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27.11.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Bassifondi di caffè

"Al secondo piano", mi dice al citofono.
L'ascensore è una gabbia di ferro di quelle che s'arrampicano sulla tromba delle scale gemendo come un animale in preda alle doglie.
Salgo a piedi e l'atmosfera è quella, prevista, di molti caseggiati milanesi: fuliggine, muffa e disperata solitudine.
C'è tanfo di anime decomposte, su per questi gradini. Mentre salgo, valuto se è il caso di accendere subito il registratore.
Prendo la decisione sbagliata: rimando e per il momento lo lascio spento.
Per suonare il campanello, devo scostare il cartello lì appeso, che segnala l'orario di ricevimento: si comincia al mattino e si finisce alle 18.30. La padrona di casa, con la mano sulla maniglia, non mi dà quasi nemmeno il tempo di avvicinarmi che già mi spalanca la porta dell'inferno.
Struccata e dimessa, mi accoglie in casa presentandosi come presidentessa di una fantomatica associazione.
La luce è fioca, cimiteriale. D'istinto, alzo la testa e vedo che il lampadario, a forma di candelabro, ha una sola lampadina accesa.
Le pareti dell'appartamento, che mi appare angusto e squallido, sono tappezzate da ritagli di giornale che - da almeno una quarantina d'anni, presumo - fanno eco alle gesta di questa sedicente veggente.
Chiedo il permesso di fare delle foto e lei, entusiasta, mi indica i pezzi forti della collezione
Mentre scatto, entra uno sciroccato sulla quarantina, accompagnato dalla madre. L'uomo viene fatto accomodare su uno sgabellino di fronte a un tavolino ad altezza ginocchia.
"Sei nella merda", gli dice la maga. "La tua vita è un fallimento", sentenzia la scrutatrice di fondi di caffè. Lui abbozza qualche spiegazione, "sono separato e disoccupato", dice, ma lei, perentoria: "Zitto. Devi solo ascoltarmi".
Lo punta col dito e prevede: "Un lavoro di merda lo trovi, tranquillo. Di merda, ma lo trovi".
Previsione facile, in effetti. Persino quelli, chessò, della Adecco, ci arriverebbero.
A un certo punto, la pataccara alza la voce, rivolta alla madre del poveretto: "Mamma, vieni qui a pagare per tuo figlio!".
La madre si siede e comincia sommessamente a caragnare, mentre la pseudo veggente le intima: "Non piangere! Ci penso io, a tuo figlio".
Non c'è un lanciafiamme qui nei paraggi, mi chiedo?

25.11.05

L'ARCO E LA FRECCIA

Zeus

I padri son così. Fatti apposta per distruggere ogni tua speranzosa fantasia. Ogni tuo candore. E tutta l'ingenua fiducia che hai nel mondo.
Lo rivedi, il glaucopide, nel bagliore metallico di quest'incrocio di lame, lo senti come il sasso che grava sul petto, il pugno chiuso nello stomaco, il figlio che non partorisci mai.
Sta lì, col mantello nero nel vento tagliente, a dirti che non c'è amico, né amante o rifugio. Nessuna mano disarmata e gratuita, dietro il dono del greco.
Non c'è tetto che non debba costruirti con le tue nude mani, né fuoco che altri ti permettano d'avvicinare.
Eremiti silenziosi, liberano dal cranio le amatissime loro, che abbracciano, senza mai sfiorarle, d'un amore deserto e muto, con lo sguardo volto altrove.
Le vogliono forti. Spinose e dure all'arsura come cactus.
Vive e resistenti a dispetto.

15.11.05

SENZA PAROLE

Della lungimiranza

- Certo che le donne sono una palla al piede.
- ...
- Un peso, un problema devastante per le aziende.
- ...
- Con questa menata della maternità, eh!

SENZA PAROLE

Cretinoir

Dura la vita dello scrittore. Insomma non crediate, cari miei, che sia tutto sterco quello che puzza. Trattasi, a volte, di concime chimico.

14.11.05

SENZA PAROLE

'Ndocoio coio

Potenza del Tamiflu. I Giappo hanno scoperto che la simpatica pastiglietta ti salva (con beneficio d'inventario) dalla peste dei pennuti, ma ti induce a buttarti di sotto.

10.11.05

SENZA PAROLE

Fantasia al potere

Ricchi premi (si fa per dire) e cotillons per i genitori in dolce attesa che riusciranno a immatricolare i nascituri entro la fine del 2005. Niente trippa per neonati, invece (e nessuna agevolazione per chi sottoscrive un mutuo), nella Finanziaria del 2006.
In compenso, alle gestanti pensa il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo in Mastella, che s'è messa in testa di promuovere il parto naturale in Campania.
Benissimo. Mi chiedo solo come. Forse che la signora, animata dal desiderio di condividere con le partorienti la soddisfazione carnale "del grande mistero della vita bla bla bla...", abbia in animo di presentarsi in tutte le sale travaglio del Regno borbonico con mascherina, camice, guanti e legge regionale sottobraccio?

09.11.05

TRENDY

Uno sporco lavoro

Curioso come gli abitatori del tempo friniscano tal quali cicale d'estate alla luce del tramonto, aedi del divenire cosmico e pure comicamente incistate nel vuoto che s'inabissa tra un punto e l'altro della linea che credono retta.
Cantano e cantano che l'ora fugge, ma a guardarle mentre girano in tondo come trottole c'è solo da sorridere, mentre il tapis roulant sotto le loro zampe s'avvolge a spirale lungo rotaie tutte sue e mai che chiarisca, il bigliettaio, se il ticket è di andata e ritorno o c'è pure da esser multati, a fine corsa.
Ci vuol coraggio, per morire. Crepare si crepa, nema problema, con una pallottola nel cuore e un po' di ketchup che cola, ma chiudere gli occhi di propria volontà è cosa da pochi.
E abbandonare il conosciuto, alzando i tacchi senza voltarsi, ne son capaci uno e mezzo, ché i più aspettano il calcio d'inizio della loro fine a centro campo, col culo sul dischetto.
Ancor meno ne ho visti con l'occhio di lince di chi coglie sul nascere le crepe sul muro, capaci di sedere sullo scranno del successo come nulla fosse, senza mai cedere al vezzo infantile di metter mano al pallottoliere per contare l'uno, i mille, i diecimila pidocchi che passeggiano sulle loro teste.
Nulla vale, se non il nulla, predicano costoro, incrostati come patelle allo scoglio, nello zaino consunto qualche ideologia usata, un po' di bertinottismo d'accatto e una sciarpetta lisa maître à penser da esibire all'occorrenza.
Ogni minuto è buono per un sermone, ma che non li si distragga troppo, impegnati come sono ad aggiungere carbone alla stufa del padrone, aiutati dalla servotta con le poppe al vento.

Va da sé che i predicatori se la facciano, scesi dal pulpito, con tutti i peccati capitali in ordine alfabetico. Del resto, come si dice, uno sporco lavoro, ma qualcuno....

07.11.05

SENZA PAROLE

Milano città chiusa

Parigi in fiamme. Berlino che segue a ruota. E noi qui, a girarci i pollici in attesa del boom.
Che non è detto accada. E non è detto che questo sia un bene. Succede questo, qui. Che la città non c'è. E' emigrata, s'è chiusa in casa, è fuori porta.
Ha deciso d'impiccarsi alla cintura dell'accappatoio.
Non prima d'aver fatto un giro all'Ikea, però. Al Carrefour. All'Auchan, all'Ipermercato, all'Esselunga.
Sì, ha fatto così, Milano.
E' andata a comprarsi uno sgabellino da montare, seguendo scrupolosamente le istruzioni.
Poi s'è presa un pollo alla griglia, un po' di patatine al forno, un'insalatina.
L'ultima cena.
Ha aperto la scatola della Bassetti, un regalo per il prossimo Natale, e ha festeggiato in anticipo.

04.11.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Kosta, svegliati, Loro sono già qui

Dite a Kavafis che l'attesa è finita. Sono arrivati e strologano alla grande. Convinti, beati loro, d'essere graffianti, selvatici e messi di traverso (avrei detto accoccolati sul triclinio, ma tant'è).
"Perché chi viene qui, alle Invasioni barbariche, si smolla sempre un po'" s'è detto nel bel mezzo del solito agiografico autoritrattino televisivo in cui l'intervistatore (-trice, nella fattispecie) regge lo specchio delle brame al bencapitato di turno.
I barbari - aveva ragione Costantinos - sono una soluzione. Sono il tipico quadretto paesaggistico piazzato sul muro altrimenti disadorno del salotto buono, col sentierino in mezzo al bosco, spennellato nei toni tra il marrone e il verde esausto d'inizio autunno, che campeggia sulle poltrone in velluto coi profili in acciaio e il tappetto di pelle bovina, in mezzo alla chincaglieria fine anni Settanta-inizio anni Ottanta.
La barbarie è l'abitudine, è la lode che imbroda, sono le presenze autogiustificantesi per il semplice fatto d'essersi accampate e zitti tutti, inetti invidiosi, è l'azzurro stoviglia della signorina Felicita, le piccole cose di pessimo gusto, la tavola ben imbandita con i commensali che mangiano con le mani, succhiandosi le dita.
Barbaro è quel rimbalzare da una signora all'altra di buoni propositi che stridono come un gessetto squadrato sulla lavagna: "Non mi pare il caso di satanizzarlo". "No, no, non satanizziamolo".
Ma sì, non diavolizziamola 'sta tibbù. E nemmeno 'sta vita. Non la si faccia spessa, ché è tutto un gioco. Vince chi non si prende sul serio. E ti prende per i fondelli.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it