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18.11.07
IL PUNTO
Cose che capitano
Ventotto anni, gli han dato. Un errore, una grande ingiustizia, dice lui. E io ci credo. Sulla fiducia, intanto, perché l'umano mi seduce sempre e comunque. Perché nulla mi costa, poi, e niente voglio sapere sapere di quel che è stato. In regime di semilibertà, esce alle sette e torna alle dieci e mezza di sera: un cane alla catena, con permessi premio, telefonate e docce da pietire previo apposito modulo. E nessuno che ti avvisi per tempo che no, domanda rigettata: nessuna chiamata ai tuoi, quel giorno. E' tutto un complotto, pensa. Ai poteri forti vien comodo illudere la plebaglia che sia in gioco la sicurezza sociale, così da sfornare a ogni piè sospinto una legislazione d'emergenza che giustifichi lo Stato di polizia, mentre i reati dei colletti bianchi vengono depenalizzati nel silenzio generale. E intanto nelle viscere della gente - dice - monta l'odio vendicativo e giustizialista nei confronti di questo e quello straniero. Lo lascio parlare, ascolto e ogni tanto provo a spostargli una pedina sulla scacchiera. Tace qualche secondo, sorpreso. Poi ricuce in fretta lo strappo e ricomincia la solfa. Parla di rieducazione, di ri-socializzazione, di formazione alla legalità.
Detenuti in divisa a righe orizzontali, rinchiusi dietro le sbarre solide di teorie fessacchiotte e politically correct: quanti ne ascolto, ne leggo e ne conosco? Non c'è nessuna regia occulta dietro le cose del mondo, non arriva Gesammino, come spera l'Amministratore, a materializzare la ruota mancante della macchinina. E non abita più, Nemesi, sotto questo cielo: la vendetta esige un ordine del mondo, per essere. Né furie né erinni: si perdona, da queste parti, si applaude il morto e si stringe la mano all'assassino. Da bravi post-cristiani, nichilisti snervati.
Shangri-La, 15:59
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