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21.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ce ne ricorderemo, ce ne ricorderemo
Si sono spesi senza orari, senza risparmio. Ci hanno messo la faccia, il nome e il cognome. Hanno incassato critiche e lamentele a muso duro, hanno organizzato campagne di tesseramento e raccolte fondi, hanno preso aerei, fatto cortei e presidi. Patito il freddo. E sono stati traditi.
Manco a dirlo, proprio dai «compagni» in testa all'esercito. Come in cuor loro sapevano del resto e come è ormai prassi, in questo Paese. Si sono alzati dal tavolo alle due e mezz'ora dopo gli infami firmavano una stomachevole fetenzia, piena zeppa di fesserie, sulla pelle altrui. Dopo aver giurato e spergiurato per mesi che mai e poi mai.
E un onore più grande gli è dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che spunterà da ultimo un Efialte
e che i Medi finiranno per passare.
Kostantinos Kavafis, Termopili
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19.12.07
SENZA PAROLE
E l'ultimo spenga la luce
«Il 60% non sa perché viene la notte». Piano d'emergenza per le scuole medie
Adesso vado dal primo dirigente che incontro e glielo chiedo, perché fa notte.
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IL CIRCOLO DEI VASTASI
Pagare moneta, vedere cammello
«Beh, se è stata promossa, è matematico».
«Cioè?».
«Dopo quella famosa sera, caso strano...».
«Eh».
«Hai capito, dai».
«E ho capito sì».
«Infatti prima, con tutti gli altri, non aveva cavato un ragno dal buco».
«Invece stavolta...».
«Stavolta ha capito che o si va fino in fondo o niente».
In ennemila pause pranzo, da Bolzano a Capo Passero, dalla Rai all'ultima delle bettole.
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TRENDY
Cosa vuoi di più?
Suv da ipermercato, a 15.900 euro: pare che a Milano già in 40mila abbiano richiesto il preventivo. «E' un'auto vera e propria - scrive il Corsera - con il telaio cinese e il motore italiano, per la precisione lucano, di derivazione Fiat».
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18.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Le ragioni dell'aragosta
La storiella è gustosa. Pare che tale Sahra Wagenknecht, eurodeputata della Linke, sia una di quelle comunistacce dure e pure tutte giustizia sociale, lotta indefessa e sciarpetta annodata al collo. Ora, anche le comuniste mangiano. Al ristorante, sì. E ordinano - come ha fatto Sahra - aragosta (dai, cosa c'è di male?). Insomma, si leccano le dita, sorridono e si mettono in posa: l'amica e compagna di partito scatta un po' di foto. Poi tornano a casa e il pranzo costosetto gli si ripropone, come si dice. E' successo proprio così, alla Wagenknecht che, pentita e corrucciata, s'è preoccupata di finire sui giornali mentro si spolpava il crostaceo. L'immagine è l'immagine, diamine. Una ci costruisce su una carriera e poi, per una cosuccia innocente... Così, con una scusa, la Wagenknecht, attraverso la sua assistente, s'è momentaneamente appropriata della digitale e ha cancellato tutte le immagini compromettenti. Battibecco con l'amica, sputtanamento: scemenze d'ordinanza. Ma è la dichiarazione marxista ortodossa finale (o forse dovrei dire marxiana, a rigore) che è una vera ciliegina: «Lotto per una società in cui tutti possano mangiare aragosta», s'è giustificata la Wagenknecht. E brava. Karl approva, garantito. Il punto è che, finché il sol dell'avvenire non è spuntato, l'aragosta se la mangia chi può. Che vogliamo fare, lasciarla lì? Comunisti, sì, ma al passo coi tempi e liberi da anacronistiche sovrastrutture. Cioè, i bambini: dai, erano indigesti, siamo onesti. Meglio il caviale.
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15.12.07
GLORY DAYS
Last Blast
Andavo sempre ad ascoltarlo la sera sui Navigli, al Last Blast, davanti a un Margarita. Il primo disco lo fece qualche anno fa, distribuito poco e niente. Oggi invece, al Mondadori Multicenter, stava lì in bella vista. Lui è Roberto Santoro e scopro ora che è nato a Vibo Valentia, ha studiato filosofia e ha giusto giusto l'età che gli davo. Buona fortuna, Robè.
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11.12.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Perché La7 è una grande famigghia
Questi che si accomodano in poltrona. Che sorridono, si vogliono bene, si rispettano, lavorano coi parenti e hanno carta bianca (ma non la sporcano, no, sono responsabili, loro). Questi che cambiano nome alle cose del mondo. E l'editore lo chiamano papà.
Com'è che la cessologia di Luttazzi va bene finché non tocca tuo cuggino?
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08.12.07
IL PUNTO
Essere e tempo (perso)
«In Essere e tempo - scrive Severino sul Corsera, giovedì scorso - si dice: "Che ci siano delle verità eterne potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà stata fornita la prova che l'Esserci era è e sarà per tutta l'eternità. Fin che questa prova non sarà stata fornita, continueremo a muoverci nel campo delle fantasticherie". Heidegger sta dicendo - continua Severino - che, fino a quando non si proverà che l'uomo (l'Esserci) è eterno - eterno, non semplicemente immortale -, sarà solo una fantasticheria parlare di "verità eterne"».
«Severino scrive su un giornale, capisco dunque che della parola Esserci debba offrire una traduzione per il volgo, e che quindi dica: l'Esserci è l'uomo - commenta Azioneparallela -. Ma poiché Heidegger scrive "Esserci" proprio perché non vuol scrivere "uomo", e poiché la struttura d'essere di questo benedetto Esserci è di essere-nel-mondo, e poiché infine si tratta per Severino della domanda se vi sia qualcosa di eterno oppure no, sarebbe stato meglio sostituire "Esserci" con "mondo", e chiedere che si dia la prova che "il mondo [e con mondo non si intende il pianeta Terra, ma qualcosa come il tutto, posto che anche questa parola possa essere usata così impunemente] era è e sarà per tutta l'eternità".»
Davvero? Esserci=uomo è una banalizzazione per un presunto volgo (quale, quello che legge la pagina della cultura del Corsera? Il volgo che affolla le facoltà di filosofia? O forse quello che la filosofia la studia e poi la mastica male per il resto della vita? Mah), mentre invece Esserci=mondo=tutto è la corretta traduzione del pensiero heideggeriano? Vediamo quali sono gli aspetti costitutivi dell'Esserci. Niente di misterioso: basta aprire a caso Essere e tempo e pescare col retino le prime definizioni che vengono alla mano: l'apertura in generale (nel senso della totalità che è l'essere-nel-mondo ma anche l'esser-presso l'ente intramondano), l'esser-gettato, il progetto e la deiezione. Poiché nella deiezione si consuma l'esser perso nel suo mondo da parte dell'Esserci, l'esser cioè nella non-verità, quindi nell'inautenticità, ma è nel costitutivo esser progetto dell'Esserci che si annida la possibilità di stare nella verità, cioè nell'autenticità, comprendendosi (l'Esserci) a partire dal mondo e dagli altri (e va da sé che questa comprensione si assesta nella consapevolezza di essere-nella-non-verità - riedizione heideggeriana del so di non sapere socratico -), se ne conclude che l'Esserci è chiaramente molto più del mondo, degli enti e/o della loro somma-totalità. Uno a zero per Severino e per il volgo, quindi.
«Messa così, si può anche concedere ad Heidegger che certo egli non era in dubbio circa la possibilità di fornire la prova in questione - continua Azioneparallela -, e che doveva considerare abbastanza insensato domandare se il mondo, cioè il tutto, cioè quella cosa che precede immemorabilmente la domanda sulla sua durata o sulla sua eternità, e quindi anche - purtroppo per lui - il domandare di Severino, sia eterno oppure no». Che Heidegger considerasse insensata la domanda è un'illazione (non credo proprio: al limite il filosofo tedesco pensava di avere in mano la risposta, che è tutt'altra cosa). Che il "mondo" preceda immemorabilmente qualunque domanda su se stesso è, dal punto di vista della filosofia contemporanea, un'ingenuità. Qualcosa come il mondo-totalità appare dentro quella domanda.
Pone invece una questione che condivido (e che ho già posto all'interessato, più di una decina d'anni fa) Giulio Stevanato: «Io, invece, sostengo che elemento essenziale per la verità sia quello di farsi carico del suo riconoscimento. L'essere è eterno in quanto riconosciuto come tale. Non può esistere una verità che stia in piedi e che non sia riconosciuta dagli altri come verità. La verità ha qundi bisogno di altro da sè per riconoscersi. L'essere ha quindi bisogno dell'altro da sè per riconoscersi. Sicchè anche l'eternità di Severino da ultimo non può accampare la pretesa di poter sgombrare il campo dai dubbi, poichè l'eternità così conseguità esclude almeno per un momento il suo riconoscimento. Ma ciò non può accadere proprio in base allo stesso principio di non contraddizione».
Non si tratta nemmeno di un'aporia così semplice, giacché il superamento di tutte le contraddizioni (la verità o Gioia che dir si voglia) è già sempre accaduto, in quanto eterno. L'affacciarsi dell'immagine della terra non più isolata e il suo pubblico rispecchiamento di là da venire, il suo non essere ancora ed essere tuttavia pre-vista e pre-detta nel pensiero che la testimonia si spiegano con un'indagine sul senso filosofico profondo dell'inconscio (in cui la verità dimora). Toccherà leggere Oltrepassare per vedere se e in che misura ci sono sviluppi su questo fronte.
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06.12.07
L'ARCO E LA FRECCIA
Piccola grande amicizia
Tutte le mattine lo aspetta, con l'ansia di non vederlo arrivare. A casa - mi dice la madre, bel viso sorridente e chador - non fa che parlare di lui: Ahmed e l'Amministratore sono ormai pappa e ciccia. Sorridono, calamitati uno verso l'altro: biondo nero, occhio azzurro occhio scuro. Ha scelto bene, l'Amministratore. Insciallah.
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L'ARCO E LA FRECCIA
Confusione
E' dall'anno scorso che sta lì, aggrappato alla ringhiera del balcone. In calzamaglia e berretto rosso, s'è scolorito sotto il sole tutta estate. «BuonNatale, vieni giù - grida l'Amministratore, di ritorno dall'asilo -, vieni giù che la mamma ti deve parlare». «Si chiama Babbo Natale e augura a tutti Buon Natale. Non ti confondere. Comunque mamma ci ha già parlato». «Gliel'hai detto della Cinquecento azzurra?». «Tranquillo». «E a GiuBambino?». «Anche a lui. Comunque c'è tempo». «Eh sì, c'è tempo. Poi arriva sulla slitta e augura buon BabboNatale a tutti».
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02.12.07
INDICE PUNTATO
Firma, firma. E poi smentisci
«"Unable to select database". Cerchi su internet "intellettuali contro estradizione di Battisti", clicchi "Pennac, Lévy, Cacucci, Saviano e Battisti" - scrive Giovanni Fasanella su Panorama -. E sul sito dell'intellighenzia di estrema sinistra Carmilla online, là dove fino a qualche giorno fa appariva uno sfavillante elenco di 1.500 nomi tra i più belli della cultura italiana e francese, oggi c’è soltanto una pagina bianca».
Cosa si scriveva del pluricondannato, nonché evaso e poi latitante Battisti (due ergastoli, omicidi, il ferimento di tre persone, un tentato sequestro, rapine e altri reati), ora scrittore di noir? «La sua opera è nel suo insieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni 70 - si leggeva nell'appello -. (...) Trattarlo oggi da criminale è un oltraggio non solo alla verità, ma pure a tutti coloro che (...) hanno affidato alla parola scritta la spiegazione della loro vita e il loro riscatto (...). Noi vorremmo che (...) i cittadini francesi capissero chi rischiano di perdere, per la vigliaccheria dei loro governanti: un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista (...). Non era tradizione della Francia privarsi di uomini così, per farli inghiottire da una prigione. Ci auguriamo che la Francia non sia cambiata tanto da tacere di fronte a un simile delitto. Sì, delitto. Avete letto bene».
«In pochi giorni, sotto l’appello per la sua liberazione, si accalcarono frotte di intellettuali e artisti - continua Fasanella su Panorama -. Dagli scrittori francesi Daniel Pennac e Bernard-Henri Lévy, per citare solo qualche nome, a quelli italiani, Roberto Saviano e Massimo Carlotto, Valerio Evangelisti e Wu Ming, Giuseppe Genna e Pino Cacucci, Nanni Balestrini, Giorgio Agamben e Antonio Moresco. Registi cinematografici come Davide Ferrario e Guido Chiesa. Il disegnatore satirico Vauro e il poeta Lello Voce. E poi, mischiati fra artisti e uomini di cultura, alcuni politici: i parlamentari verdi Paolo Cento e Mauro Bulgarelli, e quelli di Rifondazione comunista Giovanni Russo Spena e Graziella Mascia. "Ogni volta che scorrevo quell’elenco - ricorda Sabbadin (figlio quarantaseienne di Lino, il macellaio veneziano ucciso da un commando dei Pac (Proletari armati per il comunismo), il 16 febbraio 1979, ndr) - venivo assalito da un moto di rabbia. Nessuno, fra tutti quegli intellettuali, aveva mai avuto la sensibilità di spendere anche solo una parola per le vittime del terrorismo e per i loro familiari"».
Sabbadin non se ne capacita e insiste: «Voglio rivolgere dalle pagine di Panorama un pubblico appello a quegli intellettuali. E in modo particolare a Roberto Saviano. Non ho letto il suo libro, Gomorra. Però mi hanno detto che è uno scrittore molto coraggioso, che ha sfidato la camorra, e per questo lo rispetto, lo ammiro. Posso rivolgergli una domanda? Davvero ha firmato quella roba lì? E se lo ha fatto, mi può spiegare perché? E soprattutto, oggi che è diventato, giustamente, un punto di riferimento per tanti giovani, può spendere una parola anche contro il terrorismo? Se lo ritiene opportuno».
«Girato l’appello a Saviano - conclude Fasanella su Panorama -, lo scrittore ha fatto sapere, attraverso il suo ufficio stampa, che non firmò quell’appello. Si attendono altre smentite. Anche se con 3 anni di ritardo».
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