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26.05.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Photogallery
Si è fatto la fama del buono. Una solida reputazione, tradita solo - che peccato! - dal sorriso a salvadanaio, freddo e tagliente. Ottimista e generosa, non si lamenta mai. E' una di quelle che "ha voglia di conoscerti". Cedi e inciampi in un muso lungo, triste e indagatore, che ti scorre lungo la schiena, in cerca del punto giusto dove infilare la lama. Narrano le cronache di un giovialone col cuore in mano. Ci caschi, abbassi le difese e tardi t'accorgi che il cuore ritratto nel santino era quello tuo. Si mette in posa da gran fustigatore. Col ditino in resta intima, redarguisce, sputtana. Eppure quel ghigno tra il pirla e il sardonico l'hai già visto. Gli Addams, cazzo. Un Gomez sputato. Strepita all'angolo della strada, scarmigliata e a vesti stracciate, la nostra coscienza critica. Con lo sguardo bovino d'una mucca pazza, ahilei, tutta sbuffi e mosche che ronzano. E' bene quel che finisce bene, predica l'uomo del monte, maestro di positive thinking. Ma dentro l'obiettivo rimane lì, immortalato a occhi stretti, un concentrato depressivo che nemmeno camionate di Prozac. Mi chiamo Cesira Fantoni e sembro una a cui ordinare una baguette, ma grazie alla trousse di Photoshop e a un nome d'arte indovinato eccomi: sono la vostra fatalona.
inviato da Shangri-La, 12:29 | permalink
24.05.05
I WILL SURVIVE
Forse non lo sai ma pure questo è amore
Zuppo fino all'orlo, cammina zigzagando in mezzo alla strada. Le macchine dietro, in coda. Procede noncurante, il cappello calato sugli occhi, intento a fumarsi anche il filtro. Nessuno suona. Lo tallonano, mettono la freccia e piano sorpassano.
E chissà se è ancora vivo quel tale che bazzicava nei pressi della stazione, sempre pieno come una botte. La moglie ogni tanto veniva a riprenderselo, mentre lui si dondolava sulla panchina, guardando i treni passare. Lo chiamava con un cenno brusco, poi s'incamminava davanti a lui, rimontava in macchina e spalancava la portiera. Un attimo dopo, l'abitacolo, il letto, la vita sapevano di tabacco, di alcol e carne frolla.
inviato da Shangri-La, 19:45 | permalink
16.05.05
GLORY DAYS
Quando non c'era la privacy
"Alla Capossi questa cosa interessa?". Come ogni direttore che si rispetti, il generalissimo del settimanale locale pensa sempre all'Enrichetta. A lei, alle sue caviglie grosse e al bellosguardo del tempo che fu, ora ceruleo annacquato e col fondo dell'occhio un po' giallo per le troppe bevute. E' per l'Enrichetta, per il marito e i loro coetanei, tutti vegeti e pensionati, che il giornale esce in edicola. E cosa si dicono i Capossi e gli amici loro al mercato, dove fanno crocicchio spettinati dai reggiseni e dalle mutandine che quel provolone del Giovanni appende sempre ad altezza uno e sessanta? Poca roba, ma essenziale, che c'è da preparare il sugo per mezzogiorno: chi è nato, chi è morto, chi si sposa e chi è stato investito. E precisamente questo, dice il direttore, vogliono sapere i nostri lettori, che il giornale lo sfogliano da sempre al contrario, dall'ultima alla prima pagina. Lo sa bene, lui, che la roba succulenta sta in fondo, tra le messe di suffragio per l'anima del rimpianto Pierino, gli auguri d'una splendida riuscita professionale alla neo dottoressa Paola, le lettere di protesta contro i disservizi delle Poste e la partita commemorativa per il Claudio, che avrà vent'anni e un'auto sfasciata per sempre. I redattori lo ascoltano, rassegnati. Nessuno ha il cuore di ricordargli che sull'ultima pagina è passato come un rullo compressore il professor Rodotà e che pubblicazioni di nozze, annunci mortuari e nuovi arrivi all'anagrafe non si possono pubblicare più. Ma quel che è peggio è che quelle come l'Enrichetta certi brutti vizi non se li sono mai tolti. E' così che la poveraccia è finita anzitempo all'ospizio, dove il marito tutti i giorni le fa visita e l'imbocca per il pranzo. E degli amici suoi, molti han tolto le tende da un pezzo, alcuni le fanno compagnia e gli altri non hanno più tanta voglia di chiacchierare. Ché poi quando escono di casa son più gli estranei che i conoscenti a cedere loro il marciapiede. "Direttore", gli dicono i redattori, "guardati intorno: qui hanno demolito o ristrutturato tutto, fino all'ultimo mattone, hanno rivenduto a prezzi da capogiro e il paese è pieno di metropolitani danarosi: a questi di chi nasce, muore, si sposa o viene investito non gliene frega nulla". "Perché?", fa lui, "non li tirano sotto, loro? Non muoiono, non si laureano? Ultimo giro dai carabinieri, forza. E muovetevi. Siamo in chiusura".
inviato da Shangri-La, 19:12 | permalink
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Quelli che ci piace il verde
Li riconosci dall'attrezzatura. Scarponcini da montagna, calzettoni arrotolati alle caviglie e zainetto verde militare. Quando non scarpette tecniche e tutina con le chiappe rinforzate, occhialoni, borraccia e assetto a culo in su, da giro d'Italia. Qui ci veniamo da sempre, noi, in jeans, maglietta e scarpe da tennis, con le bici scassate o in motorino, e più di trent'anni fa ci facevamo pure il bagno, in queste acque. Poi ci furono gli esiziali anni Settanta, i cacciatori che a momenti ci sparavano tra il chiaro e lo scuro e tanto di quello schifo e schiuma e merda industriale che scappammo a gambe levate. Noi, gli animali e gli uccelli. Ora siamo tornati, cicogne comprese. E se ci vieni in settimana, è facile incontrare il muso timido e curioso di qualche camoscio, indovinare tra le felci del sottobosco le penne brillanti d'un fagiano o sorprendere il balzo a orecchie tese delle lepri selvatiche. Gli eco-milanesi hanno scoperto il fiume azzurro e il suo parco da una decina d'anni, non di più. Venivano qui alla spicciolata, all'inizio. Ora a frotte, così nel weekend non si trova più da parcheggiare. Impagabili. Sfrecciano a tutta velocità in mezzo al bosco, tra alberi inscheletriti dai parassiti e pallidi di morte come sepolcri imbiancati. Sfrecciano in mountain bike e nemmeno s'accorgono di spazzare a craniate i sentieri, dove sotto l'intreccio dei rami imbozzolati dall'ifantria pendono lunghe fila di larve. Corrono come matti, ché c'è quasi da buttarsi a margine per schivarli, e salutano sempre, come i crucchi su per i bricchi. "Buongiorno!", dicono. E noi, che se ci incontriamo tra paesani siamo soliti girare la faccia dall'altra parte, "salve" rispondiamo. "E grazie!", in cuor nostro, "per i sentieri ripuliti e per i vermi che passeggiano sulla vostra bandana".
inviato da Shangri-La, 15:59 | permalink
09.05.05
INDICE PUNTATO
Facce da schiaffi
Simpatica questa Rodotà. Non so se l'avete mai vista in Tv. Io me la son vista comparire sullo schermo qualche settimana fa a Ottoemmezzo. Grugno malmostoso e banalità sciorinate con grande sussiego: ma bene, mi son detta, casomai la Sotis passasse a miglior vita (andasse in pensione, intendo), abbiamo le scorte per i prossimi vent'anni. E infatti. L'arguta Maria Laura firma oggi un corsivo, sul Corriere, in cui commenta l'ormai arcinoto complimento del Cavaliere ("e poi è anche molto bello") all'indirizzo di Blair. Fin qui, normale amministrazione. Un articolo che galleggia a pelo d'acqua, accennando appena al rapporto tra politica e strategie mediatiche. Fin qui, di nuovo, normale amministrazione, compresa l'incoerenza di girare a vuoto attorno all'idea che il Berlusca incarni un ideale di bellezza tutto italiota dopo aver snocciolato, a mo' di esempio, i nomi di Bush, di Rasmussen e del già citato Blair accanto a quelli del sindaco di Firenze Dominici e del solito Rutelli. "Il suo personale concetto di bellezza è da italiano aspirazionale, vitale, desideroso di apparire ricco (non gli ci vuole molto) e distinto; e si inserisce in un filone estetico che parte dal Carlo Dapporto delle riviste musicali e arriva al Flavio Briatore delle vacanze in Costa Smeralda. Sfiora il Franco Fabrizi dei Vitelloni di Fellini, approda negli anni ai personaggi dei fratelli Vanzina(...)". Uh, quanta carne al fuoco. Ma ecco il salto carpiato: "In quanto, a pensarci, la passione estetica di Silvio B. è molto italiana, ma rientra in un genere di intrattenimento politico ormai globale". Ma sì, dai, non sottilizziamo. E' un articoletto di costume riempipagina, niente di che. Senonché il veleno, quello vero, mica se lo ciuccia il Berlusca. Mica Bush o Blair. Eh no. Chiediamoci, su, chiediamoci perché il Cavaliere punta tanto sul rostro sbiancato, sulla pelle tirata e sulla recente piantumazione della pelata. Perché, perché? "Perché è uomo di spettacolo; perché da sempre punta sul consenso femminile poco documentato e poco mediato, insomma di quelle che dicono "però è un bell'uomo" e votano sull'onda (...)". Toh. E io che ho sempre pensato che l'estetica berlusconiana fosse una cosa reale, un problema serio, un grimaldello potente che è riuscito a far leva nelle zucche vuote. Io che l'ho vista realizzata nell'impero editoriale che s'è poco a poco costruito, io che la vedo come una lunga storia che ci porta dalle ragazze del Drive in ai calendari. Io che ho sempre sentito gli uomini blaterare tanti bei discorsi di sinistra, ma le gnocche di regime, non gliele toccare, secondo la ben nota formula del panem et circenses. Io che le donne - quelle che non hanno bisogno di fare le stronze con le altre per sembrare più intelligenti - le donne vere, dicevo, le tengo su un palmo di mano. Altro che "consenso femminile poco documentato e poco mediato". Mai conosciute io di sgallettate che cinguettano "però, bell'uomo".
inviato da Shangri-La, 17:00 | permalink
GLORY DAYS
High hopes
Dice il Boss che "uno, due, tre, quattordici è la matematica corretta per un gruppo rock. Perché in arte, in amore e nel rock&roll è meglio che il risultato sia decisamente maggiore della somma delle parti". Ora capita che una springsteeniana inossidabile come la sottoscritta, ingolosita dall'annuncio della recensione di Devils&Dust firmata dall'inedita coppia Piperno-Colombati, corra ad acciuffare in edicola l'ultima copia di Rolling Stone. E capita che, fatta la somma di due prose che molti definiscono potenti, i conti non tornino nemmeno per il sussidiario di aritmetica. Io già non capisco come si arrangino con la partitura quelli che scrivono a quattro mani, ché non conosco vizio più piacevolmente e necessariamente solitario della scrittura. Ma due che si mettono insieme per neutralizzarsi a vicenda li capisco ancora meno. Niente di male, comunque. Nelle riviste come nella vita spesso è sufficiente voltar pagina. Dopo l'intervista e la recensione all'ultimo album del Boss, Rolling Stone pubblica infatti il discorso tenuto da Springsteen nel marzo di quest'anno per salutare l'ingresso degli U2 nella Rock&Roll Hall of Fame. "Una grande rock band è alla ricerca della stessa forza che ha alimentato l'espansione dell'universo dopo il Big Bang. La terra deve tremare e sputare fuoco, i cieli devono aprirsi per il diluvio universale. E' imbarazzante volere e aspettarsi così tanto dalla musica, ma qualche volta ciò accade (...). E' musica fatta non solo per conquistare il potere che verrà ma, quando sarà il momento, l'universo e Dio stesso se ascoltasse". Di grandi pretese vive l'arte, sì. E di alte speranze.
A margine di certe interviste gratuitamente sbertuccianti, con "domande di cultura generale" poste con l'intenzione di risultar ficcanti e di mettere l'intervistato (poniamo il Piperno della situazione) in mutande. Beh, ma lo sanno gli intervistatori che chi guarda finisce per immedesimarsi nei panni di quello che viene fatto arrossire e che a nulla serve dire "stiamo giocando", perché ormai ci siamo già ricordati della compagna di scuola che godeva a metterci in imbarazzo e stringiamo di nuovo le mascelle, come allora?
inviato da Shangri-La, 14:07 | permalink
03.05.05
TRENDY
Superbloggers
Allora, mr. Incredibile, lei ha un'identità segreta?
Mr. Incredibile - Ogni supereroe ha un'identità segreta. Non ne conosco nemmeno uno che non l'abbia. Chi ce la farebbe a sopportare la pressione di essere sempre super?
Elastic girl - Ma certo che ho un'identità segreta. Mi ci vede vestita così, chessò, al supermercato? Ma andiamo! Vestita da elastico per fare la spesa?
Siberius - Le superlady? Cercano sempre di svelarti la loro identità segreta. Sono convinte che consolidi la relazione o roba del genere. Io dico: ragazza, non voglio sapere qual è il tuo rispettoso alter ego, non mi interessa. Insomma, tu mi dici che sei una super mega pupa ultra fulminante? Sta benissimo anche a me, perfetto. Perfetto.
Mr. Incredibile - Per quante volte uno salvi il mondo, quello riesce sempre a rimettersi di nuovo nei guai. Insomma, a volte vorrei dirgli: resta in salvo!, capisce? Mi sembro quella cameriera: ho appena finito di pulire, qui dentro, si può cercare di non sporcare per dieci minuti? A volte mi piacerebbe una vita semplice, capisce? Rilassarmi un po', metter su famiglia...
Elastic girl - Sistemarmi? Lei scherza. Sono all'apice della carriera, lavoro con i pezzi grossi. Ragazze, andiamo! Lasciar salvare il mondo agli uomini? Non ci penso nemmeno!
Gli incredibili, una normale famiglia di supereroi - Pixar Animation
inviato da Shangri-La, 15:28 | permalink
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