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24.08.07
INDICE PUNTATO
La Messa è davvero finita
È la mia settimana santa: passo da un prete all'altro. Il primo mi racconta che ha lasciato il saio nell'armadio: «mi sono messo sulla strada - dice - sto cercando Dio». L'altro invece non molla: in paese si è scoperto che ha una donna e un figlio di pochi mesi. I parrocchiani, bontà loro, se ne fregano, ma il vescovo cammina sui carboni ardenti: gli ha ordinato di dare le dimissioni e lui niente, «Mi devono cacciare», dice. Al telefono il don parla con tono sicuro, da oratore consumato, e gioca pure con la suspance: «Non dico niente fino a martedì», mi dice. «Ma che fa - gli chiedo - una conferenza stampa? Guardi che io non potrò essere presente, posso richiamarla?». «Ah, ma non si aspetti che io mi metta a ripeterle tutto quel che dirò». Per carità, penso, non si disturbi. Telefono in Curia, a Padova, per chiedere cosa succede in città, tra un Savonarola deciso a riformare la Chiesa (e il dannato celibato) tenendosi stretto tutto - la tonaca, la donna e il figlio - e un altro prete, nei dintorni, che ancora finge di scandalizzarsi (ma chi ci crede?) per i figli di secondo letto, sicché si rifiuta di battezzarli se non "di nascosto", a Chiesa vuota e Messa finita. «Ah, ma lei non deve mica credere a tutto quello che scrivono sui giornali», mi dice l'addetta all'ufficio stampa (sic!) della diocesi. «Figuriamoci, signora - le dico -, proprio per questo vi cerco: per sentire la vostra versione della faccenda». «Va bene, mi dia il suo numero di telefono, la farò ricontattare», risponde. Dopo qualche ora mi richiama, le chiedo se ha trovato qualcuno in Curia con cui farmi parlare, mi dice che no e comunque nega che il prete in questione abbia negato il battesimo al bambino. «Lo so, il suddetto si limita ad amministrare il sacramento solo dopo la Messa, quando tutti se ne sono andati». «Per favore, non mi ripeta tutto quello che hanno scritto oggi: li leggo anch'io i giornali!», replica indispettita. Sostiene (questa, che ha tutta l'aria, anche a distanza, dell'acida perpetua) che il battesimo è indipendente dalla Messa e la scelta di come amministrarlo è a discrezione del sacerdote. Discutiamo un po', l'irritazione di entrambe sale, lei mi invita a controllare le fonti, io le rispondo piccata che il parroco in questione è in vacanza e che mi ero appunto rivolta alla Curia per lo scrupolo di verificare con loro i margini di questa discrezionalità, dato che poi sappiamo tutte e due che basta, in questi casi, fare dieci chilometri per trovare un prete più accomodante. Alle strette, la signora va a cercare qualche altro numero di telefono da passarmi: «Lei dovrebbe parlare allora con un sacramentista o con un liturgista, mi dice». Già. E perché non con un esorcista, già che ci siamo?
inviato da Shangri-La, 07:10 | permalink
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23.08.07
L'ARCO E LA FRECCIA
Lezioni di vita (e dietetica)
Si disquisisce, a tavola, di chili di troppo e intolleranze alimentari. Piace molto quest'idea del crimine invisivile. C'è sempre chi è convinto di aver beccato il colpevole, di averlo messo al muro ed eliminato, il bastardo, con tutti i suoi effetti esiziali. A casa, l'Amministratore dice la sua sul tema: «La Cate è gassa». «Perché dici così, amore?». «Mangia. Mangia toppo».
inviato da Shangri-La, 07:20 | permalink
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SENZA PAROLE
...
Giornate così.
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13.08.07
SENZA PAROLE
Come non detto
Uno (una) dice e scrive: dai, rileggiamoli, chi se li fila più i Vangeli? Salvo poi scoprire che tale Francesca Zenobi detta Pocahontas, la squillo dello scandalo Mele per intendersi, se li tiene sempre appresso «perché sono religiosa - dice -, ma ora ne ho bisogno più di prima. Dio salva sempre le persone come me». E mica solo Dio, le salva. C'è la tv, c'è Corona, Lele Mora: i legionari di Cristo, insomma, con tutte il loro seguito di pecorelle smarrite.
inviato da Shangri-La, 07:10 | permalink
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I WILL SURVIVE
Il Bronx
Lo chiamano il Bronx, qui. L'ultimo giornalista che si è avventurato nei cortili di questi tre-quattro caseggiati malmessi che si son guadagnati la nomea, ne è uscito con una manciata di «non so», «non posso parlare», «incontriamoci altrove: possono vederci» e le gomme forate. Appena il tempo di accorgersene, alza la sguardo sulle serrande abbassate: tutto tace. Solo un gruppo di ragazzi, appoggiato a un muretto, lo guarda e scuote la testa. L'avevano avvertito, del resto.
Li han tirati su con lo sputo negli anni Settanta, questi palazzi destinati ad alloggi popolari, oggi abitati per lo più da extracomunitari, più o meno abusivi, e da pochi superstiti della povertà della prima ora, intimiditi e zittiti da mille minacce mute, continuamente allerta e spesso a rischio loro stessi, come l'anno scorso, quando scoppiò un incendio in uno degli appartamenti e tutti fuggirono in strada. Non che i casermoni più recenti, costruiti a ridosso del Bronx, siano esteticamente tanto migliori: freschi di cazzuola eppure già fatiscenti, chiassosi di un ocra troppo violento, sono l'escrescenza tumorale periferica di una cittadina piena di pretese, sobborgo di lusso per milanesi danarosi in fuga dalla metropoli, paesone in pieno isterismo di ristrutturazione, sepolcro imbiancato di morti viventi ripittato da capo a fondo, con un cinema sempre deserto e un teatro parrocchiale ormai lasciato ai ragni. Vivo a pochi passi dal Bronx, in un quartiere che affianca, nel giro di poche centinaia di metri quadrati, ville di superlusso, tane per topi, abitazioni senza infamia e senza lode e palazzi nuovissimi, case circondariali per gli ergastolani dei mutui. In mezzo, tra ricchi, poveri e poveracci, un complesso scolastico, dal nido alle scuole medie, dove si rimescolerà (si spera) questo melting pot, e un campo da calcio bello, grande, misteriosamente abbandonato per anni. Fino a che non sono arrivati loro, gli ispanici. Non passa domenica che la comunità non faccia festa, qui o in un campetto vicino al cimitero, dove andavo da adolescente a sognare chissà che. Addobbano gli alberi con i palloncini colorati, accendono lo stereo a tutto volume, cantano, ballano e organizzano tornei di calcio. Ieri ce n'era in corso uno, con un tifo da stadio accesissimo: roba seria, con tanto di maglie numerate (non ce n'erano due dello stesso colore, ma sono dettagli). A pomeriggio inoltrato, finita la partita, sono arrivati gli indiani (o giù di lì) e hanno giocato a cricket. Egiziani e compagnia bella, che frequentano il centro islamico già oggetto di un paio di attentati, sostano invece (gli uomini, solo loro) nel bar vicino, frequentato ormai solo da qualche inguaribile terrone, o davanti a qualcuno dei "kebabbari" aperti di recente. Gli italiani rimasti in città al fiume ci vanno da soli, con la bici ultimo modello. I propri coetanei non li incontrano più, al massimo li incrociano una volta l'anno all'Esselunga, per lo più sospettano siano stati rapiti tutti dagli alieni. Le sponde del fiume sono colonizzate da gruppi di slavi, con sedioline e tavolini pieghevoli, che nei weekend di bella stagione mangiano salamelle alla brace. E' tutto qui, il Ticino, la campagna, i campi di calcio e le strade. Non per noi, però, indigeni ma stranieri alla vita.
inviato da Shangri-La, 07:00 | permalink
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01.08.07
STRETTAMENTE PERSONALE
Non dovresti perdere tempo a improvvisarti giornalista
Stewie: E come procede il romanzo che stai scrivendo, eh? Hai un bel po' di carta ammucchiata lì? Hai una bella storiella, un grande romanzo sul quale stai lavorando da tre anni? Hai un protagonista avvicente, eh?, forse c'è anche un ostacolo che deve superare, eh? Una bella storiella in cantiere, stai lavorando? Stai lavorando da un bel po' di tempo, sì?, hai iniziato a parlarne tre anni fa, eh?, stai lavorando senza sosta? Un bel pezzo di narrativa, inizio, sviluppo e fine? Amici che diventano nemici, nemici che diventano amici? Alla fine il tuo personaggio principale esce arricchito da questa esperienza, sì? Sì, eh? No, no, no: ti meriti del tempo libero.
Brian: Aveva detto di amarmi, ma in un programma televisivo di successo! Non posso credere di essermi fatto abbindolare dal falso mondo del reality. Sono uno di quelli che prendevo in giro!
Stewie: Oh, so che ora fa male, Brian. Ma guarda il lato positivo: hai del nuovo materiale per quel romanzo che stai scrivendo. Ricordi, eh?, quel romanzo che stai scrivendo, sai quello sul quale stai lavorando da tre anni? Ti ricordi, il romanzo, eh? Hai qualcosa di nuovo da raccontare, capisci? Forse il personaggio principale si fa coinvolgere in una relazione e patisce le pene d'amore, una cosa che tu stesso hai patito. Prendi spunto dalla vita reale, dalle pene d'amore, capisci? Lo inserisci nella trama, rendi quei personaggi un po' più tridimensionali... Un po' di esperienza che diventa ricchezza per il lettore. Puoi tenere sulle spine il lettore con altre duecento pagine, invogliandolo a scoprire il finale, dei risvolti emozionanti, un piccolo epilogo. Tutti si rendono conto che il percorso dell'eroe non è sempre così sereno! Sai, non vedo l'ora di leggerlo!
Brian: Oh, non esagerare.
- No, non esagero, sembra un articolo scritto da un vero giornalista.
Stewie: Anch'io l'ho letto, caro Brian. Secondo me non dovresti perdere del tempo a improvvisarti giornalista. Dovresti occuparti invece di quel tuo romanzo, sai quello che...
Brian e Stewie
inviato da Shangri-La, 05:06 | permalink
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