ANIME SALVE


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Volti, mari e bellezze senza tempo.

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04.04.11

GLORY DAYS

Amor omnia vincit

Vola sulle nostre teste, poi scende in picchiata a ghermire la preda, ma rimane intrappolato nella rete. Strilla come un bambino arrabbiato e spaventato insieme: è un falchetto di quattro mesi, alla sua prima uscita in pubblico. Il falconiere lo libera e poi ce lo mostra, mentre dilania una quaglia appollaiato sulla sua mano. Il bambino gli chiede come abbia fatto ad addestrarlo così bene, considerato che è ancora tanto piccolo. «Gli voglio bene», risponde lui sicuro. Tomi di pedagogia in tre parole.

08.03.10

GLORY DAYS

Buon, consapevole, ottomarzo

«L.L. di mestiere fa la donna: la peggior forma di crudeltà mentale che si possa esercitare nei confronti di un essere umano», Aldo Busi

28.01.10

GLORY DAYS

Fuffa day

Ieri, incontro con i genitori dei futuri primini della scuola elementare. Opuscoli, foglietti, fotocopie di documenti del Ministero della Pubblica Distruzione e tanti, tanti sbadigli: dell'essenziale s'è capito poco, tranne che si provvederà come all'asilo al "momento di accoglienza del bambino". Ovverossia: "Ciao Alessandro, benarrivato".

31.12.09

GLORY DAYS

La fragranza della vita

L'iniziale e volatile ebbrezza delle note di testa.
Il cuore autentico e deciso dell'aroma.
La traccia persistente delle note di fondo, quando il profumo svanisce.

Auguri

28.12.09

GLORY DAYS

Noi, ad Atene

«Noi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia le costituzioni dei vicini, e non solo non imitiamo altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. Quanto al nome, essa è chiamata democrazia, poiché è amministrata non già per il bene di poche persone, bensì di una cerchia più vasta; di fronte alle leggi, però, tutti, nelle private controversie, godono di uguale trattamento; e secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualche campo si distingue, non tanto per il suo partito quanto per il suo merito viene preferito nelle cariche pubbliche; né d'altra parte la povertà, se uno è in grado di fare qualche cosa di utile per la città, gli è d'impedimento per l'oscura sua posizione sociale. (...) La nostra città è sempre aperta a tutti e non c'è pericolo che, allontanando i forestieri, noi impediamo ad alcuno di conoscere o di vedere cose da cui, se non fossero tenute nascoste e un nemico le vedesse, potrebbe trar vantaggio (...)», Tucidice, Discorso di Pericle agli ateniesi

15.07.09

GLORY DAYS

"Perdi tutte le coppe, torna al Via"

Mia madre, santa donna, conserva sempre tutto. Fosse per lei avrebbe ancora nei cassetti le tutine che indossavo da neonata. Ora sta riesumando dalla soffitta i miei vecchi giochi e li rifila al nipote. Sicché io mi ritrovo tra le mani frammenti di infanzia che avevo rimosso. Come quella mia personalissima rivisitazione del Gioco dell'oca, da me disegnata e incollata sul retro della tavola originale. Tema, i Giochi olimpici. Si vincevano coppe per tutte le specialità olimpiche (rigorosamente di atletica leggera), ci si inoltrava nel Tunnel del guadagno, si superavano Imprevisti e Probabilità, si accedeva al Salone del Corredo, dove si acquistavano tuta, scarpe, cronometro e metro. "Torna allo Snack Bar" recitava una casella, "Vai alle tribune" quella successiva e infine "Ti sloghi un polso e vai in infermeria" intimava l'ultima.

«Agonistica, eh».
«Mah».
«Ah beh, ma c'è anche la casella "Un ammiratore ti getta una rosa"».
«Pff».
«La solita lenza».

26.02.09

GLORY DAYS

We told each other that we were the wildest

Non era nemmeno passata una settimana dal primo incontro e già incrociavamo le corna in un duello rabbioso. Lui incarognito perso, con la bava alla bocca, io con la giugulare gonfia. Era partito per la tangente, sulla base di illazioni sue, incolpandomi di questo e quello. Caratteri fumantini, a fine sfuriata ci siamo fissati a lungo. Poi, un mezzo ghigno d'intesa trattenuto a stento per orgoglio.
Del lungo incubo liceale (get away from those fools!), ricordo i nostri appassionati contorsionismi dialettici e il suo venirmi incontro abbacchiatissimo, con il doppio foglio della bella copia siglato col solito quattro. Bocciato l'anno precedente, collezionava impietose stroncature su tutto quel che scriveva: «Ti prego, leggi - mi diceva - e sii stronza se devi. Hai capito cosa volevo dire, mi capisci tu?».
Tiene La gaia scienza sul comodino, ora, insieme con un bel po' di saggezza orientale pronto uso, ma non di rado schiuma ancora abbondantemente. «Ti ricordi com'ero?» mi chiede. «Come no, ci voleva l'esorcista con te» replico. Gli affido i miei ventennali furori, che non passano, non passano mai, cambiano solo volto e ammennicoli di sfondo. Sorride sardonico. «Rimanda, decanta - mi dice -. Raffreddati».
Mi racconta dell'analisi: «Quattro anni con un bastardo. La fottuta, fottusissima amara verità, capisci? Avrei dovuto farlo prima». Sorrido io questa volta. C'è un dio cornuto e indemoniato appollaiato alle sue spalle. Alla minima distrazione, è pronto a mangiarselo vivo, lui e tutte le ragioni su cui s'allena, le verità piegate in valigia, la raggiunta sedata maturità. C'è Nietzsche sul comodino ed è lui che mi saluta: «Ciao, cara».

09.02.09

GLORY DAYS

Mythos

Non lo vedo né ho sue notizie da ventisei anni. Lo ricordo segaligno, col volto lungo e triangolare, i capelli biondastri scompigliati sulla fronte in un accenno di frangia, iperattivo e scarrucolato mentre scalcia a ginocchia alte tra i banchi, come un puledro imbizzarrito. Compare a sorpresa dall'oltremondo con una lettera garbata: mi apostrofa con un nomignolo a me ignoto, evocativo di mitologie adolescenziali, mi chiede se sono proprio io e poi, generoso, mi regala un «più matura, ma non invecchiata». Sorrido alla faticosa eterna condanna di tener su lo specchio altrui, ché tanto poi «quello che ci vedi è sempre e solo quello che decidi».

08.12.08

GLORY DAYS

Guardatevi dallo sputare contro vento!

«Non il mio odio, ma la mia nausea è stato il verme affamato che ha roso la mia vita! (...) E turandomi il naso passai corrucciato attraverso ogni Oggi e ogni Ieri; in verità puzza ogni Oggi e ogni Ieri di questa plebaglia che scrive! Simile a uno storpio che sia diventato sordo e cieco e muto: così vissi per lungo tempo, per non dover vivere con la plebe che governa, che scrive, che si dà al bel tempo. (...) Che m'accadde dunque? Come mi liberai dal ribrezzo? Chi ringovanì i miei occhi? Come ho potuto volare là sull'altura, dove nessuna plebaglia siede più al pozzo? Forse il mio ribrezzo mi foggiò lui stesso delle ali ed energie presaghe di sorgenti? In verità dovetti volare sulle cime più alte per poter ritrovare di nuovo la sorgente della gioia! Oh, io l'ho trovata, fratelli miei! Qui sull'estrema vetta sgorga per me la sorgente della gioia! Ed esiste una vita in cui nessuna plebaglia beve con noi! (...) In verità non abbiamo qui pronta nessuna dimora per gente sudicia! La nostra felicità sarebbe come una caverna di ghiaccio per i loro corpi e i loro spiriti! (...) In verità Zarathustra è un vento impetuoso per tutte le bassure; ed ecco il consiglio che egli dà a tutti i suoi nemici e a tutto ciò che vomita e sputa: "Guardatevi dallo sputare contro vento!". Così parlò Zarathustra». (F. Nieztsche, Della plebaglia, Also sprach Zarathustra)

02.12.08

GLORY DAYS

Oh I guess I'm a lucky girl

Honey, you're my lucky day. E sì, ho ancora la forza.

30.10.08

GLORY DAYS

Uomini poco allineati

A* mi dice di aver scoperto Massimo Fini e di essersi riconciliato con l'umanità dopo averlo letto. Mi chiede se lo conosco. E mi riporta alla memoria un'intervista del 2006, uno di quei rari momenti che uno può salvare in anni da buttare. E' ancora attuale, perciò la linko: «A 300 all'ora sul treno sbagliato».

23.10.08

GLORY DAYS

«Ti ho sempre amato»

Ricordate il luogotenente nazista dei Blues Brothers, che mentre precita dal ponte nella scena finale dell'inseguimento confessa al suo capo la passione che prova per lui? Beh, ora si scopre che Haider aveva una relazione omosessuale. Meraviglioso.

12.08.08

GLORY DAYS

Fai un fioretto: taci

La bocca della Vezzali, in trionfo, quasi m'ingoia il televisore. «Perché fa così, mamma?», chiede l'Amministratore. «Mah. Ha vinto», rispondo. Poi la sento che, vista una telecamera, si avvicina grintosa all'obiettivo e grida come una forsennata: «Ti amo, Pietro!» (il figlio, suppongo). Ad assalto finito, regala ai posteri una citazione di non so quale brano di Eros Ramazzotti. Non contenta, in collegamento dallo studio televisivo, aggiunge una perla di Rocky Balboa. Altri insegnamenti di vita?

03.07.08

GLORY DAYS

Arrendersi, mai

Acque melmose al ginocchio, si cammina a fatica, tra miasmi e veleni. Tutto sovvertito, sbugiardato, non un'ombra di grandezza. E' la fiera del tornaconto, del qui lo dico e qui lo nego, del far finta di, dell'approfittarsi in tutta fretta, come rapaci in picchiata sulla preda, del minimo refolo di vento a favore. Si sta in catene, presi in ostaggio dalla volontà di potenza che agguanta, stringe, manipola, indossa maschere e, da saprofita, si nutre delle tue energie migliori, lasciandoti svuotata di tutto. Solo il disgusto regna, sovrano.

Poi un giorno, a sorpresa e sul ciglio del baratro, la liberazione, dopo una lunga lunga cattività. E si gioisce, sì, a ragione, dei riconquistati abbracci che valgono una vita, ma nessuno restituisce nemmeno un briciolo di giorno ora mese anno ammanettati. Duro, durissimo prezzo vale il dire sono una donna libera anche quando Dio nicchia, i soldati se ne stanno accampati e un mondo di furbi ti guarda con struggente nostalgia, come la parte migliore di sé, in esilio nell'universo del chi te lo fa fare.

26.06.08

GLORY DAYS

Without losin' the love that remains

«E' una festa tra amici». Parrebbe retorica, ma il collega ha ragione. Un divertentissimo, emozionante, energico e struggente party tra sessantamila e oltre invitati. Dello spettacolo e del fenomeno Bruce dice tutto Gino Castaldo, oggi su Repubblica. Della commozione che suscita Bobby Jean (impossibile non pensare a Danny Federici e a Terry McGovern, evocati da quelle due fasce nere sulle braccia del Boss) può capire solo chi l'abbia conosciuta, nella vita, una tale comunanza d'anime. Il che è possibile a una condizione: che non si arretri di fronte al prezzo da pagare. The price you pay è il concetto cardine, il pilastro "filosofico" ed esistenziale del manifesto estetico springsteeniano. Nel senso che la promised land che a tutti è dato di raggiungere qui e ora (e di questo hic et nunc si nutre la passione, la rabbia e la speranza della musica del Boss) è il beautiful reward che tocca a chi abbia il coraggio della propria singolarità. Si paga, si paga tutto in moneta sonante, sull'unghia e senza sconti. Oh girl that feeling of safety you prize / Well it comes at a hard hard price / You can't shut off the risk and the pain / Without losin' the love that remains / We're all riders on this train.

25.06.08

GLORY DAYS

'Cause summer's here and the time is right

Leggo che la fanzine online di Colombati richiede per il concerto di stasera del Boss Racing in the Street. Sottoscrivo. Il finale, struggente, commuove ogni volta:

She sits on the porch of her daddy's house
But all her pretty dreams are torn
She stares off alone into the night
With the eyes of one who hates for just being born
For all the shut down strangers and hot rod angels
Rumbling through this promised land
Tonight my baby and me we're gonna ride to the sea
And wash these sins off our hands

Tonight tonight the highway's bright
Out of our way mister you best keep
'Cause summer's here and the time is right
For goin' racin' in the street


E poiché i calunniatori insistono nel dirmi che son rossa, una Red headed woman, tutto sommato...

06.05.08

GLORY DAYS

SuperMara

Pranzo con Mara Maionchi, oggi. Lei, panzer senza mezze misure, di travolgente simpatia, un marito di dieci anni più giovane (Mogol le chiese: "Ma dove l'hai pescato? Se andata davanti a scuola con le caramelle?"), tabagista, grande amante del turpiloquio e giocatrice con il rammarico d'essere ormai famosa e troppo esposta per fare i peccatucci suoi in santa pace. Mi ha chiesto subito di che segno ero. Misteriosa e squalo, ha sentenziato.

10.04.08

GLORY DAYS

L'anticristo al voto

E' un rito da qualche anno a questa parte. «Da quando mi sono convertito», dice ridendo. Ogni volta che si presenta a un seggio elettorale, si avvicina al presidente e lo avverte che «la presenza del crocifisso in aula è inopportuna: siamo uno Stato laico», sottolinea.

In genere, il presidente fa il riottoso. L'ultima volta, però, uno scrutatore è insorto: «Il signore ha ragione: togliamolo!». «Lo rimetta, lo rimetta!» l'ha intimato il presidente chiamando i militari che facevano presidio. «Sono d'accordo anch'io - è intervenuto un elettore in coda -, anzi: se c'è il simbolo cristiano, allora io voglio la mia Menorah».

Solito parapiglia. Poi si mette a verbale, perché la prassi lo prevede, una dichiarazione uguale o simile a quella proposta dall'UAAR.

«La prossima volta, ti fanno accogliere da padre Amorth, a te», gli dico.

GLORY DAYS

Revisionismo storico

Sostiene l'Amministratore che «Giuseppe ha preso a bastonate Erode e l'ha cacciato via. Poi hanno preso la macchina e sono tornati in Palestina». Irremovibile, Egli non sente ragioni. Giustizia, perdio, giustizia e vendetta ci vuole.

15.12.07

GLORY DAYS

Last Blast

Andavo sempre ad ascoltarlo la sera sui Navigli, al Last Blast, davanti a un Margarita. Il primo disco lo fece qualche anno fa, distribuito poco e niente. Oggi invece, al Mondadori Multicenter, stava lì in bella vista. Lui è Roberto Santoro e scopro ora che è nato a Vibo Valentia, ha studiato filosofia e ha giusto giusto l'età che gli davo. Buona fortuna, Robè.

29.11.07

GLORY DAYS

Gonna be a twister to blow everything down

Le facce mature, i capelli brizzolati, i figli che abbiamo lasciato a casa, quelli che ci siamo portati e quel sasso legato al collo che avremmo gettato nel fiume, vent'anni fa. Noi qui, just searchin' for a world with some soul, le braccia alzate, le mani che sfarfallano, le voci che rombano sorde come acqua che monta e preme gli argini. Luci spente, un boato squarcia il buio. La meglio gioventù, che niente l'ammazza, alla fine di un duro giorno di lavoro trova una reason to believe.

I've done my best to live the right way
I get up every morning and go to work each day
But your eyes go blind and your blood runs cold
Sometimes I feel so weak I just want to explode
Explode and tear this town apart
Take a knife and cut this pain from my heart
Find somebody itching for something to start
There's a dark cloud rising from the desert floor
I packed my bags and I'm heading straight into the storm
Gonna be a twister to blow everything down
That ain't got the faith to stand its ground
Blow away the dreams that tear you apart
Blow away the dreams that break your heart
Blow away the lies that leave you nothing but lost and brokenhearted

28.11.07

GLORY DAYS

Dal cestino al palco

Alle elementari le suore lo mettevano dentro al cestino dell'immondizia, in punizione. Al liceo i compagni facevano circolare tra i banchi petizioni per farlo cacciare. Anni dopo, quando era già famoso, uno di loro, incontratolo per caso, lo salutò tutto festante: «Ah, che bei tempi, ricordi?». «Bei tempi per te, forse», rispose secco Springsteen.

27.11.07

GLORY DAYS

Is there anybody alive out there?

E domani, Bruce Bruce Bruce.

26.11.07

GLORY DAYS

Suonando sotto la pioggia

Sabato sera stregato da un piroettare di ombrelli, sotto i portici, a ritmo di swing. Compostamente scatenato, il ritmo è tutt'occhi per il Maestro, che dentro all'anima per sempre resterà.

Niente di più seducente c'è
di un'orchestra eccitata e ninfomane
chiusa nel golfo mistico
che ribolle di tempesta e libertà
(Paolo Conte, Il Maestro)

Detto altrimenti: dell'autentico fare insieme che non porta vergogna.

19.09.07

GLORY DAYS

Just searchin' for a world with some soul

Molti sono i chiamati, pochi gli eletti. Per l'unico concerto italiano di Springsteen, la solita pantomima targata BarleyArts: biglietti introvabili se non a prezzo di bivacchi all'alba davanti ai rivenditori autorizzati, TicketOne raggiungibile in finestre spazio-temporali infinitesimali, procedure online farraginose, pagine che si bloccano a metà e noi, infine, naufraghi come scafisti e maledicenti assai.
Lo leggerò, giuro che lo leggerò il libro di Colombati su Bruce: magari ci trovo la formula magica d'acchiappo di tre concerti tre. Alla sottoscritta, rimane solo il pellegrinaggio a Medjugorie.

17.11.06

GLORY DAYS

Pendolari

Si aspetta da sempre il botto, lo squarcio di nubi, l'esplosione d'una qualche atomica verità.
Come pendolari intirizziti, alla fermata del tram, con lo sguardo che fruga nel grigio e chissà.

27.07.06

GLORY DAYS

Cambio macchina

Non si poteva più andare avanti così. Con quel posacenere pieno di cicche.

14.07.06

GLORY DAYS

Nino non aver paura

Curiosa inversione delle parti. Convivi per una vita con la nomea del piagnone tutto mamma, spaghetti e delitti d'onore.
Del mestatore truffaldino, spompato e senza nerbo. Che ai rigori sbaglia, si sa. E che la tensione non la regge: sbrocca e piglia a craniate il destino avverso.
Per poi piangere sul latte versato e gridare all'ingiustizia.
Curioso, sì, il rovesciamento dialettico in agguato.

28.04.06

GLORY DAYS

We shall overcome

Starei a guardarlo per ore. E' serietà, è estatica concentrazione, è il divino fanciullo che gioca a palla con il mondo.
Lui sei tu quando affondi le radici nella terra, quando bevi a sorsate e sollevi in alto il futuro, che dondola i piedi nel vuoto e ride spettinato.
E' il colpo di tacco che dai quando hai toccato il fondo e alzi lo sguardo oltre il muro di fango.
E' la musica che hai dentro, che riprende a suonare.

Sottoscrivo.

27.04.06

GLORY DAYS

Kiss my ass

Il capo detestabile, stracciamutande e sadico, a cui auguri un giorno sì e l'altro pure ogni felicità (!). Quello, dunque.
Che un bel dì si dimette - e poco ci manca che si stappi tutti lo champagne - salutando l'universo mondo aziendale con la zuccherosa e-mail di rito, e quanto mi dispiace come è stato bello tanti auguri bla bla bla.
Legge immobile, il capro espiatorio, rincagnato davanti al pc. In silenzio, lui e la sua rabbia, allevata e innaffiata con cura per mesi e mesi.
Come in un sogno, la mano scrive - reply all: "Baciami il culo" -, guida il mouse, clicca Invia messaggio. E' un attimo.
Parte a bordo campo, soffocata a stento, la corale ovazione, prudono le mani per le congratulazioni entusiaste, saltano felici le viscere nello stomaco.
Lettera di richiamo, of course, "per uso privato dei mezzi aziendali". Ma son giorni, questi, che baciami due volte, babe.

13.04.06

GLORY DAYS

The day after2

La Rodotà sul Corriere impartisce "Consigli per non odiare il vicino". Nel box si legge: "Paese spaccato in due: a rischio i rapporti amorosi, amichevoli e di lavoro".
Si sottintende che il problema sia quello di riuscire a non covare ostilità e malevolenza nei confronti di chi ha votato diversamente da te.
Ecco, io avrei il problema opposto, Maria Laura: che si fa?

GLORY DAYS

The day after1

Entra e mi sibila all'orecchio: "Terroni maledetti".
Lo guardo con aria interrogativa. Dunque, Tommaso è stato seppellito, cos'altro ci sarà? Ah già, certo.
"Tutta colpa loro". E 'sti sondaggi, pff. Escono dai seggi, dicono di aver votato Prodi e poi...".
"Beh - replico -, finché la gente rischia l'ostracismo sociale se ammette di non votare a sinistra...".
"Allora hai votato Silvietto, tu, vero?", mi chiede. Nego svogliatamente.
"Quelli che l'hanno votato sono tutti coglioni", rincara.
"Uhm, questa dei coglioni non mi suona nuova".

13.10.05

GLORY DAYS

Piccoli sprayers crescono

E' il "nostro" uomo. Ci piacciono le sue bugie, quando lo rincorriamo per un appuntamento e lui fa il vago, non sa, forse, ha da fare, è inchiodato in redazione, è in Patagonia e tornerà presto, giura, mentre noi gli chiediamo come si chiama la zoccoletta, stavolta, e se è carina, almeno.
E poi ce lo ritroviamo lì a sorpresa, spettinato, sdrucito, con la barba lunga, che sciorina abbracci massicci e baci urticanti, mentre farfuglia improbabili scuse per il ritardo.
Si gode l'harem, davanti a un caipirinha, tra un sms all'ultima conquista e gli aspri resoconti delle nostre vite sfastidiate, mentre gli chiediamo dell'ennesimo suo cascar da un bald(r)acchino traditore a uno scomodo futon.
Scabro e sfuggente com'è non ci aspettavamo, oggi, il suo confessarsi, furtivo e imboscato dietro un monitor, orgoglioso e felice. Di noi, che siam le sue donne, e del nostro miracoloso amarci sempre e non perderci mai.
A chi lo dici, bello.

31.08.05

GLORY DAYS

Requiescant in pacem

Celebrati ieri i solenni funerali, le scarpe della serie donna-affidabile-et-volitiva sono state seppellite nei bidoni gialli della Caritas.
Ne danno il lieto annuncio, a esequie avvenute, le vecchie zie in eterno lutto da vedovanza precoce, i nipoti, riscatto di tutta la schiatta caricata sul groppone, le madonne suocere infilzate, le sorelle prosciugate da stanchezza cronica e i cugini sordomuti.
Sonnecchino in pace, amen.

08.07.05

GLORY DAYS

Golden Gala

Stasera si parrà la vostra nobilitade, Levorato e Gibilisco. O si intonerà l'ennesimo requiem per l'atletica nostrana. Qui si fa del tifo sobrio.

16.05.05

GLORY DAYS

Quando non c'era la privacy

"Alla Capossi questa cosa interessa?".
Come ogni direttore che si rispetti, il generalissimo del settimanale locale pensa sempre all'Enrichetta.
A lei, alle sue caviglie grosse e al bellosguardo del tempo che fu, ora ceruleo annacquato e col fondo dell'occhio un po' giallo per le troppe bevute.
E' per l'Enrichetta, per il marito e i loro coetanei, tutti vegeti e pensionati, che il giornale esce in edicola.
E cosa si dicono i Capossi e gli amici loro al mercato, dove fanno crocicchio spettinati dai reggiseni e dalle mutandine che quel provolone del Giovanni appende sempre ad altezza uno e sessanta?
Poca roba, ma essenziale, che c'è da preparare il sugo per mezzogiorno: chi è nato, chi è morto, chi si sposa e chi è stato investito.
E precisamente questo, dice il direttore, vogliono sapere i nostri lettori, che il giornale lo sfogliano da sempre al contrario, dall'ultima alla prima pagina.
Lo sa bene, lui, che la roba succulenta sta in fondo, tra le messe di suffragio per l'anima del rimpianto Pierino, gli auguri d'una splendida riuscita professionale alla neo dottoressa Paola, le lettere di protesta contro i disservizi delle Poste e la partita commemorativa per il Claudio, che avrà vent'anni e un'auto sfasciata per sempre.
I redattori lo ascoltano, rassegnati. Nessuno ha il cuore di ricordargli che sull'ultima pagina è passato come un rullo compressore il professor Rodotà e che pubblicazioni di nozze, annunci mortuari e nuovi arrivi all'anagrafe non si possono pubblicare più.
Ma quel che è peggio è che quelle come l'Enrichetta certi brutti vizi non se li sono mai tolti. E' così che la poveraccia è finita anzitempo all'ospizio, dove il marito tutti i giorni le fa visita e l'imbocca per il pranzo.
E degli amici suoi, molti han tolto le tende da un pezzo, alcuni le fanno compagnia e gli altri non hanno più tanta voglia di chiacchierare. Ché poi quando escono di casa son più gli estranei che i conoscenti a cedere loro il marciapiede.
"Direttore", gli dicono i redattori, "guardati intorno: qui hanno demolito o ristrutturato tutto, fino all'ultimo mattone, hanno rivenduto a prezzi da capogiro e il paese è pieno di metropolitani danarosi: a questi di chi nasce, muore, si sposa o viene investito non gliene frega nulla".
"Perché?", fa lui, "non li tirano sotto, loro? Non muoiono, non si laureano? Ultimo giro dai carabinieri, forza. E muovetevi. Siamo in chiusura".

09.05.05

GLORY DAYS

High hopes

Dice il Boss che "uno, due, tre, quattordici è la matematica corretta per un gruppo rock. Perché in arte, in amore e nel rock&roll è meglio che il risultato sia decisamente maggiore della somma delle parti".
Ora capita che una springsteeniana inossidabile come la sottoscritta, ingolosita dall'annuncio della recensione di Devils&Dust firmata dall'inedita coppia Piperno-Colombati, corra ad acciuffare in edicola l'ultima copia di Rolling Stone.
E capita che, fatta la somma di due prose che molti definiscono potenti, i conti non tornino nemmeno per il sussidiario di aritmetica.
Io già non capisco come si arrangino con la partitura quelli che scrivono a quattro mani, ché non conosco vizio più piacevolmente e necessariamente solitario della scrittura. Ma due che si mettono insieme per neutralizzarsi a vicenda li capisco ancora meno.
Niente di male, comunque. Nelle riviste come nella vita spesso è sufficiente voltar pagina. Dopo l'intervista e la recensione all'ultimo album del Boss, Rolling Stone pubblica infatti il discorso tenuto da Springsteen nel marzo di quest'anno per salutare l'ingresso degli U2 nella Rock&Roll Hall of Fame.
"Una grande rock band è alla ricerca della stessa forza che ha alimentato l'espansione dell'universo dopo il Big Bang. La terra deve tremare e sputare fuoco, i cieli devono aprirsi per il diluvio universale.
E' imbarazzante volere e aspettarsi così tanto dalla musica, ma qualche volta ciò accade (...). E' musica fatta non solo per conquistare il potere che verrà ma, quando sarà il momento, l'universo e Dio stesso se ascoltasse".
Di grandi pretese vive l'arte, sì. E di alte speranze.

A margine di certe interviste gratuitamente sbertuccianti, con "domande di cultura generale" poste con l'intenzione di risultar ficcanti e di mettere l'intervistato (poniamo il Piperno della situazione) in mutande. Beh, ma lo sanno gli intervistatori che chi guarda finisce per immedesimarsi nei panni di quello che viene fatto arrossire e che a nulla serve dire "stiamo giocando", perché ormai ci siamo già ricordati della compagna di scuola che godeva a metterci in imbarazzo e stringiamo di nuovo le mascelle, come allora?

02.03.05

GLORY DAYS

Deliri di onnipotenza

Centoquarantanove voti contrari, centocinquantuno favorevoli. E' fatta. Alle due di questa notte la nuova testa di legno di Americani & soci, nella persona di me medesima (mi consigliano tutti di fare dell'autoironia, in questo frangente così delicato), è stata eletta alla direzione.
Un colpo di mano, si sussurra nei corridoi di via Solferino. Ah, questa volta abbiamo proprio toccato il fondo, si commenta via e-mail tra i giornalisti.
Sguardi torvi, espressioni sgomente, spalle incurvate: atmosfera greve, tra queste scrivanie. Uomini di poca fede. So io come conquistarvi.
Stamattina all'alba, i primi a telefonarmi per felicitarsi della mia nomina sono stati Giovanni e Francesco. Cari. Contraccambio le congratulazioni di ciascuno di loro: "Figurati. E' stato anche grazie a te che siamo usciti con una memorabile prima pagina, lunedì scorso. Eccellente. Sembrava scritta da Mike Bongiorno. Cosa dici? No, ma guarda che è un complimento e il lettore medio ha senz'altro gradito. Comunque, sei stato gentile a chiamare. Ti avrei telefonato io, altrimenti. Colgo l'occasione per comunicarti che la tua collaborazione al giornale si conclude seduta stante".
A metà mattina, la notizia è già pubblicata su Dagospia: "Silurati Sartori e Alberoni".
Prima riunione plenaria di redazione: standing ovation in Sala Albertini e, in stereofonia, strillo del pargolo. 'Azz, mi è rimasta sul groppone la corrispondenza dalla Baggina della Sotis. Ah, come le racconta lei, le splendide ragazze di 90 e passa, come cinguetta lei, soave come una cornacchia, nessuna.

24.02.05

GLORY DAYS

Quasi nulla le sembrò cambiato in lei

Lo vede lei, per prima, mentre la precede nella coda alla cassa. Son passati trent'anni, ma la faccia è quella.
Seduta sul carrello che lui sta spingendo c'è una bella bimba, tutta protesa ad allungare le mani verso caramelle e pupazzetti di pelouche.
Lui si gira, riconosce dopo tanto tempo la dirimpettaia di banco e le sorride. Indica sua figlia e, sorridendo, il bambino di lei, nel passeggino.
Poi distolgono entrambi lo sguardo, imbarazzati. Mentre paga, lui ci ripensa. Sospinge il carrello, lo ferma a lato e la aspetta. Si abbracciano, chiacchierano ed è come fosse ieri.

La vede lui, per primo, mentre entra nell'ambulatorio del medico, con la moglie. Sono passati trent'anni, ma la faccia è quella. Seduta, legge un libro. Alza appena la testa, lei, ma ritarda l'incontro degli sguardi quell'attimo che fa tutto più difficile.
Si rituffa nella lettura, mentre lui parlotta a voce bassa con la moglie e probabilmente le racconta di quella compagna di scuola. La moglie la scruta, con discrezione. Continuano così un'ora buona, in attesa del medico, pensando entrambi a un giorno da dimenticare.
Erano in quinta. Lei la più brillante, lui il più zoppicante. Non c'era verso che gli entrassero in testa doppie, apostrofi e quant'altro. Lo vede come fosse oggi subire annichilito e tremante le sfuriate della suora: "L'hai fatta dentro un'altra volta!". O ancora: "Non ti vergogni a sbagliare ancora queste cose? Sei in quinta!".
Allora le cose andavano così, in un istituto di suore. L'umiliazione era considerata un buon metodo educativo. Così alla maestra venne una brillante idea: "Tu, accompagnalo in prima e dì a tutti che è lì che deve stare, con i bambini più piccoli".
Lei guardò l'insegnante per un attimo, allibita. Non c'era nulla da fare. L'ordine era perentorio e andava eseguito. Si alzò, si avvicinò al banco di lui e uscirono insieme dall'aula.
Fecero le scale in silenzio. Lungo l'ampio salone si sentivano solo il rumore dei loro passi. Poi lei bussò piano alla porta della prima, la maestra venne ad aprire e la bambina farfugliò: "Scusi, suor I. mi ha detto di accompagnarlo qui".
"Va bene, ho capito", disse lei, gentile, "Vieni, siediti qui", indicando al bambino un banco defilato, in fondo all'aula, dove lui, paonazzo, andò a raggomitolarsi, più mortificato di un agnellino al macello. "Grazie, puoi andare", disse la maestra alla ragazzina, che non se lo fece dire due volte e corse via, lungo le scale, a rotta di collo.
Ci stanno ripensando entrambi, è chiaro, mentre il medico finalmente arriva. Lei ripone il libro nella borsa e si alza, pronta a entrare nello studio. Lo cerca con lo sguardo, ma lui, timoroso, si fissa le scarpe. Niente, è andata, pensa lei. Ma poi, quando a visita conclusa lei esce, lui è lì, in piedi davanti alla porta: "Ciao!".
Lei gli sorride, sollevata: "Ciao, D.!". Ed è come fosse ieri.

16.02.05

GLORY DAYS

Annuntio vobis gaudium magnum

Habemus album!
Dico a te, che li hai lì tutti e diciotto in bella vista, sulla mensola più alta. Il ragazzo ha lavorato per noi: nasce il 26 aprile Devils & Dust, il 19esimo figlio del Boss. Questa la track list:

1. Devils & Dust
2. All The Way Home
3. Reno
4. Long Time Comin'
5. Black Cowboys
6. Maria's Bed
7. Silver Palomino
8. Jesus Was an Only Son
9. Leah
10. The Hitter
11. All I'm Thinkin' About
12. Matamoras Banks

12.02.05

GLORY DAYS

Cronache dell'anno Mille

Se li contendono le corti signorili di mezza Europa. Della loro ambita presenza si fan vanto conti, marchesi di Carabà e gatti con gli stivali.
Volete anche voi dar lustro alla vostra casata? Deliziate i vostri ospiti con le liriche di Folchetto da Marsiglia, autore dell'applauditissimo sirventese "Garçon, tu m'ai rot er ca'", cui fa eco, nella poetica tenzone, il magnifico Sordello da Goito, col pregiato: "Pipol, you scassed me the uallera".

02.12.04

GLORY DAYS

Buon compleanno

Ci sono stati tra noi giorni di tempesta, venti infuriati ed esauste bonacce.
E intreccio di mani nervose, ruvide carezze e lunghi silenzi, mentre tu cuocevi al sole e io interrogavo l'orizzonte.
Non voglio regali, mi hai sempre detto, scrivimi solo due parole.
Quest'anno davvero non ho comprato nulla, eppure ho il regalo più bello.
E' un ponte verso il futuro, uno sguardo che innamora e scuote le tue stasi, è il nuovo che avanza salutando il passato che si ritrae e sorride in lontananza.
Niente è mai fermo, tutto fluisce. Buon compleanno, ma'.

13.10.04

GLORY DAYS

Fuga per la vittoria

C'erano mattinate, al liceo, in cui la sola idea di entrare in classe mi stomacava. Urgeva cambiare aria per salvarsi l'anima.
Specialmente nei giorni della settimana messi in croce da una raffica di italiano-latino-matematica-greco-filosofia. Cinque ore capaci di stroncare un fachiro.
Sicché andavo alla stazione e prendevo il treno in direzione opposta a quella della scuola.
Il giorno dopo, il controllo incrociato nelle rispettive classi rivelava che io e il Genio ci eravamo di nuovo ammalati nello stesso giorno.
Non che ne facessimo un mistero.
"Vi siete divertiti?", chiedeva provocatorio il prof di filosofia, quando presentavo la giustificazione.
"Siamo andati a una mostra", rispondevo. "E poi le solite cose. Giro alla Ricordi e focaccina fantasia del Motta mangiata sui gradini del Duomo".
Queste evasioni dal carcere mi insegnavano parecchio. A baciare, d'accordo, ma non solo. Intanto, scoprivo che le città non erano abitate solo da reclusi, carcerati a scuola o negli uffici. No.
C'era gente, in giro. Tanta gente. Mi stupiva che vi fosse ancora una vita, là fuori, e aria fresca, luce, negozi e tram affollati a metà mattina.
E anche - incredibile a vedersi - persone per le quali pareva normale concedersi in un giorno feriale il lusso di visitare con calma una pinacoteca, guardare cos'è uscito di nuovo in libreria o godersi l'ultimo tepore dell'autunno su una panchina davanti al Castello.
Mi capita oggi di vivere una di queste strane parentesi fuori dalla solita routine. Con immutato stupore, mi chiedo come allora di cosa viva tutta 'sta gente che mi brulica attorno alle dieci del mattino, com'è che li hanno messi tutti in libera uscita a quest'ora, che incinti o post partum sicuramente non sono, e quale tra questi figuranti da trumansciò circoli abitualmente con una parrucca bionda e goda della mia vita dalle nove alle sette, lasciandomi a sera la lavatrice da fare e i panni da stirare.
Chi è l'impostore, voglio sapere. Ché se lo becco, lo prendo, lo chiudo nel bagagliaio dell'auto, l'abbandono come un cane in autostrada e vado a reclamare la mia vita all'ufficio Oggetti smarriti.

08.10.04

GLORY DAYS

La prossima volta sarai più fortunata

M'è tornata alla mente chissà come quella tal Cinzietta, bellezza d'asino dei tempi che furono, protagonista delle nostre soap scolastiche nelle vesti d'una vezzosa Elena da spend poc.
Si giocava quel giorno nell'erba fradicia del campo da calcio, fresco di pioggia. In scarpette rosa e tutina fichetta in tinta, lei correva come una forsennata alle mie calcagna. A proprio rischio e pericolo, visto ch'ero allenata e veloce di mio.
Ma c'era tanto di quel desiderio di rivalsa nel suo lanciarsi oltre le proprie forze che mi fece quasi tenerezza quando, giunta alla meta e segnato il punto per la mia squadra, compresi, voltandomi, perché tutti ridevano a crepapelle.
Indelebile monito a guardarsi dall'hubris, mi è rimasto il ricordo di lei distesa a corpo morto, con la bocca nel fango e inzaccherata da capo a piedi.
Ne ho conosciute diverse altre, di Cinziette smaniose, nel corso degli anni, e per ciascuna mi sovviene l'immagine premonitrice di una tuta rosa confetto, grottescamente imbrattata di melma.
La prossima volta sarai più fortunata, penso ogni volta, sorridendo sardonica tra me e me.
Forse.

28.07.04

GLORY DAYS

Una buona notizia

Tempo fa vado all'ufficio anagrafe del mio Comune di residenza e chiedo, a titolo informativo, se c'è una prassi e qual è che consente di dare a un figlio anche il cognome della madre.
Le impiegate, tutte donne, si guardano tra loro in tralice e poi guardano (male) la sottoscritta.
"E' un'extracomunitaria, lei?", mi chiede una di loro con fare sprezzante e chiaramente provocatorio.
"Purtroppo no", le rispondo, mentre alzo i tacchi e me ne vado, seccata alquanto ma per nulla sorpresa.
Conosco troppo bene queste beghine di paese, impiegatucce tanto raccomandate quanto svogliate, con nessuna voglia di informarsi, aggiornarsi o usare il cervello.
Come parlare col muro. E poi, lo so, la mia semplice richiesta di informazione le ha urtate. Ma cosa vuole questa, avranno commentato tra loro appena me ne sono andata, cosa vuole, cosa va cercando, perché non si adatta a fare come tutti gli altri e soprattutto come tutte le altre?
Insomma, me ne lamento con mio padre, smoccolo un po', penso una volta di più che nell'ultimo paesino della Sicilia hanno una mentalità più aperta che qui e ci metto una pietra sopra.
Sapevo che il ministro Prestigiacomo aveva già sollevato la questione, ma evidentemente tutto s'era arenato. Fino a oggi. Leggo stamattina, magno cum gaudio, sul Corsera:

I figli potranno prendere il cognome della madre? Per ora in Italia non è ancora possibile, ma una sentenza della Corte costituzionale dovrà presto decidere se infliggere questo ulteriore colpo all’autorità declinante del pater familias . A creare un caso giudiziario in grado di cambiare radicalmente usi e costumi di una società che in molti casi (realtà locali per lo più arretrate) ancora si crede patriarcale, sono stati Luigi F. e Alessandra C., una coppia di coniugi milanesi che fin da quando la loro figlia era venuta al mondo avevano espresso al competente ufficiale dello stato civile la volontà di dare alla piccola il cognome della mamma.
Richiesta che nel giugno 2002 è stata respinta da una sentenza della Corte d’Appello di Milano. La coppia non si è arresa e ha fatto ricorso in Cassazione.
E il 17 luglio, con la sentenza 13298, la Suprema corte ha avanzato un forte dubbio di incostituzionalità su tutte le norme del Codice civile che impongono alla prole il cognome paterno, chiedendo l’intervento della Corte costituzionale. (...)
La Corte d’appello aveva bocciato il reclamo dei coniugi milanesi sostenendo che «i figli, nel portare il cognome materno, potrebbero subire riflessi negativi, in quanto potrebbero essere individuati come prole naturale e non legittima».
La Cassazione boccia questo verdetto, affermando che l'unità familiare non si rafforza con «la diseguaglianza tra i coniugi, ma al contrario quando i rapporti tra i coniugi siano governati dalla solidarietà e dalla parità».
Insistendo sulla «tutela dell’unità familiare» (articolo 29 della Costituzione), la Cassazione boccia le norme che non consentono di dare ai figli il cognome materno, avanzando il «forte sospetto» che tale obiettivo non «appaia correttamente perseguibile attraverso una disposizione così marcatamente discriminatoria».

16.07.04

GLORY DAYS

Dark side of the moon

Prima che tu fossi, ti diranno un giorno, qui era tutto sassi, luna e rare tenerezze.
E ti racconteranno di una Sfinge pigramente accucciata in mezzo al deserto, impolverata e riarsa dal vento.
Ma tu che l'hai sentita piangere, timorosa di non saperti abbracciare, ascolterai incredulo, con un mezzo sorriso.

06.07.04

GLORY DAYS

Serendipity

Torno dopo anni alla biblioteca comunale, immaginando di scoprire chissà quali cambiamenti epocali dall'ultima volta che ci son stata, e mi sembra invece di non essermi mai schiodata da lì.
La bibliotecaria è sempre la stessa che mi chiedeva sempre: "L'hai già finito? Non è possibile!" ogni volta che - scolaretta delle elementari - riportavo un volume e ne prendevo in prestito un altro.
"Salve, vorrei iscrivermi", le dico.
"Non è mai stata iscritta, lei?", mi chiede.
"A dire il vero è la terza volta che rinnovo la tessera".
"Allora controlliamo. Il nome?".
Glielo dico e lei: "Oddio sei tu, scusa, non ti avevo riconosciuta!", mentre penso "Lo so, somiglio un po' al Gabibbo di questi tempi".
Felice di sapere che posso portar via cinque libri contro i due soli concessi in prestito anni fa, faccio il giro delle sale convinta di esser travolta dalle novità. Invece nulla, sembra tutto marmorizzato.
Negli scaffali, gli stessi titoli, come se per dieci anni non fossero stati fatti altri acquisti. Delusa, sto per andarmene quando decido di lasciarmi tentare da un volume che ha tutta l'aria di un polpettone estivo, La fonte meravigliosa, di Ayn Rand (Alyssa Rosenbaum il vero nome).
Beata ignoranza. Scopro che questa scrittrice russa, naturalizzata americana, è considerata l'alfiere della filosofia oggettivista e che tutto il romanzo esalta, attraverso la figura di Howard Roark - liberamente ispirata a quella dell'architetto Frank Lloyd Wright -, i valori dell'individualismo e dell'etica egoista, principi base del pensiero della Rand, insieme con la metafisica realista, l'epistemologia razionalista, la politica capitalista di libero mercato e l'estetica romantica.
Dal romanzo, King Vidor trasse l'omonimo film con Gary Cooper e Patricia Neal, di cui spero proprio di trovare il dvd.
E poi chi se li immaginava certi retroscena della vita di Lloyd Wright, che lascia la moglie e sette figli per fuggire a Fiesole con la moglie di un cliente, a sua volta madre di tre figli e destinata a morte violenta, assassinata con i figli e altre tre persone da un domestico, nella casa in cui conviveva con il celebre architetto.
Cose che si scoprono nella calura estiva, salpando l'ancora spinti dalle vele dell'istinto.

02.07.04

GLORY DAYS

Brontolopost

"Zia, sull'aereo c'erano le Veline".
"Ah sì?".
"Me ne sono accorta perché una mamma scimunita spintonava il bambino verso 'ste due ragazzotte: insomma, gli diceva, ci sono le Veline e tu non vai neanche a fargli un bacino".
"Ma dai".
"Giuro. E in un ristorante di San Vito a un certo punto è entrato quell'attore, quello che fa il commissario Montalbano".
"Io una volta ho conosciuto Remo Girone".
"Ah beh, vuoi mettere?".

24.06.04

GLORY DAYS

Bentornata, Patti

Mi chiedevo quando l'avrebbe fatto di nuovo. Ora vedo che finalmente Patti Scialfa - 50 anni? Di già? Passa il tempo, eh! - esce con il secondo album solista, dopo Rumble doll (che penso abbiamo comperato io e due altri). Il nuovo lavoro si intitola 23rd Street Lullaby e sicuramente non me lo lascerò scappare. Ora spero che qualche musicofilo non passi di qui (ma non c'è pericolo) a scassare la benemerita dicendo che la signora - negli States mrs. Scalfa - non sa nemmeno tenere in braccio la chitarra. Non me ne frega nulla. A me piace, la trovo una grande voce rock, è mezza sicula, il primo album m'ha soddisfatta ed è la moglie del mio mito. Quindi la adoro. Ciecamente.

23.06.04

GLORY DAYS

Ho vinto qualche cosa?

Siamo a tavola a mia zia mi chiede: "Dammi i numeri". "Eh, sei pazza?", le rispondo. "Io non gioco mai, non so nemmeno come si fa e ora devo dare a te i numeri del Lotto?".
"Dai, dai", insiste. "Vabbeh", le dico "Mettici un otto, intanto. Sai, l'otto agosto. Otto otto. Insomma, scrivi".
Ieri leggo che sulla ruota di Palermo è uscito il mio numero dopo una lunga assenza e c'è stata una vincita di 800milioni e passa di euro.
Sono una fessa. Mi sa che tutta 'sta mia ideologia contraria al gioco, alla fortuna e alle cose conquistate senza fatica è un po' da rivedere.

01.06.04

GLORY DAYS

Ghia' sas

Loutraki, nei pressi di Corinto, qualche estate fa. È pieno agosto e non si trova un posto in albergo nemmeno a pagarlo.
Sotto un sole cocente, si parcheggia la moto, ci si toglie i caschi e si tenta una delle ultime carte dopo tanti no.
L'alberghetto non è granché, ma l'alternativa è schiattare sull'asfalto, quindi si entra e si chiede, in greco, una camera libera: "Echete ena elefthero dhomatio?".
"Ellines iste?" è la risposta, "Siete Greci?". "No, Italiani", rispondiamo. "Siamo al completo", conclude la proprietaria.
E menomale che noi e loro mia faza, mia raza, una faccia, una razza. Non ci si somiglia nemmeno tanto, a dire il vero.
Prendi le donne. Anzi, i donnoni. Certe marcantonie che te le raccomando.
Alte, robuste, imponenti, dai tratti volitivi e muscolose come cariatidi.
Basta dare un'occhiata ai negozi di biancheria intima e ai reggiseni in vetrina per capire che lì si viaggia su taglie da ciaomagre.
E che dire dei grugni, dei toni bruschi del bigliettaio del bus per Atene, di quelli che fingono di non capire mai quello che gli dici e del malcelato, diffuso fastidio per il turista?
Cose che fan suonare come un'excusatio non petita la pubblicità che invita a visitare la terra del sorriso per le prossime Olimpiadi. Ma dove, quale sorriso.
Non capisci, mi dici. La loro storia è diversa dalla nostra di paraculi cui qualcuno è sempre venuto in soccorso. Loro sono stati abbandonati, mi ricordi, e solo dopo il regime dei colonnelli è cominciata per loro l'età moderna.
Normale che ci sia gente che vive con orgoglio nazionalista la propria diversità e anche, perché no, la superiorità del proprio illustre passato.
Immagino tu abbia ragione e, a onor del vero, persone ospitali e persino affabili ne ho incontrate. Le ricordo una per una con gratitudine.
Me la son presa tanto per certe sgarberie gratuite, ma ai Greci, comunque sia, guardo sempre con rispetto: ed era questo che volevo dire.
In fondo a certe classifiche, in loro compagnia, non so se mi dispiace stare, alla faccia di quel Costanzo che ogni tanto sputacchia dal video: "Peggio di noi, solo i Greci".

17.05.04

GLORY DAYS

Il vento soffia ancora

La markettara contro la quale smoccolo spesso e volentieri ha traslocato ieri le sue vezzose treccine da seienne a I RadioIncontri di Riva del Garda.
E lì, presa da smanie di protagonismo sue solite e alzata la manina per una domanda, si è prodotta da par suo in un discorso scarrucolato alquanto sulla radio.
I colleghi, nelle prime file, avevano la mano alla fronte, mentre i tre impietosi della Gialappa's, contemplato il doppio salto carpiato della Petulante, le chiedevano brutalmente: "Scusa, che c**** hai detto?".
Stamattina, tornati alla base, i nostri raccontavano l'episodio con un sorriso da parte a parte, malignamente contenti della magra figura rimediata dall'Insopportabile.
E io sorridevo su quanto sia facile illudersi che dappertutto, come nell'amnio in cui si signoreggia, la corona basculante che si crede inchiodata al proprio cranio mantenga il proprio precario ancorché miracoloso equilibrio.
Eppure il vento soffia ancora.

11.05.04

GLORY DAYS

Quando danzano i cervelli

Noto con sommo piacere che i filosofi hanno riacquistato autorevolezza, dopo tempi nei quali venivano più o meno considerati alla stregua di parolai perdabàll.
Ieri sera, un appassionato Massimo Cacciari ha chiarito qual è, per le democrazie occidentali, la posta in gioco nella questione delle sevizie perpetrate nelle carceri irachene.
E ieri sera, un pensieroso Giuliano Ferrara ha rinunciato al contraddittorio, a un certo punto, per lasciar campo alle considerazioni di Cacciari, riservandosi di concludere con una domanda intelligente. Quando danzano i cervelli, è un bello spettacolo.

29.04.04

GLORY DAYS

Little Steven

Stamattina, ferma a un incrocio, vedo un pupo sul passeggino accessoriato di jeans, bandana e mamma in tacchi a spillo. Wow, mi son detta, peccato per il ciuccio.

31.03.04

GLORY DAYS

Come un film

Dicono che quando si muore la vita scorra davanti velocissima, come un film. Mica ci credo tanto. Dovesse mai essere, tuttavia, so già che avrò negli occhi suggestioni, frammenti di sogni, fantasticherie, qualche raro volto e pochi ricordi.
C'è una piattaforma di cemento protesa sul mare, per esempio, alla quale torno sempre, come all'incrocio tra i due viali dove il maestoso ippocastano di sempre svetta nel cielo azzurrissimo dei primi caldi primaverili.
E ci sono io bambina, con gli occhi incollati al finestrino mentre in macchina si attraversa Milano di sera. Io che mi chiedo cosa accada dietro quelle finestre illuminate, spalancate come occhi sbarrati sulla notte, quanta vita, quali abitudini e discorsi, risate o litigi facciano girare il mondo di nascosto e perché mai non accostino le tende.
Io che fantastico su quanto siano glamour ed eleganti le donne negli uffici del centro, e se sarò mai così anch'io, mentre mi par quasi di vederle scivolare con grazia tra una stanza e l'altra, riflesse nelle vetrate a specchio, sinuose, asettiche e irraggiungibilmente perfette come tutto quel che le circonda, sorridenti, anche, come i bambini e l'uomo che occhieggiano dai portafotografie sulle loro linde scrivanie.
La scia bianca degli aerei che ho visto sfrecciare ricorderò e quelli su cui sono stata, nel momento magico in cui spiccano il volo da terra e guardano il puzzle dall'alto, e il triciclo, le scarpe correttive, io e mio padre sul mare forza otto, la cartella delle elementari, le ginocchia sempre sbucciate, l'amore che non ho mai detto e tu che mi scuoti le viscere e giochi, saltelli, dormi e ti stiracchi a un passo dal cuore.

10.03.04

GLORY DAYS

Forza Ucraina

Nikolai è diventato papà oggi. Pesce il padre, pesce il figlio. A nome della categoria, sorrido.

09.03.04

GLORY DAYS

Nadia

Leggo oggi, sul Corsera, un impietoso articolo di Lanfranco Vaccari sul mito Comaneci. Una leggenda costruita a tavolino, dice Vaccari, enfatizzata dalla televisione, che della minuscola bambola rumena fece un fenomeno di vera e propria isteria collettiva.
"Nadia Comaneci", scrive Vaccari, "è la sublimazione di quello che donne sfatte e flaccide hanno sempre sognato di essere, è l'immagine della figlia che tutti vorrebbero avere, provoca sentimenti d'amore-odio in chi non riesce a scendere dal letto senza spasmi renali, finisce per essere un mostruoso fenomeno da baraccone (...). Ma, soprattutto, è un oggetto di consumo; sulla ruota dei sentimenti, quello della bambina è il numero vincente, le mamme impazziscono, le nonne pure, gli uomini vengono colti in torbide fantasie".
Mah. Io me la ricordo, Nadia, e anch'io sgranavo gli occhi. Era un miracolo di algida grazia, abitata da un dio come nessuna, tanto magica quanto triste. Aveva qualcosa, come Marilyn, che sfugge a ogni calcolo.

08.03.04

GLORY DAYS

Otto marzo

Cosa dire. Che ci ho messo un bel po' ad abituarmi a stare dentro i miei panni. Che donna non mi sono scelta, mi sono accettata. Che solo ora capisco cosa vuol dire far spazio dentro di sé e lasciarsi attraversare dalla vita. Che certe donne è meglio non conoscerle, oppure assaporarne le partenze, certe altre invece sono uno specchio sorridente.
Le mimose oggi sono per loro, per quelle che trascuro perché ci sono sempre, come aria che respiro, per quelle che mi prendono in giro, che sbuffano, non sono mai contente e son sempre sull'orlo di una crisi di nervi, per quelle che danno più di quanto ricevano, per le eterne ragazze che corrono tra l'ufficio, la palestra e il supermercato, per le loro occhiaie e i capelli arruffati.
E mille mazzi di mimose soprattutto per le zie, le mamme e le nonne, che ricamano pazienti e tessono e disfano la tela della vita, sapendo che sempre ricomincia, quel che tramonta.

23.02.04

GLORY DAYS

Grazie, Emma

Esulto, saltello, sono fuori di me dalla gioia. La donna che ammiro di più al mondo, il mio mito, il mio idolo ha risposto a una mia mail! Se davvero riuscirò a sentirla, potrò realizzare un desiderio di sempre: farle gli auguri per i nostri compleanni, che cadono lo stesso giorno.

10.02.04

GLORY DAYS

Nato ieri

È l'ora delle fusa per mamma gatta. Baci, abbracci e buone poppate. :-)

07.02.03

GLORY DAYS

La memoria mi tradisce

O io tradisco lei, non so. Fatto sta che mi par d'essere un colabrodo. Trame di libri, di film, facce, situazioni: tutto quel che entra nel mio cervello trasuda dal cranio e gocciola sul pavimento. Ieri, per esempio, davanti al banco dei latticini: mi incrocia e mi fissa aggrottando un po' le sopracciglia. Che ha da guardare?, penso. Me lo trovo di nuovo vicino in un corridoio parallelo. E' chiaramente incuriosito e ascolta la mia conversazione. La faccia, la faccia... mi ricorda qualcuno. Ma chi? Ma sì, è lui, il mio compagno di scuola delle medie! Sì, ero andata pure a una festa a casa sua, come ho fatto a dimenticare? Si chiama, si chiama... Ci sono: Enrico T.! Ora se lo incontro di nuovo al banco di panetteria, faccio la brillante e lo saluto: ciao, ma tu non sei Enrico? Come stai? Mentre pago lo cerco con gli occhi. Nulla, sparito. Ne parlo con U*: sai, ho incontrato quel mio compagno Enrico T. Chi, quello del liceo?, mi risponde U*. Liceo? Ma no, dico, scuole medie! Poi mi fermo. Ommadonna. Non Enrico, Luigi! Menomale che non l'ho salutato.

02.02.03

GLORY DAYS

Alla ricerca del tempo perduto

Ci vado o non ci vado? L'Heidegger per tutte le stagioni torna in scena domani, al Teatro Franco Parenti. L'incontro - sul tema La terra del tramonto e della globalizzazione - promette bene. Starei quasi per dire "interessante", come fosse lontanissimo il tempo in cui trovavo indigeribile la bulimia culturale e il birignao intellettuale di chi, con aria saputa, sentenziava appunto: "Interessante!" dopo lezioni che ti toglievano la pelle di dosso.

23.01.03

GLORY DAYS

La violinista e le palle

La violinista e le palle gonfie, che rotolavano sul pavimento. Quelle della scenografia, rosse-gialle-blu, e le nostre, color vinaccia.
Tutt'intorno ricordo, di questo (s)party, i fondotinta unisex n. 6 (revival estetico degli anni Ottanta?) spalmati con la cazzuola, le facce publitaliane da marchettari venuti giù con la piena della gnueconomy (tracimazione 2.0), i dejavu, gli sguardi persi e lui, il campione mondiale di salto allo stipite della porta.

Cafone as usual, si avvicina al nostro gruppetto, non invitato, con la solita aria autocompiaciuta da guida alpina che ha appena schivato una slavina. Frenata a spazzaneve e ciao masticato.
Stringe la mano ad A* - "come va?" - molto user friendly e aspetta fintamente noncurante che C* si volti e lo investa con un "Ciaoooooo, come stai?". Male, risponde, sono appena andato a farmi dilatare la pupilla (!?).

Giuro. Una scusa così per un saluto negato non l'avevo mai sentita. Lui continua a fissare A* e ignora bellamente la sottoscritta e M*. Guardo M* e le dico, a voce neanche tanto bassa: poverino, soffre di una dilatazione selettiva della pupilla.
Lei ride. Io continuo: la solita testa di cazzo. Il tutto a nemmeno un metro da lui, che non sente o finge di non sentire.

Poverino, non è che sia irrecuperabilmente maleducato. Non è che reciti la parte del macho in modo patetico. E' timido, ecco cos'è. Presto, portatelo sotto a uno stipite, fategli fare un saltino, toglietelo dall'imbarazzo!
Ma si può organizzare una festa della gnueconomy e non allestire nemmeno, qua e là, una quinta di cartone, di quelle che si usano a teatro, con qualche porta?

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