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04.10.07
L'ARCO E LA FRECCIA
Andiam, andiam, andiam ad insegnar
«Ma', lascia perdere» le dico mentre allontano dai timpani, insieme con il cellulare, il crescendo polemico che mi è familiare, prossimo ormai al sibilo penetrante dell'ebollizione.
La maestra taglialegna l'ha bloccata all'uscita, mentre mia madre riaccompagnava a casa l'Amministratore. «Signora, guardi, io magari sarò anche un po' noiosina...». «Cosa c'è?». Mia madre si protende, aquilina e unghiuta, ad artigliare la mosca che svolazza impazzita sotto la zazzera della boscaiola, che la fissa di rimando con l'occhio imbambolato da un pesante tratto nerofumo, tracciato di malagrazia. «Il bambino non vede i pericoli». «Come, non vede i pericoli?». «Siamo usciti in giardino, oggi». «E allora?». «Appena abbiamo aperto la porta, s'è messo a correre». «E allora?». «Può farsi male!». «E' un bambino. Corre». «Ma qui ci sono le radici degli alberi che affiorano, è pericoloso». «Diteglielo». «Voi a casa dovete abituarlo». «Alle radici? A casa non ne abbiamo». «Bisogna insegnargli a vedere i pericoli. Anche in classe...». «Cosa fa?». «A volte saltella. Così, guardi». La taglialegna in grembiule a fiori azzarda, con le pantofole a zeppa, qualche goffo saltello nel corridoio. Mia madre la guarda, a mascella cascante e sconcertata. «Ha capito adesso, signora?».
Shangri-La, 07:00
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