ANIME SALVE


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31.03.04

GLORY DAYS

Come un film

Dicono che quando si muore la vita scorra davanti velocissima, come un film. Mica ci credo tanto. Dovesse mai essere, tuttavia, so già che avrò negli occhi suggestioni, frammenti di sogni, fantasticherie, qualche raro volto e pochi ricordi.
C'è una piattaforma di cemento protesa sul mare, per esempio, alla quale torno sempre, come all'incrocio tra i due viali dove il maestoso ippocastano di sempre svetta nel cielo azzurrissimo dei primi caldi primaverili.
E ci sono io bambina, con gli occhi incollati al finestrino mentre in macchina si attraversa Milano di sera. Io che mi chiedo cosa accada dietro quelle finestre illuminate, spalancate come occhi sbarrati sulla notte, quanta vita, quali abitudini e discorsi, risate o litigi facciano girare il mondo di nascosto e perché mai non accostino le tende.
Io che fantastico su quanto siano glamour ed eleganti le donne negli uffici del centro, e se sarò mai così anch'io, mentre mi par quasi di vederle scivolare con grazia tra una stanza e l'altra, riflesse nelle vetrate a specchio, sinuose, asettiche e irraggiungibilmente perfette come tutto quel che le circonda, sorridenti, anche, come i bambini e l'uomo che occhieggiano dai portafotografie sulle loro linde scrivanie.
La scia bianca degli aerei che ho visto sfrecciare ricorderò e quelli su cui sono stata, nel momento magico in cui spiccano il volo da terra e guardano il puzzle dall'alto, e il triciclo, le scarpe correttive, io e mio padre sul mare forza otto, la cartella delle elementari, le ginocchia sempre sbucciate, l'amore che non ho mai detto e tu che mi scuoti le viscere e giochi, saltelli, dormi e ti stiracchi a un passo dal cuore.

I WILL SURVIVE

Italiane e crucchi: attrazione fatale

A Mandello le cose non vanno bene da un po' e l'adozione della casa motociclistica da parte di Aprilia, qualche tempo fa, non è stata la panacea di tutti mali che tutti si auguravano.
La crisi del mercato è un dato di fatto, ma Guzzi sembra soffrirne più di altre case, al punto che il mancato pagamento di alcune commesse e la conseguente mancanza di forniture ha suggerito ad Aprilia la chiusura temporanea degli stabilimenti di produzione e la cassa integrazione di quattro settimane per i dipendenti. Ora è chiaro che solo l'affacciarsi di un acquirente serio e motivato potrebbe salvare questo marchio storico. Insomma, circola insistentemente il nome di BMW.
Beh, signori guzzisti, era scritto nel destino e di avvisaglie ne avete avute parecchie: quante volte, fermi a un distributore, siete stati circumnavigati e concupiti, voi e la vostra bella, da un centauro tedesco, tutto pelle borchiata e tatuaggi? Questione di curve, voce caliente, carena robusta e chiappe sode.

The road is dark
and it's a thin thin line
But I want you to know I'll walk it for you any time
Maybe your other boyfriends
couldn't pass the test
Well if you're rough and ready for love
honey I'm tougher than the rest

29.03.04

BOOKMARK

Ohibò

Una ragione ci sarà, immagino. Però la mia vita lavorativa è già abbastanza ingolfata da password concepite da menti sadiche: ora che fate, vi ci mettete pure voi?

SENZA PAROLE

Carta straccia

Cassa integrazione, chiusure, licenziamenti, proprietà in mano al curatore fallimentare: qui come altrove il boom economico è un lontano ricordo. Eppure i conti non tornano al paesello. Trentamila abitanti circa, un relativo benessere, molta quiete, pochi furti, ché i topi d'appartamento e i ladri d'auto vanno tutti in trasferta nei comuni vicini, rari arresti per spaccio di droga e trentasei, dicasi trentasei sportelli bancari. Uhmmm, no, i conti non tornano.

INDICE PUNTATO

Mi ingrandisco e ti licenzio

In principio era il padre e il padre aveva mani abili, idee ingegnose, lungimiranza e frigoriferi indistruttibili da costruire in un laboratorio piccolo così. Poi venne il socio, qualche soldo in tasca da investire, un lavoro in banca da dimenticare e tanta voglia di ricominciare. Nacque così la prima fabbrichetta, pochi operai e gli anni Sessanta tutti da divorare di progetti e sogni ambiziosi. E vennero anche le figlie dagli occhi spenti, l'eleganza da parvenu e la mente svagata, persa altrove, venne la morte del padre, il debutto dei due generi e ormai centinaia di dipendenti ostaggi dell'angusto provincialismo e della precoce stanchezza senile di chi vuol buttare la spugna prima ancora di salire sul ring. Venduti al miglior offerente: non poteva che finire così. E ora cosa medita la nuova proprietà se non di sradicare l'azienda e trapiantarla a centocinquanta chilometri più in là, per propri calcoli e mire espansionistiche? Licenziati da un'azienda in ottima salute: l'ultima beffa di questa Italietta sgangherata.

25.03.04

SENZA PAROLE

Spaventapasseri

Lo incontro pressoché tutti i giorni. Non so chi sia, né come si chiama. So solo che frequenta questi stessi corridoi e che un giorno ha preso a salutarmi. "Ciao", ricambio sempre. Capita l'altro ieri che mi trovi a girovagare per stanze sconosciute cercando una persona e che, vedendolo passare, gli chieda informazioni: "Scusa, sai per caso...?".
Ha smesso di salutarmi. Ecco, non vorrei si fosse intimidito, di fronte alla mia scabrosa domanda, perché magari quel giorno lì non aveva i boxer del colore giusto. Del resto lo so: non capita tutti i giorni che una spaventapasseri ti chieda un'informazione.

24.03.04

INDICE PUNTATO

Italiani brava gente

E poi vengono a parlare di Tanzi. Per carità, giustissimo. Ma andiamo a guardarla un po' più da vicino questa classe di manager, soci e teste d'uovo che stanno facendo colare a picco l'imprenditoria italiana più in fretta del Titanic.
Mica tanto diversi dal Calisto, eh. In questo bel Paese ormai è naturale non pagare l'affitto degli stabili in cui risiedono le società e aspettare lo sfratto per venire a patti con l'affittuario e versare la metà della quota dovuta.
È normale lasciare a secco i fornitori, far arrivare gli stipendi sempre in ritardo, vendere merce avariata ai clienti o infognarli con contratti fasulli che questi ultimi non si sono mai sognati di firmare, prosciugare gli investitori mettendosi in tasca l'80% dei finanziamenti per regalarsi la SLK e appaltare a società terze strapagate attività sottratte ai dipendenti, che intervengono in un secondo tempo per rifare da zero e in tutta fretta i lavori malfatti dagli amici degli amici del capoccia di turno.
E questi sono solo i peccati veniali. Figuriamoci gli altri.

MIGLIOR COMMENTO

Rumor di passi

Scrivere è una serratura che, da solo, "Io" non può aprire.
Esporre qui le parole è un sfida a scardinarla.
Nessuno sa cosa c'è, oltre, e se c'é, e quanto ci sia.
E il punto fermo alla fine di ogni frase è un'attesa, un ascolto, e la speranza di udire finalmente rumor di passi.

Effe, su Falso idillio

I WILL SURVIVE

Le cose che non ho fatto

Son di quelli che al massimo possono permettersi una non-biografia. Allora sì che ne avrei da dire. Le avventure che non ho vissuto, i viaggi che non ho fatto, quelli che non ho amato, quelli che mi hanno fuggita, gli altri che mi hanno lasciata andare, i sogni che non ho avverato, le pagine che non ho scritto, quelle che non ho letto, le cose che non ho detto e le comunicazioni della banca che non ho messo a posto e stanno ancora sulla mensola della cucina. Ma giuro che domani, domani lo faccio.

SENZA PAROLE

I commenti che non ti ho scritto

Mi ritrovo a leggere, ad aprire la finestra dei commenti, a compilare i campi con i miei (miei?) dati e a fissarla per dieci minuti buoni. Poi scrivo, cancello e chiudo. Chiari sintomi della fase machimelofafare, noneraimportante, lasciamoperdere, stazittacheèmeglio.

23.03.04

INDICE PUNTATO

Maledetta primavera

Sicuramente mi son distratta. Colpa della stagione, suppongo. Ma ci metto la mano sul fuoco: 'sta vergogna l'hanno già denunciata. Qualcuno s'è alzato in piedi, lo so, ha tuonato contro questa schifosa speculazione sulla disoccupazione, ha detto a chiare lettere che ormai fa comodo a troppi parcheggiare i laureati per anni, illuderli e depredare le risorse economiche delle loro famiglie con corsi, master vari e stage inconcludenti, per poi inchiodarli con contrattini calcinculofratelli. Sono anche certa che le signore pari opportunità, invece di cianciare sulle quote rosa, hanno denunciato questa deriva sociale dei figli fatti a quarant'anni, se va bene, con l'assistenza dell'ostetrica da una parte e dello staff del consultorio comunale antidepressione dall'altra. Sì, tutto ciò è successo. Maledetta primavera, non ci sto con la testa.

SENZA PAROLE

Quelli del folletto

"Sì, chi è?".
"C'è un avviso per lei".
"Un attimo".
Il postino a quest'ora, mentre sono ancora in pigiama, 'orcoggiuda?
"'Giorno, lei ha mai sentito parlare del folletto?".
Ah, il postino un beneamato. Ma tu guarda 'sti scimuniti, fanno i furbi con la storia dell'avviso.
"Il tristemente noto folletto, intende, quello che nonna ormai - ogni volta che un rompicoglioni suonava al campanello - diceva "sono quelli del folletto" anche se erano i Testimoni di Geova?".
"Veramente... sì, quello, ecco".
"Come evitare di conoscerlo?".
"La prossima settimana passiamo per una dimostrazione".
"Un peccato perdersela. La saluto".

INDICE PUNTATO

Scaricabarile

L'assenza di responsabilità comporta per molti l'esercizio d'una sorta di diritto alla svagatezza, nonché l'esibizione d'una certa qual noncuranza che, petulante, infila mille volte al giorno il gettone nel jukebox, per far ripartire fino alla noia la canzonetta "questo si fa così e questo cosà". Poiché la responsabilità di alcuni crea di riflesso l'irresposabilità di altri, se ne deduce che nella gestione del potere si è tutti - a ciascun livello - dei poveri dilettanti. O furbi italioti, che trasformano il potere in facoltà di delega, giù giù fino al disgraziato livello della piramide in cui il gioco dello scaricabarile si ferma, con gran sollievo di tutti.

19.03.04

SENZA PAROLE

Costantino chi?

"Pronto".
"Gne gne gne gne".
"No, scusa, l'intervista nun se fa ora, sto a guardà Costantino alla tivvù".
"Ah, scusi per l'interruzione".
"Poi te racconto".

INDICE PUNTATO

Femmine in via d'estinzione

Tutto esiste per un motivo. O almeno così credo. Ecco, ho dei dubbi sulla cistifellea, sulle zanzare e sulla Grande Cretina, ma è tutta ignoranza mia. Che poi la Grande Cretina lo so perché sta al mondo con questi capelli da strega, gli occhi strabico-bistrati, la bocca storta e la voce stridula. E perché mi telefona sbraitando.
È per farmi entrare nel Regno dei cieli. Non che io ci tenga. Ci tiene lei, sia chiaro, anche se - dovrebbe saperlo - con me non funziona: ormai sono sufficientemente rassegnata, quanto alla mia elevazione morale. Smoccolo e basta. Certo che la guardo e la trovo terribilmente fuori moda.
Non si usa più azzuffarsi come galline - incompetente! pescivendola! - per il gusto di qualche ominicchio che si gode la scena, è decisamente out scegliersi una donna come rivale e procedere al massacro sistematico, è patetico pensare di realizzarsi esistenzialmente in un ufficio, sgomitando e sparlando di questa e quella per guadagnarsi la benevolenza di un castigatore calvo da due soldi ed è paranoico mettersi in testa di poter lavorare bene solo con colleghi maschi rigorosamente lustrascarpe.
Ecco, ogni volta che incontro 'sta donnetta o la sento fare al telefono una delle sue scene madri, mi chiedo dove viva. E quando sparirà dalla faccia della Terra. Lei e le sue simili.

18.03.04

SENZA PAROLE

In carriera

"Molto da lavorare?"
"Eh, sì".
"Ma tutti i giorni così?"
"Devo farmi una posizione".
"Senti un po', ma perché non te la fai con me una posizione?".

SENZA PAROLE

Bon ton d'ufficio

Benedetta stagista. La poverina è sconvolta. Quando le chiedono come si trova qui in ufficio, non sa cosa rispondere.
"Sono tutti più grandi di te, vero?"
"Eh, sì, sarebbero più grandi, però, veramente..."
"Che succede?"
"Mah, uno lo chiamano sistematicamente chiattone, l'altro minimè o nano, perché è piccolo, un'altra puttanella...".

12.03.04

INDICE PUNTATO

Vent'anni dopo

È da giorni che vorrei scriverne. Da giorni che mi trattengo. Non per autocensura o altro. Per distanza, piuttosto. Enorme, incommensurabile e peccaminosa distanza rispetto a qualsiasi rispettabile opinione. La mia non lo è, lo dico subito. Non è rispettabile e non è nemmeno un'opinione.
Per quanto mi sforzi di capire le ragioni degli altri, non riesco poi a formulare un pensiero chiaro, obiettivo e comunicabile su Cesare Battisti. La mia reazione è molto ignorante, molto epidermica, molto forcaiola. È qualcosa che mi fa assomigliare più alla cliente sboccata di una salumeria che a una persona almeno un pochino, un pochino solo dico, sgrezzata e di qualche svogliata lettura.
Resta il fatto che, magari vergognandoci un po', io e la sciura che ha appena comprato due etti di mortadella e ha commentato col salumaio quel che ha sentito dire al telegiornale, io e lei insomma continuiamo ad avere l'orticaria.
Tra noi due, una sola differenza: io ho un blog e lei non sa nemmeno cosa sia, 'sto affare. Perciò ora mi son decisa a usare anch'io la mia arma. Chissà mai che siano questi i prodromi per una brillante carriera intellettuale all'ombra della Tour Eiffel (ignobile battuta qualunquista, lo so).

Ecco, mi guardo intorno, leggo i quotidiani, ascolto la Tv e mi pare che mai come ora noi si viva in una società aspramente divisa in due: da un lato, quelli dotati di autorevole uso della parola, sempre più inclini a pensare all'istituto carcerario come qualcosa di irragionevole, inutilmente punitivo e disumano, dall'altro lato i "parenti delle vittime", ormai vera e propria categoria sociale, che avanzano sempre più disperate richieste di giustizia e che hanno imparato a dire - da bravi cristiani - che loro non odiano nessuno, che non nutrono sentimenti vendicativi: semplicemente vogliono giustizia.
E che vuol dire poi 'sta cosa, in soldoni? Che vogliono il carcere per chi ha fatto loro del male. Punto a capo.
Vai a spiegare a questi che hannno raccolto i morti per strada che sono passati vent'anni - "ah, sì?", potrebbero risponderti, "per noi non sono passati nemmeno venti giorni" -, vaglielo a dire che la giustizia deve essere imparziale, che non si può mica mettere in croce uno perché ci sta sui coglioni, perché fa lo scrittore noir o perché vive stimato e riverito in Francia. Vai a spiegargli che il povero assassino è vittima di uno schifoso complotto dell'Italietta di destra, che ne ha ammazzati solo tre, mica quattro, perché non ha certo il dono dell'ubiquità, il meschineddu.
No, dico, a me sta benissimo. Il carcere no, che è una barbarie. E allora cosa? Un bacio in fronte è troppo, ammettiamolo. Che facciamo, di fronte a un reato accertato? Rieduchiamo il reo, lo condanniamo al volontariato (però coi tossicodipendenti, mica con gli anziani negli ospizi, che fa un po' schifo ed è peggio del carcere), chiamiamo lo psicologo, il prete, gli teniamo la mano? Non so, ditemi voi, perché a me 'ste cose fanno ridere e mi sembrano tipiche di una visione alquanto miope della natura umana e dei suoi abissi. Soprattutto una cosa non capisco: che considerazioni sono quelle di chi dice che il Battisti del caso è un'altra persona, ormai, e si è fatto una famiglia, se non considerazioni di natura umanitaria e quindi, nella sostanza, non meno parziali di quelle di chi vuole che gli assassini, come si dice, "paghino il loro debito con la giustizia"? Mi pare non sia questa la via d'uscita a un uso personale della giustizia.
Altrimenti, diciamola tutta: i reati politici sono un conto, la delinquenza comune, tutt'altro. Io davvero vorrei si spiegasse in modo chiaro e lucido dove deve andare o anche solo dove sta andando questa società, su quale etica si deve fondare e quale genere di storia stiamo scrivendo, perché umano e disumano sono concetti che cambiano con la latitudine e io (e tanti altri) cominciamo a non capire più su quale parallelo viviamo.

11.03.04

SENZA PAROLE

La nausea

Dev'essere per un eccesso di nausea metafisica che quella fisica non so nemmeno cosa sia.

SENZA PAROLE

Ogni favola è un gioco

Che finisce quando si arriva a dirsi: "Stiamo solo giocando".

10.03.04

GLORY DAYS

Forza Ucraina

Nikolai è diventato papà oggi. Pesce il padre, pesce il figlio. A nome della categoria, sorrido.

I WILL SURVIVE

Parole parole parole

Note a margine della querelle sui commenti.

L'aria è rarefatta, da queste parti, i pensieri non sempre lucidi, il fiato corto. O è mare aperto, spesso, e ondate di parole forza otto che ti rollano trascinandoti sul fondo, mentre ti chiedi dove sia la sponda, dove la terraferma e quale la misura.
Già, dove. Non qui, questo è certo. Non nell'inafferrabile battito d'ali di corpi immaginati, non nelle loro rare epifanie carnevalesche, non nel loro materializzarsi sempre e solo in scrittura.
Polline che gira nell'aria queste parole che ora accarezzano e ora schiaffeggiano, neve al sole, bolle di sapone e poco più, che per ubriachezza pensiamo nostre, dette a noi, proprio a noi.
Ma non c'è nulla di questo nostro virtuale amarci detestarci ignorarci che sia in grado di resistere a un solo vero sguardo. Nulla.

09.03.04

SENZA PAROLE

Nel guscio

Venerdì sera ho mangiato in un ristorante siciliano, a Milano. Anzi no, è più corretto dire che ho stramangiato. Dopo portate di pesce pesce pesce, sono stata finita con un cannolo grande così. Beh, l'unico piatto un po' snobbato dai quattro moschettieri a tavola è stato un piatto di lumache. Niente a che vedere coi babbaluceddi che da bambina mi piacevano tanto e reclamavo sempre in una lingua tutta mia - nonna, mi fai le lucamine?
Io li guardavo, questi animaletti rintanati nel guscio, e mi sentivo tanto simile a loro.

SENZA PAROLE

The voice

"Poi ne parliamo lunedì".
"Senz'altro".

Ma che m'importa di tutti questi problemi tecnici! Tu parla, parla, beautiful voice, che io quasi m'addormento d'un sonno ipnotico, capisco la metà e dico sempre di sì.

GLORY DAYS

Nadia

Leggo oggi, sul Corsera, un impietoso articolo di Lanfranco Vaccari sul mito Comaneci. Una leggenda costruita a tavolino, dice Vaccari, enfatizzata dalla televisione, che della minuscola bambola rumena fece un fenomeno di vera e propria isteria collettiva.
"Nadia Comaneci", scrive Vaccari, "è la sublimazione di quello che donne sfatte e flaccide hanno sempre sognato di essere, è l'immagine della figlia che tutti vorrebbero avere, provoca sentimenti d'amore-odio in chi non riesce a scendere dal letto senza spasmi renali, finisce per essere un mostruoso fenomeno da baraccone (...). Ma, soprattutto, è un oggetto di consumo; sulla ruota dei sentimenti, quello della bambina è il numero vincente, le mamme impazziscono, le nonne pure, gli uomini vengono colti in torbide fantasie".
Mah. Io me la ricordo, Nadia, e anch'io sgranavo gli occhi. Era un miracolo di algida grazia, abitata da un dio come nessuna, tanto magica quanto triste. Aveva qualcosa, come Marilyn, che sfugge a ogni calcolo.

08.03.04

GLORY DAYS

Otto marzo

Cosa dire. Che ci ho messo un bel po' ad abituarmi a stare dentro i miei panni. Che donna non mi sono scelta, mi sono accettata. Che solo ora capisco cosa vuol dire far spazio dentro di sé e lasciarsi attraversare dalla vita. Che certe donne è meglio non conoscerle, oppure assaporarne le partenze, certe altre invece sono uno specchio sorridente.
Le mimose oggi sono per loro, per quelle che trascuro perché ci sono sempre, come aria che respiro, per quelle che mi prendono in giro, che sbuffano, non sono mai contente e son sempre sull'orlo di una crisi di nervi, per quelle che danno più di quanto ricevano, per le eterne ragazze che corrono tra l'ufficio, la palestra e il supermercato, per le loro occhiaie e i capelli arruffati.
E mille mazzi di mimose soprattutto per le zie, le mamme e le nonne, che ricamano pazienti e tessono e disfano la tela della vita, sapendo che sempre ricomincia, quel che tramonta.

05.03.04

SENZA PAROLE

L'illusionista

Elegantissimo, con un mantello nero brillantato sulle spalle, si inchina al pubblico, sorride, apre l'astuccio nero ed estrae lo strumento. Mentre la lama seghettata della sega riluce sotto i riflettori, entra in scena lei, raggiante, felice di infilarsi nel loculo che l'attende a centro sala e pronta a offrirsi in sacrificio. Et voilà. Il taglio - netto e preciso - separa le due metà di un sogno. Anima e cuore da una parte, il resto del corpo dall'altra: la donna ideale, signori.

BOOKMARK

Collezione primavera-estate

È uscita, per la serie non sappiamo più che cosa inventarci, la nuova home di Virgilio. Il commento più favorevole, qui, tra i tanti "ma sono impazziti?", è stato il mio "non è poi malaccio".

04.03.04

INDICE PUNTATO

Dalla community alla comunità

Nota a margine di una lunga email: la solidarietà è un bene spendibile all'interno di una comunità e godibile dai suoi membri fintanto che se ne rispettino le regole - scritte e non scritte - di reciproco rispetto. Fatti salvi i suddetti principi cardine, la comunità deve essere flessibile e prevedere margini di miglioramento delle regole stesse. Al di fuori di questi ambiti, se la comunità rinuncia alla punizione dell'abuso, uccide il diritto. Non resta quindi, ai fuoriusciti che non si riconoscono più in una comunità, che fondarne una nuova con altre regole. Né più né meno che quello che fecero i primi cristiani, mi pare.

03.03.04

I WILL SURVIVE

Oblio

Per restare nel mood di cui sotto, sto girellando tra blog che hanno almeno dieci anni meno di me. Vi scopro un mondo di palpiti, lacrimucce, vetri appannati e - immagino - sedili reclinati che suona come un'eco lontana. Mi sento millenaria.

SENZA PAROLE

Regressione

A proposito d'età. Il tizio che mi dà ostinatamente della sedicenne e che aggiunge: "trovi sempre una scusa per non compiere mai i 17" non ha tutti i torti. Sono in piena regressione adolescenziale. Rivolgetemi la parola, chiedetemi una qualsiasi cosa che non sia strettamente speculativa, e io arrossirò. Violentemente, stupidamente, irrimediabilmente.

STRETTAMENTE PERSONALE

Depistaggio

Piovono auguri di buon compleanno da parte dei miei carissimi compagni di ciacole su icq. Ecco, so di portarmeli bene, ma devo deludervi: non sono nata il 3 marzo 1900. Grazie lo stesso, eh. :-)

02.03.04

SENZA PAROLE

Generazione di fenomeni

Taormina, l'estate scorsa. Un gruppo di bambini gioca con la sabbia ghiaiosa: vogliono costruire un castello e hanno cominciato a scavare il fossato tutto intorno, con tanto di cinta turrita.
Un moccioso duenne in pannolino li guarda poco lontano e, appena vede che le mura difensive sono pronte, parte all'attacco, lanciando un grido di guerra: "Ahhh!". Atterra col piede giusto giusto sul terrapieno appena compattato.
Mi aspetto che si scateni una rissa da bar in scala ridotta. Invece niente. Alcuni bambini alzano lo sguardo perplessi e ciondolano la testa, disapprovando. Uno di loro sbuffa e prega il piccolo teppista di andare a giocare altrove.
Figuriamoci. Pannolone se ne va via a culo dritto e sembra che la cosa sia risolta lì. Invece sta solo temporeggiando. Lascia che loro ricostruiscano le mura distrutte, riprende la rincorsa e "Ahhh!". Colpito e affondato.
"Bambino, va' a giocare più in là", gli dice il biondino beneducato, mentre io rimango a bocca aperta di fronte a cotanto aplomb. Cerco con lo sguardo i genitori di Pannolone: lei è una ventenne precocemente imbolsita, lui, un mastino castrato, osserva con lo sguardo assente le prodezze del suo piccolo clone e non fa una piega.
La scenetta va avanti per tre quarti d'ora buoni: i ragazzini costruiscono e lui distrugge, sistematicamente. A un certo punto, tutta la spiaggetta davanti all'Isolabella è presa da questo cinemino, dove si spera voli un meritato scapaccione, prima o poi. Niente. "Bambino, per favore, se fai così non ti facciamo giocare".
Non credo alle mie orecchie. Mi confronto con una generazione di alieni che sembra uscita da un telefilm. La conclusione è misera: a breve distanza, partono le ultime due-tre spedizioni punitive. "Ahhh, ahhh, ahhh. Ho vinto!", grida Pannolone trionfando a braccia alzate sulla sabbia bagnata, mentre gli altri raccolgono secchiello e paletta, in silenzio. Basita, osservo questo sparuto gruppetto di piccoli gandhiani. Ce la metto tutta, ma non li capisco. La madre, annoiata, rotola sulla spugna e riprende a dormire. Sogni d'oro.

SENZA PAROLE

Presto, nasconditi!

Giochiamo, dai. Facciamo che tu sei un conte e io una contadina. Oppure no, facciamo che io sono una contessa e tu un contadino (sì, così mi pare meglio). E ce l'hanno tutti con noi, che ci amiamo a dispetto di tutto.
- Attento, attento, che arriva il nemico. Presto, vieni qui, nasconditi dietro la tenda!
- La tenda è corta, tesoro, ti si vedono le scarpe.
- Ssssttt, ci sentono!

- Voglio fare anch'io la sceneggiatrice di successo, caro. Ho già pensato a un nome d'arte: Bambi PiGreco Puppini.
- Brava, fantastico.
- Ho in mente una storiona d'amore in costume. Consigli da darmi?
- Punta tutto sui cavalli, loro sono bravissimi.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it