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27.10.04
I WILL SURVIVE
In the name of love
Nel delirio di questi giorni e queste notti senza tregua, coi neuroni impastati di Fissan, le spalle umidicce di saliva, le maglie macchiate da rivoli di latte, il polso slogato e le ossa indolenzite, è con piacere che mi accascio alle due di notte di fronte alla lugubre faccia da iettatore di Marzullo. Che è bravo, bisogna dire, a far dell'intervista introspettiva un'arte, alla faccia della vulgata che lo vorrebbe insipiente raccomandato tout court. Buona la scelta degli ospiti, intanto, se il buon Gigi è capace di pescare perfino nel mazzo delle aspiranti Miss Italia o delle vallette del sabato sera ragazze dalla conversazione piacevole e non banale. Comunque, ieri sera era la volta di Antonio Catania che, rispondendo a una domanda sul senso della sicilianità, ricordava di aver assistito, per le strade di Acireale, a un episodio in cui si possono leggere in filigrana la paradossalità, la furia, l'irrazionalità ma anche il calore appassionato dell'amore. Padre e figlio, raccontava l'attore, camminavano fianco a fianco sul marciapiede. A un certo punto il bambino sfugge al controllo del padre e attraversa improvvisamente la strada proprio mentre sopraggiunge una macchina. Brusca frenata e incidente evitato, per fortuna. Senonché il padre, accecato dall'ira, acchiappa il ragazzino e gli gonfia la faccia a furia di schiaffi, imprecando e inveendo. Sfogata la rabbia, d'un tratto il genitore si calma. Guarda il figlio con benevolenza, lo prende affettuosamente per un braccio e gli dice: "Hai visto? Potevi anche farti male".
Shangri-La, 16:01
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