ANIME SALVE


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13.05.04

I WILL SURVIVE

Inferni e paradisi

Se vuoi veder morire una pianta, sradicala e spostala. Nove su dieci, secca. Lo stesso per le parole. Ciascuna cresce come fiore o gramigna nel proprio giardino ed è nell'hortus conclusus del senso che si fonda la comprensione. Lì e non altrove.
Perciò il capire è sempre un viaggiare, un attraversar recinti, un prender confidenza. Più d'ogni altra cosa, il capirsi è reciproca seduzione, è un condurre a sé che passa attraverso la fascinazione.
Non c'è Eden, infatti, che sfugga alla retorica estetica del proprio particolare intreccio di rami, radici, frutti e profumi.
Che si tratti di geometria zen, macchia mediterranea o tappeto inglese, sempre si dà una regola e un ritmo.
Sicché c'è uno scrivere che arrampica tra grattacieli e pareti a specchio e un altro che si fa strada tra i rovi.
C'è un parlar colorito innato e orecchie per le quali il volume è troppo alto. Insomma, non dappertutto splende lo stesso sole e non sempre è canto di sirene per un Ulisse in ascolto.
Tuttavia, se v'è qualcosa che abbia senso definire verità, essa dovrà tradursi in immagine del mondo ed esser retoricamente detta per uscire dalla consistenza umbratile cui la costringe l'esilio nella caverna.
Ora accade che noi non si sappia più avere a che fare con l'aura immaginifica, con il magnetismo e la capacità evocativa della parola.
Accade che noi si pretenda che la verità si appalesi come discorso nudo e "obiettivo", nell'asettico tacere delle passioni.
E più pensiamo questo, più la brutalità bussa alla nostra porta e interroga il nostro quieto vivere.


Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it