botta e risposta tra Marco Travaglio e Giuseppe Davanzo, su Repubblica. Il primo ribadisce: io asserisco fatti e sono pronto a sfidare qualsiasi querela. In qualunque Paese, aggiunge, i giornali avrebbero rispolverato - alla nomina di Schifani - le sue amicizie mafiose. Sui giornali italiani no, eccezion fatta per l'Unità e Il Giornale. Di seguito la risposta di Davanzo, con un passo che riguarda i rapporti di amicizia fra lo stesso Travaglio e Michele Aiello condannato per mafia a 14 anni.

Che cos´è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l´apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l´esercizio indispensabile del giornalismo che, «piantato nel mezzo delle libere istituzioni», le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio («Io racconto solo fatti») si confonde e confonde i suoi lettori.

[CONTINUA...]

IL PUNTO

Giornalisti venduti eccetto Travaglio?

I fan del suddetto ne sono convinti. In questo Paese, rimangono solo lui e Grillo. E' proprio così? Di seguito, l'articolo di Giuseppe Davanzo su Repubblica di ieri.

E' utile ragionare sul "caso Schifani". E - ancora una volta - sul giornalismo d'informazione, sulle "agenzie del risentimento", sull'antipolitica. Marco Travaglio sostiene, per dirne una, che fin "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e protesta: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto". Gli appare sufficiente quel rapporto lontano nel tempo - non si sa quanto consapevole (il legame tra i due risale al 1979; soltanto nel 1998, più o meno venti anni dopo, quel Mandalà viene accusato di mafia) - per persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia.

[CONTINUA...]

29.04.08

IL PUNTO

Quel coniglio del mio vicino

Premessa: i discorsi sulla rete in sé e per sé non mi appassionano più di tanto (in genere mi imbarazza la filosofia irriflessa - spesso ignara di interi secoli di storia del pensiero e della fisica - che tradiscono, ché sembra si sguazzi sempre nel più retrivo luogo comune dandosi l'aria di quelli che si son svegliati con un bernoccolo nuovo in testa. Pace. Problemi miei, evidentemente). Tuttavia le coincidenze, quelle, invece, mi affascinano.

Per dire: ho incontrato un coniglio selvatico, nel bosco, domenica scorsa. E la domenica precedente, pure. Stava lì, tutto intento nel suo incessante lavorìo di masticazione, e mi fissava, con le orecchie dritte. Ogni tanto azzardava un tuffo nell'erba più fresca, si strofinava il muso con le zampette e di nuovo riprendeva a mangiare. Da giorni pensavo alla magia delicata e ai guasti sempre in agguato negli incontri ed ecco la risposta. La bellezza giunge inaspettata, non timbra cartellini, non chiede e non dà: se vuoi goderne un po', muoviti piano e fai spazio. Può accadere si avvicini come mai potevi sperare.

La rete, dunque, e le coincidenze. Ieri ero alla Fnac di via Torino, alla presentazione di Rinascimento virtuale, di Mario Gerosa. C'era un picchiatello, seduto a un paio di sedie da me, che svarionava di quelli che incontri in chat e dicono e parlano, ma poi spariscono nel nulla e cosa t'ho fatto, io, scusa?, perché non mi spieghi? E poi 'sto cellulare sempre acceso che una volta, col fisso, non succedeva: se stavi in bagno, chissenefregava se suonava e suonava, invece ora guardi chi ti chiama, decidi se è il caso o no e hai tanti modi per ignorare uno, volendo.

E c'era Gerosa che diceva che la rete cambia la geografia dei rapporti, che ti regala possibilità inedite e ti avvicina di più - come capita a lui - a persone che vivono all'altro capo del globo piuttosto che al vicino di casa. E oggi, toh, leggo sul Corriere che Enrico Ruggeri dice testualmente: «Il giorno del black-out parte dalla considerazione che in questo mondo stai a chattare con uno che sta a Canberra, ma non sai nulla della vita di chi vive sopra di te e di cui senti i passi ogni giorno».

«Immagino un mondo fantastico dove tutto si spegne e si torna a parlare - dice Ruggeri -. Da bambino mi ricordo che si andava dal vicino di pianerottolo e si trovava la porta aperta». Ora io me lo ricordo, il mio vicino di via Leonardo da Vinci. Pallido, timido, si guardava sempre le scarpe, soprattutto in ascensore. E mi ricordo pure quell'altro, che mi chiudeva sempre il cancello in faccia. E quelli che la-mia-porta-è-sempre-aperta. Tutto questo negli anni '70, quando internet non c'era. I vicini con la porta sempre aperta ci sono ancora e non è detto siano i migliori. A me, per esempio, suscitano diffidenza: cosa nasconde uno che non ha niente da nascondere? Preferisco i conigli, le conquiste lente e sicure, le ombre sotto le frasche, i silenzi. Niente smancerie, molta sostanza.

10.04.08

IL PUNTO

Tutti alle urne

Bonus bebè o carta d'argento? Precari flessibili o casalinghe assicurate? Belle sberle o brave a letto? Grattacielo duro o Expo moscio? Ponte di Messina o gomma del ponte? Coglione destro o coglione sinistro? L'ora solenne delle scelte decisive.

(Il mio qualunquismo, certo).

08.12.07

IL PUNTO

Essere e tempo (perso)

«In Essere e tempo - scrive Severino sul Corsera, giovedì scorso - si dice: "Che ci siano delle verità eterne potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà stata fornita la prova che l'Esserci era è e sarà per tutta l'eternità. Fin che questa prova non sarà stata fornita, continueremo a muoverci nel campo delle fantasticherie". Heidegger sta dicendo - continua Severino - che, fino a quando non si proverà che l'uomo (l'Esserci) è eterno - eterno, non semplicemente immortale -, sarà solo una fantasticheria parlare di "verità eterne"».

«Severino scrive su un giornale, capisco dunque che della parola Esserci debba offrire una traduzione per il volgo, e che quindi dica: l'Esserci è l'uomo - commenta Azioneparallela -. Ma poiché Heidegger scrive "Esserci" proprio perché non vuol scrivere "uomo", e poiché la struttura d'essere di questo benedetto Esserci è di essere-nel-mondo, e poiché infine si tratta per Severino della domanda se vi sia qualcosa di eterno oppure no, sarebbe stato meglio sostituire "Esserci" con "mondo", e chiedere che si dia la prova che "il mondo [e con mondo non si intende il pianeta Terra, ma qualcosa come il tutto, posto che anche questa parola possa essere usata così impunemente] era è e sarà per tutta l'eternità".»

Davvero? Esserci=uomo è una banalizzazione per un presunto volgo (quale, quello che legge la pagina della cultura del Corsera? Il volgo che affolla le facoltà di filosofia? O forse quello che la filosofia la studia e poi la mastica male per il resto della vita? Mah), mentre invece Esserci=mondo=tutto è la corretta traduzione del pensiero heideggeriano? Vediamo quali sono gli aspetti costitutivi dell'Esserci. Niente di misterioso: basta aprire a caso Essere e tempo e pescare col retino le prime definizioni che vengono alla mano: l'apertura in generale (nel senso della totalità che è l'essere-nel-mondo ma anche l'esser-presso l'ente intramondano), l'esser-gettato, il progetto e la deiezione. Poiché nella deiezione si consuma l'esser perso nel suo mondo da parte dell'Esserci, l'esser cioè nella non-verità, quindi nell'inautenticità, ma è nel costitutivo esser progetto dell'Esserci che si annida la possibilità di stare nella verità, cioè nell'autenticità, comprendendosi (l'Esserci) a partire dal mondo e dagli altri (e va da sé che questa comprensione si assesta nella consapevolezza di essere-nella-non-verità - riedizione heideggeriana del so di non sapere socratico -), se ne conclude che l'Esserci è chiaramente molto più del mondo, degli enti e/o della loro somma-totalità. Uno a zero per Severino e per il volgo, quindi.

«Messa così, si può anche concedere ad Heidegger che certo egli non era in dubbio circa la possibilità di fornire la prova in questione - continua Azioneparallela -, e che doveva considerare abbastanza insensato domandare se il mondo, cioè il tutto, cioè quella cosa che precede immemorabilmente la domanda sulla sua durata o sulla sua eternità, e quindi anche - purtroppo per lui - il domandare di Severino, sia eterno oppure no». Che Heidegger considerasse insensata la domanda è un'illazione (non credo proprio: al limite il filosofo tedesco pensava di avere in mano la risposta, che è tutt'altra cosa). Che il "mondo" preceda immemorabilmente qualunque domanda su se stesso è, dal punto di vista della filosofia contemporanea, un'ingenuità. Qualcosa come il mondo-totalità appare dentro quella domanda.

Pone invece una questione che condivido (e che ho già posto all'interessato, più di una decina d'anni fa) Giulio Stevanato: «Io, invece, sostengo che  elemento essenziale per la verità sia quello di farsi carico del suo riconoscimento. L'essere è eterno in quanto riconosciuto come tale. Non può  esistere una verità che  stia in piedi e che non sia riconosciuta dagli altri come verità. La verità ha qundi bisogno di altro da sè per riconoscersi. L'essere ha quindi bisogno  dell'altro da sè  per riconoscersi. Sicchè anche l'eternità di Severino da ultimo non può accampare la pretesa di poter sgombrare il campo dai dubbi, poichè l'eternità così conseguità  esclude almeno per un momento il suo riconoscimento. Ma ciò non può accadere proprio in base allo stesso principio di non contraddizione».

Non si tratta nemmeno di un'aporia così semplice, giacché il superamento di tutte le contraddizioni (la verità o Gioia che dir si voglia) è già sempre accaduto, in quanto eterno. L'affacciarsi dell'immagine della terra non più isolata e il suo pubblico rispecchiamento di là da venire, il suo non essere ancora ed essere tuttavia pre-vista e pre-detta nel pensiero che la testimonia si spiegano con un'indagine sul senso filosofico profondo dell'inconscio (in cui la verità dimora). Toccherà leggere Oltrepassare per vedere se e in che misura ci sono sviluppi su questo fronte.

28.11.07

IL PUNTO

Turbomarketing

Si discute, sul Corriere, se la critica debba essere o no militante. E, su il Primo amore, se il pregio di un testo debba essere (auto)certificato dal turbomarketing in uso oggi. Taglio corto: la critica stessa è un testo. Non mi interessa quanto e se aderisca alla presunta verità di un altro testo. Bado al minimo sindacale e la pretendo: ben scritta, non noiosa, non furba, che non mi tratti come una imbecille e che non abbia l'elastico delle mutande lasco.

Che poi il turbomarketing faccia male alla letteratura, non credo (non più). Che lo faccia agli scrittori stessi, è cosa certa, ma chissenefrega: ognuno ha gli amici che si merita, del resto.

23.11.07

IL PUNTO

A luci accese

Si discuteva ieri sera con Sofi, qui, di politica, web e interazioni online. Di commenti, nella fattispecie. E delle diverse posture che si possono assumere nei confronti degli stessi. Tema rispetto al quale mi definivo, sulla base delle classificazioni proposte, un'anarco-liberale con anima negazionista. Ovverossia: nessun filtro né censura post quem agli interventi altrui e insieme maturata presa di distanza dal mondo da parte della scrittura stessa.

Eppure s'è sperimentata con successo in questo blog, anni fa, una forma di conversazione capace di andar oltre il semplice rimbalzo di opinioni o l'accavallo fintamente pensoso da salotto borghese. Un momento di grazia non facilmente replicabile, ascrivibile a nota di merito di chi ha incrociato queste rotte mosso da autentica passione per l'umano non troppo umano.

Pareva possibile pensare in pubblico, argomentare, render conto, alzare la mano, divertirsi, perfino, col gioco infilo-le-dita-nella-corrente-e-non-mi-fulmino. Poi t'accorgi che non prendi la scossa solo perché il salvavita ha staccato la corrente e che ci mette niente, certo bullismo squadrista, a rimetter mano al contatore generale e a farti saltare per aria.

Per fortuna ci sono i pannelli solari.

21.11.07

IL PUNTO

Così, ma anche no

Corriere della Sera, Focus, pagina 10: «Fecondazione, meno figli. Il calo è di 1041: effetto della legge 40. Ma aumentano gemelli e prematuri».
Box sotto, parla Giovanni Battista La Sala direttore del reparto di Ostetricia dell'ospedale di Reggio Emilia: «Al centro di La Sala hanno confrontato i risultati ottenuti da 900 coppie nei due anni dopo l'applicazione della legge con altrettanti pazienti che si erano sottoposti ai trattamenti nei 24 mesi precedenti il 2004. Risultato: 257 gravidanze prima, 198 dopo, 11% di parti prima e 13% dopo (nel centro non si sono mai congelati gli embrioni). E le gravidanze plurime non sono aumentate. Prima del 2004 avevamo avuto circa 3 parti trigemini ogni cento, dopo solo uno. Questo dimostra - dice La Sala - che la Pma non è morta ma è stata ferita da questa legge. Le coppie italiane devono e possono restare in Italia».

Dunque: la verità esiste? E se sì, è numero, somma di numeri o interpretazione?

18.11.07

IL PUNTO

Cose che capitano

Ventotto anni, gli han dato. Un errore, una grande ingiustizia, dice lui. E io ci credo. Sulla fiducia, intanto, perché l'umano mi seduce sempre e comunque. Perché nulla mi costa, poi, e niente voglio sapere sapere di quel che è stato.
In regime di semilibertà, esce alle sette e torna alle dieci e mezza di sera: un cane alla catena, con permessi premio, telefonate e docce da pietire previo apposito modulo. E nessuno che ti avvisi per tempo che no, domanda rigettata: nessuna chiamata ai tuoi, quel giorno.
E' tutto un complotto, pensa. Ai poteri forti vien comodo illudere la plebaglia che sia in gioco la sicurezza sociale, così da sfornare a ogni piè sospinto una legislazione d'emergenza che giustifichi lo Stato di polizia, mentre i reati dei colletti bianchi vengono depenalizzati nel silenzio generale. E intanto nelle viscere della gente - dice - monta l'odio vendicativo e giustizialista nei confronti di questo e quello straniero.
Lo lascio parlare, ascolto e ogni tanto provo a spostargli una pedina sulla scacchiera. Tace qualche secondo, sorpreso. Poi ricuce in fretta lo strappo e ricomincia la solfa. Parla di rieducazione, di ri-socializzazione, di formazione alla legalità.

Detenuti in divisa a righe orizzontali, rinchiusi dietro le sbarre solide di teorie fessacchiotte e politically correct: quanti ne ascolto, ne leggo e ne conosco? Non c'è nessuna regia occulta dietro le cose del mondo, non arriva Gesammino, come spera l'Amministratore, a materializzare la ruota mancante della macchinina.
E non abita più, Nemesi, sotto questo cielo: la vendetta esige un ordine del mondo, per essere. Né furie né erinni: si perdona, da queste parti, si applaude il morto e si stringe la mano all'assassino. Da bravi post-cristiani, nichilisti snervati.

19.10.07

IL PUNTO

Come spilli nella memoria

Parte in quarta, Armando Torno, nel recensire sul Corriere l'ultimo tomo di Emanuele Severino, Oltrepassare. Dapprima lascia intendere significativi sviluppi nell'impianto teorico del filosofo - si allude al profilarsi di una dimensione "salvifica" «infinitamente più ampia» e di una complessità inedita rispetto al precedente Gloria - poi conclude in modo paradossale, rispetto alle premesse: «Chi scrive, più semplicemente, rivede in Oltrepassare un foglietto volante (corsivo mio) inserito nella dispensa dell'Università Cattolica Ritornare a Parmenide».
In quel «più semplicemente» e nel «detto in soldoni» di qualche paragrafo prima c'è tutta la postura del giornalista che parla al popolino di filosofia e lo fa: 1) senza conoscerla né comprenderne l'esprit, 2) senza crederci (nella filosofia e nel volgo), 3) senza timore, ma con la disinvoltura tipica del nato bene, con la camicia cifrata e cucita su misura.
«Si può essere d'accordo o no con Severino- scrive Torno -, comunque gli va riconosciuta una coerenza estrema nel linguaggio e nel metodo». Non so, una frase così avrebbe potuto scriverla Afef, la nuova maître à penser de sinistra.
Ora, a parte il fatto che di tutti i virgolettati del pezzo a sostegno della gran novità del libro non ve n'è uno che faccia minimamente intravvedere lo spostamento di uno iota nel sistema severiniano.
I citati «oltrepassamento», «superamento delle contraddizioni» e «conservazione degli eterni» sono concetti già ampiamente sviluppati. Stendiamo un velo anche sul momento voodoo («Parlare con Severino è una continua sorpresa, alcune sue frasi si ficcano come spilli nella memoria»).
Il punto sono queste recensioni dietro le quali s'intuisce il mezzo pomeriggio trascorso in un gaglioffo girare e rigirare il libro, con gli occhialetti a catenella inforcati sul naso, stirando all'inverosimile la pasta della quarta di copertina per arrivare alle battute richieste dall'articolessa, che come il mestiere insegna deve iniziare e finire col botto.
«Che cosa angoscia l'uomo da sempre? - esordisce Torno -La risposta è semplice: la morte». Bum! Ma «la morte - conclude -, così come la intendiamo, non esiste». Ari-bum!

26.07.07

IL PUNTO

Quest'amore è una camera a gas

Scopro in grandissimo ritardo d'esser stata presa nel mucchio d'una certa casta di blogger, della quale qualche anno fa (passa, il tempo) venni creduta parte in virtù di circostanze aleatorie e d'una serie di equivoci scioltisi nel frattempo come neve al sole, con logiche (e ben accette) conseguenze.
Poiché un gigantesco chissenefrega campeggia al momento per me sull'intera questione blogosfera, mi servo dello spunto unicamente perché il j'accuse alla conventicola de sinistra proviene da un credente che, nella sua paginetta di autopresentazione, denuncia il dilagare in rete di un pensiero preventivamente anticattolico.
Visto che Massimo ha generosamente citato sul blog di Simone di Cristicchi i miei (peraltro rarissimi) consigli di lettura, approfitto di entrambe le tardive scoperte per una nota a margine che non suoni anticristiana al buon Lapalisse.
Ecco: perché non rileggere (o leggere, per chi - come me e molti altri - non l'avesse mai fatto sistematicamente) i Vangeli? Io li ho presi in mano in questi giorni da Marco a Luca, passando per Matteo. Tra le riflessioni che vado facendo intorno alla narrazione, ne evidenzio due.
Le numerose immagini di copiosità, abbondanza e prosperità, intanto. Non ci avevo mai fatto caso e conservavo invece una sensazione generale di miserabilismo, dagli ascolti più o meno distratti che posso aver fatto nelle non frequenti Messe a cui ho assistito. E c'è, sì, tutta una folla di storpi, indemoniati, ciechi, muti, paralitici e financo morti via via miracolati da Cristo. Ma anche moltiplicazioni di pani e pesci, vasi di costoso unguento profumato cosparsi senza avarizia, tuniche preziose senza cuciture, tagliate in un pezzo unico, oro, mirra e beni messi a disposizione da benestanti signore al servizio dei Dodici.
Altra e più importante evidenza dalla quale sono stata colpita: l'intera narrazione ha un fortissimo polo d'attrazione nella Creatura, molto più che in Dio. Per quanto sia frequente l'esclamazione «razza di vipere!», non si può sfuggire alla tensione disperata e struggente che la divinità sembra patire suo malgrado nei confronti degli uomini.
Il sacrificio del Figlio voluto dal Padre non avrebbe senso senza questa invincibile passione del soprannaturale per la natura umana. Quest'amore, insomma, è decisamente una camera a gas.

09.02.07

IL PUNTO

Tempi supplementari

Si provi a non ridere. A smorzare il rimbalzo del cicaleccio, a metter la palla a terra, sul dischetto. Fermi, a centrocampo.
Tira aria fredda, lì in mezzo.
Sguardi smarriti e scariche elettriche, sotto il cielo livido.
E guai a fischiare la fine del gioco sporco: si finga altrimenti un terreno comune e regole condivise, si rotoli e rotoli, insieme con la palla, senza sosta e ridenti, a vuoto. Non si turbi nessuno.
Si assecondi piuttosto il «parliamo» gna gna e gnu gnu, «parliamo e risolviamo», che l'infame con piglio tribunizio e mento volitivo brandisce per propinar la sbobba sua. «Buona - si dica poi -, ne voglio ancora, grazie», allungando la ciotola.

04.04.06

IL PUNTO

Della complessità

"La tesi di Galimberti è che più aumenta la complessità della tecnica, più la democrazia entra in crisi, lasciando il passo a retori e sofisti che imboniscono le masse con effetti discorsivi. E la telecrazia è l’esempio compiuto di questo processo".

Ecoblog

08.01.06

IL PUNTO

"Cavalli e Segugi"

"Poco più di 59 milioni di euro di contributi statali per il 2003 sono stati distribuiti in questi giorni tra 22 quotidiani editi da cooperative  e 13  giornali organi di movimenti politici (comunisti, socialisti, dc, padani, diessini, destra democratica, destra nostalgica, etc).
Colpiscono i quasi 7 milioni di euro destinati all'Unità, i 6 all'Avvenire, i 5 milioni a Libero e a Italia Oggi, i 4 milioni alla Padania e al Manifesto, i 3,5 milioni al Foglio e a Liberazione, i  3 a Europa e al Secolo d'Italia, i 2,5 all'Avanti, a Sportsman-cavalli e corse e all'America Oggi, i 2 al Riformista.
Ma anche altre testate (Avanti della domenica, Democrazia cristiana, La discussione, Europa, Liberal, Rinascita della sinistra, Sole che ride, etc) partecipano alla  festa. 
Altri 65 milioni di euro circa sono stati distribuiti tra le case editrici  per l'anno fiscale 2004 pari al 10% della spesa complessiva per l'acquisto della carta, mentre "Repubblica" e il "Corriere della Sera" hanno ottenuto rispettivamente 1.351.000 euro e 714mila euro per le edizioni teletrasmesse all'estero.
Rivoli di soldi pubblici sono finiti anche ai  periodici editi da enti morali e a quelli diffusi tra gli italiani all'estero. Cifre cospicue (93 milioni di euro circa) sono state assegnate ai quotidiani editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuto da cooperative.
Altri 7 milioni di euro sono stati accreditati al Fondo per la mobilità e la riqualificazione dei giornalisti".

di Gabriele Moroni

13.10.05

IL PUNTO

Polemos

Sottoscrivo quanto dice Quarky. E aggiungo in calce l'eracliteo "polemos è il padre di tutte le cose".
Sicché ne deriva che l'incapacità di affrontare, superare e rendere fertile il conflitto si traduce in una prassi esistenziale che riflette l'immaturità relazionale (in senso lato) di fondo ("o con me, da mafioso, o contro di me").
Saranno idioti imperialisti, 'sti ammerigani, tuttavia, massima invidia e rispetto per il loro saper render conto della costruzione collettiva di un'idea, delle reciproche correzioni, dei passi falsi, dei ripensamenti e della ricerca delle soluzioni.

(Guardando i contenuti speciali di certi film di animazione)

09.10.05

IL PUNTO

Assodato che

- il matrimonio è una lunga emicrania
- il divorzio, un'imperdonabile mancanza di stile
- i pacs, una pezza al culo

_____________________________________ sommati gli addendi

mille ragazzi per me posson bastare

22.06.05

IL PUNTO

E quando va tutto bene

Allora, mettiamo che una coppia si rivolga a un centro di fecondazione medicalmente assistita, ricorra alla FIVET e il bambino nasca. Ecco cosa può accadere, da qui in avanti, secondo una serie di studi che pedissequamente cito.

Se, come spesso accade, l'oocita è stato fecondato con gli spermatozoi "inefficaci" del padre, è probabile che il figlio (maschio) erediti la medesima alterazione degli spermatozoi paterni.

“Bambini che hanno basso peso alla nascita sono a rischio per disabilità e morte. L’uso di FIV porta un aumento di bambini con basso peso alla nascita in USA perché è associato ad un alto tasso di gemellarità. Fino al 1997 la FIV era causa del 40% dei parti trigemini. Inoltre studi dimostrano che ci sono più bambini con basso peso alla nascita per via della FIV che nelle gravidanze normali.” (Schieve LA et al: Low and very low birth weight in infants conceived with use of assisted reproductive technology N Engl J Med2002).

“Il nostro studio suggerisce che I bambini nati da fiv hanno un aumentato rischio di sviluppare problemi cerebrali, in particolare paralisi cerebrale.” (Stromberg B et al: Neurological sequelae in children born after in-vitro fertilisation: a population-based study. Lancet 2002;359:461-5).

“I bambini concepiti con l’uso di Intracytoplasmic sperm injection (ICSI) o di FIV, hanno il doppio di rischio di avere un difetto maggiore alla nascita, rispetto alla popolazione generale.” (Hansen M et al: The risk of major birth defects after intracytoplasmic sperm injection and in vitro fertilisation. N Engl J Med 2002;346(10):725-30).

Il rischio di avere un figlio con handicap è circa l’11% dopo FIV, rispetto al 5% dopo concepimento normale (NN: Neurological sequelae and major birth defects in children born after in-vitro fertilization or intracytoplasmic sperm injection. Eur J Pediatr 2003;162:64).

La grande multiparità è uno dei rischi della FIV e può provocare nascita prematura. (Greisen G: Multifoetal pregnancy and prematurity: the costs of assisted reproduction. Acta Paediatr 2002;91:1449-50)

“Le gravidanze singole generate da FIV hanno un esito perinatale significativamente peggiore rispetto alle normali”, pur aggiungendo che “la mortalità perinatale è circa il 40% più bassa nelle gemellari insorte da FIV rispetto alle normali” (Frans M Helmerhorst et al: Perinatal outcome of singletons and twins after assisted conception: a systematic review of controlled studies. BMJ 2004;328:261).

“L’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi può aumentare il rischio di deficit dell’imprinting” (Cox GF et al: Intracytoplasmic sperm injection may increase the risk of imprinting defects. Am J Hum Gen 2002;71:162-4).

“Insieme al dibattito sui difetti alla nascita, ora si passa ai rari disordini che colpiscono l’imprinting genomico. Feinberg e DeBaun del John Hopkins University sono stati colpiti dal fatto che il 4.6% dei loro pazienti con Sindrome di Wideman-Beckwitt erano stati concepiti con FIV. (La malattia è presente in 1 nato su 15.000). Più di recente cinque bambini Olandesi concepiti con FIV hanno presentato retinoblastoma, un cancro infantile della retina che compare in 1 nato su 17.000. Alcuni ricercatori temono che aumentare la durata dell’incubazione possa compromettere lo sviluppo, come hanno fatto vedere studi sui topi. “ Stiamo usando gli umani come cavie” suggerisce Kelly Moley, che studia embrioni di topo pre-impianto all’Università Washington a St Louis.” (Powell K: Seeds of doubt. Nature 2003;422:656-9).

“Un recente reportage riporta che il numero delle FIV è salito del 37% tra il 1995 e il 1998. Una seria preoccupazione è che il marketing di questi servizi porti al loro uso da parte di coppie che in anni precedenti, avrebbero aspettato per chiedere aiuto. E che avrebbero concepito senza FIV.” (Mitchell AA: Infertility treatment- More risks and challenger. N Engl J Med 2002;346:769-10).

Un recente libro pubblicato da un famoso psichiatra francese riflette sui rischi a lungo termine sulla serenità dei bambini nati da fecondazione in vitro e parla di “sindrome del sopravvissuto” per numerosi bambini nati da FIV. Questa patologia, riscontrata per primi ai sopravvissuti dai campi di concentramento, si manifesta con senso di colpa (“altri sono morti per farmi vivere”) e senso di onnipotenza (“Io ce l’ho fatta perché sono indistruttibile”): “I suoi genitori l’hanno desiderato al punto di sacrificare altri bambini per la sua venuta. Se lui è restato in vita, se lui è scelto, non è il segno che vale più degli altri, cioè di quelli che non sono sopravvissuti? Il bambino sottomesso al desiderio altrui è un bambino onnipotente cui è forse difficile fissare dei limiti. I suoi genitori hanno prima o dopo di lui, soppresso uno o più “bambini” , in fin dei conti per desiderio di lui, perché lui potesse vivere. Quanto vale dunque lui, per il quale un tale sacrificio è stato consumato?” (Benoit Bayle, "L'embryon sur le divan. Psycopatologie de la conception humaine", Masson, Paris 2003).

I dati sono stati raccolti da Carlo V. Bellieni, docente di Terapia Neonatale alla Scuola di Specializzazione in Pediatria dell'Università di Siena.

01.06.05

IL PUNTO

Fuori dal coro

"Ci piacerebbe seminare qualche dubbio, ma soprattutto (nutriamo) il desiderio di chiudere le orecchie alla propaganda del capitalismo biotech che ha incantato anche la sinistra e di cercare, indagare, riflettere, parlare con le altre".

Alessandra di Pietro e Paola Tavella

27.04.05

IL PUNTO

Gli antenati

"Ogni neonato arriva al mondo preparato per uno stile di vita tipico dell'età della pietra".

Paul F. Klein, The Needs of Children from the Dual Perspective of Evolutionary Biology and Psychoanalysis

"(...) se è vero che discendiamo da centomila generazioni di cacciatori-raccoglitori, cinquecento generazioni di agricoltori e solo una decina di generazioni dell'età industriale, allora, psicologicamente e fisicamente, noi ci siamo evoluti soprattutto durante l'età della pietra.
Anche se diecimila anni di agricoltura sembrano un periodo molto lungo, non sono che un istante nel processo dell'evoluzione umana.
Ciò che siamo oggi, fisicamente e psicologicamente, è il risultato della selezione naturale durante il periodo della caccia e della raccolta. (...)
Gli ultimi due o tre secoli di questa storia, un breve istante in milioni di anni di evoluzione, non hanno mutato la nostra "programmazione", ma stanno invece mettendo sempre più a dura prova la nostra capacità di adattamento a scenari in rapidissimo cambiamento.
Anche per i bambini si dovrebbe parlare di sviluppo sostenibile. A me sembra davvero pericolosa questa forma di hybris, di tracotanza, che spinge taluni a fare a meno dell'esperienza della specie".

Maurizio Scaparro, La bella stagione - Dieci lezioni sull'infanzia e l'adolescenza

24.04.05

IL PUNTO

The promised land

Siamo in ballo, balliamo fino in fondo, mi son detta. Così stamattina, per la prima volta nella vita, ho ascoltato tutta l'omelia domenicale - quella inaugurale per Benedetto XVI - da piazza San Pietro.
Un discorso perfetto, devo dire. Nei toni, innanzitutto, per il suo esser stato colloquiale e solenne al tempo stesso, caloroso senza tuttavia cedere all'emozione, cristallino eppure profondo.
Nei contenuti anche, dove pressoché nulla è stato trascurato, dall'esortazione all'unità dei cristiani, al senso ultimo della fede, fino al monito contro chi pensa di salvare il mondo lancia in resta ("è il Crocifisso, non i crocifissori, a salvare il mondo").
Un'omelia, insomma, che a pieni voti supera l'esame del dopo Wojtyla e senza tentennamenti imbocca la strada nuova di questo pontificato.
Pur sotto il segno della continuità con l'impegno ecumenico del predecessore, Ratzinger cambia significativamente la rotta e punta l'accento sul senso della fede cristiana oggi.
Una scelta intelligente, un ritorno alla cosa stessa del cristianesimo in cui si ravvisa chiaramente il segno lasciato dagli studi filosofici.
Un'omelia che lascia presagire che la battaglia antimodernista, lungi dal qualificarsi come uno degli aspetti salienti di questo pontificato, sarà messa in ombra dall'impegno a un'evangelizzazione radicale, che osi parlare - e Ratzinger lo fa molto più spesso di quanto si noti - della gioia e del senso autentico della felicità.
In questa direzione vanno i diversi accenni al guadagno pieno della scommessa di fede, alla promessa irrevocabile di Dio e alla pienezza dell'esistenza. Esortazioni, mi pare, all'enthusiasmos, nel senso etimologico del termine.
Dal trono petrino, quindi, in un momento di massima attenzione mondiale, un'intelligenza raffinata, rigorosa e appassionata parla a un uditorio vastissimo ed eterogeneo.
All'approssimarsi del paradiso della tecnica, il tiratore scelto bavarese prende la mira e centra subito il bersaglio: l'angoscia e la progressiva desertificazione che inaridiscono l'esistenza.
E' questo il tema su cui si parrà la nobilitate di laici, non credenti e atei: su cosa si edifica la vera felicità. Su cosa, come, in vista di che e perché.
Se si vuol reggere il confronto, è ora di dare una bella pettinata a discorsi raffazzonati, atteggiamenti blasé e take it easy, pose nichilistiche e chissenefrega avanguardistici. E' ora di provare a immaginare e a costruire davvero una terra promessa laica. Se no, infelici e scontenti come prima e ciascuno per la sua strada.

04.04.05

IL PUNTO

La forza che manca al mondo laico

Il mondo laico, ormai, si limita a galleggiare. Non vede più la potenza che all'inizio del nostro tempo ha distrutto la tradizione. La potenza del pendio.
E' divenuto a sua volta una fede che si oppone a quella religiosa; un dogma in cui si ripete che Dio è morto o si esibisce un sussiego dietro il quale non c'è alcuna profondità.
Continuando a voltare le spalle all'essenza della filosofia, oltre a galleggiare, si taglia il ramo su cui si è seduti. Forse si intravede la tragedia che, a valle, aspetta il torrente, ma si evita di guardarla in faccia e di assumersi la responsabilità del tempo presente.
Che porta lontano dalle sicurezze del passato, ma di cui non si sa comprendere il senso, le possibilità, l'esito.

Emanuele Severino, sul Corriere della Sera di oggi

11.03.05

IL PUNTO

Come un vaso di terra cotta

Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s'era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d'essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.

(...)

"E perché dunque, potrei dirvi, vi siete voi impegnato in un ministero che v'impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in codesto ministero, comunque vi ci siate messo, v'è necessario il coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c'è Chi ve lo darà infallibilmente, quando glielo chiediate?
Credete voi che tutti que' milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? che non facessero naturalmente nessun conto della vita? Tanti giovinetti che cominciavano a gustarla, tanti vecchi avvezzi a rammaricarsi che fosse già vicina a finire, tante donzelle, tante spose, tante madri?
Tutti hanno avuto coraggio; perché il coraggio era necessario, ed essi confidavano. Conoscendo la vostra debolezza e i vostri doveri, avete voi pensato a prepararvi ai passi difficili a cui potevate trovarvi, a cui vi siete trovato in effetto?
Ah! se per tant'anni d'ufizio pastorale, avete (e come non avreste?) amato il vostro gregge, se avete riposto in esso il vostro cuore, le vostre cure, le vostre delizie, il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l'amore è intrepido.
Ebbene, se voi gli amavate, quelli che sono affidati alle vostre cure spirituali, quelli che voi chiamate figliuoli; quando vedeste due di loro minacciati insieme con voi, ah certo! come la debolezza della carne v'ha fatto tremar per voi, così la carità v'avrà fatto tremar per loro.
Vi sarete umiliato di quel primo timore, perché era un effetto della vostra miseria; avrete implorato la forza per vincerlo, per discacciarlo, perché era una tentazione: ma il timor santo e nobile per gli altri, per i vostri figliuoli, quello l'avrete ascoltato, quello non v'avrà dato pace, quello v'avrà eccitato, costretto, a pensare, a fare ciò che si potesse, per riparare al pericolo che lor sovrastava...
Cosa v'ha ispirato il timore, l'amore? Cosa avete fatto per loro? Cosa avete pensato?".
E tacque in atto di chi aspetta.

A. Manzoni, I promessi sposi

26.01.05

IL PUNTO

A voi la scelta, signori

Bello l'articolo di oggi sul Corriere della Sera, "Embrioni, non esiste l'ora X", firmato da Edoardo Boncinelli. Per sommi capi, riepilogo qui il testo:

1) La vita di un organismo specifico inizia con la fecondazione, cioè con la congiunzione di spermatozoo e ovocita.
2) L'uovo fecondato, zigote, consiste di una sola cellula, ma si mette subito in moto per moltiplicarsi fino alla formazione della morula, all'interno della quale si forma una piccola cavità. Si passa così alla blastocisti. Verso il quarto giorno di vita si forma una massa cellulare interna, l'embrioblasto (da cui trae origine l'embrione), che s'impianta nell'utero.
3) A tredici giorni di vita, si distingue nell'embrioblasto un asse corporeo principale.
4) Al quattordicesimo giorno, compaiono i primi segni di un sistema nervoso centrale e di una struttura spinale. Lo schema generale del corpo è già presente, dunque.
5) Dal punto di vista biologico, non c'è nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita.

Boncinelli così conclude: la biologia e la scienza in generale non possono dare risposte all'unica domanda sensata: quando un embrione diventa persona e gode dei relativi diritti scritti e non scritti? Non si può far altro, dice Boncinelli, che assumere, per convenzione umana, degli spartiacque.
"Non possiamo chiedere alla natura o alla scienza di cavare le castagne dal fuoco al posto nostro. Occorre prenderci le nostre responsabilità e fissare dei limiti, che non potranno che avere una componente di convenzionalità. D'altra parte è una scelta che spetta all'uomo in una autentica prospettiva umanistica".

13.02.03

IL PUNTO

Questa casa è un albergo

Bello. Ogni tanto qualcuno passa e lascia qualcosa di sé. Indizi e indirizzi, commenti, profumi. Non potendo offrire un the ai gentili ospiti, ho deciso di tener traccia del loro arrivo in uno spazio che nel titolo allude a uno dei più classici rimbrotti familiari. Come a dire: qui non ci sono orari né obblighi di residenza o domicilio. Si viene e si va.

15.01.03

IL PUNTO

Rose rosse per te

"Noooooo!". Muto o appena sibilato, il disappunto è, al suo arrivo, unanime. Imperterrito, sorride. Bello il contrasto cromatico: rosse le rose, avorio i denti, brunita la carnagione, bronzea l'insistenza. Distogliamo lo sguardo imbarazzate. "Allora, le vacanze?", fingendo il nulla. Ma lui niente, non molla la presa e ci porge la rosa. "Per mangiare", dice. E sorride. Non c'è niente da ridere. Se diciamo no è no. La tensione cresce. Lui sorride, quasi poggia la rosa sul tavolo, noi sentiamo invasa l'intimità del nostro aperitivo tra amiche e ciascuna reagisce a suo modo. S* sbuffa, M* ridacchia nervosamente, A* abbozza un dialogo costruttivo ("Non compriamo niente, davvero"), F* manda un sms. Io guardo la scena e d'un tratto ci sono, ho capito: nella vita precedente il venditore di rose era un manager, un boss, un capetto, un aguzzino di professione. Tutto torna.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it