ANIME SALVE


Alla finestra

Volti, mari e bellezze senza tempo.

Argomenti

BOOKMARK
GLORY DAYS
I NUOVI RACCONTI DEL MARESCIALLO
I WILL SURVIVE
IL CIRCOLO DEI VASTASI
IL PUNTO
INDICE PUNTATO
L'ARCO E LA FRECCIA
MIGLIOR COMMENTO
SENZA PAROLE
STRETTAMENTE PERSONALE
TRENDY

Come eravamo

Luglio 2007
Giugno 2007
Maggio 2007
Aprile 2007
Marzo 2007
Febbraio 2007
Gennaio 2007
Novembre 2006
Ottobre 2006
Agosto 2006
Luglio 2006
Giugno 2006
Maggio 2006
Aprile 2006
Marzo 2006
Febbraio 2006
Gennaio 2006
Dicembre 2005
Novembre 2005
Ottobre 2005
Settembre 2005
Agosto 2005
Luglio 2005
Giugno 2005
Maggio 2005
Aprile 2005
Marzo 2005
Febbraio 2005
Gennaio 2005
Dicembre 2004
Novembre 2004
Ottobre 2004
Settembre 2004
Agosto 2004
Luglio 2004
Giugno 2004
Maggio 2004
Aprile 2004
Marzo 2004
Febbraio 2004
Gennaio 2004
Dicembre 2003
Novembre 2003
Ottobre 2003
Settembre 2003
Agosto 2003
Luglio 2003
Giugno 2003
Maggio 2003
Aprile 2003
Marzo 2003
Febbraio 2003
Gennaio 2003


And the winner is...

MIGLIOR FILM

+ Cyan

+ Phoor Twona

+ Uru

MIGLIOR REGISTA

+ Macchianera

MIGLIOR ATTORE

+ 2x0

+ Artifiziale

+ Blog Notes

+ Errore404

+ Herzog

+ Leonardo

+ Personalità confusa

+ Rage

+ Wittgenstein

MIGLIOR ATTRICE

+ Arancia

+ Bendix

+ Cut&Paste

+ Ilmiostupidoblog

+ Le stanze di Gaia

+ Non dire gatto

+ Pesce Vivo

+ Selvaggia Lucarelli

+ Sonechka

+ Tentativi di fuga

MIGLIOR ATTORE
non protagonista

+ Apprentisorcier

+ Clutcher

+ Daveblog

+ Falso idillio

+ 4banalitaten

+ Filosofia del nonsense

+ Giallo diVino

+ Gilgamesh

+ Giovani tromboni

+ Gomitolo

+ IlPaeseCheNonC'È

+ Il sentiero giusto

+ incipit_nemo

+ I Miserabili

+ La consistenza delle cose

+ La vita istruzioni per l'uso

+ ...l'ermo colle...

+ Maestrini per caso

+ Momoblog

+ Redbull

+ Salto del canale

+ Squonk

+ Zittialcinema

MIGLIOR ATTRICE
non protagonista

+ Black Cat

+ Blogocauda

+ Bradipa

+ InvasivaMente

+ ..::MU::..

+ Sphera

+ Sooshee's

+ Tragica+Antipatica

+ Zeta

MIGLIOR FOTOGRAFIA

+ Buba

+ Lothloriel

+ Uomonero

MIGLIOR MONTAGGIO

+ d o t - c o m a *:o)

MIGLIOR GAYBLOG

+ Tom

MIGLIOR DISEGNO

+ Eriadan

+ Grassilli Warehouse

MIGLIOR DOCUMENTARIO

+ Il Mazziniano

+ Haramlik

+ Liberlibri inutilities

+ Orizzonti intorno

+ Pino Scaccia

MIGLIOR SPLINDER

+ Briciolanellatte

+ KoAn's Blob

+ Peter Sauerkirsche

+ Quarky

PREMIO ALLA CARRIERA

+ Brontolo

+ Massaia

+ Mentira

+ TheGnuEconomy


Velociter

+ RSS 2.0


poWWWered by




« Luglio 2003 |  torna alla pagina principale  | Settembre 2003 »

29.08.03

Fenomenologia del capello

Su Pagine di Iaia ho scoperto di poter vantare anch'io una testa indipendente. Ma io, come lei, la vorrei ridotta in schiavitù.

Capello liscio uguale mondo razionale. Ho sempre creduto in questa equivalenza ontologica, prima che un parrucchiere mi scompigliasse quel po' di metafisica per dirmi che è tutta una questione di ormoni. Sarà. Quelli buoni, quelli lisci, insomma, m'hanno abbandonata dopo le scuole medie e ora ho una testa né carne né pesce, che vanamente tento di ridurre alla ragione. La parrucchiera, che ha colto il mio insano desiderio di apparire come non sono - logica, lineare, affidabile e sempre ordinata - mi ha già anticipato che a settembre potrò prenotarmi per un trattamento senza pari. Un prodotto fa-vo-lo-so, ha aggiunto, tutta ispirata, con gli occhi al cielo. "Costa un po', eh", m'ha avvertita. "Quanto, signora", le ho chiesto. "150 euro". "Ammazza", le ho risposto. "Ma è fantastico, te lo giuro. Devi assolutamente prenotare, perché dobbiamo lavorarti il capello per almeno due ore, ma poi vedrai, vedrai che meraviglia!". Il capello, parola magica: se lo dici al singolare, sortisce un effetto high professional che ti fa rimaner lì imbambolata, già sedotta dall'idea di sperimentare l'angelo sterminatore di tutte le tue bizze, la magica sostanza in grado di spianare le tue incongruenze, di darti la raddrizzata che ti serve e quel po' di politically correct che ti manca. Un secondo dopo ti ravvedi e pensi: ma sei pazza, tutti quei soldi? E non capisci che è una cazzata, che dopo due giorni sarai come sei sempre stata e che va benissimo così, diosanto? Qualche tempo fa, nel corso della mia inconcludente ricerca di un centro di gravità della permanente, avevo deciso l'indietro tutta: voglio i capelli lisci? E allora, tutti ricci. Il ritorno in ufficio, così combinata, non è stato dei più gloriosi. "Quando finisce quella roba?", m'ha subito chiesto un collega. Il mio capo, invece, lì per lì non ha proferito verbo. Dopo qualche ora s'è avvicinato al mio tavolo e, serio serio, ha frugato nel portafoglio per cercare un biglietto: "ti do il numero di un bravo psicologo", mi ha detto.

Lo sposino

"Dunque ti sei sposato".
"Già".
"E hai detto addio alla tua gloriosa carriera di tombeur de femmes".
"Tombeur?"
"Tombeur".
"Perché le seppellivo tutte".

Anche i ricchi piangono. Figuriamoci noi

Io e il principe Giovanelli abbiamo gli stessi problemi. Su scala differente, d'accordo, ma proprio gli stessi. Il nobile Carlo ha dovuto abbandonare l'hotel San Marco dove era solito soggiornare, a Porto Rotondo, perché il costo di una camera è duplicato. Persino mammaliturchi, racconta Anna La Rosa su L'espresso, "hanno capito che possono esagerare". E bravi. Un bel passo verso l'Unione Europea. Quest'anno ormai è andata così, tra rapine legalizzate e incazzature, ma l'anno prossimo non so se e dove andrò in vacanza. Ad altezza piloro, ho ancora un sonoro vaffanculo da destinare al proprietario dell'hotel Isola Bella di Mazzarò, sotto Taormina. Lo metto qui, dentro una bottiglia e lo butto in mare, sperando arrivi a destinazione. Dunque, caro signore, quando Lei m'ha chiesto - sorpreso per la mia anticipata partenza - se avevo fatto buon soggiorno e quando, la mattina seguente, mentre caricavo il bagagliaio della macchina, Lei ha nuovamente cercato di farsi dire se ero stata bene e a mio agio, Le avrei volentieri mollato uno schiaffo.

28.08.03

Il Kinderheim di Rozzangeles

Sulla faccenda di Rozzangeles s'è fatto un gran chiasso. Il Corriere s'è buttato a capofitto nella storia e, nel giro di qualche giorno, ha scoperto l'acqua calda più d'una volta: i casermoni di periferia sono uno scandalo (architettonico e sociale), la cocaina è molto diffusa e a fronte di un alto tasso di criminalità la presenza delle forze dell'ordine è scarsa. Il coraggio di dare la notizia, insomma. Ho dato svogliatamente una scorsa a questa messe di articoli (molti del bravo Imarisio), perché per noi che viviamo e lavoriamo nei pressi dell'hinterland tutta 'sta roba è aria fritta. Tuttavia ieri ho letto con piacere la bella lettera di una ragazza di Rozzano pubblicata sul Corriere Milano. Da sola, valeva venti articoli. L'ho letta e ho fatto un balzo: gli ovetti Kinder! Ma allora è vero, ho pensato. Dunque, qualche mese fa si parlava, in ufficio, di giochi d'infanzia et similia. Il collega rozzangelino mi dice, a un certo punto: "Li facevi anche tu, no?, gli ovetti Kinder?". "No, non mi sono mai piaciuti", gli rispondo. "Non da mangiare. Intendevo dire: li facevi anche tu?", ribadisce. Ho dovuto deluderlo. No, non lavoravo a cottimo e in nero mettendo le sorpresine dentro gli ovetti e nessuno di noi, del resto, lo faceva, a quell'età. Da piccoli è così, si pensa che tutti i bambini del mondo facciano la stessa cosa, passino cioè i pomeriggi a preparare gli ovetti della Kinder. La lettera sul Corriere m'ha illuminata: insomma, a Rozzano funzionava così. Nei cortili degli alveari era diffusa questa sorta di lavoro minorile. Rozzano come la Romania? Il paragone è azzardato, d'accordo, eppure anche per molte giovani rumene mille ovetti al giorno erano il prezzo della sopravvivenza. In America, la Food and Drug Administration ha messo al bando gli esiziali ovetti, per la pericolosità della celebre capsula gialla e dei pupazzetti in omaggio (in Irlanda del Nord e in Inghilterra ci sono stati casi di bimbi morti soffocati per aver ingerito le sorpresine), col risultato che mamme "contrabbandiere", papà e fanatici del collezionismo fanno incetta di ovetti al mercato nero di Internet. Li strapagano pure: da quando le brutte sorpresine sono state messe all'indice, il loro prezzo è quadruplicato. Ah, il gusto del proibito.

27.08.03

Forza Marte

Ci son cose che non capisco, giuro. Il buon Genna lo definisce "potente e graffiante", lo nomina fondatore di "una nuova chiesa, laica e spiritualista al tempo stesso", si esalta alla di lui "allegoria, fantastica e stravolgente". E io non capisco. Il nostro Valerio Evangelisti scrive, pubblica e ha pure un fan club, ma io non capisco. Perché poi vado a leggere e pesco ingenuità stilistiche da ragazzino - "Non volevano farci sapere quale potenza avevano accumulato nelle loro grinfie", "Burke trasse dal taschino un fazzoletto e se lo passò sul faccione nero" -, scene da sit-com italiota - "Poi il rappresentante della Francia si alzò in piedi, afferrò il rapporto che aveva in mano e lo sbatté sul banco. «È pazzesco. Semplicemente pazzesco. Quell'uomo ci prende per idioti. Ma io ne ho abbastanza di questa farsa. Me ne vado»." -, espedienti risibili e approssimativi - "(...) punta sulla cosiddetta Sfinge di Marte. È un viso femminile. Senz'altro un omaggio a una qualche regina tirannica". Il pregiato raccontino s'intitola Marte distruggerà la Terra. Sai che ti dico? Speriamo.

Duna d'occasione

Nella bacheca della stanza caffè:

VENDESI
Fiat Duna 98000 km occasione unico proprietario
Telefonare ore pasti Maurizio tel.xxxxxx

Sul foglio, a penna, un commento:
Maurì, magna tranquillo

Bugiardo e incosciente

Come un bambino, gioca a far bolle di sapone. Tante, gonfie, iridescenti e boom. Castronerie ne racconta parecchie e tutti noi - ma davvero?, uhhhhh, caspita, però! - ad ascoltare, a reggere il gioco, a berle tutte d'un sorso. Dalla sua, fantasia illimitata, prontezza di riflessi e memoria prodigiosa. Dalla nostra, uno spasso. Non che gli interessi ricordare la versione 1.0 di ogni fesseria che dice, no. Si contraddice allegramente, anzi, moltiplica il 5% montaliano con una risata zarathustriana, vive (e fa vivere agli ignari personaggi delle sue storie) almeno un centinaio di vite tutte insieme. A voler esser giusti, quando sarà l'ora sua, gli spetteranno almeno dieci funerali. Alla stessa persona avrà attribuito almeno 3-4 professioni diverse. Ne facevamo il conto, poco fa. "Sai", mi dice A*, "mi ricorda un personaggio di un libro che ho letto". "Ah, sì?", le chiedo. "Sì, poi si scopriva che le donne delle quali raccontava meraviglie erano le sue vittime". "Ah, ah!, ma è fantastico!". "Sì, le uccideva e poi le faceva diventare protagoniste delle sue bugie".

26.08.03

Profilo centro

A me la parola staff fa pensare a nerboruti buttafuori, a bagnini, a guardie del corpo, a organizzatori del Festival dell'Unità, ad animatori di Hotelplan. Cose così, insomma. Alle piccole società più o meno new economy piace assai, il termine, per indicare il personale. Pardon, lo staff. Ormai è uno standard dei siti aziendali: funambolica intro in flash, fuochi d'artificio, spernacchiate varie, chi siamo, chi non siamo, cosa facciamo (se lo sapessimo!) e soprattutto, siori e siori, il nostro staff! E vai di carrellata democratica, dall'amministratore delegato alla segretaria. Profilo sinistro, profilo destro e profilo centro, sorriso convinto, ottimismo e una scritta in fronte: siamo proprio una bella squadra, vero? Questi poi sono i migliori. Sorridono anche.

25.08.03

Magia (bianca o nera?)

Continua l'inutile (e sospetta) mia crociata contro le mistificazioni estetiche grazie a una segnalazione di M*, che mi indica un link curioso e istruttivo trovato sul buroggu, il blog di Ernesto: un bel roll over del mouse sulle generose forme della signorina in bikini et voilà, l'abisso è dietro l'angolo.

22.08.03

Il club della bocciofila

Tante, di ogni età. Dalla cinquantenne con marito e figlio, alla ragazzetta sì e no ventenne. Tutte con quelle cose lì, nuove di pacca, turgide, tonde e lievemente ondeggianti, al passo, da destra a sinistra, da sinistra a destra. Sulla spiaggia dell'Isola Bella di Taormina, il gioco di quest'estate era l'avvistamento della tetta rifatta. Una cosa impressionante. Avevo letto sul giornale, mesi fa, percentuali inimmaginabili di donne che ricorrono alla chirurgia estetica. Tutte palle, pensavo. Un corno. Le palle ci sono, eccome, strozzate dentro bikini volutamente troppo piccoli, fiere, attonite, immarcescibili e, chissà, fors'anche biodegradabili. E immaginavo la richiesta a papà o al marito: ti prego, ti prego, mi regali le tette nuove?, e il risveglio dopo l'operazione, con le cose che galleggiano ad altezza mento, e la prima sfilata in costume, il commento del fidanzato, la nuova trionfante stagione d'acchiappanza e, via via, il declino naturale del corpo, gli anni che passano e loro sempre lì, tese come otri, stolide e inaffondabili, come il primo giorno, indifferenti ai tuoi settant'anni, ancora buone tre giorni dopo che sei morta. Sul fondoschiena, un bel tatuaggio da parte a parte, souvenir di gioventù.

08.08.03

Volevo sposare Pietro Mennea

Edwin Moses, dici? Ma io faccio un salto sulla sedia! Se qualcuno m'avesse chiesto, a dieci anni, cosa vuoi fare da grande, avrei risposto senza esitazione: la campionessa olimpica (modesta, eh). Questo prima di scoprire che il mondo era un po' più grande del mio cortile, dove mi era facile spadroneggiare ai danni del povero Mauro. Il quale, dopo averne pianto la prima volta, poco a poco si abituò all'idea di prendere la polvere da una femmina. Col tempo, ahilui, cominciò a struggersi anche per altri motivi, ma "la Saetta" - altrimenti detta Mafalda, il che spiega molte cose - correva via veloce e non c'era modo di fermarla.
La fantasia era sfrenata e correva anche quella a perdifiato. Era tutto chiaro, limpido, predestinato. Lui mi avrebbe incontrata (ok, avevo dieci anni, ma i sogni non si perdono mica appresso ai dettagli), ovviamente sarebbe rimasto folgorato, mi avrebbe chiesto di sposarlo e io sì, me lo chiedi pure?, e poi tatarataaa, tatarataaa, tatarataaa, l'inno nuziale, il riso, i confetti ed ecco a voi, di bianco vestita, la signora Mennea, campionessa olimpica per proprietà transitiva.
Va da sé che una vittoria me l'avrebbe dedicata subito dopo, tagliando il traguardo col ditino alzato solo per me. Fulminata, eh? Talmente bruciata che nessun ragazzino faceva al caso mio perché non era abbastanza veloce. Finché poi non ho trovato quello che m'ha polverizzata dopo avermi lasciato pure un bel vantaggio alla partenza e allora m'è toccato capitolare, per coerenza.
Insomma, pomeriggi incollati alla Tv ne ho passati tanti, a fare il tifo per la Simeoni, la Dorio, perfino per la Masullo, che sulle piste italiane non aveva rivali, ma per lei non c'era storia contro le sprinter straniere. Cova, no, per lui non ho mai tifato. Mi stava un po' sulle scatole e c'era pure quella faccenda poco chiara delle emotrasfusioni. Poi c'era il belloccio dell'atletica, Evangelisti, che quella volta a Roma fece un salto assolutamente ordinario, si capì subito, e i tecnici di gara spararono lì un 8.43 del tutto inventato.
Che scene, gente: lui che esultava, lo stadio che rumoreggiava, noi davanti alla Tv che lo mandavamo affanculo e gridavamo è una vergogna, è una vergogna. Ecco, quello è stato il momento del disgusto. Insomma, poche palle, vi assicuro che un lunghista, prima ancora di uscire dalla buca, già mentre sta atterrando, sa se ha fatto il salto della vita o no. Al limite ti illudi, poi qualcuno distrugge i tuoi sogni segnalando un nullo e ti devi rassegnare, è proprio così, c'è davvero l'impronta della tua scarpa sulla plastilina.
L'atletica che amavo io era quella di Evelyn Ashford, uno scricciolo che faceva la commessa in un negozio di scarpe prima di incantare il pubblico sulle piste, era quella di gente che correva con grazia e stile, senza strafare. Poi sono arrivati gli armadi a quattro ante come la Kratochvilova, o le finte Grace Kelly come la Krabbe, senza contare i quartetti delle staffette pigliatutto statunitensi, formate da velocisti rigorosamente di colore, che al traguardo esplodono in gesti di esultanza tanto rabbiosi quanto retorici e mi spiace, signori, ma le vostre trite storie del Bronx non c'entrano niente con lo spirito olimpico e quando si vince si ringraziano gli dei, non si digrignano i denti.
Ecco, ora dico una cosa pesante, una cosa veramente razzista: ultimamente i teatrini dei neri americani mi hanno stomacata più degli scandali sul doping. Non mi piace il loro maledettismo di professione, né sulle piste né sul ring, ora che ci penso. Saranno anche bravi, saranno i più forti, quelli che picchiano più duro, ma io cambio canale.

07.08.03

Gattoparda

Ricorderò questa estate negli anni a venire, le sere passate sui libri, le cose che diventano mie, quelle che butto alle spalle, i tacchi che non metto più, le ciabattine rasoterra, il gelsomino che s'arrampica e la stanchezza che cresce. Altro ancora mi aspetta e dicono che farà caldo e picchierà il sole sull'orizzonte che cerco, lungo le strade corse in macchina, che da sola è quasi più bello, libera e sicura come mai sono stata. Ricorderò tutto o forse no, perché sì, hai ragione: gattoparda davvero, cambio tutto per non cambiare niente.

C'è chi dice no

Oggi, sulla copertina del Tv Sette, l'ennesima quasi-quarantenne d'assalto fotografata in una posa ridicola, mentre cerca di dimostrare che è ancora una bella figa. Non è per la Perego in sé: mi fanno pena tutte, loro che si prestano e voi che mandate giù tutto, come canne di lavandino. Da scriteriata che sono, mi sfugge un commento in ufficio. Apriti cielo. Questa sera mi porto a casa un: "lei ha 37 anni ed è così, tu, a 34, dovresti farti un bell'esame di coscienza", mentre ieri sono stata apostrofata con un "senti, vecchia". Replica secca, "Non mi devo fare nessun esame di coscienza, coglione", e discorso chiuso.
Episodi di questo genere sono ricorrenti, da questi parti, e non meriterebbero nessun commento, non foss'altro per il fatto che si prestano ad alcune riflessioni. Prima osservazione: il quaquaraqua di turno è convinto di avere un'arma carica nella fondina - il canone - e di poterla usare per mettersi in una posizione di forza nei confronti di qualunque donna, soprattutto se temuta (va da sé che il ricorso alla "forza" è segno di paura e di debolezza). Seconda osservazione: io vengo impallinata spesso, perché? Formulo un'ipotesi: risulto irritante. Di nuovo, perché? Perché non ci sto, credo, perché non riconosco questa dittatura, perché, per quanto mi riguarda, il re è nudo, la regina è una poveretta e le pallottole del popolino sono a salve. Questione di educazione, suppongo, e, ancora una volta, colpa del signor padre. Il quale, sprezzante in massimo grado di certa femminilità da sbarco, ha sempre sciorinato una serie di esilaranti commenti su queste divette da strapazzo. Ora, vero o non vero che sia, non c'è acido più corrosivo del sarcarmo. Tanto più se uno la sfacciataggine se la può permettere. Come chi, per bellezza e fantasia, per un lungo attimo abbia fatto girare il mondo sopra un dito.

06.08.03

Quella volta a San Vittore

La muffa regna sovrana a San Vittore. I muri, ormai in cancrena, sono tutti scrostati, pittati come certe vecchie carampane in disarmo, col rossetto sbavato sulle labbra ormai raggrinzite. È un sepolcro imbiancato questo corridoio che porta direttamente al Panottico. Patetiche le decorazioni in gesso, angusti gli spazi, inaspettatamente bassi i soffitti. Siamo nella tarda primavera di uno-due anni fa, non ricordo. Sono qui, circondata da signore della Milano bene esageratamente eleganti, per assistere alla rappresentazione de Gli Uccelli di Aristofane. Strano posto, eh, per andare a teatro. Tutto merito di Teresa Pomodoro, che da anni (dal '95 a Opera e da 5-6 anni a San Vittore) gestisce laboratori teatrali nelle carceri. La incontro qualche giorno prima della rappresentazione e ne rimango affascinata. È una donna davvero straordinaria (vizio di famiglia, a quanto pare), colta, sensibile e assai energica. Entusiasta, racconta le fatiche e le gioie del lavoro che svolge coi detenuti. La difficoltà maggiore, dice, è quella di mantenere una certa continuità nel gruppo di lavoro.
San Vittore, mi spiega, è più che altro luogo di transito per detenuti con pene di breve durata o in attesa di trasferimento in altre sedi in vista del processo e lei ne ha visti parecchi uscire ed entrare, uscire ed entrare. "Quando tornano dentro si iscrivono di nuovo al laboratorio teatrale, però!", mi dice, con una punta d'orgoglio. Grazie all'aiuto di Arnaldo Pomodoro, che ha costruito una struttura alare ispirata all'uccello leonardesco, Teresa ha allestito uno spazio scenico di grande suggestione, in quella sorta di voliera naturale che è il Panottico, punto d'incontro di tutti i raggi del carcere. I detenuti, anzi gli attori, precisa la Pomodoro, hanno studiato la parte giorno e notte, in condizioni disagiate, angosciati dal timore di sbagliare. Sono tutti emozionati, infatti, lo vedo: sia i detenuti che incrociamo dirigendoci verso il cuore di San Vittore, sia le guardie carcerarie. Quando arriviamo, l'impressione è quella di stare in una bolgia dantesca. I compagni di cella dei trentaquattro che recitano premono i visi alle sbarre dei raggi, allungano le braccia, gridano e sottolineano i passaggi più toccanti, soprattutto il fatidico passo in cui il corrosivo Aristofane irride alle leggi e alla giustizia. Non vi dico gli abbracci, le lacrime, il sudore, gli inchini e gli applausi. All'uscita, stremata, recupero il cellulare e la carta d'identità. Ho una stretta allo stomaco e mi chiedo perché, e la storia di ognuno, la vita vissuta, quella buttata, e i figli, le mogli, le madri.

Annunciaziò, annunciaziò

Anche il dottor Gilgamesh farà il Natale in casa Clarence. Come dice giustamente l'interessato: "il Colonnello Spiritum ha aperto la strada, al solito, è sempre lui che imbocca per primo il Sentiero Giusto".

Link aggiornato :-)

Tutta colpa del dentifricio e del Morelli

Mr. Splinder non era malaccio. Aveva, certo, le sue défaillances: troppo lavoro, troppo stress, diceva. E io capivo. Va bene, caro, non ti preoccupare. Ma c'era quella cosa del dentifricio. Insomma, fa caldo, sono nervosa, non dormo, mi salta la mosca al naso per un nonnulla e lui che fa? Gliel'avrò detto mille volte di non spremere il tubetto a metà. Lui niente. Allora vuoi la guerra, ho pensato. E guerra sia. Tanto più che l'istigazione all'abbandono del tetto coniugale è venuta nientemeno che dall'ultimo numero di Riza. Voi capite, per me che son tanto psicosomatica, Raffaele Morelli è il Verbo. "In vacanza perdi la testa!", ho letto, e tuffati felice "nel caos per rinascere". Agli ordini! Nottetempo, ho fatto le valigie e me ne sono andata. In tribunale lo dirò: è tutta colpa del dentifricio e del Morelli.

Sì, traslocare

Gentili lettori, Shangri-La si trasferisce, armi e bagagli, a questo indirizzo:
http://shangrila.clarence.com

Siete sempre i benvenuti



05.08.03

Fisiognomica condominiale

Il maresciallo è fuori dalla grazia. "Imbecilli con facce da imbecilli!", dice, dilungandosi in considerazioni lombrosiane, come sempre, quando si imbufalisce. Papà, ti prego, gli dice la figlia, vai in giro a dire queste cose? "Deficienti, rimbambiti", rincara lui, mentre la figlia scuote la testa, rassegnata. Glielo dice da una vita che è completamente matto a pensare ad alta voce, ma lui niente. Ce l'ha coi condomini, che hanno approvato una spesa folle di quattrocentomila euro per i lavori di manutenzione del palazzo. "Quattrocento che?", sbraita il maresciallo, "cretini che non siete altro, si faceva prima a raderlo al suolo e a rifarlo da capo!". Lo facciamo perché cosí si valorizza l'immobile, gli rispondono, e si può speculare sul prezzo degli appartamenti. E bravi. Peccato che la maggior parte dei proprietari che contribuiscono alle spese abbia un'età tale che farebbe miglior investimento se si comprasse la bara. La faccenda, insomma, puzza. I soliti noti che presiedono tutte le assemblee hanno chiesto il preventivo a tre imprese, dicono. Le prime due si sono ritirate, sicché è rimasta solo la terza, prendere o lasciare. D'accordo, capita che il direttore dei lavori sia amico dell'amministratore, ma è un dettaglio, sicuramente frutto del caso, non si vorrà mica pensar male, diamine. Altra stranezza: l'assemblea ha deliberato diverse opere di ristrutturazione, ma non il rifacimento della facciata. Gli operai, quei veggenti, fin dall'inizio hanno foderato l'intero stabile con impalcature, come sapendo che in corso d'opera qualcuno avrebbe lanciato l'idea di ripiastrellare la facciata. Menomale va, che l'impalcatura da sola è costata 60mila euro.


I lavori - altra alzata d'ingegno - sono iniziati a fine luglio. Il che significa polvere e calcinacci dappertutto, per i quali l'unico rimedio è serrare ermeticamente tapparelle e finestre, col caldo che fa. La moglie del maresciallo si sente in trappola, soffoca e a volte piange nervosamente pensando alle rate delle spese previste da qui a dicembre, ciascuna da mille e cinquecento fino a tremila euro al mese. Per di più, l'altro giorno 'sta povera donna esce sul balcone e si trova faccia a faccia con un muratore, intento a spaccare la soletta del terrazzino. "Se ne vada subito, chi le ha dato l'autorizzazione?", grida. L'operaio farfuglia qualcosa e si scopre in seguito che l'assemblea ha arbitrariamente deciso il rifacimento dei calpestii dei balconi. Già che c'eravamo, si sono giustificati i soliti noti. "Vi denuncio per violazione di domicilio", li minaccia il maresciallo, "questa è una parte esclusiva, non comune, e la vostra delibera è illegittima!". Faccia quel che vuole, dice al telefono la moglie dell'amministratore, che intanto si nega, fugge, si rende irreperibile, mentre il giorno dopo anche il calpestio dell'altro terrazzino viene danneggiato da un muratore convinto di dover spaccare tutte le piastrelle. "Delinquenti, ve ne approfittate perché questo è il cimitero degli elefanti! Quello è sclerotico, quell'altro ha un piede qui e uno là, quell'altro ancora è un povero pensionato ignorante e voi, sanguisughe, decidete spese che buona parte delle famiglie non possono affrontare!", urla il maresciallo, più nero che mai. La vicina di casa ascolta la sfuriata sul pianerottolo e annuisce. Non è un buon momento per lei. Ha perso il marito un mese fa e ancora lacrima sul morto, sui cinquemila euro svaniti in un botto per le spese del funerale e sul 60% della pensione di reversibilità che ora le spetta.

"Io non ce la faccio ad andare avanti", si sfoga la vedova. Pare che l'incauta se ne sia lamentata con la sua dirimpettaia, guadagnandoci, per tutta risposta, un sorrisetto di scherno e commenti umilianti sulle sue magre finanze. Al maresciallo non è andata meglio. "Pensavamo che lei ce li avesse, i soldi per pagare", gli hanno detto un paio di condomini. "Morti di fame esaltati", li ha liquidati lui, "beduini da due soldi!". La vedova ascolta e commenta, rivolgendosi alla moglie del maresciallo, "Signora, dove andremo a finire, qui sono diventati tutti ricchi?". "Ma quali ricchi e ricchi", interviene il maresciallo, "questi sono da ricoverare d'urgenza in una clinica psichiatrica". Maligno com'è, il maresciallo è uno che pensa sempre male. Pensa male e ci azzecca, il più delle volte. Ha dato un'occhiata alla sfera di cristallo e ha fatto una serie di fosche previsioni: il preventivo prevede 400mila euro di spesa? Il conto finale lieviterà di almeno cinquanta-centomila euro. La conclusione dei lavori è fissata per dicembre? A marzo del 2004 saranno ancora qua. Le rate non seguono l'avanzamento dei lavori? L'impresa incasserà i soldi e lascerà i lavori inconclusi. Intanto, altre magagne saltano fuori ad arte: la caldaia che improvvisamente non risulta a norma, gli ascensori da rifare e, già che ci siamo, anche le solette dei tetti da rinnovare. "Non ce la fate a pagare?", hanno suggerito i soliti noti, "nessun problema: abbiamo contattato un'agenzia che potrà farvi i prestiti di cui avete bisogno". Perfetto. Nell'agosto afoso e polveroso, avanzano anche le truppe cammellate degli strozzini.

Fisiognomica condominiale/1

Il maresciallo è fuori dalla grazia. "Imbecilli con facce da imbecilli!", dice, dilungandosi in considerazioni lombrosiane, come sempre, quando si imbufalisce. Papà, ti prego, gli dice la figlia, vai in giro a dire queste cose? "Deficienti, rimbambiti", rincara lui, mentre la figlia scuote la testa, rassegnata. Glielo dice da una vita che è completamente matto a pensare ad alta voce, ma lui niente. Ce l'ha coi condomini, che hanno approvato una spesa folle di quattrocentomila euro per i lavori di manutenzione del palazzo. "Quattrocento che?", sbraita il maresciallo, "cretini che non siete altro, si faceva prima a raderlo al suolo e a rifarlo da capo!". Lo facciamo perché così si valorizza l'immobile, gli rispondono, e si può speculare sul prezzo degli appartamenti. E bravi. Peccato che la maggior parte dei proprietari che contribuiscono alle spese abbia un'età tale che farebbe miglior investimento se si comprasse la bara. La faccenda, insomma, puzza. I soliti noti che presiedono tutte le assemblee hanno chiesto il preventivo a tre imprese, dicono. Le prime due si sono ritirate, sicché è rimasta solo la terza, prendere o lasciare. D'accordo, capita che il direttore dei lavori sia amico dell'amministratore, ma è un dettaglio, sicuramente frutto del caso, non si vorrà mica pensar male, diamine. Altra stranezza: l'assemblea ha deliberato diverse opere di ristrutturazione, ma non il rifacimento della facciata. Gli operai, quei veggenti, fin dall'inizio hanno foderato l'intero stabile con impalcature, come sapendo che in corso d'opera qualcuno avrebbe lanciato l'idea di ripiastrellare la facciata. Menomale va, che l'impalcatura da sola è costata 60mila euro.

Fisiognomica condominiale/2

I lavori - altra alzata d'ingegno - sono iniziati a fine luglio. Il che significa polvere e calcinacci dappertutto, per i quali l'unico rimedio è serrare ermeticamente tapparelle e finestre, col caldo che fa. La moglie del maresciallo si sente in trappola, soffoca e a volte piange nervosamente pensando alle rate delle spese previste da qui a dicembre, ciascuna da mille e cinquecento fino a tremila euro al mese. Per di più, l'altro giorno 'sta povera donna esce sul balcone e si trova faccia a faccia con un muratore, intento a spaccare la soletta del terrazzino. "Se ne vada subito, chi le ha dato l'autorizzazione?", grida. L'operaio farfuglia qualcosa e si scopre in seguito che l'assemblea ha arbitrariamente deciso il rifacimento dei calpestii dei balconi. Già che c'eravamo, si sono giustificati i soliti noti. "Vi denuncio per violazione di domicilio", li minaccia il maresciallo, "questa è una parte esclusiva, non comune, e la vostra delibera è illegittima!". Faccia quel che vuole, dice al telefono la moglie dell'amministratore, che intanto si nega, fugge, si rende irreperibile, mentre il giorno dopo anche il calpestio dell'altro terrazzino viene danneggiato da un muratore convinto di dover spaccare tutte le piastrelle. "Delinquenti, ve ne approfittate perché questo è il cimitero degli elefanti! Quello è sclerotico, quell'altro ha un piede qui e uno là, quell'altro ancora è un povero pensionato ignorante e voi, sanguisughe, decidete spese che buona parte delle famiglie non possono affrontare!", urla il maresciallo, più nero che mai. La vicina di casa ascolta la sfuriata sul pianerottolo e annuisce. Non è un buon momento per lei. Ha perso il marito un mese fa e ancora lacrima sul morto, sui cinquemila euro svaniti in un botto per le spese del funerale e sul 60% della pensione di reversibilità che ora le spetta.

Fisiognomica condominiale/3

"Io non ce la faccio ad andare avanti", si sfoga la vedova. Pare che l'incauta se ne sia lamentata con la sua dirimpettaia, guadagnandoci, per tutta risposta, un sorrisetto di scherno e commenti umilianti sulle sue magre finanze. Al maresciallo non è andata meglio. "Pensavamo che lei ce li avesse, i soldi per pagare", gli hanno detto un paio di condomini. "Morti di fame esaltati", li ha liquidati lui, "beduini da due soldi!". La vedova ascolta e commenta, rivolgendosi alla moglie del maresciallo, "Signora, dove andremo a finire, qui sono diventati tutti ricchi?". "Ma quali ricchi e ricchi", interviene il maresciallo, "questi sono da ricoverare d'urgenza in una clinica psichiatrica". Maligno com'è, il maresciallo è uno che pensa sempre male. Pensa male e ci azzecca, il più delle volte. Ha dato un'occhiata alla sfera di cristallo e ha fatto una serie di fosche previsioni: il preventivo prevede 400mila euro di spesa? Il conto finale lieviterà di almeno cinquanta-centomila euro. La conclusione dei lavori è fissata per dicembre? A marzo del 2004 saranno ancora qua. Le rate non seguono l'avanzamento dei lavori? L'impresa incasserà i soldi e lascerà i lavori inconclusi. Intanto, altre magagne saltano fuori ad arte: la caldaia che improvvisamente non risulta a norma, gli ascensori da rifare e, già che ci siamo, anche le solette dei tetti da rinnovare. "Non ce la fate a pagare?", hanno suggerito i soliti noti, "nessun problema: abbiamo contattato un'agenzia che potrà farvi i prestiti di cui avete bisogno". Perfetto. Nell'agosto afoso e polveroso, avanzano anche le truppe cammellate degli strozzini.

04.08.03

Smack!

Da bambina ero, a mio dispetto, naturale bersaglio di pizzicotti e baci. Ogni volta, a sbaciucchiamento avvenuto, mi passavo la mano sulla guancia e mi pulivo. Mia madre trasecolava e poi, in separata sede, mi diceva di non farlo mai più, ché era molto maleducato da parte mia. Mi sbavano!, protestavo. Fa niente, ribadiva mamma. Non sono molto cambiata. Nutro tuttora una radicata antipatia per i saluti, le smancerie, i graziegrazie, i ciaociao, gli arrivederciapresto. A un certo punto, a Milano, è scoppiata la mania tutta partenopea per il baciobacio, imitazione fighetta e svenevole dell'abbraccio robusto che usa al Sud. E sia, baciobacio, anche via e-mail, anche se non vi conosco, non so chi siete e non vi bacerei mai. Ciao, baciobacio, vi amo tutti. Io, malmostosa come allora ma più sgamata, giro l'angolo e mi accarezzo la guancia. Così, senza parere. Un moscerino, sapete.

Smack!

Da bambina ero, a mio dispetto, naturale bersaglio di pizzicotti e baci. Ogni volta, a sbaciucchiamento avvenuto, mi passavo la mano sulla guancia e mi pulivo. Mia madre trasecolava e poi, in separata sede, mi diceva di non farlo mai più, ché era molto maleducato da parte mia. Mi sbavano!, protestavo. Fa niente, ribadiva mamma. Non sono molto cambiata. Nutro tuttora una radicata antipatia per i saluti, le smancerie, i graziegrazie, i ciaociao, gli arrivederciapresto. A un certo punto, a Milano, è scoppiata la mania tutta partenopea per il baciobacio, imitazione fighetta e svenevole dell'abbraccio robusto che usa al Sud. E sia, baciobacio, anche via e-mail, anche se non vi conosco, non so chi siete e non vi bacerei mai. Ciao, baciobacio, vi amo tutti. Io, malmostosa come allora ma più sgamata, giro l'angolo e mi accarezzo la guancia. Così, senza parere. Un moscerino, sapete.

01.08.03

Il mondo da un oblò

"Quello ha la tua età?", mi chiedono. "Sì, sì, eccome", assicuro. "Madonna, sembra molto più vecchio di te!", aggiungono.
Bravi, questo è proprio quello che volevo sentirvi dire. Perché quando incontro qualche ex compagno di scuola, mi prende male. Ce n'è uno che, finito il liceo, è andato a fare il piantone nel negozio dei suoi e da anni vede il mondo da un oblò. Quando capito lì davanti, lo trovo che guarda le macchine passare, quelle che sfrecciano a destra e quelle a sinistra, lui lì, sempre fermo, non se ne perde una. Unico svago, l'andare a giocare a carte dall'una alle tre del pomeriggio nel bar d'angolo.
Poi ci son quelli che non si incontrano più, alcuni inghiottiti dal nulla, altri che sai dove son finiti perché una sera, tornando a casa, hai visto il loro nome scritto su un manifesto listato a lutto. Si invecchia maluccio - e va già di lusso così - in questa provincia tutta fabbrichette stile Perego e figli, con le mogli che aprono il negozietto in centro dopo aver cresciuto i figli del Perego e questi ultimi che non arrivano ai trent'anni perché si schiantano prima, in macchina. Non ti sono mai stati simpatici, ma poi ti fanno pena, i Perego, inebetiti e svuotati come sono, con quella data segnata in rosso sul calendario e i ritagli degli articoli sul torneo di calcetto in memoria del figlio, con la foto di lui, bello ed eternamente giovane.
Ogni tanto, confesso, cerco su Google tracce di questi scomparsi, ma, diosolosacome, non trovo nulla di nulla. Ci rimango male. Ma come, non mi avevano detto che su Internet si trova tutto?

Il mondo da un oblò

"Quello ha la tua età?", mi chiedono. "Sì, sì, eccome", assicuro. "Madonna, sembra molto più vecchio di te!", aggiungono.
Bravi, questo è proprio quello che volevo sentirvi dire. Perché quando incontro qualche ex compagno di scuola, mi prende male. Ce n'è uno che, finito il liceo, è andato a fare il piantone nel negozio dei suoi e da anni vede il mondo da un oblò. Quando capito lì davanti, lo trovo che guarda le macchine passare, quelle che sfrecciano a destra e quelle a sinistra, lui lì, sempre fermo, non se ne perde una. Unico svago, l'andare a giocare a carte dall'una alle tre del pomeriggio nel bar d'angolo.
Poi ci son quelli che non si incontrano più, alcuni inghiottiti dal nulla, altri che sai dove son finiti perché una sera, tornando a casa, hai visto il loro nome scritto su un manifesto listato a lutto. Si invecchia maluccio - e va giù di lusso così - in questa provincia tutta fabbrichette stile Perego e figli, con le mogli che aprono il negozietto in centro dopo aver cresciuto i figli del Perego e questi ultimi che non arrivano ai trent'anni perché si schiantano prima, in macchina. Non ti sono mai stati simpatici, ma poi ti fanno pena, i Perego, inebetiti e svuotati come sono, con quella data segnata in rosso sul calendario e i ritagli degli articoli sul torneo di calcetto in memoria del figlio, con la foto di lui, bello ed eternamente giovane.
Ogni tanto, confesso, cerco su Google tracce di questi scomparsi, ma, diosolosacome, non trovo nulla di nulla. Ci rimango male. Ma come, non mi avevano detto che su Internet si trova tutto?

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it