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26.10.04

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Francamente, me ne infischio

Ciuffo alla Crepet e occhialetti alla Pietropolli Charmet, oggi circola con un'elegante ventiquattrore Bridge e s'infila in un portoncino, proprio di fianco al Castello, dove riluce una targa in ottone: "Dottor ***, Psicoterapeuta".
Se mai banda d'idioti vi fu, al liceo, lui certo non ne fu estraneo. E con lui una masnada di stimati (si fa per dire) professionisti in grisaglia, che ora insegnano (!), fanno gli avvocati, i manager, i travet in banca o sailcavolocosa. Tutti comunque con quel genere di curriculum buon sangue non mente che continua gloriose tradizioni familiari.
Allampanati alcuni, imbolsiti da eccesso d'ormoni adolescenziali altri, spendevano cinque delle ore quotidiane dei sedici anni d'allora nella classe che tallonava per età e grado la mia.
Tra i loro compagni di ventura, brillavano due o tre miei coetanei, ingloriosamente caduti tra la prima e la seconda guerra punica ginnasiale. Ed erano quelli più infervorati dalla voglia di spaccare tutto.
Andava così: a metà mattina, il rifornimento di benzina era garantito da un buon numero di bottiglie di vino nascoste in bagno e naturalmente dal rituale giro di spinelli. Verso mezzogiorno, gli occhi erano lucidi quanto bastava, le guance rubiconde e la voglia di ridere tanta. Dopo l'una, prima di tornare a casa, cominciava la festa: sedie e banchi distrutti, la classe sottosopra, i bidelli costernati.
Allora come oggi era vero ciò che un ragazzo ha detto ai microfoni di Radio popolare, all'indomani del fattaccio al Parini: "la scuola è lì per essere distrutta".
Li guardavamo, noi che avevamo solo un anno di più, e ci sentivamo dei matusa. Onestamente, non so se per amore della res publica (ne dubito) o per antipatia epidermica, avremmo volentieri riservato al loro deretano trattamento analogo a quello subito dall'arredamento della scuola.
L'alternativa tra punire ed educare non si poneva, per noi. Ci stavano solo francamente sulle palle. Così immagino avrei anch'io qualche prurito alla punta dei piedi, se mi trovassi oggi tra i turnisti del Parini.
Ma non lo sono. Perciò mi concedo il lusso di provare una profonda compassione nei confronti di quei cinque mentecatti, contenta di non conoscerli personalmente, così da poter una volta tanto mantenere e vantare un educato atteggiamento di sinistra, alternativo a quello che può apparire biecamente destrorso del mio fraterno figlio dell'Arma.
Li compatisco perché scommetto che l'anno scorso, quando avevano allagato qualche classe col medesimo sistema, queste menti acute siano state fregiate di galloni dorati dagli stessi compagni che ora avanzano col cappio in mano. Non solo.
Penso che davvero la cosa sia andata al di là delle intenzioni (comunque vandaliche, d'accordo) per il banale motivo che questi sedicenni dall'età mentale di un undicenne non sanno minimanente valutare - e non per colpa loro - l'entità del danno provocato dall'acqua che filtra nei muri per una notte e un intero weekend.
Nel loro mondo povero di cose e ricco di astrazioni, non c'è spazio per la maturazione di questa capacità di previsione molto terra terra. E' un mondo in cui le uova non le cova la gallina, ma il supermercato.
Li compatisco infine perché mi pare che la punizione - pesantissima - sia già contemplata nel peso della vergogna, del senso di colpa, della pubblica riprovazione e del danno economico provocato alle loro famiglie. Tutte cose che incideranno non poco nella loro storia personale.
Tuttavia la mia compassione è fredda, li schiaccia ancora di più sotto il peso di responsabilità che non sono tutte loro, e dimostra una fondamentale sfiducia nei confronti loro, dei genitori e della scuola tutta che, non sapendo tematizzare la propria insensatezza, la dissimula dando inconsapevolmente la stura a sintomatiche manifestazioni di isteria, disagio e noia.
Le pedate più o meno metaforiche, invece, e i cliché delle minacce d'espulsione da tutte le scuole del Regno insieme con i brutali inviti ad andare in miniera (et similia) sono invece reazioni calde, passionali, tipiche dell'amore paterno e più auspicabili - per i protagonisti della vicenda - di qualsiasi bonarietà pedagogica che fa tanto pensiero debole in loden e Clarks.


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