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« Wu Minghia chi? |  HOME  | I mandanti della strage »

14.11.03

Povera patria

Ho scritto e riscritto l'inizio di questo post decine di volte. Mi è successo un po' come ieri sera, che dovevo andare a una cena e, non so perché, mi sono infilata in una stradina di campagna senza uscita, che sfociava su una pista ciclabile. Cartelli di divieto a ogni piè sospinto e nessuno spazio per girare la macchina e tornare indietro. Mi avessero fermata, mi avrebbero ritirato la patente. I carabinieri, sì. Eh, l'ironia della sorte.

"Brave persone, poveri diavoli" li definisce uno, in un commento qui sotto. Sgomenta. Espressioni così non le userei mai nei confronti di nessuno. So di un paio di azzurrissimi occhi e di una lingua biforcuta che prova a dargli del brav'uomo e poi vedi che espressione e che intraducibile mimica da chemminchiadici ti fulmina di rimbalzo. C'è chi viene a parlarmi di fraintendimenti. Ma qui siamo ben oltre: viviamo in universi paralleli. Nel mio, i poveri diavoli e le-vittime-del-meccanismo-più-grande-di-loro non rispondono nemmeno al citofono. Forse sono andate a fare un giro al festival del luogo comune.
A volte mi sembra davvero di avere a che fare con l'Ufficio Complicazioni Affari Semplici. E, per contrappasso, con l'Ufficio Semplificazione Affari Complessi.
L'affare semplice, l'hanno detto già altri meglio di me, è che quella roba del Bui era scritta in modo indecoroso. C'è bisogno di ribadire che la forma è sostanza, che una cosa malscritta è malpensata, che il cattivo gusto non ha scuse e che siamo sufficientemente attrezzati per non aver bisogno - tutti noi - di tutor ed esegeti dell'ultim'ora? C'è bisogno, sì. Finché rimane un buontempone a darmi della serva dell'impero. (Ma come si fa, come si fa, dico. Vabbeh).
Altro affare semplice: la morte. Ah già, che qui non si muore più, si crepa (Sgalambro docet). Perciò, mi correggo: anche il morire è una complicazione. Soprattutto per quelli che rimangono a coprire col frastuono di argomentazioni imbecilli il vuoto di una pietas che non c'è e che lascia il posto, quando va bene, alla pietà da due soldi. Quando va male allo sciacallaggio.
L'affare complesso è tutto il resto. La guerra, l'Arma, i simboli, le istituzioni. E qui, si fa all'italiana. Cioè, tifo calcistico, cori da stadio e processi del lunedì. Ora, fermi un attimo e fatemi capire, che mi gira la testa. Partiamo da un punto fermo: io sono "fessa aggratis" come dice tale zietto su queste pagine. Confermo, sì. Non ho opinioni chiare su tutto. Se venite a dirmi, di fronte alle bare, che non ce li avete mandati voi, alzo gli occhi e vi guardo. Giuro, non so cosa dirvi, non capisco su quale pianeta vivete, com'è che vi aggiustate le cose e cos'avete compreso voi - che a me sia sfuggito - di questo infame groviglio di terrorismo internazionale, tendenze imperialiste americane, gioco sporco di Putin, crisi mediorientale, petrolio, Onu, Europa, Israele e politichetta di casa nostra.
Per di più, dato che scrivete coi piedi, mi riesce difficile darvi credito più tanto, zietti e wun minghia cari, e ho come l'impressione che non abbiate capito una fava neppure voi, ma vi piace giocare coi lego e mettere insieme i pezzi come più v'aggrada. E solo alcuni, di pezzi. Che sono, nella fattispecie, i fatti di Genova, Delfino, Scieri e l'Iraq. Dimentico qualcosa? Senz'altro sì. Bene, signori, non ce la posso fare. Questa discussione di altissimo livello socio-politico non è alla mia portata. E allora scusate la stolidità, ma rimango ancora un po' qui, davanti alle bare.

Dunque, l'Arma. Nel bene e nel male. Ecco, di una cosa sono dolorosamente certa. Sono un'italiota anch'io. Come tale, mi è precluso un rapporto sano e adulto coi simboli. Figuriamoci poi con le cosiddette istituzioni.
L'italiota è un cialtrone, un cretino intelligente avrebbe detto Sciascia, uno stronzo che deve sempre dileggiare tutto, che il suo non fermarsi davanti a nulla lo chiama "spirito critico", "lavoro intellettuale" o "satira", pontificando non poco sul suo assai modesto funanbolismo circense. L'italiota è il re della mediocrità letteraria, politica, artistica e mediatica. Sarà mica un caso che non si riesca a trovare, in questo Paese, una faccia d'attore presentabile o minimamente esportabile. Siamo il Paese dei libercoli, dei politicazzi, dei cantantucoli, dei format scopiazzati, dei filmetti che fanno discutere salottieri in cerca d'argomenti di conversazione, degli eroi con l'estintore, dei brigatisti cossighiani, dei calendari delle veline appesi in ufficio e dei casariniagnoletti e compagnia cantante. Ormai sì, siamo pure il Paese dei manganellatori che entrano in polizia e nei carabinieri perché hanno voglia di menare le mani. Ce lo meritiamo pure, razza di rammolliti che facciamo più schifo che spavento.
In un Paese così, pieno di mocciosi cui se dici che di guardia si sta zitti e muti e loro ti guardano come se fossi scemo, è impossibile conservare un briciolo di dignità. Impossibile morire circondati dal rispetto. Impossibile vestire una divisa senza vergognarsi un po'. ("Mi sento un pinguino", si lamentava, quella rara volta che la metteva. "Piantala, è solo per oggi, stai benissimo". "Mi stringe la cravatta, non mi sento a mio agio". "Ummarò, ma la vuoi piantare?"). In un Paese così, fai lo slalom tra il disprezzo e la melassa. Si sentono dire cose, in circostanze come queste, che mai in nessun altro Paese, porcogiuda, e mi spiace solo che non siano morti greci, questi uomini o, chessò, spagnoli o francesi.
Però non è tutto guano. Persino qui funziona un po' come in Africa, sai quella faccenda della gazzella che tutte le mattine si alza eccetera eccetera. Ecco, non solo tutte le mattine, ma tutte le notti c'è qualcuno di turno, in ogni caserma, che se lo chiami arriva subito, senza se né ma. Questo qualcuno fa uno dei mestieri più difficili in circolazione. Magari parla un italiano zoppicante da barzelletta, ma - non ci crederai - ha studiato sodo, ha imparato un sacco di cose, deve essere pronto a tremila evenienze diverse, ha una pila di faldoni così sulla scrivania, sta cercando di sbrigare queste pratiche e già gli scoppia la testa perché non può sbagliare. Magari tra cinque minuti chiamano questo "povero diavolo", come lo chiami tu, e lo destinano a un'operazione di servizio che comincia ora e finisce non si sa quando.
Retorica, dirai, che poi questi che son morti sono i teppisti di Genova, l'hanno scritto sul giornale tal dei tali. Stessi corpi, stesse brigate. E lo dici di fronte alle bare, indeciso tra l'assassinarli due volte misconoscendoli, questi cadaveri, con la scusa del dissenso politico, o l'eleggerli a vittime del loro karma negativo. E ben gli sta, insomma, che se la son cercata, fin dal giorno in cui - imbecilli che hanno portato il cervello all'ammasso - hanno deciso di entrare alla Scuola sottufficiali per imparare a fare i giustizieri della notte.
Oh, ne ho sempre sentite di cotte e di crude, sull'argomento. Ne so abbastanza, di queste porcherie, per aver capito che al 99% è solo aria ai denti. E poi lo so che quando senti dire che Tizio era un uomo eccezionale, sogghigni. Quando ti dicono che uno rispetta la consegna per senso del dovere o addirittura in nome di un ideale, tu pensi che è un pirla che non capisce di essere un ingranaggio del Meccanismo e che è pure un po' guerrafondaio. Quando ti raccontano che uno è morto lavorando bene, sempre all'altezza della situazione, e che magari ha contribuito a migliorare un po' le condizioni esistenziali di una popolazione allo stremo, dici che lì non ci doveva stare perché Bush e Berlusconi e i colonizzatori occidentali e l'Onu e le forze d'occupazione militare travestite da contingenti di pace e la retorica no, per favore. Poi, pugnalata finale, vieni a fare l'anima bella che s'indigna perché i giornali piangono sulla morte degli italiani e anche - in subordine, vuoi intendere - di civili iracheni. Mi fai ridere quando ti atteggi a cristiano ecumenico da strapazzo. Si vede che non conosci la differenza tra le lacrime e il ciglio asciutto. Perché altrimenti sapresti cosa vuol dire il "prossimo tuo". Sarò pure una povera illusa, ma per me martedì prossimo è giorno di lutto perché il mio prossimo è morto - e vissuto - in un modo che mi appartiene, che riconosco, che mi riguarda e nel quale sono e sarò sempre coinvolta.


Commenti: Povera patria

Identificarsi in uno "sciocco esegeta dell'anche" comporterebbe tale sforzo ermeneutico da parte mia a penetrazione di acume così sottile che manco se vede, che - se permetti - me lo evito (sono contraria per religione agli smiley). Detto ciò, e prima di togliere il disturbo dal tuo blog e alle tue gonadi, ripropongo un personalissimo momento di pietas condiviso in altra "comunità virtuale" http://www.google.com/groups?&selm=bfgvrm%24qdd%241%40lacerta.tiscalinet.itFanfarine in piccolo, lui non meritava una Roma invasa dai pellegrini in l'occasione della sua morte.

Paola, silenzio no. Rispetto sì. Retorica e disinformazione viaggiano a doppio senso di circolazione, mi pare. Ma poi, cara Paola, che due coglioni, 'sta faccenda della retorica, santa madonna! Permetti? Scrivi bene, sei intelligente, ma adesso lasciami dire una cosa: so dire anch'io quel che penso senza farla fuori dal vaso. E di me stessa rispondo. Degli insulti a me, prendo atto. Di quelli che vengono qui a scrivere cose che fanno prudere le mani agli altri me ne frego. Si beccano dei leninisti-trotzkisti? Amen. Io la mia razione di cachinni me la sono portata a casa. Che si portino a casa la loro. Portati a casa la tua, se t'identifichi. (E scusa il nervosismo).

Complimenti agli "sciocchi esegeti", ai "più parliamo meno ci capiscono", a quei begli aggettivi composti tipo leninisti-trotzkisti, che oltre alla penosa carenza di argomenti nascondono altrettale ignoranza in materia.Shangri-La, una cosa vorrei capire da te. Tu chiedi "silenzio"? Bene, giusto e sacrosanto, ma quel silenzio lo stanno solo riempiendo di badilate di retorica a basso costo e disinformazione pura. Lo stanno manipolando mediaticamente. E questo è pericoloso, anche e soprattutto per quelle vite per cui tu chiedi rispetto. Forse il casino degli "sciocchi esegeti" a questo serve.

Ecco, ho capito...sei uno di quei 4 che vendevano giornalini leninisti-troztkisti davanti alla università. Bisogna scegliere da che parte stare quando si diventa adulti. Certo mai dalla parte del terrorismo.

Pescevivo, non sono responsabile dei disastri prodotti dalle _tue_ letture. Io so solo che da quando Bush ha dichiarato la fine della guerra, la guerra è cominciata davvero. Oggi sono gli stessi analisti di stato americani a ipotizzare che la guerra abbia prodotto una "saldatura tra i terrorismi", saldatura che prima non c'era, anche se ce l'avevano presentata come dato di fatto incontestabile. Già questo basterebbe a far capire che la guerra è stata un errore. In questi giorni tutti gli italici commentatori hanno detto che gli italiani, "al contrario degli americani", sono ben visti dalla popolazione, sono riusciti a costruire un rapporto. Anche fosse, mi potete spiegare perché l'Italia si è imbarcata in un'impresa superiore alle sue forze sulla scia di una potenza che _non_ è ben vista e _non_ è riuscita a costruire un rapporto? Gli USA non ne hanno azzeccata una che fosse una, stanno perdendo centinaia di soldati, e ora è toccato anche all'Italia, e temo purtroppo che non ci caveremo fuori i piedi con meno di un centinaio di morti, a meno che non si cominci a ragionare sul che fare senza fanfare fuori luogo, senza lacrime rettiliane, senza il chiacchiericcio su "angeli" ed "eroi", senza discorsi di vendetta che lasciano il tempo che trovano: il manico dell'ombrello non l'abbiamo in mano noi. Vi sembra insensato questo discorso? Probabilmente sì. Sospetto che abbiamo diversi concetti di "senso" e di "senno".

Uso del sentimentalismo nella propaganda guerrafondaia per lastricare la via a nuovi massacri? Da tempo non leggevo una simile retorica, intendo in italiano, perchè ne ho lette di espressioni così sulla Komsomol'skaja Pravda prima dell'89.

Propaganda guerrafondaia? Eh, vabbeh, furbetto, a che gioco stiamo giocando?

No, caro Melloni, esiste una violenza nel linguaggio che non diminuisce affatto solo autoproclamandosi contro ogni forma di violenza. Occorrerebbe il senso della misura, e non un cieco balbettio, che assomiglia tanto a quello spirito di crociata che si vorrebbe sconfiggere. Occorrerebbe mantenere la capacità di distinguere, piuttosto che un facile abbandono ad esemplificazioni ed arditi parallelismi storici. Occorrerebbe, in buona sostanza, ricordarsi che si è uomini e donne, prima di ergersi a giudice di altri uomini e donne. Ed anche io, proprio adesso, commetto un errore, che devo avere il coraggio di ammettere. Perché occorrerebbe ricordarsi che vi è un tempo di lasciare la parola al più significativo dei silenzi. Di questa mancanza a te, a tutti chiedo scusa.

No, basta così, Shangri-la, ho già speso troppe energie per una nullità come te.

Fortuna che qualcuno ha scritto il post che io non sapevo scrivere. E - zio - vedi un po' di andartene ... macchè non meriti neanche un vaffanculo. Ti basti essere te stesso.

Not my uncle

Shangri-la, ho letto cose molto simili alle tue nelle terze pagine del Corsera durante la prima guerra mondiale. Ho fatto la tesi sull'uso del sentimentalismo nella propaganda guerrafondaia. Tu magari non te ne accorgi, ma con queste sciocchezze (questo cercare il pelo nell'uovo, pesare le paroline, anziché cercare di capire il merito dei ragionamenti) contribuisci, nel tuo piccolo, a lastricare la via di nuovi massacri. Qualunque parola che oggi non venga spesa per denunciare questa guerra (e questi pericolosissimi rigurgiti nazionalisti: che senso ha cantare l'Inno di Mameli quando oggi gli austriaci siamo noi?) è complice oggettiva dell'escalation.

L'unica cosa che non approvo del post sono i neretti. Lancio affetto e stima.

Solo per dire che mi tiro fuori dal circolo degli "incompresi". Non me ne volere Squonk, ma la frase "più parliamo, meno ci capiscono"... no, non è esattamente tra le mie preferite. Anche dovesse sorreggere un ragionamento condivisibile. Con simpatia. ;-) M.

Sai Lo: più parliamo, meno ci capiscono. Questi vedono simboli, mica persone. Per uno come lo zio, provo prima rabbia, che svapora. E poi compassione, che resta.

Vi sono forme di parentela che, nello pseudonimo, dovrebbero (o vorrebbero) essere rivelatrici di uno stato d'animo. Ma, in alcuni casi, evidentemente, è proprio l'anima a mancare...

Hai un'idea e l'hai espressa, nei tempi e nei modi giusti, e con estrema coerenza. Questo ti fa onore, perché personalmente non riuscirei a scrivere un post così organico e 'forte', in tutti i sensi. Solo non posso essere d'accordo con tutte le citazioni che adoperi, seppur ironicamente, e le le generalizzazioni che ne conseguono. Neanche io sono certo di niente. Tranne di una cosa: che NON ce li ho mandati io. Però per loro ho pianto, ho versato lacrime vere. Ho maledetto. I loro nomi saranno sempre ricordati con il massimo rispetto e la massima ammirazione, e spero che l'Italia sappia essere realmente vicina alle loro famiglie. Ma mi dispiace, non ce li ho mandati io. Non che questo mi faccia stare meglio. Anzi, sto veramente da schifo. Ciao.

g

Impegnata, con la a. Ma non mi sono impegnata, tant'è vero che la forma ne ha sofferto. (Zio, vivi in un mondo piccolo piccolo, dove pensi che basti dare del patriottardo fascista e sciocco a qualcuno, perché questo ti faccia il favore di offendersi. Uh, mi fanno più prurito le zanzare d'estate. Riprova, riprova). :-)

Brava. I miei limiti argomentativi non sono riusciti ad estrapolare tutte le idee ed i sentimenti che avevo in testa ammassati in questi giorni.Questo è ciò che anche io penso.Ed io nè mi aghiaccio nè tantomeno mi vergogno.

ma chi é 'sto zio che scrive 'ste minchiate? ma un pò di pudore no? eccheccazz!

La gente non ha proprio pudore. Mah.

Un'ammucchiata di sciocchezze militariste e patriottarde, e di luoghi comuni che potevano andare bene nel Ventennio. E ti sei pure impegnato-a a scriverla, si vede. Vergognati.

E' un ossimoro ispirato da un'irritante intervista doppie delle Iene alla Faranda e a Cossiga. Una gag di dubbio gusto, dove alla fine, in questo ping pong di risposte, non capivi più chi, dei due, fosse stato il brigatista e chi il democristiano. Ti veniva anzi il dubbio atroce che i ruoli fossero interscambiabili.

io per fortuna non mi sono finora imbattuta su questo tipo di opinioni, ma non sei la prima che ne parla. é agghiacciante che qualcuno la pensi o scriva cose così. sono più fascisti dei fascisti veri
una curiosità: perché parli di "brigatisti cossighiani"? rispondimi, porfavor

Hai detto tutto nel modo, nei toni e nelle argomentazioni che avrei voluto avere io. Ma invece non m'è riuscito. Perchè avevo paura di dire troppo o troppo poco o non so. Comunque, sì, grazie. Esattamente questo. Che se lo leggano bene, tutti gli sciocchi esegeti dell'anche.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

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