ANIME SALVE


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Volti, mari e bellezze senza tempo.

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29.04.04

I WILL SURVIVE

Telepatia

Torno in ufficio oggi, dopo qualche giorno di assenza, e mi piovono addosso una serie di novità. Non ultima, la modifica del dominio della mail aziendale. Ne sento parlare e chiedo: "che, cosa, come faccio?".
"Non hai ricevuto la mail di ** che spiegava il da farsi?".
"No. O più probabilmente l'ho cancellata senza leggerla. Ora gli chiedo di rimandarmela".
Intuisco dallo spaesamento generale - come diavolo lo configuro l'account? E come faccio a impostare il nuovo indirizzo come predefinito? - che non sono l'unica a cascare dalle nuvole. E infatti il tecnico così risponde:

Da stamattina sei la n-ma persona che mi fa la stessa domanda. Sospetto che sia andata, per tutti i richiedenti, più o meno così:

- arriva la mia mail
- buttata via con commenti tipo: "mavaaffan..." e sollevamento del sopracciglio destro
- oggi qualcuno deve aver fatto circolare il: "allora? Pronti? Configurato tutti?".
- e quindi tutti a chiedere il re-invio, con giustificazioni tipo:
- "devo aver involontariamente cestinato la tua mail".
- "l'avevo messa tra le cose urgenti, ma ha preso fuoco il pc".
- "dei ladri hanno effratto il mio appartamento, avviato il pc e rubato proprio quel messaggio"
- ...

GLORY DAYS

Little Steven

Stamattina, ferma a un incrocio, vedo un pupo sul passeggino accessoriato di jeans, bandana e mamma in tacchi a spillo. Wow, mi son detta, peccato per il ciuccio.

28.04.04

I WILL SURVIVE

Autoscontro

Qui, mio caro, è come sulla pista dell'autoscontro: un urto dietro l'altro e raccomandazioni, consigli, rimproveri, infiniti dover essere e dover fare. Dieci volte al giorno vorrai buttargliela lì, questa vita che ti sta attaccata addosso come un moscone molesto.
Ma non illuderti, non molleranno mai. E sappi: per un giorno di parole, mille altri di silenzio, per uno slancio del cuore, diecimila passi indietro, per uno sbaglio, centomila fucili puntati.
Tu aggrappati al volante, corri libero e schiva, guizza, ridi e piangi: il gioco è tutto tuo, lucido e scaltro.

SENZA PAROLE

Il caso Bilancia

Si fa presto a dire giornalismo. A me quelli che pretendono di sondare il lato oscuro della mente umana con un paio di occhialetti tondi inforcati su domandine da strapazzo fanno ridere.
Del resto, mentre l'arte latita, la letteratura è iscritta a un corso di scrittura cretina e alla politica è venuto l'ictus, il meno che possa capitare è che una manica di grattugiaballe in cerca d'autore si picchi d'essere la reincarnazione di Buzzati e ci venga a titillare con la cronaca nera, tra un quiz e un tip tap.
E tutto questo perché in Rai non sapevano che cartucce spararsi contro la concorrenza spietata di quel fondo di magazzino della De Filippi, tal Costantino.

BOOKMARK

Belle lettere

Sedicenti grandi scrittori, editori e raffinati intellettuali a confronto. Tanto per capire con chi abbiamo a che fare, ecco.

27.04.04

INDICE PUNTATO

Né acrobata né mangiatore di fuoco

Il fascino è cosa sottile e credo abbia poco a che vedere con caratteristiche superomistiche.
Ha a che fare, piuttosto, con il saper gravitare sul proprio baricentro, con la misura, i chiaroscuri, il camminar sul filo e l'assoluta refrattarietà allo striptease dei sentimenti o del godimento estetico.
L'uomo affascinante non sbraca, specie quando fa un complimento. Quando parla di cozze allude ai mitili e le bocce le considera un gioco d'altri tempi.
Conosce le leggi del branco ma se ne tiene in disparte e non si impegna in agonismi verbali per dimostrare a se stesso o ad altri d'essere maschio: è sicuro di sé e questo gli basta.
Il vero uomo non dà di gomito agli altri come un cagnolino in calore, non tratta le donne con le quali ha a che fare quotidianamente come camerati di caserma, non ne umilia l'intelligenza - nemmeno complimentandosene come fosse un miracolo della natura - , né lascia ad intendere che con quel culo e quelle tette non si sarebbe detto.
L'uomo scaltro non mette in piazza le virtù di una donna che gli interessi veramente, perché non è così cretino o crudele da esporla allo sguardo o, peggio, ai veleni e all'invidia altrui.
L'uomo onesto non parla di una per dare a intendere a un'altra e l'uomo avveduto non pensa di farla franca né sottovaluta nemmeno per un attimo l'acume femminile.
L'uomo che sa stare al mondo ha l'occhio lungo e vigile, non scopre in ritardo quel che vale la pena, guarda dritto davanti a sé e sogna davanti al mare.

L'uomo che cammina sui i pezzi di vetro,
dicono ha due anime e un sesso,
di ramo duro il cuore.
E una luna e dei fuochi alle spalle,
mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
né acrobata né mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai
ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui
.

Pezzi di vetro, Francesco De Gregori

23.04.04

I WILL SURVIVE

L'appartenenza

"Apolide".
"Che, cosa dici?", mi prendevano in giro i miei coetanei.
"Apolide: non sai cosa vuol dire?".
Una battaglia persa. Avevo imparato quella nuova parola - che sentivo tagliata su misura per me - leggendo il diario di Anna Frank.
Così come mi colpì molto il Pavese che diceva: avere un paese è importante. Tra il non averne mai avuto uno e l'esser sradicata da quello d'origine, come capitava ai miei, non avevo dubbi: di gran lunga era preferibile morire di nostalgia piuttosto che sentirsi la terra franare sotto i piedi.
Ricordo che quand'ero ragazzina, non poter vantare tre generazioni di lombardi alle spalle era ancora una cosa di un certo peso.
E ricordo anche il paginone che una volta il giornaletto locale dedicò al "problema" dell'immigrazione - allora unicamente nella direzione da Sud a Nord -, con il virgolettato che attribuiva a mio padre una frase da lui mai pronunciata, del genere: "Io qui sto bene, ormai mi sono integrato".
"Integrato io?", sbraitò leggendo l'articolo, "Questo idiota d'un padanicolo non ha capito niente o ha fatto finta di non capire. Io non mi devo integrare con nessun nordonzolo! Questi stanno indietro di duemila anni!".
Non sapevo se ridere delle sue solite sprezzanti invenzioni linguistiche - che ormai fanno parte integrante del mio lessico familiare - o se piangere dell'intera idiozia leghista ante litteram.
Ogni tanto gli dicevo: "Beh, dai, papà, non si sente poi così tanto l'accento" e lui rideva della mia ingenuità e della sua cadenza marcatissima, che nessuna distanza ha mai stemperato.
Ci misi un bel po' ad accettare chi ero, la faccia che portavo in giro e il mondo a tinte forti che mi cresceva dentro. Tuttavia, la pena di sentirmi un pesce fuor d'acqua non è mai venuta meno, anche se con gli anni ho imparato che gli dèi della comunità se ne stavano andando a gambe levate da queste campagne lambite dalle risaie.
Il che spiega il successo del leghismo. Mica Roma, le tasse e palle varie. La disperazione di essere niente, questa è la benzina che ha alimentato le brigate lumbard.
I sintomi erano visibili molto prima che due fidanzatelli andassero in giro a scrivere sui muri "Padania libera". Il paesotto, infatti, già diviso tra due campanili, era attraversato da correnti di insofferenza reciproca, tra gruppetti di neo-parvenu, bande di terroncelli che abitavano il cosiddetto Bronx e cattolici integralisti, che già non potevano vedere quelli dell'altra parrocchia, figuriamoci gli "infedeli".
Il giornaletto locale - allora odiatissimo feudo democristiano - ora è nulla più che un'accolita di scoppiati, che in nulla si distinguono, oggi, da quelli che, come si diceva, "non avevano il dono della fede". Stessi divorzi, analoghi fallimenti, medesimi tradimenti e la pillola contraccettiva in tasca.
Ci fu un tempo in cui ancora si davano pena di scrivere quanto fosse difficile organizzare una qualsiasi manifestazione che trovasse risposte entusiaste nella gente. Ora non sprecano più nemmeno il fiato. Quasi tutti i cinema hanno chiuso, le stagioni teatrali non si fanno più e i locali non se la passano meglio. I ragazzi si vergognano di questo posto e non vedono l'ora di prendersi la patente per passare le serate fuori di qui, possibilmente tornando tutti interi.
Non c'è uno straccio di vita sociale e nessun trascorso tentativo di innescare qualsivoglia dibattito è riuscito a far parlare tra loro questi morti viventi. Vivo in un dormitorio, ma - paradossalmente - ora non lo sento più come un problema mio. Un paese ora ce l'ho.
Me lo sono scoperto dentro, allo specchio, nei libri e lungo le linee della mia fisiognomica. E questo paese l'ho trovato contenuto in uno più grande, cui sento di appartenere. Per la prima volta, non mi sento più apolide. Ho messo radici nella vita e ne ho messe in ciò che mi circonda, pur mantenendo la mia irriducibile vocazione alla solitudine.
Sono un'adulta, insomma, e il mio bisogno d'appartenenza non lo spendo più in giochini che lasciano il tempo che trovano, né in professioni d'amicizia pronte a svanire come neve al sole, quando cambiano stagione e passatempi.
"Appartenere a una comunità è importante" ha detto una volta Springsteen in un'intervista "e quando un uomo è sradicato e sente di non appartenere più a nulla, la situazione si fa pericolosa: può succedere di tutto". E infatti è così: sta succedendo di tutto.

L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
è andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.

L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male e non gli basta esser civile
è quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale con un'aria più vitale
che è davvero contagiosa.

Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo, un posto più sincero
dove un bel giorno magari molto presto
io finalmente possa dire: questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo
per ritrovare il mondo.

L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.

L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.

Sarei certo di cambiare la mia vita
se potessi cominciare
a dire noi
.

La canzone dell'appartenenza, Giorgio Gaber

21.04.04

INDICE PUNTATO

I maschi

"Certo che se sono tutti come voi, posso anche spararmi".
La stagista rompe il silenzio e li mitraglia impietosa, a pranzo.
Li spia da qualche mese, ascolta le loro battute, i commenti sulle colleghe, ne osserva i gesti da adolescenti e scuote la testa.
"Il guaio è che siete lo specchio di questa generazione". Rimangono secchi. Fingono di prenderla sul ridere, ma ci rimangono male.
Comincia una discussione che chiudo dandole ragione e aggiungendo: "Mi spiace, ma la verità è che manca spessore, non c'è un'ombra di virilità e infatti è rarissimo, oggi, trovare un uomo affascinante".
Non è che piaccia a noi donne arrivare a queste conclusioni. Né si tratta della solita trita riedizione della guerra tra i sessi. È sconforto allo stato puro. È la consapevolezza che uno su mille si salva e per quell'uno la vita non è semplice, fuori dal branco.
È che non c'è immaginazione abbastanza ardita da poter vestire di sogni queste vite a caso, orfane di destino.

20.04.04

INDICE PUNTATO

Gli intelligenti

Dagli il la e loro non sbagliano l'accordo. Gli intelligenti son quelli che imparano subito la parola d'ordine. Per esempio, "mercenario". Mercenari, sporchi guerrafondai, fascisti, assassini! Sanno cosa dicono? No. Sanno di chi parlano? No. Hanno sentito dire. E vai col coretto. Chi non canta è...

SENZA PAROLE

Cerco l'uomo

Ah, quanto acume, queste faccette ordinarie, scipite e buone per tutte le stagioni. Che consolazione questa bellezza d'asino assai ragliata, d'occhi spenti e cosce cascanti, di curiosità malevole, tette ignoranti e battute attiragonzi.
Che luccicore la cultura da aperitivo, i weekend da figli di babbo, il bavaglino al collo, il ciripà al culo e l'orrore simulato per le cose brutte del mondo.
Uh, la sagacia delle anime belle, il successo, la letteratura da supermercato e le mirabili iniziative da salotto buono, tutti in cerchio col Sapientino.
Ah, lo spettacolo del loro darsi di gomito, patetica corte dei miracoli alla porta dell'editor col grugno mastino, e la tenacia, l'ostinata volontà di potenza che trivella e trivella prima o poi il varco si apre e il fumo maître à penser invade le stanze.

Scende il silenzio, plana, greve, la stanchezza. Io non amo. Da sempre, non amo. Te solo ascolto, che in pieno giorno reggi una lampada accesa: cerco l'uomo, mi dici.

16.04.04

MIGLIOR COMMENTO

Io sono di sinistra. Problemi?

Ripeto, la sinistra che ragiona così è destinata a essere marginale e a non incidere mai su un problema che sia uno. Io sono di sinistra e penso:

- che l’Occidente, con tutte le sue contraddizioni, abbia raggiunto un livello di civiltà incomparabilmente più avanzata di ogni altra sulla terra, criteri oggettivi alla mano (democrazia, istruzione, sanità, diritti civili e delle minoranze, giustizia sociale, condizione femminile, libertà religiosa)

- che la lotta per il miglioramento delle condizioni sociali delle classi meno agiate nelle società occidentali va condotta esclusivamente con mezzi democratici e non violenti, in uno stato democratico

- che i popoli oppressi abbiano il diritto di ribellarsi anche con mezzi violenti ai propri oppressori, ma che ogni lotta terriristica sia destinata giustamente a fallire nel sangue perché colpisce persone, esseri umani, individui singoli, senza scalfire minimamente le basi del potere come la storia ha ampiamente dimostrato

- che chi si fa esplodere per morire da martire in attesa di non so quante vergini in paradiso, drogato dalla sua religione, è solo un povero coglione senza speranza, e chi lo induce a farlo un porco assassino da bombardare senza pietà

- che se uno muore ammazzato, è inutile e stupido contrapporgli un altro morto ammazzato sul versante opposto, no il mio è più morto del tuo, si è morto un italiano ma anche 300 iraqeni e allora?, fate schifo, siete niente, marginali, non contate e non conterete mai un cazzo, pacifisti da sfilata in centro, oppure siete giovani e allora è comprensibile, avete bisogno di passioni, amori e odii forti, o di scopare, ma a quarantanni dirigerete forse studio aperto

- che Berlusconi è al governo perché la maggioranza di questo paese l’ha votato e perché coloro che potevano farlo rimanere all’opposizione si ostinano a rimanere su posizioni di estrema sinistra velleitarie, morte e sepolte per sempre, e che dove praticate hanno fallito irrimediabilmente

- che la situazione economica dei cittadini dei paesi arabi è esclusivamente il risultato della forma di stato e di governo che la loro religione sembra imporre, e che le enormi ricchezze derivanti dal petrolio vengono convogliate nelle mani di quei pochi che in realtà se ne fottono dell’Islam e intanto incassano

- che se c’è in atto un genocidio in qualsiasi parte del mondo, è dovere delle società civili di tentare di impedirlo con ogni mezzo, possibilmente con una forza di interposizione che faccia meno danni possibile

- che l’America è un paese vasto e multiforme, che gli antiamericani per definizione siano quindi degli idioti, che Bush stesso sia un idiota incompetente come la maggior parte dei suoi collaboratori, ma non solo, che Bush sia stato eletto e si stia muovendo in conformità al volere di lobby affaristiche

- che la nostra tolleranza si debba fermare laddove vengano minacciate le basi portanti della nostra civiltà: noi dobbiamo accogliere e tollerare, chi viene deve rispettare e condividere i principi base del nostro vivere comune; altrimenti vada fuori dai coglioni

- che la sinistra, se non vuole definitivamente soccombere non alle destre (che non esistono) ma alle lobby affaristiche di tutto il mondo, deve smetterla di farsi di parole belle e iniziare a sporcarsi le mani e spalare merda; sveglia cazzo, il mondo non è e non sarà mai un Eden di uguaglianza e amore, e allora tanto vale cominciare pian piano a governare bene e occuparsi dei problemi del mondo con concretezza e pazienza, ma anche con la forza e la convinzione di stare dalla parte giusta; basta martellarsi i coglioni tutti i giorni, basta autoflagellazioni pubbliche, affanculo Bertinotti, Rizzo, Pecoraro Scanio, i partiti del 4% non esistono se non per dare una poltrona a un culo, vanno ignorati a costo di perdere questo giro, ma finalmente avremo una sinistra con un’identità precisa, definita, unica, a cui si possa aderire con convinzione

- che basta porca puttana a considerarci, come occidentali, la causa di tutti i mali del mondo, e l’Africa sta male per colpa nostra, e il Sud America l’abbiamo affossato noi, e l’imperialismo e il colonialismo e il cazzo che vi frega; che ballino un po’ meno la samba e facciano un po’ meno guerre per i diamanti e il petrolio e le loro religioni del cazzo, invece di dare sempre la colpa a me, che lavoro 10 ore al giorno e mi diverto poco. Il nostro benessere da un bel po’ non è dovuto al colonialismo e all’imperialismo, ma allo sbattimento di tanta gente tutti i giorni, alle nostre istituzioni democratiche, ai sacrifici che si sono sobbarcati i nostri vecchi, alla nostra civiltà. Vada al governo la sinistra, lavori per ridurre le diseguaglianze, per colpire le lobby affaristiche che affamano i paesi poveri, fermare le case farmaceutiche che impediscono di produrre farmaci a basso costo e contemporaneamente ci inducono a pensare che siamo tutti depressi per venderci antidepressivi, stia con l’America quando è giusto e contro quando sbaglia.

Io sono di sinistra, problemi?


M, su Macchianera

INDICE PUNTATO

Risposta a un commento

Messaggi di cordoglio, funerali, occasioni buone per piangere, partecipazione sentita: nulla è più lontano da me. Tuttavia onoro il modo in cui quest'uomo è morto e dico che è riuscito a cambiare di segno all'intera situazione. A me non frega nulla di che mestiere s'è scelto o non scelto uno, cosa che invece è cara a certo cretinismo di sinistra.
Mi importa quel che un uomo dà a vedere di sé e se vedo bellezza e grandezza, lo dico. Naturalmente, non scelgo io quale condizione umana osservare più da vicino e quale più da distante. Come tutti, sono un dasein, sono gettata in una situazione particolare, mi è dato un punto di vista sul mondo e a partire da quello costruisco me stessa.
È assolutamente naturale che ciò che capita a un connazionale abbia un rilievo impari rispetto a quel che accade a un iracheno che cade sotto le bombe o nel corso di una sparatoria. Soprattutto in una circostanza drammatica come questa.
Lamentarsi di questo e tirare in ballo tutti i morti che non vediamo, questa sì che è retorica della peggior specie. Un italiano non è uno qualsiasi, per me. E' uno che parla la mia stessa lingua, è vissuto nello stesso Paese, ha attraversato le stesse vicende storiche, a scuola gli hanno fatto leggere Dante e Leopardi, come a me, è nato magari in posti che conosco e dei quali ho respirato a fondo l'aria.
Se è vero che nihil humanum a me esse alienum, figuriamoci quanto può essere vero quando questo humanum è a me vicino, nonostante la banale estraneità del non conoscersi personalmente.
Constato tuttavia che molti riescono a vedere un abisso invalicabile tra sé e l'altro - di volta in volta il militare di turno, il sospetto di destrismo fascista e quant'altro - nonostante questa evidente appartenenza a un terreno comune. Vedo in questo furore sgangherato, che fa scrivere e parlare costoro al di fuori di ogni controllo stilistico, gli effetti esiziali dei dannatissimi anni Settanta. Mi pare di sentire una manica di sessantenni inveleniti, non sai se per i sopraggiunti problemi alla prostata o per il cimitero che s'avvicina.
Ma non vorrei andar fuori tema: la scrittura e la parola sono il nodo della questione. Nella foga di esprimersi, molti dimenticano un fatto fondamentale: non hanno mai imparato a farlo. Brutto a dirsi, ma tristemente evidente. Vomitare parole è altro dal comunicare, altro dallo scrivere.
Ora, sembrerebbe un diritto inalienabile dir quello che si pensa. Ma quel che si pensa è un corto circuito con quel che si sa dire, sicché non c'è pensiero senza arte dell'espressione e non è vero, è una gigantesca balla che l'opinione di uno valga l'opinione di un altro. È mestiere, gente.
E non è colpa vostra il non saperlo fare, questo mestiere, e il finir per dire cose abnormi in modo abominevole. È colpa vostra il non limitarvi a fare quel che sapete fare. Punto e basta.
Ora, magari sarà un mestiere da poveracci, il buttafuori. Ma bisogna saperlo fare, anche questo. Fabrizio Quattrocchi lo sapeva fare? Aveva il fisico adatto? La fermezza, i nervi saldi? Gli auguro di sì, non so. So solo com'è morto: a testa alta, per quel che ha potuto. Quindi, tanto di cappello.
Per me c'è differenza tra uno che si fa ammazzare così e uno che - come dice Neri - se la fa sotto. Il primo lo ammiro, perché io non avrei saputo farlo, il secondo lo compatisco, come compatirei me stessa nell'analoga situazione.
Così come c'è differenza tra una cosa ben scritta e una mal scritta, tra un sequestrato e un boia incappucciato, tra un mondo complicato e contraddittorio e un universo della cui ricchezza si favoleggia a sproposito, tra una cultura che ha detto a se stessa che gli dèi sono morti e gente che guai a toccargli il Profeta.
Io non posso prendere sul serio gente che impugna la scrittura come una pistola senza sapere neppure dove sta il caricatore. Non posso prendere sul serio chi dà per scontato il mondo cui appartiene e non s'avvede più di quanti secoli di storia, fatiche, pensieri e conflitti ne costituiscono le fondamenta. Non posso.

SENZA PAROLE

Cannoli ai porci

Non gli ha offerto nulla, il giorno in cui ha compiuto gli anni, passando col vassoio oltre, in segno di evidente spregio. Oggi, che il festeggiato era lui, ha mangiato, s'è riempita lo stomaco e gli ha fatto cadere dall'alto un'ironia fuori posto: "Grazie, sono molto stupita per la tua generosità".

SENZA PAROLE

Cervelli spappolati

Tutte le occasioni sono buone, per certuni. Sempre la solita solfa, sempre. La solita piccola storia ignobile di chi si indurisce simulando uno spirito critico che non cede di fronte a nulla, di chi fa l'ecumenico fingendo di amare l'umanità intera e di piangere per tutte le vite che ogni minuto secondo uno schifo di guerra o la malasorte spediscono all'altro mondo, senza eccezioni.
E proprio perché il destino di cinque miliardi di persone pesa sulla sua animella con tutto il suo gravame di disgrazie non può mica scegliere un dignitoso silenzio, di fronte a uno che muore da uomo, o parole almeno un po' rispettose. Non può, no che non può.
Ah beh, ha le sue sacrosante ragioni, l'individuo. Ce l'ha coi buttafuori, ce l'ha coi militari, ce l'ha coi mercenari, ce l'ha con quelli che si pigliano due pallottole nel cranio per l'avidità (ma senti che sermone, senti!) di guadagnare diecimila euro al mese.
E mica si vergogna di fare i conti in tasca a un cadavere. Si sente nel giusto, anzi. Di più, è indignato per l'ipocrisia generale e la retorica annessa, lui che scrive cazzate grondanti populismo da due soldi, del genere "nella mia squallida vita ho avuto molti più problemi con i buttafuori e con i militari di vario grado che con palestinesi che mi si fanno saltare addosso". Patetico.

SENZA PAROLE

A occhi aperti

Sembrava facile. Sembrava bastasse metterli in ginocchio, coi passaporti in mano e i mitra alle spalle. Dì il tuo nome, dillo due volte. Un gioco da ragazzi, umiliare la dignità di un uomo davanti al mondo intero. Poi, l'imprevedibile. Uno alza la testa, pretende di aprire gli occhi e di guardare in faccia la fine che arriva da dietro, vigliacca, alle spalle. Guarda come so morire ti dice serafico e la grandezza di quell'uomo bendato, a mani legate e con una pistola alla tempia ti sconfigge con la sua insospettata e sconvolgente irriducibilità. Ora vengono a dirci, i microfonati di Al Jazira, che per questioni di deontologia professionale non hanno mostrato quelle immagini. Troppo cruente, si sono giustificati. Bugiardi. Non le hanno mandate in onda per ben altri motivi.

15.04.04

I WILL SURVIVE

Il deserto dei Tartari

Poi dicono, i vecchi, che la guerra bisogna provarla per capire. Hanno ragione, lo so, ma sapessero loro. Sapessero. Qui entriamo ogni giorno in mimetica ed elmetto, attenti a scansare i colpi dei cecchini alle finestre. A cadenza fissa, entra uno che intima: dieci di voi, al muro!, esecuzione sommaria.
A volte, si consuma pure il rito della convocazione: "occorreva scegliere uno da immolare per la causa e abbiamo pensato a te, che ne dici?".
Dovessero mai darvi questa lieta novella, il consiglio è: calma e sangue freddo. Non muovete un solo muscolo della faccia. In questi casi, la risposta giusta è: "ne sono onorato". A meno che non accettiate di essere seduta stante indottrinati sui pregi di una morte eroica. Lasciate perdere. Almeno vi risparmiate l'irritazione.
Uno stillicidio, insomma, senza contare il balletto delle voci di corridoio.

"Ci fanno saltare tutti entro dicembre".
"Ma che dici, entro giugno: l'ho saputo da fonti attendibilissime".
"Finiremo tutti carbonizzati qui dentro o forse ci finiranno prima con esalazioni di gas. Vogliono uscirne puliti".
"Non fate gli idioti: ci vendono ai primi beduini che passano".
"Ma chi vuoi che ci compri? Costiamo troppo. Nessuna tribù ha cammelli a sufficienza per noi. E poi siamo troppe bocche da sfamare".
"È sicuro, gente: entro la primavera verremo tutti deportati. Stanno già preparando i convogli: ecco le prove fotografiche".


In tempo di guerra, ci sono sempre i beninformati, quelli che stanno tutto il giorno con l'orecchio attaccato a Radio Londra. E poi non possono mancare i collaborazionisti, i doppiogiochisti e quelli che sperano di cavarci qualcosa di utile per se stessi. Sono loro gli untori del panico, che tutti i minuti ne sanno una nuova, direttamente dai "piani alti".
Da anni indossiamo queste divise, gli anfibi, i giubbotti antiproiettile. In lontananza, l'aria sibila e l'orizzonte tuona, mentre ci guardiamo, perplessi: un temporale? Un terremoto? Cos'altro? Nulla di nulla.
La guerra è un rombo remoto, la morte non arriva e questa sopravvivenza in perenne attesa ci ha stancati. Siamo pronti da tempo e sappiamo già. Ci intimassero, domani, riunitevi tutti nel cortile ed esprimete l'ultimo desiderio: va bene, risponderemmo, veniamo dopo il caffè.

SENZA PAROLE

C'è qualcosa nell'aria

Animali meditabondi, stamattina. Mentre esco con la macchina, mi accorgo di una macchia rossiccia nell'erba. È il gatto dei vicini, saporitamente assopito vicino al cancello. Innesto la retromarcia e vado dritta verso l'uscita, sfiorandolo di poco: niente, neanche una piega. Strano, penso, normalmente fugge anche di fronte alla sua ombra. Arrivo al solito parcheggio, scendo, percorro a piedi tutto l'isolato e mi avvicino all'entrata dell'ufficio.
Un topo sul marciapiede. Lo guardo due volte, incredula. Non sto sognando: è proprio un topo e se ne sta immobile, rannicchiato e ingobbito ad annusare un pezzetto di pane o di formaggio, non capisco bene. Passo vicinissima a lui, mi aspetto che almeno alzi il muso, si ritragga, insomma, che faccia qualcosa. Niente, neanche una piega. Mi volto ed è ancora lì, marmorizzato nella stessa posizione. Solo le narici si muovono.
Oggi va così: gli animali pensano, profondamente concentrati. C'è qualcosa nell'aria, sì, e mi piacerebbe sapere cosa.

Update: mi telefona un collega, alle 19.30, e mi dice che il "mio" topo è ancora lì, fermo sotto la pioggia, a fissare un punto indistinto davanti a sé. Gli ha fatto pure una foto con il telefonino. Veramente inquietante.

14.04.04

SENZA PAROLE

Scusa un corno

Qua e là mi è capitato di aprire pop up che esordivano con questo simpatico messaggio:
Scusa ma non ti è permesso lasciare commenti su questo blog

Marò, quanto mi infastidiscono questi atteggiamenti da clubbettino chiuso e supponente. Ma ripigliatevi, va.

13.04.04

INDICE PUNTATO

Bravi ragazzi

Giocano tutti insieme a passaparola, si mettono il naso rosso a Carnevale e i denti di Dracula nella notte delle streghe, rimbalzano a tempo sul chi non salta è, organizzano simpatiche iniziative, si fanno vedere, si divertono - giurano loro - anche se non ridono mai (ma forse è colpa del dentista, che non ha fatto un buon lavoro), mano nella mano sussurrano parole d'amore e d'amicizia e sono così carini, ma così carini che mi vien voglia di sparar loro alla nuca.

10.04.04

STRETTAMENTE PERSONALE

Un tempo per ogni cosa

Ti individuai immediatamente, mentre mi cercavi con lo sguardo, nel piazzale della stazione di Palermo. Non ci eravamo mai incontrati, ma di certo io non potevo sbagliare. Ti avevo visto mille volte in fotografie ormai ingiallite, sorridente e bello su una Lambretta bianca, appoggiato al muro a secco di un limoneto o ritratto accanto a tua madre, insieme coi fratelli più piccoli e quel biondino in primo piano, sul cavallo a dondolo.
"Trentotto anni che non torno", continuavi a ripetere. E pur dopo trentotto anni di Venezuela, rinsecchito come una prugna e rugoso come una vecchia tartaruga, "Giusè!" ti chiamò Bettina, appena ti incrociò nel vicolo di sempre, a Bagheria. "Giocavamo insieme da bambini", dicesti, come fosse normale, a me che vivo tra zombie soliti a bruciare come fuochi di paglia amori e amicizie.
"Ero morto", sentenziasti lapidario, passandoti il dito sotto la gola e ridendo subito dopo, mentre raccontavi di come avevi dribblato la nera signora, solo pochi mesi prima.
E ridevi di gusto anche raccontando di quella volta che, sollevando la saracinesca della pescheria, trovasti tutti e quattro i tuoi garzoni imbavagliati e legati come salami. "Bene, ecco il quinto", dicesti ai rapinatori.
Mi hanno detto che l'ultima volta che hai chiamato, una settimana fa, hai salutato con un "ciao, non ci vedremo più". In questo, ti riconosco e vi riconosco, voi con quella faccia e quel naso lì, cui dicono che io somigli e mi auguro che sia vero. Buon viaggio, Pinuzzo.

Tutto ha sotto il cielo la sua ora
Un tempo suo
Il tempo di nascere e il tempo di morire

09.04.04

MIGLIOR COMMENTO

Aria limpida

"L'Islam crede di potersi servire dello strumento tecnologico, che per loro si sta affinando, diventando sempre meno bricolage. Ma gli islamici che hanno scoperto la tecnica non hanno capito che cavallo di Troia si sono messi in casa. Perché sarà la tecnica a prendere il comando, quella Tecnica - non parlo semplicemente della macchina, ma di tutto il sistema scientifico-giuridico-finanziario-etc. - cui la filosofia ha mostrato la strada spalancata per il dominio sulle cose dopo aver rimosso il limite dell'agire rappresentato da Dio. La Tecnica prevarrà, come con il cristianesimo, la democrazia, il capitalismo: da servo diventerà signore che subordina tutti i vecchi signori che tentano di servirsi di essa per realizzare i propri fini. (...) Ma proprio nella filosofia contemporanea il dialogo - che per me non è ciò che salverà l'uomo - ha assunto un connotato ulteriore: se non esiste una Verità assoluta, ciò che fino a Hegel era la Verità si frantuma nei punti di vista molteplici che erano in contrasto tra loro. Allora, si dice, dialoghiamo piuttosto che ucciderci. Senonché, senza verità assoluta, il dialogo non può essere che scontro tra fedi. Ma le fedi che dialogano, fino a un certo punton si intendono: poi, se sono incompatibili, possono solo combattersi. Ad assoggettarle, ripeto, ci sarà solo la Tecnica. Una terribile pax tecnica che è violenza allo stato puro".

Emanuele Severino, intervistato da Edoardo Vigna su Sette di questa settimana

INDICE PUNTATO

Aria viziata

E' come entrare al Circulìn, in un giorno feriale. L'aria è ferma e cianotica, le voci arrochite, il volume al massimo. Sui tavoli, i giocatori gettano con rabbia le carte, mentre un po' di cenere tremolante cade dalle labbra serrate e tra le volute di fumo rimbalzano le grida.

Arabofobo! Filopalestinese! Fallaci! Bush! Gnocca! Genio! Filosofo! Scrittore! Umorista!

Mi guardo intorno, incrocio gli occhi spenti della ragazza al banco e mi colpisce l'aria di abbandono degli insaccati ancora avvolti nel cellophane, dietro il vetro, tra pochi panini avvizziti e bibite impolverate. Meglio andare, meglio uscire a respirare.

07.04.04

SENZA PAROLE

Lavoratori!

"Lavoratori!". Perentorio quanto grottesco, il richiamo sferza il torpore cerebrale di questa manica di nullafacenti sbarcalunari senza arte né parte, chierichetti svogliati di una liturgia solenne con l'ostia in mano, le dita nel naso e le Superga che fanno capolino sotto la tunica. "Lavoratori!" si sente gridare a gran voce, mentre dal retrobottega della memoria si leva chiaro il suono di una sonora pernacchia e il gesto dell'ombrello, irriverente e vitellone. Profetico Sordi.

06.04.04

BOOKMARK

Gli impiegati del consenso

E i villani di talento pretendono un palco all'opera

INDICE PUNTATO

Grandi scrittori per piccoli lettori

Ieri sera mi si è affacciata l'apparizione catodica del detestabile rostro e della vocetta querula di quel miserabile usurpatore di nomi illustri, tal Cesare Battisti. Un infame quant'altri mai.
E ho sentito i discorsi scarrucolati di Paolo Cento, più che verde paonazzo, nello sforzo di innestare in fretta la marcia indietro di fronte alle enormità che l'Imbecille andava dicendo da Parigi camminando in fretta, come un ladro, con la giornalista che gli correva dietro col fiatone e un sorrisetto di circostanza, tallonata da una qualche intellettuale francese al seguito, che parlava ad alta voce, perché chissenefrega se questa è un'intervista e vaffanculo la televisione italiana.
Eh beh, certo, bisogna drizzare le orecchie per ascoltare la viva voce di cotanto mirabile genio, autore di libercoli noir che mandano in solluchero quel genere di lettori ed editori che gridano al genio trecento volte al giorno. Dunque, è questa la larva d'uomo di cui tanto si parla.
Questo il pezzo d'escremento per cui fior di pensatori tutto fumo e niente arrosto sprecano alte parole, inerpicandosi su, come caprette affamate, verso la cima di grandi concioni sulla Storia con la esse maiuscola, la pacificazione bla bla e questa vigliaccheria del lasciamoli in pace, questi poveretti, che va tanto di moda ed è pure fine.
Che milordi, gente, quante cose ho da imparare da questi signori. Ci vuole dello studio a laurearsi imbecilli per tutte le stagioni, ieri rivoluzionari di 'sta cippa e oggi santoni con le stimmate. Ci vuole talento. Comunque sì, viviamo e lasciamo vivere, noi che una vita ce l'abbiamo ancora.
I morti pensino a se stessi e i parenti stiano zitti, ché tanto ci sarà sempre un cretino pronto a issarsi sul loro silenzio e a protestare perché neanche una parola di perdono, sprecano, orcozzio, neanche un po' di pietà per i compagni che sbagliano.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

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