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30.06.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
«Derelitti in abito elegante»
«Non sanno più che cosa sia un'emozione dal 1990».
Io ed S*, sui pirocchi arrinisciuti che ci han sempre camminato in testa.
Shangri-La, 07:00
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05.06.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Il meraviglioso mondo delle telecomunicazioni
«Gliel'ho detto, al colloquio».
«Sei pazzo?».
«No, è che non voglio che mi facciano un'offerta». Sarà stato per il gusto di vedere la faccia che avrebbe fatto il selezionatore mentre gli tirava una freccetta in fronte, fatto sta che gliel'aveva predetto, A*: «Vi licenzieranno». S'era infatti stabilito, tra noi del club dei vaticinatori di pranzo, che entro due anni al massimo sarebbe calata la scure degli esuberi su Telecom. Gli indizi erano chiari: oltre al noto abissale deficit, assumevano a tutto spiano (ne conosco un po' che ora si staranno mangiando i gomiti). Beh, l'unica sorpresa è stata la velocità con cui si sono mossi.
Shangri-La, 07:00
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11.03.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Retention
«Quindi?».
«Beh, mi ha detto genericamente che la porta è sempre aperta».
«Che sforzo».
«Volevo dirgli che in effetti quella del cesso non chiude».
Shangri-La, 07:00
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18.01.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Le pentole, ma non i coperchi
La detenuta e le sue prigioni:
«Ha cucinato lei. Orecchiette con i broccoli, una delle sue specialità secondo i bene informati».
Donna Sandra, la mitografia:
«E' una mamma a 360° - dice la quasi-nuora della signora Lonardo Mastella -. Un'ottima cuoca. Cucina dei manicaretti che io proprio me li sogno».
Shangri-La, 07:02
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16.01.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
L'Università dell'Insipienza
Ieri, al telegiornale, studenti festanti. «È una grande, una strepitosa vittoria per noi», dicevano. Gli dimezzano le tasse, ho pensato. Più alloggi per i fuori sede. Docenti a loro disposizione quando ne hanno bisogno. Laboratori attrezzati. Niente più sovraffollamento. Basta con i test di ingresso.
Invece no. Erano felici, i giovani (giovani?) universitari, perché il Papa ha rinunciato ad andare alla Sapienza per l'inaugurazione dell'anno accademico. La felicità in effetti è fatta di piccole cose. Una tazza di the, un bellosguardo, una bella.... vabbeh. E Ratzinger che alza i tacchi - gaudium magnum- facendoti passare dalla parte del censore. O peggio di quello che si tura le orecchie e nasconde la testa sotto la sabbia. Ah sì, c'è di che brindare. Ed essere radiosi. Soddisfatti.
«La paura - spiega l'ex preside di Sociologia delle Comunicazioni Paolo De Nardis - era che dalla pena di morte passasse a parlare di aborto». Paura? Eh? Intellettuali col pannolone pieno? Non posso crederci. Ugo Rubeo, leggo sul Corriere, americanista, dice: «L'Università è la sede del dialogo ma Ratzinger alla ragione preferisce i dogmi. Padrone. Ma anche noi di non esserci. Era ciò che volevamo fare ma avremmo preferito tenesse duro. Ora ci daranno tutti addosso».
Ottimo. In una sola frase, una falsità grossa come una casa (1), una serie di incredibili ingenuità (2) e una minchiata (3).
1) Dialogo. Ma quale dialogo. I docenti pretendono la genuflessione alle loro teorie, soprattutto in sede di tesi, là dove un lavoro di ricerca dovrebbe essere intellettualmente libero e autonomo. Chiunque affermi il contrario, non ha mai frequentato un ateneo. O mente sapendo di mentire.
2) Avrebbero preferito, i genialoni, che Ratinger tenesse duro. E grazie. Questi signori bianco (o nero) vestiti tengono in piedi un'istituzione da duemila e passa anni: vuoi che si facciano infinocchiare da un manipolo di fessacchiotti? Battono in ritirata, invece, così l'elastico, lasciato improvvisamente, torna in faccia a chi lo tirava. Elementare. Elaborare strategie un filo più intelligenti, no?
3) Il Papa non preferisce i dogmi alla ragione. Il Papa non può prescindere dai dogmi. E' diverso. E questo Papa in particolare ha la pretesa di ribadire il fondamento razionale della fede. Ottimo avversario per una disputa logica e filosofica. A saperla sostenere. Il che non è di questi professorini di fisica i quali sostengono (Carlo Bernardini, ex docente di metodi matematici) che «come filosofo un credente è un po' fiacchetto». Perfetto, perfettissimo: dimostriamolo. Facciamo parlare il filosofo Ratzinger e poi lo facciamo a fettine. Poi però diciamo anche che uno scienziato, dal punto di vista di un filosofo rigoroso, è un credente. Anche un filosofo. Parliamo, fino a scarnificare l'osso, di ragione e fede. Se può darsi una ragione che non si nutra di una qualunque fede. Fosse anche, chessò, la fede nel Botox. Lo diciamo e lo spieghiamo. Discutiamo. Ci accapigliamo. Guardandoci negli occhi, please. Il che è ormai utopia dell'altro mondo, né più né meno del Paradiso. In rete, fuori dalla rete. Dappertutto. Dialogo. Pfff.
Un'idea malata, di Ezio Mauro
Shangri-La, 07:02
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11.01.08
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Grazie, compagni
Martedì scorso ho sentito parlare i morti. «Compagno, non ti scaldare - dicevano -: siamo d'accordo, in fondo». «Se si sta con il popolo - aggiungevano dall'oltretomba - non ci si sbaglia mai».
Bene. I compagni hanno venduto i compagni. Così, senza batter ciglio. Uno a uno, col sorrisetto sulle labbra. Sono volati i «vaffanculo», i «basta, state zitti», i «traditori». E loro niente, preoccupati al più di perdere il treno.
Viene a trovarmi mia zia. Compagna anche lei. Mi dice «è uno schifo, una collega delegata lavora in nero in un'altra azienda durante la settimana di solidarietà e se ne vanta pure in azienda. Non solo: è reponsabile della sicurezza e non ha scioperato per la faccenda della Thyssen. Dice che tanto lei esce più tardi e non la vede nessuno se sciopera o no. Capito? Ma io l'ho riferito al funzionario». «Brava - le rispondo -, a quello giusto, l'hai detto. Campa cavallo, compagna».
Shangri-La, 07:10
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21.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ce ne ricorderemo, ce ne ricorderemo
Si sono spesi senza orari, senza risparmio. Ci hanno messo la faccia, il nome e il cognome. Hanno incassato critiche e lamentele a muso duro, hanno organizzato campagne di tesseramento e raccolte fondi, hanno preso aerei, fatto cortei e presidi. Patito il freddo. E sono stati traditi.
Manco a dirlo, proprio dai «compagni» in testa all'esercito. Come in cuor loro sapevano del resto e come è ormai prassi, in questo Paese. Si sono alzati dal tavolo alle due e mezz'ora dopo gli infami firmavano una stomachevole fetenzia, piena zeppa di fesserie, sulla pelle altrui. Dopo aver giurato e spergiurato per mesi che mai e poi mai.
E un onore più grande gli è dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che spunterà da ultimo un Efialte
e che i Medi finiranno per passare.
Kostantinos Kavafis, Termopili
Shangri-La, 07:00
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19.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Pagare moneta, vedere cammello
«Beh, se è stata promossa, è matematico».
«Cioè?».
«Dopo quella famosa sera, caso strano...».
«Eh».
«Hai capito, dai».
«E ho capito sì».
«Infatti prima, con tutti gli altri, non aveva cavato un ragno dal buco».
«Invece stavolta...».
«Stavolta ha capito che o si va fino in fondo o niente».
In ennemila pause pranzo, da Bolzano a Capo Passero, dalla Rai all'ultima delle bettole.
Shangri-La, 07:01
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18.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Le ragioni dell'aragosta
La storiella è gustosa. Pare che tale Sahra Wagenknecht, eurodeputata della Linke, sia una di quelle comunistacce dure e pure tutte giustizia sociale, lotta indefessa e sciarpetta annodata al collo. Ora, anche le comuniste mangiano. Al ristorante, sì. E ordinano - come ha fatto Sahra - aragosta (dai, cosa c'è di male?). Insomma, si leccano le dita, sorridono e si mettono in posa: l'amica e compagna di partito scatta un po' di foto. Poi tornano a casa e il pranzo costosetto gli si ripropone, come si dice. E' successo proprio così, alla Wagenknecht che, pentita e corrucciata, s'è preoccupata di finire sui giornali mentro si spolpava il crostaceo. L'immagine è l'immagine, diamine. Una ci costruisce su una carriera e poi, per una cosuccia innocente... Così, con una scusa, la Wagenknecht, attraverso la sua assistente, s'è momentaneamente appropriata della digitale e ha cancellato tutte le immagini compromettenti. Battibecco con l'amica, sputtanamento: scemenze d'ordinanza. Ma è la dichiarazione marxista ortodossa finale (o forse dovrei dire marxiana, a rigore) che è una vera ciliegina: «Lotto per una società in cui tutti possano mangiare aragosta», s'è giustificata la Wagenknecht. E brava. Karl approva, garantito. Il punto è che, finché il sol dell'avvenire non è spuntato, l'aragosta se la mangia chi può. Che vogliamo fare, lasciarla lì? Comunisti, sì, ma al passo coi tempi e liberi da anacronistiche sovrastrutture. Cioè, i bambini: dai, erano indigesti, siamo onesti. Meglio il caviale.
Shangri-La, 07:00
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11.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Perché La7 è una grande famigghia
Questi che si accomodano in poltrona. Che sorridono, si vogliono bene, si rispettano, lavorano coi parenti e hanno carta bianca (ma non la sporcano, no, sono responsabili, loro). Questi che cambiano nome alle cose del mondo. E l'editore lo chiamano papà.
Com'è che la cessologia di Luttazzi va bene finché non tocca tuo cuggino?
Shangri-La, 07:00
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20.11.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Firma, firma, cretino
C'è stato un momento, negli anni Settanta, in cui un manipolo di sedicenti intellettuali (che ahiloro moriranno senza aver detto nulla di memorabile, ma pazienza) firmavano quasi un appello al giorno. E non lo dico mica io. Loro, lo confessano. Trent'anni e passa dopo. Quando si sono accorti, buonanime, che una firmetta qua, una firmetta là, giravano assegni in bianco a loro nome, che qualche combattente del popolo ha speso per comprarsi il revolver. Un amico telefonava - «Ueh, scusa, ci sarebbe 'sta cosa qui per protestare contro il fascismo dilagante, è importante: ci stai?» - e loro, con mezzo panino in mano, senza leggere niente: «Sì, figurati: mettici anche il mio nome». Dice bene pessimoesempio qui: «come mandare un messaggio a vodafone o chi per lei per l’ospedale di gino strada. Uguale». Poi uno, lì per lì, non pensa. E non glielo chiede di certo, alla promotrice tizia: «Ueh, scusa, ma tu non sei quella che promuove quel pattume di chick-lit in cui le donne appaiono come delle cretine integrali, con l'unico problema di darla via e poi piangerci sopra? Cos'è, ora mi chiami alle armi per la violenza contro le donne? Ma fottiti». Eh no, risposte così solo nei film. O in certi blog. Gli anni Settanta, dicevamo. Quella è stata la prima palestra del cretinismo organizzato capace di dare l'assalto, gradino dopo gradino, ai palazzi del potere. E non è mica un caso che tanti miei coetanei (sono del '69) scrivono di quegli anni lì: perché sono un paradigma di come, con un po' di fumo dialettico, una scatoletta di tonno e un tocco di formaggio, si può dare vita alchemica all'homunculus letteratus. Che gradino dopo gradino eccetera. Poi il vento è cambiato, pallottole ne son volate e di qualche sbrodolata si son pure vergognati. Dapprima in un silenzio carico di vergogna, poi, timidamente, a voce sommessa. Qualcuno solo annuendo col capo. Ma non tutti, eh. Per esempio, quella cap'e cazz di Dario Fo, no. Lui, a testa alta fino alla fine. Epporca, il premio Nobel gli hanno dato. Che, deve forse chiedere scusa? Boia chi molla, da bravo fascista: tutti lui, li firmerebbe ancora adesso, gli appelli. Con la penna infilata in der posto.
Shangri-La, 22:04
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IL CIRCOLO DEI VASTASI
Dice Caracaterina, citandomi, che han portato tutti il cervello all'ammasso. E non manca nessuno, all'appello, in effetti. Come tutte le cose poco intelligenti, ne attira a pacchi. C'è pure, dico, tal Melissa Panarello. E, in prima fila, il più brutale maschilismo misogino impotente che abbia mai conosciuto. Tanto per dire. Gente che ora serve messa all'altare. Pfff. Ma qui lo scandalo non è l'ipocrisia. Né la pecoronaggine. Si mettono in conto, entrambe. Il prurito viene per altro. E precisamente: l'esser stranieri, il non esser parte, il puzzare, l'esser sospetti, malvisti e messi nel mucchio, l'essere infine candidati al ruolo di capro espiatorio rappresentano una dimensione antropologica: 1) ineludibile, 2) trasversale, 3) ricca, anzi: ricchissima. E questa è una cosa della quale ciascuno è chiamato a essere consapevole. Senza piagnistei. Chiunque si trova ad esser straniero in centomila situazioni e - in quanto tale - non gode degli stessi privilegi che toccano agli autoctoni. Pretendere che questa differenza sia elisa è da idioti. Decidiamo, sul piano del diritto, che la legge è uguale per tutti? Benissimo. Ma poi lo sappiamo, vero che lo sappiamo?, che il mondo iperuranico del logos, non appena si piega in un dia-logos, entra immediatamente in un gioco di rapporti di forza? E quindi lo sappiamo, vero che lo sappiamo, che nulla è e può essere uguale per tutti? E che se uno, a casa propria, butta il mozzicone a terra, al massimo riceve una zoccolata dalla moglie, ma se lo fa da ospite, in casa altrui, verrà probabilmente messo alla porta? E che tutto questo snocciolar numeri su quanti reati compiono i connazionali in un anno e quanti gli stranieri non ha senso alcuno, perché nella percezione sociale i due fenomeni non hanno e non possono avere lo stesso peso? Tutta colpa dei giornalisti? Complotto mediatico? Ma fatevi uno shampoo, va.
Shangri-La, 18:02
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15.11.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Che poi
L'insopportabile vanteria del qualificarsi intellettuali. E il cucinare, poi, dopo chissà quanti mal di testa, un risottone di idee, dati, denunce, ricamini, poltiglie passatiste. Ma una persona seria può mai intrupparsi in carnevalate simili?
Shangri-La, 17:21
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22.10.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Io di amici non ne ho. Per fortuna
Il problema degli italiani? Gli amici. Per lo più più incapaci di vera, robusta e virile amicizia, gli italiani hanno, al più, un corteggio. Un gruppo di sodali ciechi. Un ambarabaciccicoccò. Una mafia senza palle. Hanno telefonini surriscaldati e carteggi infiniti che quando avrò tempo, gesummaria, risponderò, state bboni che tutti mi cercano. Gli italiani sono cani randagi. Soli, affamati. Hanno capito che qualche carezza la ottengono solo se si strusciano il pelo a vicenda, in androni bui dove ristagna il puzzo di piscio rancido con cui marcano presenza. Quando si incontrano, menano la coda e si annusano dietro. La fanno dappertutto, gli italiani, dove capita. Ne sono pieni i parchi, ne ritrovi le strisciate sui marciapiedi e i residui calcificati sul battistrada delle scarpe.
Peccato. E' - sarebbe - così bella l'Italia. Ma non è nostra, non è vostra. Appartiene a rognose bande di amiconi quadrupedi, al loro familismo, al loro far quadrato ringhiante, a gengive scoperte. A un terrorizzante impaurito fanatismo. Li chiamano reti, adesso, questi branchi. Cercano di spacciarli per rapporti, connessioni, scambi di idee, ne parlano come dell'humus comune, del brodo di coltura di potenti anticorpi che promettono il sol dell'avvenire sulla nostra morta vita sociale, sulla letteratura e chissà che altro. Balle. Sono la negazione di qualunque estetica nonché di qualunque etica del vivere comune. Sono pura bava alla bocca. Schiuma e nient'altro.
All'inizio è l'homo homini lupus. Si disprezzano, ma più o meno di nascosto, ché non sai mai chi ti può tornare utile e se lo fanno in pubblico sono sveltissimi poi, potendo, a cancellarne le tracce quando il vento gira altrove. E infatti, a tempo debito, non appena sorge il luminoso profilo d'una qualche convenienza s'illuminano d'immenso e scoprono che il lupo in effetti è un chihuahua nient'affatto temibile. Che basta solo lisciargli il pelo per il verso giusto e il gioco è fatto. Poi diranno ai posteri che è perché loro valgono e che lì, sulla via di Damasco - miracolo! -, si sono conosciuti meglio, si sono scoperti e apprezzati. Entrati ufficialmente nel branco, riprendono ad abbaiare contro gli altri, di fuori. Quando passano, bisogna farsi da parte. Farsi da parte e star zitti. Se notano, ai margini della strada, smorfie di pietismo, insofferenza, financo indifferenza (ostentata, s'intende), subito ringhiano: cos'è quel sorrisetto, quella mezza ironia, cos'è, sei invidioso?
Ogni tanto l'ubriachezza da potere esplode in un rutto volgare e sincero: ed è lì che, al riproporsi acido del non digerito, ti intimano di star bene attenta a quel che dici, che la cricca (e la Forza) è con loro. Eccone un chiaro esempio, cui ho aggiunto - buon'ultima - la mia modesta testimonianza. Ah, volevo dire: mi pregio anch'io di questo, come di altri cadeu di questo genere, note di merito che mi fanno onore. Augh.
Shangri-La, 07:03
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11.10.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ma ti pare!
Sbarbato, capello brizzolato, fresco di piega parlamentare come usa tra i manageroni capitolini, camicia, cravatta, scarpa lucida. Parla al cellulare, nel corridoio. «Giornataccia!Scusa se non ti ho cagato prima». Uhm.
Shangri-La, 07:00
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09.10.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Noi, cretini professionisti e patentati
Quel giorno lì, chi l'ha vissuto non se lo scorda. Intanto, l'equipaggiamento da incursore infilato con cura nel trolley il giorno prima: pantaloni con le tasche, giacca con la tasche, mutande con le tasche. E dentro le tasche, decine di bigliettini a grafia minutissima e pressoché illeggibile con date, articoli di legge e preghiere al Signùr. Infine, la notte insonne all'Ergife. Chi a scopacchiare, chi a scopiazzare e chi a scoperchiare a occhi sbarrati il pozzo nero e senza fondo della propria ignoranza. Poi la corsa, all'alba, all'edicola più vicina (qualche chilometro a piedi) per compulsare almeno due-tre quotidiani prima di andare a fare l'esame, sai mai che una delle tracce sia di stretta attualità. Il rientro veloce, infine, in albergo per la colazione - poi non si mangia più fino a sera - e per raccattare armi e bagagli, ché la stanza è prenotata solo per la notte e bisogna sbaraccare subito. Tutti d'umore abbestia, ascoltiamo la V-collega annunciarci, davanti a un cappuccino, la soffiata avuta da un membro della Commissione: «L'articolo di Moda sarà sulla minigonna, l'ho già preparato ieri sera». Non c'è tempo neanche per un V-augurio, è ora di correre all'appello. Carichi come tappetari di trolley, Olivetti e giacca pesante da milanese in trasferta, ci stipiamo in settecento, immobili, su un piano in discesa, coi piedi puntati per non scivolare sui garretti del tizio davanti, mentre il pacco di appunti infilato negli stivaletti ci arrota gli stinchi. Alle nove del mattino siamo già pronti per la sala rianimazione, stanchi, frastornati, sudati. Nel branco, come sospinti da uno spirito guida, riusciamo a trovare dove depositare i nostri bagagli e prendere posto. Dopo circa tre ore, ha inizio la distribuzione delle tracce d'esame e già c'è chi, terrorizzato, si gira verso le ultime file chiedendo a gesti la soluzione del quiz tre e quattro. Cazzo ne so, dico io, la risposta è nel vento, amico. Scrivendo sui gomiti, trasformo la poltiglia cerebrale sulla devolution in un'apparente concatenazione di idee. Il pezzo è sgarrupato - ma non più delle intenzioni della Lega, mi autogiustifico. Colpa mia, del resto: avrei dovuto figheggiare nella classe di moda invece che in quella di politica interna, e mal me ne incoglie. Termino l'articolo, sbrigo la pratica della sintesi di un editoriale, do un'occhiata alla lista delle domande-quiz e mi si annebbia la vista: conosco una risposta su dieci, non ricordo nulla e, presa dal panico, mi dirigo come un'automa verso il bagno, lookin’ for a savior. Nel cesso delle donne, ci ritroviamo io, Giovanni e una sibilla vaticinatrice, che declama le risposte con tono monocorde. Sotto dettatura, scriviamo: lui sul coperchio del water, io col foglio appoggiato al muro. Non tutto mi convince, vorrei verificare, ma non riesco a tirar fuori gli appunti dagli stivaletti. Ormai sono cementati lì, amen. «Fermi tutti - dico - ho il palmare». «Ohhh», replicano. Estraggo l'aggeggio dalla tasca interna della giacca, provo ad accenderlo. Non reagisce. Riprovo, riprovo ancora. Niente. Morto. Il calore del corpo l'ha mandato in tilt. Improvvisamente, la declamatrice mi pare più convincente: decido di darle retta e trascrivo tutte le risposte. Usciamo madidi e stravolti. Fuori, c'è uno che sbraita: «Mi scappa, devo andare in bagno!». Lo guardiamo straniti: è la guerra, amico, in battaglia non si piscia, non te l'hanno detto? In aula, un puttanaio indescrivibile. I membri della Commissione circolano dando una mano alle loro protette, è tutto normale, tutto assurdo. Sono quasi le sette, tempo scaduto: è andata. Corro all'aeroporto, perseguitata dal ticchettio di mille Olivetti che m'inseguono come erinni scatenate, mi affloscio sulla poltrona e faccio un rapido calcolo di quanto m'è costato questo scherzetto. Volo di andata e ritorno, albergo, 700 euro per il corso di preparazione, ennemila serate e sabati spesi a far prove e a prendere appunti, quotidiani letti e studiati allo sfinimento, numero 4 manualoni di Cicciabruzzo - i primi due da buttare perché «è uscita l'edizione aggiornata, sapete». E, all'orizzonte, il luminoso sol dell'avvenire di un'estate infernale di studio matto e disperatissimo. Se tutto va bene, poi, cento e più euro da versare sull'unghia per il tesserino. Infine, in nota spese, decine e decine di scioperi da un centone ciascuno, stato d'animo alle stelle e un futuro da eterno problema in un catino editoriale precarizzato, al collasso e benevolo solo con gli amici degli amici, quelli del genere perché io valgo:
«L'anomalia dell'Ordine dei giornalisti è tutta italiana, ma stai tranquillo, mi "spaccio" per giornalista solo se incaricata (da giornalisti) di farlo. Comunque è molto diverso da spacciarsi per avvocato o dottore, se consideri che un non-giornalista può dirigere una testata (se specializzata o di partito politico). Giornalisti anche molto famosi non sono ancora iscritti all'ordine o hanno passato l'esame molto tardi nella loro carriera, lo sapevi?».
V-ciao, eh. Senza rancore.
Shangri-La, 07:00
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19.05.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Scusate il ritardo
L'ho cercato in libreria il 17 maggio, d'impeto, senza far caso a commemorazioni di sorta: Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi l'ho letto d'un fiato nello spazio di poche ore, il che. trattandosi di me, che assolutamente rifuggo dall'applicare la benché minima buona volontà alla lettura, è sorprendente. Di fesserie campate per aria, del resto, di storie tirate per i capelli, intrighi da fiction di serie B, complotti, morti bombardati cosparsi di ketchup, servizi deviati, storie truculente di criminalità obesa che fanno rimpiangere Mario Puzo ne ho le tasche piene anche solo a sentirle nominare. Senza contare il corollario delle idiozie fumose sulla letteratura e la potenza eversiva di stafava che circolano tra i coetanei miei, cavalli bolsi gonfi come otri di vuote ambizioni. Ma Calabresi l'aspettavo al varco da tempo. Mi chiedevo quanto ci avrebbe messo a metter mano alla penna e a raccontare, dopo anni di silenzio (e di concioni altrui, peraltro), come si stava da quella parte. Si stava che bastava girare l'angolo e qualcuno aveva scritto Calabresi assassino su un muro. O lo stava gridando in Piazza Fontana, il 12 dicembre. O a una festa, in mezzo ad altre merde secche milanesi, capitava che qualche brillantona discettasse su quanti soldi avesse preso la vedova dallo Stato, che almeno avessero ammazzato anche lei!, si augurava e che lo facesse, l'idiota - imperdibile scena narrata nel libro, sul genere Woody Allen-McLuhan - davanti all'orfano in persona. Si stava che un'ottantina di altri pseudo intellettuali firmava appelli alla cieca, da cui si lanciavano le solite accuse chic ai poteri dello Stato, mettendo in mezzo sempre il medesimo cadavere, rimasto idealmente riverso per anni riverso in mezzo alla strada, e manco una targa (ma a Pinelli sì, addirittura due: una che emette una sentenza di colpevolezza per Calabresi - cara, vecchia teoria! - e l'altra che ci mette una pezza, da parte del Comune). Si stava che non più di tre tra queste teste d'uovo dell'intellighenzia italiota si vergognasse dopo un ventennio e passa di certe porcherie e chiedesse ammenda. Ché erano giovani, perdio. E si sa, i giovani. E ancora scusate il ritardo dicono, ora che si sprecano a qualche riconoscimento. Scusate il ritardo, ma muovetevi, famiglie delle vittime, lasciano intendere, sbrigatevi a schiodare il culo e a perdonare pubblicamente gli amici nostri, che vogliamo graziare questo mondo e quell'altro, senza scontentare gli elettori di centrodestra, quei forcaioli. E gliene fotte assai, delle vittime, in questo Bel Paese, che l'agente Antonio Custra, assassinato da un brigatista in via De Amicis, per anni l'hanno chiamato Antonino Custrà. E così pure io lo conoscevo e lo stesso Mario Calabresi (i figli degli sbirri, sapete, si dilettavano fin da bambini di cronaca, in quegli anni: giovani nonché figli di giovani, noi, non siamo mai stati), ché sui giornali sempre così hanno scritto. Custrà, con l'accento. E la figlia, nata come l'ultimo dei Calabresi dopo l'assassinio del padre, una di quei privilegiati parenti delle vittime, che prendono barcate di soldi dallo Stato e gli trovano lavori d'oro, dopo anni di disoccupazione (e di dolore solitario, di psicofarmaci, anoressia, bulimia e quant'altro: forza, su, è passato tanto tempo, dicono in coro gli stronzi d'allora, che davano fiato alla loro coscienza critica) abbia finalmente avuto una mano tesa dal Comune di Napoli. Che le ha messo in mano una ramazza e le ha offerto un impiego da spazzina. Questo racconta Calabresi. E val la pena di leggerlo, il suo libro, se volete sapere in quale letamaio vivete. Poi tornate pure a farvi uno shampoo curativo per la forfora con gli idoli vostri e a discutere, voi che avete del buon tempo, di letteratura, di eversione, di calli, duroni e bla bla bla.
Shangri-La, 08:41
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15.02.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Binnu ficcscionn
Sbadigliare esalando noia nerofumo e dormire, infine, cullati da pistolettate western e sventagliate di mitragliette. Grazie, Rai.
Shangri-La, 07:00
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30.01.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Noi, i pentiti
Inchiavardati e serrati, stonati, noi, e psicanalizzati facile, sfilacciati dentro e stanchi. Voi, analfabeti di carriera.
Shangri-La, 07:00
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17.11.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Madonnette
L'arte del mestare, hanno nel sangue, e del rigirar frittate, umiliare, manipolare e infilare i denti nella carne altrui. Nonché del redarguire all'occorrenza e, se non basta, pubblicamente sculacciare l'immatura puerilità che ha osato alzar la testa. Ne son piene le scuole, gli uffici e le case di codesta laida leziosità dallo sganascio forcaiolo, che inanella perline ai mercatini e sbianca deretani per diletto. Santerelline da strapazzo, si tengono bordone tra colleghe di starnazzo. Tutte quante in cerca di (rima).
Shangri-La, 04:54
21.08.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Quanto sa di sale
Il lavoro era una pena. Faldoni su faldoni zeppi di rogatorie, verbali di interrogatori e atti del processo. Su quelle carte si era consumata una resa dei conti feroce, finita a lanci di monetine davanti all'Hotel Raphael. Io mi ci consumavo gli occhi e le giornate, passando il tempo a sognare i lussi che mi sarei concessa con un decimo degli spicci smazzettati a fine giornata da tal Pacini Battaglia. Visionavo ogni pagina, la catalogavo, passavo sotto scanner e riversavo su dischetto. Il "Dottore" intascava dal Tribunale centinaia di milioni di lire, io nemmeno una lira. Neanche il pranzo pagato. Furbo, il "Dottore". Il cognome siciliano lo autorizzava, secondo lui, a strizzarmi l'occhio ogni volta che faceva capolino nella stanza, che dividevo con il "Dottor K.". «Tutto bene?», chiedeva il titolare dello studio. K. gli faceva da spalla: il Dottore gigioneggiava a gambe larghe, nominava politici, magistrati, raccontava mirabilie facendo danzare nell'aria i miliardi come coriandoli, mentre io simulavo la più impenetrabile e irritante indifferenza. Lo guardavo di sottecchi e pensavo che la moglie, avvocato con le mani in pasta e clienti facoltosi, dovesse averne non poche di ramificazioni in testa. K., dal canto suo, mi detestava. Soldi, macchina sportiva, faccia di bronzo ed erre moscia, era solito far colpo. Di questa riservata presenza, poco incline agli ohhh! e alle chiacchiere, non sapeva che farsene. Allungato sulla poltrona, i piedi sulla scrivania, una mano alla cintura e l'altra alla cornetta, capitava che parlasse ora in tedesco ora in inglese. Veniva spesso a trovarlo dalla stanza a fianco una collega dello studio, gran fenicottero e tacco deciso, che lui rimirava con gusto. «Questa sì che è una donna», gli indovinavo nella mente. Mi indicava col mento, mentre le parlava, e alzava gli occhi al cielo. Di spalle, comprendevo ogni cosa. Un giorno andò nella stanza dell'avvocato e compose il numero dell'apparecchio sulla sua scrivania. Il telefono squillava e squillava, accanto a me, ed io lasciavo fare. Dopo qualche minuto entrò come una furia - «E rispondi, cazzo!» - afferrando con rabbia la cornetta. «Ha attaccato, ecco!». A pranzo, mangiavo un panino seduta a una panchina, in piazza Vetra. Sfaccendati di buona famiglia facevano correre sull'erba spelacchiata cani di grossa taglia, appetito sanguinario e muso stolido. Talvolta, erano dog-sitter sudamericani a occuparsene. Li pascolavano un po' e poi li riportavano ad acciambellarsi sul parquet, ai piedi di enormi divani bianchi. Mangiavo piano, sotto un sole estenuato. Gli animali ringhiavano, trascinando al guinzaglio i padroni. Il panino sapeva di sale. Tranne il giorno che il Dottore mi disse: «Mi piacerebbe molto, sai, sei bravissima, ma non posso proprio assumerti».
Shangri-La, 08:02
04.08.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Entusiasmi diarroici
Fantafico forza leggi imperdibile geniale t'innamori ti sganassi non ti tieni le budella ti ci pisci te lo cachi in mezz'ora sotto il sole se lo vedi già lo speri te lo compri te lo succhi quanto godi te l'orgasmi troppo bello ti ci tuffi poi saluti dalla spiaggia finché affoghi in mezzo ai flutti
Shangri-La, 08:00
13.06.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Metamorfosi
Interessante la metaformosi della vandeana stracciavesti, ieri tutta compunta in incompresa solitaria genialità blabla, col cristoincroce da par suo a far da sponsor.
Se ne sta ora tutta pinta, ind'a vanedda come santa vergine immacolata assunta in cielo prega e vaticina per noi, con l'aureola in testa e il sangue che gocciola sulle guance rigate.
Talvolta ride come babbuina, tutta gengive e tartaro, ché non si può sempre stare a piangere e si fa tardi all'"ape".
Ammannisce ai pellegrini scalzi, ginocchia sbucciate numerose e benedicenti come la misericordia diddio, qualche vana profezia su quel che accadde l'altrieri.
Ché gli oroscopi di doman l'altro sono del resto al momento segretati, concessi in esclusiva a qualche pusher che li venderà a 16 e 50.
E se all'appello qualche fedele manca, fa la conta peggio del prevosto e della perpetua mess'insieme.
Ma tu guarda le metaformosi della mosca. E come va di spazzola, con le lunghe zampette, sui piedi altrui, senti come attraversa di muta in muta l'intero regno animale e frinisce, cinguetta e barrisce quand'è il momento di fare il culo ai passeri.
Deh come passa il tempo, come trasmuta le cose la blandizie dei maggiordomi in ghette e scopa nel retto, quanti basci e caresse e slinguate, come muore affogato nella melassa, col braccino in su, quel frustolino di talentucolo da rigattieri.
Guardi e pensi che è tutto un puttaneggiare lo stare al mondo, il brigare, proporre, farsi avanti, telefonare, scassare e poi dire mi cercano tutti, non ho tempo per nessuno, vi faccio una sega, sì, ma dopo le sei. E che la la coerenza è dei cretini, come amano dire gli infami. Appunto.
Shangri-La, 08:00
28.05.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Venite parvulos
Festa della mamma e del papà che lavorano. Cominciano a fartela per tempo, la festa. "Porterete qui i figli?", chiede Tizio. Annuisco, seccata. La domanda è oziosa, s'intende, e provocatoria: sono anni e anni che a scadenza annuale si aprono i cancelli ai bambini. E sempre con puntualità disarmante, quelli che non ne hanno, di prole, si atteggiano in pose tediate e sussiegose - oh, no, oggi è il giorno dei mostri -, che dovrebbero suggerire chissà quale originalità rispetto al mainstream che vuole l'infanzia giardino edenico, da recintare rispetto al cinismo adulto. No, questi che ogni giorno si dilaniano in battute da Zelig nel vano tentativo di esibire lo spirito caustico che non possiedono e che, nel caso, li dovrebbe distinguere - tutti insieme e tutti uguali - dalla massa, costoro, dico, i bambini li odiano. Li detestano, non li sopportano, li manderebbero al rogo. (Risate. Applausi. Cachinni). "Ah, ho capito - insiste Tizio -: li portate per avere la scusa di non fare un cazzo". E' da giorni che ripete il leit motive. Quel paio d'ore di lavoro che io ed altri perdiamo nel pomeriggio di un venerdì più scazzato che mai gli stanno facendo venire l'ulcera. Credo che neanche l'amministratore delegato di questa baracca possa essere più disturbato di costui dall'intera faccenda. A un certo punto, non si tiene più ed esclama: "Cazzo, non è giusto che noi stiamo qui a lavorare e loro...". La malattia mentale sta raggiungendo il suo culmine. "Fregatene", mi suggerisce qualche anima pia, quando confesso l'intenzione di evitarmi sbattimento e fastidio. "Porta tuo figlio e pure il figlio di qualche amico, se puoi". Mi limito al diretto discendente. Prendo la macchina, vado a prelevarlo e torno. Quando arrivo, trovo la collega appena rientrata dalla maternità: ha portato il figlio e un paio di torte per tutti. Il clima sembra inclinare al festoso. Caio si alza, addenta una fetta di crostata e con la bocca ancora piena dice: "Va bene, adesso però quando finisce questa storia?". "Speriamo presto", replica Sempronia, che di figli, dice, giammai, e manco s'accorge di incarnare il più deteriore degli stereotipi materni, solita com'è a trattar tutti, senza eccezioni - ah, le sublimazioni in agguato -, come bambocci idioti, da rampognare coram populo senza riguardo, con tono saccente e umiliante. Ne ho a sufficienza. Il piccolo vorrebbe restare, è eccitato dalla novità e corre tra i tavoli divertito. Ho fretta di scomparire: lo sollevo a forza e, piangente, me lo trascino via.
Shangri-La, 09:07
17.05.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Carichi a molla
Li inquadro nel binocolo, da lontano, per dovere. Qui in garitta, la noia è il nugolo di moscerini che nuota nell'aria fritta di questo interminabile agosto. E' tutto chiuso, tutto spento, non si sa più che fare, dove andare. Non resta che guardare, stancamente. E stupirsi. Carichi a molla, si muovono a scatti, ridono, vogliono ancora piacere. Credono, e come fanno, perdio?, ai complimenti che rimbalzano, alle pacche sulle spalle, le lisciate di pelo. Pure a a Babbo Natale, la Befana e Photoshop danno il loro soldino, pontificando con la bocca piena di trombonate idealiste. Puri e duri, li osservo tintinnare in tasca le loro trenta monete mentre con incalzare serrato e assertivo dicono quello che pensano. Uh, anche la merda è sincera, nel suo puzzare. Non vedo il pregio, tuttavia.
Shangri-La, 08:00
03.05.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Everybody needs somebody to hate
Incauta la blogger cui venne l'infausta idea di dedicare un post alla difesa dei siciliani. Dopo un mese, è una continua emorragia di commenti, che non accenna a cauterizzarsi. Il che non deve sorprendere affatto. Conosco certuni, soliti a impressionare l'uditorio con modi studiatamente signorili e sfoggio di dialettica dagli accenti aulici, i quali pensano e dicono - alla sottoscritta, direttamente, ché mi si crede diosolosaperché persona di spirito - né più né meno di quanto si legge nei commenti al succitato post.
Shangri-La, 08:00
20.04.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Un post politico, a ben intenderlo
Prendo il vassoio, vi adagio lenzuolino di carta e tovaglioli ed entro nel labirinto. A fine percorso, il mostro.
Cartelli indicatori mi segnalano, all'inizio del dedalo, l'"angolo delle delizie". Al di là del banco, mellifui sorrisi di robotica gentilezza mi offrono ogni prelibatezza. Nel rispetto, s'intende, di misteriose tabelle alimentari.
"Niente prosciutto, se le do il tonno, signora". "Perché, scusi?". "L'insalata è già completa così". "Ah, molto bene". "Desidera un po' di carotine, signora?". "No, grazie". "Allora cosa posso aggiungere, signora?". "Metta altre mozzarelline". "Gliene posso mettere una soltanto". "Una?". "Beh, se tutti chiedete le mozzarelline, le finiamo". "Ineccepibile". "E ricordi: questo piatto è un secondo più contorno, signora". "A guardarne la consistenza, a dire il vero, pare a malapena un contorno: dove si nasconde il secondo?". "Secondo più contorno: è la regola". "Quindi posso aggiungere al limite un dolce?". "Esattamente, è la regola". A fine labirinto, il mostro con lo sguardo laser passa in rassegna il contenuto del vassoio. "Lo yogurt è in più". "Ma non ho preso il primo piatto, scusi". "Lo yogurt è in più. Può prenderlo solo in sostituzione di un contorno: è la regola". "Allora se lo tenga", le rispondo indispettita, posandolo sul banco della cassa. "Se vuole, può prenderlo il suo collega, poi lo dà a lei". "Scusi, che senso ha?". "Nessuno, è la regola". Finalmente esco, arrivo al tavolo e mi accorgo, disdetta!, di aver dimenticato la bottiglietta dell'acqua. Torno a malincuore dal mostro: "Scusi, ho dimenticato prima di prendere l'acqua, posso?". "No, signora. Non posso fidarmi che lei l'abbia veramente dimenticata". "Se vuole, vado a riprendere il vassoio e glielo dimostro". "Potrebbe averla appoggiata sul tavolo, come faccio a sapere?". "Certo, giusto. Potrei essere una ladra, lei che ne sa. Alto le mani, questa è una rapina: mi dia la bottiglia dell'acqua". "Non posso lasciarla passare: se tutti facessero come lei, avremmo settecento persone che prendono due bottiglie d'acqua ciascuna". "Ma io non ne voglio prendere due: solo quella che mi spetta". "Per questa volta passi, ma che non si ripeta". "Certo, è la regola".
Shangri-La, 08:00
13.04.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Basta, non gioco più
Plebiscito o niente, chiede il ragazzino. Se no, si china platealmente sulla tazza a vomitare sul paesedimmerda. E due minuti dopo aver infilato la scheda nell'urna, esce di casa e va a comprarsi una scatola di chiodini per il povero Democristo in croce, che - mal gliene incolga - s'immola per tutte le sue pecorelle. Ché i suoi, altro che agnellini: lupi mannari assetati di sangue, sono, infelici al cappio delle loro rispettabili cravatte, alla perenne ricerca di qualcuno da odiare e di capri espiatori da macellare sull'altare della loro inarrivabile Giustizia. Falsi come Giuda, all'occorrenza spergiurano di contentarsi del meno peggio e di militare tra i moderati che aborrono gli opposti estremismi, ma intanto circolano con la lingua penzoloni, la bava alla bocca e le zanne in astinenza, in queste notti di luna piena, proiettando lungo i muri la loro lunga ombra triste.
Shangri-La, 08:03
12.04.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Di nuovo alle urne
- Beddamatri, ora si dovrà votare di nuovo per l'elezione del nuovo boss.
- Maddai, ho sentito che la Sicilia era in festa per questa cattura.
- Era in festa perché manco a noi ci piaceva il governo di 'stu boss.
Shangri-La, 08:00
12.03.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Come una scatola di cioccolatini
La serpe è gentile. Striscia inavvertita tra i sassi e vibra i sognali su frequenze ipnotiche e ammalianti. Modula il sibilo in crescendo, fino a emettere un suono perforante e continuo che indebolisce le resistenze, rammollisce i no e piega l'altrui volontà. Si infiltra di soppiatto, non invitata, per una visita di cortesia. Vuole vedere come stai. Lo vuole con gli occhi, le antenne e ogni scaglia della pelle mutante. Non c'è dissuasione che valga. Ma sì, che male c'è, pensi. Non si tratta, in fondo, che di una piccola cosa, di scarsa durata e nessuna importanza - ti ripeti -, quel po' d'assenzio che s'inghiotte ogni giorno per quieto vivere. Una dose più, una meno, cosa vuoi che sia - sussurri alla tua pazienza, per rabbonirla. Ah quant'è urbana, la serpe. Com'è affabile, inappuntabile e più robotica del manuale di donna Letizia. E con quale incoercibile e imperdonabile asprezza marinaresca ne accogli le carinerie. Una martellata, le daresti. A lei, che vuol solo vedere come stai - non è bello, in fondo? -, scrutare dove ti prude la rogna e capir se si può grattarsela un po' insieme, giusto per passare un po' il tempo, ché una disavventura analoga ce l'ha pure lei nel repertorio e non è forse, questo, un gesto di buon vicinato, di grazia? Ma tu "non ho niente da dire e non ne voglio parlare", esordisci cafona, mentre le pende indignata e a peso morto la lingua biforcuta. Sicché t'allunga indispettita il presentino omaggio. Una scatola di cioccolatini. "Per il compleanno", spiega, con aria di rassegnata e incompresa superiorità morale. "Grazie, non doveva", dici. E intendi letteralmente, quel "non doveva", ché certi giri di boa si fanno a occhi chiusi e mascelle strette, senza torte né stappi di spumante. E mentre richiudi la porta, con le narici che ti fumano, pensi che a volte non ci sono abbastanza sassi e che sì, Zemeckis è un genio.
Mamma diceva sempre: La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita! (Forrest Gump)
Shangri-La, 02:00
02.03.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Indovina chi non viene a cena
"Stasera ceno con Tizio, domani con Caio. Ieri sera invece ero con Cozza e abbiamo mangiato cavallette del Mar Morto. Peccato, sarebbero stati più buoni gli scarafaggi di Tutankamon". I giusti e gli eletti, son gente di mondo. Sbafano in compagnia al ristorante e non perdono occasione per farlo sapere in giro, con l'aria di dire: "Occhio a non mettersi contro di me perché non sono un isolato. Mi trovo un giorno sì e uno no a crapulare con i miei scherani". Antipasti, primi, secondi, dolce, caffè e ammazzacaffè: si mangia a scrocco, tanto paga Pantalone, quello col grano in tasca.
In un angolo del locale, due donne avventate.
Due che avevano gente intorno, prima. Amiche, conoscenti, colleghi. Poi a 'ste due salta in mente di dire quello che pensano. E quello che pensano non piace, rompe le fila, rompe i coglioni, rompe tutto. Avevano gente intorno. Finte amiche, conoscenti pavidi, colleghi viscidi. Si ritrovano al ristorante a mangiare una di fronte all'altra. E a fine cena, come fanno le persone dabbene, pagano il conto. Ciascuna il proprio.
C'è un libro in più, a casa. Firmato da Alessandra Di Pietro e Paola Tavella
Shangri-La, 08:00
24.01.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Evviva i pazzi
Dovendo scegliere, pietà per il collerico che smutanda le corde vocali in un urlo belluino, mentre l'altro lo osserva freddo, con un sorriso sardonico. Dovendo tendere una mano, lo si faccia a chi, nella carnevalata, si immedesima nel suo costumino di Zorro piuttosto che al Gatto e alla Volpe, che si lisciano i baffi in disparte. Dovendo appellarsi contro la pena, si domandi clemenza per il cretino confesso, il profittatore patente, lo scemo del villaggio, lo sbarcalunario patologico. E dovendo lucidarsi le scarpe, le si strusci sul fondoschiena dell'astuto stuzzicanervi, quaquaraqua che con calcolo offende la madre, punta il dito sull'iracondo che sbraita fuori di sé e reclama giustizia. Dovendo vergognarsi, sempre e comunque in compagnia dei pazzi.
Shangri-La, 08:04
13.01.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Il professionista del pruvulazzo
Una sta lì, in macchina, viaggia tranquilla, quando a un certo punto le tocca d'inchiodare di colpo.
Il professionista del pruvulazzo.
Eccalallà: in mezzo alla strada, si rotola in preda a tali convulsioni culturalintellettualetterarie da sollevare un fungo atomico alto chilometri.
Tutti in coda come pisquani. La colonna di fumo sale, il cretino seguita a strofinare parossisticamente il culo a terra e noi lì.
O prenderlo a mazzate o dare un senso alla cosa.
Di norma, ci pensa la santadonna incolonnata dieci macchine indietro.
Scende, scuote la frangia (un particolare che non sai mai se fa più esistenzialfranzosa o più schiettamente istituto di igiene mentale) ed esclama: "O qual genio! Dimmi, declama, scrivi, sviluppiamo un dibbattito (no, il dibbattito no!), poniamo un tema, accendiamo un fuoco, facciamo tutti insieme un bel girotondo attorno al falò!".
E mi sono pure alzata presto, penso. Sms d'urgenza: "Minchione ferma traffico: arrivo in ritardo".
Strombazzo. "Vi muovete pelandroni?". M'attacco. Almeno venti automobilisti aprono la portiera, tutti belli contenti, e dibbattono senza vergogna.
Passa un'ora buona. Poi, d'improvviso, un fulmine a ciel sereno: all'unisono, si rimettono tutti alla guida, accendono i motori e ripartono. Stirando il pensatore sotto i pneumatici. Tutti insieme, uno dopo l'altro: sgnack, sgnack. Senti pure il crock delle ossa. Curioso. Tipo grissino.
Ma sì. Morto un testina, se ne fa un altro.
Shangri-La, 08:04
12.01.06
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Col cuore in gola
Domanda.
Nessuno risponde.
Esortazione.
Silenzio tombale.
Invito.
Nessuno raccoglie.
Solo la Vigliaccheria si aggira indisturbata, avvolta in un mantello, strisciando lungo i muri di questa sera infinita. Si volta, d'un tratto, sorpresa dalla propria ombra. Non è nulla, pensa, con un sospiro di sollievo. Poi pavida s'avvicina a una fontana. Sbircia a destra e a manca, timorosa dell'oscurità, si lava piano le mani e le scuote nell'aria aspettando che s'asciughino.
Shangri-La, 08:30
12.12.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Forse
Telefono a una nota casa editrice perché ho bisogno di contattare un suo autore.
Mi danno l'email (grazie, ma fin lì c'ero arrivata da sola). Gli scrivo. Non risponde per più di una settimana.
Ci riprovo con l'editore per riuscire a carpire un numero di telefono, quanto meno.
"Le chiamo la collega", mi dice l'impiegata.
Poi, non curandosi nemmeno di coprire con una mano la cornetta, grida: "C'è ancora quella pazza, al telefono, che cerca ***".
"Salve - dico - sono Tizia Sempronia e non sono pazza".
Shangri-La, 16:10
08.12.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ambrogino d'oro per tutti
Non stava benissimo, A*, ma quando suo padre gli ha chiesto di accompagnarlo al supermercato, non se l'è sentita di tirarsi indietro.
Dopo "due ore di delirio consumistico", racconta, si accodano finalmente alle casse. A un certo punto, il padre ripercorre la lista della spesa e si ricorda d'aver dimenticato qualcosa: torna tra gli scaffali e lascia A* a tenere il posto in fila.
Sarà la fatica, sarà l'influenza, sarà lo stress, fatto sta che A* sviene e finisce lungo disteso sul pavimento, dopo aver dato una bella ginocchiata al carrello.
Ancora a terra, apre gli occhi: nessuno muove un dito. Lui guarda gli altri clienti, loro guardano lui, ma non uno che accenni ad aiutarlo. Dopo un minuto, A* riesce ad aggrapparsi al carrello, si rimette in piedi e finalmente torna suo padre.
"Adoro i milanesi - mi scrive -. Sono così discreti... pur di non disturbarti ti lascerebbero rantolare in tutta pace fino all'ultimo istante di vita".
Del resto, A* ricorderà quella volta che arrivai all'aperitivo col cuore in gola perché un ueh ueh milanès aveva deliberatamente cercato di investire la sottoscritta. Donna con pancione di sette mesi = settecento punti, suppongo.
Shangri-La, 10:12
06.12.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
E noi non rispondiamo mai
Il "dottore"
"Appena il dottore arriva, riferisco".
Da moltiplicare per cinque: per tutta la prima settimana lavorativa, siamo andati avanti così.
"Lei deve capire, il dottore è molto occupato, sono giorni di fuoco".
"Capisco benissimo, chiedo solo una risposta precisa circa la sua disponibilità: un sì o un no. E' semplice".
A metà della settimana successiva, il balletto era ancora questo. Verso venerdì, supplico di nuovo un "no", per mettermi l'animo in pace e organizzare il lavoro di conseguenza.
Ieri richiamo.
"Il dottore non è ancora arrivato: appena si farà vivo, questa sarà la prima richiesta a essergli sottoposta".
Oggi, attendo ancora una chiamata. Da qui all'eternità.
"Professionista" n. 1
"Senta, la chiamo per un preventivo...".
Mi risponde la moglie: "Riferisco a mio marito e la faccio richiamare".
Sono passati tre mesi: nessuna chiamata pervenuta.
"Professionista" n. 2
"Ora che ha visto quel che c'è da fare, per quando me lo prepara un preventivo?".
"Devo tornare con un collega per prendere le misure", mi risponde.
"Va bene, quando pensa di venire?", chiedo.
"La prossima settimana. Mi faccio sentire io".
Sono passati otto mesi. Nessuno si è più fatto vivo.
"Professionista" n. 3
"Buongiorno, il suo numero me l'ha dato suo cognato, che è venuto qui a imbiancare. E' disposto a venir qui a dare un'occhiata?".
"Senz'altro", risponde.
Arriva, prende nota: "Mi prepara in fretta il preventivo? I lavori, lei lo sa, vanno fatti tra ottobre e novembre".
"Senz'altro", risponde.
Siamo ormai a dicembre. Abbiamo la neve, il terreno ghiacciato, le balle girate e neanche l'ombra in tutto l'hinterland di uno disposto a lavorare per guadagnare.
Il fanculista
"Scusa, ma..."
Nessun cenno.
"Ehi, che ne dici di...?"
Dev'essere uscito a prendere le sigarette.
"So che non risponderai, ma avrei da comunicarti che...".
E' in cura dall'otorinolaringoiatra.
"Ecco, caro, vorrei fanculizzarmi da sola, per risparmiarti tempo, fatiche e imbarazzi. Mi trattiene solo il timore, conoscendoti e avendo un po' di esperienza di vita, di darti il destro di fare pure la vittima ignara e inconsapevole. Cosa vogliamo fare?".
Vediamo se almeno sa leggere.
Shangri-La, 14:14
27.11.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Bassifondi di caffè
"Al secondo piano", mi dice al citofono.
L'ascensore è una gabbia di ferro di quelle che s'arrampicano sulla tromba delle scale gemendo come un animale in preda alle doglie.
Salgo a piedi e l'atmosfera è quella, prevista, di molti caseggiati milanesi: fuliggine, muffa e disperata solitudine.
C'è tanfo di anime decomposte, su per questi gradini. Mentre salgo, valuto se è il caso di accendere subito il registratore.
Prendo la decisione sbagliata: rimando e per il momento lo lascio spento.
Per suonare il campanello, devo scostare il cartello lì appeso, che segnala l'orario di ricevimento: si comincia al mattino e si finisce alle 18.30. La padrona di casa, con la mano sulla maniglia, non mi dà quasi nemmeno il tempo di avvicinarmi che già mi spalanca la porta dell'inferno.
Struccata e dimessa, mi accoglie in casa presentandosi come presidentessa di una fantomatica associazione.
La luce è fioca, cimiteriale. D'istinto, alzo la testa e vedo che il lampadario, a forma di candelabro, ha una sola lampadina accesa.
Le pareti dell'appartamento, che mi appare angusto e squallido, sono tappezzate da ritagli di giornale che - da almeno una quarantina d'anni, presumo - fanno eco alle gesta di questa sedicente veggente.
Chiedo il permesso di fare delle foto e lei, entusiasta, mi indica i pezzi forti della collezione
Mentre scatto, entra uno sciroccato sulla quarantina, accompagnato dalla madre. L'uomo viene fatto accomodare su uno sgabellino di fronte a un tavolino ad altezza ginocchia.
"Sei nella merda", gli dice la maga. "La tua vita è un fallimento", sentenzia la scrutatrice di fondi di caffè. Lui abbozza qualche spiegazione, "sono separato e disoccupato", dice, ma lei, perentoria: "Zitto. Devi solo ascoltarmi".
Lo punta col dito e prevede: "Un lavoro di merda lo trovi, tranquillo. Di merda, ma lo trovi".
Previsione facile, in effetti. Persino quelli, chessò, della Adecco, ci arriverebbero.
A un certo punto, la pataccara alza la voce, rivolta alla madre del poveretto: "Mamma, vieni qui a pagare per tuo figlio!".
La madre si siede e comincia sommessamente a caragnare, mentre la pseudo veggente le intima: "Non piangere! Ci penso io, a tuo figlio".
Non c'è un lanciafiamme qui nei paraggi, mi chiedo?
Shangri-La, 23:06
04.11.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Kosta, svegliati, Loro sono già qui
Dite a Kavafis che l'attesa è finita. Sono arrivati e strologano alla grande. Convinti, beati loro, d'essere graffianti, selvatici e messi di traverso (avrei detto accoccolati sul triclinio, ma tant'è). "Perché chi viene qui, alle Invasioni barbariche, si smolla sempre un po'" s'è detto nel bel mezzo del solito agiografico autoritrattino televisivo in cui l'intervistatore (-trice, nella fattispecie) regge lo specchio delle brame al bencapitato di turno. I barbari - aveva ragione Costantinos - sono una soluzione. Sono il tipico quadretto paesaggistico piazzato sul muro altrimenti disadorno del salotto buono, col sentierino in mezzo al bosco, spennellato nei toni tra il marrone e il verde esausto d'inizio autunno, che campeggia sulle poltrone in velluto coi profili in acciaio e il tappetto di pelle bovina, in mezzo alla chincaglieria fine anni Settanta-inizio anni Ottanta. La barbarie è l'abitudine, è la lode che imbroda, sono le presenze autogiustificantesi per il semplice fatto d'essersi accampate e zitti tutti, inetti invidiosi, è l'azzurro stoviglia della signorina Felicita, le piccole cose di pessimo gusto, la tavola ben imbandita con i commensali che mangiano con le mani, succhiandosi le dita. Barbaro è quel rimbalzare da una signora all'altra di buoni propositi che stridono come un gessetto squadrato sulla lavagna: "Non mi pare il caso di satanizzarlo". "No, no, non satanizziamolo". Ma sì, non diavolizziamola 'sta tibbù. E nemmeno 'sta vita. Non la si faccia spessa, ché è tutto un gioco. Vince chi non si prende sul serio. E ti prende per i fondelli.
Shangri-La, 08:00
20.10.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
The NeverEnding Story
Notizia di oggi: "Catania, colpito il clan Santapaola". Miii, è da quando sono nata che a cadenze fisse un blitz delle forze dell'ordine prende di mira questi scassapagghiari. Ma quanti sono, mi chiedo, a che ritmo si riproducono e com'è che non bloccano mai le assunzioni, unici in tutto il Paese? Rassegnata, mi vedo già ultrasettantenne in dentiera, con 'sti santuzzi beddi ancora attaccati alle caviglie secche, mentre qualche supermega operazione di polizia metterà in manette il solito "numero due" di Cosa NostraVostraLoro. Numeri tre, si sa, neanche a pagarli.
Shangri-La, 10:42
07.10.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ne rimarrà uno solo
Ci ha lavorato per anni a mani nude. Ha dissodato, scavato, interrato e livellato. Ora contempla soddisfatto il suo campo da gioco. Lui solo riconosce, da impercettibili discrepanze del terreno, il punto esatto in cui ha sistemato le mine. Mani sui fianchi, distante e apparentemente noncurante, osserva il passo avventato dell'ultimo bracciante assunto. Bum. Fuori. Smascherato l'ennesimo incompetente presuntuoso, pensa. A fine giornata, tira fuori dal cassetto i suoi libri mastri, che compila annotando accuratamente il numero dei morti e dei mutilati. Poi, con un sorriso compiaciuto, estrae la mappa della sua segreta battaglia, e traccia una croce sopra ogni ordigno saltato per aria.
Shangri-La, 15:49
17.07.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Balla con le lupare
La polemicuzza è rinfocolata un mese fa o più, ma è ormai una minestra riscaldata. Sciascia e le sue collusioni culturali con la mafia. Sciascia cattivo maestro. Sciascia bla bla.
Delle tante pallottole sparate su Palermo ho già detto. (E' divertente. I miei post migliori li ho sempre visti abbondantemente letamati da una consolante serie di testine. Il che la dice lunga eccetera. Ma comunque. Tiriamo innanzi).
Sciascia, dicevo. E non mi riferisco a quel che disse Sgalambro - più o meno: dobbiamo andare oltre Sciascia e smettere di pensare all'equazione Sicilia = mafia -, che sottoscrivo appieno (e fanculo alle anime belle che hanno insultato il filosofo catanese, idioti senza speranza).
No. Penso a quelli che hanno accusato lo scrittore di Racalmuto di nutrire un'inconfessata ammirazione per la mafia e di averla trasferita ai suoi libri. Col risultato d'averne alimentato il mito. Sciascia brutto!, insomma.
La querelle s'è infiammata nella calura d'inizio estate ed è morta lì, senza che a nessuno fosse venuto in mente di andare a rileggersi le parole di un tizio per il quale ogni 23 maggio si depongono fiori sul guard rail dell'autostrada per Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci. Che poi, a passarci ad agosto, li si ritrova ancora lì, quei mazzi rinsecchiti come pensieri riarsi, friabili come labile memoria e vuoti come gesti di circostanza. Fino a che il primo acquazzone non li schiaccia a marcire nella scarpata.
"Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. (...) I film e i libri più recenti ci hanno fatto capire che le atrocità commesse dai Sioux o dai pellerossa in genere contro i colonizzatori bianchi avevano una loro logica e un senso per il loro popolo. Quante analogie tra gli eroi di Balla coi lupi e i siciliani, anche quando la loro cultura viene esasperata e manipolata da Cosa Nostra! (...) Torniamo alle affinità, al fatalismo, al senso sempre presente della morte e ad altri tipi di comportamento sociale e individuale. La riservatezza, per esempio, l'abitudine a nascondere i propri sentimenti e qualsiasi manifestazione emotiva. In Sicilia è del tutto fuori luogo mostrare in pubblico quello che proviamo dentro di noi. Siamo lontani mille miglia dalle tipiche effusioni meridionali. I sentimenti appartengono alla sfera del privato e non c'è ragione di esibirli. Io stesso in un certo qual senso condivido questa mentalità. Hanno perfino scritto che sono freddo come un serpente... la loro naturale riservatezza spinge i siciliani a non immischiarsi nei "fatti altrui", il che è un bene e un male allo stesso tempo". (Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani).
Shangri-La, 18:07
13.06.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Dimenticare le offese. Forse
Il bilancio più sensato sul dopo referendum viene da Giuseppe De Rita, che sul Corriere di oggi manifesta il disagio procuratogli dai toni della campagna referendaria, "un disagio causato dall'accavallarsi di posizioni strumentalmente faziose, nel proporre come verità assolute posizioni parziali e di improbabile verifica; un disagio sconfortato dal constatare che persone sempre stimate hanno scritto, forzando i toni, termini e parole di cui fare l'elenco mi umilierebbe". "Se qualcuno voleva fare una zuffa becera, ce l'ha imposta", continua De Rita. E quel qualcuno, aggiungo io, ce l'ha per vizio di far uscire dal Parlamento, di peso, dibattiti politici la cui complessità è maldestramente gestita anche da chi ha modo di dedicarvi tempo e attenzione nel corso di lunghi iter legislativi, tra dibattiti camerali e lavori delle commissioni addette. Figuriamoci la cosiddetta gente, che di colpo in bianco viene investita da una discussione "sul valore filosofico, teologico, biologico dell'embrione; sulla salute e sulla dignità delle donne; sul primato del soggettivo individuale diritto ad avere comunque un figlio anche senza sapere chi è il padre; sulla libertà della scienza e della ricerca; sulla speranza di poter, domani, combattere malattie terrorizzanti (dal Parkinson all'Alzheimer); sulla possibilità di una messa in dubbio della legge sull'aborto, sul ruolo più o meno invasivo delle autorità ecclesiastiche; sul valore della legittimità etica e giuridica dell'astensione": l'elenco compilato da De Rita è da togliere il fiato solo a leggerlo. La gente non è stupida e non deve essere scippata del diritto di esprimersi su questioni che toccano così profondamente la vita delle per |