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23.02.05
I WILL SURVIVE
Storia di un impiegato
Che senso può mai avere la saldatura tra il nesso tempo/lavoro e la questione della creatività (per tagliar corto, della scrittura, dentro e "fuori" dal web)? In altri termini: la riduzione a valore d'uso dell'individuo, in atto nel sistema lavorativo, è ancora interpretabile unicamente come forma dell'alienazione fondamentale dai mezzi di produzione e dal diretto godimento dei frutti del proprio lavoro? Non credo. L'esperienza spicciola insegna al piccolo impiegato che il dinosauro aziendale soffre di amnesia: non ricorda più la sua mission, come usa dire. Non sa più, in sostanza, quale sia la merce, il prodotto, finanche il servizio per il quale il mastodonte faticosamente si trascina sui gomiti. L'unico chiaro obiettivo sembra essere quello un po' vago - ma sufficientemente bellicista - di mantenere la propria posizione di competitor sul mercato. De che, non si sa bene. Il lucertolone è in perenne attesa del prossimo, chiarificatore, consiglio di amministrazione.
Intanto, il piccolo impiegato è confuso. In un sempre più agitato dormiveglia, sogna di varcare i tornelli in pigliama e ciabatte, sotto lo sguardo divertito degli uomini della security. Si alza col mal di testa, trangugia velocemente un po' di caffè e si appresta a godere quello che, a sera, ricorderà come il momento migliore della giornata: il viaggio in macchina, con la radio a tutto volume. Benedette siano le code in tangenziale. Quando arriva, si siede, accende il pc e digita la password. Gli hanno raccomandato di sceglierne una che non può dimenticare. Facile: nonc'èuncazzodafare. Dopo 15 giorni scadrà, ma ci si può divertire con tutte le possibili variazioni del tema: ancheogginonc'èuncazzodafare. Non importa. Il piccolo impiegato coltiva con passione lo sparuto parco neuroni su cui ancora non è stato spruzzato il diserbante. E ha capito che lui è fondamentalmente ostaggio di una potente organizzazione terroristico-politico-mafiosa, di cui il grande cetaceo aziendale non è che una brillante copertura. L'aver compreso questa banale verità gli ha restituito un po' di dignità. In fondo, lo status di sequestrato in attesa di riscatto è sempre preferibile a quello di coglione qualsiasi. C'è gente, pensa il piccolo impiegato, che sta peggio di me. Gente che, presa prigioniera da gruppuscoli di delinquenza spicciola, non può nemmeno contare sul sicuro pagamento del riscatto, che l'Organizzazione parcellizza puntualmente, con addebito su conto bancario, alla fine di ogni mese. E tuttavia sono un uomo, perdio, pensa il piccolo impiegato mentre tamburella sul volante l'ultimo motivo di solo-musica-italiana. Se non ho da produrre servizi, ebbene, produrrò disservizi e mi dedicherò a questo pallino che ho sempre avuto per la letteratura. Un hobby che ha il merito di scivolare silenzioso e inavvertito sui tasti. Pensa invece se avessi avuto la passione per la batteria. Dovrebbero quasi ringraziarmi, dovrebbero. E così il piccolo impiegato scrive, scrive, scrive. Contento, dapprima, di questa sua ritrovata creatività, ma sempre più compulsivo e disanimato via via che passa il tempo. Scrive per scrivere, per sopravvivere, scrive per non morire, scrive di non voler scrivere più, scrive che tutto è nulla, scrive io non esisto. Ma comunque scrive. Il piccolo impiegato è esausto. Torna a casa la sera sfiancato da post, partecipazioni a questo e quell'altro, a gare di scrittura, certamina poetici, forum, giostre e quiz, sempre più invisibile in mezzo a una selva di braccia alzate: la so io la risposta, la so io. Torna a casa disfatto, se possibile più infelice e depresso di prima. Si è accorto, il suo sparuto parco di neuroni, che un uomo sequestrato non è un uomo parzialmente libero e che un uomo non libero è uno costretto a vivere di sotterfugi. Ha capito che un uomo alienato non è uno cui si è semplicemente atrofizzato l'alluce del piede sinistro. E' invece un uomo completamente spossessato di sé, è terra bruciata, come la sua povera arte. Il piccolo impiegato è più disperato di prima. Aveva un'illusione, un tempo. Ora nemmeno quella.
Shangri-La, 15:14
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