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22.09.09
TRENDY
E io pago
Quindici giorni per consegnarmi quattro mobili in croce. Ogni volta Testadilegno mi dà appuntamento promettendomi di portarmi un chiodino in più, che - inutile dire - ha cercato per mari e monti, proprio con quella filettatura lì. Mentre finge di coordinare il lavoro dei suoi due collaboratori (brava gente incapace di mettere insieme quattro parole di senso compiuto), lascia il cellulare acceso sul tavolo: ogni cinque minuti parte uno squillo che si sente fino in fondo alla via. Corre subito a rispondere e si intrattiene a lungo. Telefonate di lavoro? Meno della metà, suppongo, considerato che i clienti - per accordi e quant'altro - chiamano sempre e comunque lo show room e nessun numero privato. Fa il piacione, mi dà del tu, sottolinea il biondo naturale dei suoi capelli cui nessuno crede, dice, mi cita comuni conoscenze e si lascia andare ad affabulazioni scarrucolate per nascondere, col fumo, la cazzata che ha appena fatto e alla quale non sa (o non vuole) rimediare perché gli costa altro lavoro e fatica. Lo guardo come un pidocchio ma lui niente, imperterrito s'industria d'infinocchiarmi vendendo la minchiata fatta per una scelta ragionata. Uhm, commento: peccato sia una decisione unilaterale e fuori da una specifica tecnica del modello. Messo all'angolo, propone un rimedio assurdo. Mi chiedo se è tordo lui, a questo punto, o se nello sforzo di un'urbana dissimulazione mi rivelo un'attrice da premio Oscar. Insisto, quindi, nell'illlustrargli con disegnini e pupazzetti, come si farebbe con un bambino di scuola materna, due-tre concetti a lui ostici: non è aria, per le tue frottole a casa mia non c'è mercato e la soluzione che pretendo alle magagne che hai combinato non è quella manicomiale che mi proponi. Incassa, tace, rimanda: arriverà col materiale mancante tra una settimana. In compenso è sveltissimo, Testadilegno, a presentarmi il conto dell'avanzamento lavori. E io pago. Prendo pure sul serio l'appuntamento perché in questo mondo di perenni tardo-adolescenti ci vivo solo da ospite e così sono abituata a fare, ma ovviamente mi dà buca. Chiamo in negozio, alquanto seccata: il materiale non c'è, mi si dice, dev'essere ancora consegnato sicché forse si faranno vivi in serata, forse nella mattinata successiva. Mi sfugge il motivo - se così stanno le cose - di fissare appuntamenti che non si possono onorare. Non ne parliamo poi dell'ideona di consegnare del materiale inadatto chiosando: «Noi ci proviamo sempre». Prego? Ribadisco che tempo, disponibilità e pazienza non sono per me risorse illimitate: fanno gli evasivi. Ormai si lavora così in questo Paese. Chiami l'elettricista, l'idraulico, il giardiniere? E' prassi comune che costoro ti fissino appuntamenti che poi si permettono di non onorare senza nemmeno prendersi la briga di avvertire per tempo. Senza contare la trascuratezza e l'approssimazione con cui lavorano: tu paghi e i cocci sono tuoi. Ha altro da fare questa generazione di eterni mocciosi immersi in un perenne tempo delle mele: Testadilegno, per esempio, ha appena sfasciato la famiglia per correre appresso a una cliente. Incredibile: c'è sempre una cretina pronta a sognarsi protagonista di un romanzetto rosa per ciascuno di questi quaquaraquà in saldo, in demenza senile anticipata. La moglie lo piange, invece di ringraziare il cielo per l'insperata fortuna. Il figlio chissà: un altro con genitori moralmente a carico. E noi paghiamo.
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20.09.09
MIGLIOR COMMENTO
Pride and Prejudice
«Ogni volta che penso a Jane Austen, penso a un'amica che ha un gran caratteraccio, polemica e attaccabrighe, ma che è anche quella che al momento buono sa darti il consiglio giusto, la più acuta e lucida osservatrice degli esseri umani che io abbia mai conosciuto», Joe Wright
inviato da Shangri-La, 00:48 | permalink
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18.09.09
INDICE PUNTATO
Scemi di guerra in missione di pace
Dunque, a metà giugno Berlusconi va a Washington a colloquio con Barack Obama, che tra le altre cose sottolinea il «contributo cruciale» che l'Italia dà alla stabilizzazione (?) dell'Afghanistan. Già alla vigilia della partenza per gli Usa, il premier si era detto pronto a un rafforzamento del nostro contingente: un'ipotesi di maggior impegno pare poi ridottasi all'invio di altri 200 Carabinieri con funzioni di addestratori (ma secondo alcune indiscrezioni gli Usa avevano chiesto altri 700 militari italiani). A luglio muore il caporalmaggiore Di Lisio, quattordicesima vittima italiana in Afghanistan. Napolitano dichiara: «Il dolore per la morte del parà non metta in discussione la missione». Senonché alla serata di Miss Padania, Bossi dice che basta, è ora di far tornare a casa tutti i soldati. Dà man forte anche Calderoli. Imbarazzo nella maggioranza: Berlusconi teme l'irritazione degli Usa, sicché Frattini corre a ricucire lo strappo con la diplomazia statunitense mentre due capigruppo leghisti ci mettono la faccia (per quel che vale, tanto) per dire che il Carroccio non si tira indietro e voterà i rifinanziamenti alla missione. Il tutto viene rubricato alla solita voce "cazzate a uso e consumo degli elettori della Lega". Peccato che - come sottolinea la Bonino - in un mondo globalizzato le minchiate sparate da un Bossi qualsiasi finiscano subito su Al Jazeera. «Non si cambia assolutamente linea per quanto riguarda la missione italiana in Afghanistan - ribadisce Berlusconi -. Capisco che in estate bisogna riempire i giornali, ma questa polemica è aria fritta». Le figure internazionali da cioccolatai si sprecano, ma va tutto bene: siamo italiani, il mondo sa che siamo buffoni di proporzioni cosmiche. Siamo a settembre: all'indomani dell'attentato talebano che uccide sei nostri parà, La Russa tuona: «Vigliacchi, non ci fermeremo» mentre Bossi sentenzia: «La missione italiana in Afghanistan è esaurita» e aggiunge: «A Natale tutti a casa». Casini gli dà dell'«irresponsabile», Cicchitto dice che no, «un Paese serio tiene ferme le sue scelte anche nel momento del lutto», il capo dello Stato questa volta se ne lava le mani e dice che un eventuale ritiro sarà «discusso in Parlamento», Maroni sostiene che andarsene equivarrebbe a una «resa alla logica del terrorismo», mentre cuor di leone Berlusconi prima parla di missione «essenziale», salvo subito dopo parlare di «exit strategy» concordata e annunciare il ritiro di cinquecento soldati. Anche Frattini ci ha ripensato: «Ora serve una svolta», annuncia. Tutto questo mentre i familiari delle vittime, ancorché tutti terroni (a proposito: ma quand'è che lo fanno questo esercito padano, che avremmo bisogno di un po' di carne da cannone da sparare in Medioriente?), lungi dallo strepitare come prefiche secondo copione, si dicono «orgogliosi» di aver perso i propri congiunti in servizio per la patria e la libertà. Senza contare che, all'insaputa della stragrande maggioranza degli italioti, sono da tempo cambiate le regole di ingaggio dei nostri soldati sicché la nostra da un pezzo non è più tecnicamente una «missione di pace», il che ha ovviamente vieppiù esposto i nostri militari ad attacchi terroristici. Last but not least, il vate Capezzone non rinuncia a far sentire la sua vocetta da gallina strozzata e invoca, nell'ora estrema, «l'unità della politica». Mo' me lo segno, avrebbe chiosato Troisi.
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TRENDY
L'ultima intervista
«Io non ho creato il fascismo, l'ho tratto dall'inconscio degli italiani. Se non fosse stato così, non mi avrebbero seguito per vent'anni. Mutevolissimo è lo spirito degli italiani: quando io non sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro, basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri potrà forse dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io», Benito Mussolini, 20 marzo 1945
inviato da Shangri-La, 10:43 | permalink
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15.09.09
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Senza la prostata, piuttosto
Devo dire a quel bagariota di mio padre di smetterla di sostenere che quella lombarda è una «mafia senza coglioni».
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08.09.09
L'ARCO E LA FRECCIA
Conversazioni a senso unico
Sarà che non si lava mai a sufficienza le mani, fatto sta che l'Amministratore ha contratto qualche mese fa la Nuovissima influenza, infezione assai virulenta e dalla preoccupante diffusione pandemica, che lo induce a censurare con un bla-bla-bla assordante chiunque parli (addirittura senza interloquire con lui!) di argomenti a lui sgraditi o di suo scarso interesse. Dopo aver tentato diversi approcci - dal severo-autoritario allo scandalizzato, al dispiaciuto-ostentato, all'incazzato, fino al metodologico («Aspetta il tuo turno per parlare») -, mi gioco la carta del sermone su «pregi e virtù del lasciar spazio agli altri, che possono sempre dire cose interessanti da cui imparare» e su tutti gli svantaggi immediati e futuri dell'egolalia irrefrenabile da cui è preso. Sbarra gli occhi, ascolta attento e annuisce dandomi l'impressione di aver fatto breccia nella sua ostinazione. «Dunque, dicevo...» riprende l'adulto-non-autorizzato-a-parlare. Sbircio l'Amministratore: sta friggendo e si morde le labbra a fatica. Dopo due secondi sbotta: «Hai visto? Sto aspettando il mio turno per parlare!». «Bravo, adesso però lascia continuare». «.....» «Interessante», interrompe subito dopo la piccola peste. «Uhm. Va bene, ora però...», cerco di tamponare. «....» «Ah sì, sì, davvero interessante!», aggiunge immediatamente con aria compita. «.....» «Aspetto, eh, aspetto il mio turno».
inviato da Shangri-La, 12:25 | permalink
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