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26.07.04
SENZA PAROLE
Dietro un silenzio
Mi conosco. Arriva sempre il momento in cui salgo in macchina, giro la chiave e il motorino d'avviamento fa i gargarismi, girando a vuoto. Riprovo dopo una pausa meditativa a dita incrociate. Niente. L'innesco latita e la quattroruote si pensiona, parcheggiata a lato della vita. Non resta che scendere, chiudere la portiera e rientrare in casa. E' successo di nuovo, mi dico, lo presentivo nei cumulonembi che lievitano imbrociati all'orizzonte, nei borbottii sfastidiati del cielo e nel grigiobuio che scalza il giorno prima dell'ora. Le avvisaglie mi sono chiare: la voce che si spegne, la mano stanca e una strana quiete rassegnata sono antiche compagne di strada. Amiche forse no, ma salvavita anti corto circuito, quello sì. "Perché non parli", mi sento dire, mentre mi muore in gola il troppo e il nulla che avrei da dire, taciuto dietro il sorriso di vetro di chi per un attimo, un attimo solo ti ha visto sulle assi di un palcoscenico, mattatore di un dramma in unico atto in cui ora chiami l'applauso del pubblico, ora ne invochi la maledizione e strepitando e pestando i piedi "dammi un segno", urli, "e reagisci, perdio!". Ma il motorino non gira, la benzina non c'è, la macchina non parte e del resto tu, con me, non saresti mai voluto venire.
Shangri-La, 17:41
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