ANIME SALVE


Alla finestra

Volti, mari e bellezze senza tempo.

Argomenti

BOOKMARK
GLORY DAYS
I NUOVI RACCONTI DEL MARESCIALLO
I WILL SURVIVE
IL CIRCOLO DEI VASTASI
IL PUNTO
INDICE PUNTATO
L'ARCO E LA FRECCIA
MIGLIOR COMMENTO
SENZA PAROLE
STRETTAMENTE PERSONALE
TRENDY

Come eravamo

Ottobre 2008
Settembre 2008
Agosto 2008
Luglio 2008
Giugno 2008
Maggio 2008
Aprile 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Dicembre 2007
Novembre 2007
Ottobre 2007
Settembre 2007
Agosto 2007
Luglio 2007
Giugno 2007
Maggio 2007
Aprile 2007
Marzo 2007
Febbraio 2007
Gennaio 2007
Novembre 2006
Ottobre 2006
Agosto 2006
Luglio 2006
Giugno 2006
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
Novembre 2003
Ottobre 2003
Settembre 2003
Agosto 2003
Luglio 2003
Giugno 2003
Maggio 2003
Aprile 2003
Marzo 2003
Febbraio 2003
Gennaio 2003


Links...

+ Errore404

+ 2x0

+ Artifiziale

+ Vaghe stelle

+ Pesce Vivo

+ InvasivaMente


Velociter

+ RSS 2.0


poWWWered by



« Mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto di merda |  HOME  | Baarìa »

09.10.07

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Noi, cretini professionisti e patentati

Quel giorno lì, chi l'ha vissuto non se lo scorda. Intanto, l'equipaggiamento da incursore infilato con cura nel trolley il giorno prima: pantaloni con le tasche, giacca con la tasche, mutande con le tasche. E dentro le tasche, decine di bigliettini a grafia minutissima e pressoché illeggibile con date, articoli di legge e preghiere al Signùr.
Infine, la notte insonne all'Ergife. Chi a scopacchiare, chi a scopiazzare e chi a scoperchiare a occhi sbarrati il pozzo nero e senza fondo della propria ignoranza. Poi la corsa, all'alba, all'edicola più vicina (qualche chilometro a piedi) per compulsare almeno due-tre quotidiani prima di andare a fare l'esame, sai mai che una delle tracce sia di stretta attualità.
Il rientro veloce, infine, in albergo per la colazione - poi non si mangia più fino a sera - e per raccattare armi e bagagli, ché la stanza è prenotata solo per la notte e bisogna sbaraccare subito. Tutti d'umore abbestia, ascoltiamo la V-collega annunciarci, davanti a un cappuccino, la soffiata avuta da un membro della Commissione: «L'articolo di Moda sarà sulla minigonna, l'ho già preparato ieri sera». Non c'è tempo neanche per un V-augurio, è ora di correre all'appello.
Carichi come tappetari di trolley, Olivetti e giacca pesante da milanese in trasferta, ci stipiamo in settecento, immobili, su un piano in discesa, coi piedi puntati per non scivolare sui garretti del tizio davanti, mentre il pacco di appunti infilato negli stivaletti ci arrota gli stinchi. Alle nove del mattino siamo già pronti per la sala rianimazione, stanchi, frastornati, sudati.
Nel branco, come sospinti da uno spirito guida, riusciamo a trovare dove depositare i nostri bagagli e prendere posto. Dopo circa tre ore, ha inizio la distribuzione delle tracce d'esame e già c'è chi, terrorizzato, si gira verso le ultime file chiedendo a gesti la soluzione del quiz tre e quattro. Cazzo ne so, dico io, la risposta è nel vento, amico.
Scrivendo sui gomiti, trasformo la poltiglia cerebrale sulla devolution in un'apparente concatenazione di idee. Il pezzo è sgarrupato - ma non più delle intenzioni della Lega, mi autogiustifico. Colpa mia, del resto: avrei dovuto figheggiare nella classe di moda invece che in quella di politica interna, e mal me ne incoglie.
Termino l'articolo, sbrigo la pratica della sintesi di un editoriale, do un'occhiata alla lista delle domande-quiz e mi si annebbia la vista: conosco una risposta su dieci, non ricordo nulla e, presa dal panico, mi dirigo come un'automa verso il bagno, lookin’ for a savior.
Nel cesso delle donne, ci ritroviamo io, Giovanni e una sibilla vaticinatrice, che declama le risposte con tono monocorde. Sotto dettatura, scriviamo: lui sul coperchio del water, io col foglio appoggiato al muro. Non tutto mi convince, vorrei verificare, ma non riesco a tirar fuori gli appunti dagli stivaletti. Ormai sono cementati lì, amen. «Fermi tutti - dico - ho il palmare». «Ohhh», replicano. Estraggo l'aggeggio dalla tasca interna della giacca, provo ad accenderlo. Non reagisce. Riprovo, riprovo ancora. Niente. Morto. Il calore del corpo l'ha mandato in tilt.
Improvvisamente, la declamatrice mi pare più convincente: decido di darle retta e trascrivo tutte le risposte. Usciamo madidi e stravolti. Fuori, c'è uno che sbraita: «Mi scappa, devo andare in bagno!». Lo guardiamo straniti: è la guerra, amico, in battaglia non si piscia, non te l'hanno detto?
In aula, un puttanaio indescrivibile. I membri della Commissione circolano dando una mano alle loro protette, è tutto normale, tutto assurdo. Sono quasi le sette, tempo scaduto: è andata.
Corro all'aeroporto, perseguitata dal ticchettio di mille Olivetti che m'inseguono come erinni scatenate, mi affloscio sulla poltrona e faccio un rapido calcolo di quanto m'è costato questo scherzetto. Volo di andata e ritorno, albergo, 700 euro per il corso di preparazione, ennemila serate e sabati spesi a far prove e a prendere appunti, quotidiani letti e studiati allo sfinimento, numero 4 manualoni di Cicciabruzzo - i primi due da buttare perché «è uscita l'edizione aggiornata, sapete». E, all'orizzonte, il luminoso sol dell'avvenire di un'estate infernale di studio matto e disperatissimo. Se tutto va bene, poi, cento e più euro da versare sull'unghia per il tesserino. Infine, in nota spese, decine e decine di scioperi da un centone ciascuno, stato d'animo alle stelle e un futuro da eterno problema in un catino editoriale precarizzato, al collasso e benevolo solo con gli amici degli amici, quelli del genere perché io valgo:

«L'anomalia dell'Ordine dei giornalisti è tutta italiana, ma stai tranquillo, mi "spaccio" per giornalista solo se incaricata (da giornalisti) di farlo. Comunque è molto diverso da spacciarsi per avvocato o dottore, se consideri che un non-giornalista può dirigere una testata (se specializzata o di partito politico). Giornalisti anche molto famosi non sono ancora iscritti all'ordine o hanno passato l'esame molto tardi nella loro carriera, lo sapevi?».

V-ciao, eh. Senza rancore.


Commenti: Noi, cretini professionisti e patentati

Scrivi un commento

Nome:


Indirizzo Email:


URL:



Ricorda dati inseriti?No

Commento:

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it