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05.05.04

INDICE PUNTATO

Io uccido

"Appartiene al genere maschile l'istinto alla violenza, mentre è proprio delle donne il potere di dare la vita".
Lo affermò Dacia Maraini anni fa, quando venne invitata al paesello per l'ennesima presentazione di "Bagheria".
Alzai subito la mano: "Scusi, non le sembra che il potere di dare la vita sia un concetto pericolosamente contiguo con il suo opposto, il potere di dare la morte?" e feci notare alla Maraini che la volontà di potenza alla quale lei accennava senza avvedersene inficiava alquanto il ritrattino agiografico che lei stava facendo del genere femminile.
Insomma, l'idea che gli uomini rendessero più brutto il mondo, cattivi e guerrafondai come sono, mentre schiere di innocenti angeli del focolare fossero intente a tessere la tela era pura illusione. Non per nulla la mitologia greca mostra d'essere più consapevole di certa retorica femminista di quanto l'uccidere sia parente stretto del mettere al mondo. Naturalmente, là dove si intendano entrambi i gesti come nichilisticamente potenti ed efficaci.
Ne ottenni una risposta confusa, che in parte ritrattava - "lei ha ragione, mi sono espressa male" - e in parte girava su se stessa in modo inconcludente.
Vabbeh, io ero giovane e stronza (non che adesso...), la Maraini un'intellettuale fin troppo facile da impallinare. Tuttavia su quella frase rifletto da parecchio, soprattutto in questo periodo, in cui mi pare profondamente ingiusto, ancorché folle, che la tecnica faccia precipitare sulle donne, volenti o nolenti, il peso di decisioni che violentano il mistero del nascere e del morire.
Succede ogni giorno, costantemente, che una donna debba decidere se affrontare esami diagnostici che mettano a repentaglio la vita di un nascituro, magari inutilmente e col solo conforto di oscillanti statistiche sulla cui attendibilità sarebbe prudente avere qualche dubbio, dato il costo non indifferente di questi esami, cui ormai si ricorre in preda al panico e ben oltre i limiti imposti dalle prescrizioni mediche.
E comunque, se le cose vanno male, te ne fai tanto di entrare nella casistica dell'un per cento. Se le cose vanno male, ti peserà per sempre l'aver esposto un individuo sano al rischio concreto di morire per sondare se fosse portatore di malformazioni. In caso di diagnosi positiva, sei chiamata a prendere decisioni che non avresti mai voluto prendere.
Decisioni che io considero per me stessa semplicemente insostenibili. Tant'è che guardo con un misto di invidia e di orrore alla disinvoltura altrui che suggerisce, per esempio, a una Chiara Valentini di denunciare su L'Espresso l'assurdità di considerare "quel piccolo ammasso di cellule che è il concepito come un titolare di diritti autonomi". Ammasso di cellule. Ehi, pupa, dov'eri col cuore e con la mente quando hai scritto 'sta roba oscenamente moderna, scientista e ottusa?
Vorrei sapere cosa mi significa un'espressione di questo genere. Significa - immagino - che quel mucchietto di roba lo prendo, lo siringo o lo butto per i miei usi e consumi e, come un moderno alchimista, ne faccio l'amoruccio della vita mia, se l'incantesimo mi riesce.
Ora io so che dovrei fingere di inghiottire senza disgusto questa mappazza progressista e pietire, nonché accusare di dispotismo, quelli che dicono di no, rei di oltranzismo cattolico. Figuriamoci. I cattolici non sono nemmeno abbastanza religiosi per me.
No, scusate, non ce la faccio. E non è che il mondo non mi sembri peggiore perché succedono queste cose e perché - mentre succedono - mi devo pure sorbire i rigurgiti d'odio gratuiti dei falsi pacifisti che questi bicchieroni di fiele li mandano giù come niente.
È che mi fa proprio schifo. È che se devo sopprimere una vita, per qualunque ragione io lo faccia, voglio dirlo a chiare lettere quel che sto facendo: io uccido. Niente ammassi di cellule, embrioni, nullità in atto e persone in potenza. Sconti non ne voglio, filosofessi.


Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it