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08.10.04
I WILL SURVIVE
Non è la gelosia quello che sento
A volte è rosso passione. Altre, giallo gelosia. Altre ancora, bianco verginità. Un colore per ogni stato d'animo: questo dice di sé al mondo l'uomo con la rosa in mano, addossato alla solita colonna sotto i portici. E non una parola, nessuna a nessuno. Se ne sta solo, in piedi, e impugna alto il fiore per il gambo, come fosse quella l'unica fiaccola accesa nel buio della sua mente. E' di quelli che fuma con piglio igienista, con la sigaretta tra pollice e indice, lo sguardo fisso alla brace, dopo ogni boccata, e le labbra strette strette, quasi inghiottite. Me lo immagino, dopo l'amore, affrettarsi in abluzioni purificatrici, perché forse sì, è di troppa purezza di cuore che s'impazzisce. Qualche tempo fa ne scrisse il giornale locale. Pare avesse perso la testa, quel poco che rimaneva, per una commerciante del centro. La importunava di continuo - denunciò lei - stazionando tutto il giorno fuori dal negozio e offrendole amore, rose e dedizione non gradita. I carabinieri lo convocarono in caserma, lo ascoltarono, sorrisero mestamente e lo lasciarono andare. L'altro giorno l'ho visto in piazzetta, come sempre. Benvestito, perfettamente sbarbato e coi capelli divisi da una riga maniacalmente dritta, confortante monumento alla più folle delle fedeltà, quella non corrisposta. Aveva scelto la rosa gialla che, dicono, mette in guardia dagli sguardi invidiosi. Dritto e fiero fumava e pensava ai casi suoi, consumandosi come cenere sotto gli occhi della sua bella.
Shangri-La, 14:47
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