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04.12.04
SENZA PAROLE
Rifiuto solido urbano
Sola, finalmente. Tutto un mondo deflagra in lei, mentre spinge a forza dietro la porta chiusa a chiave la folla di sospetti, rimproveri e sguardi indagatori che da mesi la insegue e ora bussa furiosa. Fuori. Tutti fuori. Serra le mascelle, stringe i pugni, poggia i piedi contro il muro, a far leva, e prega un dio, uno qualunque. Non voltarmi le spalle anche tu, devo finire, lo supplica. E' un masso che rotola, inesorabile. Le preme le reni, la travolge in un'ultima spinta ed esce da lei con un grido soffocato. Fuori! Fuori anche tu. Stremata, cerca a tentoni le forbici, si risolleva e taglia il cordone. Non voglio guardare, non voglio. Ma poi non resiste. Lo tocca piano, a palpebre socchiuse, gli mette una mano sulla bocca, per tacitarne il pianto, cede al desiderio e apre gli occhi. Come sei, come sei. Lui è un inerme tremito di freddo, un pianto disperato fatto a immagine e somiglianza che la trafigge per sempre. Non posso, non posso. Raccoglie tutte le sue forze, apre il sacco nero e lo adagia dentro. Piange, lo accarezza, non ti accorgi di niente, gli sussurra, e stringe il nodo. Il sacco si dibatte, urla, si muove, si muove, si muove, si muo... Fine. Finito. Svuotata, si rialza, ripulisce di sangue e placenta e piano si riveste. Prende il sacco, esce e raggiunge a fatica il cassonetto più distante da casa. Solleva il coperchio, lo getta e torna sui suoi passi, mortalmente sollevata. E sola, finalmente.
Shangri-La, 12:46
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