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Volti, mari e bellezze senza tempo.
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SENZA PAROLE
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27.02.09
Bugiardo incosciente
Williamson si pente ma il Papa non se la beve. Perché - pare - s'è scusato con Dio e con le vittime... uhmm... di quella cosa lì, non mi ricordo come si chiama, ah sì ci sono: ingiustizie-del-Terzo-Reich!, ma non con il Papa. Mi pare giusto, eccheccazzo. Le gerarchie son gerarchie e i capetti ci tengono (lo so per esperienza: più ce l'hanno piccino...). Comunque ammia Galileo mi ha detto, giuro, che pure a lui le scuse non bastano.
inviato da Shangri-La, 08:00 | permalink
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MIGLIOR COMMENTO
Risonanze
«Caso Eluana, indagato il padre. Il cardinale: se ha ucciso è assassino»
«Vandali in classe: danno fuoco al crocifisso»
«Gli ex compagni: la Betancourt ci rubava il cibo»
«GF, nella Casa è guerra per il cibo»
inviato da Shangri-La, 07:30 | permalink
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IL CIRCOLO DEI VASTASI
Mortadella, tu m'hai provocato e io...
Mi scrive una catto-lesa. Indignata. Difende il diritto del «suo» mocciosetto a non mangiare carne il venerdì, alla mensa scolastica. Com'è noto, una sottospecie di assessore alle Politiche educative ha imposto l'astinenza quaresimale alle mense della capitale. Penitenziagite, pesce fituso per tutti! Sostiene, la devota, che gli «altri bambini» non avranno certo «il pancino scombussolato» solo perché mangiano di magro il venerdì invece, chessò, del giovedì. E che «mi spiace, ma gli altri (gli immigrati, sottintende) si devono adeguare alle nostre regole». Nostre? In effetti per l'amichetto dell'Amministratore, Ahmed, sarà un po' dura adeguarsi alle mie regole, che scontentano tutti molto democraticamente: oggi è venerdì e in frigo ho la mortadella. Spiacente per tutti e per le Buonanime del Paradiso, con o senza vergini, ma...
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26.02.09
GLORY DAYS
We told each other that we were the wildest
Non era nemmeno passata una settimana dal primo incontro e già incrociavamo le corna in un duello rabbioso. Lui incarognito perso, con la bava alla bocca, io con la giugulare gonfia. Era partito per la tangente, sulla base di illazioni sue, incolpandomi di questo e quello. Caratteri fumantini, a fine sfuriata ci siamo fissati a lungo. Poi, un mezzo ghigno d'intesa trattenuto a stento per orgoglio.
Del lungo incubo liceale (get away from those fools!), ricordo i nostri appassionati contorsionismi dialettici e il suo venirmi incontro abbacchiatissimo, con il doppio foglio della bella copia siglato col solito quattro. Bocciato l'anno precedente, collezionava impietose stroncature su tutto quel che scriveva: «Ti prego, leggi - mi diceva - e sii stronza se devi. Hai capito cosa volevo dire, mi capisci tu?».
Tiene La gaia scienza sul comodino, ora, insieme con un bel po' di saggezza orientale pronto uso, ma non di rado schiuma ancora abbondantemente. «Ti ricordi com'ero?» mi chiede. «Come no, ci voleva l'esorcista con te» replico. Gli affido i miei ventennali furori, che non passano, non passano mai, cambiano solo volto e ammennicoli di sfondo. Sorride sardonico. «Rimanda, decanta - mi dice -. Raffreddati». Mi racconta dell'analisi: «Quattro anni con un bastardo. La fottuta, fottusissima amara verità, capisci? Avrei dovuto farlo prima». Sorrido io questa volta. C'è un dio cornuto e indemoniato appollaiato alle sue spalle. Alla minima distrazione, è pronto a mangiarselo vivo, lui e tutte le ragioni su cui s'allena, le verità piegate in valigia, la raggiunta sedata maturità. C'è Nietzsche sul comodino ed è lui che mi saluta: «Ciao, cara».
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25.02.09
SENZA PAROLE
Merende e festicciole a casa Franzoni
L'Amministratore ha ricevuto un invito ieri. Ufficiale, su cartoncino. Indirizzato alla signoria sua, un metro di altezza e una lappa tanta. Sul retro, una mappa stradale, con una freccia che indica la meta. Al locale Pinco Pallo, vi si annuncia, si festeggia il compleanno di Martina. Pregasi confermare la presenza al 347******. Da presentarsi alla cassa.
Il cretinismo dilaga.
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TRENDY
Tutta l'Italia è Piddì
siamo conciati come il Piddì sì Berlusconi e le veline da una parte e nessuna opposizione dall'altra ecco appunto dobbiamo fare qualcosa siamo proprio al di là io adesso faccio dico 'sta cosa non la mando giù è tutto uno scaricacabarile non parlo coi morti niente sedute spiritiche quindi che si fa si aspetta no non hai capito niente di niente cancellare cassare rimuovere bianco zero fine nullità nient'altro che nullità passami il sondino va' che me l'infilo su per il naso addio
inviato da Shangri-La, 07:15 | permalink
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24.02.09
SENZA PAROLE
Cerco casa in via Po, 1 a Rho
Ti preghiamo di attendere, un operatore ti risponderà al più presto.
Sei ora in chat con 'A. B.'.
A. B.: Benvenuto nella chat ***, in cosa posso esserti utile?
L: Salve, sto cercando di richiedere un carnet di assegni, senonché - compiuta la procedura - mi si segnala un "Errore di sistema. Non è possibile procedere"
A. B.: quanti caratteri contiene l'indirizzo di spedizione?
L: metto il flag sull'opzione"Presso il tuo indirizzo di corrispondenza che ci hai fornito". Quindi, nessun carattere
A. B.: ma il tuo indirizzo quanti caratteri contiene?
L: il mio indirizzo completo è "Via privata ***, n**". Non so se vi risulta anche la dicitura "privata" :)
A. B.: si ma indicando anche il comune e la provincia è superiore ai 30 caratteri
L: In effetti abito ad ***. Un guaio. E quindi che faccio, cambio casa? Potrei trasferirmi a Rho, in via Po 1. Non dovrebbe creare problemi e così potrei avere il mio carnet di assegni
A. B. no basta selezionare la spedizione presso la nostra sede e poi una volta ricevuta la mail di notifica per la disponibilità allo sportello chiedere l'invio al tuo indirizzo, oppure selezionare spedizione presso cercando di abbreviare l'indirizzo
L: in ogni caso io non digitavo niente, flaggavo un'opzione che in teoria non dovrebbe porre problematiche di lunghezza caratteri
A. B.: il flag consente solo di evitare di digitare l'indirizzo ma non evita il controllo sul numero dei caratteri
L: sì, chiaro. Però, posso dire? Dal punto di vista della programmazione, non esiste al mondo 'sta cosa, è una bestialità. Comunque, non capisco ma mi adeguo. Grazie e buonasera
A. B.: Grazie per aver contattato ***, se necessiti di ulteriori informazioni non esitare a ricontattarci.
L: Non esito, no
inviato da Shangri-La, 18:37 | permalink
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18.02.09
I WILL SURVIVE
Facciamoci del male, è meglio
«Dobbiamo superare personalismi, antagonismi, divisioni»: ma perché, perché Walter, perché? Non funziona. Il volemose bene (semo puttani, nun sta a sbroccà se no so' problemi, magnate 'ammerda e fatte 'na risata ché stai su Stronzi a parte, liberamente tratto dal Manuale del titolista ciociaro) ti addormenta il cerebro. No, vogliamoci male invece. Non salutiamoci più, sputiamoci in faccia. Odiamoci con passione.
inviato da Shangri-La, 07:46 | permalink
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10.02.09
INDICE PUNTATO
A Balanzone
Semel in anno, non una volta di più, è consentito pavoneggiare nella parata carnascialesca la maschera d'un io preso a prestito. Scaduto il tempo, tocca tornare a misure e panni propri.
inviato da Shangri-La, 11:33 | permalink
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09.02.09
GLORY DAYS
Mythos
Non lo vedo né ho sue notizie da ventisei anni. Lo ricordo segaligno, col volto lungo e triangolare, i capelli biondastri scompigliati sulla fronte in un accenno di frangia, iperattivo e scarrucolato mentre scalcia a ginocchia alte tra i banchi, come un puledro imbizzarrito. Compare a sorpresa dall'oltremondo con una lettera garbata: mi apostrofa con un nomignolo a me ignoto, evocativo di mitologie adolescenziali, mi chiede se sono proprio io e poi, generoso, mi regala un «più matura, ma non invecchiata». Sorrido alla faticosa eterna condanna di tener su lo specchio altrui, ché tanto poi «quello che ci vedi è sempre e solo quello che decidi».
inviato da Shangri-La, 15:20 | permalink
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IL CIRCOLO DEI VASTASI
Gradite un panino?
Bravuomo che balbetta come Woody Allen e sbava come un lumacone per far spettacolo, le sciampiste-dentro, diplomate alla scuola Marilyn Monroe, che si atteggiano a ministresse della corte berlusconiana di cortile, come hanno visto fare in tv alle loro simili in grande scala. Senza contare quelli che si svegliano una mattina folgorati da un'intuizione: la loro ambizione è già stata al palo troppo a lungo, è ora di indossare baffetti nazisti, tendere il braccio all'Heil Fuhrer e dirigere il traffico delle notizie, ché loro sanno come, ah se lo sanno. E i manichini del tiggì, poi, bambole di ultima generazione che fanno pipì, pupù e vomito a comando, ma sorridono pure, se gli gratti la pancia: bella compagnia di guitti, questa massoneria da Giuramento di Ipocriti. Sepolcri imbiancati, oggi pasionari, domani markettari. Come gira il vento.
E come si conviene a guitti consumati, usa adesso modulare voce, espressione e postura alla notizia. Volto emaciato, guance scavate, viso compunto, attraversato da una smorfia di autentico dolore, la mezzatetta annuncia con voce strozzata, come di una che avverta lei stessa i crampi allo stomaco: «Non mangia da tre giorni». Le fa eco, concitato, il piantone in collegamento da Udine: «Sono tutti qui, anche i giapponesi». E nessuno, di questi servi, che s'avveda del ridicolo.
inviato da Shangri-La, 11:25 | permalink
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07.02.09
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Talitha cumi
«Potrebbe anche fare un figlio», dice l'aspirante Inseminator.
E magari, volesse il cielo, risvegliarsi, staccarti i testicoli e metterteli in mano.
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STRETTAMENTE PERSONALE
Altrove
Stravaccata sulla poltroncina della sala d'aspetto del Pronto soccorso, con le mani in tasca e la faccia affondata nel bavero del piumino, àncoro quest'infinita attesa allo stillicidio della soluzione salina nel tubicino della flebo. Un limbo all'umor chimico, abbacinato dal neon ma non deserto di vita, l'ospedale a quest'ora. Controllo compulsivamente l'orologio: le tre e trentacinque. Un frusciare di passi felpati e brevi lascia sperare nell'epifania risolutiva, nella liberazione dal giogo. Niente. Le quattro. Entra una lettiga: «Non respiro, non respiro» dice un'anziana, affannata. Le cinque. Il pianto disperato a tutta gola di un bambino dall'ambulatorio del Pronto soccorso pediatrico ci va venir voglia di scappare. Le cinque e mezza. Tutto tace. Non rimane, nel sienzio ovattato, che l'uno-due della goccia che s'infila in vena e il su e giù cavernoso del respiro di questo ragazzo sdraiato sulle poltroncine alle mie spalle. «Sfigamerda» ha sibilato dopo aver insistito: «Vai, papi, io dormo un po', tanto mi fanno aspettare fino alle otto e mezza». «Ok, andrò dalla Cinzia a prendere il caffè», dice papi, adolescente imbiancato che dondola il passo come un imberbe di scuola media. E m'immagino lei, la giovane fidanzata del quarantasettenne, occhio e croce, che apre assonnata e prepara il caffè all'alba. Papi è appena uscito e il ragazzo già russa pesantemente. Ci sfugge un sorriso: «Buon per lui». Le sei. Starnutisco, mi gira tutto, sono a pezzi. Non mi frenasse il pudore e il senso del ridicolo, proverei anch'io a dormire su queste poltroncine. Due file più in là, padre e figlia discutono: «Ho detto di no, ho detto. Ma vuialter a insist e insist!». Lui urina sangue, gli hanno appena fatto un prelievo.
«Vai a casa anche tu» mi dici.
«Ma no».
«Vai».
«Non adesso, tra un po'».
«Vai, qui si fa lunga».
Mi atterra l'idea della lunghissima giornata che mi aspetta. Continuo a starnutire. La stanchezza e una ridda, la mia solita, di pensieri rabbiosi mi mandano in ebollizione. Ti racconto le ultime. Mi dibatto inutilmente, ne convengo. L'ignoranza regna sovrana. E mentre tenta, patetica, di apparire arguta, non fa che esibire il suo laido mignottismo di fondo, la miserabile weltanschauung di chi non ha altro da rincorrere se non l'ombra flaccida del proprio ego debordante. E' una (in)sofferenza prima di tutto estetica, la mia. Ed è sempre stato così.
«Lascia perdere: miserabili. Non farti sangue amaro», mi dici.
«Vabbeh, vado», mi decido. «Chiama appena ti fanno sapere».
Il freddo umido molesto m'incattivisce. Metto in moto, penso a lui che dorme ignaro di tutto con una gamba sopra le coperte e spero di esser già a casa quando si sveglierà.
Corro soprappensiero, contando i minuti, superando semafori a quest'ora lampeggianti. Accelero. Il fracasso mi sorprende per primo. Un rumore sordo, violento, improvviso. Una fazione di secondo dopo sento la forza d'urto che mi spinge a sinistra e mi fa girare su me stessa come una trottola. Freno, d'istinto. Ma tutto ruota sotto di me senza controllo alcuno. Mi vedo proiettata contro un palo. Freno a tavoletta. Mi fermo a qualche centimetro dal lampione. Indifferenza, disappunto, calma e rabbia tutte insieme: «Non è successo a me», sento. Cerco di identificarmi, di spaventarmi, di angosciarmi, ma qualcosa dentro rimane immoto, freddo, distante. E non v'è modo di trascinarlo qui, in mezzo a questo incrocio, tra le due macchine ammaccate, la targa e il parafango dell'altra per terra. Ci ripenso a distanza. Riconosco il mio solito modo di procurarmi un trauma che funzioni da corto circuito, mi costringa al reset e mi riporti a casa quando perdo la bussola. Niente di tutto questo sta succedendo a me. Io sono Altrove.
inviato da Shangri-La, 17:50 | permalink
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