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27.07.06

I NUOVI RACCONTI DEL MARESCIALLO

La casa sul confine della sera

Prima di sapere, sapeva. E io anche. Riconosco anche al buio lo sguardo inghiottito dei paesi miei.
Si era in tre, ieri mattina, nella sala d'attesa. Tutti in coda, documenti alla mano, a denunciare il nostro smarrimento.
In circolo, la brezza di un vecchio ventilatore e alle pareti una foto dei caduti di Nassiriya, bozzetti che ritraggono pingui militari mentre dormono in alta uniforme e la serie dei calendari dell'Arma.
Mi guardo intorno, rincorrendo tra l'atrio e i corridoi i ricordi d'infanzia. Di me che gioco col pastore tedesco nel cortile della caserma.
Non era questo, a dire il vero, l'edificio, più nuovo e molto più spazioso rispetto alla sede di trent'anni fa, in pieno centro storico.
Eppure tutto mi è familiare. Lui soprattutto, senza ragione apparente. Complice la sua scarsa loquacità, il sorriso a labbra chiuse e l'occhiata in tralice, che mi raggiunge dalla scrivania dell'ufficio.
«S'accomodi», dice finalmente dopo una buona mezz'ora. «La carta d'identità, grazie». Gliela allungo. «Uhm, cognome famoso» sottolinea, accennando appena un'espressione sardonica.
«Lo stesso che compariva sulla targa della stanza del comandante, qui, molti anni fa», replico ridendo. «Non è che noi omonimi siamo tutti...».
«Si figuri se non lo. Sono di Bagheria, del resto», mi risponde.
«Ma pensi la coincidenza», gli dico. Si scioglie. Parliamo della casa sul confine della sera - «Ah, ma io quella via la conosco benissimo!», dice - e lui chiede, chiede, chiede, dando un calcio a quella nostra atavica riservatezza che impone di non fare domande se non quelle necessarie.
«Quando scende ancora?», mi chiede più volte, «io sono appena tornato e tra poco torno a casa», aggiunge. Gli dico che ho salutato la Sicilia da un paio di settimane e per quest'anno non se ne parla più.
Lo vedo coi piedi puntati, sbilanciato in avanti, in bilico eppure trattenuto. La denuncia è conclusa e il commiato vicino. Va a stampare la pratica e me la porge per la firma. Ironia della sorte, il nome è sbagliato. Corregge, ristampa, torna.
Poi mi allunga la mano, avvolge la mia generosamente: «Sono molto contento di averla conosciuta». «Giù fa molto caldo», aggiunge. «Immagino. E' stato un piacere anche per me», gli dico.
Le labbra riarse, le radici snervate, in cerca d'acqua: lo so bene come picchia il sole, sul confine della sera.

GLORY DAYS

Cambio macchina

Non si poteva più andare avanti così. Con quel posacenere pieno di cicche.

19.07.06

SENZA PAROLE

Nissan killed the radio star

Prima l'instupidimento dell'Intelligent key, che mi costringe a ricorrere all'apertura manuale (e non centralizzata) delle portiere. Poi la batteria colta da ictus, che stramazza in garage. Siamo ai ferri corti, io e la mia Micra. Di più, siamo all'ultimo coltello io e tutto il mondo Nissan.
Dunque, succede questo: con l'alimentazione a zero, va in reset l'impianto audio. Porto dal meccanico la sciagurata, mi cambia la batteria, risalgo in macchina e scopro che la radio non funziona.
Sul display, compare un enigmatico 0000. Mi metto forsennatamente a pigiare tutti i pulsanti, a caso. Lo faccio un numero imprecisato di volte, porconando assai. La mutola non parla e tuttavia si esprime a segni. Il messaggio sul display è cambiato: «Wait 1 h», mi ammonisce.
D'accordo. La colpa è mia, che una volta acquistata l'auto non mi sono messa sul comodino il libretto delle istruzioni. Ora lo sfoglio disperata, alla ricerca di lumi. Del messaggio non si fa parola. A mie spese, scopro di aver inavvertitamente mandato in protezione la radio, ma di non poterla più richiamare dall'oltremondo.
E' evidente che i tecnici Blaupunkt che hanno concepito questo sistema kafkiano sono rimasti con la testa infilata nei cespugli dello zoo di Berlino. Di tossici marci, in giro, che ancora rubino autoradio non se ne vede più l'ombra. Il drogato oggi è un rispettabile 40enne, mediamente danaroso e con incarichi di responsabilità in azienda. Si fa allegramente di cocaina, mi considera una tapina senza speranza che non gliela dà e ha un macchinone tanto. Della mia autoradio s'impippa, cari signori.
«Wait 1 h», dunque. E io aspetto. Aspetto aspetto aspetto. Con il quadro acceso e il sangue al cervello. Un'ora, due, tre. Cinque, sette. Niente di niente di niente. «Wait 1 h», fankiulo.
Furibonda, mi attacco al telefono. Prima tampino l'autofficina autorizzata Nissan. Mi risponde il solito tecnico strafottente. In un momento di lucidità visionaria e telepatica, gli vedo scorrere in sovraimpressione, sulla fronte, la scritta: «Quando cazzo finisce di rompere questa cretina?».
E la cretina parla, discetta, spiega l'antefatto, il fatto, illustra le ipotesi, le possibili conseguenze. Quello sbuffa: «Non c'è nulla da fare. Deve aspettare», dice. «Sì, ma quanto?». «Un'ora». «Già fatto!». «Aspetti ancora» e chiude la chiamata. Chiamo l'assistenza clienti Nissan: «Deve rivolgersi alla sua concessionaria, signora - mi dicono - o a un'officina autorizzata».
Bene, chiamo la concessionaria: «Non è la prima, sa, con questo problema», mi dice. E questo me l'immaginavo anche da sola. «Tenga acceso il motore per un'ora», mi consiglia l'astuto venditore. «Scusi, ma se tengo acceso il quadro, perché dovrei anche far girare a vuoto il motore e sprecare benzina?», chiedo. «Mah, non so: provavo a suggerirle qualcosa di diverso», si giustifica il tizio.
«Mi pare un pensiero magico, il suo», replico indispettita. Ed ecco l'affondo: «Comunque è stata lei a sbagliare. Noi quando vendiamo le macchine avvertiamo i clienti», spergiura. E' falso, sta mentendo, ma sono troppa stanca per continuare.
Ci provo con l'assistenza tecnica Blaupunkt: «Non c'è un massimale di ore d'attesa, col quadro accesso, oltre il quale finalmente la carcassa riprende vita?», chiedo. «Ci sarà senz'altro», mi risponde l'esperto. «Bene: qual è?». «Non lo so», mi liquida.
Richiamo l'autofficina: «Si rassegni: deve aspettare, col quadro acceso». Faccio presente che l'ultima volta sono passate ben sette ore e la paziente non è uscita dal coma. «Alla mala parata - conclude scocciatissimo il meccanico - viene qui, le smontiamo la radio, la mandiamo in riparazione e non la vede prima di settembre».
Ah, certo. Si tratta, comunque, di restare in dolce attesa. Prima o poi, il vagito si farà sentire. Un vero peccato che non ci siano più i tossici di una volta. Quelli sì, avrebbero saputo come sbloccare questo fottutissimo software.

17.07.06

SENZA PAROLE

Milanesi a Napoli

Arrivano al parcheggio a pagamento, al coperto. È al completo, dannazione: non un solo posto macchina libero.
Innestano la retro, delusi, pronti ad andarsene. Subito esce un omino dal gabbiotto e fa loro segno di avvicinarsi, mulinando il braccio nell'aria. Si scambiano tra loro sguardi interrogativi.
«Ci penso io, capo», dice incoraggiante il tizio. Fiduciosi, scendono dall'auto, lasciando le chiavi sul cruscotto. L'omino entra, fa manovra con gesti sicuri e parcheggia.
Fuori, sotto il sole, su un marciapiede adiacente all'area parking. E in divieto di sosta. «Ecco, è a posto - dice -: un euro all'ora, grazie». Interdetti, non osano replicare e pagano.

14.07.06

GLORY DAYS

Nino non aver paura

Curiosa inversione delle parti. Convivi per una vita con la nomea del piagnone tutto mamma, spaghetti e delitti d'onore.
Del mestatore truffaldino, spompato e senza nerbo. Che ai rigori sbaglia, si sa. E che la tensione non la regge: sbrocca e piglia a craniate il destino avverso.
Per poi piangere sul latte versato e gridare all'ingiustizia.
Curioso, sì, il rovesciamento dialettico in agguato.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it