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Volti, mari e bellezze senza tempo.
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31.05.04
SENZA PAROLE
Fanalini di coda
"Peggio di noi, solo la Grecia". Quante volte l'ho sentita questa frase? Qualunque sia la nuova meta verso la quale corrono la tecnica e la civiltà occidentale - dall'espianto di organi alle convivenze gay - , le recalcitranti Italia e Grecia risultano sempre in coda alle classifiche dei meritevoli. Curioso, no?
inviato da Shangri-La, 14:56 | permalink
SENZA PAROLE
Allah ti vede, Mao no
C'è maretta al paesello. La comunità islamica prenota il campo di calcetto al bocciodromo e lo trasforma in un'improvvisata moschea, andandoci a pregare invece che a infilare il pallone in porta. Mentre infuriano le polemiche, la sinistra, serafica, propone che la biblioteca comunale acquisti libri in arabo. "Mancano perfino libri di letteratura italiana", protesta un consigliere. "Fascista, nazista", gli rispondono. E i cinesi stanno a guardare.
inviato da Shangri-La, 12:06 | permalink
24.05.04
SENZA PAROLE
Babelfish
"Leggete questo post, è bellissimo". (trad. "La pensa proprio come me, non è meraviglioso?")
inviato da Shangri-La, 19:06 | permalink
20.05.04
I WILL SURVIVE
Piccoli torturatori crescono
"Ma ti rendi conto? Sean e Matthew li ha chiamati". "E il cognome?", chiedo. "Sardo. ***". "Ma dai, come il liquore...". "Ti sfido a scriverli correttamente", dice. "Scion come...?". "Connery". "Preferisco Penn, invece di quel finto piacione". "Me le vedo già certe bande di marcopaoloandrea che menano 'sti due, all'asilo". "Ma siete tutti fissati con 'sto spauracchio dell'asilo! Poi li picchiano, dite tutti". "Perché, no? I bambini sono cattivi". "Solo i figli dei pacifisti". "Scema". "E' la nemesi storica".
"Questa faccenda dell'asilo non mi convince", penso a voce alta. Ormai il vecchio adagio "se non la pianti, ti porto dall'uomo nero" è archiviabile a favore di un più moderno "ti porto all'asilo, dove quei cannibali dei tuoi coetanei ti faranno a pezzettini piccoli così".
"Tu scherzi, ma guarda che è vero". "Ommadonna, anche tu?". "Io venivo sempre picchiato, all'asilo. Non mi volevano nella banda". "Ci credo". "Perché, perché, cos'ho io che non va?". "Non sei tipo da banda". "E come lo capivano?". "Si vede". "'Azz, non mi ci vogliono neanche adesso, nelle bande". "Appunto".
inviato da Shangri-La, 11:54 | permalink
STRETTAMENTE PERSONALE
Tempo per cambiare ce n'è
Mi telefona dopo quattro anni dall'ultimo incontro e pare ieri. La vita, dice, gli è scivolata un po' addosso. Novità di rilievo nessuna, donne da ricordare nemmeno. "Ne ho quasi trentotto, adesso, e sono stanco". Stanco e demotivato, aggiunge, perché una ha tanto sofferto e non si arrischia più, l'altra gli dice siete tutti chiacchiere e distintivo, quell'altra ancora poteva anche andare ma trovarsi entrambi al momento giusto e nello stato d'animo adatto, riconoscersi, insomma, è una combinazione da Cabala e mica tutte le fortune si possono avere. E poi, porcaputtana, dovrò mica pagare per colpe non mie, protesta. Un lavoro ce l'ho, conclude, la salute anche, il resto non me lo sogno neanche più. Mentre lo ascolto, mi si accende una lampadina. Non diceva forse le stesse identiche cose quattro anni fa?, mi chiedo. All'epoca avrei dovuto registrare un nastro. Lui, bello - o convinto di esserlo -, corteggiatissimo da nugoli di belle oche e già disgustato: mi pare che il copione fosse questo. Ah, poi c'era l'interlocutrice, l'unica che si salvasse, almeno lei nell'universo, talmente eccezionale da meritare una fuga a gambe levate, se ricordo bene. Eh, ragazzo. Trentotto sono ancora pochi, mi sa. Telefonami tra vent'anni e non ti preoccupare / di tempo per cambiare ce n'è.
inviato da Shangri-La, 11:24 | permalink
17.05.04
I WILL SURVIVE
Il fascino di qualche ripetente
In quegli anni, Ruggeri piaceva solo a me e a Giovanna, che ne facemmo la massacrante colonna sonora di una vacanza in Sardegna coi compagni di liceo, nel settembre ventoso e freddo che seguì il nostro esame di maturità. A dir la verità, la cassetta di Ruggeri era la sua, quella dei Pink Floyd la mia, che immalinconivo tutti con l'ossessivo rewind di Hey you. L'altro giorno, in vena di amarcord, ho tolto un po' di polvere da cd che non ascoltavo da un pezzo. E mi sono un po' confusa in un playback.
E si consumano le scarpe da pallone dentro la polvere E i più grandi si prendono il campo tutto per sé E li guardi andare via mentre fantastichi su di te Dalla linea laterale davanti qua.
E il cuore batte alla rinfusa che serietà Nella fretta di portare pantaloni lunghi e personalità Mentre è il fascino di qualche ripetente Che ci scombussola le idee E il futuro sembra lì ma non arriva mai.
E ognuno lascia un segno nelle persone più sensibili E il fiume cambia il legno mentre lo trasporta via. Oh! quanti giorni e quante conclusioni e recriminazioni Allinsaputa di chi dimentica che un niente In unanima incosciente provoca i guai.
E arrivano i discorsi però le conclusioni quasi più E ci iscrivono ai concorsi e di tanto in tanto ci tiriamo su. E le tensioni le scaraventiamo su canzoni Che fingiamo di cantare confusi in un playback.
E ognuno lascia un segno nelle persone più sensibili E il fiume cambia il legno mentre lo trasporta via. Oh! quanti giorni e quante conclusioni e recriminazioni Allinsaputa di chi dimentica che cè un niente Che modifica il presente Ci confonde in un istante ed è playback.
Confusi in un playback, Enrico Ruggeri
inviato da Shangri-La, 18:10 | permalink
GLORY DAYS
Il vento soffia ancora
La markettara contro la quale smoccolo spesso e volentieri ha traslocato ieri le sue vezzose treccine da seienne a I RadioIncontri di Riva del Garda. E lì, presa da smanie di protagonismo sue solite e alzata la manina per una domanda, si è prodotta da par suo in un discorso scarrucolato alquanto sulla radio. I colleghi, nelle prime file, avevano la mano alla fronte, mentre i tre impietosi della Gialappa's, contemplato il doppio salto carpiato della Petulante, le chiedevano brutalmente: "Scusa, che c**** hai detto?". Stamattina, tornati alla base, i nostri raccontavano l'episodio con un sorriso da parte a parte, malignamente contenti della magra figura rimediata dall'Insopportabile. E io sorridevo su quanto sia facile illudersi che dappertutto, come nell'amnio in cui si signoreggia, la corona basculante che si crede inchiodata al proprio cranio mantenga il proprio precario ancorché miracoloso equilibrio. Eppure il vento soffia ancora.
inviato da Shangri-La, 17:40 | permalink
14.05.04
SENZA PAROLE
Addii
A caldo, è ancora tutto malleabile come metallo incandescente. Ma è quando la lama si raffredda che s'avvicina la decisione. Un taglio netto e nessun ritorno.
inviato da Shangri-La, 17:35 | permalink
13.05.04
I WILL SURVIVE
Le discese ardite e le risalite
Mi coglie un dubbio, Squonk: stiamo parlando di me o stiamo parlando di una canzone? Perché se stiamo parlando della canzone e tu hai colto il senso di "non voglio che tu sia felice" - non crederai mica, vero, che Vecchioni o un qualsiasi altro padre sano di mente non si auguri la felicità dei propri figli -, la divergenza di interpretazioni è risolta in partenza. E sì, certo che Vecchioni ha un certo tipo di poetica, certo che è molto "partenopeo" nell'afflato sentimentale e non gli è propria certa sobrietà e asciutezza di stile che appartiene ad altri, ma che c'entra? Una canzone non è una summa theologica né un ricettario per il buon vivere. Già la citazione del solo testo la mutila in maniera imperdonabile e la espone a considerazioni parziali, ma dire che è "retorica" ha per me in questo caso poco senso. Sarebbe come a dire, mutatis mutandis, che è retorico un verso come "ciascuno sta solo sul cuore della terra", perché no, ci sono la mamma, il papà, gli amici, i fidanzati, i blogger... E vabbeh. Se invece stiamo parlando di me, allora ciao. Anzi, no, spiego. Il frustrato, il cupo o il livoroso qui e altrove evocato (e da me a quanto pare egregiamente rappresentato) esiste, a tutto tondo, solo all'interno di un artificio retorico (e dico questo, "artificio retorico", senza alcun intento svalutativo. Anzi. Per me la retorica è una gran cosa e ne ho già parlato, ma lasciamo perdere ora). All'interno di questa dimensione inscindibilmente legata alla parola, il topos del frustrato - che ingiustamente certo psicologismo priva di dignità letteraria ed esistenziale - richiama irresistibilmente quello del lustrascarpe, che si configura come polarità opposta di un intero. Questo era il senso dei due post che hai interpretato in maniera che io considero molto riduttiva. In definitiva, quel che mi stupisce è l'incredibile povertà di lettura che vedo in giro e che si siede su schemi teorico-interpretativi dati per scontati, manco fossero leggi fisiche. Sicché se una scrive in un certo modo ed esprime seccamente certe opinioni, è immediatamente etichettata come livorosa e incazzosa. Se fa l'umorista alla Gnocchi e si mette in posa per "la foto col sorriso deficiente" (sempre uguale, sempre quello), allora è l'icona della felicità contagiosa. Ommadonna, a parte che Polly Anna mi fa venire l'orticaria e a parte il fatto che io non credo minimanente alle maschere, cioè, etiomologicamente alle "persone", una cosa mi preme dire: le semplificazioni della psicologia americana e del pensiero positivo, che ormai sono luogo comune e che pure hanno punti di merito, sono esiziali se non vengono contestualizzate e ridimensionate. In altri termini, trovo che sia un mondo assai depauperato quello nel quale la devianza, la rabbia, la frustrazione, la depressione e quant'altro siano visti in un'ottica esclusivamente patologica e non se ne intuisca più - cosa che invece il mito si incaricava di rappresentare (le discese agli inferi, le carestie, le siccità, la peste, le caverne delle idee eccetera) - il valore euristico, in termini di comprensione del sé e del mondo. Non c'è crescita verso l'alto senza discesa: questo volevo rimarcare. Ecco perché reagisco sempre con fastidio a certi tentativi un po' castranti di bonificare a priori i terreni impervi della comunicazione, delle relazioni, della conflittualità e anche dell'aggressività che è parte della natura umana. Occhio a far torto ai demoni: vogliono essere riconosciuti e godere di diritto di cittadinanza. Se non glielo si concede, ci si ritrova in breve in mezzo alla peggior barbarie, inermi e incapaci di reagire. Un tempo la cosa era chiara ed era attraverso i riti sacrificali che si concedeva loro spazio espressivo, era all'interno di una comunità avveduta e profondamente religiosa (di quella religione cui anelo, in cui tutto è legato con tutto) che ciò che ora definiremmo borderline era trasfigurato in altro. Va bene, è una dimensione persa, inutile fare i passatisti. Tuttavia, apriamo gli occhi e guardiamo dove mettiamo i piedi. La blogosfera è un ottimo punto d'osservazione di questi fenomeni. E infatti a mio parere si va qui verso una normalizzazione delle potenzialità eversive attraverso la definizione di codici comportamentali ispirati a familismi un po' da clan. Non ci sarebbe nulla di male in tutto questo, non stessero diventando, il gioco, il calembour e il ballo sulle punte, l'uniforme che segnala la reciproca appartenenza degli alunni della sezione A. Ecco, se era di me che stavamo parlando, vorrei solo dirti che non sono tesa. A disagio sì, però. E alienata anche. Ma va bene così.
inviato da Shangri-La, 16:55 | permalink
I WILL SURVIVE
Inferni e paradisi
Se vuoi veder morire una pianta, sradicala e spostala. Nove su dieci, secca. Lo stesso per le parole. Ciascuna cresce come fiore o gramigna nel proprio giardino ed è nell'hortus conclusus del senso che si fonda la comprensione. Lì e non altrove. Perciò il capire è sempre un viaggiare, un attraversar recinti, un prender confidenza. Più d'ogni altra cosa, il capirsi è reciproca seduzione, è un condurre a sé che passa attraverso la fascinazione. Non c'è Eden, infatti, che sfugga alla retorica estetica del proprio particolare intreccio di rami, radici, frutti e profumi. Che si tratti di geometria zen, macchia mediterranea o tappeto inglese, sempre si dà una regola e un ritmo. Sicché c'è uno scrivere che arrampica tra grattacieli e pareti a specchio e un altro che si fa strada tra i rovi. C'è un parlar colorito innato e orecchie per le quali il volume è troppo alto. Insomma, non dappertutto splende lo stesso sole e non sempre è canto di sirene per un Ulisse in ascolto. Tuttavia, se v'è qualcosa che abbia senso definire verità, essa dovrà tradursi in immagine del mondo ed esser retoricamente detta per uscire dalla consistenza umbratile cui la costringe l'esilio nella caverna. Ora accade che noi non si sappia più avere a che fare con l'aura immaginifica, con il magnetismo e la capacità evocativa della parola. Accade che noi si pretenda che la verità si appalesi come discorso nudo e "obiettivo", nell'asettico tacere delle passioni. E più pensiamo questo, più la brutalità bussa alla nostra porta e interroga il nostro quieto vivere.
inviato da Shangri-La, 14:45 | permalink
12.05.04
TRENDY
La miglior difesa è l'attacco
Conosco uno che più modaiolo non si può. Gli parli di un locale dove sei appena stata e lui già annuisce: come minimo, ha presenziato all'inaugurazione. Nel suo centone di luoghi comuni c'è naturalmente una grande passione per il cinema e tutto il corredo del giovin signore metropolitano, compresa l'attitudine a prestare un'attenzione ossessiva agli altri e a prenderli per i fondelli sistematicamente. Salvo poi aggiungere sornione: "Non bisogna mica prendersi sul serio".
inviato da Shangri-La, 16:50 | permalink
11.05.04
I WILL SURVIVE
Vorranno la foto col sorriso deficiente
Io lo so che tu mi capisci con uno sguardo. Lo vedo da quel tuo riso sardonico, di là dal tavolo, e da quel tuo non chiedermi mai note a margine. Tra noi, poche parole, aspre discussioni, a volte, e intese di pelle. Troppo facile, lo so. La stessa pelle, gli stessi occhi, gli stessi capelli, noi, sarcastici e rabbiosi in ugual misura. Ma ora come la spieghiamo agli altri questa cosa che ci brucia dentro da sempre, come glielo raccontiamo il furore di uno che ha gettato il saio alle ortiche e la ricchezza che sfuma e la fame, l'Oceano di mezzo, i pozzi di petrolio, le rivoluzioni, le scarpe di un cadavere rubate e indossate, l'odore della divisa e il tizio che si nasconde sotto al letto ma gli spuntano i piedi, i truffatori, gli assassini, i morti di mafia, quello gettato in piazza, incaprettato, e lei sposata per forza che vola giù dalla finestra davanti ai due figli. Con che coraggio glielo diciamo che ci scorrono nelle vene uomini e donne con una testa così, che se solo avessero avuto un'opportunità, una sola nella vita, e invece manco quella, sempre a sopravvivere tacendo, frustrati, sì, e incazzati molto. Se solo avessero studiato. Ma studiare no, non serve a niente, lo sappiamo ben noi che siamo stati i primi e ci siam barcamenati come potevamo, alcuni a far lavori detestabili, righe di codice su righe di codice, if then else / if then else, e la sera, mentre discutiamo di quel che dicono questi che giganteggiano sui piedi d'argilla, ci va il sangue al cervello. Letteralmente. Come glielo diciamo che non siamo mica gli Americani e quasi ce ne rammarichiamo, perché solo tra italioti brilla sempre il più ruffiano, senza merito, e come glielo spieghiamo che la rabbia è cosa grande e umana. E che ci fa schifo quasi tutto, tranne lo schifo stesso, perché viene a dirci che non siamo morti dentro, anche se è così che ci sentiamo tutte le volte che diciamo a noi stessi ma chi te lo fa fare, sta' calmo, sta' tranquillo, tanto non serve a niente. Eravamo quelli che correvamo più veloci, noi, ma ci hanno passato il testimone cento metri indietro. E dentro il testimone c'erano tante cose, c'era la convinzione di valere, c'era l'orgoglio che non potevamo permetterci e la ruvidezza sociale che ai signori nessuno non si perdona. Nel testimone non c'erano viaggi all'estero, anzi, non c'erano viaggi tout court, solo professoresse d'inglese balbuzienti e la paura atavica di trovarci da soli, senza aiuti di sorta, com'era capitato ai nostri padri. C'erano libri che leggevamo quando si rideva del nostro leggere e libri che non tocchiamo più ora che tutti se la tirano con la cultura modaiola del passaparola. Perciò i teorici del reale che è razionale e del razionale che è reale sono nostri nemici giurati e le parabole sulle aquile che si credono polli ci fan venire l'orticaria. Ma di notte, a occhi sbarrati, ci chiediamo se per caso non siamo tutti sbagliati, se non facciamo un po' pena e se non siamo che dei falliti, come da copione familiare, e ci viene il dubbio che sarebbe preferibile non essere quelli che siamo. Ci strapperemmo i capelli e la pelle di dosso per avere un po' di quell'odore da salotto, per indossare un giorno una di quelle camicie bianche e intrufolarci là dove non ci lasciano entrare, a tradimento. Un giorno, un giorno solo, per scompigliare tutto. Ma poi quaggiù qualcuno ci ama, accarezza le nostre rabbie e ci porta al fiume, dove loro non sono più nulla.
E figlia, figlia, non voglio che tu sia felice, ma sempre contro, finché ti lasciano la voce. Vorranno la foto col sorriso deficente, diranno: "Non ti agitare, che non serve a niente" e invece tu grida forte la vita contro la morte.
Figlia, Roberto Vecchioni
inviato da Shangri-La, 15:27 | permalink
GLORY DAYS
Quando danzano i cervelli
Noto con sommo piacere che i filosofi hanno riacquistato autorevolezza, dopo tempi nei quali venivano più o meno considerati alla stregua di parolai perdabàll. Ieri sera, un appassionato Massimo Cacciari ha chiarito qual è, per le democrazie occidentali, la posta in gioco nella questione delle sevizie perpetrate nelle carceri irachene. E ieri sera, un pensieroso Giuliano Ferrara ha rinunciato al contraddittorio, a un certo punto, per lasciar campo alle considerazioni di Cacciari, riservandosi di concludere con una domanda intelligente. Quando danzano i cervelli, è un bello spettacolo.
inviato da Shangri-La, 10:55 | permalink
10.05.04
STRETTAMENTE PERSONALE
Uno pari
C'è chi si chiede com'è che ci sia tutta 'sta gente livorosa (tipo la sottoscritta). Io credo che la vita converga naturalmente verso una situazione di equilibrio. Un incazzato per uno che fa spallucce. Un frustrato per un lustrascarpe. Uno smandrappato per un elegante. Un forcaiolo per ciascun illuminato. Uno pari, sempre. E palla al centro.
inviato da Shangri-La, 18:34 | permalink
I WILL SURVIVE
E se non puoi la vita che desideri
Le idee hanno il cuore barbaro, la zazzera ispida e rifuggono dalle lisciate di pelo. Non fanno salotto, non stringono tutte le mani e non si perdono nel troppo commercio con la gente. Sorridono, di tanto in tanto, sempre parche d'affettuosità, salamelecchi e pacche sulle spalle, ché ruvide o morte le vuole la vita e sempre affidate al segno. A pochi piace l'uomo di idee e ancor più rari conta gli amici. Tutto il resto è chiasso di bambini.
inviato da Shangri-La, 16:52 | permalink
SENZA PAROLE
Colpa di Alfredo
Grande rammarico, sabato sera, quando torno a casa e scopro di essermi persa una signora puntata de L'infedele, cui intervenivano Emanuele Severino, Franco Volpi e Vattimo, per citare solo alcuni degli ospiti. Quel poco che sento in chiusura di trasmissione mi basta per concludere che Severino è il solito pazzo. Solo a lui può venire in mente di andare in televisione a dire, secco secco: "I motivi del tramonto del comunismo sono gli stessi che porteranno alla fine del capitalismo e del cristianesimo". Ho sentito Lerner deglutire.
inviato da Shangri-La, 14:53 | permalink
INDICE PUNTATO
I cultori della provocazione
Primo: mi piacciono quelli che vanno in fondo e non si nascondono dietro un dito. Uno che impicca tre bambini-fantocci e poi dice no, guardate, io li ho solo appesi, uno così e tutti quelli che ripetono con lui 'sta fesseria sono per quanto mi riguarda dei vigliacchi disonesti. Vuoi fare l'artista iperrealista? Fallo fino alle estreme conseguenze, difendi la tua opera d'arte e non sminuirne la portata provocatoria. Altrimenti vali zero. Un realistico zero. Secondo: non capisco com'è che ci siano ancora persone pronte a gridare al genio per una provocazione da due soldi. A monte, non capisco chi ama le provocazioni e considera se stesso un sonnambulo da spintonare per tornare allo stato di veglia. Sarà orgoglio, questo mio, ma è per me motivo di offesa l'esser messa nel mazzo di un pubblico che si considera degno d'esser preso a sberle. Beati quelli che se ne compiacciono: di certo, non fa per me. Terzo: mi disturba il conformismo di chi laurea artista chichessia sulla base del curriculum. Ah, è un grande questo, si dice, non per nulla ha pubblicato e/o esposto qui e anche là. E allora? E allora, allora? Delle decisioni di certi galleristi o editori con la faccia e l'aspetto da bovari mi ci sciacquo. Quanto ai critici d'arte, tra uno Sgarbi e un Daverio non ho dubbi a quale dei due prestare ascolto. Quarto: menzionare l'orrore che ci circonda per giustificare simili boutade è un falso argomento. Quasi più ipocrita della pretesa differenza tra l'impiccare e l'appendere per il collo.
inviato da Shangri-La, 13:54 | permalink
07.05.04
SENZA PAROLE
Ondate migratorie
Amici e colleghi migrano inspiegabilmente verso MSN Messenger, abbandonando il fidato Icq. Perché, perché, perché, ho chiesto. Inutile. Gli innamoramenti mica si spiegano. Beh, mi sono iscritta anch'io per verificare. Nessun colpo di fulmine, al momento. Dev'essere uno di quei messenger carini che non mi acchiappano.
inviato da Shangri-La, 16:59 | permalink
INDICE PUNTATO
Merda d'artista, artista di...
Beata ignoranza. Non sapevo nemmeno chi fosse questo Cattelan. Ora di costui vedo due cose: una foto che ritrae tre fantocci-bambini impiccati a un albero - anzi, no: appesi, come precisa l'autore dell'opera (sarà, io li vedo penzolare da un cappio) - e una sua intervista rilasciata al Corsera, perfetta per irritarmi. "L'arte ha il compito di suscitare discussioni" è una frase che solo un sedicente artista può pronunciare. A parte l'idea miserrima del compito, che fa tanto scuola elementare, è la finalità del discutere che immalinconisce ed è l'intento psicopedagogico di massa che deprime. Ogni tanto vien fuori un Savonarola animato dal sacro fuoco del risveglio delle coscienze (altrui, s'intende) e si atteggia a genio incompreso. Poi si lamenta: in giro c'è di peggio, dice. E si mette in gara con la cronaca nera. Spiacente. Solo il fare privo di intenzione ha riuscita e l'arte disertata dal daimon non è altro che attonito dondolare dal ramo di un albero.
inviato da Shangri-La, 16:18 | permalink
INDICE PUNTATO
Te la do io l'interattività
La sublime Anna Masera ha aperto un blog di una noia mortale e perciò candidato al successo. Per tenere il punto rispetto a quanto scritto in passato, la suddetta tiene a informarci che il suo non sarà un diario intimistico, di quelli tipici di noi perenni adolescenti che raccontiamo i fatti nostri, peraltro di nessun rilievo pubblico. "Lo scopo del blog" - spiega la Masera - "per me non è un diario personale da rendere pubblico, ma 1) un luogo che io possa accedere da dovunque in qualsiasi momento, una specie di grande archivio del mio lavoro a La Stampa sempre a disposizione; 2) un luogo di interazione diretta e immediata con voi, il pubblico interattivo, sempre pronto a criticarmi, migliorarmi, incoraggiarmi, darmi consigli, segnalazioni e contributi". Eccomi qui, in uno dei miei rari sprazzi di interattività, pronta ad accontentare la grande giornalista. Dunque, cominciamo dall'anacoluto. "Lo scopo" - soggetto della frase - rimane appeso malinconicamente al pennone: vogliamo fare qualcosa, tirarlo giù, dargli una voce, che magari scende da solo? "Lo scopo non è un diario, ma un luogo". Mi si rizzano i caini. "Un luogo che io possa accedere da dovunque". Uh, altro che The passion. La lenta agonia della sintassi crocifissa. "I contributi vostri, spero arrivino senza linciaggi", conclude alzando bandiera bianca. E sia. Nessuno tocchi la Masera.
inviato da Shangri-La, 11:26 | permalink
06.05.04
INDICE PUNTATO
Il buono e il cattivo
Apprendo dal Corsera di oggi che nel manuale della Cia del perfetto torturatore (!) si illustra, tra le tante tecniche di interrogatorio, quella definita come Spinoza and Mortimer Snerd. Il prigioniero viene in sostanza sottoposto, con crescente angoscia, a una raffica di domande delle quali non conosce le risposte, fino a che un secondo poliziotto entra in scena e lo interroga su qualcosa che sicuramente il prigioniero conosce. Chi ha subito interrogatori di questo genere riferisce di aver provato un tale senso di sollievo da aver dimenticato immediatamente la consegna al segreto militare. È una novità? No. Gli esperti delle risorse umane lo sanno bene, perché anche tra loro circolano manualetti che istruiscono gli addetti ai lavori sulle tecniche euristiche con le quali condurre un colloquio di lavoro. Molto usato, il modello del buono e del cattivo. Insomma, a me è capitato. Comincia il cattivo, ovviamente, che, sprezzante, si rivolge al candidato con tono di sufficienza, sottolineando ogni risposta con alzate di sopracciglio e commenti umilianti. La cosa va avanti per un bel pezzo, fino a che entra nella stanza il buono, il quale ti stringe subito la mano calorosamente e ti accoglie con un gran sorriso. Il primo si defila, accampando la scusa di qualche impegno di lavoro, mentre il secondo si accomoda e strizza l'occhio al malcapitato, dandogli ad intendere che può rilassarsi, che il suo collega è una serpe e lui lo sa benissimo. Dove vuole arrivare? Vorrebbe che il candidato si sfogasse parlando male del primo selezionatore, tanto per tastarne il polso. È un tipo che semina zizzania, uno di quelli che nei corridoi cuce il cappotto al capo, uno che cerca alleanze, uno che ha bisogno di sentirsi amato? Questo è - secondo loro - il modo giusto per saperlo. Io non so chi sia peggio tra i torturatori al fronte e gli scemi di guerra in tempo di pace.
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05.05.04
INDICE PUNTATO
Io uccido
"Appartiene al genere maschile l'istinto alla violenza, mentre è proprio delle donne il potere di dare la vita". Lo affermò Dacia Maraini anni fa, quando venne invitata al paesello per l'ennesima presentazione di "Bagheria". Alzai subito la mano: "Scusi, non le sembra che il potere di dare la vita sia un concetto pericolosamente contiguo con il suo opposto, il potere di dare la morte?" e feci notare alla Maraini che la volontà di potenza alla quale lei accennava senza avvedersene inficiava alquanto il ritrattino agiografico che lei stava facendo del genere femminile. Insomma, l'idea che gli uomini rendessero più brutto il mondo, cattivi e guerrafondai come sono, mentre schiere di innocenti angeli del focolare fossero intente a tessere la tela era pura illusione. Non per nulla la mitologia greca mostra d'essere più consapevole di certa retorica femminista di quanto l'uccidere sia parente stretto del mettere al mondo. Naturalmente, là dove si intendano entrambi i gesti come nichilisticamente potenti ed efficaci. Ne ottenni una risposta confusa, che in parte ritrattava - "lei ha ragione, mi sono espressa male" - e in parte girava su se stessa in modo inconcludente. Vabbeh, io ero giovane e stronza (non che adesso...), la Maraini un'intellettuale fin troppo facile da impallinare. Tuttavia su quella frase rifletto da parecchio, soprattutto in questo periodo, in cui mi pare profondamente ingiusto, ancorché folle, che la tecnica faccia precipitare sulle donne, volenti o nolenti, il peso di decisioni che violentano il mistero del nascere e del morire. Succede ogni giorno, costantemente, che una donna debba decidere se affrontare esami diagnostici che mettano a repentaglio la vita di un nascituro, magari inutilmente e col solo conforto di oscillanti statistiche sulla cui attendibilità sarebbe prudente avere qualche dubbio, dato il costo non indifferente di questi esami, cui ormai si ricorre in preda al panico e ben oltre i limiti imposti dalle prescrizioni mediche. E comunque, se le cose vanno male, te ne fai tanto di entrare nella casistica dell'un per cento. Se le cose vanno male, ti peserà per sempre l'aver esposto un individuo sano al rischio concreto di morire per sondare se fosse portatore di malformazioni. In caso di diagnosi positiva, sei chiamata a prendere decisioni che non avresti mai voluto prendere. Decisioni che io considero per me stessa semplicemente insostenibili. Tant'è che guardo con un misto di invidia e di orrore alla disinvoltura altrui che suggerisce, per esempio, a una Chiara Valentini di denunciare su L'Espresso l'assurdità di considerare "quel piccolo ammasso di cellule che è il concepito come un titolare di diritti autonomi". Ammasso di cellule. Ehi, pupa, dov'eri col cuore e con la mente quando hai scritto 'sta roba oscenamente moderna, scientista e ottusa? Vorrei sapere cosa mi significa un'espressione di questo genere. Significa - immagino - che quel mucchietto di roba lo prendo, lo siringo o lo butto per i miei usi e consumi e, come un moderno alchimista, ne faccio l'amoruccio della vita mia, se l'incantesimo mi riesce. Ora io so che dovrei fingere di inghiottire senza disgusto questa mappazza progressista e pietire, nonché accusare di dispotismo, quelli che dicono di no, rei di oltranzismo cattolico. Figuriamoci. I cattolici non sono nemmeno abbastanza religiosi per me. No, scusate, non ce la faccio. E non è che il mondo non mi sembri peggiore perché succedono queste cose e perché - mentre succedono - mi devo pure sorbire i rigurgiti d'odio gratuiti dei falsi pacifisti che questi bicchieroni di fiele li mandano giù come niente. È che mi fa proprio schifo. È che se devo sopprimere una vita, per qualunque ragione io lo faccia, voglio dirlo a chiare lettere quel che sto facendo: io uccido. Niente ammassi di cellule, embrioni, nullità in atto e persone in potenza. Sconti non ne voglio, filosofessi.
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04.05.04
I WILL SURVIVE
M'è caduta giù l'Armanda
Così, d'un botto, non si sa perché e come. È cascata come un salame davanti all'amico dietro al quale arrancava (maledetto, perché cammini così veloce?), senza peraltro riuscire a tenere il passo. Lista danni: ginocchia e mani sbucciate, mezza storta al piede, calze nuove da buttare, prepotente incazzatura autoriferita e immediato sequestro giudiziario di tutte le scarpe tacco-dotate. Gli exit poll danno vincenti, al momento, il partito dei sostenitori del salopette e scarpe da tennis style, ma l'Armanda ha diramato un comunicato in cui fa sapere che tiene la cabeza di cemento e che non avrete il suo scalpo. Per oggi va così, gonna al ginocchio e scarpe basse, ma 'sta mise così elegantemente anni Cinquanta non dura una settimana, mi sa.
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03.05.04
INDICE PUNTATO
Profumi e balocchi
Osserva rapita i pupazzetti rosa, gialli e verdi che hanno astutamente piazzato vicino alle casse, getta uno sguardo a sua madre che scuote la testa, si sporge dal carrello, dove l'hanno messa a sedere, prova ad afferrarne uno, ci strofina su il musetto, si rivolge di nuovo alla madre, coriacea e non seducibile, aggrotta le sopracciglia, diventa rossa in viso e parte con la sirena a tutto volume. Ogni volta la tragedia di un copione che si ripete uguale a se stesso in tutti i supermercati. Nella fila a fianco, un'altra bimba la spunta e riesce a far passare sul nastro un paio di quei fermagli colorati che le hanno messo sotto al naso proprio perché - al momento di uscire, col portafoglio in mano - riuscisse a commuovere il parentado. Presi all'amo, strumentalizzati nella loro fragilità emotiva per arrivare al quattrino dei genitori, spesso tristi e piagnucolosi, i bimbi che incontro mi fanno una gran tristezza. E poi penso a noi, pseudo adulti, e mi chiedo se siamo tanto diversi, se abbiamo in tasca una ragione vera per dire di no, noi che non siamo meno vittime di desideri indotti, assurdi e senza fondamento. Paghiamo di tasca nostra, senza chiedere niente a nessuno: questa l'unica differenza.
inviato da Shangri-La, 18:26 | permalink
I WILL SURVIVE
Waitin' on a sunny day
È che a un certo punto se vuoi salire, devi discendere. Andare giù giù in fondo al pozzo. Distillarti, ecco cosa devi. E lasciare andare, sparire, rannicchiarti, che fuori piove un mondo cane e l'anima si rattrappisce.
inviato da Shangri-La, 14:40 | permalink
SENZA PAROLE
Benedetti uffici stampa
Stamattina, momento di puro sollazzo all'apertura della casella di posta. Ricevo una newsletter inviata a mezzo mondo, con tutti gli indirizzi in chiaro. Così, se voglio importunare via email una serie di papaveroni tra intellettuali, giornalisti, politici, figli di e illustri blogger non ho che da scegliere.
inviato da Shangri-La, 10:52 | permalink
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