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09.11.05

TRENDY

Uno sporco lavoro

Curioso come gli abitatori del tempo friniscano tal quali cicale d'estate alla luce del tramonto, aedi del divenire cosmico e pure comicamente incistate nel vuoto che s'inabissa tra un punto e l'altro della linea che credono retta.
Cantano e cantano che l'ora fugge, ma a guardarle mentre girano in tondo come trottole c'è solo da sorridere, mentre il tapis roulant sotto le loro zampe s'avvolge a spirale lungo rotaie tutte sue e mai che chiarisca, il bigliettaio, se il ticket è di andata e ritorno o c'è pure da esser multati, a fine corsa.
Ci vuol coraggio, per morire. Crepare si crepa, nema problema, con una pallottola nel cuore e un po' di ketchup che cola, ma chiudere gli occhi di propria volontà è cosa da pochi.
E abbandonare il conosciuto, alzando i tacchi senza voltarsi, ne son capaci uno e mezzo, ché i più aspettano il calcio d'inizio della loro fine a centro campo, col culo sul dischetto.
Ancor meno ne ho visti con l'occhio di lince di chi coglie sul nascere le crepe sul muro, capaci di sedere sullo scranno del successo come nulla fosse, senza mai cedere al vezzo infantile di metter mano al pallottoliere per contare l'uno, i mille, i diecimila pidocchi che passeggiano sulle loro teste.
Nulla vale, se non il nulla, predicano costoro, incrostati come patelle allo scoglio, nello zaino consunto qualche ideologia usata, un po' di bertinottismo d'accatto e una sciarpetta lisa maître à penser da esibire all'occorrenza.
Ogni minuto รจ buono per un sermone, ma che non li si distragga troppo, impegnati come sono ad aggiungere carbone alla stufa del padrone, aiutati dalla servotta con le poppe al vento.

Va da sé che i predicatori se la facciano, scesi dal pulpito, con tutti i peccati capitali in ordine alfabetico. Del resto, come si dice, uno sporco lavoro, ma qualcuno....


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