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07.03.05
INDICE PUNTATO
Adiós, compañeros
Cent'anni fa, nella scomoda ostilità di uno scompartimento ferroviario, rannicchiavo la morte nel cuore dentro le ali spiegate de Il Manifesto. Come appoggiare una pezza fredda sulla fronte febbricitante. Ah, che lenimento, quale frescura. Mentre l'acqua saliva, arrivava alla gola e le gambe si dibattevano, la corrente mi portò un salvagente al quale mi aggrappai. C'erano senso, appartenenza, verità a chiare lettere, menzogne svergognate e un mondo interpretato, lì dentro. Nero su bianco. Non v'era che da leggere e assentire: sì, sì, sì. Ora non ricordo più l'ora né il giorno, il come e il perché dell'ultima copia. Decisi, credo, quando il magma si cristallizzò e sentii la disperazione farsi adulta e insofferente di appigli e palliativi. Pagai l'ultimo pedaggio al casello d'uscita da quell'autostrada a quattro corsie, abbassai il volume dell'autoradio e feci ciao con la manina agli amici in diretta da radio-maria-popolare. Distinti saluti al loro sempiterno vittimismo, alle loro fedi gemelle, ai riti sciamanici, alle ostie benedette, ai loro chi non è con me è contro di me, a trincee, battaglie, nemici, invasamenti dionisiaci e apparizioni soprannaturali. E profondi ossequi ai visionari delle centomila pallottole a salve, deviate da mani materne, abbracci sinceri ai depositari di sconvolgenti verità, secretate e sigillate in ceralacca perché i tempi non son maturi. Buffetti alle guance dei poveri Brancaleone che ringhiano goffe smentite, consapevoli che la miglior difesa è l'attacco, e calde carezze a questi scribacchini da Vivibaghdad, in caftano e pashmina, bambini che fanno oh in giro per mercatini e moschee, con un po' di spik inglish in tasca, il sorriso sprovveduto di chi si sente dalla parte giusta, una macchinetta digitale, qualche foto malfatta e tanto, tanto amore. Mille baci a tutti questi inutili dilettanti pieni di ardimento e convinzione, che del mondo arabo nulla sapevano, nulla sanno e nulla spiegano. E convinti battimani ai tanti dervisci della parola, roteanti come trottole in girotondi inconcludenti, che per un po' ho pure pensato però, bravi, prima di vedere che la fumata era sempre nera. Saluti carissimi ai valorosi reduci dell'Hotel Palestine, che appena scesi a Ciampino corrono direttamente al Quirinale a ritirare qualche premio giornalistico, mentre l'Africa langue in un fiume di sangue, ma lì non ci sono gli yankees e quindi si fottano tutti, che abbiam da fare la morale agli idioti. Ciao ciao anche ai convertiti dell'ultim'ora, col ciglio umido per l'amico Nicola, bravuomo e soprattutto utile, sebben che fosse di vil razza dannata. E già che ci siamo, buon otto marzo alle ritanne risvegliate che alla loro veneranda età scoprono maschilisti e squadristi tra gli amici migliori (ah, quante incredibili verità si palesano quando si viene punzecchiati!) e a quelle che si commuovono per lo schiavetto che al supermercato riempie il sacchetto e porta loro la spesa a casa, perché questa sì che è vita, signore, questo è il gusto, perbacco, dell'esser donne. Adiós, compañeros, adiós, voi che svarionate proclami lassù sul pero. Attenti a calarvi con cautela, ché il rischio c'è: vi si strappano le braghe e si sbucciano le terga. In campagna elettorale già iniziata, non sta mica bene.
Shangri-La, 17:37
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