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19.07.04

INDICE PUNTATO

Lavorare stanca

Giorni fa termino di leggere un libricino-cocktail che zompetta leggero intorno alle vicende di un trio di amiche lanciate alla conquista della Grande Mela e mi ritrovo a osservare che anche negli uffici americani torme di impiegati annoiati e nullafacenti sono assediati da stagisti animati da insopportabile buona volontà e desiderio di mettersi in buona luce.
E che insomma anche lì si cazzeggia tirando sera o al limite ci si frulla i neuroni in quelle tipiche e inutili occupazioni impiegatizie nelle quali s'accumula la forza d'inerzia che motiva l'inspiegabile sopravvivenza del dinosauro aziendale.
La regola aurea è: massimo sforzo, minimo risultato. Ma se pensi che tirare a campare sia il vizio originario del terziario, ti sbagli di grosso. Ormai, cosa ci sia o debba esserci dentro la parola lavoro è un mistero.
Te ne accorgi dando un'occhiata ai lenti e siddiati colpi di cazzuola dei muratori che lavorano due palazzine più in là, in vistoso ritardo con la consegna degli appartamenti - prevista per il maggio scorso - e apparentemente immobili, come tante Penelopi che di giorno tessono e di notte disfano.
E' buffo. Tutto questo Paese è un cantiere all'aperto e nessuno sa più tirar su un muro diritto. Mi dice infatti un giovane geometra che trovare un'impresa edile decente è come cercare un ago in un pagliaio e che all'ottanta-novanta per cento lavorano coi piedi facendo più danni che altre cose.
Demerito di generazioni di italiani rammolliti dal benessere? Non solo. Le imprese ormai impiegano diversi extracomunitari che sono, sì, sottopagati, ma che - mi par quasi di vedere la faccia inorridita di qualche terzomondista di professione - non sanno né vogliono fare un beneamato. Provare per credere.
E i famosi bergamaschi, i re dell'edilizia, forti di una nomea che li vuole i migliori sul mercato e quindi in diritto di chiedere cifre esorbitanti? Quelli te li raccomando.
Mi hanno appena raccontato di una signora milanese che - dovendo posare quattrocento metri quadri di parquet - s'è rivolta a una ditta specializzata di Bergamo, la migliore (e la più cara) sulla piazza.
Velocissimi, nel giro di un solo giorno hanno completato il lavoro, senonché la suddetta signora, al rientro nell'appartamento, si è accorta che ciascuna listarella di legno era macchiata di umidità.
Immediatamente, telefona all'impresa e chiede la sostituzione del materiale. "Problemi di stoccaggio", le rispondono, "domani veniamo e sistemiamo tutto".
L'indomani mattina, una telefonata di buon'ora annuncia il contrordine compagni: "Ci abbiamo ripensato, signora. Il parquet rimane quello che abbiamo posato e, se lei vuole, ci faccia pure causa".
Basita, la signora decide di procedere per vie legali e, oltre al proprio avvocato, le tocca nominarne un altro di Bergamo, perché quello è il foro competente.
Il giorno dell'udienza si trova di fronte un giudice che asserisce di conoscere bene l'impresa chiamata in giudizio e di ritenere che lavori sempre ad opera d'arte, per cui dispone che la committente si accontenti di aver pagato i due terzi del dovuto e così sia.
Naturalmente, su dieci che galleggiano allegramente su questo malcostume, ce n'è uno onesto e bravo. La classica rondine, insomma, che...


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