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29.06.05

I WILL SURVIVE

O mangi questa minestra o salti da questa finestra

Francesco vive in una città del Sud. La più brutale, la più viva tra quelle trapanate dal sole. Forse la più disoccupata. E' una bella gara, del resto, per le metropoli a fondo stivale, a chi la somma delle disgrazie ce l'ha più grande.
In quest'angolo acuto tra vulcano e mare, Francesco stringe in mano il suo tessoro. Uno stipendio a fine mese.
Un lavoro sfangante, d'accordo, ma pur sempre volano di sogni, amore, progetti. A 31 anni, poi, è pure ora di smetterla di guardarsi solo la punta dei piedi. C'è un futuro da costruire.
Tira una brutta aria intorno al piccolo orto di Francesco, spirano venti di sbaraccamento. Tant'è che un giorno di questi lo chiamano. Capisce che non è una promozione.
Discorsetto di prammatica. Opportunità, occasioni, salti di qualità. Flessibilità, la parola magica. Quella che piroetta allegra nell'aria, gira e rigira, poi t'infila da dietro. Gli rintrona la testa, mentre ascolta, ma una cosa la capisce con chiarezza: trasferimento.
Mica scemi. Non lo licenziano, no. Né lui né gli altri. E non lasciano tracce: niente e-mail, niente lettere. Tutto via voce. Se non fai armi e bagagli, gli fanno sapere, e non ti catapulti a mille chilometri da qui, è stato un piacere.
Fanno pure i generosi, gli sciacalli incravattati, e gli concedono cinquecento euro in più per l'affitto, che aggiunte allo stipendio medio terrone, in una città cara quanto New York, quasi non bastano manco per un buco in periferia in condivisione.
Non volevi l'aumento, caro Francesco? Eccoti accontentato. Tu e tutti gli altri tuoi compagni di sventura, molti con moglie e figli. Il tutto, per un anno. Poi si vedrà.
O mangi questa minestra, gli ripetono tutti, o salti da questa finestra. Si rassegna, capisce che non c'è niente da fare.
Sale sul treno con la morte nel cuore come una pecora al macello ed entra in apnea per mesi nel grande Nord, accampato alla bell'e meglio con qualche amico. Nei corridoi dei nuovi uffici lo vedono camminare sempre a testa bassa, ogni giorno più schiacciato.
E' a pezzi, depresso, annichilito. Chiede malattia e torna a casa, tra vulcano e mare. O mangi questa minestra o salti da questa finestra, gli torna continuamente all'orecchio.
Si sporge dall'affaccio al terzo piano, apre e vola di sotto.
La sua storia d'ordinario mobbing diventa un tazebao appeso alla macchinetta del caffè, scritto con le lacrime agli occhi dai colleghi di deportazione, quelli che stringono i denti ogni giorno, pensando agli affetti lasciati a casa. Quelli che oggi hanno un motivo in più per cercare di sopravvivere alla soluzione finale. Un motivo che si chiama Francesco.

28.06.05

SENZA PAROLE

Mary con la ipsilon, forse

Era tale la passione.
Così bruciante il furore.
Tanto irriducibile il convincimento amoroso.
A tal punto indimenticabile l'amplesso.
Che quando gli chiesero: "Come andò quella straordinaria notte del giugno 2003?", fu lì lì per dire: "Uno sballo".
Ma poi fu assalito da atroci dubbi.
La spazzatura. Se c'è una prova sta lì, pensò.
E corse a frugare nel sacchetto, casomai un preservativo usato gli desse conferma che sì, aveva consumato.
Ravanando ravanando, ne uscì col trofeo penzolante e ciancicato. "L'avevo detto io", annunciò trionfante agli amici, "e adesso birra per tutti!".
Ci brindò sopra al bar, con i pari suoi. Ma il nome di quella, proprio non lo ricordava.
Samantha col tiacca? Jessica con la gei? Marika col cappa?

24.06.05

I WILL SURVIVE

Cani sciolti

Capita di dimenticarsene. Quando un capo del laccio ciondola lento sul marciapiede e l'altro ti cinge lasco e noncurante. O quando fai bau bau ai mastini a loro sgraditi e salti ringhioso e sbavante alla cancellata.
E' lì che compiaciuti ti lasciano fare e allungano talvolta la mano, a lisciarti il manto per il verso giusto, in un bla bla di ti stimo e t'amo pio bove, mentre districano i nodi del pelo.
Ma basta che ti venga in mente d'allungare, non autorizzato, il passo. Basta che tu faccia una svolta imprevista. Che ti venga voglia di correre. Di fermarti a un lampione.
Improvviso, lo strappo, il morso alla giugulare, il disappunto che strattona e tira.
Capita di ricordarsene, allora. Ah, già, un cane al guinzaglio, questo ero sono e sarò. Ah, già.
Poi quando hai rotto e viene l'estate, il caldo, il mare che aspetta, c'è sempre un casello sull'A1.
C'è sempre una frenata, la portiera che si apre e il calcio che ti scodella fuori, mentre tutto ti sfreccia davanti a 150 all'ora, tra cestini stracolmi di lattine e cofani aperti a sbollire.
Solo, libero e a collo sciolto.

22.06.05

IL PUNTO

E quando va tutto bene

Allora, mettiamo che una coppia si rivolga a un centro di fecondazione medicalmente assistita, ricorra alla FIVET e il bambino nasca. Ecco cosa può accadere, da qui in avanti, secondo una serie di studi che pedissequamente cito.

Se, come spesso accade, l'oocita è stato fecondato con gli spermatozoi "inefficaci" del padre, è probabile che il figlio (maschio) erediti la medesima alterazione degli spermatozoi paterni.

“Bambini che hanno basso peso alla nascita sono a rischio per disabilità e morte. L’uso di FIV porta un aumento di bambini con basso peso alla nascita in USA perché è associato ad un alto tasso di gemellarità. Fino al 1997 la FIV era causa del 40% dei parti trigemini. Inoltre studi dimostrano che ci sono più bambini con basso peso alla nascita per via della FIV che nelle gravidanze normali.” (Schieve LA et al: Low and very low birth weight in infants conceived with use of assisted reproductive technology N Engl J Med2002).

“Il nostro studio suggerisce che I bambini nati da fiv hanno un aumentato rischio di sviluppare problemi cerebrali, in particolare paralisi cerebrale.” (Stromberg B et al: Neurological sequelae in children born after in-vitro fertilisation: a population-based study. Lancet 2002;359:461-5).

“I bambini concepiti con l’uso di Intracytoplasmic sperm injection (ICSI) o di FIV, hanno il doppio di rischio di avere un difetto maggiore alla nascita, rispetto alla popolazione generale.” (Hansen M et al: The risk of major birth defects after intracytoplasmic sperm injection and in vitro fertilisation. N Engl J Med 2002;346(10):725-30).

Il rischio di avere un figlio con handicap è circa l’11% dopo FIV, rispetto al 5% dopo concepimento normale (NN: Neurological sequelae and major birth defects in children born after in-vitro fertilization or intracytoplasmic sperm injection. Eur J Pediatr 2003;162:64).

La grande multiparità è uno dei rischi della FIV e può provocare nascita prematura. (Greisen G: Multifoetal pregnancy and prematurity: the costs of assisted reproduction. Acta Paediatr 2002;91:1449-50)

“Le gravidanze singole generate da FIV hanno un esito perinatale significativamente peggiore rispetto alle normali”, pur aggiungendo che “la mortalità perinatale è circa il 40% più bassa nelle gemellari insorte da FIV rispetto alle normali” (Frans M Helmerhorst et al: Perinatal outcome of singletons and twins after assisted conception: a systematic review of controlled studies. BMJ 2004;328:261).

“L’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi può aumentare il rischio di deficit dell’imprinting” (Cox GF et al: Intracytoplasmic sperm injection may increase the risk of imprinting defects. Am J Hum Gen 2002;71:162-4).

“Insieme al dibattito sui difetti alla nascita, ora si passa ai rari disordini che colpiscono l’imprinting genomico. Feinberg e DeBaun del John Hopkins University sono stati colpiti dal fatto che il 4.6% dei loro pazienti con Sindrome di Wideman-Beckwitt erano stati concepiti con FIV. (La malattia è presente in 1 nato su 15.000). Più di recente cinque bambini Olandesi concepiti con FIV hanno presentato retinoblastoma, un cancro infantile della retina che compare in 1 nato su 17.000. Alcuni ricercatori temono che aumentare la durata dell’incubazione possa compromettere lo sviluppo, come hanno fatto vedere studi sui topi. “ Stiamo usando gli umani come cavie” suggerisce Kelly Moley, che studia embrioni di topo pre-impianto all’Università Washington a St Louis.” (Powell K: Seeds of doubt. Nature 2003;422:656-9).

“Un recente reportage riporta che il numero delle FIV è salito del 37% tra il 1995 e il 1998. Una seria preoccupazione è che il marketing di questi servizi porti al loro uso da parte di coppie che in anni precedenti, avrebbero aspettato per chiedere aiuto. E che avrebbero concepito senza FIV.” (Mitchell AA: Infertility treatment- More risks and challenger. N Engl J Med 2002;346:769-10).

Un recente libro pubblicato da un famoso psichiatra francese riflette sui rischi a lungo termine sulla serenità dei bambini nati da fecondazione in vitro e parla di “sindrome del sopravvissuto” per numerosi bambini nati da FIV. Questa patologia, riscontrata per primi ai sopravvissuti dai campi di concentramento, si manifesta con senso di colpa (“altri sono morti per farmi vivere”) e senso di onnipotenza (“Io ce l’ho fatta perché sono indistruttibile”): “I suoi genitori l’hanno desiderato al punto di sacrificare altri bambini per la sua venuta. Se lui è restato in vita, se lui è scelto, non è il segno che vale più degli altri, cioè di quelli che non sono sopravvissuti? Il bambino sottomesso al desiderio altrui è un bambino onnipotente cui è forse difficile fissare dei limiti. I suoi genitori hanno prima o dopo di lui, soppresso uno o più “bambini” , in fin dei conti per desiderio di lui, perché lui potesse vivere. Quanto vale dunque lui, per il quale un tale sacrificio è stato consumato?” (Benoit Bayle, "L'embryon sur le divan. Psycopatologie de la conception humaine", Masson, Paris 2003).

I dati sono stati raccolti da Carlo V. Bellieni, docente di Terapia Neonatale alla Scuola di Specializzazione in Pediatria dell'Università di Siena.

16.06.05

INDICE PUNTATO

Brutte notizie

Dal Corsera di ieri: "La scoperta potrebbe aprire la strada a nuove terapie nella lotta a malattie degenerative, come il Parkinson".
Cellule staminali cerebrali adulte.
Facciamo così: mio cugino tetraplegico aspetta speranzoso i risultati di questa ricerca e le sue possibili applicazioni terapeutiche.
Vostro cugino tetraplegico, invece, aspetterà altrettanto speranzoso che qualcuno trovi il modo di utilizzare le embrionali senza fargli venire quattordici cancri tutti insieme. Va bene?

14.06.05

INDICE PUNTATO

Predicare bene, razzolare male

La Ventura non c'era, viaggetto già programmato negli States, pare.
La Ferilli ciondolava tra la barca e Fiano Romano. E' stanca, si sta riposando, fa sapere il Corriere.
Per Afef, domenica di sciallo a Piazza San Marco. Un caffè 15 euro, tanto paga Tronchetto.
La Bellucci è all'estero e in suo onore hanno chiuso lo spazio aereo di Fiumicino, per impedirle di tornare a votare.
Attendo smentite indignate, sul giornale di domani. Intanto, vi dico: il nemico è tra voi. Si siede al bar nel tavolo vicino.
E' il vostro collega tanto simpatico, che saluta sempre. E' il blogger che viene all'aperitivo con voi, quello più insospettabile, che scrive post e commenti in ogni dove per stornare i sospetti.
E' quella santa donna di mamma, quel buonuomo di papà, quella brava ragazza di vostra sorella.
E' la portinaia, la collaboratrice domestica, l'inquilino del piano di sotto. Il nemico è ovunque, sta in silenzio, teme il vostro sguardo indagatore, la conversazione inquisitoria.
Ha paura che lo facciate, che gli chiediate a bruciapelo se ha votato. Da piccolo, il vostro nemico diventava sempre rosso quando diceva una bugia e ora teme di essere scoperto.
Non ne può più, si sente come quando temeva l'interrogazione. La tensione è arrivata al parossismo e non vede l'ora che tutto questo finisca, che l'angoscia di deludervi, di affrontare il vostro giudizio e di essere messo all'indice finisca archiviata in soffitta.
Fino alle prossime politiche.

13.06.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Dimenticare le offese. Forse

Il bilancio più sensato sul dopo referendum viene da Giuseppe De Rita, che sul Corriere di oggi manifesta il disagio procuratogli dai toni della campagna referendaria, "un disagio causato dall'accavallarsi di posizioni strumentalmente faziose, nel proporre come verità assolute posizioni parziali e di improbabile verifica; un disagio sconfortato dal constatare che persone sempre stimate hanno scritto, forzando i toni, termini e parole di cui fare l'elenco mi umilierebbe".
"Se qualcuno voleva fare una zuffa becera, ce l'ha imposta", continua De Rita. E quel qualcuno, aggiungo io, ce l'ha per vizio di far uscire dal Parlamento, di peso, dibattiti politici la cui complessità è maldestramente gestita anche da chi ha modo di dedicarvi tempo e attenzione nel corso di lunghi iter legislativi, tra dibattiti camerali e lavori delle commissioni addette.
Figuriamoci la cosiddetta gente, che di colpo in bianco viene investita da una discussione "sul valore filosofico, teologico, biologico dell'embrione; sulla salute e sulla dignità delle donne; sul primato del soggettivo individuale diritto ad avere comunque un figlio anche senza sapere chi è il padre; sulla libertà della scienza e della ricerca; sulla speranza di poter, domani, combattere malattie terrorizzanti (dal Parkinson all'Alzheimer); sulla possibilità di una messa in dubbio della legge sull'aborto, sul ruolo più o meno invasivo delle autorità ecclesiastiche; sul valore della legittimità etica e giuridica dell'astensione": l'elenco compilato da De Rita è da togliere il fiato solo a leggerlo.
La gente non è stupida e non deve essere scippata del diritto di esprimersi su questioni che toccano così profondamente la vita delle persone: questo dicevano i promotori e i sostenitori dell'ennesimo referendum destinato a morte sicura, come gli ultimi cinque dal 1997 a questa parte.
La gente è stupida, è idiota, fancazzista e imbecille, dicono ora i medesimi, di fronte all'ovvietà assolutamente prevedibile del mancato raggiungimento del quorum.
Il successo premia sempre i migliori, son soliti dire questi signori quando il vento gira a favore, quasi a voler sottolineare, immodesti: premia me, perché valgo di più di voi. Poi, quando prendono le legnate sul groppone, cambiano improvvisamente idea.
Paiono a me, costoro, come i giocatori di una squadra di calcio che, dopo estenuanti allenamenti malfatti, si presentano in campo con una formazione sbagliata, un gioco che fa acqua da tutte le parti e nessuna, nessunissima umiltà.
Tipo quei tali che, messi in rete tre gol nel primo tempo, incassano poi altrettante pappine in sei minuti di gioco e perdono infine ai rigori nella costernazione generale. Poi, in conferenza stampa, danno la colpa al pubblico stronzo, all'arbitro cornuto, a quel terrone del quarto uomo, alle gomitate dei difensori della squadra avversaria e, già che ci sono, al governo ladro.
Sto infatti leggendo una serie di post al vetriolo e vengono tutti da persone che in questi giorni non hanno saputo o voluto fare alcuna analisi pacata, seria e argomentata dei problemi messi in gioco dai quesiti.
Si sono limitati a qualche slogan, ad affermazioni tagliate con l'accetta, a dichiarazioni di voto ed esortazioni a pedalare alle urne.
Un modo di porsi che sortisce risultati controproducenti, un po' come i manifesti con la Ferilli che appoggia le tette sul tavolo e impugna la matita fallica. Ma secondo voi, benedetta gente, a me, a noi, a tutti, cosa diavolo frega di come votate voi e i vip vostri vicini di festa, di ristorante, di casa? Cosa vi fa pensare che siete nella posizione di saltare a piè pari un duro ragionamento a confronto con altri e di comunicarci invece la decisione che avete preso, con la non tanto segreta speranza che la comunicazione stessa debba essere per noi persuasiva?
Voglio darvi una brutta notizia: avrei piacere a parlare con ciascuno di voi (quasi ciascuno, non esageriamo con l'entusiasmo retorico), come ho sempre piacere di discutere con chiunque abbia un'onesta voglia di approfondire. Detto questo, di quel che fate voi, di quel che fa la coscialunga del caso, di quel che fa Ruini, di quel che fanno Gesù Cristo e la Madonna, Vattimo, Giorello e Flavia Vento non me ne importa assolutamente nulla. Non solo: trovo imbarazzanti i vostri coming out. A cose fatte, penso che anche voi tutti, più o meno famosi nella pubblica piazza, nel vostro quartiere o su questi schermi virtuali, anche voi dicevo possiate ammettere che il tutto è ininfluente, quando non appunto controproducente, come io sospetto. E' un'americanata che qui non sfonda. E nemmeno più là, come insegna il caso Kerry.
Sicché, per tornare alla metafora calcistica, se andate in campo dopo una mangiata pantagruelica, un po' bevuti e deconcentrati, dovreste seriamente chiedervi se queste vi sembrano realisticamente le premesse per una bella partita. E, fuor di metafora, se avete fatto quanto era in vostro potere, cari blogger, per convincere gli altri delle vostre ragioni senza preventivamente aggredirli e trattarli come scemi.

[CONTINUA...]

10.06.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Ciao ciao Nestlè

Qualcuno ricorderà che l'inverno scorso è scoppiato il caso del latte in polvere, che noi fessacchiotti italiani paghiamo più del doppio rispetto a tutti gli altri genitori europei. Stesso prodotto, stesse confezioni.
Lo scandalo, insomma, è cosa nota. Tant'è vero che il Ministero della Salute si muove, a fine 2004, e strappa alle multinazionali interessate un'intesa volta a diminuire drasticamente il prezzo del latte a partire dallo scorso dicembre. L'accordo parla di uno sconto sensibile, fino al 35%, spergiurano i manager di Nestlè, Humana, Milupa, eccetera.
Speriamo, mi dico. Fate conto che una confezione da un chilo di Nidina - il latte Nestle più consumato dai neonati - costa 25 euro e dura meno di due settimane, sicché il dissanguamento delle tasche dei neogenitori non è di poco conto. Senza contare le confezioni che arrivano ai 40 euro.
"Non farti illusioni", mi diceva qualche disilluso. E infatti. A dicembre vado in farmacia, chiedo il mio solito barattolone di Nidina e scopro che il prezzo è invariato. "Perché?", chiedo al farmacista. "Non so", risponde, e fa pure la faccia di quello che casca dalle nuvole. Sicché contatto qualche associazione dei consumatori: braccia allargate un po' dappertutto e un invito a vigilare e a far loro sapere come si evolve la situazione. Cioè io avrei dovuto informare loro. Vabbeh.
La volta successiva cambio farmacia. Prezzo identico. Chiedo nuovamente spiegazioni e mi vien detto che le aziende hanno sì garantita la diminuzione del costo del latte a partire da dicembre, ma ahiloro hanno ancora scorte di magazzino da smaltire e finché i depositi non si svuotano, niente diminuzione. Mi sento presa in giro e vedo intanto che sui giornali non si fa parola di questa pastetta, mentre allora, ai tempi dell'accordo, era tutto un rilasciare dichiarazioni trionfalistiche. Niente, silenzio.
Passa qualche mese e finalmente il prezzo della Nidina cala. Di quanto? Poco più di un euro. Fanculo. Intanto, poiché il latte artificiale tende a provocare una certa stitichezza, la pediatra ha consigliato di dare al bimbo un latte specifico per questo problema, il Pelargon. Stessa marca, cui la pediatra pare sia affezionata. Merito, suppongo, dei suoi rappresentanti, che lei riceve e intrattiene simpaticamente anche per un'ora, con la sala d'attesa affollata di bambini piangenti e sfastidiati.
Beh, nessuna diminuzione di prezzo su questo latte. Perché? Non si sa. Un misero sconto su quello più diffuso, dunque, e nessuno sugli altri, più specifici e irreperibili nella grande distribuzione. Tranne i due-tre di più largo consumo, infatti, tutte le altre formule di latte in polvere si acquistano solo in farmacia (spesso e volentieri, come nel caso del Pelargon, esclusivamente su prenotazione) per una decisione dell'Antitrust che risale al 2000: una cosa incomprensibile, trattandosi di un alimento e non di un farmaco. All'inizio di quest'anno, dunque, il Movimento dei Consumatori dà battaglia, il che convince Sirchia a emettere un decreto ministeriale sulla materia. Un passettino insufficiente, tant'è che il neo ministro Storace deve riprendere in mano la questione e far nuovamente pressione sulla case produttrici perché diminuiscano ulteriormente il prezzo del 20%. L'obiettivo è quello di equiparare la situazione italiana a quella del resto d'Europa, dove un chilo di latte in polvere costa in media 10 euro.
Intanto, sulla rete ci si organizza per dribblare le multinazionali promuovendo il commercio online di latte in polvere proveniente dalla Germania e dalla Spagna.
Per fortuna, non è necessario. Da febbraio, si trova in farmacia l'ottimo Neolatte 1 e 2 (per la fase di proseguimento) che costa, al chilo, 9,90 euro. E' digeribile e di sapore gradevole: decisamente meglio del Pelargon, per esempio, che io trovo abbia un odore di yogurt andato a male e che non risolve affatto né i problemi di coliche né di stitichezza.
Non aspettatevi che vi sia indicato dai pediatri: ne ignorano l'esistenza oppure ne sono al corrente ma non è loro interesse prescriverlo ai vostri bambini. Provatelo e osservate le reazioni del lattante.
Vero è che anche il Neolatte non è ancora reperibilissimo. Ci sono farmacisti che fanno orecchie da mercante e altri i cui fornitori, misteriosamente, non consegnano questo tipo di latte.
I primi mandateli a quel paese. I secondi - com'è capitato a me di verificare l'altro giorno - vendono magari un prodotto analogo a prezzo anche inferiore (8, 90 euro).
Se avete un supermercato Coop a portata di mano, sappiate che anche il latte della linea "Crescendo Coop", in vendita a 9,90 euro, è una valida alternativa ai costosissimi prodotti di marca, che dal punto di vista nutrizionale non solo non offrono nulla di meglio, ma anzi, a detta dei pediatri più seri, spesso esagerano con l'aggiunta di vitamine. Insomma, in fondo c'è un modo semplice ed efficace per ridurre le multinazionali a più miti consigli: piantarle in asso.

SENZA PAROLE

Senza famiglia

"Giuliana ebbe la fortuna di avere una famiglia, mentre Clementina...". In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Valentino Parlato ammette a malincuore che il sequestro della Cantoni è stato percepito come un rapimento di serie B "da tutti. Dal mondo pacifista, dai mezzi di informazione, dall'opinione pubblica".
Parlato è una persona intelligente, non credo certo che vi siano toni di stupore in quel che constata. Dovrebbe saperlo, no?, di che pasta sono fatti quelli che s'infervorano nei ritagli di tempo, quando non hanno nulla di meglio da fare, languono argomenti migliori e con affanno cercano motivi plausibili per incazzarsi gratuitamente, travasando un po' della loro bile in eccesso sul mondo, dietro l'alibi di ferro dell'impegno politico e morale.
Che poi queste son cose che creano sempre un po' di seguito, tanto più che di gente che coltiva sensi di colpa come gerani sui balconi ce n'è sempre in abbondanza. Quanto poi alla sacra famiglia del Manifesto, beh, ho già dato.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Niente di nuovo tranne il ridicolo. Il modo in cui Parlato si spiega l'interessamento tiepido di media e pasionari vari rispetto a questo caso ha infatti dell'umoristico.
Dunque, perché della Cantoni se ne sono fregati pressoché tutti? "Un po' perché Clementina faceva un mestiere modesto, non era una giornalista, assisteva le donne...".
La Pari e la Torretta erano volontarie quanto la Cantoni, eppure c'è stata per loro una massiccia mobilitazione, contesta a Parlato l'intervistatore.
Ed ecco la sorprendente risposta di Valentino vestito di vecchio: "Sì è vero. Però occorre tener presente che le due Simone furono le prime due donne italiane a essere sequestrate. E poi avevano lo stesso nome. Questo, credo, alzò il tasso dell'emotività".
Oh. Sentili, i paladini dell'informazione, che lamentano l'ingerenza di interessi economici nell'esercizio del loro nobile lavoro (che non è modesto, dunque, par di capire). Sentili, come ammettono quasi senza rendersene conto che la cosiddetta notiziabilità e tutti i loro fottuti principi, nonché le loro indignazioni a tempo perso, sono solo questione di marketing e affare da copy.

06.06.05

SENZA PAROLE

Striscia la notizia

E' andato in onda pochi minuti fa, al Tg5 delle venti, un servizio suggerito dalla boutade leghista di invocare il ritorno della lira.
Il giornalista va in un negozio di scarpe dove, pare, si riesca ancora a pagare tranquillamente con la vecchia valuta.
Possibile, mi chiedo? Intervistano il proprietario del negozio e mi dico: "ma io questo tizio l'ho già visto".
L'inquadratura si allarga e riconosco perfettamente il posto dove ho appena comprato un paio di sandali e dove ho già fatto moltissimi acquisti.
'Sta faccenda delle lire però non mi torna. Figuriamoci. E' già difficile trovare qualcuno che paghi in contanti, visto che tutti fanno come me, carta di credito e via.
Ma no, insistono, e per essere più credibili maneggiano mazzette di banconote, giurando e spergiurando che sono in tanti a presentarsi lì con Maria Montessori e compagnia briscola e che non c'è nessun problema: i prezzi sono tutti in euro, ma basta un convertitore et voilà, tu paghi in lire e loro ti danno il resto in euro.
Non ci credete? Il giornalista piazza il microfono davanti a una signora bionda, che stringe in mano un rotolo di 50 e centomila lire. "Come mai paga in lire, signora?".
E lei, pronta: "Le ho trovate in un cassetto!", mentre la inquadrano coi suoi acquisti sottobraccio.
Oh, finalmente ho capito tutto. La signora è la persona alla quale una settimana fa ho pagato le mie scarpe e credo proprio sia la moglie del proprietario del negozio.
Non solo non si vergognano, 'sti commercianti, d'aver praticamente raddoppiato i prezzi al momento del passaggio all'euro. Fanno pure dell'ironia e cacciano balle senza remore, per un po' di sporca pubblicità. Ora mi manca solo di venire a sapere che il giornalista è figlio di 'sti due tapini, così il cerchio è chiuso.

01.06.05

IL PUNTO

Fuori dal coro

"Ci piacerebbe seminare qualche dubbio, ma soprattutto (nutriamo) il desiderio di chiudere le orecchie alla propaganda del capitalismo biotech che ha incantato anche la sinistra e di cercare, indagare, riflettere, parlare con le altre".

Alessandra di Pietro e Paola Tavella

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