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24.02.05

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Pensa positivo, impiegato!

Le occhiaie del piccolo impiegato tendono ormai al viola, in tinta col maglione. Il peggio è che alla sua prostrazione d'animo fa da contraltare il buonumore dei suoi colleghi più odiosi. Se ne domanda il perché.
Quei due, comincia a pensare, nascondono qualcosa. Di loro ricorda, appena assunto, l'accoglienza festante.
Oddio, col senno di poi bisogna dire che una dei due sorrideva e cantilenava troppo e l'altro, beh, patibolare com'era, anche nei giorni migliori sarebbe parso festante come un due di novembre.
Ma ora, ripete a se stesso, c'è qualcosa di diverso nei loro sguardi, una ritrovata leggerezza nei loro passi e un'inquietante allegria nelle loro giornate d'ufficio. Se ne sono accorti tutti, attorno al grande tavolo operatorio dell'ex sala riunioni, dove sono stati ammassati gli addetti al lavoro a cottimo, per penuria di uffici.
Un pc a fianco all'altro, i crani trapanati dall'insopportabile luce al neon che piove a dirotto dal soffitto, si scrutano in tralice, senza una parola, in un'atmosfera resa greve da rapporti ormai logorati.
"Avranno una relazione", insinua il vicino di postazione, "non vedi? Fischiettano, ridacchiano tra loro, si scambiano teneri sguardi".
"Uhm", risponde il piccolo impiegato, "può anche essere, ma c'è dell'altro. Intanto, quelle strane e lunghe riunioni mascherate da pausa caffè, loro due e la capetta davanti alla macchinetta. Ma soprattutto 'sti due non lavorano più. Cento ogni giorno: tanti si erano detto che bisognava farne, giusto? Consulta un po' il database. Ultimo file modificato dai due passerotti, quindici giorni fa. Giusto giusto da quando hanno cominciato a cinguettare".
Mentre si infittisce il palleggio di ipotesi e controipotesi, il piccolo impiegato sente che così non va, è quasi Natale e lui dovrebbe distrarsi, pensare ad altro.
Senonché una mattina, arrivato in ufficio, trova sulla tastiera un pacchettino ben infiocchettato. Regalo aziendale? Si guarda intorno e ci sono regalini simili su tutte le scrivanie. Sente delle voci in corridoio: "Ma figuratevi, cosa volete che sia? Avevamo voglia di festeggiare con tutti voi". I due bastardi ringraziano i colleghi. I pacchettini li hanno messi loro.
Ingoia il rospo come meglio può, il piccolo impiegato, e si appresta a fare la sua parte: spacchetta piano, sorride a denti stretti e non dovevate, dice. Sono bravi, sono furbi, 'sti due, pensa, mai incontrata gente più scaltra. Assunti due mesi prima di lui, hanno in fretta imparato a comportarsi come vecchie volpi aziendali. Si sono offerti di occuparsi della formazione dei nuovi arrivati, che mitragliano di indicazioni confuse e contraddittorie. Poi ne controllano il lavoro, rimbrottandoli pubblicamente come bambini deficienti: "Ma cosa fai? Devi stare attento, hai completamente sbagliato procedura!".
Il tono è saccente, da maestrini seccati, l'umiliazione coram populo e rapido il dispaccio alla responsabile: tizio e caio non sono ligi al dovere, sono insubordinati, non capiscono né rispettano le procedure e risultano inidonei.
Il piccolo impiegato è passato anche lui da queste forche caudine e ancora sente il groppo che aveva in gola, le lacrime trattenute e la paura fottuta di non superare il periodo di prova.
Adesso i regalini a tutti i colleghi. Festeggiano il Natale? Non scherziamo. Si siede, il piccolo impiegato. Lucido e freddo, scrive una mail al capo: "Quando hai cinque minuti per me? Ho bisogno di parlarti". La risposta giunge quasi immediata: "Per te, anche più di cinque minuti. Quando vuoi".
Del colloquio, durato un quarto d'ora, forse mezz'ora, il piccolo impiegato non ricorda quasi più nulla, tranne il sorriso aperto e conciliante del capo, la breve illusione d'essere apprezzato e una lunga affabulazione sull'importanza dell'entusiasmo e del pensare positivo.
Ho capito, conclude il piccolo impiegato, che torna a sedersi e spiega al collega vicino: "Hanno dimostrato fedeltà e fervore aziendale, perciò sono stati promossi. Buon Natale".


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