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16.06.09
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Chiamo mio cuggino e ti faccio sparare
Guai a chi gli tocca amiche e donne di casa, a Sofri. La volta che un blogger osò sbertucciare un markettaro fidanzato di una sodale sua, che aveva definito l'11 settembre «un'idea della madonna», partì per direttissima un «pirla pirla pirla» all'indirizzo del malcapitato. Non solo: incuranti dell'imbarazzante performance del sedicente esperto di comunicazione, a sprezzo del ridicolo diedero manforte in quell'occasione gli amici della cerchia internettian-televisiva-radiofonica, tanto per far capire che aria tira nelle edeniche lande della libertà d'espressione e della democrazia dal basso. Ora l'epiteto tocca a Marco Travaglio, nell'ordine definito da Sofri pirla, incompetente, in malafede, vigliacco, falso e bugiardo. Da sempre, si aggiunge. E quindi, tanto per iniziare - visto che la querelle tra milionari gira intorno alla famosa intervista censurata resa dalla Borromeo e Vauro a L'era glaciale su Rai Due - verrebbe da chiedere com'è che uno come Travaglio, manifestamente in malafede eccetera eccetera, meritasse un invito in trasmissione (ché così andò la faccenda: Travaglio non potè partecipare perché impegnato altrove, da qui l'inedita coppia Borromeo-Vauro). Ora gli strali di Sofri al succitato sono motivati - in difesa della pulzella consorte - dalle accuse di Travaglio alla Bignardi, che avrebbe promesso di trasmettere la famigerata intervista, censurata in omaggio «alla par condicio» (questa la scusa ufficiale), a elezioni concluse, in occasione dell'ultima puntata della trasmissione. Il primo appunto che muove Sofri (e per il quale Travaglio si prende del «bugiardo») è che la Bignardi non fece mai tale promessa. E tuttavia anche parecchi dei commentatori del blog della moglie hanno mosso la medesima obiezione, convinti di assistere all'intervista dello scandalo a fine trasmissione. A me pure la cosa non suona nuova, per quanto non sia una biografa ufficiale della conduttrice. Ora vien fuori - e lo dice l'interessata stessa rispondendo ai commentatori del suo blog (con una punta di saccenteria degna del miglior Brunetta: «Ma leggeteli i giornali!») - che la censura cade quando non sussistono più le condizioni della par condicio, cioè non in chiusura di trasmissione (come probabilmente s'era detto con una certa leggerezza e creando delle aspettative nel pubblico in primo luogo) ma a ballottaggi conclusi. Quindi, ciccia. Seconda obiezione di Sofri: la censura partì dal direttore di rete Antonio Marano, non dalla Bignardi, per cui prendersela con quest'ultima è indice di malafade, appunto, e di attenzione al proprio tornaconto, perché a Travaglio conviene tenersi buono Marano che gli garantisce «una poltrona in prima serata da tenersi stretta» e attaccare il pesce più piccolo (che infatti - si legge tra le righe - va in seconda serata e non in prima come meriterebbe, giusto?). Vero è che la censura partì da Marano, su questo non ci piove. E può anche darsi, non escludo, che Travaglio sia un volpone forte coi deboli e debole coi forti, ma qui di personcine che eventualmente vogliono tenersi buono il direttore di rete ce ne sono almeno due. Stando alle immediate dichiarazioni della Borromeo, infatti, apostrofata come «cretina» dallo stesso Marano, la par condicio non c'entra proprio una fava: l'intervista fece andare su tutte le furie il direttore perché la Borromeo (incalzata dalle domande della conduttrice, disse, la quale poi fece spallucce e abbandonò i suoi ospiti al loro destino) parlò di «pressioni» continue da parte dei poteri forti su Annozero. Quindi la par condicio fu una scusa bella e buona. Il problema era tutto interno alla Rai. E qui entra in gioco la Bignardi. Perché c'è una differenza fondamentale tra chi veste i panni dell'editore e il giornalista. L'editore e i suoi scherani fanno il loro gioco, proteggono i loro interessi, ciurlano nel manico per definizione. Il giornalista è tenuto al rispetto della verità dei fatti, della propria autonomia e della libertà d'espressione e d'informazione sanciti dalla Costituzione. Mica nespole. Siamo al di là della questione personale: il giornalista è come un ufficiale di polizia. Risponde per sé, per la categoria tutta e per lo stato di salute di una società civile. Avallare la scusa ufficiale della par condicio è stata da parte della Bignardi una vigliaccheria (peggiore, migliore, pari a quella presunta di Travaglio? Chissene: alla peggio si tratta di gente della stessa pasta) spesa per tenersi il posto al caldo. E del resto nessuno si doveva aspettare nulla di diverso. All'epoca del caso Luttazzi in La7 accadde la stessa cosa: dichiarazioncina alla stampa che dava un colpo al cerchio e uno alla botte. Fine della trasmissione. Ora l'Italia sarà anche la patria dei giornalisti cazzoni e servi, il mestiere è ridotto ai minimi termini, l'idealismo è irriso, le peggio zoccole e leccaculo (grandi fan di Travaglio, ovviamente, giusto per accreditarsi come pasionarie coi gonzi che ci cascano) guadagnano i galloni di kapò nelle redazioni, ma per quanto io non sia tra quanti abbiano il santino di Travaglio, che pure ho intervistato un paio di volte, bene fa lui a prendersela con una collega prima e a prescindere da Marano. Lo fa a ragion veduta. Guadagni nel venderti come giornalista di successo? Oneri e onori. Senza contare, ultima osservazione, quanto sia patetica, priva di stile e offensiva per una donna 'sta difesa camorrista e senza quartiere da parte del marito, una cosa alla chiamo mio cuggino e ti faccio sparare. Ma dove siamo, in quale suburra, dove ancora vigono le regole non scritte del peggior familismo di stampo machista? E' questo quel che trovo più sconvolgente: che una donna che ha potere e visibilità accetti che altri parlino in sua vece. E con quel tono, per giunta. Principalmente per questo sottoscrivo il travagliesco «vergogniamoci per lei». Per lei, per loro, per tutte quelle che hanno un papi che le sponsorizza, un capetto da manipolare o un bulletto che le spara grosse per difendere il loro onore.
Update: Travaglio risponde da par suo. Chi di spadino ferisce, di mannaia perisce.
Shangri-La, 12:25
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Commenti: Chiamo mio cuggino e ti faccio sparare
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