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13.06.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Dimenticare le offese. Forse

Il bilancio più sensato sul dopo referendum viene da Giuseppe De Rita, che sul Corriere di oggi manifesta il disagio procuratogli dai toni della campagna referendaria, "un disagio causato dall'accavallarsi di posizioni strumentalmente faziose, nel proporre come verità assolute posizioni parziali e di improbabile verifica; un disagio sconfortato dal constatare che persone sempre stimate hanno scritto, forzando i toni, termini e parole di cui fare l'elenco mi umilierebbe".
"Se qualcuno voleva fare una zuffa becera, ce l'ha imposta", continua De Rita. E quel qualcuno, aggiungo io, ce l'ha per vizio di far uscire dal Parlamento, di peso, dibattiti politici la cui complessità è maldestramente gestita anche da chi ha modo di dedicarvi tempo e attenzione nel corso di lunghi iter legislativi, tra dibattiti camerali e lavori delle commissioni addette.
Figuriamoci la cosiddetta gente, che di colpo in bianco viene investita da una discussione "sul valore filosofico, teologico, biologico dell'embrione; sulla salute e sulla dignità delle donne; sul primato del soggettivo individuale diritto ad avere comunque un figlio anche senza sapere chi è il padre; sulla libertà della scienza e della ricerca; sulla speranza di poter, domani, combattere malattie terrorizzanti (dal Parkinson all'Alzheimer); sulla possibilità di una messa in dubbio della legge sull'aborto, sul ruolo più o meno invasivo delle autorità ecclesiastiche; sul valore della legittimità etica e giuridica dell'astensione": l'elenco compilato da De Rita è da togliere il fiato solo a leggerlo.
La gente non è stupida e non deve essere scippata del diritto di esprimersi su questioni che toccano così profondamente la vita delle persone: questo dicevano i promotori e i sostenitori dell'ennesimo referendum destinato a morte sicura, come gli ultimi cinque dal 1997 a questa parte.
La gente è stupida, è idiota, fancazzista e imbecille, dicono ora i medesimi, di fronte all'ovvietà assolutamente prevedibile del mancato raggiungimento del quorum.
Il successo premia sempre i migliori, son soliti dire questi signori quando il vento gira a favore, quasi a voler sottolineare, immodesti: premia me, perché valgo di più di voi. Poi, quando prendono le legnate sul groppone, cambiano improvvisamente idea.
Paiono a me, costoro, come i giocatori di una squadra di calcio che, dopo estenuanti allenamenti malfatti, si presentano in campo con una formazione sbagliata, un gioco che fa acqua da tutte le parti e nessuna, nessunissima umiltà.
Tipo quei tali che, messi in rete tre gol nel primo tempo, incassano poi altrettante pappine in sei minuti di gioco e perdono infine ai rigori nella costernazione generale. Poi, in conferenza stampa, danno la colpa al pubblico stronzo, all'arbitro cornuto, a quel terrone del quarto uomo, alle gomitate dei difensori della squadra avversaria e, già che ci sono, al governo ladro.
Sto infatti leggendo una serie di post al vetriolo e vengono tutti da persone che in questi giorni non hanno saputo o voluto fare alcuna analisi pacata, seria e argomentata dei problemi messi in gioco dai quesiti.
Si sono limitati a qualche slogan, ad affermazioni tagliate con l'accetta, a dichiarazioni di voto ed esortazioni a pedalare alle urne.
Un modo di porsi che sortisce risultati controproducenti, un po' come i manifesti con la Ferilli che appoggia le tette sul tavolo e impugna la matita fallica. Ma secondo voi, benedetta gente, a me, a noi, a tutti, cosa diavolo frega di come votate voi e i vip vostri vicini di festa, di ristorante, di casa? Cosa vi fa pensare che siete nella posizione di saltare a piè pari un duro ragionamento a confronto con altri e di comunicarci invece la decisione che avete preso, con la non tanto segreta speranza che la comunicazione stessa debba essere per noi persuasiva?
Voglio darvi una brutta notizia: avrei piacere a parlare con ciascuno di voi (quasi ciascuno, non esageriamo con l'entusiasmo retorico), come ho sempre piacere di discutere con chiunque abbia un'onesta voglia di approfondire. Detto questo, di quel che fate voi, di quel che fa la coscialunga del caso, di quel che fa Ruini, di quel che fanno Gesù Cristo e la Madonna, Vattimo, Giorello e Flavia Vento non me ne importa assolutamente nulla. Non solo: trovo imbarazzanti i vostri coming out. A cose fatte, penso che anche voi tutti, più o meno famosi nella pubblica piazza, nel vostro quartiere o su questi schermi virtuali, anche voi dicevo possiate ammettere che il tutto è ininfluente, quando non appunto controproducente, come io sospetto. E' un'americanata che qui non sfonda. E nemmeno più là, come insegna il caso Kerry.
Sicché, per tornare alla metafora calcistica, se andate in campo dopo una mangiata pantagruelica, un po' bevuti e deconcentrati, dovreste seriamente chiedervi se queste vi sembrano realisticamente le premesse per una bella partita. E, fuor di metafora, se avete fatto quanto era in vostro potere, cari blogger, per convincere gli altri delle vostre ragioni senza preventivamente aggredirli e trattarli come scemi.
Intanto io vi ho letti, voi sostenitori del sì, e non mi avete convinta (in compenso qualcuno ha cercato d'offendere la mia intelligenza e non c'è riuscito solo per impotenza sua personale, ma l'intenzione c'era tutta). Vi ho trovato, in generale, superficiali e irritanti nella vostra convinzione d'essere nel giusto su tutta la linea e quindi, come tali, dispensati dall'affrontare l'agone di una discussione difficile, che scendeva nel merito.
Vorrei dirvi, col sorriso sulle labbra e senza acrimonia, che questi vostri sono i classici atteggiamenti anticipatamente incazzosi di quelli che, pur di risparmiarsi la fatica di rompersi la testa in diatribe logoranti, si augurano inconsciamente di perdere, tanto più che poi ci si può togliere il gusto di sputare su un intero Paese di ignavi e sentirsi migliori di circa cinquanta milioni di cucuzze, il che non è cosa da poco e fa da pendant con il complesso di superiorità antropologica che Giuliano Ferrara confessa d'aver nutrito in questi ultimi tempi (con la differenza, se permettete, che potete dir quello che volete di Ferrara e anche, un po' ridicolmente, cercare di indurlo a ragionare - ah, ah! -, ma questo dibattito ha dimostrato che quanto a vis filosofica non arrivate nemmeno ad allacciargli le scarpe e sa lui quanto ne avrebbe bisogno, di gente che gli risparmi la fatica).
E come non avevate voglia di impegnarvi prima, così ora anche le vostre recriminazioni sembrano arrampicarsi sui vetri e dar sfogo ora all'ingiuria ora ai tentativi di colpevolizzare e/o criminalizzare chi ha agito diversamente da voi. Analisi decenti e autocritica, zero.
Invece di errori ce ne sono stati tanti. A cominciare, come sottolinea De Rita, dal mescolare temi giganteschi in un unico calderone, con l'intenzione di "fare somma di chiamate alla mobilitazione". Errore che s'è saldato con quello, ben più ridicolo, di dare una coloritura anticlericale a questa battaglia. Una roba più cretina che demagogica, ché lo sanno anche le pietre che le chiese sono vuote e che il pronunciamento della curia ha valore per un numero assolutamente esiguo di persone, tant'è che nemmeno preti e suore obbediscono sull'attenti e alle urne votano secondo coscienza.
Senza queste chiamate alle armi, osserva De Rita, i referendari "avrebbero dovuto faticare non poco a montare l'opinione su quesiti astrusi". Quindi, un giochino retorico che non ha nemmeno avuto il pregio d'aver sortito l'effetto sperato (proprio perché, appunto, è inutile gridare al fuoco quando nessuno, in giro, vede la benché minima fiammella). Ma qui dovremmo tornare al solito ritornello "la gente non è stupida, anzi no, la gente è stupida".
Altro errore, dice De Rita, quello dei quotidiani, apertamente schieratisi, i quali si sono trovati, "se non volevano che l'evento li smentisse, ad alzare i toni, a concedersi paginate illeggibili e non lette, a reiterare gli interventi (con collaboratori chiamati quattro volte a scrivere le stesse cose), a forzare i titoli, a essere più movimentisti che facitori d'opinione. Tanti titoli roboanti o velenosi denotano errori o furbizia del convincimento collettivo? Non lo so, ma certo hanno stressato l'elettore, portandolo a sentirsi solo, con il proprio insoddisfatto bisogno di minimale ragionevolezza".
Insomma, io di tutto questo casino mi porto dietro qualche flash. Per esempio, l'intervista a Giuliana De Sio, fatta per toccare le corde emotive del lettore, che però, dopo la prima lettura, ti faceva pensare: ma cosa c'entra la testimonianza di una che per quattro volte dice di aver perso il proprio bambino al quarto mese di gravidanza, cosa c'entra con i problemi sollevati dal referendum?
Ricordo anche uno struggente servizio su un bambino nato cieco, a Ballarò. Commovente, sì. Proprio perché m'ha colpita, il giorno dopo mi son ricordata di aver appena letto degli ultimi straordinari risultati ottenuti nella cura della cecità con l'uso delle staminali adulte. Sicché, a bocce ferme, m'ha seccato il fatto che fosse stata strumentalizzata una tragedia. Lezione da tener presente: occhio a giocare con le emozioni, perché poi è fisiologico che si raffreddino.
Ricordo anche di aver letto e sentito dire, in Tv, da ricercatori e medici che lavorano nei centri di fecondazione assistita che, a parte i recenti successi della crioconservazione degli ovociti, in ogni caso la percentuale di successo nella fecondazione medicalmente assistita non viene sensibilmente intaccata dall'osservanza della legge 40.
Ci sono anche medici che la pensano diversamente, e tra questi oncologi di fama che insegnano ai Vescovi (con la V maiuscola, eh) il loro mestiere. Va bene. Ma cos'è, mi chiedo io, cos'è che spinge tanti di voi a sposare ciecamente e con tanto fervore la tesi del sì? Siete genetisti, biologi, ginecologi?
Avete amici che lo sono e di cui vi fidate al punto da turarvi le orecchie quanto sentite opinioni che disattendono le vostre convinzioni? Per un fatto statistico, è probabile che abbiate, come me, amici e conoscenti, malati o con problemi di infertilità. Cose che ci addolorano tutti quando ci toccano da vicino. Ma non vi sarebbe problema, non credete?, se la questione potesse essere ridotta a questo, a chi ci fa piangere e chi no, nella trascuratezza dei problemi etici connessi.
Giuro, non capisco cos'è che ha spazzato via tutti i dubbi che avreste dovuto coltivare al punto da indurvi a montare sullo scranno. Certo poi che uno decide cosa fare, al momento opportuno. Ma vorrei sapere chi di voi ha davvero le competenze e le carte in regola per lanciare la prima pietra sul comportamento di chicchessia, tra sostenitori del no e astensionisti (ma qual è la democrazia che volete? Quella in cui gli altri hanno la libertà di fare come decidete voi, pena virtuali calci in culo?).
"Quel che è certo", dice De Rita, "è che la radicalizzazione su questo versante ha creato la maggior dose di calor bianco e un'importante frattura sociale: non sarà facile dimenticare le offese reciproche". E anche se basta un articolo della Fallaci o una dichiarazione del dottor Stranamore Antinori a farci rizzare i capelli in testa e ad accumulare importanti riserve di alibi e attenuanti per tutti, io sottoscrivo: non sarà facile dimenticare. E adesso, un due tre via, vai con l'insulto.


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