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30.10.03

Grande luce!

Beep: "Come stai furbetta?".
"La Furby sta bene, grazie, tu?".
"Bene, bene. Sai che un mio amico s'era preso il Furby, quando andava di moda?".
"Ma dai, che scemo".
"Poi si era rotto il cazzo (sic) perché parlava sempre e l'ha chiuso in un armadio".
"Fatto bene".
"Sì, ma dopo qualche mese ha riaperto l'armadio - ormai non si ricordava più - e nel buio ha visto due occhi pallati che lo fissavano e l'affare che esclamava Grande luceeee!!!".
Piegata dalle risate.
"Si è cagato in mano".

Del parlare coi babbani

"Hai visto il brasato di Gonio che roba?", dice M*. "Eccezionale", rispondo. "E Wittgenstein", incalza M*, "com'è Wittgenstein? E la Lucarelli in Tv, l'hai vista?".
Ora, va bene tutto, va bene che agli amici si vuol bene a prescindere, sicché passi pure che F* chieda - mentre ci ascolta divertita - chi diavolo sia la Lucarelli (ma 'ndo vivi, tesoro?), ma che, a sentir nominare tal Gonio, A* guardi perplesso me e M*, scuota la testa e metta su quella faccia lì di doveandremoafinire e allavostraetàancoraicartoni, è davvero troppo. Cioè, se uno non conosce per filo e per segno la ricetta del brasato di Gonio, non sa proprio niente, eh. Colpa mia e di M*, del resto, che insistiamo a parlare di cose nostre esoteriche con questi adorabili babbani. Del resto, il regolamento parla chiaro: fuori da Hogwarts, nessuna magia.

Segnalo agli organi inquirenti

In data 30 ottobre 2003, la sottoscritta Shangri-La Blogger denuncia di essere vittima da un paio di settimane a questa parte di intimidazioni, episodi di violenza psicologica e ripetute molestie sessuali da parte di un sedicente astrologo-pranoterapeuta-markettaro, notoriamente dedito al consumo e allo spaccio di droghe leggere e pesanti. La sottoscritta segnala altresì messaggi ricattatori pervenuti tramite icq nonché esecrabili tentativi di estorsione messi in atto negli ultimi giorni dal suddetto astrologo a mezzo stampa.
In fede, Shangri-La

29.10.03

Un tempo per ogni cosa

Pausa caffè?

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare.

Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.


Qohelet (3,1-15)

Piacere, Armando

Oggi voglio essere chiara, per nulla criptica, assolutamente comprensibile. Il mio post si chiama Armando, ha gli occhi azzurri, i capelli bianchi e un sorriso a salvadanaio. Ve lo presento (Armando, saluta!): lui è quello che tutto gl'arimbarza. Ve lo lascio qui per venti minuti. Potete giocarci a tennis, se volete. Ovviamente, vince lui. Buon divertimento. :-)

28.10.03

Il rimbalzista

Non perde un colpo, il rimbalzista. Insegue la pallina a fondo campo, l'agguanta per un soffio, la schiaffeggia appena ed elastica la rispedisce alta in volo, sopra la rete. Sei-zero, sei-zero, sei-zero. Il servizio è slancio e contorsione acrobatica, è mezzo avvitamento privo di sforzo, giocondo sorriso che taglia l'aria e nemmeno t'accorgi, ma guarda: i torti e le ragioni volteggiano, decapitati, e tu non sai se buttarti a raccoglierne i resti o gettar la racchetta e applaudire ammirata.

Delle mosche

Il problema della vita non è trovare l'unguento. È allontanarne la mosca che insistentemente gli ronza attorno.

27.10.03

Una brava persona

No, guardi, non è possibile. Io ci metto non una, ma due mani sul fuoco. Ecco, guardi qui: mi brucio forse? Io lo conosco bene, dia retta. Una brava persona, ecco cos'è. Gentile, servizievole, scrupolosissimo, sempre il primo a pagare i debiti. Riservato, questo sì, ma buono con tutti, comunque. Basta chiedergli un favore e lui subito si precipita a fartelo. Io non ho mai incontrato una persona così, guardi. E ora lei viene qui a raccontarmi l'incredibile. Nossignore, non cambio idea. Ci dev'essere un errore, uno scambio di persona, voi siete così inattendibili, così sospettosi, così pronti a gettar fango gratuitamente. Lei vuole mandare a pezzi il mio piccolo mondo, ma stia bene a sentire: non glielo permetterò. E poi guardi: ammettiamo che abbia ragione lei, ammettiamo pure. Cosa vuole che cambi? Sarà stato un errore di gioventù, una leggerezza, una momentanea confusione a portarlo su quella strada. Vedrà che fra vent'anni, quando andrete a cercarlo per intervistarlo - dai raccontaci, spiegaci com'è andata, cos'hai pensato, cos'hai provato - lui dirà di essersi macchiato di una colpa incancellabile. Dirà proprio così, le assicuro: in-can-cel-la-bi-le, con tono definitivo, forse un po' teatrale, come di chi porti sulle spalle il male e l'espiazione del mondo. Poi fisserà l'obiettivo per un attimo e si scioglierà in un gran sorriso. L'ho detto io: proprio una brava persona. Fino alla fine.

24.10.03

Applausi a scena aperta

"Se loro sapessero riconoscere l'originalità dall'apocrifo distinguerebbero anche un articolo da un rigurgito".

Gonio da leccarsi le labbra. Altro che cervelli brasati.

Sopravvissuti

Generazioni di studenti e di studentesse, soprattutto, se lo son sempre chiesto: ma su quale panchina della Stazione Centrale dormirà Giorello? Speriamo almeno - si auguravano le più infatuate - che si metta in coda per il pasto caldo offerto dalla Caritas. Che esagerazione, ragazze. Per così poco, poi, per la giacca stazzonata, la camicia lisa, i cernecchi unti e l'aria eternamente stropicciata? Provate voi a vivere senza lavatrice, né televisore, né forno. Provate e poi scappellatevi davanti a quel manipolo di asceti che, ante litteram, hanno fatto dell'Isola dei famosi un format di vita quotidiana, un'oscura e silenziosa battaglia contro la deriva consumistico-tecnologica, un fiero ammutinamento della truppa intellettuale. Massimo rispetto, dunque, per i De Carlo che vivono in campagna senza acqua calda, le Tamaro che si nutrono di tuberi e bacche, i Moretti che circolano con il sacchetto dei gettoni del telefono per le chiamate urgenti, perché sai mai che accada una disgrazia, i Toscani che han comprato l'anno scorso il primo televisore ma poi, schifati, l'hanno messo in castigo, e tutti i valorosi samurai dell'antimodernità che, come turisti di Hotelplan alle Maldive, si spiaggiano su un atollo il venerdì, per la giornata dei sopravvissuti, aspettando che la barchetta dell'organizzazione porti i viveri. All'una, eh, che lo stomaco brontola.

22.10.03

Benedetto sia il blog (e il commento)

Nei commenti succedono cose. Spesso si divaga, a volte ci si confonde, altre si approfondisce, altre ancora si fanno ragionamenti che meritano più risalto. Come questi due di ieri, il primo dello pseudo-enricoghezzi (ciao, eh!), l'altro di Sofri. Non voglio ora lisciare il pelo a nessuno, ma quando leggo cose del genere faccio un sorriso da qui a qui.

Siamo attratti dalla rappresentazione della nostra miseria (e dalla rappresentazione della "vita media" in generale, dal GF ai telefilm americani) perché la rappresentazione la rende perfetta e compatta, ce la ridà lucente e soda: osservabile. Mentre essa è per noi, nella nostra vita, misera proprio in quanto priva di forma, di senso incerto, sfrangiata, dispersa e non riassumibile, consegnata alla domanda solitaria senza esito. La "raccolta" della rappresentazione rende morto il vivo, ma nell'ucciderlo lo eterna (l'incanto dell'immagine, il vampiro e lo zombi). Questo è il senso ambiguo della cultura pop (e in definitiva del suo vero paradigma, il mercato). Da una parte promessa di vita, di senso, investimento nella rottura delle catene del non-senso sociale, carretta del mare che prendiamo per arrivare all'emancipazione dalla tirannia del passato, sogno di libertà e godimento totale del corpo, edonismo puro; dall'altra, sua riconduzione all'ovile delle codificazioni, codice proprietario che ci sottrae quello che ci elargisce nel mentre lo facciamo (solo) nostro. L'obiezione morale e idealista (paranoica) al "consumismo" si mantiene in realtà chilometri dietro alla realtà, non notando come il senso sia prodotto da complicati intrecci, su piani di immanenza. Il moralista continua invece a rifarsi e a tendere a una trascendenza del senso che in realtà sta solo nella sua testa, perché scambia il morto della rappresentazione con il separato dell'idea. Immagina siano le idee (nelle forma opposte e simili degli "eletti" o dello "stato") a doversi incarnare. Per questo chi moraleggia, per contrapasso diventa cinico con gli anni.

Qui aggiungerei una mia postilla. Credo che quando gli dèi sono ridotti all'esilio, sia inevitabile il loro trascolorare in pallide trascendenze che tentano vanamente di incarnarsi, vampirizzando e condannando la realtà. Ora, nel nostro Olimpo quotidiano, signoreggia l'immagine dominante del povero cristo. Sicché la grandezza ("Voi siete dèi", Vangelo di Giovanni 10:34; Salmi 82:6), ostracizzata, alimenta certo moralismo d'argomento debole e sorpassato dagli eventi. Il problema, a mio avviso, è quello di un immaginario impoverito e a senso unico. Un po' come succede quando l'erotismo, orfano della tenerezza, diventa sessualità ginnica o risibile estetismo sadomaso.

Caro direttore, il Grande Fratello ci peggiorerà tutti? Voglio dire, se proviamo a rifletterci obiettivamente, senza il fastidio per i corsivi bacchettoni della domenica, qualche vergogna non ci viene proprio? Pensiamo davvero di poter tornare le persone che eravamo prima dopo esserci sintonizzati su Stream in ogni momento libero e telefonati quotidianamente per annunciare che Cristina ha un ritardo o che Lorenzo sta facendo la figura del pirla con Marina? Il Grande Fratello è formidabile, e ormai ha vinto. Ha vinto non solo malgrado la bassezza dei suoi contenuti, ma proprio grazie ad essa. Noi non dicevamo cose così stupide e volgari tutto il tempo, dice un mio parente saggio. Certo che no: le pensavamo ma stavamo attenti a non dirle. Oppure stavamo così attenti che riuscivamo anche a non pensarle. Non era l'inteligenza che era maggiore, era il rispetto per l'intelligenza, era la soglia del pudore, era la discriminazione per l'imbecillità. Gli stupidi erano discriminati, un tempo. Poi, grazie alla televisione, a quella che anche oggi precede e segue il Grande Fratello, si sono emancipati. Fino al Grande Fratello, che li ha sdoganati. Ecco cos'è, il Grande Fratello: lo sdoganamento finale della stupidità. I dieci ragazzi non sarebbero peggiori dei loro coetanei di trenta o cinquanta anni fa: ma hanno imparato che possono esserlo, che migliorarsi non è un valore, che capire più cose non è interessante, che nessun pudore per le proprie coglionerie ha senso. Hanno varcato la soglia finale: grazie a loro oggi si può essere stupidi e goderne attenzione e rispetto, tracciando un solco bello largo. Una soglia a cui molti di noi si erano già avvicinati, forse, e il solco ora ci attrae vorace. Noi no, pensiamo: noi guardiamo questi deficienti godendo della nostra superiorità, della nostra capacità di discernere e individuare le loro meschinità. Li massacriamo, inventiamo volatili parodie, elenchiamo citazioni dei loro dialoghi da cretini, e li chiamiamo cretini. E ci telefoniamo per raccontarceli e facciamo il tifo per Pietro o Roberta. Secondo me, niente sarà più come prima. Ma forse è una paura mia: per fortuna sono troppo vecchio per partecipare alla prossima edizione.

21.10.03

Dieci anni in poche frasi

Una volta alla settimana, come minimo: i nostri incontri erano frequenti, innaffiati di vino, dolci e chiacchiere. Ci radunavamo attorno alla panca nella casa di E* e andavamo avanti fino a notte, con Leo - il grande fustigatore - che scoppiettava arguzie, idee balzane, grandi esagerazioni. Ogni volta, centomila motivi in più per maledire il mondo e, in subordine, il padre, le donne, l'Università e il lavoro. A un certo punto, è scattato qualcosa. Non ci si sopportava più, proprio quando si appariva più amici. Una perché era cattolica, quell'altra perché leghista, uno perché agnostico, l'altra ancora perché pedanteggiava e l'ultimo infine perché inveiva ormai anche contro se stesso.
La scorsa settimana, sogno Leo che mi racconta del suo divorzio e il giorno dopo, raccontandolo, mi chiedo dove sia finito e chissà come stanno tutti. Sabato, al supermercato, mi accoglie un saluto sorpreso: "Ciao!". "E*, che bello, come stai?", le rispondo. Ha in braccio uno splendido regalo arrivato a San Valentino, quando ormai non sperava più. Una settimana prima di andare a incontrare il bambino che dovevo adottare, mi dice, scopro d'essere incinta. Li guardo e ricordo l'amico che qualche giorno fa mi ha chiesto se credo nelle coincidenze. "Dobbiamo trovarci tutti. Telefoniamo a Leo", dice E*. Il caso non esiste, no. Dovrò chiedere a Leo com'è andata la faccenda del divorzio.

Va' dove ti porta il mondo

Io non lo so. A volte sto ferma qui e vedo tutto girare vorticosamente. Solo ciò che mi strugge si nasconde nella tana, mette appena fuori la testa, giusto un attimo e poi scompare. Tutto il resto sfreccia, mi schiva o mi investe con la forza del suo meccanicismo. It works. Funziona. Quindi è. Quindi parliamone. Il Verbo dell'età della tecnica è questo, poche balle. "Ecco come va il mondo, e conviene stargli dietro, se lo si vuole capire", dice Sofri. E insomma, sì, che vogliamo fare, dibatterci nel fiume in piena, annaspare, sprecare energie o non vogliamo piuttosto lasciarci trascinare, assecondare il flusso, salvarci la pelle e forse, forse arrivare al mare? Del resto, Gaber è morto (che nostalgia!). A un certo punto, non ha funzionato più. Qualcosa vorrà pur dire.

20.10.03

Di nome e di fatto

Ecco qui, è tutta vostra.

19.10.03

Via dei Matti

Ne ero ossessionata, ricordo, e ci pensavo con accanimento. La porta dei sogni era lì, a portata di mano. Che ci vuole, mi dicevo, procedendo spedita e sicura, ignara dei calcoli che ingannano.
Arrivavo, aprivo e boom!
No, no - ammettevo mentre mi rialzavo - devo aver sbagliato qualcosa, devo aver inciampato. Ora ripeto, dichiaravo risoluta.
Di nuovo arrivavo, aprivo e noooooo!
Mi inghiottiva il vuoto.
Non c'era verso. Giravo e rigiravo migliaia di volte la scena del mio ingresso, cercando di scoprire un pertugio, una chiave, un passaggio segreto. Nulla. Mi concentravo per ricordare dove potessi mai appoggiare i piedi, ma lei, la casa, l'aveva sempre vinta, mentre nel segreto delle sue stanze risuonava la nenia ipnotica e morbosa d'un carillon. La porta c'era, questo era chiaro. Varcata quella, però, scivolavo in un sogno melmoso, che "non si poteva entrarci dentro, perché non c'era il pavimento".
Eppure, ipotizzavo, ci sarà pure un balcone, un cornicione o una maniglia cui aggrapparsi. "Senza soffitto / senza cucina" mi dibattevo tra le pareti, presa dall'inguaribile ansia di non saper più evadere da una prigione dove "non si poteva andare a letto / in quella casa non c'era il tetto". Sfinita, mi accasciavo sconfitta. "Era una casa molto carina", ma non c'era posto, lì dentro, per me.

Tornai altre volte, anni dopo, là dove abita l'impossibile, dove corre il cuore nei momenti di follia e tu lo segui, immemore di tutto, camminando sul filo fino a che, miracolosamente indenne, ti affacci a bussare, toc toc, c'è qualcuno, si può entrare? Tornai più volte, sfiduciata pellegrina, alla casa sospesa sul confine della sera. Un giorno, sull'uscio, la gioia, ferma e chiara, come fosse sempre stata lì. Ora so. Quella casa è "bella, bella davvero / in via dei Matti, numero zero".

Caccia al volpone

Ohibò, stamattina mi arriva l'esilarante dem pubblicitaria (termine da addetti ai lavori; per gli altri: mattone intasa-mail) di Meetic. Object: "Insegui gli uomini anche su Internet". Creatività: "Gli uomini scappano? Ho imparato ad inseguirli su Internet" (ahi, ahi, ahi, quella d eufonica!). E ancora: "Lo sai? Su Meetic si sono iscritte oltre 600,000 ragazze e donne in tutta Europa. Che dici, hanno perso tutte la testa o forse sei tu che stai perdendo un'opportunità di conoscere nuove persone? Coraggio, cosa aspetti...". Giusto, cosa aspetto. Cominciamo dal primo. Uno a caso: dot.coma, per esempio, che da cv risulta "attualmente in cerca di una fidanzata spagnola o sudamericana per poter imparare il castigliano". Tre, due, uno, via: tutte insieme andiamo al massimo, come baccanti impazzite. In ginocchio a chiedere pietà basta, così lo vogliamo. :-)

17.10.03

Ippopotami

Cercavamo rogne, sì, e abbiamo trovato ca-rogne. Per spirito di squadra, Sofri annuncia rincari sui blog. Quando mai, ma quali blog. Ci ha tirato un bidone, l'amico Wittgenstein. Qui si parla di nuovo e come sempre dell'impareggiabile firma che taluni trovano imperdibile - e acuta, sagace, blabla - talaltri sboccata. A me, fa girare le pagine alla velocità del suono. Tuttavia, prendo atto che il giornalismo oggi sia per lo più culto della personalità, alla maniera berlusconiana, e trastullo di giovani della Roma/Milano bene che masticano l'ammerigano, oh yeah, e ci propinano una pseudo autobiografia decadente da fotoromanzo, stile Grand Hotel. Sembra di stare in un cinema di Calcutta, narcotizzati da una storiona d'ammore made in Bollywood, mentre tutti i pezzenti del mondo, fuori dalla sala, schiacciano il naso contro il vetro e sgranano gli occhi, mendicando un sogno anche usato, di seconda mano. Ippopotami.

(Tutto quel che di serio c'era da dire, l'ha detto Leonardo. Sottoscrivo ogni parola. Da qui in avanti, basta. Si torna a parlare solo di gente che scrive davvero bene e che sa pensare. Aggratis, pensa un po').

16.10.03

Quella volta che...

Succedevano cose da pazzi, confermo. La santona biancovestita con-turbante, le sue bambole nere, i riti woodoo e le gravidanze isteriche acchiappate (e perse) tra un volo AirOne e una corsa al bagno, le riunioni simil-sedute spiritiche, gli psicodrammi in cucina (rigorosamente Ikea), tra il divano e la Tv, le urla belluine ("Voglio la figaaaaaa"), il (sedicente) marine americano, il tecnico svedese che in un suo pastiche linguistico anglotedesco fa sapere al telefono che non verrà in ufficio, oggi, perché c'è stato un contrattempo - "Mi sa che faccio tardi. Mi hanno arrestato in Germania" -, e la scena madre di Igino-Knauss con le mani nei capelli perché il suo pc è impazzito, non funziona più nulla, aiutoooo, venite!, e c'è un messaggio terrificante che gli chiede "Vuoi cancellare tutte le directory di Clarence?", mentre tutti lo circondano, allarmatissimi, "checcazz' hai combinato? Hai rasato tutto!", e lui prima bianco, poi verdognolo e infine grigiastro giura: "Io non ho fatto niente, è stato lui! Guardate, guardate adesso cosa dice!". Guardiamo: "Vuoi cancellare tutto Virgilio?". Si gira, un attimo di perplessità: "Stronzi!". Risata omerica.
Penso che non mi divertirò/incazzerò più così tanto in un ufficio. Confermo anche questo: "Tutti, più o meno, abbiamo vissuto esperienze memorabili e momenti che preferiremmo facessero polvere nel dimenticatoio. Di buono c'è che il tempo aiuta ad amplificare solo il ricordo dei primi, e a dare una passata di gaussian blur sui secondi". Ma sì, dai. :-)

15.10.03

Il pranzo è servito

Nota a margine di La farfalla e i pitecantropi. Osserva Giggì che "la leggerezza e il buon senso oggi fanno notizia. Probabilmente dipende dal fatto che ormai è à la page il "Giuseppe Genna Mode On" o magari perchè tutti ci rappresentiamo nel mondo come in una trasmissione di Alda D'Eusanio (e comunichiamo di conseguenza)". Io che leggera appaio solo alla bilancia e che di buon senso non sono, dico che i corpi proiettano ombre, che l'eleganza non è nulla senza l'ineleganza e che mai la libertà è agognata tanto come dietro le sbarre. Che c'entra? Provo a spiegare. Dunque, l'articolo della Soncini. Blindato, inchiavardato e scaltro come una donna che non si dà, ma fa penzolare dal balcone le trecce lunghissime e prova ad acchiapparmi, se ci riesci: così lo vedo io. E il lettore lì sotto, a naso in sù, privato di un'onorevole via di fuga, umiliato a prescindere, fesso per definizione e cretino per vocazione. Se tace, perché tace. Se parla, perché parla. Ah, potesse almeno volatilizzarsi a uno schiocco di dita, non esistere più, non sentire, non pensare e lasciarla lì, come una Galadriel farneticante, a parlare di sé, soltanto di sé come sempre, mentre grida tu, tu, lombrico! puntando il dito in un vuoto che chi guarda non vede. Sia elegante, il lettore, se gli riesce, lasci correre con nobile understatement, sia dignitoso, se può, e uomo integro o donna libera, se sa. Altrimenti, furtivo, porga la manica della giacca a chi deve lucidarsi le scarpe e sorrida nella foto di gruppo, con gli altri camerieri e maggiordomi, ché questa è l'eleganza che gli tocca e del resto servire a questa tavola è un onore.

14.10.03

Barba e capelli

Poi uno dice il caso. Come assicurava quel tale, bussa e ti sarà aperto, chiedi e ti sarà dato. Ebbene, gentili google-visitatori in cerca di lumi su "corso ENAIP parrucchiere per signora", se posso dare un consiglio: ENAIP-brutto! Girate al largo e non venite a dire che nessuno vi aveva avvisato. Gli altri in coda per il "miglior coltello sopravvivenza", si accomodino alla cassa. Ho qui nel cassetto un machete con dorso seghettato, manico in madreperla e fodero in pelle. Venezuela original, fine anni '50, usato nella foresta lungo le rive dell'Orinoco. Non so se mi spiego.

Centomila sacchi neri

Oh. Un bel grido di dolore. Un giro ci sono un sacco di post morti, lamenta Spiritum. Io dico: intanto, è una questione di igiene. Per cui lancio un appello ai blogger di buon cuore: organizziamoci in squadre e scaviamo un po' di fosse comuni. Alla base di Sigonella, se ricordo bene, erano arrivati mesi fa circa seimila bare e centomila sacchi per cadaveri: forse ne è rimasto qualcuno. Dopo di che, se risultiamo tra i sopravvissuti (io non ci sarò, vi saluto tutti caramente per l'ultima volta, prima che mi chiudano il sacco sul muso), industriamoci, cari amici. Armiamoci di spilloni, infilziamoceli nelle chiappe, vediamo se esce un po' di sangue, perdio. E fuoco, muscoli, nervi tesi, pugni chiusi. Vita, insomma. Ehi, laggiù, ne avete un po' in quelle teste ciondolanti, piene di azoto liquido? Forza, encefalogrammi piatti, il livello da raggiungere è questo.

Peccato. Mi ero giusto agguantata all'Oviesse la fichissima offerta babydoll+scatola di barbiturici in omaggio.

Sì, s-frecciare

Le frecce di direzione, per quelli che non c'è storia, che non si capiranno né ora né mai. Lampeggiano a intermittenza una frase per ciascuno, pieni di buona volontà - destra, sinistra, stop - per dribblare ingorghi, tamponamenti e frontali in agguato. In mezzo al traffico, quei due. Li vedi, sfrecciano sicuri, si guardano un attimo nei fari, si intendono. È una danza, niente a che vedere.

13.10.03

Rimmel

L'ho cercato dappertutto. Dov'è, dov'è il mio rimmel, smadonnavo per casa. Sparito. Sarà caduto, mi dicevo, l'avrò calciato di rigore nell'ombelico del bagno o l'avrò risucchiato nel ventre del Philips e adesso è lì tutto solo che mi odia, a tu per tu col ragno che ho giustiziato senza spargimento di sangue. Non posso a stare a piangere un rimmel. Qui si viene e si va, bello mio. Per ciò, dato per perso, ho sostituito il desaparecido con un Lancaster che mi sta pure antipatico, ma il suo sporco lavoro lo fa.
Ieri mattina, mi si incastra la specchiera sopra al lavello. Armeggio, strattono e sbuffo, cosa porco s'è infilato qui dentro? Lui. Nero, satinato, elegante e in splendida forma.
"Ciao".
"Ciao un corno. Ti ho cercato in ogni angolo, stronzo".
"Ero in giro".
"Tornaci".
"Acida".
"Ne ho dovuto comprare un altro, non so se hai capito".
"Uh, che fretta. Bastava fare un fischio. Tutto torna, non lo sapevi?".

10 post di morbidezza

Vedo e segnalo. A voi la conclusione.

Il Lolito colpisce ancora

L'altro giorno, dico a **: Hai letto Gnu? Dice che Melissa non è Melissa.
"Chissà chi è, allora", dice **.
"Sarà Genna", rispondo.
"Ma dai, come fai a dirlo?", replica **.
"Semplice. Neri sa, punto primo. C'è un precedente, punto secondo, con tanto di ragazzotta spedita a fare l'intervista con beep beep. L'uomo che non capisce le donne è un genio del travestitismo", spiego.
"Avevi ragione", mi sento dire ieri sera da **, "è arrivata la confessione".

Che dire. Da un lato, esulto. È la prova provata di quanto sia drogato il mercato editoriale, quanto fessi i lettori, quanto mutuabile sulla carta stampata la regola aurea del cinico Boncompagni - "presto e male", quanto votati al cretinismo certi femminili come Io donna, quanto legato a stantii automatismi l'appeal di certi libri. Genna dice di aver "rivendicato in maniera originale le proprie origini sicule", ma a dir la verità il cocktail Sicilia+sesso = bum bum non è proprio inedito e che il mix - nell'interpretazione gennico-ginnica - risulti eccitante è quantomeno un punto interrogativo.
Scriveva ieri Giorgio de Rienzo sul Corsera: "Il kitsch delle mediocri metafore intristisce ancor più la sciatteria formale di questo libro, in cui una "Lolita" di serie C narra al proprio diario le sue esperienze maso e sado, con varianti di festini di gruppo, di stupri collettivi, di esperienze omosex. La "passione" e la "malizia" della giovinetta non creano linguaggio, né sviluppano una storia. Peggiora il tutto un lieto fine che trasforma all'improvviso un libro porno in un romanzetto rosa".
Insomma, l'improntitudine cialtronesca del suddetto è ammirevole, il libro è in testa alle classifiche, Genna è più ricco e di questo sono francamente contenta, ma a parte l'augurio - cento di questi libri! - ribadisco: l'erotismo siculo viaggia sul filo del non detto, è tutto un gioco di intraducibili taliate, porte chiuse, tende che sbattono e bocche cucite.

10.10.03

Il barone rampante

Scusate, non resisto. Nei commenti a un post di Contaminazioni - che citava me e altri - leggo questo gentile invito:

ma ande' a laura', barbun!
gtraina alle 14:42 del 08 ottobre, 2003
Ma scusi, lei, esattamente, con chi ce l'ha?
floria1405 alle 15:51 del 08 ottobre, 2003
cito i tuoi ipsissima verba: "con "b.georg, luciano, shangri la, squonk, blogoltre". ivo lo salvo volentieri, che' lui non petula e non onanizza con la questione della visibilita'. pero' si vede che sei raccomandata. quando "de gustibus" lo dice Floria, nessuno obietta.
gtraina alle 19:36 del 08 ottobre, 2003

Codesto signore l'avevo già visto linkato e citato dalla mia omonima. Andai a leggerlo una volta e mai più. Ci son tornata stamattina e ho visto che ieri il docente ha festeggiato i 25mila accessi del suo blog. Riporto per intero, perché merita:

In una tappa del mio tour "A volte ritornano", sono passato dal mio vecchio dipartimento. Ivi, dalla mia vecchia stanza (in fondo a sin., prima del bagno), ho scoperto che Amethodos hyle festeggia i 25.000 contatti (applausi). Grazie. Siete fantastici. Siamo commossi e stupiti, laddove altri (e ben piu' contattati) piangono scarsa visibilita'. Contentatevi del poco che avete, ignari.

Quando leggo certe persone, prego sempre per il loro successo. Già colgo un segno di giustizia divina nel fatto che il suddetto Traina insegni all'Università. Ma insomma, non è sufficiente. Perciò andate, cliccate e moltiplicatevi. Perché, come diceva Troisi, il successo enfatizza solo quello che sei. Se sei intelligente, appari un genio, se imbecille, imbecillissimo. Faccio il tifo per lei, Traina.

09.10.03

Sexy-documentario

Bisogna dire al fu Gonio che i programmi dell'accesso ormai li mandano in onda le Tv private. Ieri, lezione di ingravidamento su La7. Officiava l'ennesima incarnazione del divulgo-man televisivo, Andrea Monti, con la sua bella mascella volitiva e le sopracciglia eliane e tese, che fan tanto intenditore di scienza (e di whisky e belle donne, naturalmente). Pezzo forte della serata, un servizio sul sesso in gravidanza. Siccome a La7 non son pruriginosi e la divulgazione scientifica la prendono sul serio, mica come quel pretino laico di Angela padre&figlio, son partiti subito in quarta, con lei sopra di lui. In un avviluppo di piercing sul pancione e di muscolosi tatuaggi, la coppia moderna s'è esibita in istruttivi numeretti di sesso casalingo, caso mai non avessimo afferrato il concetto. Perfino io ho capito tutto. Il prima, il dopo e soprattutto il durante. Ecco, non sembra essere così spiacevole.

08.10.03

Citazioni colte

Ci son quelli che, visto un film una sola volta, ne ricordano le battute per filo e per segno. Io, al riguardo, sono una specie di smemorata di Collegno. Niente, buio. Per me, è sempre la prima volta.
Ma di questo film ricordo e cito spesso una battuta che, da sola, risolve centinaia di annose questioni tra uomini e donne:

"Testa piccola pensa per testa grande".

Riassuntino

Brodo ha chiesto, Brodo ha ottenuto. Il sunto è arrivato: tutte puttanate. Delle suddette, Falsoidillio rimane il teorico di riferimento. :-(

E adesso basta con le fesserie. Passiamo alle cose serie. Ho pensato, per le prossime puntate, di mettermi qui a ingoiare barbiturici in baby doll, stile Marilyn de noantri. Interessa?

La gomma del ponte

Dunque, mercoledì scorso corro trafelata a Linate. Salgo a bordo dell'aereo per Roma appena in tempo e non trovo più un solo quotidiano in circolazione. Chiedo a una hostess se gentilmente mi trova una copia del giornale. Quando mi ritrovo a leggere Belpietro, mi accorgo dell'equivoco. "Scusi, ma un giornale...", stavo per dire "serio", "insomma, il Corsera o la Repubblica non ce l'avete?", chiedo nuovamente. La hostess mi porta il quotidiano di Ezio Mauro. Leggo e con una certa sorpresa noto, in prima pagina, un articolo di Francesco Merlo. Ma come, non scriveva per il Corriere?, penso. Si sarà mica indignato per il cambio di direzione, se ne sarà andato anche lui sbattendo la porta? Uno degli ultimi articoli di Merlo comparsi sul Corriere, se ben ricordo, era una fucilata senza appello per il Berlusca. Beh, il pezzo (di bravura, bisogna ammettere) su La repubblica affrontava il solito tema del ponte sullo stretto di Messina, su cui Merlo martella da un anno circa. Per motivi che io non riesco a condividere, il giornalista che stimo di più in assoluto e che corro sempre a leggere è straconvinto della necessità di costruire questo obbrobrio. A me vengono i sudori freddi al pensiero, lui ne fa una questione di civiltà. Nell'articolo, esortava la sinistra a non lasciarsi sfuggire l'occasione di regalare il merito di questa grande opera pubblica al centrodestra. Chissà, avremo forse anche noi la nostra gomma del ponte e la Sicilia sarà più vicina alla Calabria. Festa grande per i Tir.

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