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06.08.09
INDICE PUNTATO
Categoria allo sbando
E poi dice, questo cosiddetto Premier, che l'informazione è in mano ai comunisti (ma chi, quando?) ed è tutta (in malafede) contro di lui: eppure i direttori prezzolati a suo servizio piazzati in ogni anfratto della tv pubblica e privata, i tg con l'acqua in bocca, le famose e compromettenti fotografie comprate all'estero e soprattutto le intercettazioni hard mai pubblicate, tutto insomma lascia intendere che questo regime fascista non conosca opposizione alcuna. Ogni tanto si leva una vox clamans in deserto: Repubblica, qualche inchiesta de L'Espresso, una sparata di Sabina Guzzanti, un'altra del padre Paolo, qualche petardo e poi nulla. Non si muove foglia. La Carfagna minaccia di querelare la Guzzanti ma poi si guarda bene dal farlo, perché ha chiaramente i carboni bagnati. Ora che il padre di Sabina, ex berlusconiano di ferro, torna alla carica, in questo silenzio tombale c'è finalmente una - una sola - direttrice di giornale, Concita De Gregorio, che si fa sentire sul suo blog per dire che quelle intercettazioni, nella Roma che conta, tra politica ed editoria, le hanno lette tutti: «pensandoci col senno di poi - scrive il direttore de l'Unità - avrebbero potuto dare indicazioni certe sulla composizione definitiva del governo. Le protagoniste dei dialoghi siedono tutte in Consiglio dei ministri». Un numero imprecisato di belle signore e signori incravattati, quindi, da mesi e mesi sa che in questo Paese si guadagnano cariche istituzionali facendosi infilzare davanti e dietro da un vecchio bavoso, imbottito di pillolina blu, come pollastre allo spiedo. E nessuno mette fuori la testa per dire almeno un «che vomito!», nessun vuol rischiare di essere tacciato di perbenismo ipocrita da donnette vittime della sindrome di Stoccolma o da ominicchi con un'età mentale da dodicenni brufolosi (il target cui si rivolge Berlusconi, per sua stessa ammissione: l'italiano tipico, disse nel 2004, è uno con una cultura da scuola media). Siamo tutti troppo avanti, moderni e di larghe vedute in quest'Italietta. Di più: pare che la Roma godona e cafonal, quella che poi si ritrova nei salotti bene capitolini, si dia di gomito da gran tempo raccontandosi le abitudini di Berlusconi, le carrettate di zoccolette - tutte omaggiate di spilla a farfallina - invitate ogni venerdì, l'andirivieni a Palazzo Grazioli, il Viagra in dose massicce e infine il premio finale alle più disponibili: un seggio parlamentare (nazionale o europeo) e poi, a salire, un ministero. Salta fuori che pure la Littizzetto le ha lette, queste intercettazioni, e ne ha citato un passo in uno spettacolo teatrale, nell'indifferenza generale. Che bello. Si san fatti quattro ghignate, questi stronzi, alle spalle del popolino deficiente che nulla deve sapere (e a volte neppure vuole, o almeno così asserisce a parole, ipocritamente infervorato di pruriginoso rispetto per la privacy, giacché così ora si chiama il mettere la testa sotto la sabbia mentre il potere ti fotte), perché nessuno ha voglia di rischiare alcunché. E in questo non dire, naturalmente, hanno lasciato che le notizie trapelassero in maniera strisciante, attraverso - lo dice a chiare lettere la De Gregorio - il passaparola e le allusioni. Ma bravi. E' questo lo spettro inquietante della sinistra eversiva agitato come uno spauracchio da Berlusconi? Uh che paura. Fa talmente paura che a tutt'oggi Ghedini si permette di minacciare querele a destra e a manca contro chi osi riprendere questo segreto di Pulcinella. Non solo: mentre l'editoria tutta dichiara nei fatti bancarotta, mentre fioccano i prepensionamenti, i licenziamenti, i tagli e chiudono le testate, i grandi benemeriti della colonna infame vengono premiati con nuove direzioni pagate a prezzo d'oro (salvo smentite ad hoc), in un vorticoso giro di poltrone che non risparmia nessuna testata di rilievo, né della carta stampata né televisiva. L'Fnsi chiede ora spiegazioni al governo circa questi ingaggi milionari (si parla per Feltri di 15 milioni di euro più tre milioni di stipendio all'anno), tenuto conto che a Libero è aperta una vertenza sindacale e che Il Giornale ha subito l'anno scorso una pesante ristrutturazione: «cifre surreali - si legge in una nota del sindacato dei giornalisti - nel momento in cui, in Italia, le imprese editoriali stanno aprendo decine di stati di crisi». Sia Feltri che Belpietro accusano i colleghi di «fantasia malata» e aggiunge, il nuovo direttore de Il Giornale (quello che si è distinto per meriti presso il suo padrone perché ha pubblicato una foto della Lario di trent'anni fa, a seno nudo) che trattasi di una fantasia propria di una «categoria allo sbando di cui la Fnsi è la giusta rappresentanza». I comitati di redazione delle rispettive testate hanno in ogni caso diritto, per contratto, ad esaminare i bilanci aziendale: o questi due verranno foraggiati sottobanco, con qualche maneggio, o la gabola salterà fuori. In ogni caso, l'unica cosa vera che dice Feltri è che si tratta di una categoria allo sbando. I fatti lo dimostrano. Sarebbero a questo punto legittimati, i lettori e chiunque abbia la cittadinanza di questa repubblichetta delle banane, a porre dieci e più domande ai direttori delle maggiori testate giornalistiche, cominciando con un quesito semplice semplice: come siete venuti in possesso delle intercettazioni e per quale motivo non le avete pubblicate quando eravate in tempo per farlo. A me non interessa la patetica foglia di fico dietro la quale si nasconde, pur rivelando nella sostanza la notizia, la De Gregorio: che i fatti non avessero rilevanza penale è giornalisticamente irrilevante, politicamente falso (altrimenti che si smetta di parlare di etica pubblica e la si faccia finita) e forse anche giuridicamente opinabile. Infine, sciuretta elegante e discreta non sono con codesta gentaglia: lo voglio sapere, io, cosa fanno nel privato, financo in camera da letto, questi buffoni moralizzatori della vita pubblica, ciarlatani timorati di Dio e della curia, tutti patria, famiglia e meritocratico lavurà. Di ogni loro meritorio lavoretto voglio sapere. Nei dettagli, grazie.
Shangri-La, 23:01
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