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29.02.04

L'ARCO E LA FRECCIA

E io avrò cura di te

Ti dirò di camminare dritto ma non rigido e ti solleverò per farti vedere dove non arrivi, là dove la linea dell'orizzonte ti parla di vuoti colmati e di pieni sgretolati. Starò spesso in silenzio, perché tu possa ascoltare il demone che è in te, mentre suona la nostra canzone.
Ti amerò di un amore duro, perché tu possa abbracciarmi e anche allontanarti, quando dovrai, e ti spiegherò che qui si entra per la porta di servizio, ormai, ma in questa casa sempre silenziosa, no: qui si è accettati senza riserve o si sta fuori dal cancello.
Ti racconterò che non ho mai creduto nel destino: semplicemente, ce l'avevo nello stomaco o lui aveva me tutto intorno. Non ho cercato né rifiutato nulla: è un passo dietro l'altro, sulla strada maestra di un sogno, quello che m'ha portato fino a te.
Ti scriverò lettere che conserverai e lascerò che tu lenisca il male di vivere e la rabbia che sempre m'accompagna.
Troverai libri, qui, sorrisi e lingue taglienti in abbondanza, un paio di tortore, un gatto in transito, corvi, gazze e uccelli di passo per festeggiare le tue primavere. Sentirai lingue strane alla radio, vedrai pagine e pagine di segni misteriosi e fantasticherai su racconti perduti, che nessuno ricorda più.
Ti porterò spesso al fiume e torneremo insieme là dove fioriscono i limoni, a respirare profumo di zagare e di aria salmastra.

Perché sei un essere speciale
e io avrò cura di te
.

INDICE PUNTATO

Democrazia

Va di moda l'equilibrismo terzista. Piace insomma la passeggiata a dieci metri da terra, sul filo teso di un equivoco di fondo: che il dare un colpo al cerchio e uno alla botte sia segno di equanimità, equidistanza e, appunto, di equilibrio. Fa molto intellettuale liberale e illuminista, suppongo, e fa anche molto maître à penser parigino.
Non diceva forse Voltaire: "Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo"? Non è forse garantita dalla costituzione la libertà d'espressione e di parola?
Dunque, più realisti del re, rammarichiamoci sempre e comunque ogniqualvolta qualcuno venga raggiunto dalle conseguenze delle sue azioni. Perché sia chiaro: perdono e impunità per tutti, ché qui non si nega niente a nessuno.
Deo gratias, anche nel nostro piccolo abbiamo modo di cimentarci con la nostra bella battaglia per la libertà d'espressione, combattuta in difesa di uno come noi, un essere umano, perdio, anzi uno - diciamola tutta - migliore di noi, che ha durato fatica per mesi al solo scopo di scalzarci a fin di bene dal nostro ridicolo piedistallo e le cui rieducative pernacchie erano volte a ricordarci quanto fosse vuoto il nostro parlare e privo di un senso, nella sua vana pomposità.
Che razza di mondo, non mi capacito proprio.
Succede che uno non possa nemmeno prendersi la libertà di sfottere chi si merita d'essere motteggiato ed ecco che salta fuori qualche squilibrato - vero, inventato? Chissà, ma fa lo stesso: è il principio che conta - a promettere pan per focaccia. Che modi, gente. Quale imperdonabile mancanza di spirito.
Ma cosa vuoi che sia un insulto dietro l'altro, dico io. Forse che uno non può godersi questa bella sceneggiata creata ad hoc, mossa da intenti del tutto diversi da quelli dichiarati, per vedere quanti pisquani sono pronti a correre in difesa, quanti si fregano le mani per i dileggi che toccano ad altri, quanti buoni samaritani sono ora disoccupati, quanti si sono divertiti e già si sentono orfani?
Che diamine, nessun distinguo mascheri la nostra ipocrisia. Ammettiamolo: siamo tutti uguali, tutti un po' miserabili, tutti un po' vermi, tutti un po' deficienti, tutti rozzi e imbecilli.
E' una prova di democrazia, questa, altro che. Una prova riuscita, che fa onore a quanti si sono spesi in parole. Il paradiso vi attende, o uomini buoni. E ricordate: non mangiate del frutto di quell'albero.

25.02.04

STRETTAMENTE PERSONALE

Come la terra

Riesco a pensarla solo eterna. Una donna senza fine, salda e certa come la terra, inesauribile come il mare. "Sei bellissima" le ho detto quest'estate, abbracciandone i capelli innevati, la pelle abbronzata e gli occhi azzurri di ragazza, curiosi e vivaci come sempre.
"Il ginocchio, il ginocchio: guarda com'è malandato", si è schernita lei. "Menomale, nonna, così sei costretta a star seduta per più di cinque minuti", le ho risposto.
Ecco, se mi chiedo perché non io riesca a stare a tavola più di tanto, se mi domando cosa mi bruci dentro e cosa mi impedisca di riprender fiato anche quando sono distrutta dalla stanchezza, mi basta guardarla per darmi una risposta.
A più di novant'anni, è una delle donne più intelligenti e moderne che io conosca. Si può parlarle di tutto, del proprio lavoro, di Internet, di politica, di televisione e lei ascolta sempre con attenzione, capisce tutto e commenta con sagacia.
A sedici anni partoriva il primo dei suoi cinque figli, poco dopo si arrabattava per dar loro da mangiare, senza soldi, col marito in guerra e le immangiabili porcherie che si compravano con la tessera.
I pipistrelli che ricoprivano interamente il cielo di Bagheria, la sera, erano sostituiti da decine e decine di caccia, ma lei niente: se doveva ritirare i panni in terrazzo, andava e basta.
Il terremoto arrivava e lei si rifugiava coi bambini sotto al tavolo della cucina. La casa crollava e lei sempre in piedi, come una roccia. Una trombosi quasi la uccideva e lei rinasceva intatta.
I figli attraversavano l'oceano e lei aspettava. Le sorelle in America e lei telefonava. La morte la accarezzava e lei vestiva a lutto. Le nipoti crescevano e lei ricamava il corredo. Il padre aveva lasciato l'Ordine francescano e lei andava a messa.
Mai un dubbio sul da farsi, mai un'incertezza sul suo destino. Salda e certa come la terra, inesauribile come il mare.

24.02.04

SENZA PAROLE

Lutto

Ho perso tutte le vostre mail. Se sul portatile di casa non riuscirò a leggere nemmeno le ultime, non mi rimarrà che il suicidio.

23.02.04

GLORY DAYS

Grazie, Emma

Esulto, saltello, sono fuori di me dalla gioia. La donna che ammiro di più al mondo, il mio mito, il mio idolo ha risposto a una mia mail! Se davvero riuscirò a sentirla, potrò realizzare un desiderio di sempre: farle gli auguri per i nostri compleanni, che cadono lo stesso giorno.

22.02.04

INDICE PUNTATO

Il mestiere di bloggare

Leggo solo ora resoconti e considerazioni sulla scampagnata napoletana. Non ho capito quasi nulla di cosa sia successo, a parte il fatto che c'era in giro qualche microfono, una o più telecamere, la luna, il mare e la pizza in forno.
Per questioni di tempo, stanchezza, noia e pensieri che vagano altrove, non riesco a interessarmi più di tanto a certe circumnavigazioni intorno al quid del blog che pure - in questo concordo con Mantellini - non sono affatto irrilevanti e oziose. Non lo sono eppure lo diventano, anche grazie a convegni o tavole rotonde (non ho capito la differenza, scusate) come queste, che - date le loro premesse - hanno la riuscita che si meritano.
Dopo un anno di discussioni in merito alla questione, Napoli offriva l'occasione per tentare di scattare un'istantanea - per quel che può valere - di un contesto in velocissima evoluzione. Era il momento buono per dire onestamente che ci stiamo rompendo un po' tutti i quaglioni, che certi manichini non rappresentano nessuno e che forse si sono stufati di leggerli anche i parenti, era il luogo e il momento adatto per provare a capire cosa succede in città e perché accade quel che accade. Ad averne voglia, s'intende. O interlocutori pronti a prendere la palla al rimbalzo. Invece prevale l'attitudine a buttare acqua sul fuoco. Ogni tanto salta fuori qualche indemoniato che in malo modo si scaglia contro quelle che vede come consortorie ed ecco che puntualmente avanza l'esorcista con l'aspersorio in mano.
C'è chi scrive che i blog lo stanno annoiando e irritando e gli si dice: rinfrescati i link. Come a dire: fatti uno shampoo. E via di questo passo. Cari signori, questi sono tappi di sughero infilati là dove non batte il sole, non sono premesse per una conversazione, tantomeno per una pubblica discussione su questi temi.
E se uno pensa che le meta-blog teorie non hanno ragion d'essere, che la materia è troppo vasta per essere indagata e schematizzata in alcun modo, bene: se ne stia a casa o accavalli le gambe ai convegni come fanno tutti gli altri, dalla seconda fila in poi, invece di andare a boccheggiare davanti a un microfono.

Nota a margine: la visione tecnicistica del blog è un buco nell'acqua perché lo strumento (ha ragione Carlo: sta diventando alquanto oblungo) - inteso come un complesso di tecniche, dalla piattaforma che consente la pubblicazione alla scrittura in senso lato - esprime una forza soverchiante rispetto alla capacità di controllo del soggetto. Per cui non ha senso - oltre a essere irrilevante - dire che il blog è "semplicemente" uno strumento per pubblicare in rete contenuti di qualsivoglia natura.
Non si pone alcun soggetto potente e autonomo nei confronti della scrittura, della rete o di qualunque tecnica. E' questo il problema. La scrittura ci possiede, la rete ci agguanta, lo sguardo dell'altro ci viola e tutto ciò trasforma il nostro modo d'essere. Ulteriore complicazione: non si sale da soli su questo palcoscenico, ma è tutta la compagnia teatrale a essere coinvolta.
Per questo non liquiderei tanto facilmente chi lamenta il suono falso e sordo dell'insieme: non si sale sul palcoscenico impunemente, convinti che il mostrarci pusillanimi ci faccia automaticamente scudo dal lancio di pomodori. Il che non vuol dire offrire l'altra guancia ammantati di pelosa e falsa carità cristiana, cosa che trovo irritante in massimo grado. Ciascuno trovi la sua misura. La mia è questa: non nego ai miei detrattori la piena legittimità a dir quello che pensano di qualunque cosa io scriva. Pretendo solo che siano almeno all'altezza delle mie banalità, altrimenti fanculizzo per direttissima e non gli allungo nemmeno il bavaglino per ripulirsi della bavetta.
Una preghiera avrei: basta con le sfilate in passerella, col falò delle vanità, gli inqualificabili snobismi e il vuoto pneumatico in testa. Altrimenti abbiate almeno il coraggio di dare un taglio a queste tavole rotonde senza cavalieri. Perché se si continua di questo passo, verrà meno a tutti - più di quanto sia già avvenuto - la voglia di parlarsi e di confrontarsi.

18.02.04

INDICE PUNTATO

Scoop!

Pensavate fossi una cogliona qualsiasi, eh? E invece no. Voglio farvi una rivelazione che vi farà ricredere sul mio conto: mi chiamo Lorenza Fellini. Una cogliona col pedigree, insomma. E adesso andate e istruite le genti sulla mia genialità. Il padre mio che è nei cieli penserà alla ricompensa.

INDICE PUNTATO

Vi mettiamo in buone mani

Ieri guardavo, per puro sadomasochismo, Bisturi. Beh, non so quanti se ne siano accorti, ma la cosiddetta lookmaker, ossia quella pazza scatenata che trasforma connotati dimessi ma reali in ridicoli arzigogoli fashion da web designer d'avanguardia, beh, costei è un transessuale. Ecco, la prova scientifica non posso esibirla, ma il mascellone squadrato, il timbro della voce e il ciondolio fintamente femminile della chioma parlano per lei. Per lui. Per esso, non so. Innegabile vocazione al restauro distruttivo.

I WILL SURVIVE

Vivi e lascia vivere

Mi hanno sempre tremendamente irritato quelli con in tasca il proverbiale vivi e lascia vivere. E non ho amato di più quelli che mi hanno ripetuto fino alla noia di lasciar correre e di non fare la Giovanna d'Arco, che il mondo va avanti da solo e non sarò io a cambiarlo. Tutte le guerre erano la mia guerra, le scazzottate, inderogabili questioni di vita o di morte, le liti, un richiamo irresistibile. Saranno gli anni, chissà, sarà la natura che mi prende per mano, ma mi sono stancata. E sai, mi vergogno anche un po', di vivere, ora, lasciando campare.

L'ARCO E LA FRECCIA

Centro di gravità permanente

L'ho trovato. Non per merito mio, sia chiaro, ma eccolo, è proprio qui e si irradia poco a poco, giorno dopo giorno. È tutto centro e non tollera periferie. Quietamente, senza nulla pretendere, invade ogni mio spazio, pretende concentrazione, dedizione assoluta, senso del valore. Mi trascina verso di sé, mi inabissa e scolora il resto. Mi costringe a sorridere.

SENZA PAROLE

Benvenuto

Dice che è finito su Marte e che di post, commenti, sms non gliene importa più nulla. Ok, non dice nulla. È più icastico, come sempre. Insomma, benvenuto.

15.02.04

I WILL SURVIVE

Getto la spugna

Capita che un giorno qualcuno venga e ti metta in testa un berretto da capotreno e che ti raccomandi di far partire i convogli in orario, di sorvegliare sugli scambi e di organizzare il lavoro altrui.
Capita che tu sia da sempre un'autarchica per vocazione o per compromesso, una che fatica ad assumere ruoli e compiti ingrati che sa perfettamente la renderanno invisa agli altri per principio, una che s'ammazza di lavoro piuttosto che chiedere ad altri di fare qualcosa, una che per quieto vivere non s'azzarda a dire nulla che possa ferire l'amor proprio degli altri.
Capita, per soprammercato, che tu sia una della quale s'intuiscono, dietro una maschera d'accondiscendenza sorridente e uno stile low profile, pensieri affilati, intolleranza alle debolezze e una buona dose di severità, cose particolarmente intollerabili per certi maschietti.
Capita che tu, cresciuta in pressoché perfetta solitudine e con durezza militare, ti ritrovi a essere profondamente disadattata di fronte a questi quasi coetanei indulgenti con se stessi, pronti a caragnate vittimistiche, incapaci di sottoporsi ad alcuna disciplina, usciti da scuole sbracate e quasi tutti raccomandati.
Non uno, dico, che si sia trovato questo lavoro affrontando umilianti trafile di anni di disoccupazione, curricula mandati a vuoto, colloqui irritanti, stage gratuiti e lavori detestabili. Li prenderesti a pedate dalla mattina alla sera, ma ti rendi anche conto che sono figli di un dio minore, allevati in un clima culturale che progressivamente mette al bando qualunque iniziazione alla fatica, alla privazione e alla frustrazione.
Sai bene che nulla raddrizza ciò che è nato storto. Sicché, dentro di te, irriferibili scudisciate fanno da contraltare alla pazienza afferrata coi denti che mantieni all'esterno, al superlavoro, a occhi e orecchie chiuse alle loro lagnanze. Ma ora sei allo stremo. E adesso, bambini, si cambia gioco e vada come vada.

10.02.04

I WILL SURVIVE

Guardami negli occhi

Credo mi sia passato l'estro di offrirmi a sguardi estranei, a curiosità spicce, a baci di circostanza rigorosamente-numero-tre, come vuole il birignao milanese, a battute lesse e a misurazioni ottiche circonferenza seno e solidità glutei.

GLORY DAYS

Nato ieri

È l'ora delle fusa per mamma gatta. Baci, abbracci e buone poppate. :-)

INDICE PUNTATO

Non lo fo per piacer mio

"Cosa ne pensa della chirurgia estetica?".
"Perché no?", risponde lei, moderna, liberale e progressista.
"È mai ricorsa al bisturi?".
"Non ancora", spergiura la tapina, con la bocca tumefatta, le guance cuscinate e il superseno attonito.
"Lo farà?".
"Mai dire mai", recita a memoria la scolaretta, come le ha insegnato l'agente.

INDICE PUNTATO

Una vita da mediano

Non è poi così male una vita da mediano. Puoi sempre sentirti in credito, per esempio, e recriminare all day long. Puoi sgattaiolare, declinare responsabilità, camminare rasente ai muri e pensare che se non fosse per te, non gliel'avessi passata tu la palla goal, non fossi sempre tu quello fa il lavoro sfangante a centrocampo e non fossero sempre loro gli inetti che non mettono in rete, il mondo sarebbe migliore. Se solo ti dessero una possibilità. Ma per fortuna non te la danno. E domani è un altro giorno. Buono per fare la vittima.

STRETTAMENTE PERSONALE

Ringraziamenti

A te che mi hai offerto asilo politico e a te che risolvi sempre i quesiti della Lory. :-)

07.02.04

Trasloco

In sintesi, perché sto scrivendo letteralmente al buio: questo blog si trasferisce all'indirizzo:
http://www.shangriland.net/

02.02.04

Fustigatore cercasi

Ogni tanto qualcuno manda il curriculum. Elenca studi, squaderna esperienze, mostra la collezione di lame e lingue biforcute. Pazienti, ascoltiamo, guardiamo, diamo un'occhiata all'orologio e "Bene, bravo, le faremo sapere", rispondiamo di prammatica. Passiamo le giornate a far colloqui, qui, più che a lavorare e non uno che meriti il tempo perso. In genere, non assumiamo. Bidoni ne abbiam presi tanti, per cui è meglio non rischiare. Li prendiamo in stage, minimo sei mesi, per saggiare a dovere la consistenza muscolare e garantirci un turn over alto, ché l'usura è grande. Tutti uguali, questi fustigatori della mutua. Cominciano a spron battuto, a suon di grandi spernacchiate, di spiritosaggini da oratorio salesiano, col muso fintamente sdegnoso e l'aria dei grandi solitari.
Poi, dopo una settimana di maniche rimboccate e diti medi alzati, giunge l'ora solenne della grande commozione. I commentatori si affollano, i colleghi applaudono, i parenti si stringono a coorte e al grande fustigatore, ormai secolarizzato, rabbonito da una pletora di cortigiani e benedetto da aspiranti gesucristi, cede il ginocchio.
Una carriera distrutta. "Vai, vai che sei forte, sei bravissimo, sei in gran forma", gli dicono tutti, ma lui ha capito. È finita. Niente assunzione in vista, nessun rinnovo dello stage, avanti il sostituto.
E ora che faccio?, si domanda, cosa mi invento per campare? Disperato, chiede un colloquio e tenta l'ultima carta: "Un posto da guida delle genti non c'è?". Nossignore. Avanti il prossimo.

Con cosa? Con il sale

C'eravamo tanto amati un tempo, io e il limone col sale. Ah, che bruciante passione, quale ineguagliabile brivido, quanti furtivi incontri pomeridiani, dei quali era omertoso testimone solo il frigorifero. Grande festa, poi, quando arrivavano per posta aerea i pacchi confezionati da mia nonna: alla vista di quei limoni grossi come cedri, rugosi e di polpa promettente, era già acquolina in bocca. E il pensiero correva subito al sale. Niente rende solitari quanto i piaceri non condivisi e nulla sconforta di più del sapere di centinaia se non migliaia di limoni barbaramente zuccherati, di tante asprezze incomprese e non valorizzate, imbavagliate e spente per il gusto di palati poco arditi.
C'eravamo tanto amati e ora ci siamo ritrovati, io e il limone col sale. È un ritorno di fiamma che vive di ricordi, pallida riedizione delle fughe nei limoneti della campagna bagariota di certe familiari canaglie, munite di sacchetto di sale. Non sono più tempi. Ci guardiamo, io e questi striminzitelli da supermercato, entrambi raggrinziti alquanto, e facciamo i ragazzini, fetta dopo fetta. Un po' ci vien da ridere, ché non abbiamo più il fisico, ma l'intesa è la stessa: il sale è scelta di vita, comune vocazione e talento innato. Lo zucchero, bleah.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it