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15.11.07
INDICE PUNTATO
E quell'infame sorrise
Per vie traverse, mi arriva un'email che lancia un qualche grido d'allarme su una qualche deriva. Eh, la deriva. Del triangolo nero, poi. Lì per lì ho pensato al monte di Venere, giuro. E stavo cestinando insieme con il penis enlargement, che già mi cresce tutto. Poi leggo meglio. E più leggo più mi trasformo nel mio alter ego preferito, Franti, mito intramontabile.
Il succo - geniale - dell'Appello di (cotanti) intellettuali sulla deriva fascista e violenta dell'Italia è che ne muoiono più tra le mure domestiche, ammazzate dal marito/convivente/compagno, che in mezzo alla strada. E che quindi, dati alla mano, l'emergenza immigrazione-criminalità è una bufala. Pulizia etnica travestita. Fascismo bello e buono, insomma. Anzi, no: «Microfascismo». Quello che «è dentro di noi e che ci fa desiderare il potere e amare i potenti» (eh?).
La deriva, bel problema. Lo so ben io, quando torno a casa e l'Amministratore, buttato a terra in modo molto teatrale, grida «Aiuto, sono ferito». Sta andando alla deriva. Anche lui. Lo salvo dagli squali - «Mi mordono il sedere», dice - lo acchiappo e lo trascino al sicuro, sul divano. «Adesso mi devi operare - dice -. L'anestesia, l'anestesia». E con un occhio mezzo aperto dirige l'intervento a pancia aperta. Due secondi dopo, appena suturato, è già lì che si butta di nuovo in pasto ai «pescioloni» e va di nuovo alla deriva. Figlio mio, te le vai a cercare proprio tutte, però.
E io, sempre più Franti. Menomale che ci sono gli intellettuali a far fronte comune contro il nostro/mio qualunquismo. Tutti uniti e militanti. «Nessuno che dica, come Carmelo Bene, che essendo un genio non era socialmente impegnato: "Cosa cazzo ce ne frega a noi del Ruanda". Nessuno che dica, come Valéry interpellato sull'Affaire Dreyfus: "Lo fucilassero pure"» (Massimiliano Parente, oggi su Libero: e grazie di esistere).
Poi magari, in un'altra vita, con altri avatar, si potrà parlare della differenza fondamentale - in termini sociali - tra l'essere ammazzate per caso da uno che non ha materialmente niente da perdere e l'essere ammazzate per casa, tra la cucina e il salotto, da uno che non ha affettivamente niente da perdere. E magari due chiacchiere anche sulla memoria storica tirata in ballo a capocchia (e gli ebrei, i rom, gli armeni, i serbi, i croati, i bosniaci) per portare a casa la vacca stracca di un ragionamento che fa acqua da tutte le parti.
«Succede che sui Rumeni si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto - si legge nel succitato appello -, come con Ebrei e Rom sotto il nazi-fascismo, come con gli Armeni in Turchia nel 1915, come con Serbi, Croati e Bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti».
Una solfa che pare tanto quella dell'«Eh, ma noi abbiamo avuto la Storia, abbiamo subito l'Olocausto» a ogni casa «sospetta» che salta in aria a Gaza e dintorni. Ché poi Franti comincia a fare brutti pensieri, sulla Storia. E non è proprio il caso.
Update, visto ora: «Loredana Lipperini (giornalista di Repubblica) sta raccogliendo firme per un “manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne”. Oltre al pessimo Scurati lo ha firmato anche l’ottimo Brizzi e altri amici con i quali ho condiviso in passato (spero anche in futuro) chiacchere e vino. Quindi ci andrò piano. Nel manifesto si legge: “Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia”. Innanzitutto rivolgo ai firmatari la preghiera di guardare alle proprie travi piuttosto che alle altrui pagliuzze: siete stati voi, i linguisticamente ipocriti come voi, a imporre l’ambiguo termine “rom” (io gli zingari continuo a chiamarli zingari, nessuna confusione possibile coi rumeni). E poi domando: per quale ragione i delinquenti stranieri non si dovrebbero espellere dall’Italia? Spiegatemelo, se ci riuscite, altrimenti dovrò esprimere il seguente auspicio: tutti i ladri e gli assassini a casa della Lipperini». (Camillo Langone, Il Foglio)
Shangri-La, 07:00
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