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25.06.04
INDICE PUNTATO
Storie di ordinaria inciviltà
Attenzione: post ad alto contenuto di incazzosità e turpiloquio. Astenersi beneducati
Ieri sera, viale Papiniano, Milano. Arrivo, parcheggio e, conscia delle mie attuali ed evidenti difficoltà di deambulazione, aspetto sul marciapiede, invece di tentare la solita gimcana tra auto e auto, che il flusso delle macchine si arresti prima di raggiungere il lato opposto allo spartitraffico. C'è solo una macchina ferma a lato della strada, coi lampeggianti accesi: nel complesso, via libera, perciò attraverso. Sono ormai in mezzo al viale quando il guidatore della macchina parcheggiata mette improvvisamente in moto e accelera a tutta velocità nella mia direzione. Mi volto sorpresa. Ho appena il tempo di affrettare il passo, per quanto mi è possibile, e di mettermi in salvo sul marciapiede. Non riesco a credere che l'abbia fatto davvero. Furibonda, vedo che il criminale si ferma al semaforo rosso, lo raggiungo, busso al finestrino e gli dico senza tanti complimenti: "Sei una gran testa di cazzo". Per tutta risposta, costui, indignato per l'offesa ricevuta, sale con le ruote sul marciapiede e mi grida: "Ehi, tu, cos'è che vuoi?". Torno indietro: "Sei una testa di cazzo, te lo ripeto. Mi hai vista, hai visto anche che fatico a camminare e hai accelerato nella mia direzione". "Sì, ti ho vista e ho accelerato", mi risponde tronfio. Spalanco gli occhi di fronte a tanta improntitudine. Mi vedessi allo specchio in questo momento, vedrei sicuramente quella vena sulla fronte che mi si gonfia quando sono fuori di me. "Ah, complimenti", gli dico, "faccia da culo che non sei altro". "Testa di cazzo sarai tu", replica. "Pezzo di merda", faccio in tempo a dirgli, prima che il semaforo diventi verde e lui, sgommando, riprenda la conversazione al cellulare con la troietta sua pari, che sta sicuramente raggiungendo in un locale alla moda dei Navigli. Scossa e sull'orlo di una mezza crisi di pianto, rimango lì a chiedermi perché. Perché, perché, vorrei tanto saperlo. Racconto al mio amico A* l'accaduto e lui bofonchia: "È il caldo". Il caldo? Ma se ci son ventisei gradi scarsi? Ad agosto che facciamo, ci divertiamo a cecchinare i passanti? Pedone, cento punti. Pedone donna, cinquecento. Anziano, mille. No, giuro, vorrei aprire il cranio di quelli che fanno i gradassi approfittando del fatto che una sia sola per strada, fregandosene del pericolo cui la espongono. Vorrei anche tornare indietro e sgambettare i due che una settimana fa, a Punta Raisi, hanno scavalcato la coda e mi sono passati davanti mentre ero in attesa, sotto la pioggia scrosciante, di salire sulla scaletta dell'aereo, facendosi pure spazio armati del loro bagaglio a mano. E vorrei rovesciare il carrello di quelli che, al supermercato, vanno a pagare alla cassa con precedenza senza esser disposti a cedere il passo a quanti ne hanno davvero diritto. "Signora", mi chiede la cassiera, "lei potrebbe non fare la fila, lo sa?". "Sì, lo so, ma piuttosto che vedere certi grugni scocciati, rinuncio a un mio diritto" e non sto nemmeno a raccontarle dei colleghi che non vedono nessuna ragione perché vi siano casse con precedenza o del capo che commenta con un sarcastico "voglia di lavorare saltami addosso" la mia richiesta di ferie. "Lei sbaglia", insiste la cassiera. Sicuramente sbaglio. Difetto di lucidità in questo periodo e da un lato non ho troppa voglia di offrirmi come cavia per l'istruzione alla civile convivenza del cafone medio, dall'altro ingaggio a mio rischio e pericolo scambi verbali al fulmicotone col primo pazzo che incontro. "Fa caldo", dice A*. A me non pare, ma conviene forse che vada a comprarmi un ventilatore, almeno, prima che io cominci a somigliare troppo a 'ste scimmie metropolitane.
Shangri-La, 11:40
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