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10.06.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ciao ciao Nestlè
Qualcuno ricorderà che l'inverno scorso è scoppiato il caso del latte in polvere, che noi fessacchiotti italiani paghiamo più del doppio rispetto a tutti gli altri genitori europei. Stesso prodotto, stesse confezioni. Lo scandalo, insomma, è cosa nota. Tant'è vero che il Ministero della Salute si muove, a fine 2004, e strappa alle multinazionali interessate un'intesa volta a diminuire drasticamente il prezzo del latte a partire dallo scorso dicembre. L'accordo parla di uno sconto sensibile, fino al 35%, spergiurano i manager di Nestlè, Humana, Milupa, eccetera. Speriamo, mi dico. Fate conto che una confezione da un chilo di Nidina - il latte Nestle più consumato dai neonati - costa 25 euro e dura meno di due settimane, sicché il dissanguamento delle tasche dei neogenitori non è di poco conto. Senza contare le confezioni che arrivano ai 40 euro. "Non farti illusioni", mi diceva qualche disilluso. E infatti. A dicembre vado in farmacia, chiedo il mio solito barattolone di Nidina e scopro che il prezzo è invariato. "Perché?", chiedo al farmacista. "Non so", risponde, e fa pure la faccia di quello che casca dalle nuvole. Sicché contatto qualche associazione dei consumatori: braccia allargate un po' dappertutto e un invito a vigilare e a far loro sapere come si evolve la situazione. Cioè io avrei dovuto informare loro. Vabbeh. La volta successiva cambio farmacia. Prezzo identico. Chiedo nuovamente spiegazioni e mi vien detto che le aziende hanno sì garantita la diminuzione del costo del latte a partire da dicembre, ma ahiloro hanno ancora scorte di magazzino da smaltire e finché i depositi non si svuotano, niente diminuzione. Mi sento presa in giro e vedo intanto che sui giornali non si fa parola di questa pastetta, mentre allora, ai tempi dell'accordo, era tutto un rilasciare dichiarazioni trionfalistiche. Niente, silenzio. Passa qualche mese e finalmente il prezzo della Nidina cala. Di quanto? Poco più di un euro. Fanculo. Intanto, poiché il latte artificiale tende a provocare una certa stitichezza, la pediatra ha consigliato di dare al bimbo un latte specifico per questo problema, il Pelargon. Stessa marca, cui la pediatra pare sia affezionata. Merito, suppongo, dei suoi rappresentanti, che lei riceve e intrattiene simpaticamente anche per un'ora, con la sala d'attesa affollata di bambini piangenti e sfastidiati. Beh, nessuna diminuzione di prezzo su questo latte. Perché? Non si sa. Un misero sconto su quello più diffuso, dunque, e nessuno sugli altri, più specifici e irreperibili nella grande distribuzione. Tranne i due-tre di più largo consumo, infatti, tutte le altre formule di latte in polvere si acquistano solo in farmacia (spesso e volentieri, come nel caso del Pelargon, esclusivamente su prenotazione) per una decisione dell'Antitrust che risale al 2000: una cosa incomprensibile, trattandosi di un alimento e non di un farmaco. All'inizio di quest'anno, dunque, il Movimento dei Consumatori dà battaglia, il che convince Sirchia a emettere un decreto ministeriale sulla materia. Un passettino insufficiente, tant'è che il neo ministro Storace deve riprendere in mano la questione e far nuovamente pressione sulla case produttrici perché diminuiscano ulteriormente il prezzo del 20%. L'obiettivo è quello di equiparare la situazione italiana a quella del resto d'Europa, dove un chilo di latte in polvere costa in media 10 euro. Intanto, sulla rete ci si organizza per dribblare le multinazionali promuovendo il commercio online di latte in polvere proveniente dalla Germania e dalla Spagna. Per fortuna, non è necessario. Da febbraio, si trova in farmacia l'ottimo Neolatte 1 e 2 (per la fase di proseguimento) che costa, al chilo, 9,90 euro. E' digeribile e di sapore gradevole: decisamente meglio del Pelargon, per esempio, che io trovo abbia un odore di yogurt andato a male e che non risolve affatto né i problemi di coliche né di stitichezza. Non aspettatevi che vi sia indicato dai pediatri: ne ignorano l'esistenza oppure ne sono al corrente ma non è loro interesse prescriverlo ai vostri bambini. Provatelo e osservate le reazioni del lattante. Vero è che anche il Neolatte non è ancora reperibilissimo. Ci sono farmacisti che fanno orecchie da mercante e altri i cui fornitori, misteriosamente, non consegnano questo tipo di latte. I primi mandateli a quel paese. I secondi - com'è capitato a me di verificare l'altro giorno - vendono magari un prodotto analogo a prezzo anche inferiore (8, 90 euro). Se avete un supermercato Coop a portata di mano, sappiate che anche il latte della linea "Crescendo Coop", in vendita a 9,90 euro, è una valida alternativa ai costosissimi prodotti di marca, che dal punto di vista nutrizionale non solo non offrono nulla di meglio, ma anzi, a detta dei pediatri più seri, spesso esagerano con l'aggiunta di vitamine. Insomma, in fondo c'è un modo semplice ed efficace per ridurre le multinazionali a più miti consigli: piantarle in asso.
Shangri-La, 17:55
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