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24.02.05
GLORY DAYS
Quasi nulla le sembrò cambiato in lei
Lo vede lei, per prima, mentre la precede nella coda alla cassa. Son passati trent'anni, ma la faccia è quella. Seduta sul carrello che lui sta spingendo c'è una bella bimba, tutta protesa ad allungare le mani verso caramelle e pupazzetti di pelouche. Lui si gira, riconosce dopo tanto tempo la dirimpettaia di banco e le sorride. Indica sua figlia e, sorridendo, il bambino di lei, nel passeggino. Poi distolgono entrambi lo sguardo, imbarazzati. Mentre paga, lui ci ripensa. Sospinge il carrello, lo ferma a lato e la aspetta. Si abbracciano, chiacchierano ed è come fosse ieri.
La vede lui, per primo, mentre entra nell'ambulatorio del medico, con la moglie. Sono passati trent'anni, ma la faccia è quella. Seduta, legge un libro. Alza appena la testa, lei, ma ritarda l'incontro degli sguardi quell'attimo che fa tutto più difficile. Si rituffa nella lettura, mentre lui parlotta a voce bassa con la moglie e probabilmente le racconta di quella compagna di scuola. La moglie la scruta, con discrezione. Continuano così un'ora buona, in attesa del medico, pensando entrambi a un giorno da dimenticare. Erano in quinta. Lei la più brillante, lui il più zoppicante. Non c'era verso che gli entrassero in testa doppie, apostrofi e quant'altro. Lo vede come fosse oggi subire annichilito e tremante le sfuriate della suora: "L'hai fatta dentro un'altra volta!". O ancora: "Non ti vergogni a sbagliare ancora queste cose? Sei in quinta!". Allora le cose andavano così, in un istituto di suore. L'umiliazione era considerata un buon metodo educativo. Così alla maestra venne una brillante idea: "Tu, accompagnalo in prima e dì a tutti che è lì che deve stare, con i bambini più piccoli". Lei guardò l'insegnante per un attimo, allibita. Non c'era nulla da fare. L'ordine era perentorio e andava eseguito. Si alzò, si avvicinò al banco di lui e uscirono insieme dall'aula. Fecero le scale in silenzio. Lungo l'ampio salone si sentivano solo il rumore dei loro passi. Poi lei bussò piano alla porta della prima, la maestra venne ad aprire e la bambina farfugliò: "Scusi, suor I. mi ha detto di accompagnarlo qui". "Va bene, ho capito", disse lei, gentile, "Vieni, siediti qui", indicando al bambino un banco defilato, in fondo all'aula, dove lui, paonazzo, andò a raggomitolarsi, più mortificato di un agnellino al macello. "Grazie, puoi andare", disse la maestra alla ragazzina, che non se lo fece dire due volte e corse via, lungo le scale, a rotta di collo. Ci stanno ripensando entrambi, è chiaro, mentre il medico finalmente arriva. Lei ripone il libro nella borsa e si alza, pronta a entrare nello studio. Lo cerca con lo sguardo, ma lui, timoroso, si fissa le scarpe. Niente, è andata, pensa lei. Ma poi, quando a visita conclusa lei esce, lui è lì, in piedi davanti alla porta: "Ciao!". Lei gli sorride, sollevata: "Ciao, D.!". Ed è come fosse ieri.
inviato da Shangri-La, 17:59 | permalink
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Pensa positivo, impiegato!
Le occhiaie del piccolo impiegato tendono ormai al viola, in tinta col maglione. Il peggio è che alla sua prostrazione d'animo fa da contraltare il buonumore dei suoi colleghi più odiosi. Se ne domanda il perché. Quei due, comincia a pensare, nascondono qualcosa. Di loro ricorda, appena assunto, l'accoglienza festante. Oddio, col senno di poi bisogna dire che una dei due sorrideva e cantilenava troppo e l'altro, beh, patibolare com'era, anche nei giorni migliori sarebbe parso festante come un due di novembre. Ma ora, ripete a se stesso, c'è qualcosa di diverso nei loro sguardi, una ritrovata leggerezza nei loro passi e un'inquietante allegria nelle loro giornate d'ufficio. Se ne sono accorti tutti, attorno al grande tavolo operatorio dell'ex sala riunioni, dove sono stati ammassati gli addetti al lavoro a cottimo, per penuria di uffici. Un pc a fianco all'altro, i crani trapanati dall'insopportabile luce al neon che piove a dirotto dal soffitto, si scrutano in tralice, senza una parola, in un'atmosfera resa greve da rapporti ormai logorati. "Avranno una relazione", insinua il vicino di postazione, "non vedi? Fischiettano, ridacchiano tra loro, si scambiano teneri sguardi". "Uhm", risponde il piccolo impiegato, "può anche essere, ma c'è dell'altro. Intanto, quelle strane e lunghe riunioni mascherate da pausa caffè, loro due e la capetta davanti alla macchinetta. Ma soprattutto 'sti due non lavorano più. Cento ogni giorno: tanti si erano detto che bisognava farne, giusto? Consulta un po' il database. Ultimo file modificato dai due passerotti, quindici giorni fa. Giusto giusto da quando hanno cominciato a cinguettare". Mentre si infittisce il palleggio di ipotesi e controipotesi, il piccolo impiegato sente che così non va, è quasi Natale e lui dovrebbe distrarsi, pensare ad altro. Senonché una mattina, arrivato in ufficio, trova sulla tastiera un pacchettino ben infiocchettato. Regalo aziendale? Si guarda intorno e ci sono regalini simili su tutte le scrivanie. Sente delle voci in corridoio: "Ma figuratevi, cosa volete che sia? Avevamo voglia di festeggiare con tutti voi". I due bastardi ringraziano i colleghi. I pacchettini li hanno messi loro. Ingoia il rospo come meglio può, il piccolo impiegato, e si appresta a fare la sua parte: spacchetta piano, sorride a denti stretti e non dovevate, dice. Sono bravi, sono furbi, 'sti due, pensa, mai incontrata gente più scaltra. Assunti due mesi prima di lui, hanno in fretta imparato a comportarsi come vecchie volpi aziendali. Si sono offerti di occuparsi della formazione dei nuovi arrivati, che mitragliano di indicazioni confuse e contraddittorie. Poi ne controllano il lavoro, rimbrottandoli pubblicamente come bambini deficienti: "Ma cosa fai? Devi stare attento, hai completamente sbagliato procedura!". Il tono è saccente, da maestrini seccati, l'umiliazione coram populo e rapido il dispaccio alla responsabile: tizio e caio non sono ligi al dovere, sono insubordinati, non capiscono né rispettano le procedure e risultano inidonei. Il piccolo impiegato è passato anche lui da queste forche caudine e ancora sente il groppo che aveva in gola, le lacrime trattenute e la paura fottuta di non superare il periodo di prova. Adesso i regalini a tutti i colleghi. Festeggiano il Natale? Non scherziamo. Si siede, il piccolo impiegato. Lucido e freddo, scrive una mail al capo: "Quando hai cinque minuti per me? Ho bisogno di parlarti". La risposta giunge quasi immediata: "Per te, anche più di cinque minuti. Quando vuoi". Del colloquio, durato un quarto d'ora, forse mezz'ora, il piccolo impiegato non ricorda quasi più nulla, tranne il sorriso aperto e conciliante del capo, la breve illusione d'essere apprezzato e una lunga affabulazione sull'importanza dell'entusiasmo e del pensare positivo. Ho capito, conclude il piccolo impiegato, che torna a sedersi e spiega al collega vicino: "Hanno dimostrato fedeltà e fervore aziendale, perciò sono stati promossi. Buon Natale".
inviato da Shangri-La, 17:03 | permalink
23.02.05
I WILL SURVIVE
Storia di un impiegato
Che senso può mai avere la saldatura tra il nesso tempo/lavoro e la questione della creatività (per tagliar corto, della scrittura, dentro e "fuori" dal web)? In altri termini: la riduzione a valore d'uso dell'individuo, in atto nel sistema lavorativo, è ancora interpretabile unicamente come forma dell'alienazione fondamentale dai mezzi di produzione e dal diretto godimento dei frutti del proprio lavoro? Non credo. L'esperienza spicciola insegna al piccolo impiegato che il dinosauro aziendale soffre di amnesia: non ricorda più la sua mission, come usa dire. Non sa più, in sostanza, quale sia la merce, il prodotto, finanche il servizio per il quale il mastodonte faticosamente si trascina sui gomiti. L'unico chiaro obiettivo sembra essere quello un po' vago - ma sufficientemente bellicista - di mantenere la propria posizione di competitor sul mercato. De che, non si sa bene. Il lucertolone è in perenne attesa del prossimo, chiarificatore, consiglio di amministrazione.
Intanto, il piccolo impiegato è confuso. In un sempre più agitato dormiveglia, sogna di varcare i tornelli in pigliama e ciabatte, sotto lo sguardo divertito degli uomini della security. Si alza col mal di testa, trangugia velocemente un po' di caffè e si appresta a godere quello che, a sera, ricorderà come il momento migliore della giornata: il viaggio in macchina, con la radio a tutto volume. Benedette siano le code in tangenziale. Quando arriva, si siede, accende il pc e digita la password. Gli hanno raccomandato di sceglierne una che non può dimenticare. Facile: nonc'èuncazzodafare. Dopo 15 giorni scadrà, ma ci si può divertire con tutte le possibili variazioni del tema: ancheogginonc'èuncazzodafare. Non importa. Il piccolo impiegato coltiva con passione lo sparuto parco neuroni su cui ancora non è stato spruzzato il diserbante. E ha capito che lui è fondamentalmente ostaggio di una potente organizzazione terroristico-politico-mafiosa, di cui il grande cetaceo aziendale non è che una brillante copertura. L'aver compreso questa banale verità gli ha restituito un po' di dignità. In fondo, lo status di sequestrato in attesa di riscatto è sempre preferibile a quello di coglione qualsiasi. C'è gente, pensa il piccolo impiegato, che sta peggio di me. Gente che, presa prigioniera da gruppuscoli di delinquenza spicciola, non può nemmeno contare sul sicuro pagamento del riscatto, che l'Organizzazione parcellizza puntualmente, con addebito su conto bancario, alla fine di ogni mese. E tuttavia sono un uomo, perdio, pensa il piccolo impiegato mentre tamburella sul volante l'ultimo motivo di solo-musica-italiana. Se non ho da produrre servizi, ebbene, produrrò disservizi e mi dedicherò a questo pallino che ho sempre avuto per la letteratura. Un hobby che ha il merito di scivolare silenzioso e inavvertito sui tasti. Pensa invece se avessi avuto la passione per la batteria. Dovrebbero quasi ringraziarmi, dovrebbero. E così il piccolo impiegato scrive, scrive, scrive. Contento, dapprima, di questa sua ritrovata creatività, ma sempre più compulsivo e disanimato via via che passa il tempo. Scrive per scrivere, per sopravvivere, scrive per non morire, scrive di non voler scrivere più, scrive che tutto è nulla, scrive io non esisto. Ma comunque scrive. Il piccolo impiegato è esausto. Torna a casa la sera sfiancato da post, partecipazioni a questo e quell'altro, a gare di scrittura, certamina poetici, forum, giostre e quiz, sempre più invisibile in mezzo a una selva di braccia alzate: la so io la risposta, la so io. Torna a casa disfatto, se possibile più infelice e depresso di prima. Si è accorto, il suo sparuto parco di neuroni, che un uomo sequestrato non è un uomo parzialmente libero e che un uomo non libero è uno costretto a vivere di sotterfugi. Ha capito che un uomo alienato non è uno cui si è semplicemente atrofizzato l'alluce del piede sinistro. E' invece un uomo completamente spossessato di sé, è terra bruciata, come la sua povera arte. Il piccolo impiegato è più disperato di prima. Aveva un'illusione, un tempo. Ora nemmeno quella.
inviato da Shangri-La, 15:14 | permalink
22.02.05
TRENDY
Otium e negotium
Quest'abbondanza di tempo di cui alcuni sembrano godere a piene mani non manca di stupire anche me. Nemmeno nei più clamorosi periodi di svacco son mai riuscita anche a lontanamente tallonare certi incredibili net-prezzemolini. Ora arriva pure con l'ultimo treno tal Corinne Maier a suggerire che il cazzeggio senza sensi di colpa a spese del datore di lavoro ti salva l'anima. L'irrinunciabile scoperta dell'acqua calda probabilmente costerà all'ex dipendente dell'Edf lo stipendio da qui all'eternità, ma che gliene importa a lei: ormai è una Scrittrice, perdio. Sicché ho pensato: o taluni, da queste parti, accarezzano analoghe speranze di sviluppi di carriera nel rutilante nulla dell'editoria oppure hanno le terga incollate alla sedia dell'ufficio e sono praticamente inamovibili. Pagati per blogchattare, in pratica, o, più nobilmente, per scrivere il prossimo Guerra e pace. Il che in genere succede a chi, alla voce "professione", risulta dirigente leccaculo. Gente che - mi si perdoni l'orrida rima - non sposti neanche con un mulo. E io vi dico beati, doppiamente beati perché di voi è il regno aziendale. Messe da parte le grondanti invidie della sottoscritta, due cose mi vengon da dire. 1) L'eccesso di otium genera mostri meritevoli della leggendaria epigrafe di Bridget Jones: "Lo sanno tutti che i diari sono pieni di stronzate!". 2) L'eccesso di negotium impoverisce l'economia. Volete che io consumatrice sia invogliata a dilapidare lo stipendio leggendo, ascoltando musica, viaggiando, comprando vestiti, andando al cinema, al ristorante e diosadove? Datemi vagonate di tempo libero, signori. Se no, fallite e chiudete bottega, con la mia benedizione. (Dilemma reale ma pressoché irrisolvibile, come ha dimostrato il fallimento dell'introduzione delle 35 ore in Francia. E allora, allons enfant de la patrie).
inviato da Shangri-La, 13:33 | permalink
21.02.05
I WILL SURVIVE
Ogni giorno una gazzella
Vittime designate corrono a perdifiato lungo la prateria, in fuga dagli appetiti del predatore. Qualcuna ce la farà, altre cadranno. Di queste, farà lauto pasto la fame di virtù dello sciacallo. Senza scampo alcuno.
inviato da Shangri-La, 20:22 | permalink
16.02.05
GLORY DAYS
Annuntio vobis gaudium magnum
Habemus album!
Dico a te, che li hai lì tutti e diciotto in bella vista, sulla mensola più alta. Il ragazzo ha lavorato per noi: nasce il 26 aprile Devils & Dust, il 19esimo figlio del Boss. Questa la track list:
1. Devils & Dust
2. All The Way Home
3. Reno
4. Long Time Comin'
5. Black Cowboys
6. Maria's Bed
7. Silver Palomino
8. Jesus Was an Only Son
9. Leah
10. The Hitter
11. All I'm Thinkin' About
12. Matamoras Banks
inviato da Shangri-La, 18:53 | permalink
INDICE PUNTATO
Un contributo alla confusione generale
Volevo scrivere di libri, di atteggiamenti pseudo-elitari, di molle pigrizia e metafisiche ad hoc, che tengo come reliquie nell'armadio, insieme con l'antitarme. Di estetiche viola, anche, ed etiche in tinta, stessa taglia, comprate all'Oviesse per sentirmi n'anticchia pop, che poi piaccio di più e me la tiro di meno. Ma mi tiravano loro, 'ste stronze, sui fianchi. Eccesso di dannate backstreets, I suppose.
Ti piace così, sono più sciolta, più spendibile? Se vuoi, mi metto a masticare la cicca e abbino calzettoni colorati + anfibi + mini, come ho visto fare alla figlia della Mina, una volta dal giappo. Anzi no, aspetta, adesso elimino i punti le virgole le maiuscole e ancheglispazi. Libertà anticonformismo rottura delle regole degli schemi. Di sticazzi, perdio!
E lungamente raccontarmi, volevo, poi dall'alto sorvolarmi, irrimediabilmente fuori moda e spettinata come sono, per capire com'ècos'ècomecristopuò un timpano piombato sentire dappertutto suoni sordi e questa ottusità chiamarla critica letteraria.
Eh, come dici? Non ti arriva nulla al corazon, non ti ecciti, non ti emozioni, non fila e non fonde? Hai ragione: questa colla ha troppi gradi di separazione dalla melassa e il birignao non è di marca. Sei brava, hai fiuto, non lo rifilano a te un Louis Vitton tarocco, accattato per venti euro alla stazione, con ombrello tascabile in omaggio. Ché poi, maledizione!, nemmeno piove.
Avrei voluto scrivere di libri, di editori, di blogger ubriachi, ma poi qualcuno ha detto meglio di me. Ubi maior.
inviato da Shangri-La, 18:42 | permalink
12.02.05
GLORY DAYS
Cronache dell'anno Mille
Se li contendono le corti signorili di mezza Europa. Della loro ambita presenza si fan vanto conti, marchesi di Carabà e gatti con gli stivali. Volete anche voi dar lustro alla vostra casata? Deliziate i vostri ospiti con le liriche di Folchetto da Marsiglia, autore dell'applauditissimo sirventese "Garçon, tu m'ai rot er ca'", cui fa eco, nella poetica tenzone, il magnifico Sordello da Goito, col pregiato: "Pipol, you scassed me the uallera".
inviato da Shangri-La, 12:15 | permalink
| commenti (1)
09.02.05
MIGLIOR COMMENTO
L'aria che tira
"Premettendo che non mi sto riferendo al singolo episodio citato da Tasca, quello che percepisco io è una tendenza diffusa al rifiuto tout-court, al no pasarán deciso e irrevocabile, una sorta di lotta a chi la dice meglio, una continua confutazione dei ragionamenti altrui.
Forse si è indugiato troppo in passato sull'innaturale sistema del "volemose tutti bene", ma trovo che anche il sistema opposto di naturale abbia ben poco.
Tu dici di sentirti parte di quel nemico insonne che sta sempre all'erta per scovare l'errore altrui (concessione su cui ho delle riserve), ma mi sembra che anche tu abbia provato sulla tua pelle una sequela di attacchi portati a testa bassa e con il paraocchi ben calato sulla faccia, una tipologia di attacco cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi tempi. Il clima è diffuso, e mi viene oziosamente da chiedermi che cosa può essere stato a far scattare la levetta.
Una teoria in merito ce l'ho: credo che l'epoca pioneristica dei blog sia terminata, che ora si stia cominciando a cercare una definizione ulteriore alla definizione di blogger. Lo spazio che ci si era ritagliati comincia a stare stretto, si sente la necessità di prendere la distanza da certi atteggiamenti su cui in passato si soprassedeva. Forse perché il blog è altro da prima, e lo spartiacque è stata la visibilità data da certi media, la calata degli Unni a tirar fuori da chi si è ritenuto più utile al sistema (ma come parlo?) quello che poteva diventare business.
Non lo so, forse è una visione alla Candy Candy, ma io mi sono sempre sentita più vicina alla sua amica, come si chiamava quella stronzissima, per cui tenderei a pensare che non sia il buonismo a farmi parlare. Ma semplicemente la voglia di poter tornare a scrivere quello che mi pare senza il timor di vedermi intruppata in una guerra che, per altro, non è la mia".
Fainberg, via e-mail
inviato da Shangri-La, 12:30 | permalink
07.02.05
MIGLIOR COMMENTO
Over the rainbow
"Quello che mi stupisce (e, un po', mi infastidisce), sempre, in queste discussioni, è la auroralità-ingenuità di chi vi scrive sopra: sembrano tutti "nati ieri" - over the rainbow - è come se dicessero: il mondo è assolutamente nuovo e quello che conta è la lettura che ne faccio io. In ciò miracolosamente in billico, sempre, tra ybris/arroganza e ingenuo/romanticità. Odiano le bibliografie - prima di loro nessuno ha mai scritto niente sulla cosa - hanno idee su tutto. Sono tutti Angeli, sempre nel presente di dio - sono bimbi e quindi salvi?".
Gino Tasca, Compagnia di scrittura
inviato da Shangri-La, 20:03 | permalink
04.02.05
SENZA PAROLE
Stile libero
In piscina, dondolando mollemente, appeso al galleggiante. "Ciao, come-ti-chiami-quanti-anni-hai-sposata-fidanzata-convivente-sperabilmentesingle?". "?". "No sai, perché...". "Ah, certo". "E quindi hai un figlio?". "Già". "Ma non mi dire". "Eh". "Vabbeh, allora ti presento mio figlia". "?". A bordo vasca, la ragazza mi rilancia un sorrisetto imbarazzato. Si sistema la cuffia e parte in quarta.
inviato da Shangri-La, 18:07 | permalink
I WILL SURVIVE
Badanti
C'è chi mi dice sempre: donna fortunata, tu. E in effetti. Trovo spesso, sulla mia strada, gente che s'offre gratuitamente di badare alla mia onorabilità e che passa a spazzare le strade prima del mio passaggio. Cadrei, pigra come sono, in una serie innumerevole di impicci, equivoci, brutte figure, non fosse per queste buonanime. Non so come ringraziare, ecco.
inviato da Shangri-La, 17:48 | permalink
BOOKMARK
Un'idea semplice
Semplice e pulita: Bardablò, antologia di blog.
inviato da Shangri-La, 17:30 | permalink
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