ANIME SALVE


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12.07.04

I WILL SURVIVE

Questo azzurro non mi piace

Se esisti o è pura fantasia, mi chiedo, tu che non mi confondi con la faccia dell'altra gente e non studi da che parte prendermi.
Tu che lo sai che non servo a niente e una parola carina non ce l'ho, un argomento di conversazione nemmeno né una collezione di carabattole qualsiasi, e poi tutto mi sfugge di mano, maldestra come sono.
Ci sono stati, secoli fa, pomeriggi così azzurri e scintillanti che ero convinta bastasse girare l'angolo per incontrarti. E che tu avresti saputo subito quel che c'era da sapere.
Devo aver sbagliato angolo, allora, o forse non era alle quattro meno un quarto che dovevo svoltare, ma un minuto prima o uno dopo, chissà.
Mi son detta poi che me l'ero figurata troppo facile e che forse tu stavi nascosto dietro maschere mute, t'avevo fatto qualcosa, magari, un appuntamento mancato, chessò, una scortesia di troppo.
Sorridi troppo poco, m'ha sempre detto mia madre. Ecco cos'era. O era solo quel po' di trasparenza di troppo, il problema, se ti stavo di fronte e tu non mi vedevi.
Un po' come una mosca sul lampadario, una zanzara sul muro o una macchina parcheggiata che guardi e passi oltre, chiuso in altro e poi, come in una scena degna dei Blues Brothers, ti ho sempre amata, le dici, prima di capitombolare giù nell'oblio del tempo.
Perché ti ho capito, sai. Tardi, ma. E' l'ultima parola famosa quella che insegui oltre il limite e l'asso nella manica quello che sogni di giocare un attimo prima di chiudere la partita, tu, maestro nel temporeggiare, scaltro nello sgusciar via, tu che domani, sì, ti farai trovare dalla verità a viso aperto e mani nude, tu che a sorpresa smetterai il bluff, sparpagliando nel vento i calcoli di una vita e i quattro sassi che ti sei sempre tenuto in tasca. Domani, domani il gran giorno.
E ora, sai, c'è un tipo buffo che ti farò le scarpe durante la tua assenza mi dice con l'aria di scoperchiare, monello, chissà che bidone.
Uh. Sapessi, gli risponde di rimando la mia strizzata d'occhi, che armadio pieno di tacchi consunti ho io, di stivaletti, sandali e punte strette più di quanti giorni ci siano in un anno.
Tu suola e risuola quanto vuoi, gli sorrido, che io intanto preparo i sacchi per la campana gialla della Caritas che sta nell'altro isolato.
Caro il mio angelo azzurro, il tempo porta saggezza - o stanchezza, ancora non so - e io certo non ti aspetto più all'angolo che sai, tra le quattro meno un quarto e le cinque.
Va bene anche così, ormai. Ogni incontro un equivoco, ogni sorriso un voto ai demoni, ogni parola un buco nell'acqua. Né prendere né lasciare e avanti il prossimo, qui in coda col numeretto in mano.
Guardarsi e riconoscersi non era di questa partita, è evidente. Forse la prossima, se non ho niente di meglio da fare.


Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it