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29.11.07
SENZA PAROLE
Non c'ero e se c'ero dormivo
Così, tanto per, mi sto leggendo qualche resoconto del concerto di ieri sera. Colombati è un po' stracco e si vede: l'età, dice. Su, su, ce la possiamo fare, dai. Se gliela fa quello, del resto, con 20 anni di più sul groppone... Comunque, sottoscrivo: «Chi non ha mai visto Springsteen dal vivo non può saperlo, e forse non riuscirà a capirlo: ma per due ore mi è sembrato che ogni cosa fosse al suo posto». Poi leggo 'sto pezzo su La Stampa e mi dico: «Ohibò, codesto giornalista ha i poteri. Vede e sente cose che nessuno mai». Per dire: sostiene che Bruce abbia dato giustificazioni dell'assenza (deprecabile) della Scialfa, mi hermana. A Milano non l'ha fatto, nossignore. Forse a Madrid. Ma qui no. E vabbeh, quisquilie. Senonché poi questo prodigioso signore scrive: «Ci sono lunghe parentesi di antiche virtù: la sommessa Darkness in the Edge of Town, una sensuale She’s The One, e perfino Tunnel of Love che non cantava da fine ’80. Un’epica cavalcata da lasciare senza fiato. Trionfo». Per la serie: non c'ero e se c'ero dormivo (o fumavo o tracannavo birra): né di Darkness né di Tunnel of love s'è sentita una sola nota. Questa, collega, la trama del film che non hai visto.
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GLORY DAYS
Gonna be a twister to blow everything down
Le facce mature, i capelli brizzolati, i figli che abbiamo lasciato a casa, quelli che ci siamo portati e quel sasso legato al collo che avremmo gettato nel fiume, vent'anni fa. Noi qui, just searchin' for a world with some soul, le braccia alzate, le mani che sfarfallano, le voci che rombano sorde come acqua che monta e preme gli argini. Luci spente, un boato squarcia il buio. La meglio gioventù, che niente l'ammazza, alla fine di un duro giorno di lavoro trova una reason to believe.
I've done my best to live the right way
I get up every morning and go to work each day
But your eyes go blind and your blood runs cold
Sometimes I feel so weak I just want to explode
Explode and tear this town apart
Take a knife and cut this pain from my heart
Find somebody itching for something to start
There's a dark cloud rising from the desert floor
I packed my bags and I'm heading straight into the storm
Gonna be a twister to blow everything down
That ain't got the faith to stand its ground
Blow away the dreams that tear you apart
Blow away the dreams that break your heart
Blow away the lies that leave you nothing but lost and brokenhearted
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28.11.07
SENZA PAROLE
Ktêma es aei?
«Capisci? - mi dice - Sono entrato da Feltrinelli, niente. Da Mondadori, neppure. Cortina, idem. Una volta c'era la sezione dei classici: non ha mai avuto mercato, d'accordo, ma la si teneva aggiornata e i libri venivano ristampati ugualmente. Era un fatto religioso. Poi è stata via via emarginata. Due scaffali, uno, nessuno». «Quindi, niente più edizioni critiche: e gli studenti come fanno?» «Mah, fotocopiano, presumo». «Qualche branetto, forse. Converrà battere all'asta i Lorenzo Valla, tra un po'. Pure te, però, che vai in giro per giorni a cercarti Pausania. Dove vivi?».
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GLORY DAYS
Dal cestino al palco
Alle elementari le suore lo mettevano dentro al cestino dell'immondizia, in punizione. Al liceo i compagni facevano circolare tra i banchi petizioni per farlo cacciare. Anni dopo, quando era già famoso, uno di loro, incontratolo per caso, lo salutò tutto festante: «Ah, che bei tempi, ricordi?». «Bei tempi per te, forse», rispose secco Springsteen.
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IL PUNTO
Turbomarketing
Si discute, sul Corriere, se la critica debba essere o no militante. E, su il Primo amore, se il pregio di un testo debba essere (auto)certificato dal turbomarketing in uso oggi. Taglio corto: la critica stessa è un testo. Non mi interessa quanto e se aderisca alla presunta verità di un altro testo. Bado al minimo sindacale e la pretendo: ben scritta, non noiosa, non furba, che non mi tratti come una imbecille e che non abbia l'elastico delle mutande lasco.
Che poi il turbomarketing faccia male alla letteratura, non credo (non più). Che lo faccia agli scrittori stessi, è cosa certa, ma chissenefrega: ognuno ha gli amici che si merita, del resto.
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27.11.07
GLORY DAYS
Is there anybody alive out there?
E domani, Bruce Bruce Bruce.
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26.11.07
TRENDY
La covata
Tacco alto, collant, gonna, top scollato, golf annodato in vita, sguardo severo nero prugna: oggi sto in scena così, con le energie sguinzagliate e digrignanti. Domani, se mi gira, jeans e dolcevita assorto, a collo alto. «C'è un uomo?» mi chiedevano tempo fa, nei giorni in tiro. «Hai un colloquio?», commentano oggi. Ordini di priorità, ma non solo.
Uomini, rari e isolati. Non si strizza l'occhio ai molti, non più, noi ruvide e selvatiche più che mai. Nessun patto con accorti ragioneri tutti emoticon accomodanti, in pace col mondo, che se vai in corteo sono con te, figuriamoci, e pacche sulla spalla molte, sul sedere giammai.
Questi che un'indignazione vera, a vene gonfie, mai nella vita, furori autoerotici al massimo e passi vincenti, parecchi, senza fallo, avanti marsch! Il sesso di mazza orfano di sogno, che la povertà non sa, l'espediente neppure, lo lascio a te, femminista quieta, tutta rabbia finta, voce impostata e copione già scritto. A te, castratrice in mezzo ai castrati, che vai sul sicuro, sul già pensato e sul pubblicabile. A te, che il nemico lo covi e lo figli. A occhi chiusi.
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GLORY DAYS
Suonando sotto la pioggia
Sabato sera stregato da un piroettare di ombrelli, sotto i portici, a ritmo di swing. Compostamente scatenato, il ritmo è tutt'occhi per il Maestro, che dentro all'anima per sempre resterà.
Niente di più seducente c'è di un'orchestra eccitata e ninfomane chiusa nel golfo mistico che ribolle di tempesta e libertà (Paolo Conte, Il Maestro)
Detto altrimenti: dell'autentico fare insieme che non porta vergogna.
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23.11.07
IL PUNTO
A luci accese
Si discuteva ieri sera con Sofi, qui, di politica, web e interazioni online. Di commenti, nella fattispecie. E delle diverse posture che si possono assumere nei confronti degli stessi. Tema rispetto al quale mi definivo, sulla base delle classificazioni proposte, un'anarco-liberale con anima negazionista. Ovverossia: nessun filtro né censura post quem agli interventi altrui e insieme maturata presa di distanza dal mondo da parte della scrittura stessa.
Eppure s'è sperimentata con successo in questo blog, anni fa, una forma di conversazione capace di andar oltre il semplice rimbalzo di opinioni o l'accavallo fintamente pensoso da salotto borghese. Un momento di grazia non facilmente replicabile, ascrivibile a nota di merito di chi ha incrociato queste rotte mosso da autentica passione per l'umano non troppo umano.
Pareva possibile pensare in pubblico, argomentare, render conto, alzare la mano, divertirsi, perfino, col gioco infilo-le-dita-nella-corrente-e-non-mi-fulmino. Poi t'accorgi che non prendi la scossa solo perché il salvavita ha staccato la corrente e che ci mette niente, certo bullismo squadrista, a rimetter mano al contatore generale e a farti saltare per aria.
Per fortuna ci sono i pannelli solari.
inviato da Shangri-La, 22:51 | permalink
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21.11.07
IL PUNTO
Così, ma anche no
Corriere della Sera, Focus, pagina 10: «Fecondazione, meno figli. Il calo è di 1041: effetto della legge 40. Ma aumentano gemelli e prematuri». Box sotto, parla Giovanni Battista La Sala direttore del reparto di Ostetricia dell'ospedale di Reggio Emilia: «Al centro di La Sala hanno confrontato i risultati ottenuti da 900 coppie nei due anni dopo l'applicazione della legge con altrettanti pazienti che si erano sottoposti ai trattamenti nei 24 mesi precedenti il 2004. Risultato: 257 gravidanze prima, 198 dopo, 11% di parti prima e 13% dopo (nel centro non si sono mai congelati gli embrioni). E le gravidanze plurime non sono aumentate. Prima del 2004 avevamo avuto circa 3 parti trigemini ogni cento, dopo solo uno. Questo dimostra - dice La Sala - che la Pma non è morta ma è stata ferita da questa legge. Le coppie italiane devono e possono restare in Italia».
Dunque: la verità esiste? E se sì, è numero, somma di numeri o interpretazione?
inviato da Shangri-La, 07:01 | permalink
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TRENDY
Giustizialismo italico
Corriere della Sera, Cronache, pagina 18 e 19. Titoli:
«Sono stato in quella casa ma non la sera dell'omicidio». «Scarcerato Patrick: un incubo». «Sollecito: coinvolto perché sono un terrore». «Amanda: anch'io voglio uscire presto».
Problema comune. In effetti anch'io voglio uscire presto. Dall'ufficio.
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20.11.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Firma, firma, cretino
C'è stato un momento, negli anni Settanta, in cui un manipolo di sedicenti intellettuali (che ahiloro moriranno senza aver detto nulla di memorabile, ma pazienza) firmavano quasi un appello al giorno. E non lo dico mica io. Loro, lo confessano. Trent'anni e passa dopo. Quando si sono accorti, buonanime, che una firmetta qua, una firmetta là, giravano assegni in bianco a loro nome, che qualche combattente del popolo ha speso per comprarsi il revolver. Un amico telefonava - «Ueh, scusa, ci sarebbe 'sta cosa qui per protestare contro il fascismo dilagante, è importante: ci stai?» - e loro, con mezzo panino in mano, senza leggere niente: «Sì, figurati: mettici anche il mio nome». Dice bene pessimoesempio qui: «come mandare un messaggio a vodafone o chi per lei per l’ospedale di gino strada. Uguale». Poi uno, lì per lì, non pensa. E non glielo chiede di certo, alla promotrice tizia: «Ueh, scusa, ma tu non sei quella che promuove quel pattume di chick-lit in cui le donne appaiono come delle cretine integrali, con l'unico problema di darla via e poi piangerci sopra? Cos'è, ora mi chiami alle armi per la violenza contro le donne? Ma fottiti». Eh no, risposte così solo nei film. O in certi blog. Gli anni Settanta, dicevamo. Quella è stata la prima palestra del cretinismo organizzato capace di dare l'assalto, gradino dopo gradino, ai palazzi del potere. E non è mica un caso che tanti miei coetanei (sono del '69) scrivono di quegli anni lì: perché sono un paradigma di come, con un po' di fumo dialettico, una scatoletta di tonno e un tocco di formaggio, si può dare vita alchemica all'homunculus letteratus. Che gradino dopo gradino eccetera. Poi il vento è cambiato, pallottole ne son volate e di qualche sbrodolata si son pure vergognati. Dapprima in un silenzio carico di vergogna, poi, timidamente, a voce sommessa. Qualcuno solo annuendo col capo. Ma non tutti, eh. Per esempio, quella cap'e cazz di Dario Fo, no. Lui, a testa alta fino alla fine. Epporca, il premio Nobel gli hanno dato. Che, deve forse chiedere scusa? Boia chi molla, da bravo fascista: tutti lui, li firmerebbe ancora adesso, gli appelli. Con la penna infilata in der posto.
inviato da Shangri-La, 22:04 | permalink
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IL CIRCOLO DEI VASTASI
Dice Caracaterina, citandomi, che han portato tutti il cervello all'ammasso. E non manca nessuno, all'appello, in effetti. Come tutte le cose poco intelligenti, ne attira a pacchi. C'è pure, dico, tal Melissa Panarello. E, in prima fila, il più brutale maschilismo misogino impotente che abbia mai conosciuto. Tanto per dire. Gente che ora serve messa all'altare. Pfff. Ma qui lo scandalo non è l'ipocrisia. Né la pecoronaggine. Si mettono in conto, entrambe. Il prurito viene per altro. E precisamente: l'esser stranieri, il non esser parte, il puzzare, l'esser sospetti, malvisti e messi nel mucchio, l'essere infine candidati al ruolo di capro espiatorio rappresentano una dimensione antropologica: 1) ineludibile, 2) trasversale, 3) ricca, anzi: ricchissima. E questa è una cosa della quale ciascuno è chiamato a essere consapevole. Senza piagnistei. Chiunque si trova ad esser straniero in centomila situazioni e - in quanto tale - non gode degli stessi privilegi che toccano agli autoctoni. Pretendere che questa differenza sia elisa è da idioti. Decidiamo, sul piano del diritto, che la legge è uguale per tutti? Benissimo. Ma poi lo sappiamo, vero che lo sappiamo?, che il mondo iperuranico del logos, non appena si piega in un dia-logos, entra immediatamente in un gioco di rapporti di forza? E quindi lo sappiamo, vero che lo sappiamo, che nulla è e può essere uguale per tutti? E che se uno, a casa propria, butta il mozzicone a terra, al massimo riceve una zoccolata dalla moglie, ma se lo fa da ospite, in casa altrui, verrà probabilmente messo alla porta? E che tutto questo snocciolar numeri su quanti reati compiono i connazionali in un anno e quanti gli stranieri non ha senso alcuno, perché nella percezione sociale i due fenomeni non hanno e non possono avere lo stesso peso? Tutta colpa dei giornalisti? Complotto mediatico? Ma fatevi uno shampoo, va.
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18.11.07
IL PUNTO
Cose che capitano
Ventotto anni, gli han dato. Un errore, una grande ingiustizia, dice lui. E io ci credo. Sulla fiducia, intanto, perché l'umano mi seduce sempre e comunque. Perché nulla mi costa, poi, e niente voglio sapere sapere di quel che è stato. In regime di semilibertà, esce alle sette e torna alle dieci e mezza di sera: un cane alla catena, con permessi premio, telefonate e docce da pietire previo apposito modulo. E nessuno che ti avvisi per tempo che no, domanda rigettata: nessuna chiamata ai tuoi, quel giorno. E' tutto un complotto, pensa. Ai poteri forti vien comodo illudere la plebaglia che sia in gioco la sicurezza sociale, così da sfornare a ogni piè sospinto una legislazione d'emergenza che giustifichi lo Stato di polizia, mentre i reati dei colletti bianchi vengono depenalizzati nel silenzio generale. E intanto nelle viscere della gente - dice - monta l'odio vendicativo e giustizialista nei confronti di questo e quello straniero. Lo lascio parlare, ascolto e ogni tanto provo a spostargli una pedina sulla scacchiera. Tace qualche secondo, sorpreso. Poi ricuce in fretta lo strappo e ricomincia la solfa. Parla di rieducazione, di ri-socializzazione, di formazione alla legalità.
Detenuti in divisa a righe orizzontali, rinchiusi dietro le sbarre solide di teorie fessacchiotte e politically correct: quanti ne ascolto, ne leggo e ne conosco? Non c'è nessuna regia occulta dietro le cose del mondo, non arriva Gesammino, come spera l'Amministratore, a materializzare la ruota mancante della macchinina. E non abita più, Nemesi, sotto questo cielo: la vendetta esige un ordine del mondo, per essere. Né furie né erinni: si perdona, da queste parti, si applaude il morto e si stringe la mano all'assassino. Da bravi post-cristiani, nichilisti snervati.
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15.11.07
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Che poi
L'insopportabile vanteria del qualificarsi intellettuali. E il cucinare, poi, dopo chissà quanti mal di testa, un risottone di idee, dati, denunce, ricamini, poltiglie passatiste. Ma una persona seria può mai intrupparsi in carnevalate simili?
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INDICE PUNTATO
E quell'infame sorrise
Per vie traverse, mi arriva un'email che lancia un qualche grido d'allarme su una qualche deriva. Eh, la deriva. Del triangolo nero, poi. Lì per lì ho pensato al monte di Venere, giuro. E stavo cestinando insieme con il penis enlargement, che già mi cresce tutto. Poi leggo meglio. E più leggo più mi trasformo nel mio alter ego preferito, Franti, mito intramontabile.
Il succo - geniale - dell'Appello di (cotanti) intellettuali sulla deriva fascista e violenta dell'Italia è che ne muoiono più tra le mure domestiche, ammazzate dal marito/convivente/compagno, che in mezzo alla strada. E che quindi, dati alla mano, l'emergenza immigrazione-criminalità è una bufala. Pulizia etnica travestita. Fascismo bello e buono, insomma. Anzi, no: «Microfascismo». Quello che «è dentro di noi e che ci fa desiderare il potere e amare i potenti» (eh?).
La deriva, bel problema. Lo so ben io, quando torno a casa e l'Amministratore, buttato a terra in modo molto teatrale, grida «Aiuto, sono ferito». Sta andando alla deriva. Anche lui. Lo salvo dagli squali - «Mi mordono il sedere», dice - lo acchiappo e lo trascino al sicuro, sul divano. «Adesso mi devi operare - dice -. L'anestesia, l'anestesia». E con un occhio mezzo aperto dirige l'intervento a pancia aperta. Due secondi dopo, appena suturato, è già lì che si butta di nuovo in pasto ai «pescioloni» e va di nuovo alla deriva. Figlio mio, te le vai a cercare proprio tutte, però.
E io, sempre più Franti. Menomale che ci sono gli intellettuali a far fronte comune contro il nostro/mio qualunquismo. Tutti uniti e militanti. «Nessuno che dica, come Carmelo Bene, che essendo un genio non era socialmente impegnato: "Cosa cazzo ce ne frega a noi del Ruanda". Nessuno che dica, come Valéry interpellato sull'Affaire Dreyfus: "Lo fucilassero pure"» (Massimiliano Parente, oggi su Libero: e grazie di esistere).
Poi magari, in un'altra vita, con altri avatar, si potrà parlare della differenza fondamentale - in termini sociali - tra l'essere ammazzate per caso da uno che non ha materialmente niente da perdere e l'essere ammazzate per casa, tra la cucina e il salotto, da uno che non ha affettivamente niente da perdere. E magari due chiacchiere anche sulla memoria storica tirata in ballo a capocchia (e gli ebrei, i rom, gli armeni, i serbi, i croati, i bosniaci) per portare a casa la vacca stracca di un ragionamento che fa acqua da tutte le parti.
«Succede che sui Rumeni si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto - si legge nel succitato appello -, come con Ebrei e Rom sotto il nazi-fascismo, come con gli Armeni in Turchia nel 1915, come con Serbi, Croati e Bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti».
Una solfa che pare tanto quella dell'«Eh, ma noi abbiamo avuto la Storia, abbiamo subito l'Olocausto» a ogni casa «sospetta» che salta in aria a Gaza e dintorni. Ché poi Franti comincia a fare brutti pensieri, sulla Storia. E non è proprio il caso.
Update, visto ora: «Loredana Lipperini (giornalista di Repubblica) sta raccogliendo firme per un “manifesto di scrittori e artisti contro la violenza su rom, rumeni e donne”. Oltre al pessimo Scurati lo ha firmato anche l’ottimo Brizzi e altri amici con i quali ho condiviso in passato (spero anche in futuro) chiacchere e vino. Quindi ci andrò piano. Nel manifesto si legge: “Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia”. Innanzitutto rivolgo ai firmatari la preghiera di guardare alle proprie travi piuttosto che alle altrui pagliuzze: siete stati voi, i linguisticamente ipocriti come voi, a imporre l’ambiguo termine “rom” (io gli zingari continuo a chiamarli zingari, nessuna confusione possibile coi rumeni). E poi domando: per quale ragione i delinquenti stranieri non si dovrebbero espellere dall’Italia? Spiegatemelo, se ci riuscite, altrimenti dovrò esprimere il seguente auspicio: tutti i ladri e gli assassini a casa della Lipperini». (Camillo Langone, Il Foglio)
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02.11.07
SENZA PAROLE
Come nuova. Mai perquisita
In bella evidenza, sulla vetrina di un'agenzia immobiliare:
GARLASCO Splendida villa residenziale Immersa nel verde Trattativa privata
Dallo schizzo, somigliantissima...
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