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17.07.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Balla con le lupare

La polemicuzza è rinfocolata un mese fa o più, ma è ormai una minestra riscaldata. Sciascia e le sue collusioni culturali con la mafia. Sciascia cattivo maestro. Sciascia bla bla.
Delle tante pallottole sparate su Palermo ho già detto. (E' divertente. I miei post migliori li ho sempre visti abbondantemente letamati da una consolante serie di testine. Il che la dice lunga eccetera. Ma comunque. Tiriamo innanzi).
Sciascia, dicevo. E non mi riferisco a quel che disse Sgalambro - più o meno: dobbiamo andare oltre Sciascia e smettere di pensare all'equazione Sicilia = mafia -, che sottoscrivo appieno (e fanculo alle anime belle che hanno insultato il filosofo catanese, idioti senza speranza).
No. Penso a quelli che hanno accusato lo scrittore di Racalmuto di nutrire un'inconfessata ammirazione per la mafia e di averla trasferita ai suoi libri. Col risultato d'averne alimentato il mito. Sciascia brutto!, insomma.
La querelle s'è infiammata nella calura d'inizio estate ed è morta lì, senza che a nessuno fosse venuto in mente di andare a rileggersi le parole di un tizio per il quale ogni 23 maggio si depongono fiori sul guard rail dell'autostrada per Palermo, all'altezza dello svincolo di Capaci. Che poi, a passarci ad agosto, li si ritrova ancora lì, quei mazzi rinsecchiti come pensieri riarsi, friabili come labile memoria e vuoti come gesti di circostanza. Fino a che il primo acquazzone non li schiaccia a marcire nella scarpata.

"Per lungo tempo si sono confuse la mafia e la mentalità mafiosa, la mafia come organizzazione illegale e la mafia come semplice modo di essere. Quale errore! Si può benissimo avere una mentalità mafiosa senza essere un criminale. (...) I film e i libri più recenti ci hanno fatto capire che le atrocità commesse dai Sioux o dai pellerossa in genere contro i colonizzatori bianchi avevano una loro logica e un senso per il loro popolo. Quante analogie tra gli eroi di Balla coi lupi e i siciliani, anche quando la loro cultura viene esasperata e manipolata da Cosa Nostra! (...) Torniamo alle affinità, al fatalismo, al senso sempre presente della morte e ad altri tipi di comportamento sociale e individuale. La riservatezza, per esempio, l'abitudine a nascondere i propri sentimenti e qualsiasi manifestazione emotiva. In Sicilia è del tutto fuori luogo mostrare in pubblico quello che proviamo dentro di noi. Siamo lontani mille miglia dalle tipiche effusioni meridionali. I sentimenti appartengono alla sfera del privato e non c'è ragione di esibirli. Io stesso in un certo qual senso condivido questa mentalità. Hanno perfino scritto che sono freddo come un serpente... la loro naturale riservatezza spinge i siciliani a non immischiarsi nei "fatti altrui", il che è un bene e un male allo stesso tempo". (Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, in collaborazione con Marcelle Padovani).


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