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Volti, mari e bellezze senza tempo.
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30.07.04
SENZA PAROLE
Working day
- Com'è andata oggi?
- :-(
- Allora?
- Una dura giornata di ozio.
- In cosa diversa dalle altre?
- A un certo punto, non sapendo più cosa fare, sono andato in bagno e mi sono lavato i piedi.
inviato da Shangri-La, 21:33 | permalink
INDICE PUNTATO
Delitto e castigo
Leggo sul morituro Quattroeunquarto che "Oggi la stragrande maggioranza delle persone sta in carcere con altre ragioni, o scuse. La ragione del desiderio punitivo e vendicativo delle persone". E' un'affermazione vera, non è vera, è condivisibile, non lo è? Impossibile rispondere: c'è la gente di mezzo. Cioè tutti e nessuno al tempo stesso. La gente è un fantasmatico, ma non per questo meno reale, oggetto del pensiero. L'oggetto del mio pensiero. Il mio uomo massa, insomma, quello che la mia sensibilità mi rappresenta nel corso dell'incessante confronto tra l'io (con la sua inavvertita molteplicità) e il mondo, dove l'uno e l'altro termine di questa polarità sono in un rapporto di continuo commercio e quindi solo astrattamente individuabile - per lo più a beneficio dell'andamento dialettico del pensiero - come lo stanziarsi di poli distinti e autosufficienti. Ora il mio uomo massa, la mia gente è antica più di quanto non sappia di essere. E' arcaica, greca, cristiana, pagana, moderna e contemporanea al tempo stesso. La mia gente non è semplice. Non è forcaiola tout court. Piuttosto, non ha appigli etico-culturali sufficientemente saldi, al momento, per riuscire a metter pace tra tutte le sue anime. Soprattutto di fronte al sangue. Che una di queste anime sia appartenuta - e appartenga per retaggio culturale - a un dio geloso e vendicativo è certo. Che quel dio abbia generato da sé il superamento della propria stessa weltanschauung, sublimata in una divinità più tollerante e pronta al perdono, è altrettanto certo. Che dio sia morto il giorno stesso in cui ha abbandonato la propria arcaicità per scendere a compromessi col pensiero tecnico e tentare la via della modernità, e che infine questo processo di necrosi sia senza ritorno è un'ovvietà filosofica - e quindi elitaria - della quale nemmeno l'ateismo modaiolo ha compreso la portata. E tuttavia è una realtà anche questa. Quindi siamo qui: noi e il sangue, le mani tra i capelli, confusi, nessun dio cui appellarci, nessuna comunità alla quale stringerci, nessun codice cui fare riferimento. Il sangue va lavato: lo sappiamo per istinto primigenio. Ma non sappiamo come, quando e perché. Il crimine va espiato: anche questo sappiamo per istinto di conservazione di quel che resta del nostro vivere associato. Ma anche qui non sappiamo più come, quando e perché. Ora, che si denunci la condizione disumana in cui versano le tante carceri fatiscenti di questo Paese è cosa dovuta. Ma bisogna anche capire che il carcere in quanto tale è uno degli ultimi baluardi di una cultura che, prossima al crollo, si aggrappa alla fede nell'inoltrepassabilità di un limite etico nonostante la Tecnica sia lì a dimostrarle, ogni giorno, che la volontà di potenza ha successo e che tutti i limiti sono oltrepassabili. Non solo. Bisognerebbe cogliere anche l'incolmabile abisso che c'è tra la più disgraziata delle vite dietro le sbarre e il sangue versato, altrimenti si finisce per fare un discorso che alimenta colpevolmente la conservazione dello status quo senza dare altro contributo alla cosiddetta crescita della coscienza civile se non quello di dire a questa stessa coscienza: vergognati di te stessa. Ora la questione carcere sì - carcere no non può essere trattata in termini massimalisti. Né in termini blandamente moralistici, sia in un senso che nell'altro. Nemmeno il Codice di per sé solo - anche laddove stabilisce i termini di legge nei quali è lecito applicare le misure di custodia cautelare - basta a illuminare l'agire fuori da ogni ragionevole dubbio. Prova ne è il recente ritorno alla ribalta di un celeberrimo fatto di cronaca, attraverso il quale è risultata evidente l'opinabilità delle considerazioni sulla base delle quali si stabilisce la reale pericolosità sociale di un indagato, di un imputato o di un reo. S'è visto che le reazioni alla temporanea conclusione di questo caso giudiziario hanno da più parti stuzzicato argomentazioni di ordine sociologico nonché osservazioni in merito al sistema giudiziario in generale, al Codice penale e alla sua applicazione. Intanto, ammesso e non concesso che la "gente" si scandalizzi del fatto che una condannata a 30 anni di reclusione per un reato gravissimo, seppure in primo grado di giudizio, rimanga a piede libero, ciò avviene, a mio parere, non per gusto forcaiolo o istinto di vendetta. Né la Procura che non ne ordina l'arresto agisce in tal senso per motivi umanitari, per incoerenza o perché la condanna non è ancora definitiva. Nossignore. Lo fa, io ritengo, per un motivo ben peggiore dal punto di vista dell'interessata (se solo la signora arrivasse a comprendere la mostruosità della cosa). Lo fa perché ritiene - evidentemente sulla base delle perizie psichiatriche - che l'assassina fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto, nonché animata da un preciso movente che su quel bambino e solo su quello doveva scatenarsi nella furia omicida. Questo a prescindere dalla probabile rimozione psicologica del fatto commesso. In sostanza, la Procura deputata alle indagini s'è fatta un'idea dell'assassina (o presunta tale, fino a prova contraria) ben più atroce di quella che si sarebbe fatta l'opinione pubblica, peraltro comprensibilmente disorientata, che la ritiene - sulla base dei fatti a sua conoscenza - semplicemente una squilibrata. In conclusione, certo pressappochismo alla Alberoni, con il quale si liquidano troppo superficialmente problematiche che attengono alle radici di tutta una cultura, e l'immaturità dei tempi, che impedisce a visioni altre di attecchire nella coscienza collettiva, congiurano a sufficienza per inficiare le già fragili basi teoretiche di una revisione complessiva del rapporto tra delitto e castigo. Ma non c'è dubbio che il colpo di grazia alle stesse arrivi dal ricorso a esempi che ritengo sbagliati e fuori luogo. Franzoni e Battisti su tutti, giusto per non fare nomi.
inviato da Shangri-La, 11:24 | permalink
INDICE PUNTATO
La legge è uguale anche per tutti
Oggi finalmente sapremo perché la magistratura ha finora dispensato l'avvocato Taormina dall'obbligo di denunciare tempestivamente il presunto colpevole di un crimine gravissimo. Il fatto costituisce reato per ciascun semplice cittadino: vorrei capire sulla base di quale motivazione si è ritenuto che l'attività investigativa svolta dal collegio difensivo della Franzoni potesse continuare indisturbata per oltre due anni, mentre un pericoloso killer se ne stava tranquillamente a piede libero, pedinato da qualche obeso tomponzi.
inviato da Shangri-La, 10:04 | permalink
29.07.04
I WILL SURVIVE
Quasi quasi mi faccio uno shampoo
Umore in picchiata, faccia da pugile suonato, piedi gonfi e mocio vileda in testa, abbacchiato come un salice piangente? Più efficace del Prozac, il rimedio è uno solo: il parrucchiere.
inviato da Shangri-La, 11:58 | permalink
28.07.04
GLORY DAYS
Una buona notizia
Tempo fa vado all'ufficio anagrafe del mio Comune di residenza e chiedo, a titolo informativo, se c'è una prassi e qual è che consente di dare a un figlio anche il cognome della madre. Le impiegate, tutte donne, si guardano tra loro in tralice e poi guardano (male) la sottoscritta. "E' un'extracomunitaria, lei?", mi chiede una di loro con fare sprezzante e chiaramente provocatorio. "Purtroppo no", le rispondo, mentre alzo i tacchi e me ne vado, seccata alquanto ma per nulla sorpresa. Conosco troppo bene queste beghine di paese, impiegatucce tanto raccomandate quanto svogliate, con nessuna voglia di informarsi, aggiornarsi o usare il cervello. Come parlare col muro. E poi, lo so, la mia semplice richiesta di informazione le ha urtate. Ma cosa vuole questa, avranno commentato tra loro appena me ne sono andata, cosa vuole, cosa va cercando, perché non si adatta a fare come tutti gli altri e soprattutto come tutte le altre? Insomma, me ne lamento con mio padre, smoccolo un po', penso una volta di più che nell'ultimo paesino della Sicilia hanno una mentalità più aperta che qui e ci metto una pietra sopra. Sapevo che il ministro Prestigiacomo aveva già sollevato la questione, ma evidentemente tutto s'era arenato. Fino a oggi. Leggo stamattina, magno cum gaudio, sul Corsera:
I figli potranno prendere il cognome della madre? Per ora in Italia non è ancora possibile, ma una sentenza della Corte costituzionale dovrà presto decidere se infliggere questo ulteriore colpo all’autorità declinante del pater familias . A creare un caso giudiziario in grado di cambiare radicalmente usi e costumi di una società che in molti casi (realtà locali per lo più arretrate) ancora si crede patriarcale, sono stati Luigi F. e Alessandra C., una coppia di coniugi milanesi che fin da quando la loro figlia era venuta al mondo avevano espresso al competente ufficiale dello stato civile la volontà di dare alla piccola il cognome della mamma. Richiesta che nel giugno 2002 è stata respinta da una sentenza della Corte d’Appello di Milano. La coppia non si è arresa e ha fatto ricorso in Cassazione. E il 17 luglio, con la sentenza 13298, la Suprema corte ha avanzato un forte dubbio di incostituzionalità su tutte le norme del Codice civile che impongono alla prole il cognome paterno, chiedendo l’intervento della Corte costituzionale. (...) La Corte d’appello aveva bocciato il reclamo dei coniugi milanesi sostenendo che «i figli, nel portare il cognome materno, potrebbero subire riflessi negativi, in quanto potrebbero essere individuati come prole naturale e non legittima». La Cassazione boccia questo verdetto, affermando che l'unità familiare non si rafforza con «la diseguaglianza tra i coniugi, ma al contrario quando i rapporti tra i coniugi siano governati dalla solidarietà e dalla parità». Insistendo sulla «tutela dell’unità familiare» (articolo 29 della Costituzione), la Cassazione boccia le norme che non consentono di dare ai figli il cognome materno, avanzando il «forte sospetto» che tale obiettivo non «appaia correttamente perseguibile attraverso una disposizione così marcatamente discriminatoria».
inviato da Shangri-La, 11:30 | permalink
IL CIRCOLO DEI VASTASI
Grazie Internet
Ho trovato i bastardi dai quali ho ereditato il numero di telefono, i cui clienti - tutti moltooo mattinieri - mi tormentano ogni santo giorno da due anni con continue chiamate e lunghi messaggi alla segreteria telefonica. Ora medito la rappresaglia.
inviato da Shangri-La, 10:45 | permalink
26.07.04
I WILL SURVIVE
Much ado about nothing
Tanto, prima o poi si quaglia. O ci si squaglia. Più facilmente, si fa il salto della quaglia.
inviato da Shangri-La, 17:57 | permalink
SENZA PAROLE
Dietro un silenzio
Mi conosco. Arriva sempre il momento in cui salgo in macchina, giro la chiave e il motorino d'avviamento fa i gargarismi, girando a vuoto. Riprovo dopo una pausa meditativa a dita incrociate. Niente. L'innesco latita e la quattroruote si pensiona, parcheggiata a lato della vita. Non resta che scendere, chiudere la portiera e rientrare in casa. E' successo di nuovo, mi dico, lo presentivo nei cumulonembi che lievitano imbrociati all'orizzonte, nei borbottii sfastidiati del cielo e nel grigiobuio che scalza il giorno prima dell'ora. Le avvisaglie mi sono chiare: la voce che si spegne, la mano stanca e una strana quiete rassegnata sono antiche compagne di strada. Amiche forse no, ma salvavita anti corto circuito, quello sì. "Perché non parli", mi sento dire, mentre mi muore in gola il troppo e il nulla che avrei da dire, taciuto dietro il sorriso di vetro di chi per un attimo, un attimo solo ti ha visto sulle assi di un palcoscenico, mattatore di un dramma in unico atto in cui ora chiami l'applauso del pubblico, ora ne invochi la maledizione e strepitando e pestando i piedi "dammi un segno", urli, "e reagisci, perdio!". Ma il motorino non gira, la benzina non c'è, la macchina non parte e del resto tu, con me, non saresti mai voluto venire.
inviato da Shangri-La, 17:41 | permalink
23.07.04
INDICE PUNTATO
Ti distingui dal luogo comune
Farlo gratis con tutti. Ah, che bello. Parli a vanvera con tutto il mondo (ma che c'avrai mai da dire a tutti? E stattene un po' zitto, sparisci, scompari almeno d'estate, va) e ti viene restituito un bonus fino a 300 euro. Sono le meraviglie della Super Summer Card di Vodafone. E puoi rinnovarla per un altro mese: cosa vuoi di più? Uhmmm. Pre ci sia un problemino, caro amico logorroico. Ora lo so, tu sei furbo e questo è il paese dei balocchi. Perciò ti sei fatto i tuoi calcoli: ora attivi la SSC e per un mese intorti un po' di belle pupe "gratis". Poi, finita la pacchia estiva, hai il tuo bel bonus di telefonate da spendere in un anno con la fidanzata ufficiale. Sicché ci prendi gusto e fai l'errore fatale: rinnovi la SSC per un altro mese. Bravo fesso. Perché la cangurona australiana mica te l'ha spiegato bene, ma sai, chi s'è preso l'incomodo di chiamare il 190 per avere ragguagli ha scoperto che, se ci caschi e rinnovi la carta, finisce che perdi il bonus accumulato prima e ricominci da zero. Ora, io spero che l'impiegato del call center, chi l'ha chiamato o entrambi avessero bevuto un po' o fossero storditi dal caldo, perché non voglio credere che davvero Vodafone si metta a lucrare sui soldi delle telefonate che uno fa in un mese di ubriacatura estiva - e che altrimenti non avrebbe fatto. L'utonto è stato invitato dall'omino del 190 a dare un'occhiata al punto 6 delle Note che in corsivo minuscolo sono apposte all'offerta: "Nel caso in cui il rinnovo avvenga prima dell'esaurimento del bonus, il residuo non contribuisce al traffico utile all'accumulo del bonus successivo". Boh.
Come stai ti distingui dal luogo comune ti piace vivere come sei e rispondere solo a te
inviato da Shangri-La, 14:55 | permalink
SENZA PAROLE
Due, anzi tre
"Che tipo di persona è questo assassino?". "Uno normale. Uno come me (!)". "Cos'avete scoperto su di lui?". "L'abbiamo pedinato e abbiamo indagato a lungo su di lui. Mostra di avere due personalità. Anzi tre, per la precisione".
inviato da Shangri-La, 09:06 | permalink
22.07.04
INDICE PUNTATO
Risiko Champions League
State zitti, andate a lavorare, intimano certe facce da kiulo senza kiulo. Zitti e mosca - insistono codeste scimmie - e avete rotto le palle voi che non v'inchinate di fronte alle nostre sudate carte igieniche, imbrattate di spiritidiozie a buon mercato, e che rosicate senza sosta, invidiosi del nostro successo. Cristobenedetto, qualcuno faccia qualcosa, per pietà. Possibile che nessuno abbia un Nobel per la illetteratura che gli avanza?
inviato da Shangri-La, 16:26 | permalink
TRENDY
Viva la gente
Della mia infanzia conservo qualche ricordo, poche foto e una musicassetta. Se nelle Polaroid rido a tutta bocca o piango disperata - in lacrimoni persino a Carnevale, vestita da Cappuccetto Rosso -, nella cassetta incisa da mia zia sono uno spasso. Col naso chiuso (ma non potevano aspettare che mi passasse il raffreddore?), la vocetta incerta e un po' stridula, stantuffo a fiato corto leziosissime poesiole con le quali le suore m'imponevano di zuccherare mami e papi nelle feste comandate, racconto barzellette e, non paga, canto le mie canzoni stonate (e storpiate) ante litteram. Insomma, son lì consegnata ai posteri mentre pasticcio Sciuri sciuri inventandomi un improbabile lavai u' pi' basai so macciumbori e soprattutto mentre canto a squarciagola e con molta convinzione
Viva la gente la trovi ovunque vai viva la gente simpatica più che mai! Se più gente guardasse alla gente con favor avremo meno gente difficile e più gente di cuor
Non male, come esordio, per una misantropa poco emotiva e chiusa come un riccio. E tuttavia, la gente... Quella che dà fastidio, sì, che ce n'è sempre troppa, che pungola la mia pigrizia, cannibalizza il mio esser così e cosà e mi fa sbuffare, molesta come asfalto rovente di calura agostana e stolida come un cane che abbaia a sproposito. Questa massa informe che l'Io addita sempre come altro da sé - salvo dichiararsene parte in uno slancio oratorio di calcolata modestia - e che un giorno chiama sul banco dei testimoni, un giorno su quello degli imputati, questa gente, dico, dov'è, perché non riscuote i diritti d'autore per ogni volta che viene evocata, perché non esonda come un fiume in piena, terribile e distruttiva come inermità accumulata? La gente. Quella che fa comodo mentre ingrassa, infossata in poltrona, i suini telecomandati, ma che poi, forcaiola pidocchiosa assetata di sangue, pugnala a tradimento e non sta mai con i tuoi, dalla parte giusta del mondo, non veste, non parla, non scrive, non frequenta bene e fa tanto tanto schifo. Viva la gente. La trovi ovunque vai, oh yeah.
inviato da Shangri-La, 15:59 | permalink
20.07.04
SENZA PAROLE
Colpo di scema
E adesso daranno la colpa a qualche vicino di casa oppure diranno che è stato il fratellino, colto da un raptus.
inviato da Shangri-La, 12:20 | permalink
19.07.04
INDICE PUNTATO
Finché c'è la salute
Qui, nella ridente Cittaslow - sapete, quelle città che si distinguono per "qualità del tessuto urbano, accoglienza, arte del ricevere, cura e rispetto dell'ambiente, politica delle infrastrutture, gusto per la buona tavola" - da anni l'orologio del campanile segna solo il tempo di morire, mai quello di nascere. E' così da quando il reparto Ostetricia e Ginecologia del locale Ospedale ha chiuso i battenti. Perché sia successo, non so. Fatto sta che una cittadina di più di trentamila abitanti ha fatto del pendolarismo perpetuo la sua principale virtù, fin dal primo vagito. Si nasce altrove, si studia altrove e si lavora altrove: tutto chiuso per ferie a tempo indeterminato, per ottusità mentale o per fallimento. Del resto, già è tanto che abbiano messo in piedi un liceo scientifico. Classico, linguistico o sa il cavolo cosa, neanche a parlarne. Comunque, dei tempi in cui si decise che le signore partorienti dovessero fare armi e bagagli, ricordo solo qualche articoletto sul giornale locale in cui ci si rammaricava di non poter più veder scritto, sulla carta d'identità, "nato a ***". Capirai il lustro. In realtà, le marsupiali interessate non erano poi tanto dispiaciute. Si raccontavano cose turche di quel reparto e in ogni caso era ormai prassi consolidata, tra quelle mura, schedulare parti pilotati, con dolorose contrazioni indotte. Va bene che la medicina è un po' soggetta a mode e convinzioni da stregoni, per cui c'è stato il periodo in cui non c'era dentista che non facesse estrarre i denti del giudizio appena spuntavano né chirurgo che non facesse piazza pulita delle tonsille al primo mal di gola od ortopedico che non martirizzasse inutilmente i piedi dei bambini dentro insoffribili scarpe correttive. Figuriamoci, c'erano addirittura quelli che facevano dormire piccoli martiri in età scolare con le gambe imbrigliate dentro tutori di metallo solo perchè avevano le ginocchia un po' storte, prima di scoprire l'acqua calda, cioè che con la crescita quasi tutto si sistema da sé. Va bene tutto, vanno bene i progressi della scienza e tutte le idiozie annesse e connesse, ma qui evidentemente si esagerava. Un po' di buon senso, perdio! Non per nulla, le sorti dell'Ospedale cittadino sono andate in caduta libera, da allora, se è vero che ormai si è arrivati a organizzare una raccolta di firme per scongiurarne la definitiva chiusura. Mentre è in corso di costruzione un nuovo padiglione, infatti, pare che l'intera struttura stia marcendo sia materialmente che professionalmente. I posti letto diminuiscono, i pazienti disertano, il personale medico e paramedico viene trasferito e non più sostituito. Ristrutturare i reparti esistenti? Soluzione troppo ovvia. Meglio stanziare 15 milioni di euro per costruire un Ospedale nuovo e, successivamente, abbattere il reperto archeologico, testimonianza dei tempi che furono. Vedremo. Intanto, stamattina alle sei la signora B* attendeva davanti alla portineria. "Come mai già in piedi a quest'ora, signora?". "Aspetto che mi accompagnino al San Raffaele per un ciclo di cure. Sa, sono malata". "Mi spiace... Auguri e non si abbatta. Almeno lei".
inviato da Shangri-La, 15:16 | permalink
INDICE PUNTATO
Lavorare stanca
Giorni fa termino di leggere un libricino-cocktail che zompetta leggero intorno alle vicende di un trio di amiche lanciate alla conquista della Grande Mela e mi ritrovo a osservare che anche negli uffici americani torme di impiegati annoiati e nullafacenti sono assediati da stagisti animati da insopportabile buona volontà e desiderio di mettersi in buona luce. E che insomma anche lì si cazzeggia tirando sera o al limite ci si frulla i neuroni in quelle tipiche e inutili occupazioni impiegatizie nelle quali s'accumula la forza d'inerzia che motiva l'inspiegabile sopravvivenza del dinosauro aziendale. La regola aurea è: massimo sforzo, minimo risultato. Ma se pensi che tirare a campare sia il vizio originario del terziario, ti sbagli di grosso. Ormai, cosa ci sia o debba esserci dentro la parola lavoro è un mistero. Te ne accorgi dando un'occhiata ai lenti e siddiati colpi di cazzuola dei muratori che lavorano due palazzine più in là, in vistoso ritardo con la consegna degli appartamenti - prevista per il maggio scorso - e apparentemente immobili, come tante Penelopi che di giorno tessono e di notte disfano. E' buffo. Tutto questo Paese è un cantiere all'aperto e nessuno sa più tirar su un muro diritto. Mi dice infatti un giovane geometra che trovare un'impresa edile decente è come cercare un ago in un pagliaio e che all'ottanta-novanta per cento lavorano coi piedi facendo più danni che altre cose. Demerito di generazioni di italiani rammolliti dal benessere? Non solo. Le imprese ormai impiegano diversi extracomunitari che sono, sì, sottopagati, ma che - mi par quasi di vedere la faccia inorridita di qualche terzomondista di professione - non sanno né vogliono fare un beneamato. Provare per credere. E i famosi bergamaschi, i re dell'edilizia, forti di una nomea che li vuole i migliori sul mercato e quindi in diritto di chiedere cifre esorbitanti? Quelli te li raccomando. Mi hanno appena raccontato di una signora milanese che - dovendo posare quattrocento metri quadri di parquet - s'è rivolta a una ditta specializzata di Bergamo, la migliore (e la più cara) sulla piazza. Velocissimi, nel giro di un solo giorno hanno completato il lavoro, senonché la suddetta signora, al rientro nell'appartamento, si è accorta che ciascuna listarella di legno era macchiata di umidità. Immediatamente, telefona all'impresa e chiede la sostituzione del materiale. "Problemi di stoccaggio", le rispondono, "domani veniamo e sistemiamo tutto". L'indomani mattina, una telefonata di buon'ora annuncia il contrordine compagni: "Ci abbiamo ripensato, signora. Il parquet rimane quello che abbiamo posato e, se lei vuole, ci faccia pure causa". Basita, la signora decide di procedere per vie legali e, oltre al proprio avvocato, le tocca nominarne un altro di Bergamo, perché quello è il foro competente. Il giorno dell'udienza si trova di fronte un giudice che asserisce di conoscere bene l'impresa chiamata in giudizio e di ritenere che lavori sempre ad opera d'arte, per cui dispone che la committente si accontenti di aver pagato i due terzi del dovuto e così sia. Naturalmente, su dieci che galleggiano allegramente su questo malcostume, ce n'è uno onesto e bravo. La classica rondine, insomma, che...
inviato da Shangri-La, 11:58 | permalink
16.07.04
GLORY DAYS
Dark side of the moon
Prima che tu fossi, ti diranno un giorno, qui era tutto sassi, luna e rare tenerezze. E ti racconteranno di una Sfinge pigramente accucciata in mezzo al deserto, impolverata e riarsa dal vento. Ma tu che l'hai sentita piangere, timorosa di non saperti abbracciare, ascolterai incredulo, con un mezzo sorriso.
inviato da Shangri-La, 16:22 | permalink
SENZA PAROLE
Blog&talk
Ascoltare certe voci è un po' come tacitare il doppiaggio interiore e scoprire a malincuore che Al Pacino non parla come Ferruccio. Infantile disappunto, come quando nel cuore della notte un imprevisto cascar di scatole di giocattoli svelò i due furtivi impostori che si spacciavano per Babbo Natale.
inviato da Shangri-La, 11:44 | permalink
15.07.04
STRETTAMENTE PERSONALE
"Chi s'accompagna al ragazzino perde l'uomo forte"
Tendenzialmente, per me non si piglia se non s'assomiglia. E talebana quale sono, ci metto niente a escludere affinità elettive con chi nuota a pelo d'acqua a bocca chiusaperta, distratto da mille luccichii e pronto a tutti gli ami. Da qui lo sgomento, quando osservo il rimbalzare di pirotecniche dichiarazioni d'amore, stima, amicizia e passione da me alla negazione di me.
inviato da Shangri-La, 15:05 | permalink
13.07.04
I WILL SURVIVE
Incubi
Non è che io non abbia i miei killer sotto il letto. Ce li ho. Per anni li ho attesi nel dormiveglia presentendo la lama fredda infilarmisi tra scapola e scapola e affondare nel polmone, giù fin dentro al cuore. Perciò ti capisco. Ma senti: frequenta l'assassino e diventerai come lui. Così ora dormo col coltello fra i denti e lo lascio arrivare a tiro, il furbo. Ne conto i passi vicino all'uscio, lo sento scassinare la serratura, entrare e nel buio urtare un libro. Vieni, vieni, bello, sali pure le scale. Non ho paura e ho proprio voglia di farti rimpiangere d'essere nato. Che scelgano pure un'altra per il casting di Telefono Giallo. Qui non è più aria. Piccole belve crescono, tra un telegiornale e un Tv movie.
inviato da Shangri-La, 11:36 | permalink
STRETTAMENTE PERSONALE
Sparate alla sciura
La vicina di casa, lei sì che sta perfettamente nella parte. L'ascolto e temo con orrore il giorno in cui mi parrà di somigliarle. Voce acuta, tutta un'ottava sopra: "Cosa ti avevo detto?". "Non avevamo fatto la doccia?". "Guarda come sei conciato". "Sempre di testa tua, tu". "Basta, fuori di lì". Eccetera, ad libitum. Quel giorno, pietà: sparatemi.
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12.07.04
I WILL SURVIVE
Questo azzurro non mi piace
Se esisti o è pura fantasia, mi chiedo, tu che non mi confondi con la faccia dell'altra gente e non studi da che parte prendermi. Tu che lo sai che non servo a niente e una parola carina non ce l'ho, un argomento di conversazione nemmeno né una collezione di carabattole qualsiasi, e poi tutto mi sfugge di mano, maldestra come sono. Ci sono stati, secoli fa, pomeriggi così azzurri e scintillanti che ero convinta bastasse girare l'angolo per incontrarti. E che tu avresti saputo subito quel che c'era da sapere. Devo aver sbagliato angolo, allora, o forse non era alle quattro meno un quarto che dovevo svoltare, ma un minuto prima o uno dopo, chissà. Mi son detta poi che me l'ero figurata troppo facile e che forse tu stavi nascosto dietro maschere mute, t'avevo fatto qualcosa, magari, un appuntamento mancato, chessò, una scortesia di troppo. Sorridi troppo poco, m'ha sempre detto mia madre. Ecco cos'era. O era solo quel po' di trasparenza di troppo, il problema, se ti stavo di fronte e tu non mi vedevi. Un po' come una mosca sul lampadario, una zanzara sul muro o una macchina parcheggiata che guardi e passi oltre, chiuso in altro e poi, come in una scena degna dei Blues Brothers, ti ho sempre amata, le dici, prima di capitombolare giù nell'oblio del tempo. Perché ti ho capito, sai. Tardi, ma. E' l'ultima parola famosa quella che insegui oltre il limite e l'asso nella manica quello che sogni di giocare un attimo prima di chiudere la partita, tu, maestro nel temporeggiare, scaltro nello sgusciar via, tu che domani, sì, ti farai trovare dalla verità a viso aperto e mani nude, tu che a sorpresa smetterai il bluff, sparpagliando nel vento i calcoli di una vita e i quattro sassi che ti sei sempre tenuto in tasca. Domani, domani il gran giorno. E ora, sai, c'è un tipo buffo che ti farò le scarpe durante la tua assenza mi dice con l'aria di scoperchiare, monello, chissà che bidone. Uh. Sapessi, gli risponde di rimando la mia strizzata d'occhi, che armadio pieno di tacchi consunti ho io, di stivaletti, sandali e punte strette più di quanti giorni ci siano in un anno. Tu suola e risuola quanto vuoi, gli sorrido, che io intanto preparo i sacchi per la campana gialla della Caritas che sta nell'altro isolato. Caro il mio angelo azzurro, il tempo porta saggezza - o stanchezza, ancora non so - e io certo non ti aspetto più all'angolo che sai, tra le quattro meno un quarto e le cinque. Va bene anche così, ormai. Ogni incontro un equivoco, ogni sorriso un voto ai demoni, ogni parola un buco nell'acqua. Né prendere né lasciare e avanti il prossimo, qui in coda col numeretto in mano. Guardarsi e riconoscersi non era di questa partita, è evidente. Forse la prossima, se non ho niente di meglio da fare.
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09.07.04
TRENDY
La vita è tutta una televendita
E' un vero peccato dovermi trattenere. Leggo cotali minchiate che mi piacerebbe assai passarci sopra con un Tir e fare pure marcia indietro. Ma non posso. Trattasi di distillato di pura idiozia, sì, ma molto quotato sul mercato e non si può dirne male, ché qui siamo un po' come a Telemarket e il bravo venditore con l'occhio spiritato alla Carmelo Bene è lì in agguato, pronto a giurare e spergiurare che capolavori così non li hai mai letti e una genialità di questa caratura non l'hai mai vista nemmeno col binocolo e insomma: compra, compra, che è tutta salute. Ah, convinto lui, mancato mattatore di teatro e ora sprecato piazzista di croste e tappeti persiani, convinti tutti. E sì, lo ammetto, che rimango qui tra l'inebetito e l'affascinato a seguire il roteare fintamente smarrito dello sguardo, mentre, istrionico, chiede al gentile pubblico di interrompere le telefonate - per favore, per favore, la regia tolga il numero in sovraimpressione, altrimenti qui usciamo pazzi! - tanto numerosi son quelli che si accalcano per imbrattare le pareti con "un Gonzaga, signori, un Gonzaga. Guardate che meraviglia questi cavalli... non vi viene voglia di correre, liberi e belli anche voi?". Sì, in effetti ci vien voglia di correre. Veloce e lontano.
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08.07.04
SENZA PAROLE
La scena primaria
La stagista ce l'ha con i suoi perché "fanno ancora quelle cose a sessant'anni". "Sentite, belìn", gli ha detto, "per me potete pure fare quello che volete, ma almeno chiudete la porta!". "Dai, non sei contenta che si vogliano bene e che siano ancora così... così vivaci?", la punzecchiamo. "No, scusate, voi non capite. La loro camera sta davanti alla cucina e io devo poter fare colazione senza sorbirmi quello che monta la mamma". Risate omeriche. "Sei una figlia rompicoglioni", le dico. "Ma senti", replica lei, "certe volte mio padre al pomeriggio mi chiede se per caso non devo andare al supermercato, ti rendi conto?". "Pover'uomo". "Lui? E io?", ribatte lei. "La prima volta che li ho beccati avevo sedici anni. Sono arrivata a scuola sconvolta e ho detto ai professori che non ero in giornata perché avevo appena visto questo e quest'altro". "E poveri anche i professori".
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06.07.04
GLORY DAYS
Serendipity
Torno dopo anni alla biblioteca comunale, immaginando di scoprire chissà quali cambiamenti epocali dall'ultima volta che ci son stata, e mi sembra invece di non essermi mai schiodata da lì. La bibliotecaria è sempre la stessa che mi chiedeva sempre: "L'hai già finito? Non è possibile!" ogni volta che - scolaretta delle elementari - riportavo un volume e ne prendevo in prestito un altro. "Salve, vorrei iscrivermi", le dico. "Non è mai stata iscritta, lei?", mi chiede. "A dire il vero è la terza volta che rinnovo la tessera". "Allora controlliamo. Il nome?". Glielo dico e lei: "Oddio sei tu, scusa, non ti avevo riconosciuta!", mentre penso "Lo so, somiglio un po' al Gabibbo di questi tempi". Felice di sapere che posso portar via cinque libri contro i due soli concessi in prestito anni fa, faccio il giro delle sale convinta di esser travolta dalle novità. Invece nulla, sembra tutto marmorizzato. Negli scaffali, gli stessi titoli, come se per dieci anni non fossero stati fatti altri acquisti. Delusa, sto per andarmene quando decido di lasciarmi tentare da un volume che ha tutta l'aria di un polpettone estivo, La fonte meravigliosa, di Ayn Rand (Alyssa Rosenbaum il vero nome). Beata ignoranza. Scopro che questa scrittrice russa, naturalizzata americana, è considerata l'alfiere della filosofia oggettivista e che tutto il romanzo esalta, attraverso la figura di Howard Roark - liberamente ispirata a quella dell'architetto Frank Lloyd Wright -, i valori dell'individualismo e dell'etica egoista, principi base del pensiero della Rand, insieme con la metafisica realista, l'epistemologia razionalista, la politica capitalista di libero mercato e l'estetica romantica. Dal romanzo, King Vidor trasse l'omonimo film con Gary Cooper e Patricia Neal, di cui spero proprio di trovare il dvd. E poi chi se li immaginava certi retroscena della vita di Lloyd Wright, che lascia la moglie e sette figli per fuggire a Fiesole con la moglie di un cliente, a sua volta madre di tre figli e destinata a morte violenta, assassinata con i figli e altre tre persone da un domestico, nella casa in cui conviveva con il celebre architetto. Cose che si scoprono nella calura estiva, salpando l'ancora spinti dalle vele dell'istinto.
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02.07.04
I WILL SURVIVE
Il bambino senza una consonante
"Veniva sempre qui a casa, nel pomeriggio. Lui e F* erano compagni di banco e ormai avevano fatto amicizia. Giocavano e facevano i compiti insieme". "E poi?". "A un certo punto mi sono preoccupata, perché avevo notato un fatto strano. Ogni volta che questo bambino veniva ospite qui, diverse camionette dei carabinieri parcheggiavano sotto casa". "Quindi che hai fatto?". "Beh, una volta che sua nonna è venuto a prenderselo per riaccompagnarlo a casa, le ho chiesto il perché di questa coincidenza". "E lei cosa ti ha risposto?". "Che il bambino era nipote del famoso pentito B* e che al cognome avevano tolto una c. Perciò non sospettavamo nulla. Erano sotto protezione, mi ha spiegato, e dovunque andassero erano scortati". "Povero bambino. Com'è finita?". "Che ho detto a F* di non invitarlo più qui a casa". "Dai!". "E se succedeva qualcosa? Io non mi sentivo di rischiare". "Il bambino avrà capito, poverino". "Penso di sì. F*, che fine ha fatto, poi, lo vedi ancora?". "Certo che lo vedo, mica è morto. Ci salutiamo".
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GLORY DAYS
Brontolopost
"Zia, sull'aereo c'erano le Veline". "Ah sì?". "Me ne sono accorta perché una mamma scimunita spintonava il bambino verso 'ste due ragazzotte: insomma, gli diceva, ci sono le Veline e tu non vai neanche a fargli un bacino". "Ma dai". "Giuro. E in un ristorante di San Vito a un certo punto è entrato quell'attore, quello che fa il commissario Montalbano". "Io una volta ho conosciuto Remo Girone". "Ah beh, vuoi mettere?".
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01.07.04
TRENDY
Farsi un nome
In fondo non è nulla più dell'infilarsi i sandali con la zeppa o con tutti i laccetti emostatici intorno alle caviglie, come detta la moda. E mettersi il gloss perché quest'anno la bocca dev'essere lucida e carnosa, chiedendo al primo passante: "Scusa, hai una paglia?". E' stare nella corrente e nuotare insieme a tutti gli altri pesci, attenti al minimo movimento del branco, che cambia in un attimo direzione e birignao. Questo è il bello scrivere che tu leggi col cuore fermo e a mente fredda, poi sollevi lo sguardo e apri il pugno, pieno di mosche. Qualcuno, sai, dice che è solo un altro tiro di dadi, è la vita che si dibatte e rimbalza su pareti di vetro, come l'eco sorda del nulla. Si tratta solo di far passare del tempo, tra l'inizio e la fine, facendosi un nome.
Fatt'u nome e vatt' a cuccate (Trad.: fatti un nome e va' pure a dormire).
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