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15.06.09

TRENDY

Magic Italy

Sirmione, sul Garda. Erano parecchi anni che non ci andavo. Trovo una cittadina preda dell'arraffa arraffa turistico, già congestionata il sabato, inavvicinabile la domenica. Come ormai in tutti i paesucoli italiani, anche di minori pretese, i parcheggi liberi non esistono più.
La sosta è un vero taglieggio: due euro all'ora nelle aree più distanti dal centro, due euro e venti nei parcheggi vicini alla rocca. La gente qui sembra stordita. Da uno dei porti in periferia dovrebbero partire sedicenti «navette» via acqua per il centro città. Chiedo ai gestori di un baretto sul lungolago: «Deve andare sul molo, là, non c'entriamo niente noi. Il biglietto lo fa lì». Il molo è deserto: c'è solo un tavolo, una sedia e un cartello che indica i prezzi di noleggio delle barche. Non arriva e non parte alcun battello. In compenso in un «là» sempre molto indefinito, che costa lunghe scarpinate, parte un autobus per il centro: due sole fermate, a distanza tale dagli ultimi parcheggi di periferia che conviene consumar le scarpe.
All'ufficio informazioni turistiche, c'è una ragazza dall'aria sperduta. Emette un sospiro sconfortato qualunque cosa le si chieda, anche la più banale. La città è invasa da sempre dai tedeschi: un turista le chiede se parla la sua lingua: «Solo un po'», risponde lei in italiano. Lui si adatta e sfoggia un italiano niente male. Chiede informazioni sui lidi: «Non conosco bene le spiagge del Garda - risponde lei -, ma mi dicono che questa - e gliela indica su una cartina - è molto bella».
In città si mangia mediocremente ma si spende parecchio. Non parliamo dei bar: un gelato, una granita e un succo d'arancia costano quindici euro. Dal centro, partono trenini elettrici verso le grotte di Catullo: all'andata un bambino di quasi cinque anni viene considerato abbastanza grande per pagare la corsa un euro, al ritorno no. Mistero.
Il dedalo stretto di viuzze del centro è tutto un fiorire di negozietti per seminfermi di mente. T-shirt con le solite scritte idiote, robetta in ceramica, ninnoli, gadget, ricordini, animaletti di legno, cianfrusaglie varie. Ci cascano solo gli stranieri (è quel che mi auguro, almeno) e i bambini: «Mamma, mamma, un regalino, un giochino, un qualcosa!». Mamma ha il cuore di pietra e la lingua affilata: «Non se ne parla, sono solo scemenze. E poi non puoi giocarci, al massimo le puoi mettere su un mobile. Se hai abbastanza cattivo gusto, s'intende». «E io non posso avere neanche un soprammobile?» piagnucola l'innocente. La vita è ingannevole, piccino, più di ogni cosa: tutta un rilucere di brillocchi che schiferai non appena li avrai stretti nelle mani.


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