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29.01.05
INDICE PUNTATO
C'est plus facile
In piedi! Il gotha maschile dei blog si è pronunciato.
Leggendo le riflessioni (le riflessioni?) Pardon, contemplando le flessioni qui, qui, qui e qui, ho formulato i seguenti pensierini in ordine sparso.
C'era una volta il ginnasio. Vale a dire, epiche mazzolate, morti e feriti. Iscritti in quarta 30, sopravvissuti (incerottati da esami di riparazione compresi) 20. In quinta: iscritti venti, superstiti 15. Cattivoni. Mondo crudele. Fascisti. C'era una volta Giovanni Gentile, appunto. Ora c'è donna Letizia Brichetto in Moratti. Eh, le cose cambiano.
C'erano una volta le sezioni del Pci. I ragazzi ci andavano a studiare Marx e Gramsci. Oggi un partito di taglialegna e boscaioli avanza compatto dal Mediterraneo all'Atlantico. Camicia a quadrettoni, maniche rivoltate, scarponcini cingolati, presa forte e decisa, si marcia verso il sol dell'avvenire. E' l'Italia dei valori e il God Bless America. Ma è anche Zapatero, Chavez, Tony e il Mortadella. E' il revival di Sette spose per sette fratelli, insomma, di una virilità muscolare di spiccio buon senso. Anabolizzata e cardiopatica, d'accordo, ma che intanto il Capitale ce l'ha in saccoccia o nel pacco. Tastandoselo, ha capito che la sinistra è in crisi per colpa di un branco di cacadubbi dediti alle solite masturbazioni mentali. Che dite, voi laggù in fondo? Che somiglia un po' troppo alla destra e la gente non vede più la differenza? Troppo Marx in passato, troppo poco oggi, chiedete? Ma per favore, non rompete... com'è che si dice? Ah, sì: non rompete il croccante. il mondo è semplice, facile da capire, facile da governare. E ricordate: studiate l'inglese e il mondo anglosassone, che le cose cambiano.
C'erano una volta Giulio, Giaime, Leone, Cesare ed Elio. C'era una volta l'Einaudi e le riunioni del mercoledì. Oggi c'è Loredana - sottobraccio un libro pieno di refusi (ma si può, dico, si può?) - che accompagna i ragazzi al saggio di danza di fine anno, fra tutù, cipria e quaranta di piedi infilati nelle scarpette da ballo. In posa per la foto ricordo, un pissi pissi corre tra le fila: te lo immagini come rosicano gli altri? Ah già, dimenticavo: le cose cambiano, amici. Eccome se cambiano.
inviato da Shangri-La, 07:22 | permalink
26.01.05
IL PUNTO
A voi la scelta, signori
Bello l'articolo di oggi sul Corriere della Sera, "Embrioni, non esiste l'ora X", firmato da Edoardo Boncinelli. Per sommi capi, riepilogo qui il testo:
1) La vita di un organismo specifico inizia con la fecondazione, cioè con la congiunzione di spermatozoo e ovocita.
2) L'uovo fecondato, zigote, consiste di una sola cellula, ma si mette subito in moto per moltiplicarsi fino alla formazione della morula, all'interno della quale si forma una piccola cavità. Si passa così alla blastocisti. Verso il quarto giorno di vita si forma una massa cellulare interna, l'embrioblasto (da cui trae origine l'embrione), che s'impianta nell'utero.
3) A tredici giorni di vita, si distingue nell'embrioblasto un asse corporeo principale.
4) Al quattordicesimo giorno, compaiono i primi segni di un sistema nervoso centrale e di una struttura spinale. Lo schema generale del corpo è già presente, dunque.
5) Dal punto di vista biologico, non c'è nessuna discontinuità dal concepimento alla nascita.
Boncinelli così conclude: la biologia e la scienza in generale non possono dare risposte all'unica domanda sensata: quando un embrione diventa persona e gode dei relativi diritti scritti e non scritti? Non si può far altro, dice Boncinelli, che assumere, per convenzione umana, degli spartiacque. "Non possiamo chiedere alla natura o alla scienza di cavare le castagne dal fuoco al posto nostro. Occorre prenderci le nostre responsabilità e fissare dei limiti, che non potranno che avere una componente di convenzionalità. D'altra parte è una scelta che spetta all'uomo in una autentica prospettiva umanistica".
inviato da Shangri-La, 19:48 | permalink
24.01.05
SENZA PAROLE
E povero anche il cavallo
La carezza di Ciampi sulla bara di Simone
"Prima che i quattro fari si avvicinino il presidente Ciampi, la signora Franca, Gianni Letta, Follini e Martino per il governo, Fassino per l'opposizione, Fisichella e Contestabile, vicepresidenti del Senato, incontrano il povero padre, la povera madre, la povera moglie e il povero fratello di Simone". Andrea Garibaldi, oggi sul Corsera
Il figliuolo si slanciò verso di lui, ed egli gridò: - Qua, piccino, che ho ancora calda la mano! - e gli passò la mano intorno al viso, dicendo: - Questa è una carezza del re. (Cuore, Edmondo De Amicis)
Ho visto un re! Ah beh, sì beh, ah beh, sì beh... Un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime... ma tante che bagnava anche il cavallo Povero re! E povero anche il cavallo! (Ho visto un re, Fo-Jannacci)
inviato da Shangri-La, 21:43 | permalink
23.01.05
SENZA PAROLE
Se ci sei, guarda giù
"Buongiorno, posso entrare? Sto distribuendo volantini che spiegano com'è importante leggere la Bibbia".
Niente di nuovo, sotto il cielo d'acciaio di questa domenica mattina. La solita litania questuante degli sfigati di Geova s'è fermata stamane sotto casa mia.
Ma c'è un un fatto inedito in questa rituale catechesi domenicale. La voce è quella di un bambino. Alle sue spalle, la madre sovraintende compiaciuta al discorsetto sciorinato dal figlio. Me lo immagino, tra vent'anni, raccontare alla fidanzata scampoli della sua infanzia: "La domenica mattina, mia madre mi portava di casa in casa a convertire la gente e tutti mi sbattevano la porta in faccia". Non lo lascio finire. Sono tentata di aggredire verbalmente quella sciagurata e di chiederle cos'abbia nella testa, oltre a un bel po' di segatura. Ma di fronte al bambino non posso. "Mi spiace, non siamo interessati, qui, alla Bibbia".
inviato da Shangri-La, 19:53 | permalink
20.01.05
INDICE PUNTATO
In definitiva, una farsa
Si consideri il paradosso: sul tavolo delle "trattative", c'è il riconoscimento del valore d'uso degli embrioni per due ordini di finalità: curative tout court da un lato e curative della sterilità, quindi in seconda battuta "generative", dall'altro. Il paradosso sta in questo, a mio avviso: l'attribuzione all'embrione d'un valore d'uso è premessa indispensabile perché, qualora l'accrocchio fecondativo riesca, l'embrione si trasformi in qualcosa/qualcuno che ha in se stesso la propria finalità e che smette d'avere valore d'uso pena il decadere dell'acquisita sua dignità umana. Quando e come avvenga questa trasmutazione di senso, a prima vista legata semplicemente al successo d'una tecnica, non è dato sapere. L'embrione non è persona, si dice, ma quando avviene il passaggio dal non esserlo all'esserlo non mi è chiaro. Ve lo ricordate, no?, il paradosso di Achille e della tartaruga? Ecco. Siamo in panne in egual modo. Mi chiedo anche cosa significhi "persona". Immagino, nelle possibili risposte, un elenco di attributi riconosciuti anche dai codici (l'inviolabilità di principio, per esempio), ma mi sfugge l'atto o la circostanza fondativa dell'esser persona (il concepimento, la nascita, la formazione del dna, cosa?). Insomma, mi sono distratta io, si tratta di ignoranza o forse non è ancora stato elaborato un discorso serio su queste che sono ormai espressioni correnti, tanto diffuse quanto concettualmente nebulose? Ora mi si può dire: queste son quisquilie accademiche, qui c'è gente che muore di gravi malattie, si può avere il cuore di stare a soffermarsi su questioni teoretiche? Tra l'altro, leggo proprio ora, da un'intervista a Luca Coscioni sul Corsera Magazine: "Non credo a nessuno di loro. Non posso credere che considerino l'embrione davvero una persona, che possa soffrire per l'embrione: nessuno potrebbe farlo, perché la sofferenza, la compassione per gli altri sono legate a sentimenti, idee, emozioni che si incrociano nel mondo delle persone e non in cellule osservate al microscopio". Vorrei che si riflettesse su questo, intanto: l'umoralità che taluni lamentano pesare su queste disamine, il sentimento vibrante, la compassione, il Talitha, cumi che si vorrebbe pronunciato, se non da un dio che si dice morto, quantomeno dal dio moderno della tecnica, ebbene tutto questo pathos è nettamente sbilanciato a favore di chi è qui tra noi, visibile e tangibile col carico delle sue sofferenze. Quel che accade nell'infinitesimale non ci scuote altrettanto. Così come le guerre non testimoniate ci toccano di meno, così come tutto era diverso prima che qualcuno dimostrasse la sofferenza del feto abortito, così come tutto ciò che è lontano dagli occhi, è lontano dal cuore. Ma non è su questo piano che voglio scendere. La gara a chi si commuove di più e per cosa non mi interessa. A me interessa l'Essere. Il mio, il vostro, quello degli embrioni. L'Essere con la e maiuscola. E su questo tema ho già fatto in passato le mie riflessioni. Poiché considero assurdo - d'accordo con Severino - il concetto di "essere in potenza" (perché implica l'idea di nihil absolutum e quindi di un divenire che è continuamente nientificazione di ciò che è stato e creazione ex nihilo di ciò che è e che sarà), e poiché convengo nel ritenere il divenire il manifestarsi degli eterni nel cerchio (eterno) dell'apparire, ne consegue che tale (cioè eterno) è anche l'embrione, nell'ambito di questa visione, e necessario il legame che unisce il suo manifestarsi in quanto primo agglomerato di cellule al manifestarsi dell'individuo adulto ch'esso è destinato a diventare. Data questa premessa, va da sé che se la soppressione dell'individuo adulto è da considerarsi omicidio e se l'eventuale finalizzazione della sua esistenza al servizio di qualsiasi scopo è da intendersi come un insopportabile asservimento, tali principi morali sono da estendersi anche all'embrione. (Ricordo che questa tesi è considerata fuori dalla Chiesa e che si tratta - non ci sarebbe bisogno di ribadirlo, trattandosi di filosofia, quindi di un sapere interessato alla ricerca della verità e non alla fede - di una posizione assolutamente laica). La legge sulla fecondazione assistita cerca di salvare capre e cavoli operando un compromesso tra le possibilità messe a disposizione delle coppie sterili dalla tecnica e l'imperativo morale di garantire a ogni "essere in potenza" il suo svilupparsi in "essere in atto". L'accrocchio non riesce granché e s'arrampica su limitazioni (l'impianto di non più di tre embrioni per volta, che rappresentano il limite massimo di feti che in generale una gravidanza riesce a sopportare senza sicuro rischio di morte per qualcuno dei feti) che di fatto - lamentano i critici della legge - rendono inefficaci le tecniche di fecondazione assistita. (Anche qui però i pareri dei medici sono discordi). La fragilità del compromesso dipende in parte dalle premesse teoretiche (Severino ha mostrato perché a suo dire la difesa cattolica dell'embrione abbia i piedi d'argilla), in parte dallo scarso senso, quando non dall'impossibilità, di limitare l'efficacia della tecnica. La tecnica non è, infatti, se non è lasciata libera d'agire al massimo della sua potenza. Ora io ho qui espresso una tesi filosofica indigeribile ai più. E mica pretendo di convincere nessuno. Dico questo, anche a quelli cui questo approccio non importa un fico secco: definito genericamente l'embrione un "non ancora" o anche solo nient'altro che "materia organica", quale peso si intende conferire alla decisione di deviare il corso degli eventi che porterebbero lo stesso alla maturità di feto? Insomma, accade o non accade qualcosa di importante in questa decisione, che non merita d'esser liquidata con pressappochismo, trascuratezza ed eccessiva disinvoltura? Per indole, io che non gradisco sconti di nessun genere, amerei che si dicesse: sì, in quest'atto si decide un destino e si compie un sacrificio sull'altare di maggior bisogni e sofferenze. Si può arrivare a dire "io uccido", come dicevo in un post di qualche tempo fa, o anche soltanto - ma almeno! - "io interrompo un processo inevitabile che porterebbe a una vita umana". L'indifferenza no, non l'accetto. La sbrigatività e la noncuranza nemmeno. E mi piacerebbe anche che non si sbertucciassero le opinioni di chi considera l'embrione un individuo (in potenza o in atto), perché il dilemma morale che si pone non è da poco: essere cittadini di uno Stato democratico, che cerca di garantire a tutti eguali dignità, diritti e doveri, significa rimanere inerti e permettere ciò che si considera un omicidio? Siamo sicuri che la posizione, mettiamo, di un cattolico debba esser tacciata di illiberalità? Io per esempio, che ho detto come inquadro la questione, mi pongo questo problema: liberalizzerei tutto proprio perché sono convinta della giustezza di ciò che ho sopra esposto e perché, nella convinzione sperimentata giorno per giorno che la volontà di potenza vuole l'impossibile e non ottiene mai ciò che realmente vuole, se non nella propria illusione, lascerei andare questo fiume in piena dove vuole andare, cioè verso il paradiso della tecnica - e il massimo dell'angoscia - che l'attende. Dall'altro lato, so che così facendo mi renderei complice di questa violenza e firmerei la resa contro ciò che più mi ripugna, cioè la consapevolezza che il limite di ciò che si può fare venga spostato ogni volta sempre più in là e che la tecnica crea altrettanti bisogni indotti e dolori e angosce di quanti prometta con la sua faccia d'angelo di risolverne, sicché nulla, ma proprio nulla viene ormai accettato come parte del proprio destino, ma tutti si è spossessati della propria storia. Tutti pronti per amara ironia a tradurre l'antico conosci te stesso in un moderno "guardati dentro perché quel che t'accade te lo scegli". Finché però non si profili all'orizzonte la Soluzione. La pilloletta, l'operazione, la cellula magica, la provetta. Allora basta, non capiamo più niente. Completamente accecati, corriamo come forsennati dietro l'ultimo ritrovato miracoloso e tutto ciò che è d'ostacolo dev'essere travolto. Figuriamoci poi se si tratta di qualche insignificante cellula che non ride, non piange e non ti guarda negli occhi. Ed è impressionante il martellamento mediatico. La ricerca, la ricerca, la ricerca, vogliono bloccare la ricerca! Come se la Grande Cura fosse lì, dietro l'angolo. Invece sono anni e anni e anni che si favoleggia di queste staminali embrionali. C'è gente, tanta gente, che ride di Gesù Cristo in croce, gente che non crede a niente, ma guai quando parla il luminare, guai quando parla lo scienziato. Il filosofo no, una bella pernacchia. Il dutùr in camice bianco è invece il Vangelo. Ma un po' di misura, un po' di sano scetticismo, no? Gente, io spero che abbiate ragione voi. Io spero che non salti fuori un giorno uno che ci venga a dire, com'è successo per le questioni climatiche e ambientali: basta allarmismi, l'elenco delle balle è questo. Per finire, l'altro dilemma che turba chi pensa agli embrioni come vite umane in divenire è che sottozero ci sono 30mila embrioni sovrannumerari. Che farne? Buttarli via o usarli per fare del bene (detto col tono un po' enfatico)? Questo fatto a mio parere chiude la bocca a me, a quelli che, per tutt'altre ragioni, sono del mio stesso avviso, ed è la prova provata che la legge è splendidamente inutile, perché tutto quel che cerca, nello spirito, di impedire è già accaduto. C'è una legge sull'aborto, intanto, che ha già stabilito cosa una società civile pensa degli embrioni e financo dei feti. E ci sono 50mila aborti l'anno solo in Italia, dicono le statistiche (mi pare pazzesco, ma così ho letto sul Corsera). I radicali dicono che sono diminuti del 44% quelli clandestini, ma intanto né l'aborto, né gli anticoncezionali, né le associazioni di aiuto alle madri impediscono l'accadere continuo degli infanticidi. Il che dovrebbe far riflettere un po' certi positivisti e progressisti, che pensano di bonificare in quattr'e quattr'otto il lato oscuro della vita. Dunque, la legge è inutile, dicevo. Tutto questo lungo discorrere, anche. Perché la tecnica non aspetta, non considera obiezioni morali e/o filosofiche di nessun genere, non tollera alcuna limitazione e soprattutto produce coscienze tecniche. Ecco perché, in definitiva, irrido alla cosiddetta "scelta di coscienza", ne sostengo l'impossibilità - a meno di fingere di vivere in un mondo altro, fuori dalla Storia e dal nostro tempo - e sempre più mi domando il perché di tutta questa farsa.
inviato da Shangri-La, 19:59 | permalink
18.01.05
INDICE PUNTATO
In ricordo di S.
La prima volta ne sentii parlare quindici anni fa, al telefono.
"Sai, speriamo nelle staminali".
"Le staminali?".
"Sono cellule... stanno portando avanti delle ricerche. Così ci ha detto il professore, almeno".
"Speriamo".
La ricordo vent'anni fa al liceo, curva nel banco a fianco al mio, la bocca semiaperta sull'intrico contorto dei denti, gli occhi sfuggenti, i capelli un cespuglio spinoso.
Nell'insieme, una vita con la sufficienza in pagella e il fiato corto di chi corre a recuperar palloni e sa che gli applausi e gli inviti, mai e poi mai.
Eletta a raccogliere le sue rare e pudiche confidenze, io sola la conoscevo com'era, caustica e tagliente quant'altre mai, dimessa all'apparenza ma brillante tra le mura protette dell'amicizia. Dopo qualche suo commento sibilato a mezza bocca, mi si sentiva ridere all'improvviso dal fondo dell'aula. "Che cos'hai, ti diverti?", mi chiedeva il prof. interrotto. Sì, mi divertivo parecchio e anche imparavo. Più puntigliosa e precisa di me, si costruiva a prezzo di nottate in bianco una cultura rocciosa, puntellata da una memoria di ferro che mi impressionava. Sua madre alle tre di notte la trovava ancora alzata, china sui libri, ed erano rimbrotti continui. "Dille qualcosa almeno tu", mi chiedeva. In qualche modo uscimmo dall'incubo liceale e ognuna andò per la sua strada, lei con l'occhio al microscopio, io con Platone sottobraccio. Mi pareva contenta, a dire il vero, e stranamente a suo agio coi compagni di università. Poi un giorno sua madre, al telefono: "Non sta bene, sai. Tutte le cose che studia, quelle che vede in laboratorio, la impressionano. Lascia perdere le ho detto". Io non capivo, mi pareva tanto strano. Dico, si può mica rimanere turbati dalla foto di una cellula? Un anno dopo, "Ho cambiato facoltà", mi disse, "ho scelto Lettere". "Ma sei sicura, è una scelta ponderata? Pensavo ti piacesse tanto quello che facevi". Niente, ormai aveva deciso. Contenta lei, pensavo. Un giorno alla stazione, in attesa del treno per Milano, la vidi arrivare. Guardai due volte, incredula. Disarticolata dalle manovre di un burattinaio ubriaco, incedeva a passi incerti col piede piegato a uncino, cercando a tentoni un appoggio sicuro. E così seppi. "Non è sclerosi, guarda. Non riescono a fare una diagnosi", mi disse, raccontandomi del suo peregrinare per gli istituti di mezza Europa specializzati in malattie degenerative del sistema nervoso. I suoi spesero parecchio per tentare tutte le cure possibili, ma dopo un anno fu costretta ad abbandonare definitivamente l'università, ormai derubata della propria indipendenza. E vennero le telefonate difficili, con la voce rotta e affannosa, ché la malattia influiva anche su quello. "Come stai?". "Al solito". "Uhm". "Ma speriamo nelle cellule staminali". Sono passati quindici anni e tre comete.
In Tv, ieri sera, ho sentito due scienziati esprimere, a proposito di queste ricerche, due opinioni opposte. Uno dei due sosteneva che assolutamente la cura di parecchie gravi malattie dipende esclusivamente dagli studi sulle cellule staminali embrionali. L'altra diceva invece che quanto ai risultati di ricerca non ci sono statistiche significativamente sbilanciate a favore della ricerca sugli embrioni rispetto a quella sulle cellule staminali adulte. Ora, ammesso e non concesso che la disamina di questo punto sia decisiva nell'orientare il comportamento elettorale in sede referendaria, io mi chiedo come si possa essere così superficiali da definire questa una scelta di coscienza. Pare a me questo sempre più un mondo di capezzoni di minchia.
inviato da Shangri-La, 17:18 | permalink
14.01.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Così, senza rancore
Mesi e mesi fa. Entro in un ristorante. Cioè entra prima lei, la pancia, e io al seguito. Mi danno un tavolo vicino a una coppia. Lui si accorge che no, non sono una kamikaze imbottita di tritolo, piuttosto una donnina senza cattive intenzioni, in versione momentaneamente marsupiale. Sorride, si alza e mi fa passare. Si risiede di fronte a lei, occhi spenti a fessura, avvolti in una nuvola di fumo. La guardo seccata, ma lei non fa neanche una piega. Se ne accende altre tre, libera, bella (si fa per dire) e rivoluzionaria (si fa sempre per dire).
Ho pensato "ma brava".
Vabbeh, ho pensato "puttana".(R. Vecchioni, Due giornate fiorentine)
inviato da Shangri-La, 19:22 | permalink
INDICE PUNTATO
Mi serve un prestito
Scusasse, vossia, dov'è che devo mettere le crocette al referendum? Ché se me lo dice prima cosa devo fare per far bella figura, risparmio la fatica di indovinarmelo da sola. No, perché io la coscienza me la sono anche cercata, ma non l'ho proprio trovata. Perciò sia buono, mi presti la sua. E non tema: gliela restituisco come nuova.
inviato da Shangri-La, 19:01 | permalink
13.01.05
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Ri-call center
Un modo come un altro per mandarsi affanculo gratuitamente. Tu perché mi scassi, io perché non colgo al volo questa fantastica offerta. Ed è già la seconda volta che mi chiami. Colpa mia, che ti avevo liquidata con un ci devo pensare. Mi pareva brutto dirti che di Sky non me ne frega niente.
inviato da Shangri-La, 19:42 | permalink
I WILL SURVIVE
Associazione Invalidi di guerra
Ancora vivi?, mi sorprendo a pensare, mentre oltrepasso veloce il portone.
E che fanno, si incontrano e se la raccontano, io la gamba, tu il braccio?
La Memoria - soprattutto l'altrui - è cosa molesta. Non è che una targa in ottone su un locale con avviso di sfratto.
inviato da Shangri-La, 19:27 | permalink
11.01.05
I WILL SURVIVE
Smoking zone
Pensieri azzurrini salgono alti e sottili, in un breve giro di valzer. Seguono applausi, inchini e sparizioni in dissolvenza. E in questo loro vano riempire i vuoti del cuore, tutto lasciano saturato, nulla rivoluzionato.
Del fumo che ho incontrato, di quello che ho fumato. Del perché ho smesso anche quel poco.
inviato da Shangri-La, 20:52 | permalink
09.01.05
SENZA PAROLE
Apocalittici e integrati
"Con questa catastrofe, Dio ha voluto dare uno spunto di riflessione".
Vittorio Messori, oggi su Tg2 Dossier
inviato da Shangri-La, 00:19 | permalink
08.01.05
TRENDY
Con una sola pallottola
"In fondo i blogger sono innocui".
Alessandro Trocino, oggi sul Corriere della sera
inviato da Shangri-La, 21:58 | permalink
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